12 Dic 2016 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Attraverso il Movimento dei Focolari Dio ha visitato il popolo Bangwa […] Hanno vissuto il patto dell’amore scambievole con il popolo Bangwa e insegnato la spiritualità dell’unità e la fraternità universale […] Hanno ridotto la mortalità infantile dal 90% a praticamente lo zero; hanno lavorato duramente per eliminare la mortifera mosca Tsetse che faceva di Fontem una valle di morte; migliaia di persone non avrebbero avuto una buona formazione scolastica senza di loro; hanno messo alla portata di tutti buone condizioni sanitarie […] Ora è il momento di celebrare l’amore di Dio per tutto il popolo di Lebialem». Questi alcuni passaggi della lettera con cui mons. Andrew Nkea, vescovo di Mamfe, aveva indetto il 2016 come anno giubilare di ringraziamento a Dio per l’arrivo dei Focolari tra il popolo Bangwa. Assieme ad una preghiera da recitare ogni giorno, la lettera ripercorre i momenti salienti di questi 50 anni, ricordandone i protagonisti e quanti nel corso di questa storia hanno dato la vita. Essa esprime anche il sentire dei Fon – re dei territori della regione –, dei responsabili delle istituzioni e di tutta la popolazione. Risale al 1966 l’arrivo dei primi focolarini medici a Fontem. Rispondere all’emergenza in cui si trovava allora il popolo Bangwa diventò una priorità per tutto il Movimento dei Focolari. Chiara Lubich vi fece la prima visita nello stesso anno, accolta con grande festa dal re, il Fon Defang, dai notabili e da tutto il popolo. Vi ritornerà altre due volte. Nel maggio 2000 così si rivolge ai Bangwa radunati nella grande spianata davanti al palazzo del Fon: «Non mi sento di staccarmi da voi senza avere fatto un patto solenne. Un patto d’amore vicendevole, forte e vincolante. È come una specie di giuramento, in cui ci impegniamo ad essere sempre nella piena pace fra noi e a ricomporla ogni volta si fosse incrinata».

Fontem: Il comitato che ha preparato il Giubileo
A conclusione di quest’anno giubilare, dal 14 al 17 dicembre 2016, si terrà la celebrazione solenne del 50º, alla cui preparazione sono stati parte attiva i Fon e i responsabili delle istituzioni, e che nell’ottobre scorso ha acquisito dimensione nazionale con la sua presentazione, a Yaoundé, al Primo Ministro Philémon Yang. In programma il giubileo del college Our Lady Seat of Wisdom, che con 500 allievi all’anno è tra i cinque migliori istituti pre-universitari nel sistema anglofono del Camerun; testimonianze sulla vita e il lavoro dei Focolari a Fontem; una Conferenza Internazionale sul Dialogo Interreligioso tra Cristianesimo e Religione tradizionale africana, nell’esperienza degli ultimi 50 anni tra il popolo Bangwa. Oggi è forse l’inculturazione del cristianesimo a venire più in evidenza. Per il filosofo e teologo africano Martin Nkafu, direttore del Dipartimento delle Scienze Umane e Sociali dell’Area Internazionale di Ricerca alla Pontificia Università Lateranense di Roma, «il cristianesimo non ha cambiato la mentalità della gente; nell’aderire a Cristo, il Bangwa mantiene la sua personalità, la sua cultura, una visione integra della realtà, e ciò gli permette – per usare le parole di Giovanni Paolo II a Nairobi nel 1982 – di potere essere autenticamente africano e profondamente cristiano».
Tra le iniziative realizzate durante l’anno, il pellegrinaggio dei Fon a Roma nel settembre scorso, per celebrare il Giubileo della Misericordia con papa Francesco e ripercorrere i luoghi di Mafua Ndem, la “regina inviata da Dio”, come fu intitolata Chiara Lubich dal Fon Lucas Njifua Fontem in occasione del suo ultimo viaggio in Camerun. Ma anche un concorso dal titolo “L’intervento di Dio nella storia e vita del popolo Nweh Mundani”, promosso lungo tutto l’anno tra le scuole elementari e secondarie del distretto, con poesie, canzoni, composizioni letterarie e quiz; hanno partecipato con i propri lavori 700 ragazzi di 21 scuole, con il coinvolgimento di altri 4000. La ricorrenza mobilita e collega anche i Bangwa che negli ultimi decenni hanno lasciato il Camerun. Una Commissione per lo Sviluppo, con esponenti in Camerun e in altri Paesi, ha iniziato un dialogo con gli enti dello Stato in vista di azioni concrete nel campo dell’educazione, della salute, della gioventù e della condizione della donna. La celebrazione di questo 50º è seguita con partecipazione dai Focolari nel mondo. La presidente Maria Voce ha accompagnato da vicino il cammino di preparazione, mentre a Fontem saranno presenti il copresidente Jesús Morán e i consiglieri centrali per l’Africa. Fonte: Servizio Informazione Focolari (SIF) (altro…)
7 Dic 2016 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Avevo 19 anni ed una grande sete di Dio», esordisce Chiara Lubich. Ed è così forte questa sua sete che ogni volta che incontra un sacerdote gli chiede: «Mi parli di Dio». Spinta sempre da quella sete intende frequentare l’università cattolica e siccome la sua famiglia non ne ha i mezzi, partecipa ad un concorso per ottenere una borsa di studio, ma per un punto non vi rientra. «Ricordo il pianto che ho fatto, perché credevo che all’università cattolica parlassero di Dio. E ricordo, che in mezzo al pianto, in quel salotto con mia madre, dentro di me ho sentito qualcuno che mi diceva: “Sarò io il tuo Maestro”». Pochi mesi dopo, con il gruppo delle studentesse cattoliche che frequenta, si reca a Loreto, una città del centro Italia dove c’è un grande santuario che custodisce una piccola costruzione che la tradizione sostiene si tratti della casetta di Nazareth dove ha vissuto la Sacra Famiglia. Chiara racconta che quando è entrata in quella casetta, dentro di lei è successo qualcosa di straordinario. «Sono stata presa da una commozione così grande, così grande, che mi sembrava di essere schiacciata dal divino che contemplavo attorno a me. Perché era così viva in me l’idea che di lì era passato magari Gesù, che quelle mura forse avranno sentito riecheggiare la voce di Maria, il suo canto, Giuseppe, l’Annunciazione, l’Angelo … era così viva questa sensazione che io non facevo che piangere». Un pianto, quello di Chiara, provocato «dal peso del divino che mi schiacciava». Durante quei giorni a Loreto, ella racconta che “appena poteva scappava” per andare alla casetta, avvertendo la forte sensazione che Dio stava aprendo una nuova strada che aveva a che fare con quel luogo e con la Sacra Famiglia che l’abitava. Il giorno prima di partire, Chiara entra nel Santuario e lo trova pieno di gente. Rimane in fondo alla chiesa ed è in quel momento che nel cuore sente la voce di Dio: «Ti seguirà una schiera di vergini». Con gli anni capirà che sono i prodromi della nuova via che il Signore sta preparando: il focolare. Dopo quattro anni, nel 1943, avviene un altro fatto, semplice ma decisivo: è inverno, a casa sua manca il latte. La mamma chiede alle figlie più piccole di andare a prenderlo, ma fa freddo. Chiara, pur intenta a studiare, coglie l’invito della madre e si offre di andare lei a prendere il latte, come un gesto di carità nei riguardi delle sorelline. «Lungo la strada – racconta –, sento come se Dio mi dicesse: “Datti tutta a me, datti tutta a me”. Mi fermo sorpresa. Vado a prendere il latte, torno a casa, e scrivo una lettera infuocatissima ad un sacerdote», in cui racconta ciò che aveva avvertito nella sua anima. In quel tempo, a chi esprimeva il desiderio di consacrarsi a Dio veniva consigliato di farlo per un certo tempo e di ripeterlo più volte finché il proposito fosse ben certo. In quella lettera Chiara era così determinata e così presa dall’amore di Dio, da convincere il sacerdote ad autorizzarla a consacrarsi subito e per tutta la vita. È il 7 dicembre 1943 quando si reca, sola e di buon mattino, in chiesa, mentre “infuria una grande bufera”. «Avevo l’impressione di avere il mondo contro», ricorderà Chiara. E ancora: «Mi era stato preparato un panchetto vicino all’altare e avevo un messalino in mano piccolino. Mi fanno pronunciare la formula che mi do totalmente a Dio per sempre. Ero talmente felice che non mi rendevo conto neanche di quello che facevo, perché ero giovane. Solo quando ho pronunciata la formula ho avuto l’impressione come se un ponte cadesse dietro di me, che non potevo più tornare indietro perché ormai ero tutta di Dio. E lì è caduta una lacrima sul messalino. Però la felicità era immensa!». Chiara conclude così il racconto di quel 7 dicembre 1943 che segna la nascita del Movimento dei Focolari: «Sposo Dio, quindi mi aspetto tutto il bene possibile. Sarà una divina avventura. Io sposo Dio! E in seguito abbiamo visto che è stato proprio così». Gustavo Clariá Guarda il video: Chiara ad un convegno di giovani (30/12/1984) (altro…)
5 Dic 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Erminio Longhini nasce a Milano il 19 luglio 1928. Dal matrimonio con Nuccia Longhini nascono Michela, Matteo e Stefano. Già dagli anni dell’università, Nuccia ed Erminio studenti di medicina, intendono mettere al centro della loro professione la persona. «Fin da bambino – racconta lui stesso – ho sentito una forte attrazione verso la Vergine Maria». Forse è per questa sua filiale devozione ad “una così bella Madre”, che pur sommerso dagli obblighi della professione, si presta ad accompagnare i viaggi dei malati a Lourdes. Serio, scrupoloso, esigente, trascorre anni di duro sacrificio impegnato dall’alba a notte fonda, sia con i malati come primario ospedaliero, sia dedicandosi alla ricerca. Ma anche la sua anima è in ricerca. Con Nuccia avverte il bisogno di una spiritualità che accompagni la vita della loro famiglia e in quella dei Focolari trovano la risposta: Dio-Amore, cui Erminio sente di donare tutto se stesso, mettendosi al Suo servizio nei fratelli che incontra. Diventa un focolarino sposato. Grazie a generosi contributi, mette in piedi un reparto di medicina interna con apparecchiature all’avanguardia ed accoglie giovani laureati italiani e di Paesi in via di sviluppo perché si possano formare. Riesce a motivare colleghi ed infermieri e la divisione medica da lui diretta diviene una delle migliori, sia come rapporto umano che tecnico, con centinaia di ricerche pubblicate. Erminio capisce sempre più che non basta curare la malattia, ma la persona.
In collaborazione con l’Università Cattolica, realizza una ricerca in 40 ospedali da cui emerge che il maggior disagio dei malati è il dover dipendere dagli altri. Ed ecco il balenare di un’idea, subito comunicata alla moglie e ad alcuni collaboratori: «Perché non donare un po’ del nostro tempo per instaurare un rapporto umano, uno scambio d’amore con i nostri malati?». Non senza ostacoli e mille complicazioni, Erminio riesce a portare i primi 30 volontari in corsia disposti ad occuparsi dei malati oltre le cure. «Che cosa ho cercato di trasmettere loro? – spiega –. Ciò che avevo imparato da Chiara Lubich: la reciprocità». Da questo primo gruppo, nel 1976 nasce l’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), un’iniziativa incoraggiata, oltre che da Chiara, dai cardinali di Milano, Colombo e Martini e dallo stesso san Giovanni Paolo II che, durante un’udienza a 7.000 volontari dell’Associazione, dice ad Erminio: «Sono contento, dica ai suoi amici di continuare così». Dopo la dolorosa morte della moglie, Erminio affina ancor più la sua mitezza e l’abbandono in Dio. Costretto a continui ricoveri e sempre più frequenti trasfusioni, confida: «Mi sento come una foglia d’autunno in una giornata di vento. Sembrerebbe più desiderabile il venire della sera della vita. Poi capisco che si nasconde una tentazione e al mattino percepisco che mi viene donato un altro giorno e che la vita è vivere il momento presente, contando sulla misericordia di Dio per il passato e sulla speranza per l’avvenire». Nel frattempo, l’AVO si diffonde in tutta Italia e conta oggi 25.000 volontari in 250 ospedali. Per questo suo impegno, nel 2004 Erminio è insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Sanità dal Presidente dell’Italia. Fino alla fine Erminio continua a formare spiritualmente i volontari con scritti e videomessaggi. Negli ultimi mesi, il suo quadro clinico non è certo rassicurante, ma lui è sereno: «Ringrazio Dio perché nella mia vita ho avuto molto di più di quanto immaginavo. Ringrazio la Madonna, e tutte le sere concludo le mie preghiere dicendo: sii Tu a venirmi a prendere e sarà piena letizia. Ti sentirò e ti vedrò». Il 4 novembre scorso si spegne serenamente. Tutti quelli che l’hanno conosciuto e amato sono certi che sia avvenuto proprio come lui desidera, a ricompensa di una vita tutta intrisa di Vangelo. Anna Friso (altro…)
27 Nov 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Ho visto con quanto impegno vi siete preparati, e questo mi dà una grandissima gioia, e tranquillità per il futuro del Movimento, perché ho visto che veramente avete preso sul serio la consegna che Chiara (Lubich) passa alla seconda generazione […] con lo stesso slancio» degli inizi del Movimento. Alle numerose domande che i giovani le hanno rivolto sul punto della spiritualità dell’unità scelto per approfondire in quest’anno, Gesù abbandonato, Maria Voce spiega: «Dio ha mandato il Figlio per ricostruire questi legami (di unità tra Dio e l’uomo e tra gli uomini), quindi per fare un’opera grandiosa». E per fare ciò «Gesù non ha scelto di venire con un’armata […], ma ha scelto un mezzo che forse non viene capito subito: ha scelto il mezzo della croce. Ma della croce che voleva dire per Gesù: l’amore fino alla fine, l’amore più grande, prendere su di sé tutti i dolori dell’umanità, tutte le sofferenze, tutte le umiliazioni, proprio per amore! E in quel momento, Gesù ha fatto questa nuova creazione, ha creato questa nuova unità, ha redento l’umanità, cioè ha ristabilito quell’unità che l’umanità aveva perduto con Dio e degli uomini fra di loro, quindi l’opera più grande». «Quindi Gesù abbandonato in quel momento è veramente il Re vittorioso! Non è soltanto quello che soffre; sì, la sofferenza è stata il mezzo che Lui ha scelto, ma perché dimostrava con quella sofferenza l’amore più grande, perché testimoniava agli uomini quanto il Padre li amava, e quanto Lui per amore del Padre e loro era pronto a soffrire. Ora Gesù abbandonato si presenta a noi e ci dice la stessa cosa: “Volete testimoniare a tutto il mondo, a tutti gli uomini l’amore di Dio? Usate il mio stesso mezzo, prendete su di voi le sofferenze, i dolori, i dubbi, le angosce che attraversano l’umanità», creando «sempre di più quei legami che faranno della famiglia umana una vera famiglia di figli di Dio legati fra di loro e legati con il Padre». E riguardo alle domande dei giovani sul proprio futuro, Maria Voce risponde: «Siate generosi con Dio! Se voi sentite veramente che Dio in qualche modo vi chiama, vi dice una parolina in fondo al cuore, non date retta a nient’altro, date retta solamente a questa voce e rispondete di sì […] dopo sarà Lui che vi porterà dove Lui vuole», per realizzare su ciascuno un «piano d’amore che vi darà la massima felicità. Io ve lo auguro con tutto il cuore!». Gustavo Clariá https://vimeo.com/192247283 (altro…)
22 Nov 2016 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Accompagniamo nella gioia e con immensa gratitudine il ritorno di Aletta alla casa del Padre. Non potremmo avere un modello migliore di chi “dà la vita senza risparmio”, come il passaparola di oggi ci suggerisce». Maria Voce annuncia così ai membri del Movimento la scomparsa di Vittoria Salizzoni, che si è spenta serenamente questa mattina, 22 novembre, pochi giorni prima di compiere 92 anni. Vittoria Salizzoni nasce a Martignano (Trento) il 27 novembre 1924, terza degli otto figli di Maria e Davide Salizzoni. Per 12 anni vive in Francia, dove è emigrata con la famiglia. Nel 1941 ritorna a Trento e, in piena seconda guerra mondiale, il 7 gennaio 1945 conosce Chiara Lubich, restandole accanto per tanti anni.

Aletta Salizzoni, a destra, con alcune delle prime focolarine
Insieme ad altri Aletta porta “l’ideale dell’unità” in Medio Oriente, dove oggi ci sono tante comunità che vivono la spiritualità dell’unità in dialogo e amicizia anche con persone di altre religioni. Una lunga vita “senza risparmio”. Maria Voce, nel suo messaggio, invita a continuare a mettere in pratica il comandamento di Gesù, l’amore reciproco, perché ci sia sempre “Gesù in mezzo/la pace” presente spiritualmente tra tutti, una caratteristica che ha sempre evidenziato Aletta con la sua sola presenza. Il funerale sarà celebrato giovedì 24 novembre, alle ore 15.00 (ora italiana) nel Centro Mariapoli di Castel Gandolfo.
Saluto di Aletta ail Congresso Gen, 17 novembre 2016 https://vimeo.com/192919547 (altro…)