Movimento dei Focolari
Tolleranza? Di più, dialogo.

Haiti da non dimenticare

Più volte sulle pagine di focolare.org nei mesi scorsi abbiamo dato notizia delle azioni di ricostruzione e sviluppo nell’isola caraibica. In un recente viaggio Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, ha incontrato Wilfrid Joachin, haitiano, coordinatore dei progetti dei Focolari nell’isola. Riportiamo alcuni dati interessanti emersi dal reportage (cfr. Città Nuova n.12/2011). «Wilfrid mi parla di tre scuole in costruzione, tre delle sette che egli coordina col progetto Pacne, “Associazione contro la povertà del Nord-Est”. Un’iniziativa che ha voluto mettere in piedi assieme ad altri amici del Movimento dei focolari per riuscire a non far dipendere lo sviluppo della regione solo dalla buona volontà sua e degli amici, coinvolgendo tanti uomini e donne. Tre princìpi guidano Pacne: crescere come cristiani; crescere intellettualmente; crescere professionalmente. «Haiti – prosegue Wilfrid – è un Paese che vive di aiuti provenienti dall’esterno, ma ciò non basta nemmeno alla sopravvivenza. Bisogna riuscire a creare lavoro. Se ad Haiti l’85 per cento della popolazione non ha di che vivere, se l’analfabetismo raggiunge l’80 per cento della popolazione, se i giovani diplomati e laureati haitiani, una volta ottenuto il loro titolo di studio, vanno a fare i muratori e i braccianti nella vicina Repubblica Dominicana, bisogna cambiare le cose, provocare sviluppo endemico. Il circolo vizioso va interrotto. Qui abbiamo avviato un gruppo di riflessione, animato da una forte fede». Pacne – Poco alla volta Pacne comincia a influenzare anche le amministrazioni locali. La carica spirituale ricevuta dalla Parola di Vita vissuta incuriosisce i politici e guadagna una pertinenza sociale e politica. «Le nostre realizzazioni – mi spiega – sono un modo per mostrare anche ai politici che qualcosa si può cambiare». Come ad esempio la scolarizzazione: «Esistono famiglie con 12 figli in cui due soli vanno a scuola. Bisogna arrivare a sensibilizzare i genitori. Poi abbiamo finanziato delle borse di studio per permettere ai nostri figli di studiare a Port-au-Prince e in altre città del Paese e della Repubblica Dominicana. Sono ora quattordici, quasi tutti giovani che da ragazzi avevano beneficiato del sostegno a distanza di Afn – Azione per Famiglie Nuove. Ora, dopo 15 anni, cominciamo a raccogliere i frutti, e Pacne beneficia di questi giovani professionisti, anche perché nel loro contratto esiste l’accordo di dedicare il 25 per cento del loro tempo alla crescita sociale, sanitaria e culturale di Mont Organisé. Il loro esempio fa passare l’idea che uno sviluppo è possibile e alla portata di tutta la comunità». “Il Centro” – Un po’ in disparte rispetto alla strada del villaggio di Savanette, si erge “Il Centro”, coloratissimo, armonioso, in via di completamento. Vengono ospitate famiglie e singoli che non hanno più una casa, un aiuto. «Quando una persona o una famiglia viene accettata – una ventina i nuclei familiari, una cinquantina di persone – si firma con loro un contratto, controfirmato dalle autorità locali, civili e religiose. Alcuni sono arrivati da Port-au-Prince dopo il terremoto». In totale i bambini aiutati con le scuole sono 1069, più 131 ragazze in avviamento professionale. Ora c’è un progetto supplementare di 12 classi con biblioteca, servizi, un pozzo, una strada». Continua Wilfrid: «Qui c’è sempre qualcuno che si occupa di qualcun altro: è la logica dell’unità che non lascia solo nessuno». Certamente i momenti di condivisione legati alla Parola di vita sono i più importanti e partecipati, centinaia di persone ogni volta: «Il Vangelo è una forza spirituale, ma anche di sviluppo umano e sociale». Leggi il reportage completo Aiuto concreto – Grazie alla collaborazione tra Afn, Amu e Gmu, in accordo con Pacne, dopo il terremoto del gennaio 2010 è partita la costruzione di un centro per l’accoglienza di famiglie che non hanno più nulla, con:

  • costruzione di 20 abitazioni;
  • realizzazione di un pozzo per acqua potabile;
  • formazione all’auto-sostentamento per preparare le persone ad avviare coltivazioni agricole e piccole attività artigianali;
  • borse di studio universitarie;
  • nuovi sostegni a distanza, per i bambini accolti nel centro.

Info:

Altre news su www.focolare.org

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Linea diretta con la Norvegia

Oslo, 25 luglio –  Una fiaccolata di 200.000 persone nel centro città ricorda tutti i morti e feriti dell’attentato di venerdì 22, e dimostra «che non ci lasciamo schiacciare dalla situazione, anzi la solidarietà e la vicinanza  fra tutti è possibile ed è già vissuta nella nostra città». A scriverci così è Helga Koinegg, austriaca, del Focolare di Oslo, in Norvegia da 22 anni. Continua il suo racconto: «Per motivi di sicurezza si è deciso invece delle fiaccole, di portare rose. In poco tempo dai fiorai era tutto esaurito. Volevamo partecipare anche con i miei colleghi». L’ufficio di Helga infatti si trova presso la direzione della salute, a 500 metri dalla Sede per la salute e i servizi di cura, totalmente distrutta dall’attacco dell’autobomba di venerdì, insieme ad altri 2000 uffici, nel cuore del quartiere governativo norvegese. Ma Elma, tedesca, che lavora fuori Oslo, è riuscita a trovare 200 rose per i colleghi di Helga. «Ci siamo messe in cammino con i fiori, distribuendoli a chi incontravamo per strada. Ogni persona, un’occasione di uno scambio profondo, con una nota dominante: non eravamo più norvegesi, africani, mediorientali, musulmani… la Norvegia dopo il 22 Luglio non è più la stessa, siamo diventati un unico popolo, uniti in un grande dolore, ma con la piena speranza di rialzarci». «Questa sera, la strada si è riempita di unità: eravamo 200.000, piccoli, grandi, giovani, anziani, stranieri o norvegesi, tutti riuniti». Qualcuno ricorda che una manifestazione così grande e bella non si vedeva in Norvegia dalla fine della 2ª Guerra mondiale, quando il Re era rientrato nel suo Paese. «I nostri padri hanno detto ‘Mai più un altro 9 Aprile (data dell’attacco alla Norvegia nel 1940, ndr) e noi diciamo mai più un altro 22 Luglio» – ha affermato il premier norvegese Jens Stoltenberg, intervenendo alla cerimonia di commemorazione delle vittime. «E fra le frasi ricorrenti in questi giorni – racconta ancora Helga – inusuali, si sente dire: ‘Se un uomo può odiare cosi tanto, quanto di più, noi che siamo insieme, possiamo rispondere con l’amore?«Oslo è ferita  – scrive Maddalena Maltese su Città Nuova – ma pur in lacrime la città e soprattutto l’intera nazione non si arrendono.  C’è fila davanti agli ospedali per donare il sangue, soprattutto per i gruppi più rari. Fuori dal duomo luterano sono centinaia di migliaia le candele che ricordano le vittime. Tutti parlano dell’eroismo dei campeggiatori di fronte all’isola di Utøya che appena intuita la tragedia si sono precipitati in barca per salvare i giovani, che lì avevano organizzato la loro convention. Domenica le chiese luterane e cattoliche sono rimaste aperte per il requiem, una preghiera non consona alla tradizione luterana, ma che è stata invece frequentatissima. Tanti sono i giovani che chiedono un colloquio con un sacerdote o che si fermano in chiesa ad accendere le candele o a portare fiori. In piccoli gruppi ci si ritrova nelle case per ricordare. Lo hanno fatto anche i membri del movimento dei focolari di Oslo, sabato sera. ‘Certo la gente è sotto shock – racconta Katarina Miksits, svedese, da 15 anni nel Focolare di Oslo, nell’intervista a Città Nuova -. Siamo increduli e nessuno poteva immaginare una situazione simile. Qui neppure i ministri hanno la scorta, la nostra è una società tranquilla e non vorremmo proprio cambiare’».

Eskil Pedersen - Gro Harlem Brundland

«Insieme, il dolore è più facile da sopportare» ha detto durante la fiaccolata Eskil Pedersen, leader dei giovani del partito laburista (AUF) «ma non siamo mai stati più vicini di quanto lo siamo oggi. Non abbiamo mai conosciuto una tale unità. Con questa unità, noi continueremo a lottare per i valori che sono così importanti per la Norvegia. I giovani in Utøya hanno creduto. Insieme avrebbero fatto della Norvegia e del mondo un posto migliore. Stavano insieme per la giustizia, la solidarietà, l’uguaglianza e contro il razzismo. Abbiamo vissuto una tragedia nazionale. L’odio  e il desiderio di vendetta sono una reazione naturale. Ma noi siamo la Norvegia. E non dobbiamo vendicarci. Sono state prese alcune delle nostre rose più belle, ma non si può fermare la primavera». (altro…)

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GMG: Città Nuova e la App di YouCat

  • Fervono i preparativi nelle diocesi di tutto il mondo per preparare i giovani all’incontro con il Papa. Nello zainetto che ogni iscritto alla Gmg riceverà una volta arrivato a Madrid, ci sarà anche YouCat, il sussidio al Catechismo della Chiesa cattolica fatto apposta per i giovani e strutturato in forma di domanda e risposta. Proprio in questi giorni la Casa editrice Città Nuova, che ha curato l’edizione italiana di YouCat, ha reso disponibile un’applicazione da scaricare sui cellulari di ultima generazione. Si tratta di un App, cioè di un’applicazione, sempre chiamata YouCat, che consente ai ragazzi di confrontarsi sui temi del Catechismo e sulla Gmg. Di cosa si tratta esattamente? Debora Donnini lo ha chiesto a Giulio Meazzini, collaboratore di Città Nuova, che si è occupato dell’applicazione di YouCat sui cellulari:

Città Nuova ha pensato di fare un regalo ai ragazzi che vanno a Madrid dandogli la possibilità di scaricare sui cellulari che hanno sistema operativo Apple, Windows mobile o Android – quindi la stragrande maggioranza dei cellulari di ultima generazione – questa App gratuita. Le funzionalità disponibili sono un social network tipo facebook con un “wall”, il muro dei messaggi dove si possono scambiare commenti, dove ogni ragazzo può avere il suo profilo, dove si possono scambiare messaggi e sms diretti tra gli utenti e dove si ha la propria cerchia di amici ma anche dei “famous friends”, amici speciali: noi, per esempio abbiamo messo dentro Maritain, Giovanni Paolo II, San Francesco, Van Thuan… Per cui ogni giorno, ogni due giorni, su questa applicazione di YouCat si possono trovare frasi famose di questi personaggi. Inoltre, per quanto riguarda specificamente la Gmg, tramite questa App, abbiamo la possibilità di ricevere direttamente sul cellulare news sulla Gmg in varie lingue, un aggiornamento giorno per giorno su tutti gli eventi che succedono durante la Gmg e anche la possibilità di fare una specie di “community” tra quelli che partecipano alla Gmg, con informazioni, commenti…

  • Questo risponde a quello che Benedetto XVI stesso ha scritto nella premessa a YouCat. Infatti, il Papa ha invitato a st u diare questo testo ma anche a leggerlo fra amici a formare gruppi e reti di studi. Quindi la vostra è una risposta?

È proprio questo il senso. Infatti, l’altra funzionalità che c’è con questa App, la più importante forse, è la possibilità di avere disponibile sul cellulare, quindi consultabili, il 20 per cento delle domande e risposte di YouCat, di questo sussidio al catechismo: è un modo per rendere disponibile immediatamente questo messaggio.

  • L’intento è quello di permettere ai giovani di confrontarsi sui contenuti del catechismo attraverso il cellulare…

Esatto. Come sono abituati a dialogare e condividere informazioni sul social network, così si potranno scambiare impressioni, domande e anche le stesse domande e risposte di YouCat, approfondendo i temi proposti. A breve sarà attivato anche un sito su internet – www.cittanuova.it – dove ci saranno altre informazioni relative alla Gmg e a YouCat. Non vorrei dimenticare anche il sito internazionale che tutti gli editori europei stanno mettendo a punto in varie lingue con argomento YouCat. Aggiungo che altri editori ci hanno chiesto di pubblicare domande e risposte non solo in italiano ma anche in altre lingue, quindi probabilmente presto ci sarà anche inglese e francese.

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Senato, la lezione di Chiara Lubich

«L’unità: un concetto che si trasforma in speranza per il mondo intero», con queste parole Renato Schifani, presidente del Senato ha concluso il suo intervento a Palazzo Giustiniani, in occasione della presentazione del libro PortarTi il mondo fra le braccia. Vita di Chiara Lubich, scritto dalla penna di Armando Torno, editorialista del Corriere della Sera. Il presidente ha ricordato, nel suo intervento, la vita straordinaria di Chiara Lubich, ripercorrendone le tappe principali e la diffusione del Movimento dei focolari da lei fondato. Sala davvero gremita anche da numerosi parlamentari, da Casini a Rutelli, da Buttiglione a Garavaglia, da Pezzotta a Sarubbi. Oltre ai relatori − l’autore, Roberto Catalano, corresponsabile del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei focolari, Shahrazad Houshmand, docente di studi islamici alla Pontificia università gregoriana e Lisa Palmieri Billig, rappresentante in Italia presso la Santa sede dell’American Jewish Committee −, si sono avvicendati negli interventi anche rappresentanti del mondo politico: i senatori Giacomo Santini ed Emanuela Baio. Quest’ultima ha sottolineato come «sia difficile l’unità in politica, ma non irraggiungibile. L’unità, assieme alla fraternità, è il paradigma della nuova politica». Per Chiara Lubich «non esiste l’io senza il tu, e il tu senza il noi − ha sostenuto Donato Falmi, direttore dell’Editrice Città Nuova −. Per lei ogni espressione della vita umana ha sempre avuto una valenza sociale e perciò anche politica», tanto che formulerà l’ardita espressione: «La politica è il più grande atto d’amore». E ancora il rapporto con Alcide De Gasperi e la nascita del Movimento politico per l’unità, di cui Chiara gettò le basi nel 1996 a Napoli. Tappe che hanno aperto un positivo e costruttivo dialogo tra le diverse parti politiche come ha sottolineato la Baio, ricordando qualche episodio personale. «Chiara entra in questo secolo con una voce nuova − ha affermato Torno −, che sorprende in continuazione. La sua storia si spiega come un “solo amore”». Quello che l’ha portata ad applicare lo stesso principio dal campo politico a quello del dialogo interreligioso. E forse ancor di più oggi, in entrambi i campi, ha valore di profezia la sua visione che si riverbera nella voce di tanti: «Grazie al momento storico, alle primavere arabe, alla globalizzazione, oggi ci stiamo guardando faccia a faccia − ha affermato Shahrazad Houshmand −. Forse stiamo capendo che c’è una via spirituale ed umana, una ricerca di fratellanza della famiglia umana sull’unica culla del pianeta Terra». Sud America, Africa, Asia. Tanti i Paesi visitati dalla Lubich negli anni. Come quella volta in India: «Per vari giorni non fece altro che ascoltare, e poi cominciò a rispondere alle domande che le venivano rivolte. Aveva la parola giusta per ogni situazione − ricorda Roberto Catalano −, e questo mi fece molta impressione poiché ero lì da vent’anni. Era una donna del dialogo». Allo stesso modo anche per Lisa Palmieri Billig è stato fondamentale il suo apporto nel dialogo: «A prescindere dal mio essere ebraica e laica, Chiara non può non penetrare in ognuno di noi − ha detto −. Il suo messaggio di unità, come fondamento della vita, ha trovato profonda accoglienza in tanti amici ebrei». di Mariagrazia Baroni Fonte:    Città Nuova editrice

Senato, la lezione di Chiara Lubich

20-07-2011  di Mariagrazia Baroni Fonte:    Città Nuova editrice

 

Il suo impegno per il dialogo in politica e tra le religioni. Il 19 luglio in Senato, è stato presentato il libro “PortarTi il mondo fra le braccia” di Armando Torno, edito da Città Nuova

   

Portarti il mondo fra le braccia

«L’unità: un concetto che si trasforma in speranza per il mondo intero», con queste parole Renato Schifani, presidente del Senato ha concluso il suo intervento a Palazzo Giustiniani, in occasione della presentazione del libro PortarTi il mondo fra le braccia. Vita di Chiara Lubich, scritto dalla penna di Armando Torno, editorialista del Corriere della Sera.Il presidente ha ricordato, nel suo intervento, la vita straordinaria di Chiara Lubich, ripercorrendone le tappe principali e la diffusione del Movimento dei focolari da lei fondato.
Sala davvero gremita anche da numerosi parlamentari, da Casini a Rutelli, da Buttiglione a Garavaglia, da Pezzotta a Sarubbi. Oltre ai relatori − l’autore, Roberto Catalano, corresponsabile del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei focolari, Shahrazad Houshmand, docente di studi islamici alla Pontificia università gregoriana e Lisa Palmieri Billig, rappresentante in Italia presso la Santa sede dell’American Jewish Committee −, si sono avvicendati negli interventi anche rappresentanti del mondo politico: i senatori Giacomo Santini ed Emanuela Baio. Quest’ultima ha sottolineato come «sia difficile l’unità in politica, ma non irraggiungibile. L’unità, assieme alla fraternità, è il paradigma della nuova politica».
Per Chiara Lubich «non esiste l’io senza il tu, e il tu senza il noi − ha sostenuto Donato Falmi −. Per lei ogni espressione della vita umana ha sempre avuto una valenza sociale e perciò anche politica», tanto che formulerà l’ardita espressione: «La politica è il più grande atto d’amore». E ancora il rapporto con Alcide De Gasperi e la nascita del Movimento politico per l’unità, di cui Chiara gettò le basi nel 1996 a Napoli. Tappe che hanno aperto un positivo e costruttivo dialogo tra le diverse parti politiche come ha sottolineato la Baio, ricordando qualche episodio personale.
«Chiara entra in questo secolo con una voce nuova − ha affermato Torno −, che sorprende in continuazione. La sua storia si spiega come un “solo amore”». Quello che l’ha portata ad applicare lo stesso principio dal campo politico a quello del dialogo interreligioso. E forse ancor di più oggi, in entrambi i campi, ha valore di profezia la sua visione che si riverbera nella voce di tanti: «Grazie al momento storico, alle primavere arabe, alla globalizzazione, oggi ci stiamo guardando faccia a faccia − ha affermato Shahrazad Houshmand −. Forse stiamo capendo che c’è una via spirituale ed umana, una ricerca di fratellanza della famiglia umana sull’unica culla del pianeta Terra».
Sud America, Africa, Asia. Tanti i Paesi visitati dalla Lubich negli anni. Come quella volta in India: «Per vari giorni non fece altro che ascoltare, e poi cominciò a rispondere alle domande che le venivano rivolte. Aveva la parola giusta per ogni situazione − ricorda Roberto Catalano −, e questo mi fece molta impressione poiché ero lì da vent’anni. Era una donna del dialogo». Allo stesso modo anche per Lisa Palmieri Billig è stato fondamentale il suo apporto nel dialogo: «A prescindere dal mio essere ebraica e laica, Chiara non può non penetrare in ognuno di noi − ha detto −. Il suo messaggio di unità, come fondamento della vita, ha trovato profonda accoglienza in tanti amici ebrei».

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Vivere il carisma: economia e lavoro

rosso«L’amore, ad esempio, è comunione, porta alla comunione. Gesù in noi, perché Amore, avrebbe operato la comunione.» – Chiara Lubich La consapevolezza che Dio mostra il suo amore attraverso le circostanze della vita, anche quelle dolorose, fece desiderare alle prime focolarine, in pericolo di morte sotto le bombe della guerra, di essere raccolte in un’unica tomba con scritto: «Noi abbiamo creduto all’amore». La consapevolezza di essere amate da Dio le aveva rese capaci di essere pronte a dare la vita l’una per l’altra. Ciò ebbe come logica conseguenza anche la condivisione di ogni bene materiale e la comunione di ogni aspirazione, di ogni paura e sogno. Raccontava una delle prime focolarine, Giosi Guella, a proposito della prima convivenza realizzata da Chiara e dalle sue prime compagne: «In piazza Cappuccini non c’era niente. Nello stesso tempo però c’era tutto: per noi e per gli altri. Era logico che non ci fosse niente: se c’era qualcosa, si dava. Portavamo a casa i nostri stipendi, li mettevamo in comune». Anche il lavoro, curare il bilancio di casa, studiare, insegnare, fare le pulizie in quanto servizio, divenne occasione di amare concretamente il prossimo. Il servizio fu regola di vita della comunità che si formò attorno al primo focolare e faceva pensare ai primi cristiani che «erano un cuor solo e un’anima sola e non v’era nessun indigente fra loro» (cf. At 4, 32-35). Chi aderisce al “carisma dell’unità”, in un modo o nell’altro e come conseguenza naturale della comunione dei cuori, usa mettere in comune le proprie cose: chi tutto, chi qualcosa, chi il superfluo. Da questa comunione è nato anche un progetto di ampio raggio, sia dal punto di vista pratico che teorico, l’Economia di Comunione, che è l’espressione matura di un modo integrale di concepire la persona e il servizio ad essa. Ad essa aderiscono centinaia di imprenditori nel mondo. Nelle aziende di Economia di Comunione il lavoro è concepito come nobilitazione dell’uomo, la giustizia viene perseguita con tenacia e la legalità è ricercata giorno dopo giorno. Scrive Chiara Lubich: «La magna carta della dottrina sociale cristiana inizia là dove Maria canta: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi”(Lc 1,52-53). Nel Vangelo sta la più alta e travolgente rivoluzione. E forse è nei piani di Dio che anche in quest’epoca, immersa nella soluzione dei problemi sociali, sia la Madonna a dare a noi tutti cristiani una mano per edificare, consolidare, erigere e mostrare al mondo una società nuova in cui riecheggi potente il Magnificat». Leggi anche https://www.focolare.org/it/chiara-lubich/vivere-il-carisma/ (altro…)

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Argentina: 25 anni di impegno sociale

“L’amore sociale ci farà credibili”. Alla luce della la sfida contenuta in questa frase di Chiara Lubich del 1984, nacque in Argentina la “Scuola di Studi Sociali Igino Giordani” (EDES). Da allora, si sono svolti 12 corsi a scadenza biennale attraverso i quali il carisma dell’unità è entrato in pieno nel dialogo con le diverse problematiche ed iniziative nel campo sociale, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Vittorio Sabbione e Lia Brunet, pionieri della spiritualità dell’unità in Sudamerica, allora responsabili del Movimento dei focolari in Argentina, furono i principali sostenitori di questo progetto, guidato agli inizi da Mons. Jorge Novak. Quest’anno l’EDES ha cominciato una nuova tappa nella Cittadella Lia (O’Higgins – Argentina), dove ha sede la scuola sociale: dal 9 all’11 luglio, con la partecipazione di 200 persone provenienti da Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay e dall’Argentina, è stato affrontato il tema “Il sì dell’uomo a Dio” nella sua dimensione sociale. Metodologia di lavoro. Il gruppo di coordinamento, composto da esperti, segue uno stile di lavoro comunitario: l’argomento e i temi da sviluppare si scelgono insieme; si lavora sui testi che vengono vagliati e confermati da tutto il gruppo. Quindi si elabora la versione finale che sarà presentata alla Scuola. È un costante esercizio del pensare insieme illuminati dalle parole del Vangelo, “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, ivi sono Io in mezzo a loro” (cf. Mt. 18,20). La stessa dinamica si applica agli studenti partecipanti. Alcuni dei temi sviluppati: “La socialità nella prospettiva della fraternità”, “I principi della Dottrina Sociale della Chiesa”, “Il sì dell’uomo a Dio nella sua struttura trinitaria: Gesù Abbandonato, la questione sociale e il mondo unito”, “Gli strumenti per concretizzare la DSC”. Molto apprezzati gli interventi di Mons. Agustín Radrizzani (vescovo di Mercedes-Luján e attuale Rettore dell’EDES), perché profondamente radicati nel magistero della Chiesa e permeati dal carisma dell’unità. Importanti le esperienze: la costruzione di case popolari nel Barrio Nueva Esperanza (Tucumán); lavoro di integrazione fra la parrocchia del quartiere di San Nicolás (Córdoba) e una comunità di zingari; l’incisiva scelta preferenziale dei poveri di una insegnante di Asunción (Paraguay); il capillare lavoro dei Gruppi di ascolto famigliari (San Martín, Buenos Aires); Allarme bambino, iniziativa cittadina nata dalla dolorosa scomparsa di bambini a Santa Fe, in seguito alle quali il governo provinciale ha emanato una legge, ripresa poi da altre province argentine; e la meravigliosa storia della Scuola Aurora, di Santa María di Catamarca, che con la formazione di artigiani è stata pioniera nel riscatto della cultura delle popolazioni originarie calchaquí. “È stata una scuola di formazione molto importante per valutare la nostra realtà con occhi nuovi”, dice un giovane argentino e, aggiunge: “Mi ha aiutato a capire che il cambiamento è alla nostra portata e che possiamo farlo insieme”. La consistente presenza giovanile ha dato alla EDES una nota particolare di vivacità e speranza. Alla conclusione c’era in tutti un entusiasmo tale da far prevedere un futuro ricco di sviluppi e proposte. “Il clima semplice, di serietà, di studio e di invito a vivere una società nuova, mi ha permesso di mettere a profitto i temi svolti, con il desiderio di non perdere nulla”, diceva un professionista con una lunga carriera alle spalle, e concludeva: “Mi è sembrata bella e ben riuscita. I temi svolti erano ben inculturati nella realtà latinoamericana e in sintonia con la DSC, in particolare con il documento di Aparecida. Ho imparato molto!”. (altro…)

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Bissau: perdonare i nemici, si può?

Ero parroco della Missione di Farim, in Guinea Bissau, una cittadina a nord della capitale Bissau, ai confini con il Senegal. Si andava in un villaggio per il catechismo, in preparazione al Battesimo. Quanto si insegnava era importante, ma personalmente avevo l’impressione che si rimanesse spesso sul teorico. Durante gli anni passati a Fonjumetaw, in Camerun, avevo sperimentato quanto aiutava, nell’opera di evangelizzazione, la Parola di Vita. E così cominciai prendendo la Parola di Vita del mese, e dopo una semplice spiegazione, invitavo tutti a metterla in pratica, per poi condividere i frutti, la settimana successiva. Per rendere tutto più facile, davo ad ognuno un foglietto in cui c’era scritta la frase del Vangelo e dicevo di collocarla vicino al letto e di leggerla al mattino appena si alzavano, e la sera, quando andavano a dormire. Se non sapevano leggere, suggerivo di farsi aiutare dai loro figli. Le settimane successive erano sempre più quelli che avevano “qualcosa da dire”. Un pomeriggio, nel villaggio di Sandjal, a una ventina di km da Farim, al momento di condividere le proprie esperienze, un uomo raccontò quanto gli era successo la settimana passata. La Parola di Vita era “Amate i vostri nemici” (Mt. 5,44). «Una notte le mucche del vicino entrarono nella mia piantagione di fagioli e distrussero tutto. Non era la prima volta. Per questo motivo, da mesi non ci parlavamo più. Questa volta però eravamo decisi a fargliela pagare. Era ora che capisse quanto male ci stava arrecando. Io, mia moglie e i miei figli, prendemmo ciascuno un bel pezzo di legno e ci incamminammo verso la casa del vicino. Ma dopo aver mosso i primi passi, mi ricordai della Parola e dissi: ‘Fermi! Non possiamo andare. La settimana scorsa ho ricevuto un foglietto che dice di perdonare i nemici, e fra qualche giorno devo tornare al catechismo. Cosa racconterò se ora andiamo a punire il nostro vicino?’. ‘Ma così allora lui continuerà a fare come prima!’. Ritornammo in casa e ci sedemmo. Lasciare perdere tutto come niente fosse successo, non ci sembrava giusto. Decidemmo di andare da lui, non con aria minacciosa, ma per dialogare. Spiegammo al nostro amico quanto era accaduto e gli chiedemmo di stare attento alle sue mucche. Il nostro vicino non aveva parole. Si buttò ai miei piedi e mi chiese perdono più volte. Da allora abbiamo ricominciato a salutarci, e direi, che siamo diventati amici. Erano mesi che non ci parlavamo! Nella mia casa è entrata una gioia nuova». E in un altro villaggio, Sarioba, a 5 km da Farim, stessa scena, uno studente si alza e racconta: «Ogni lunedì dobbiamo andare a Farim a piedi per la scuola. C’è un commerciante che abita in un villaggio non tanto lontano, che va pure a Farim, con la sua macchina-camioncino. Normalmente non porta niente con lui. Più volte gli abbiamo chiesto un passaggio, ma ha sempre rifiutato. Lunedì scorso è stata la stessa cosa. Solo che questa volta, dopo averci superato e arrivato a una distanza di circa 1 km, si è fermato. Aveva problemi con la macchina e non poteva continuare. Quando arrivammo là, ci chiese se gli davamo una spinta per mettere in moto la macchina. I miei amici mi dissero: ‘Lasciamolo perdere, che si arrangi. Lui non ci ha mai aiutato’. Anch’io ero di questa idea, ma poi ho ricordato ai miei colleghi la Parola di Vita. E allora decidemmo di aiutarlo a mettere in moto. La macchina partì e il signore ci offerse di salire, ma gli dicemmo che non c’era bisogno, e continuammo a piedi». P. Celso Corbioli, missionari Omi (altro…)

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Tanzania: Approfondire i valori evangelici all’insegna del “noi”

Dopo un viaggio di circa 32 ore, Franco Pizzorno e Pierangelo Tassano del Movimento Umanità Nuova sono arrivati a Singida, in Tanzania. Obiettivo del viaggio: partecipare a una scuola di formazione, dal 21 al 25 giugno, per 70 dirigenti dei “volontari di Dio” provenienti da Kenya, Uganda, Burundi, Ruanda, Congo e Tanzania, impegnati a innervare i vari ambiti della società dei valori del Vangelo. Intensi e fruttuosi i cinque giorni di scuola, durante i quali è venuta in evidenza l’importanza di  testimoniare con la vita l’attualità e l’efficacia delle parole del Vangelo. Gli approfondimenti culturali e spirituali, curati dagli stessi volontari e volontarie, e una profonda condivisione delle esperienze, hanno fatto emergere le linee-guida per la ricerca del bene comune e della pace nella società e  fra le etnie, con particolare riferimento al mondo del lavoro e dell’educazione. «I popoli di queste Nazioni – raccontano Franco e Pierangelo – hanno nel proprio dna il germe della comunione e di una autentica creatività, forse in misura ancora maggiore rispetto a quelli di altri continenti. Il termine tipicamente africano “Ubuntu”, che esprime la realtàio sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”, è  la radice  naturale di una cultura dei rapporti che fa vedere i problemi sotto una luce diversa, aprendo lo spazio a nuove intuizioni da cui scaturiscono soluzioni valide per i problemi della società africana e non solo». Racconta Jean Bosco, ugandese: «M. vive nella mia città. È una persona affetta da HIV e altre malattie correlate. È anziano e indigente. Ho convocato una riunione del comitato esecutivo della parrocchia per capire come aiutarlo, e con mia moglie ci siamo presi cura di lui: l’abbiamo sostenuto con cibo, medicine, lavandogli i vestiti.. e anche altri amici ci hanno aiutato per assisterlo. M. è oggi parte della nostra comunità. Questi gesti non sono passati  inosservati e la nostra testimonianza è diventata uno stimolo per tanti a migliorare lo sguardo verso chi ha più bisogno». Concludono Franco e Pierangelo: «Siamo partiti con la coscienza che i popoli di questo continente hanno tanto da donare a tutto il mondo, e quindi ci siamo  messi in ascolto per capire non tanto le esigenze più impellenti, ma soprattutto i talenti di una cultura così diversa e così ricca. Come sempre, più che aver dato, abbiamo ricevuto tantissimo.» (altro…)

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Rilasciata App di Focolare.org per iPhone, iPod, iPad

Chi è pratico di smartphone, iPhone, iPod, iPad e compagnia, non si sorprenderà di questo annuncio, anzi, lo attendeva da tempo. Per i non addetti ai lavori invece può essere utile sapere che su questa frontiera delle nuove tecnologie, e in particolare delle cosiddette applicazioni per cellulari, da oggi è possibile ricevere sul proprio smartphone, giorno per giorno tutte le notizie pubblicate sul sito www.focolare.org. Glossario Uno smartphone (letteralmente telefonino intelligente) è un dispositivo portatile che abbina le funzionalità di telefono cellulare a quelle della gestione di dati personali. App – Se abbiamo un telefonino di ultima generazione, o una tavoletta tipo iPad – come ci spiega Giulio Meazzini nell’articolo Dal mare libero alle oasi protette – la fruizione dei servizi che ci interessano avviene utilizzando le “applicazioni” dedicate,le famose app, che appaiono sullo schermo come tante piccole icone colorate, ognuna diversa dall’altra. La differenza non è banale: ogni app, costruita da uno specifico fornitore, offre una serie di servizi veloci, privati ed esclusivi, mirati alla categoria di utente desiderato. Come funziona la App di Focolare.org – Sviluppata dalla TeamDev per Focolare.org è scaricabile gratuitamente su http://itunes.apple.com/it/app/youcat/id448164885?mt=8 ed è attualmente disponibile in italiano. Entro la prossima settimana sarà pronta anche in inglese e spagnolo. Ha una schermata che permette di entrare nella home page oppure nei canali tematici. Questa è la versione 1.0, si prevedono successive modifiche. A tutti, buona navigazione, aspettiamo i vostri feedback! Leggi anche R come Amore Dal mare libero alle oasi protette di Giulio Meazzini su Città Nuova online (altro…)

Svizzera: «Carta della fraternità in politica»

Per una politica di rispetto e di considerazione – Sia per le elezioni future come per la politica quotidiana, i firmatari della «carta» si impegnano a trattare con rispetto la persona del partito opposto, di essere all’ascolto dell’altro e di organizzare p.es. degli incontri fra elettori ed eletti onde favorire il dialogo. La «carta» è stata pubblicata su internet e può essere firmata da ogni persona che intende unirsi agli scopi ivi descritti. Stéphane Pont, Sindaco di Mollens/VS, Michel Schwery, Sindaco di San Léonard e Michelle Grandjean Böhm, deputata al Parlamento valesano hanno presentato la carta ai mass-media. Questi politici con altri cittadini attivi in politica dell’Alto e Basso vallese, hanno redatto la « carta » in un intenso scambio d’idee. Essi fanno parte del Movimento politico per l’unità che unisce i politici e gli interessati alla politica di diversi partiti. La loro preoccupazione è giungere ad una intesa politica sincera e fraterna. www.politic-forum.ch (altro…)

Tolleranza? Di più, dialogo.

Singapore: l’amore che circola e sana

“Lo scorso settembre – racconta Ivan – sono andato con mia moglie Alve ad Hong Kong, dove abitano i miei genitori, perché a mia madre era stato diagnosticato un tumore alla pelle. Era necessario intervenire d’urgenza. Lei era particolarmente angosciata. Avrei voluto rimanerle accanto, ma dovevo rientrare a Singapore per lavoro. Due settimane dopo ci chiamano per avvertirci che la mamma aveva inghiottito del sonnifero ed era ricoverata in ospedale. Siamo ritornati ad Hong Kong l’indomani. L’abbiamo incontrata nel reparto psichiatrico. Ho provato a mettermi nei suoi panni e ho incominciato a capire come poteva sentirsi. Abbiamo pregato per lei e fatto del nostro meglio per convincerla a non ripetere quel folle gesto. Quando siamo dovuti rientrare a Singapore ho chiesto a Dio con fede che si prendesse cura dei miei genitori”. “Dopo averne parlato in famiglia – continua Alve –, sono ripartita per Hong Kong da sola per assistere mia suocera dopo l’intervento. Vi sono rimasta cinque settimane lasciando lavoro e famiglia. L’operazione è andata bene e dopo cinque giorni è stata dimessa. Tuttavia, a causa di un accumulo di fluido linfatico, i punti di sutura hanno ceduto ed è stata di nuovo ricoverata in ospedale. La ferita si era infettata e le complicanze erano dolorose; tutti i suoi pensieri negativi sono tornati ed è diventata molto esigente. Per esempio, non le piaceva il cibo dell’ospedale. Allora, con mio suocero preparavamo i pasti a casa e glieli portavamo ogni giorno. Ma anche la mia cucina non soddisfaceva il suo gusto e si lamentava che era troppo salata. Mi sono rivolta a mio suocero chiedendogli quale cibo fosse di suo maggior gradimento. Il rapporto tra loro non era facile. Un giorno lei mi disse che il cibo che avevo preparato era buono; le risposi che era stato cucinato da suo marito… che lui, anche se non sapeva esprimersi con tante parole, dimostrava il suo amore attraverso i fatti. Un’altra volta si lamentava perché le faceva male una gamba e non riusciva a muovere le dita dei piedi. Allora ho iniziato a massaggiarli – anche se mi sentivo un po’ a disagio -, ricordandomi che Gesù aveva lavato i piedi ai suoi discepoli. Farle il bagno e massaggiarla sono diventate le mie attività quotidiana e vedevo che lei era felice e confortata. Attraverso questi gesti d’amore concreto abbiamo costruito un bel rapporto. Ora si rendeva conto che lei era più fortunata di molti altri pazienti del suo reparto, e allora ha incominciato a trasmettere loro speranza e pregare per ciascuno. Anche il rapporto con suo marito è migliorato molto perché ha imparato ad apprezzarlo di più.” (altro…)

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Chiara Badano – A Teen’s Life and Beatification

“Won’t I be able to run anymore? Won’t I be able to walk anymore? Won’t I be able to practice sports anymore? All my friends… my tennis… the mountains… the beach… Mom, is it fair to die at 17?” Filmed on location in Italy, this powerful film tells the story of Blessed Chiara Badano from her childhood to her beatification in 2010. It features interviews with her parents, friends, doctors, and the family of the young man who was miraculously healed through her intercession. Born in 1971, Chiara was a typical teenager in many ways. Hear, in Chiara’s own words, her excitement about a simple and profound encounter with God at age 9 as well as her continued commitment to sharing her life experiences, including her illness, with her friends. At 17, a searing pain in her shoulder revealed that Chiara had bone cancer. “The illness arrived just at the right moment because I was going in the wrong direction,” she wrote. Her friends continued to strengthen their unity with her by sharing their daily experiences of living out the Gospel. They note that Chiara didn’t talk much about God. Chiara herself said, “Talking to people about God doesn’t count for much. I have to give God to them.” Don’t miss the opportunity to experience the path of Chiara Badano and the motto she lived during her 3-year-long illness: “It’s for you, Jesus. If you want it, I want it, too.” “God’s response to the cultural crisis in each generation is to send us Saints. Indeed, the history of the Western World is a history of Saints. Chiara Luce is God’s response to the cultural crisis of today. To a postmodern world forgetting reasons for hope, God sends his light through a teenage girl who lost everything and never lost her joy. The DVD you hold in your hands is a beautiful telling of her story.” Christopher Stefanick Speaker/Author & Director of Youth, Young Adult and Campus Ministry for the Archdiocese of Denver “In today’s world that seems so full of darkness comes a beautiful and humble story of a young girl’s light shining brightly into the world. The simple, yet powerful, life of Chiara Luce shows our young people that Sainthood is within reach. This movie will spark conversations among people of all generations on issues of joy, love, and redemptive suffering. Watch it. Share it. Live it.” Jason Deramo Middle School & High School, Youth Minister in the Archdiocese of Boston & Life Teen Area Contact www.newcitypress.com

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L’arte di unire

Una riflessione lucida e appassionata sulla vocazione del politico
Il buon politico è il custode dell’intero sociale, mai semplice “uomo di parte”; impegnato in un’incessante e paziente tessitura dialogica; teso alla costruzione della città degli uomini come casa di tutti; attento lettore delle pagine, spesso confuse e contraddittorie, della storia per ricavarne linee di saggia progettualità, idonee a promuovere il progresso integrale della collettività e la piena realizzazione di ogni cittadino. Una riflessione lucida e appassionata sulla vocazione del politico. Uno strumento di formazione civica per tutti.
L’arte di unire. Segui le quattro puntate cliccando:
 
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Chiara Luce nella GMG 2011

Dal 16 al 21 agosto appuntamento a Madrid per centinaia di migliaia di giovani arrivati da tutto il mondo per partecipare alla 11° GMG. Questo evento si realizzerà quest’estate sulle strade, auditorium, piazze, collegi, scuole, parchi, della città di Madrid. Sono previsti concerti, mostre, visite guidate ai musei, piece teatrali ecc.. un programma culturale sotto il titolo Festival della Gioventù. Tra tutte c’è un’attività speciale, come dimostra il grande interesse dell’organizzazione stessa. Si tratta della presentazione della figura di Chiara Badano – una giovane italiana, recentemente beatificata, più conosciuta come Chiara Luce – con uno spettacolo che intreccerà musica, teatro, recitazione e coreografie. Sarà il 17 agosto, alle ore 22, nell’Auditorium Pilar García Peña, situato nel Parco Pinar del Rey. 3.000 persone potranno partecipare a questo spettacolo che si prevede indimenticabile. Con questa presentazione si desidera mostrare «l’Amore” con la A maiuscola, che dona la felicità» come testimonia la vita di chi è stata un “raggio di Luce” – sono parole di Benedetto XVI allAngelus del 26 Settembre 2010, all’indomani della beatificazione di Chiara Badano -. Sarà dunque una festa per tutti i giovani, «che possono trovare in lei un esempio di coerenza cristiana», sono ancora le parole del Papa. Pablo Alcolea, professore di musica coinvolto attivamente nella preparazione dell’evento, ci racconta che sta facendo un’esperienza di Dio: «Implica tanto sforzo, nel coniugare lavoro e volontariato, ma è un’occasione bella per lasciarsi portare per mano dal Padre confidando in Lui». Un altro giovane spagnolo, Pablo Garrido, co-responsabile della parte musicale dello spettacolo, assicura: «La prima parola che mi è venuta in mente è stata “follia”. Preparare qualcosa di questo calibro, secondo me rientra nella categoria del miracolo, però è molto gratificante, verificare come tutti noi abbiamo messo subito mano all’opera, costruendo questa esperienza di unità». Un altro componente del gruppo musicale, Antonio Alcántara, ci racconta che lo vive come qualcosa di molto personale, «come se la stessa Chiara Luce mi chiedesse di partecipare, col desiderio di dare il mio granello di sabbia per trasmettere il suo stile di vita, il suo ideale di vivere uniti al di là della distanza e del tempo». «Un’opportunità fantastica – continua Pablo Alcolea – per contemplare attraverso la musica, l’esperienza di vita di Chiara Luce Badano». Altri eventi molto attesi da tutti saranno i concerti del Gen Rosso, gruppo musicale internazionale del Movimento dei focolari, il 16 e il 18 agosto, con “Dimensione indelebilehttp://www.youtube.com/watch?v=akWjPRkdgJA. (altro…)

L’immensità di Dio

Contemplando l’immensità dell’universo, la straordinaria bellezza della natura, la sua potenza, sono risalita spontaneamente al Creatore del tutto e ho avuto come una nuova comprensione dell’immensità di Dio. L’impressione è stata così forte e così nuova che mi sarei gettata subito in ginocchio ad adorare, a lodare, a glorificare Dio. Ho sentito un bisogno di far ciò, come se questa fosse la mia attuale vocazione. E, quasi mi si aprissero ora gli occhi, ho compreso come non mai prima, chi è colui che abbiamo scelto come ideale, o meglio colui che ha scelto noi. L’ho visto così grande, che mi sembrava impossibile avesse pensato a noi. E questa impressione della sua immensità mi è rimasta in cuore per alcuni giorni. Ora il pregare così: “Sia santificato il tuo nome” o “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo” è un’altra cosa per me: è una necessità del cuore. (…) Noi siamo in cammino. E, quando uno viaggia, già pensa all’ambiente che l’accoglierà all’arrivo, al paesaggio, alla città, già si prepara. Così dobbiamo fare anche noi. Lassù si loderà Dio? Lodiamolo allora fin da questo momento. Lasciamo che il nostro cuore gli gridi tutto il nostro amore, lo proclami, insieme con gli angeli, con i santi: “Santo, Santo, Santo”. Esprimiamogli la nostra lode con la bocca e con il cuore. Approfittiamone per ravvivare certe nostre quotidiane preghiere che hanno questa finalità. E diamogli gloria anche con tutto il nostro essere. (…) Lodiamolo al di là della natura o nel profondo del nostro cuore. Soprattutto, viviamo morti a noi stessi e vivi alla volontà di Dio, all’amore verso i fratelli. Siamo anche noi, come diceva Elisabetta della Trinità, una “lode della sua gloria”. Anticiperemo così un po’ di Paradiso, e Dio sarà ripagato dell’indifferenza di innumerevoli cuori che oggi vivono nel mondo. Chiara Lubich, Rocca di Papa, 22.1.1987 (altro…)

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Separarsi… e poi?

Un dialogo delicato e profondo sul dramma della separazione
«Quando la separazione investe la propria persona è tragedia. Sia se annunciata come fulmine a ciel sereno sia se ponderata da tempo, la separazione ha sempre contorni dolorosi; per chi la subisce ma anche per chi la provoca; quando è ancora in itinere o se è irrimediabilmente conclamata. Con questo libretto vorremmo aprire un dialogo con quanti ne sono sfiorati da vicino (genitori, figli, parenti) o la stanno vivendo in prima persona. Cercheremo di farlo in punta di piedi, nel rispetto dell’unicità che sempre caratterizza ogni separazione e convinti che al di fuori dei protagonisti, nessuno può dare un benché minimo giudizio sulle diverse vicende».

يوليو 2011 كلمـة الحيـاة

توجّه يسوع بهذه الكلمات إلى بطرس ويعقوب ويوحنا عندما إستولى عليهم النعاس، خلال نزاعه في بستان الجثمانية. لقد أخذ معه الرسل الثلاثة هؤلاء الذين شهدوا تجلّيه فوق جبل طابور، أخذهم ليكونوا إلى جانبه في محنته ويستعدّوا لها بالصلاة معه، فالذي سيحدث سيكون تجربة أليمة بالنسبة إليهم أيضاً.

“إسهروا وصلّوا لئلا تقعوا في تجربة. إن الروح مستعد أمّا الجسد فضعيف”

كلمات يسوع هذه – إذ نقرأها على ضوء الظروف حين نطقها – تعكس أولاً حالته الروحية، أي الطريقة التي سيواجه بها المحنة، قبل أن تُعتبر بمثابة توصيات يوجّهها إلى تلاميذه. أمام آلامه الرهيبة الوشيكة يصلّي يسوع بكل قواه وكل ذاته، ويصارع رهبة الموت والخوف منه، فيرمي ذاته في محبّة الآب كي يبقى أميناً لإرادته حتى المنتهى، ويحث رسله على التشبُّه به.

يبدو لنا يسوع هنا مثالاً لكل من عليه أن يواجه محنة، ولكنه أيضاً أخٌ، يقف إلى جانبنا في ذلك الوقت الصعب.

“إسهروا وصلّوا لئلا تقعوا في تجربة. إن الروح مستعد أمّا الجسد فضعيف”

غالباً ما تتردّد، على لسان يسوع، الدعوة إلى السهر. وما يقصده بـ “السهر” هو ألاّ ندع النعاس الروحي يتغلّب علينا، فنبقى على إستعداد دائم لاستقبال إرادة الله، ونتعلّم كيف نقرأ علاماتها في تفاصيل حياتنا اليومية، وبالأخص أن نعرف كيف نقرأ الصعوبات والآلام على نور محبّة الله.

و”السهر” لا ينفصل أبداً عن الصلاة، إذ لا بدّ من الصلاة للتغلب على المحن. نستطيع أن نتخطّى ضعف الإنسان (أي “ضعف الطبيعة البشرية”) من خلال تلك القوة التي تأتينا من الروح.

“إسهروا وصلّوا لئلا تقعوا في تجربة. إن الروح مستعد أمّا الجسد فضعيف”

كيف نعيش كلمة الحياة لهذا الشهر؟

نحن أيضاً علينا أن نتوقّع أننا سنواجه تجارب عدّة، الصغيرة منها والكبيرة، التي نلتقي بها كل يوم. تجارب عادية، كلاسيكية لا بد أن يتعرّض لها كل مسيحي. والشرط الأول للتغلُّب على التجربة، أيّة تجربة كانت هو “السهر”، كما ينبِّهنا يسوع. ولكن علينا أن نعرف كيف نميّز وندرك أنها تجارب يسمح بها الله لا لنقع في اليأس إنما كي ننضج روحياً بالتغلّب عليها.

وفي نفس الوقت علينا أن نصلّي. الصلاة ضرورية، لأن هناك نوعين من التجارب نحن معرَّضون لهما في تلك الأوقات أكثر من غيرها: من جهة الوقوع في فخ الإدّعاء بأننا قادرون على التغلُّب على التجربة بقدرتنا الذاتية، ومن جهة أخرى الشعور العكسيّ، أي بأننا لن نستطيع الخروج منها لأنها تفوق قدرتنا. إنما يسوع يقول لنا العكس مؤكِّداً أن الآب السماوي لن يبخل علينا بقوة الروح القدس إن نحن سهرنا طالبين منه هذا الروح بإيمان.

كيارا لوبيك (أبريل 1990)

[:ot]Kelma tal-Ħajja – Lulju 2011[:]

[:ot]Download – Kelma tal-Ħajja – Lulju


Dan il-kliem Ġesù qalu lil Pietru, ’il Ġakbu u ’l Ġwanni fl-agunija tiegħu fil-Ġnien tal-Ġetsemani, meta mar ħdejhom u sabhom reqdin. Hu kien ħa miegħu lil dawn it-tliet appostli, l-istess tlieta li kienu preżenti fuq il-muntanja Tabor meta nbidel quddiemhom. Ġesù riedhom ikunu qribu f’dak il-mument diffiċli. Ried ukoll li jħejju ruħhom flimkien miegħu bit-talb għax kellhom jgħaddu minn żmien diffiċli huma wkoll. “Ishru u itolbu biex ma tidħlux fit-tiġrib. L-ispirtu, iva, irid; imma l-ġisem dgħajjef”. Jekk naqraw dan il-kliem fid-dawl taċ-ċirkustanzi li fihom qalu Ġesù, qabel ma nqisuh bħala twissija li qed jagħti lid-dixxipli, jeħtieġ li naraw dak li Ġesù kien qed għaddej minnu Hu. Jiġifieri naraw kif Hu kien qed iħejji ruħu għall-prova. Ġesù ra l-passjoni riesqa lejH u għalhekk talab bil-ħeġġa kollha, ħadha kontra l-biża’ tal-mewt, intefa’ fi ħdan il-Missier li hu Mħabba biex jibqa’ fidil għar-rieda tiegħu sal-aħħar. Ried ukoll jgħin lill-appostli biex huma jagħmlu bħalu. Hawnhekk naraw f’Ġesù l-mudell għal dawk li jkollhom jgħaddu mill-prova u fl-istess ħin narawh bħala ħuna li jkun maġenbna f’dak il-mument diffiċli. “Ishru u itolbu biex ma tidħlux fit-tiġrib. L-ispirtu, iva, irid; imma l-ġisem dgħajjef”. Kien hemm drabi oħra meta Ġesù  wissiena biex nishru. Bil-kelma “ishru” Ġesù jifhem li m’għandniex inħallu n-nagħas spiritwali jirbħilna, li għandna nkunu dejjem lesti li nilqgħu r-rieda t’Alla, li fil-ħajja tagħna ta’ kuljum għandna nindunaw xinhi r-rieda tiegħu mis-sinjali li jibgħatilna. Fuq kollox irridu nagħrfu d-diffikultajiet u t-tbatijiet u narawhom fid-dawl tal-imħabba t’Alla. Aħna ma nistgħux nishru jekk ma nitolbux għax mingħajr it-talb ma nkunux nistgħu nirbħu l-prova. Id-dgħufija tal-ġisem u l-fatt li l-bniedem jaqa’ malajr, negħlbuhom bil-forza li jagħtina l-Ispirtu s-Santu. “Ishru u itolbu biex ma tidħlux fit-tiġrib. L-ispirtu, iva, irid; imma l-ġisem dgħajjef”. Mela kif għandna ngħixu din il-Kelma tal-ħajja ta’ dan ix-xahar? Aħna wkoll ikollna naċċettaw li f’ħajjitna jaslu ħafna provi: provi żgħar jew kbar li nħabbtu wiċċna magħhom kuljum. Jaslu provi normali; provi li bilfors irridu ngħaddu minnhom jekk aħna nsara. Issa, Ġesù jwissina li l-ewwel kundizzjoni biex negħlbu kull prova li tasal fuqna hi li nishru. Jeħtieġ nagħrfu li dawn il-provi jippermettihom Alla, mhux biex aħna naqtgħu qalbna imma biex meta negħlbuhom, aħna nimmaturaw fil-ħajja spiritwali tagħna. Fl-istess ħin jeħtieġ nitolbu. It-talb hu meħtieġ għax aħna esposti għal żewġ tipi ta’ tentazzjonijiet: minn banda nkunu prużuntużi u naħsbu li kapaċi nirbħu waħedna; mill-banda l-oħra nibżgħu li mhux se jirnexxilna; inħossu li l-prova hi aktar b’saħħitha mill-ħila tagħna. Iżda Ġesù jiżgurana li l-Missier mhux se jonqos milli jagħtina l-qawwa tal-Ispirtu s-Santu jekk aħna nishru u nitolbuH bil-fidi. Chiara Lubich


1 Parola di vita, April 1990, ippubblikata fuq ir-rivista Città Nuova, 1990/6, p. 9  

[:]

[:es]El Honor de Dios[:]

[:es]4 de julio de 1976, 01.30 hs. En la noche helada varios hombres irrumpían en la casa parroquial de la iglesia de San Patricio, en el barrio porteño de Belgrano. A la mañana siguiente, sobre la alfombra roja del living, cinco cadáveres en medio de un charco de sangre daban testimonio del horror. [:] (altro…)

Luglio 2011

“Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Queste parole – lette alla luce delle circostanze in cui sono state pronunciate – prima ancora che una raccomandazione rivolta da Gesù ai discepoli, occorre vederle come un riflesso del suo stato d’animo, cioè del modo con cui Egli si prepara alla prova. Di fronte alla passione imminente, Egli prega, con tutte le forze del suo spirito, lotta contro la paura e l’orrore della morte, si getta nell’amore del Padre per essere fedele fino in fondo alla sua volontà ed aiuta i suoi apostoli a fare altrettanto. Gesù qui ci appare come il modello per chi deve affrontare la prova e, nello stesso tempo, il fratello che si mette al nostro fianco in quel difficile momento. “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. L’esortazione alla vigilanza ricorre spesso sulle labbra di Gesù. Vigilare per Lui vuol dire non lasciarsi mai vincere dal sonno spirituale, tenersi sempre pronti ad andare incontro alla volontà di Dio, saperne cogliere i segni nella vita di ogni giorno, soprattutto saper leggere le difficoltà e le sofferenze alla luce dell’amore di Dio. E la vigilanza è inseparabile dalla preghiera, perché la preghiera è indispensabile per vincere la prova. La fragilità connaturale all’uomo (“la debolezza della carne”) può essere superata mediante quella forza che viene dallo Spirito. “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Come vivere allora la Parola di vita di questo mese? Anche noi dobbiamo mettere in programma l’incontrop con la prova: piccole, grandi prove che s’incontrano ogni giorno. Prove normali, prove classiche in cui chi è cristiano non può un giorno o l’altro non imbattersi. Ora, la prima condizione per superare la prova, ogni prova – ci avverte Gesù – è la vigilanza. Si tratta di saper discernere, di rendersi conto che sono prove permesse da Dio non già perché ci scoraggiamo, ma perché, superandole, maturiamo spiritualmente. E contemporaneamente dobbiamo pregare. E’ necessaria la preghiera perché due sono le tentazioni a cui siamo maggiormente esposti in questi momenti: da un lato la presunzione di cavarcela da soli; dall’altro il sentimento opposto, cioè il timore di non farcela, quasicché la prova sia superiore alle nostre forze. Gesù, invece, ci assicura che il Padre celeste non ci lascerà mancare la forza dello Spirito Santo, se vigiliamo e glielo chiediamo con fede. Chiara Lubich Parola di vita, aprile 1990, pubblicata in Città Nuova, 1990/6, p. 9.

Tolleranza? Di più, dialogo.

Vescovi amici dei Focolari in Kenya, Madagascar, Camerun

“Riscoprire i disegni di Dio oggi” è stato il tema conduttore dei tre convegni internazionali dei Vescovi amici del Movimento dei focolari nel mese di maggio e giugno. Comune l’argomento centrale, il desiderio di vivere la comunione fraterna fra Vescovi, l’approfondimento della spiritualità e della vita di comunione; diverse le caratteristiche in ogni Paese e le sfumature che ogni appuntamento ha evidenziato. A Nairobi, nella cittadella di testimonianza dei Focolari in Kenya, chiamata anche “Mariapoli Piero”, dal 23 al 27 maggio, si sono riuniti sedici Vescovi cattolici, provenienti dal Sud Africa, Angola, Tanzania, Uganda, Burundi e Kenya. Vari sono stati i momenti di scambio di esperienze, da quelle personali a quelle pastorali, con uno sguardo ad alcune sfide che il continente africano sta affrontando. Per un approfondimento sul convegno keniota leggi Nairobi: convegno di vescovi amici dei Focolari. A Moramanga, Madagascar, (dal 31 maggio al 3 giugno), l’appuntamento con nove Vescovi venuti da ogni parte dell’Isola, la quarta più grande isola del mondo. Tra loro Mons. Antonio Scopelliti, arrivato come giovane missionario e da molti anni Vescovo di Ambatondrazaka e promotore della comunione fra Vescovi, con preti e laici, ma anche vari Vescovi originari del Madagascar, come Mons. Michel Malo (Arcivescovo di Antsiranana) e il Nunzio Apostolico Mons. Eugene Martin Nugent. Ultimo appuntamento in Camerun: cominciato a Bamenda il 7 giugno e conclusosi l’11 giugno, nella cittadella di Fontem. Ad accogliere i Vescovi c’erano il prefetto e due “Chiefs” della tribù dei Bangwa, che hanno espresso la loro gioia di ricevere questi visitatori illustri su una terra che testimonia la “nuova evangelizzazione”, avviata per l’esperienza di unità tra i loro popoli e i Focolari. Con la visita all’ospedale, al collegio e alla falegnameria i vescovi hanno potuto rendersi conto della vita evangelica di ogni giorno, apprezzando soprattutto “l’amore con cui si portano avanti tutte le attività”. Vivo tra loro il ricordo di Mons. Paul Verdzekov, deceduto lo scorso anno, che nella sua vita diede una forte testimonianza, con radici nella spiritualità focolarina. “E’ stato un padre per tutti noi” commentava Mons. Ntep, vescovo di Edéa (Cameroun). Nella cattedrale, dopo aver visitato la sua tomba, hanno celebrato la santa Messa con la partecipazione di tanti cristiani per i quali la sua memoria è sempre presente. I Vescovi hanno approfittato di questi giorni per approfondire argomenti di grande interesse per loro: gli effetti, in Africa, dell’Economia di Comunione; la formazione dei formatori; l’Esortazione Apostolica Verbum Domini. Importante anche il tema dell’Inculturazione. A riguardo, Mons. Ntalou, vescovo di Garoua (Cameroun) ha detto: “Così come ci vuole lo sforzo di conoscere i ‘semi del Verbo’ nelle nostre culture, altrettanto ci vuole l’impegno di conoscere la luce del Vangelo, perché é in Gesù e in Lui solo che troviamo la pienezza della salvezza”. Nel saluto finale Mons. Bushu, vescovo di Buéa (Cameroun) sembrava esprimere il pensiero di tutti: “Ringrazio Dio per questa settimana, per aver vissuto alla Sua presenza…”. “La santità é un dono, non un’attività” – ha concluso il Card. Vlk, sottolineando come tutto è un dono di Dio: “La nostra identità é vivere in armonia col dono ricevuto”. In tutti e tre i Convegni momento culmine è stato il “Patto d’amore reciproco”, concluso tra i Vescovi presenti durante la concelebrazione eucaristica. (altro…)

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I Giovani per un Mondo Unito alla GMG di Madrid

Ecco alcune linee di programma, con i principali appuntamenti comuni, e i 4 appuntamenti curati dai giovani dei Focolari, che parteciperanno alla GMG con le Diocesi di appartenenza. GMG/WYD 2011 – Madrid

  • Martedì 16 agosto 20:00 Inaugurazione della GMG – Messa a Piazza Cibeles di Madrid 22:00 Gen Rosso in Concert “DIMENSIONE INDELEBILE”. Auditorium Pilar García Peña (Parque Pinar del Rey) – *
  • Mercoledì 17 agosto 10:00 Catechesi dei Vescovi 22:00 Musical “LIFE, LOVE, LIGHT” Una di noi. Una vita realizzata. Chiara Luce Badano, beatificata il 25.09.10 da Benedetto XVI. Auditorium Pilar García Peña (Parque Pinar del Rey) – *
  • Giovedì 18 agosto 10:00 Catechesi dei Vescovi 12:00 Arrivo del Papa all’aeroporto di Barajas. Cerimonia di benvenuto. 12:40 Entrata del Papa a Madrid. Arrivo alla Nunziatura. 16:00 Benvenuto al Papa. Cerimonia di ricevimento del Santo Padre. 19:30 Atto di benvenuto dei giovani nella Piazza Cibeles. 22:00 Gen Rosso in Concert “DIMENSIONE INDELEBILE”. Auditorium Pilar García Peña (Parque Pinar del Rey) – *
  • Venerdì 19 agosto 10:00 Catechesi dei Vescovi 11:30 Incontro del Papa al Monastero de El Escorial con giovani religiose. Ore 12:00 Incontro del Papa al Monastero de El Escorial con 1.000 giovani professori universitari nella Basilica. 19:30 Via Crucis 22:00 “Adorazione – Get together”, Giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari. Chiesa PP Carmelitani: Via Ayala, 35 (Madrid) Metro Velázquez – linea 4 (15 minuti a piedi dal luogo dove si terrà la Via Crucis)

  • Sabato 20 agosto 16:00 Momento di preparazione a Cuatro Vientos. I giovani arriveranno a poco a poco all’aerodromo e occuperanno i vari posti. Sul palco avranno luogo diverse attività (testimonianze di giovani, musica, preghiere, etc.). 19:40 Visita alla Fondazione Istituto San José. 20:30 Veglia con il Papa nell’aerodromo di Cuatro Vientos. 23:00 Notte a Cuatro Vientos

  • Domenica 21 agosto 09:00 Arrivo del Papa a Cuatro Vientos 09:30 Messa di invio della GMG 17:30 Incontro del Papa con i volontari 18:30 Saluto del Papa

(*) Come arrivare all’Auditorium Pilar García Peña (Parque Pinar del Rey) Via: López de Hoyos c/v carretera de Canillas (Madrid) Metro: Pinar del Rey- linea 8 – Bus: 9, 72, 73 (altro…)

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Ridere in famiglia

Per superare le piccole e grandi avversità di ogni giorno
«Questo libricino parla del ridere, una delle energie più misteriose e importanti della vita. Ridere è esporsi, scoprirsi, lasciarsi spiazzare, aprirsi alla relazione, non voler tenere tutto sotto controllo. È trasformare una giornata storta in una riuscita. È un modo per rimanere piccoli, guardare le cose da un’altra angolatura, uscire da una strettoia e ritrovare la strada maestra».
Tolleranza? Di più, dialogo.

Amicizie impensabili, tra persone di diverse convinzioni

«Nella DDR, dopo la svolta del 1989, non essendo più gratuita la partecipazione ad associazioni sportive, a causa del taglio delle sovvenzioni, molti giovani passavano negli ambienti neonazisti. E nessuno faceva niente. Disperato, sono andato addirittura dal prete cattolico, con il quale non avevo avuto mai niente a che fare in tutta la mia vita, per cantargliela: come mai la Chiesa non fa nulla?» È un allenatore della Sassonia, nella Germania orientale, a descrivere l’inizio di una ormai lunga amicizia con un sacerdote cattolico, pur non avendo un credo di tipo religioso. Cambio di scena. Un ex-ufficiale dell’armata del popolo e poi professore all’istituto superiore della sicurezza dello stato, cioè dei servizi segreti della DDR, partecipa al 50° anniversario del suo esame di maturità e incontra un collega di classe, che aveva intrapreso una strada tutta diversa. Si era fatto prete. Ma la diversità delle loro strade non ostacola  l’amicizia che comincia a spuntare, anzi la favorisce. Il professore, infatti, ha iniziato già negli ultimi anni della DDR una ricerca intellettuale e per questo è stato rimosso dal suo posto di lavoro. La sua concezione di una società socialista non è compatibile con gli interessi del sistema al potere. Come altri, anche i due personaggi, l’allenatore e il professore della sicurezza dello stato, hanno poi trovato prospettive nuove nei raduni del Movimento dei focolari. Così nello scorso maggio hanno partecipato all’ incontro tra cristiani e persone senza un riferimento a una fede religiosa nel Centro Mariapoli di Zwochau, nelle vicinanze di Lipsia, (5 al 9 maggio 2011).

Centro Mariapoli di Zwochau

Hanno partecipato anche Claretta dal Rì, Nella Ammes e Franz Kronreif del centro del «dialogo con persone di convinzioni non religiose» del Movimento. Questo centro a Rocca di Papa coordina e sviluppa, su scala mondiale, il cammino comune di uomini con e senza riferimenti religiosi, sulla base di valori comuni e di un rispetto reciproco, che nasce dall’amore. Nessuno cerca di tirare l’altro sulla propria sponda di visione del mondo. Le cosiddette «nuove regioni» della Germania sono un terreno fertile per questo tipo di dialogo. In poche parti del mondo il fatto religioso ha un ruolo così insignificante nella vita degli uomini. Solo il 15-18% delle persone sono battezzate in una delle chiese cristiane, l’80% non ha alcuna affinità con una qualsiasi religione, con tendenza a crescere. Come dimostrano i due esempi, non c’è avversità contro la religione o le chiese. Ci sono dei punti d’incontro  quando si tratta di questioni e valori in comune. I contenuti più centrali della religione trovano perfino interesse e suscitano stupore. Per i più sono semplicemente sconosciuti. È richiesto un dialogo con grande sensibilità che permette di scoprire i valori e gli ideali dell’altro e di trovare un linguaggio che riesca a veicolare i tesori dell’ una e dell’altra parte. «Il nostro scopo è il mondo unito.  Non saremo tutti cristiani. La dimensione è molto più grande.(…) L’unica cosa che conta è l’amore». Così Chiara Lubich parlava del dialogo ai membri del Movimento. Quanto queste persone «religiosamente disarmoniche», per usare un termine di Max Weber, condividano questa visione della vita, costruire, cioè, un mondo unito nella fratellanza, lo evidenzia un momento dell’incontro a Zwochau. Uno scrittore e una giornalista erano appena   ritornati da una crociera di qualche settimana. Gli scopi e i contenuti del Movimento  a loro sembravano talmente interessanti e importanti che ne hanno parlato con i  compagni di viaggio, convinti che sicuramente li conoscessero. «Ma neanche un cattolico bavarese col quale pranzavamo ne aveva sentito parlare prima!» hanno rilevato. Così hanno preso al volo l’invito di occuparsi loro stessi della diffusione dei valori comuni. Pochi giorni dopo, infatti, su iniziativa della giornalista è apparso un articolo sull’incontro di Zwochau e sugli «ospiti romani» in un giornale della regione. (altro…)

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Genfest 2012: Costruendo ponti…

20110621-02Quasi un centinaio tra giovani e meno giovani si sono incontrati al Centro Mariapoli di Castelgandolfo il 18 e 19 giugno per definire i punti chiave dell’evento. La provenienza molto variegata dei partecipanti – dal Brasile, alle Filippine, alla Cina, al Madagascar – ha permesso di avere una visione genuinamente “globale” dei contenuti e del programma, che non si limiterà al raduno all’Arena: su suggerimento e contributo dei giovani ungheresi, infatti, l’intenzione è quella di coinvolgere l’intera città, uscendo dalle mura del palasport e prevedendo dei momenti su strade, piazze e – soprattutto, dato il loro significato particolare per la capitale ungherese – ponti di Budapest. Fondamentale sarà il cammino di avvicinamento al Genfest durante l’anno che rimane, non solo per organizzare i dettagli dell’evento, ma anche per coinvolgere altri giovani e prepararsi ad un momento che vuole essere non un fine in sé, ma il culmine di un percorso di fraternità mondiale che non finisce lì: per questo ora parte il lavoro nelle singole nazioni. Non diciamo altro per non rovinare la sorpresa, ma per ora segnate le date sull’agenda: i Giovani per un Mondo Unito vi aspettano a Budapest dal 31 agosto al 2 settembre 2012. http://giovaniperunmondounito.blogspot.com/ [nggallery id=55] (altro…)

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[:fr]Une vie au service de l’unité de la famille humaine[:]

[:fr]Cette bio­graphie de Chiara Lubich (1920−2008) se fonde à la fois sur les témoi­gnages récemment recueillis de ses pre­mières com­pagnes et de ses pre­miers com­pa­gnons qui ont partagé avec elle une longue aventure humaine et spi­ri­tuelle, et sur des docu­ments écrits. A partir de là, l’auteur avance dans un récit chro­no­lo­gique qui part de l’Italie du Nord pour aller jusqu’aux confins de la terre. Le style ne se veut pas hagio­gra­phique et le propos ne confond pas la figure de la fon­da­trice des Focolari avec son œuvre. Pour la pre­mière fois, dans un livre acces­sible à tous, prend forme une exis­tence à la fois extra­or­di­naire et très simple, dans laquelle l’Évangile a été l’indiscutable point de réfé­rence. Le lecteur pourra ainsi ren­contrer « per­son­nel­lement » Chiara Lubich, sa foi et sa volonté, ses réa­li­sa­tions et les recon­nais­sances obtenues, mais aussi les doutes et les souf­frances qui ne lui furent pas épargnés et que chacun de nous peut rencontrer. Armando Torno, né à Milan en 1953, est édito­ria­liste d’un des prin­cipaux quo­ti­diens ita­liens, Il Cor­riere della Sera. Il a dirigé pendant  douze ans les pages cultu­relles de Il Sole 24 ore et pendant trois ans celles de Il Cor­riere della Sera. Il a déjà écrit de nom­breux livres, dont une quin­zaine chez Mon­dadori. Source: Nouvelle Cité[:]

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Cette bio­graphie de Chiara Lubich (1920−2008) se fonde à la fois sur les témoi­gnages récemment recueillis de ses pre­mières com­pagnes et de ses pre­miers com­pa­gnons qui ont partagé avec elle une longue aventure humaine et spi­ri­tuelle, et sur des docu­ments écrits. A partir de là, l’auteur avance dans un récit chro­no­lo­gique qui part de l’Italie du Nord pour aller jusqu’aux confins de la terre. Le style ne se veut pas hagio­gra­phique et le propos ne confond pas la figure de la fon­da­trice des Focolari avec son œuvre. Pour la pre­mière fois, dans un livre acces­sible à tous, prend forme une exis­tence à la fois extra­or­di­naire et très simple, dans laquelle l’Évangile a été l’indiscutable point de réfé­rence. Le lecteur pourra ainsi ren­contrer « per­son­nel­lement » Chiara Lubich, sa foi et sa volonté, ses réa­li­sa­tions et les recon­nais­sances obtenues, mais aussi les doutes et les souf­frances qui ne lui furent pas épargnés et que chacun de nous peut rencontrer. Armando Torno, né à Milan en 1953, est édito­ria­liste d’un des prin­cipaux quo­ti­diens ita­liens, Il Cor­riere della Sera. Il a dirigé pendant  douze ans les pages cultu­relles de Il Sole 24 ore et pendant trois ans celles de Il Cor­riere della Sera. Il a déjà écrit de nom­breux livres, dont une quin­zaine chez Mon­dadori. Source: Nouvelle Cité

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Cette bio­graphie de Chiara Lubich (1920−2008) se fonde à la fois sur les témoi­gnages récemment recueillis de ses pre­mières com­pagnes et de ses pre­miers com­pa­gnons qui ont partagé avec elle une longue aventure humaine et spi­ri­tuelle, et sur des docu­ments écrits. A partir de là, l’auteur avance dans un récit chro­no­lo­gique qui part de l’Italie du Nord pour aller jusqu’aux confins de la terre. Le style ne se veut pas hagio­gra­phique et le propos ne confond pas la figure de la fon­da­trice des Focolari avec son œuvre. Pour la pre­mière fois, dans un livre acces­sible à tous, prend forme une exis­tence à la fois extra­or­di­naire et très simple, dans laquelle l’Évangile a été l’indiscutable point de réfé­rence. Le lecteur pourra ainsi ren­contrer « per­son­nel­lement » Chiara Lubich, sa foi et sa volonté, ses réa­li­sa­tions et les recon­nais­sances obtenues, mais aussi les doutes et les souf­frances qui ne lui furent pas épargnés et que chacun de nous peut rencontrer. Armando Torno, né à Milan en 1953, est édito­ria­liste d’un des prin­cipaux quo­ti­diens ita­liens, Il Cor­riere della Sera. Il a dirigé pendant  douze ans les pages cultu­relles de Il Sole 24 ore et pendant trois ans celles de Il Cor­riere della Sera. Il a déjà écrit de nom­breux livres, dont une quin­zaine chez Mon­dadori. Source: Nouvelle Cité

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Dedicato a Chiara

Undici canzoni dedicate a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, alla sua storia, alle sue meditazioni e al vissuto di chi accoglie nella propria quotidianità la luce del suo carisma. Un percorso in musica dallo slancio delle origini fino all’esplosione di gioia di chi scopre qual è il più grande valore della vita: amarsi scambievolmente così da meritare la presenza di “Gesù in mezzo”, presenza che Lui ha promesso laddove due o più sono uniti nel Suo nome, cuore della spiritualità della Lubich.
Dedicato a Chiara. Segui l’intervista a Daniele Ricci, cliccando qui.
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Adozione internazionale – “Se ami il mio paese, ami me”

“Non ci spaventa un figlio che viene da lontano e che avrà tratti somatici, colore della pelle, cultura e modi di vivere diversi dai nostri – dicono Maria Pina e Angelo Caporaso – Anzi, ci entusiasma poter donare il nostro amore, aprire la nostra casa e il nostro cuore a bambini toccati dal dramma dell’abbandono.” La voce delle famiglie, gli aspetti socio-culturali e politico-istituzionali dell’intercultura al convegno dal titolo Se ami il mio paese, ami me – percorsi interculturali nell’adozione internazionale (11 e 12 giugno 2011 Castel Gandolfo Roma), svolto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. L’incontro promosso da Azione per Famiglie Nuove onlus era rivolto agli addetti ai lavori (assistenti sociali, psicologi, insegnanti, operatori del settore, politici, ecc.) e, in modo particolare, alle coppie orientate all’adozione. Gli interventi di rappresentanti e referenti esteri di alcuni Paesi in cui AFN opera hanno messo in luce il lavoro che viene svolto nel Paese d’origine dei bambini dalle Autorità centrali estere e dagli operatori di AFN. Il punto di vista dei bambini e ragazzi adottati è emerso dalle varie riflessioni e in particolare dalle testimonianze di due ragazze gemelle brasiliane adottate nel 1984, oggi una psicologa e un’assistente sociale. “Il mondo delle adozioni è un laboratorio di esperienze, ci porta nell’orizzonte delle differenze. Include dinamiche relazionali che aiutano ad essere pionieri di un mondo dove tutti, persone e popoli sappiano reciprocamente adottarsi.” Così  Giuseppe Milan, professore di pedagogia interculturale all’Università di Padova, che ha evidenziato l’importanza della rete tra famiglie che “facilita il contatto-incontro e l’accompagnamento educativo e può dare una via di salvezza all’acrobata senza rete: il bambino adottato.” Secondo il professor Alberto Lo Presti, è necessario ripartire dal concetto di bene comune, un valore che si è perso nelle società moderne e “potrà realizzarsi facendo lievitare quel comune fino al punto di includervi ogni uomo.” L’adozione oggi si colloca a differenza di anni fa in una società multiculturale di fatto dove l’immigrazione diviene sempre più stabile. Tuttavia tale realtà è accompagnata da ansie e preoccupazioni che investono anche le coppie adottive.” Ha detto la Prof.sa Milena Santerini, ordinario di Pedagogia sociale e interculturale alla Cattolica di Milano, dirigente dell’Ente Autorizzato per le adozioni internazionali, ACAP-Sant’Egidio. “I genitori sensibili devono pensare il bambino/a adottato che viene da un’altra cultura… come una persona in crescita, con alcuni tratti innati, varie esperienze fatte già nei primi mesi o anni, ma soprattutto aperto al cambiamento e alle influenze dall’esterno.” “Il nostro percorso adottivo è iniziato in un momento in cui la nostra vita era molto ricca di esperienze e orientata al sociale.” – Rita e Mario Navarrete sono una famiglia multietnica: la bambina del Vietnam, adottata all’età di 6 anni, lui dell’America Latina e lei europea. – “L’impatto con Yngat non è stato leggero…Ognuno di noi ha dovuto superare ostacoli interiori che nemmeno credeva di avere e questo lavoro costante ci ha maturato come persone. Certo abbiamo anche chiesto aiuto nei momenti più delicati, rivolgendoci ai servizi cittadini ed anche frequentando gruppi di famiglie con le quali condividiamo le esperienze di vita. Un cammino che continua.” La sfida adottiva è complessa quanto affascinante. Richiede di essere aperti all’umanità e disposti ad andare oltre le proprie aspettative. Occorre accogliere il bambino così come è, perdendo i propri schemi di riferimento culturali e comportamentali, affinché possa prendere avvio il reciproco scambio di doni genitori-figli, nella costruzione di una comune appartenenza entro la complessa rete familiare e sociale. Quando un figlio arriva da lontano, Città Nuova n.11/2011 (altro…)

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Igino Giordani: da Montecitorio al mondo


Vedi tutti gli interventi su video (WebTV Camera Deputati)

Servizio fotografico: T. Arzuffi

«La politica è fatta per il popolo e non il popolo per la politica. Essa è un mezzo, non è un fine. Prima la morale, prima l’uomo, prima la collettività, poi il partito, poi le tavole del programma, poi le teorie di governo». Esordisce con questa citazione di Giordani, Gianfranco Fini, presidente della Camera del Parlamento italiano, aprendo l’incontro dedicato al deputato popolare, che ha ben conosciuto i tempi difficili delle persecuzioni fasciste, le atrocità della guerra, l’incertezza della ricostruzione. Siamo nella Sala della Lupa, il 14 giugno 2011, affollata da 200 persone. Davanti a questo pubblico Fini ha poi individuato tre capisaldi nell’agire di Giordani: dignità dell’uomo, libertà, lavoro. Battaglie da lui condotte talvolta in anticipo sui tempi e a rischio incomprensioni come per la legge sull’obiezione di coscienza. Il presidente della camera ricorda anche una sua battaglia personale andata a vuoto: la richiesta al Parlamento europeo di non disconoscere il ruolo del cristianesimo nelle radici dell’Europa. La sconfitta politica, le incomprensioni hanno un gusto amaro, certo, ma Giordani, in momenti critici della storia parlamentare pur tra urla e contrasti ideologi fortissimi riesce a far primeggiare ragionevolezza, umanesimo, spirito cristiano che convince anche i marxisti.  Lo ricorda in vari passaggi, Alberto Lo Presti, direttore del Centro Giordani che ne tratteggia la figura, lasciandogli in più momenti la parola attraverso filmati di suoi interventi.  Da Montecitorio al mondo era il titolo scelto per il momento commemorativo ad indicare l’universalità del messaggio di Giordani, ma al contempo la particolarità di un incontro che svoltosi proprio a Montecitorio, capovolse letteralmente la sua vita, rendendolo irriconoscibile agli stessi compagni di partito.  I particolari di questo incontro con Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei focolari, che trasmise a Giordani la passione per l’unità e per un vangelo che entra nella storia e può risolvere anche per le problematiche sociali più complesse, li racconta Maria Voce, attuale presidente del movimento. «(Chiara) avvicinava Dio: lo faceva sentire Padre, fratello, amico, presente all’umanità» cita Maria Voce che esplicita la visione politica di Chiara Lubich, centrata sul principio di fraternità che «consente di comprendere e far proprio il punto di vista dell’altro così che nessun interesse e nessuna esigenza rimangano estranei».«Ci vuole un patto di fraternità per l’Italia – è l’auspicio della presidente dei Focolari, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti». L’eredità della Lubich e di Giordani, raccolte dall’Mppu (Movimento politico per l’unità), propone a parlamentari e politici, amministratori e funzionari, studiosi in tutto il mondo,di declinare il principio di fraternità, all’interno dell’agire politico. Come si applica praticamente lo spiegano appunto due parlamentari italiani, di opposte parti politiche che hanno accolto questa sfida. Giacomo Santini, senatore del Popolo delle libertà, ammette la difficoltà nel «considerare fratello chi dall’altra parte dell’emiciclo ti ha insultato pochi minuti prima, come provocatoriamente la Lubich invita a fare» eppure è possibile e Giordani lo ha dimostrato restando nella trincea politica, nelle contrapposizioni ideologiche, ma nel rispetto della diversità. Letizia De Torre, deputato del Partito democratico ricorda un Giordani «sicuro delle proprie convinzioni, ma non arroccato, capace di vedere il positivo, capace di dialogo». Ora raccogliere la sua eredità significa per la De Torre «ricostruire una democrazia della comunità e non del 50 per cento più uno, una democrazia della reciprocità nel Parlamento e nel Paese». La parola passa poi agli studenti delle scuole di partecipazione animate in tutto il mondo dal movimento politico, che aprono gli orizzonti della speranza e del rinnovamento, partendo magari da situazioni di crisi estrema come ad esempio in Argentina. Carlos, in Italia per conseguire una specializzazione in diritto del lavoro racconta che durante la crisi del 2000, quando il suo paese era sul lastrico, la scelta di investire in formazione politica poteva sembrare utopica e non certamente risolutiva dei drammi quotidiani: oggi ha fruttato 200 amministratori locali che nell’ottica della fraternità provano a dare risposta ai problemi del Paese, mentre le scuole si sono moltiplicate fino alla Terra del fuoco. Anche in Brasile, la denuncia delle diseguaglianze sociali e dell’opprimente povertà non è stata ritenuta sufficiente da Daniel, giornalista che sta frequentando un master di Scienza politica all’Università Sophia di Loppiano. Ritornare alla logica del servizio, di una coscienza formata al bene comune, di un chinarsi fino in fondo sui problemi del proprio paese sono state le linee guida della sua scelta di impegno mutuate proprio dall’esperienza del movimento politico e dal pensiero di Giordani, che dalla piccola aula di Montecitorio, in modo magari da lui stesso mai immaginato, è ora un maestro di vita e di impegno in tutto il mondo. (altro…)