La solitudine, nel silenzio, non spaventi: essa è fatta per proteggere, non per spaurire. Comunque, si sfrutti anche un tal soffrire. La grandezza massima del Cristo è la croce. Mai fu tanto vicino al Padre e tanto vicino ai fratelli come quando nudo, ferito, gridò dal patibolo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Con quella sofferenza redense: in quella frattura ricongiunse gli uomini con Dio.
[…] Mettiti ad ascoltare. Mettiti a contemplare, dentro il silenzio nel quale Dio parla. È questa, nella giornata della vita, l’ora serale della contemplazione, quando le creature si raccolgono a fare il bilancio del lavoro compiuto e predispongono l’azione del domani: un domani affondato nell’eternità. […] Distacco dal mondo, dunque, e attacco a Dio: non separazione perciò dagli uomini, in quanto fratelli, componenti della stessa famiglia divina e umana.
Igino Giordani (Stralci da “Città Nuova” XXIII/13 10 luglio 1979, pp.32-33)
Quest’anno la Settimana Santa la sento in modo particolare.
Ieri, mercoledì santo, la lettura della Passione di Gesù mi ha toccato particolarmente. Ho risentito (e quanto importante questo) il valore così nuovo del dolore nella nostra vita cristiana. Riebbi la chiamata – vorrei dire – a questa che fra le vocazioni d’ogni giorno, d’ogni ora della nostra vita è la più sublime. Gesù, l’uomo del dolore: è lì il culmine della sua vocazione.
(…) Oggi un’onda di tenerezza m’invade. È il giorno del Comandamento nuovo, dell’Eucaristia, del sacerdozio, del servizio fraterno.
Quante infinite ricchezze Gesù ha riservato per l’ultimo giorno della sua vita quaggiù!
Quale desiderio di far d’ogni giorno un Giovedì Santo.
Tu Gesù che ci hai scelto per questa via così vicina al tuo cuore, aiutaci a percorrerla bene, ogni giorno, fino in fondo.
Chiara Lubich (Chiara Lubich, Diario 1964-1980, a cura di Fabio Ciardi, 2023, Città Nuova, Roma, p. 324)
(…) Qual è la parola che lo Spirito ha impresso come sigillo su questa casa, sul nostro Movimento, quando il Cielo l’ha pensato e ha dato inizio qui in terra alla sua realizzazione?
Noi lo sappiamo. La parola è “unità”. Unità è la parola riassuntiva di tutta la nostra spiritualità. Unità con Dio, unità coi fratelli. Anzi: unità coi fratelli per raggiungere l’unità con Dio.
Lo Spirito, infatti, ci ha svelato una via tutta nostra, pienamente evangelica per unirci con Dio,
per trovare lui. (…) Noi lo cerchiamo e troviamo passando per il fratello, amando il fratello. Lo troviamo se ci sforziamo di attuare l’unità col fratello, con ogni fratello: se stabiliamo la presenza di Dio tra noi fratelli. Solo in questo modo abbiamo garantita anche l’unità con lui, lo troviamo vivo e palpitante nel nostro cuore. Ed è poi questa unità con Dio che spinge, a sua volta, verso i fratelli, che ci aiuta a far sì che il nostro amore per loro non sia fittizio, non insufficiente, non superficiale, ma un amore radicale, pieno, completo, sostanziato di sacrificio, pronto sempre a dare la vita, capace di realizzare l’unità.
I nostri Statuti mettono l’unità a base di tutto, come norma di ogni norma, come regola da
attuare prima di ogni altra regola. E la parola unità per noi è la roccia.
Noi non abbiamo significato nella vita se non in questa parola, dove tutto prende senso: ogni nostro atto, ogni preghiera, ogni respiro. E se saremo concentrati su questa parola, se la vivremo il meglio che possiamo, tutto sarà certamente salvo per noi: salvi noi e salva quella porzione di Opera che ci è stata affidata.
Verranno forse per l’Opera in futuro, nel suo insieme o in qualche zona,
momenti diversi dal presente, contrassegnato da tante consolazioni, frutti, luce, fuoco.
Potranno venire momenti di buio, di sgomento. Potranno sopraggiungere persecuzioni,
tentazioni. (…) Potranno succedere disgrazie, catastrofi… Ma, se noi saremo saldi sulla roccia
dell’unità, nulla potrà toccarci, tutto andrà avanti come prima.
Chiara Lubich in “Conversazioni in collegamento telefonico”, 2019, Città Nuova Editrice, p. 373
(…) Non è un sogno, un’utopia, un patetico desiderio, ma una certezza, ripetutamente attestata da Dio nella Bibbia. Sarà la risposta data da Dio alle fatiche con cui i suoi figli avranno lavorato per il suo Regno. Sarà il coronamento della fedeltà con cui i discepoli avranno vissuto la sua Parola. Sarà il pieno dispiegamento della potenza dello Spirito Santo, che Gesù ha immesso nella storia con la sua morte e risurrezione.
Dacché Gesù è venuto sulla terra, questo rinnovamento però, sia pure in mezzo a tante difficoltà, è già cominciato, è già in atto. Fin da adesso tutti coloro che lo lasciano vivere in se stessi – e Gesù vive in noi se mettiamo in pratica la sua Parola – sperimentano questo miracolo della sua grazia, che fa nuove tutte le cose: trasforma la sofferenza in pace e serenità interiore, vince la debolezza, l’odio, l’egoismo, la superbia, l’avarizia ed ogni male; fa passare dalla schiavitù delle passioni e della paura alla gioiosa libertà dei figli di Dio. E non si limita a trasformare l’individuo, ma trasforma attraverso di lui tutta la società.
(…)
Dio vuole infatti rinnovare tutte le cose: la nostra vita personale, l’amicizia, l’amore coniugale, la famiglia; vuole rinnovare la vita sociale, il mondo del lavoro, della scuola, della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica…, in una parola tutti i settori dell’attività umana.
Ma per fare questo egli ha bisogno di noi. Ha bisogno di persone che lascino vivere in se stesse la sua Parola, che siano la sua Parola viva, altri Gesù nei loro ambienti. E giacché parola riassuntiva, pienezza della legge, è la carità, cerchiamo di metterla in pratica, amando i fratelli proprio come noi stessi, senza annacquare la Parola di Dio, senza ridurla.
Avvertiremo un continuo rinnovamento anzitutto nel nostro cuore e lo scopriremo evidente ben presto attorno a noi.
[…] il 7 dicembre del 1943. Vado da sola, infuriava una grande bufera. Io avevo l’impressione proprio di aver il mondo contro.
[…] Mi era stato preparato un panchetto vicino all’altare e avevo un messalino in mano piccolino, piccolino. E mi fanno pronunciare la formula con la quale mi dono totalmente a Dio per sempre. Io ero talmente felice di quella cosa che non mi rendevo conto neanche forse di quello che facevo perché ero giovane. Ma quando ho pronunciata la formula ho avuto l’impressione che un ponte cadesse dietro di me, che non potevo più tornare indietro perché ormai ero tutta di Dio, quindi non potevo più scegliere. E lì è caduta una lacrima sul messalino.
Però la felicità era immensa! E sapete perché? Sposo Dio quindi mi aspetto tutto il bene possibile. Sarà fantastica, sarà una divina avventura, straordinaria. Io sposo Dio! E dopo abbiamo visto che è stato proprio così.
[…] Qual è il mio consiglio? Il mio consiglio lo direi a me stessa: abbiamo una vita sola, puntiamo in alto, puntiamo in alto, giochiamo il tutto per il tutto, merita, merita. […] in quanto sta a voi, fate questo atto di generosità: puntate in alto, voi non risparmiate!
Il Movimento dei Focolari e i religiosi, un legame che ha origine all’inizio della storia del Movimento: una fitta trama di relazioni fra Chiara Lubich – fondatrice dei Focolari – e consacrati di varie famiglie religiose. Una schiera di donne e uomini donati a Dio attraverso le più variegate spiritualità che hanno ispirato e affiancato Chiara nei primi anni del Movimento. Tutto questo viene raccontato nel libro dal titolo Un magnifico giardino. Chiara Lubich e i religiosi (1943-1960) a cura di Padre Fabio Ciardi ed Elena Del Nero.
Partiamo dal titolo: “Un magnifico giardino”. Ce lo potete spiegare?
Elena Del Nero ha conseguito il Dottorato in Storia e Scienze filosofico-sociali presso l’Università “Tor Vergata” di Roma (Italia). Lavora presso la sezione storica del Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa (Italia). È autrice di saggi e volumi sulla storia del Movimento dei Focolari.
Elena Del Nero: “L’immagine evocativa, usata da Chiara Lubich già nel 1950, si riferisce alla Chiesa, nella quale, nel tempo della storia, sono fioriti i diversi carismi. Ciascuno di essi è prezioso nella sua particolare bellezza, radicata nella parola evangelica che l’ha ispirato, eppure, insieme, compongono un’armonia di sfumature, che arricchisce e illumina la Chiesa”.
Il libro si compone di una ricostruzione storica e di una riflessione teologico-ecclesiale. Cosa comprendono?
Elena Del Nero: “La ricostruzione storica si concentra solo su due decenni, dalla nascita dei Focolari nel 1943 al 1960, perché si tratta di anni molto ricchi e densi di documenti e contenuti per il tema preso in esame. La lettura teologico-ecclesiale spazia invece in una dimensione temporale più estesa, dilatando lo sguardo fino alla lettura più recente del magistero. In questo modo, ci sembra, il panorama proposto risulta più ampio e accurato”.
La figura dei religiosi quindi c’è sempre stata nell’Opera di Maria, fin dalla sua nascita. Qual è il senso della presenza dei religiosi nel Movimento?
P. Fabio Ciardi: “Ravvivare l’unità nella Chiesa, in risposta alla preghiera di Gesù: ‘Che tutti siano uno’ (Gv 17,21), era l’ideale al quale Chiara Lubich si sentiva chiamata. Il suo Movimento continua questa grande missione di promuovere tra tutti la comunione e l’unità. Che unità sarebbe se mancassero i religiosi? Essi esprimono la ricchezza carismatica della Chiesa, tengono viva l’esperienza dei grandi santi. Chiara ha voluto coinvolgerli nella sua ‘divina avventura’, come ha voluto coinvolgere tutte le persone, di tutte le vocazioni”.
Che beneficio hanno avuto i religiosi e i loro ordini nel dialogo con Chiara Lubich e la spiritualità dell’unità dei Focolari?
Padre Fabio Ciardi è oblato di Maria Immacolata, professore emerito presso il Pontificio Istituto di Teologia della Vita Consacrata Claretianum di Roma (Italia); è autore di numerose pubblicazioni; dal 1995 è Consultore del Dicastero Vaticano per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica e dal 2022 è Consultore presso il Dicastero Vaticano per il Clero.
P. Fabio Ciardi: “Fin dalle origini, religiosi di ordini diversi sono stati attratti dalla freschezza evangelica testimoniata da Chiara e dei primi membri del nascente Movimento, che li riportava alla radicalità della loro scelta: avvertivano un nuovo amore per la propria vocazione, la comprendevano in maniera più profonda, si sentivano coinvolti in una comunione che richiamava loro la prima comunità cristiana descritta negli Atti degli apostoli”.
Che effetto ha avuto su Chiara Lubich la vicinanza dei religiosi fin dall’inizio del Movimento?
P. Fabio Ciardi: “La loro presenza si è rivelata provvidenziale per Chiara, perché ha permesso di confrontarsi con le grandi spiritualità cristiane apparse lungo la storia; un confronto che l’ha aiutata a capire in maniera più profonda la sua stessa vocazione, arricchendola con la comunione dei santi. ‘Via via sembra – scrive pensando ai santi di cui i religiosi sono testimoni – si siano accostati alla nostra Opera per incoraggiarla, illuminarla, aiutarla’. Da una parte il rapporto con i santi conferma certi aspetti della vita dell’Opera di Maria. Dall’altra il confronto con la loro vita e le loro opere mostra tutta l’originalità di questa nuova contemporanea opera di Dio”.
La presenza dei religiosi nei Movimenti ecclesiali è fonte di arricchimento reciproco? O si rischia di creare caos e perdita di identità?
P. Fabio Ciardi: “Nessuna ingerenza nella vita delle famiglie religiose. Chiara Lubich ha scritto che si accosta ad esse ‘in punta di piedi’, nella consapevolezza che esse sono ‘opere di Dio’, e con quel profondo amore che fa scoprire in ognuna di esse ‘la bellezza e quel qualcosa di sempre attuale’ che custodiscono. Nello stesso tempo essa è consapevole di un contributo che è chiamata a svolgere: ‘Noi dobbiamo soltanto far circolare fra i diversi Ordini l’Amore. Si devono comprendere, capire, amare come Si amano [tra di loro] le Persone della Trinità. Fra essi c’è come rapporto lo Spirito Santo che li lega, perché ognuno è espressione di Dio, di Spirito Santo’. È in questa circolazione della carità che ogni religioso approfondisce la propria identità e può dare un suo contributo specifico all’unità”.
In conclusione, perché leggere questo libro? A chi raccomandarlo?
“Perché racconta una pagina di storia meravigliosa che fa comprendere la bellezza della Chiesa. Non è un libro per soli religiosi. È un libro per chi vuol scoprire una Chiesa tutta carismatica”.