Movimento dei Focolari

1° Novembre: festa dei Santi

Lanciati all’infinito[1]

I santi sono dei grandi

che, vista nel Signor la loro grandezza,

giocano per Iddio, da figli suoi,

ogni loro cosa.

Danno senza richieder.

Danno la vita, l’anima, la gioia,

ogni terreno legame, ogni ricchezza.

Liberi e soli

lanciati all’infinito

attendono che l’Amore l’introduca

nei Regni eterni;

ma già da questa vita

sentono empire il loro cuore d’amore,

del vero amore, del solo amore

che sazia, che consola

di quell’amore che infrange

le palpebre dell’anima e dona

lacrime nuove.

Ah! nessun uomo sa chi sia un santo.

Ha dato ed ora riceve;

e un flusso interminato

passa fra Cielo e terra,

lega la terra al Cielo

e cola dagli abissi,

ebbrezza rara, linfa celeste

che non si ferma al santo,

ma passa sugli stanchi, sui mortali,

sui ciechi e paralitici nell’alma

e sfonda e irrora,

solleva e attrae e salva.

Se vuoi saper l’amore chiedilo al santo.

Chiara Lubich


[1] Chiara Lubich, “La dottrina spirituale”, Mondadori 2001, pag. 159-60

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Assisi 2011: intervista a Maria Voce

Spiritualità dell’unità: Unità

A Fiera di Primiero nei primi tempi del Movimento dei Focolari

Una spiritualità di comunione, collettiva, come diceva Paolo VI, è la via nuova di Chiara Lubich, nata dal Vangelo. Ma quali le sue caratteristiche? Quali gli episodi che, sin dagli inizi, portarono alla certezza di essere nati per contribuire all’unità degli uomini con Dio e fra loro? Scopriamolo insieme. Nel 1944, nel mese di maggio, nella cantina oscura nella quale Natalia Dallapiccola, nel seminterrato della casa della sua famiglia, aveva trasferito la sua stanza, per proteggersi in qualche modo dagli eventuali bombardamenti, al lume di una candela Chiara e le sue amiche di Trento leggevano il Vangelo, come ormai era loro abitudine. Lo aprirono a caso, e capitarono sulla preghiera che Gesù pronuncia prima di morire: «Padre, che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). È, questo, un testo evangelico straordinario e complesso, il “testamento di Gesù”, studiato dagli esegeti e dai teologi di tutta la cristianità; ma in quell’epoca era un po’ dimenticato, perché misterioso ai più. Insomma, quel passaggio giovanneo sarebbe potuto sembrare non facile per ragazze come Chiara, Natalia, Doriana e Graziella. Ma intuirono che quella sarebbe stata “la” loro parola evangelica, l’unità. Uno di quei giorni, a Trento, sul ponte Fersina, Chiara disse alle sue compagne: «Ho capito come dobbiamo amarci, secondo il Vangelo: sino a consumarci in uno». Più tardi, nel Natale 1946, venne scelta dalle ragazze come motto una frase radicale: «O l’unità o la morte». Scriverà Chiara nel 2000: «Un giorno mi trovavo lì con le mie compagne e, aprendo il piccolo libro, lessi: «Padre che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Era la preghiera di Gesù prima di morire. Per la sua presenza fra noi e per un dono del suo Spirito, mi parve di capire un po’ quelle parole difficili e forti, e mi nacque in cuore la convinzione che per quella pagina del Vangelo fossimo nate: per l’unità, e cioè per contribuire all’unità degli uomini con Dio e fra loro. «Qualche tempo dopo, consce comunque della divina arditezza del programma che solo Dio poteva attuare, inginocchiate attorno a un altare, abbiamo chiesto a Gesù di realizzare quel suo sogno usando anche di noi se fosse stato nei suoi piani. Spesso, agli inizi, di fronte all’immensità del compito, ci coglievano le vertigini e, vedendo le folle che avremmo dovuto raccogliere in unità, ci prendeva lo sgomento. Ma, piano piano, il Signore ci fece intendere dolcemente che il nostro compito era come quello di un bambino che getta un sasso nell’acqua. E, attorno a quel sasso, si snodano tanti cerchi sempre più grandi, che, se si vuole, si possono pensare indefiniti. Allora capimmo che noi avremmo dovuto far l’unità attorno a noi, nell’ambiente dove siamo, e che poi – passati di là in cielo – avremmo potuto osservare i cerchi allargantisi, fino a compiere, alla fine dei tempi, il piano di Dio. «Per noi fu chiaro, fin dal primo momento, che quest’unità aveva un solo nome: Gesù. Essere uno, per noi, significava esser Gesù, esser tutti Gesù. Infatti solo Cristo può far di due uno, perché il suo amore che è annullamento di sé, che è non egoismo, ci fa entrare fino in fondo nel cuore degli altri. «Quanto scrivevo in quei tempi tradisce la meraviglia di fronte ad una realtà soprannaturale così sublime: “L’Unità! ma chi potrà azzardarsi a parlare di lei? È  ineffabile come Dio! Si sente, si vede, si gode ma… è ineffabile! Tutti godono della sua presenza, tutti soffrono della sua assenza. È pace, gaudio, amore, ardore, clima di eroismo, di somma generosità. È Gesù fra noi!”». (altro…)

Assisi 2011: intervista a Maria Voce

Chiara Luce Badano: una santità 2.0

È passato un anno dalla sua beatificazione, vissuta da più di ventimila giovani presenti a Roma per l’occasione, e da molti altri che l’hanno seguita in diretta da tutte le parti del mondo. Oggi sono tanti che vogliono conoscerla e imitarla. La forte testimonianza di Chiara Luce Badano,  la gen di Genova (Italia) che la Chiesa ha riconosciuto beata, sembra aver fatto tornare di moda la santità. I suoi “diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede”[2 ( Papa Benedetto XVI),  risveglia in tanti giovani – e non solo – il desiderio di spendere la vita per cose grandi. Scoprono che la santità può essere vissuta nel quotidiano. “Chiara Luce ci ha insegnato che anche noi possiamo amare sempre e incondizionatamente”. Questa è una delle impressioni raccolta in Brasile, in una delle tante serate che, anche attraverso il Musical “Life Love Light”,  si sono moltiplicate nel mondo:  dall’Italia alla Spagna – durante la GMG – e ad altri paesi europei;  dal medio Oriente all’Asia; arrivando poi, alle Americhe,  all’Australia e a diverse nazioni dell’Africa. Innumerevoli le richieste ai genitori, Maria Teresa e Ruggero Badano, di raccontarne la storia.  Ognuno la sente viva, una persona con la quale si può stabilire un rapporto. Ma, come bene si esprime una giovane: “Chiara Luce mi ha insegnato una cosa molto forte: non posso farmi santa da sola, dobbiamo essere santi insieme.” E Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari così si esprimeva presentando la splendida figura di questa giovane beata: “Il fine del Movimento dei focolari è quello di cooperare con la Chiesa a realizzare il testamento di Gesù ‘che tutti siano uno’. Chiara Luce aveva scoperto già da piccolina che i dolori erano perle preziose che andavano colte con predilezione lungo le giornate…. Per cui con Gesù ha vissuto, con Lui ha trasformato la sua passione in un canto nuziale. Sì, Chiara Luce è una gen  realizzata, testimone coerente del nostro ideale già maturo in lei a 18 anni.” La sua storia viaggia usando tutti i mezzi: oltre 30.000 copie del libro “Io ho tutto” e oltre 15.000 di “Dai tetti in giù” editi in varie lingue. Sono migliaia, poi, le copie di DVD e CD musicali sulla sua vita e sulla  festa di beatificazione. Ma è soprattutto su internet che si manifestano quanti la conoscono, oppure la scoprono nelle circostanze più impensate, e vogliono vivere come lei. La sua pagina su Facebook conta numerosi fans che interagiscono, inserendo posts, commenti, foto, condivisioni. Il sito “Life Love Light” è  diventato un punto di riferimento per tanti che vogliono comunicare la propria scoperta del perché della vita di Chiara Luce e della sua felicità come lei stessa lo ha espresso nelle ultime parole: “Mamma, ciao. Sii felice perché io lo sono”.  


Ulteriori informazioni e foto gallery: Area Stampa Canale ufficiale su You Tube: http://www.youtube.com/user/ChannelChiaraLuce


[2] Benedetto XVI, Discorso all’Incontro con i giovani, Palermo, 3 ottobre 2010.

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Assisi 2011: intervista a Maria Voce

12 giorni, 12 paesi e 25 giovani in ricerca

Video del viaggio "Sulle Orme di Gesù"

«Terra Santa, terra calpestata dai piedi di Gesù, di Maria, di Giuseppe, degli apostoli. Su questi passi abbiamo messo i nostri, in un viaggio indimenticabile! Siamo dall’India, dalla Corea, dal Canada, dagli USA, dall’ Europa e dalla stessa Terra Santa, e le lingue per comunicare tra noi e con quanti incontriamo sul posto sono inglese, italiano e tedesco. Non sapevamo tanto delle quasi due settimane che ci aspettavano da vivere, ma avevamo una domanda comune: cosa vuole Dio da me? Nel silenzio del deserto alle quattro del mattino, nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, sul lago di Tiberiade, tutto si è fatto silenzio nell’anima per cogliere la Sua presenza. Siamo Elizabeth, Giovanni, Silvia, Lukas, Youssef… ma che impatto ripercorrere questo percorso di Gesù, con il senso profondo di doverlo vivere nell’amore scambievole che Lo rende presente anche fra noi (cfr. Mt. 18,20). Luci, ombre, tanta comunione, tanti dolori nei simboli della divisione con il muro, i check-point, le armi…e tante domande. Ma quanta vita si percepiva in quel piccolo gruppo di focolarine e focolarini del posto, che vedono la loro presenza lì, come il realizzarsi della propria vocazione all’unità. E anche quanti incontri commoventi vissuti con amici ebrei, cristiani e musulmani, tutti veri costruttori di pace e di unità. Qui alcune delle nostre impressioni:  “Ho potuto entrare di più nella vita di Gesù…; voglio scegliere Dio per tutta la mia vita; ho lottato con Dio nel passato… ora ho aperto nuovi spazi a Lui…; adesso ho una grande pace…pazienza di ascoltare…; non leggerò la Bibbia mai più come prima; Gesù, qualunque cosa tu vuoi da me, la farò…, adesso posso e voglio dare tutto a Dio, al 100 %, incluso le preoccupazioni, limiti, paure, che senso di libertà!…”. Una esperienza indimenticabile, che non può finire qui, e che marca la nostra anima dal desiderio di continuare a camminare nei passi di Gesù nel mondo, impegnandoci per la pace e per l’unità della famiglia umana. Gesù ha parlato al nostro cuore e gli abbiamo detto i nostri “Sì”, sentendoci invadere da un senso profondo di libertà, di gioia e dalla certezza di essere amati da Dio. A cura dei 25 giovani “in cammino nei passi di Gesù”


Video del viaggio in Terra Santa (altro…)

Assisi 2011: intervista a Maria Voce

Spiritualità dell’unità: Gesù Eucaristia

L’Eucaristia ha sempre avuto un ruolo importante nella vita di Chiara Lubich, sin dall’infanzia. La sua vita personale e quella delle sue prime compagne – così come poi di tutto il movimento che si costituirà nei decenni – è stata marcata dall’Eucaristia. E non potrebbe essere che così, se si pensa che Gesù Eucarestia è l’anima, il cuore della vita stessa della Chiesa. L’azione dello Spirito Santo provocava in Chiara per il carisma dell’unità che le è proprio, e nelle sue prime compagne una forte attrazione a Gesù nell’Eucaristia, al punto che non vedevano l’ora di recarsi a Messa, per condividere con Lui tutta la loro vita. E più tardi, quando cominciarono a viaggiare per l’Italia,  dal finestrino del treno cercavano  nel paesaggio i campanili delle Chiese e si voltavano verso di essi: lì c’era l’Eucaristia, lì c’era il loro amore. Esiste un intreccio meraviglioso fra Eucaristia e spiritualità dell’unità. Così si esprime Chiara su questo grandioso mistero: «Il fatto che il Signore, per dare inizio a questo vasto movimento, ci abbia concentrato sulla preghiera di Gesù per l’unità, significa che Egli ci doveva spingere con forza verso Colui che solo la poteva attuare: Gesù nell’Eucaristia. Infatti, come i bambini appena nati si nutrono al seno materno istintivamente, senza sapere quello che fanno, così, sin dall’inizio del movimento, si è notato un fenomeno: chi ci avvicinava incominciava a frequentare la comunione ogni giorno. Come spiegarlo? Quello che è l’istinto per il bambino neonato è lo Spirito Santo per l’adulto, neonato alla nuova vita che il Vangelo dell’unità porta. Egli è spinto al “cuore” della Madre Chiesa e si ciba del nettare più prezioso che essa abbia, nel quale sente di trovare il segreto della vita d’unità, e della propria divinizzazione. Infatti il compito dell’Eucaristia è di farci Dio per partecipazione. Mescolando le carni vivificate dallo Spirito Santo e vivificanti del Cristo con le nostre, ci divinizza nell’anima e nel corpo. La Chiesa stessa si potrebbe definire: l’uno provocato dall’Eucaristia, perché composta da uomini e donne divinizzati, fatti Dio, uniti al Cristo che è Dio e fra loro. Questo Dio con noi è presente in tutti i tabernacoli della terra e ha raccolto tutte le nostre confidenze, le nostre gioie, i nostri timori. Quanto conforto Gesù Eucaristia ci ha portato nelle nostre prove, quando nessuno ci dava udienza perché il movimento doveva essere studiato! Egli era sempre lì, a tutte le ore, ad attenderci, a dirci: in fondo, il capo della Chiesa sono Io. E nelle lotte e nelle sofferenze d’ogni genere chi ci ha dato forza, tanto da pensare che saremmo morti molte volte se Gesù Eucaristia e Gesù in mezzo, che egli alimentava, non ci avessero sorretto?». (altro…)