1700 anni dall’Editto di Costantino

Le celebrazioni centrali dell’Editto di Costantino a Niš

Le celebrazioni centrali dell’Editto di Costantino a Niš

Il 6 luglio scorso il Centro del Movimento dei Focolari (Focolare Centre for unity) di Welwyn Garden City era affollato per la conferenza del Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, che commemorava il quinto anniversario della morte della fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich. Erano presenti amici dei Focolari rappresentanti di varie denominazioni cristiane, della chiesa locale e incaricati nel campo ecumenico. “L’eredità ecumenica del Concilio Vaticano” è stato il tema scelto dal Cardinale: una condivisione della profonda e commovente intuizione sull’ecumenismo da parte di qualcuno che l’ha vissuto in prima persona, e che ne parla con calore, passione, e la sapienza degli anni, comunicando un ottimismo ed una speranza che viene anche dalle recenti nomine di Papa Francesco e di Justin Welby, nuovo arcivescovo di Canterbury.
Il Cardinale ha iniziato col riconoscere il contributo della spiritualità dell’unità del focolare e il suo lavoro ecumenico che precede il Concilio. Ha parlato di Chiara Lubich come “una delle più luminose personalità del nostro secolo, dei secoli” e l’ha considerata come “annoverata tra i beati in Paradiso”. Ha poi riassunto l’eredità del Vaticano II come una realtà che non dà spazio a profezie pessimistiche, e ricordato il decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio, con la sua ardita proclamazione: “non c’è ecumenismo degno di questo nome senza un cambiamento del cuore… senza una conversione interiore, un atteggiamento nuovo ed un amore senza riserve”. Sospetto, inerzia ed impazienza sono stati individuati da lui come i tre nemici dell’ecumenismo; attingendo alla sua ricca esperienza, come sacerdote prima, poi come vescovo di Arundel e Brighton, e più recentemente come arcivescovo di Westminster, il Cardinale ha riassunto lo sforzo ecumenico come qualcosa che comincia localmente dalla relazione con chi ci sta accanto credendo che “l’ecumenismo è benedetto là dove la gente si trova”.
Nei 50 anni dal Concilio Vaticano, il viaggio ecumenico ha conosciuto importanti momenti storici. Tra questi il Cardinale ha enumerato la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Cattedrale di Canterbury nel 1982, che lui ha visto come “l’inizio di una vita nuova, nuova speranza”. Ha anche citato l’importanza del recente incontro di Papa Francesco con l’arcivescovo Justin Welby. Ricorda con passione il tempo in cui è stato co-presidente con il vescovo Mark Santer dell’ARCIC (Anglican Roman Catholic International Commission) come di “un momento importante, mediante l’esperienza della preghiera, dell’amicizia per una comprensione nuova di cosa unisce le due Chiese”. Pone una sfida ai presenti: l’ecumenismo non è un’opzione; è una strada senza uscita e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte. Il Cardinale ha concluso la sua conferenza ricordando un recente discorso di Papa Francesco dove esortava i vescovi ad essere “pastori del gregge” capaci di “di curare la speranza, che ci sia sole e luce nei cuori”. Ricordando le parole del Papa, il Cardinale ha comunicato un ottimismo che richiama alla mente il Concilio Vaticano. Non era un semplice guardare indietro con nostalgia ai bei giorni passati ma un guardare avanti coscienti che “il lavoro dell’ecumenismo è opera di Dio” ed il nostro sforzo comune è “di comunicare l’amore di Dio al suo popolo con quello stesso sole e luce nella nostra vita”. Dopo un vivace momento con domande e risposte il vescovo anglicano emerito Robin Smith, ha ringraziato ripetendo l’affermazione fatta dal Cardinale sull’importanza delle relazioni personali per l’ecumenismo e sottolineando che è da queste che dipende il futuro della Chiesa, e non meno importante, l’unità della Chiesa. (altro…)
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Il 14 e 15 giugno scorso un gruppo di 48 focolarini di 7 Chiese cristiane hanno approfondito alcuni punti importanti della spiritualità dell’unità nella sua dimensione ecumenica. In questa occasione abbiamo raccolto la storia di Hanneke, olandese, della Chiesa riformata. «Sono cresciuta in una famiglia riformata. Quando avevo 13 anni, con la morte di mia mamma, per me è cominciato un periodo difficile. Nessuno della mia famiglia andava più in chiesa, ma io sentivo di non lasciare Dio, così ho sempre cercato di avere contatti con la comunità della chiesa locale. All’età di 21 anni ho fatto la ‘professione di fede’, un momento importante nella Chiesa riformata; lì mi sono impegnata a dare tutto per costruire il regno di Dio, nella chiesa e nell’umanità. Anche quel giorno, come già da piccola, ho sentito che Dio voleva da me qualcosa di più. Nella mia ricerca ho incontrato la comunità di Taizé, dove ho visto un cristianesimo diverso da quello che avevo conosciuto prima, che si poteva vivere insieme. Poco dopo, attraverso una collega di lavoro, ho conosciuto la spiritualità dei Focolari. Non me ne ha parlato direttamente, ma ho capito dalla sua vita che aveva una dimensione spirituale molto forte. Ho cominciato a frequentare il focolare ad Amsterdam. Una volta sono capitata ad una festa di compleanno, una cosa molto semplice. Ma lì per la prima volta ho sperimentato quella presenza spirituale di Gesù, e ho compreso meglio il significato della frase “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Vedevo messo in pratica l’amore scambievole e mi sono detta: anche io voglio vivere così. All’inizio non sentivo la differenza fra me che ero riformata, e la maggioranza degli altri che erano cattolici. Solo dopo qualche anno mi sono resa conto che eravamo diversi nel modo di professare la nostra fede, e mi venivano tante domande; a volte non mi sentivo capita. La chiave per proseguire su questa strada l’ho trovata in Gesù Abbandonato: riconoscere un suo volto nella piaga della divisione tra le chiese, dei nostri pensieri diversi, mi ha aiutato ad andare avanti. Mi sono trasferita ad Eindhoven nel sud dell’Olanda, dove la maggioranza è cattolica. Ho sperimentato da una parte una grande apertura, dall’altra imparato ad esprimere le mie perplessità o difficoltà, quando vedevo qualcosa che per la sensibilità riformata non andava bene; questo serviva a costruire rapporti più veri. Anche all’interno del Movimento dei Focolari siamo in molti appartenenti alla Chiesa riformata, di diverse vocazioni. Abbiamo fatto insieme belle esperienze di conoscenza reciproca, ad esempio alcuni viaggi a Roma, ed è cresciuta la coscienza che l’ecumenismo è un cammino comune, sia per i protestanti che per i cattolici. Da alcuni anni alcuni responsabili di varie chiese e movimenti si sono chiesti come dare all’Olanda una testimonianza di unità, anziché di divisione. Si è creato così il comitato “noi scegliamo l’unità”. Da lì si è proposta una giornata di riconciliazione fra tutte le chiese, alla quale hanno partecipato 4.000 persone. Questo lavoro continua oggi nel Global Christian Forum olandese. Ciò che trovo molto importante per l’unità dei cristiani è saper ascoltare l’altro fino in fondo. Devi essere proprio vuoto di te stesso per ascoltare; a volte pensi di sapere quello che l’altro vuole dire, ma devi prima ascoltare bene. Vivere l’insegnamento di San Paolo, di entrare nella pelle dell’altro, per accelerare l’unità». (altro…)
È partita la mostra itinerante “Chiara Lubich: protagonista di un nuovo tempo”, per commemorare la figura della fondatrice del Movimento dei Focolari, a cinque anni dalla sua scomparsa. Aeroporto, Mercato Pubblico, Consiglio Comunale, Assemblea Legislativa, associazioni di solidarietà, sono alcune delle tappe previste. Grande attesa anche nel Parco della Redenzione, nella settimana precedente alla Giornata Mondiale della Gioventù. La prima tappa ha avuto luogo dal 13 al 25 maggio nella Hall della Biblioteca Centrale della Pontificia Università Cattolica di Rio Grande del Sud. La vita e l’opera di Chiara Lubich sono state presentate attraverso sette banner che raccontano le origini del Movimento, i suoi primi passi e l’evoluzione di una vita evangelica che oggi si declina in diverse realtà sociali. Si passa dalla dimensione ecumenica del Movimento, con il profondo rapporto di amore reciproco con chiese cristiane e non cristiane, a quella con persone di convinzioni diverse. Un altro banner mostra la realtà dei giovani. Si evidenzia una nuova generazione che ha delle proposte concrete di rinnovamento della società, convinta che la fraternità universale, se vissuta e costruita giorno dopo giorno, porta alla vera realizzazione umana così freneticamente cercata dai giovani in forme diverse. La famiglia è un altro aspetto fondamentale per la trasformazione della società, per mantenere i valori più genuini che assicurano il senso della vita e dei rapporti sociali.
Nell’expo troviamo anche messo in rilievo un progetto che riguarda l’Economia di Comunione, lanciata proprio in Brasile nel 1991, in una delle visite di Chiara Lubich. La proposta: gestire aziende che siano economicamente sane e che cerchino, allo stesso tempo, di agire per combattere le disuguaglianze sociali e di favorire la formazione di una nuova mentalità imprenditoriale. Dall’economia alla politica. In questo campo il Movimento dei Focolari s’impegna a lavorare per il bene comune, avendo come base la categoria politica della fraternità. La politica, insomma, vissuta come servizio, “Amore degli amori” secondo una definizione di Chiara Lubich. Nel sociale, il progetto Associazione Famiglie solidali, che aiuta decine di bambini in un quartiere nella periferia della città. Progetti simili sono sparsi nel mondo e sono sorgente di speranza per tante famiglie che subiscono privazioni materiali e spirituali. Su un grande schermo, un video racconta la storia del Movimento. Ed ancora, ci sono spazi di condivisione di iniziative individuali e collettive che hanno alla base la regola d’oro (fare all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te), presente in quasi tutte le religioni. La mostra continua in altri luoghi di rilevanza culturale della città di Porto Alegre, in cui poter conoscere la figura di Chiara, “protagonista di un nuovo tempo”; e le implicanze che il carisma dell’unità ha avuto e ha nei vari ambiti della chiesa e della società. (altro…)
Si sono conosciuti svolgendo il servizio di cappellani nel carcere di Viterbo, Padre Vasile Bobita e padre Gianfrancesco Bagnulo, portando conforto l’uno ai detenuti ortodossi, l’altro ai cattolici. Tra loro è scattato nel tempo un rapporto molto fraterno, che ha coinvolto poi i membri delle due comunità di appartenenza e che li ha portati a collaborare nell’organizzare un evento locale del cammino di “Insieme per l’Europa” ( Maggio 2012) di cui il Movimento dei Focolari è tra i promotori. Nasce così nei due cappellani l’idea di visitare insieme la cittadella di testimonianza di Loppiano (Firenze), estendendo l’iniziativa alla comunità rumeno-ortodossa di padre Vasile e a due monaci ortodossi del monastero di San Giovanni Therestis, a Bivongi, in provincia di Reggio Calabria. Il 15 maggio scorso, tra le dolci colline toscane, dopo la presentazione della storia di Chiara Lubich e della cittadella, in questo gruppo variegato si è aperto un vivace dialogo su “evangelizzazione e dialogo”, sulla spiritualità dell’unità del Movimento, sui rapporti con la Chiesa ortodossa fin dagli anni ’60, sul testamento di Gesù: «Che tutti siano uno» (Gv 17,21). Ciò ha permesso di approfondire la conoscenza reciproca e di condividere speranze, sfide, dolori e gioie cui ha contribuito l’aggiungersi di una focolarina ortodossa rumena che vive nella cittadella.. Breve ma significativo il commento di Padre Vasile: “Ora capisco perché mi sono sentito sempre accolto da padre Gianfrancesco: perché voi vivete la realtà dell’unità”. Tutti insieme hanno infine desiderato di partecipare con tutta la cittadella alla Santa Messa nella chiesa dedicata a Maria Theotokos che, dice padre Gianfrancesco, “ci ha colpito tantissimo perché è il luogo dell’incontro, dei rapporti vissuti nella loro concretezza alla luce del vangelo”. Questa visita riveste di un particolare significato, perché ha coinciso con il 10° anniversario della posa della prima pietra del santuario (2003-2013) quando, alla presenza di Chiara Lubich, di personalità religiose e civili, i rappresentanti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli hanno donato alcune piccole pietre colorate, provenienti da importanti santuari mariani ortodossi nel mondo, da porre insieme alla prima pietra come segno del cammino di comunione che ci unisce. (altro…)