19 Ott 2011 | Chiara Lubich, Spiritualità
Giovanni Paolo II era appena giunto ad Assisi, quel 24 gennaio 2002. Si era subito recato nella Piazza san Francesco per accogliere i Rappresentanti delle Religioni del mondo insieme con le loro Delegazioni. Dopo il saluto pronunciato dal Papa e l’introduzione del Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, i Rappresentanti hanno letto nelle rispettive lingue le testimonianze per la pace. Qui vi proponiamo quella di Chiara Lubich, che insieme ad Andrea Riccardi rappresentava la Chiesa cattolica. «Gesù per noi cristiani è il Dio della Pace. Per questo la Chiesa cattolica fa della pace uno degli obiettivi più sentiti. “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra” esclamava Pio XII. Pacem in terris titolava un’enciclica di Giovanni XXIII. “Mai più la guerra” ripeteva Paolo VI all’ONU. E Giovanni Paolo II, dopo i terribili avvenimenti dell’11 settembre, indica la via per raggiungerla: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. L’intera Chiesa cattolica lavora alla pace. Tante sono le vie che persegue. Efficacissimi sono i dialoghi sulla via tracciata dal Concilio Vaticano II. Essi, perché generano fraternità, garantiscono la pace. Si attuano a livello universale e nelle Chiese particolari, come attraverso gruppi e Associazioni, Movimenti ecclesiali e Nuove comunità. La Chiesa svolge il primo tra i suoi stessi figli e figlie, innescando quella comunione richiesta ad ogni livello, che è pace assicurata. Attua un secondo irreversibile con le diverse Chiese e Comunità ecclesiali, dialogo che accresce la pace nella grande famiglia cristiana.
Realizza un altro con le grandi Religioni del mondo, facendo leva, anche, sulla cosiddetta “regola d’oro”, presente in diversi Libri Sacri, che così è espressa nel Vangelo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro” (Mt 7, 12). Questa “regola d’oro”, sottolineando il dovere di amare i propri fratelli e sorelle, effettua porzioni di fraternità universale in cui signoreggia la pace. E infine il dialogo e la collaborazione in più campi con tutti coloro che, pur senza un riferimento religioso, sono uomini e donne di buona volontà per cui si può costruire anche con essi la pace. Varie espressioni, dunque, d’un unico grande dialogo, generatore di quella fraternità che può diventare, in questo difficilissimo momento storico, l’anima della vasta comunità mondiale, che paradossalmente oggi gente del popolo e governanti cominciano ad auspicare». Chiara Lubich, 24 gennaio 2002 (altro…)
6 Ott 2011 | Centro internazionale, Spiritualità
Nel Paradiso terrestre, Dio conversava con l’uomo: Padre che dialoga col figlio. Il peccato troncò il dialogo. Per ripristinarlo, venne in terra la parola (il Verbo) e si fece carne: divenne Mediatore tra gli uomini e Dio e, per Lui, si ripristinò il dialogo. Egli suscitò un ordine nuovo, la cui legge fu l’amore. E l’amore si esprime primariamente con la parola: l’amore non è monologo, è dialogo; non si chiude in sé, ma cerca l’altro e lo serve. (…) Cristo rompe tutte le cancellate e recupera il contatto con tutti. Parla anche con donne perdute, anche con ladri, perdona anche i crocifissori.(…) Egli è venuto per i peccatori, non per i giusti, che non esistono. San Paolo, fatto da fariseo cristiano, rischia di farsi ammazzare dagli ex compagni di fazione, perché colloquia con impuri, con pagani; quei pagani, con cui gli israeliti zeloti non conversavano, e da cui egli invece stava per trarre la grande Chiesa. Per lui non c’erano né giudei né greci, né servi né padroni, né uomini né donne: ma anime, tutte figlie di Dio. (…) Una potente spinta alla evangelizzazione del mondo, e quindi alla dilatazione della civiltà cristiana, si ebbe, già nel secondo secolo, col dialogo degli apologisti greci – in testa Giustino – coi pensatori pagani, quando quelli ricercarono nella sapienza di Socrate e Platone e dei savi romani e d’altre razze i semi della Ragione divina, e quindi gli elementi della solidarietà, della comunione, della eguaglianza. Fu trovato così un terreno d’intesa e s’ingaggiò un dialogo, il quale avvicinò gentili e cristiani, dopo che persecuzioni imperiali e controversie teologali li avevano più separati. I malanni della divisione e del silenzio sopravvennero quando la religione fu rimestata – e mescolata – con la politica: e allora invece di colloquiare coi musulmani, sull’esempio di Francesco, si battagliò con loro, perdendo tempo, denari, anime per generazioni. (…) Durante tutte queste forme di regressione chi mantenne vivo il dialogo fu il gruppo dei santi. (…) E dialogo è quello che, sotto la spinta di papa Giovanni XXIII e Paolo VI, ha riavvicinato ortodossi e protestanti e cattolici in pochi anni più che controversie e sottigliezze, dimenticanze e silenzi di molti secoli. (…) La religione non conosce altra preclusione che l’odio, perché essa è l’amore. Essa cerca l’unità e la pace. Igino Giordani – Tratto da “Ut unum sint”, 1967, n.7, pp.28-30. (altro…)
3 Set 2011 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

(da sinistra) Don P. Foresi, Igino Giordani, l’Arcidiacono Bernard Pawley e la Sign.a Pawley, Chiara Lubich, Eli Folonari
Negli stessi anni in cui a Liverpool impazzano i Beatles e si formano decine di promettenti band che inventano un nuovo modo di fare musica, nella stessa città, il Movimento dei focolari muove i primi passi della spiritualità dell’unità nata a Trento nel 1943. La scelta nasce dalla richiesta di padre Green, un religioso benedettino di Liverpool, fatta a Chiara Lubich e don Pasquale Foresi di aprire nella sua città un focolare, una piccola comunità di persone donate totalmente a Dio. L’arcivescovo di Westminster mons. Heenan consigliò di cominciare da Liverpool perché la presenza dei cattolici era elevata fino a sfiorare il 40 per cento della popolazione, mentre nel resto del Paese vi era una media del 10 per cento. “Se riuscite lì che è più facile – disse l’arcivescovo – riuscirete dappertutto”. E così Mari Ponticaccia e Maria Egger, le prime due focolarine stabilitesi in Inghilterra, trovano un piccolo appartamento. E’ il novembre del 1963. Era senza tende e senza mobili. All’inizio l’arredamento era composto solo dalle loro valigie, ma pian piano arrivò tutto: il mobilio e una vera casa, ben più grande. Da Liverpool i Focolari si sparsero, poi, in tutto il Regno Unito. Non che prima fossero assenti i contatti con l’Inghilterra, anzi, alcune delle prime compagne di Chiara, come Eli Folonari, Valeria Ronchetti e Doriana Zamboni, e altre, si recavano dal Belgio, dall’Olanda, dalla Francia nel Regno Unito, solamente per andare a trovare singole persone di cui avevano avuto i contatti. Andò così avanti per alcuni anni finché, già nel 1961, un primo gruppetto dall’Inghilterra partecipò ad una Mariapoli in Belgio. E, sfogliando all’indietro l’album dei ricordi, nel 1959 tra i partecipanti alla Mariapoli di Fiera di Primiero figurava un cittadino inglese. Ma, torniamo a Liverpool. Mari Ponticaccia trova lavoro come insegnante di francese e Maria Egger come impiegata in una casa per anziani. In quel piccolo focolare di due stanzette, nel 1965, arriva Chiara Lubich, invitata a parlare nella cattedrale anglicana di Liverpool davanti a 50 sacerdoti in un’epoca in cui l’ecumenismo praticamente non esisteva, promosso, poi, da una donna. Comincia così l’avventura d’Inghilterra con tratti prettamente ecumenici e una comunità, quella dei Focolari, che sin dagli esordi si presenta composta da persone provenienti da diverse chiese. Autentici rapporti personali, vere amicizie, piccole comunità in cui ci si vuole bene, incontri e Mariapoli che formano alla nuova spiritualità. A Londra, con una casa in pieno centro, donata gratuitamente per un anno, il focolare arriva nel 1967. Gli anni Settanta sono anni di grande crescita e le due principali città della Scozia vedono nascere il focolare a Glasgow nel 1976 e a Edimburgo nel 1982. 
Chiara Lubich con l’Arcivescovo di Canterbury, il dott. Rowan Williams.
Ben otto, le visite di Chiara Lubich in Inghilterra, da lei sempre ritenuto un Paese decisivo per il dialogo ecumenico. Tra le sorprese di Dio, nel 1977 le viene attribuito il Premio Templeton per il Progresso della Religione a Londra nella nota Guildhall. Chiara narrò la sua esperienza di fronte a personalità di diverse religioni e ebbe la profonda sensazione che tutti i presenti, anche se di fedi diverse, fossero un’unica famiglia . I Focolari si aprono così al dialogo interreligioso. L’ultimo suo viaggio in terra inglese è del 2004. E’ accolta dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Ogni viaggio, infatti, è stato un’occasione per incontrare il primate della Chiesa d’Inghilterra e costruire un dialogo diretto con personalità ecumeniche e di altre fedi. Impegno esteso anche alla costruzione della fraternità nel mondo politico, così dilaniato da accese lotte partitiche. Significativo il suo incontro con un gruppo di parlamentari delle due Camere. Oggi, i Focolari nel Regno Unito contano 7000 aderenti di cui circa 1700 appartenenti ad altre chiese. Nel solco di questa storia è cominciata la prima visita in Inghilterra di Maria Voce, attuale presidente dei Focolari e Giancarlo Faletti: in programma incontri con le comunità locali riunite sabato 3 settembre a Londra e con alcuni leader ecumenici e religiosi. Dall’inviato Aurelio Molè
Ulteriori informazioni Servizio Informazione Focolare Foto Area Stampa – Chiara Lubich in Gran Bretagna Sotto: arrivo di Maria Voce a Londra, 1 settembre 2011 [nggallery id=62] (altro…)
27 Ago 2011 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“…Abbiamo dovuto aspettare che comparissero tre stelle in cielo, il segno che il Sabato era terminato. Soltanto allora siamo potuti partire. L’appuntamento era davanti ad un grande albergo del centro di Buenos Aires dove erano alloggiati alcuni degli amici ebrei venuti dagli Stati Uniti, Europa e Israele. Dopo tre ore di viaggio siamo arrivati alla Mariapoli Lia, in piena notte. “…prima giornata del IV Simposio Ebraico-Cristiano. Una ottantina i partecipanti provenienti da varie parti del mondo. Il clima è molto alto, con ascolto reciproco, rapporti di amicizia. Con tanti ci siamo incontrati nei precedenti simposi, soprattutto in quello di Gerusalemme. Il tema scelto è quello della identità e del dialogo, due realtà che si compenetrano: l’identità è frutto del rapporto. Ci sono interventi molto profondi con lettura dal punto di vista filosofico, antropologico, psicologico, con nomi che ritornano: Martin Buber, Emmanuel Lévinas, Viktor Frankl, Paul Ricoeur…” “…Mi rendo sempre più conto che non si può improvvisare il dialogo interreligioso; occorrono preparazione e finezza d’anima. È partecipare a quell’opera di mediazione operata da Gesù tra Cielo e terra, e tra le divisioni degli esseri umani. Per colmare ogni divario e portare l’unità si è fatto quel “nulla” d’amore che ha consentito il ricongiungimento senza che vi sia più alcun diaframma.” “…Se la notte nella Pampa argentina è silenziosa, con le stelle che brillano mute, il giorno è un canto di mille uccelli. La natura sembra partecipare alla festa che c’è tra noi in questo simposio. Si avverte un crescendo rispetto agli altri tre precedenti: una più profonda conoscenza, più fiducia, un amore più sincero. Sembra un sogno. Oggi, accanto alle abituali conferenze, gli incontri di dialogo per differenti ambiti: il mondo della giustizia, della comunicazione, dell’educazione…” “…L’affermazione forte della propria identità può generare lo scontro. Soltanto il reciproco ‘non essere’ davanti all’altro, come espressione dell’amore, fa ‘essere’ l’altro e fa ritrovare pienamente se stessi nella più profonda identità religiosa: essere amore. Un’altra giornata intensa. Sembra quasi superfluo parlare di dialogo tra di noi, tanto profonda è l’unità raggiunta. Quando i rabbini parlano si sente tutta la sapienza di secoli.” “…Il mio intervento: Il Crocifisso icona dell’amore estremo. L’amore più grande, ha detto Gesù, è quello che arriva a dare la vita per gli amici (Gv 15, 13). Grazie a questo amore estremo ogni persona gli diventa amica. Dà la vita anche per coloro che gli sono nemici. È lo sguardo nuovo richiesto per costruire la fratellanza universale: vedere in tutti dei fratelli e delle sorelle per i quali essere pronto a dare la vita: ogni persona con la quale si entra in contatto un amico, un’amica. Chiara Lubich ha tradotto questo amore estremo di Gesù con un’espressione semplice ed esigente: ‘farsi uno’ con l’altro, ossia capirlo fino in fondo, entrare nel suo mondo, condividere i suoi sentimenti. È la premessa per ogni dialogo. Chiara ha applicato questo suo insegnamento nel campo del dialogo interreligioso, ponendosi in atteggiamento di ascolto dei membri delle differenti religioni, così da comprenderli dal di dentro della loro cultura.” “…Il simposio si è concluso nella sede del Ministero degli Affari Religiosi, a Buenos Aires. Presenti personalità ebraiche e cristiane, civili e religiose. Un momento di alta rappresentatività. Partiamo sentendoci chiamati in prima persona a compiere opera di mediazione tra tendenze, posizioni ed esperienze a volte contrastanti tra di loro. La via – l’abbiamo capito in questi giorni – è quella di essere soltanto una presenza d’amore, senza pretese né giudizi, in servizio, fino a diventare quel ‘nulla d’amore’ che permetterà l’incontro.” Dal diario di viaggio di P. Fabio Ciardi (OMI) (altro…)
24 Ago 2011 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria
“Conocí gente que quiere un Mundo Unido… vení a conocerla vos también”. Con este título se convocaron 180 adolescentes y jóvenes de toda la República Argentina y algunos representantes de Latinoamérica, Europa y Jerusalén. La jornada se desarrolló en el marco de la XV Jornada de la Paz. Esta propuesta nace como un fruto de la misma, siendo organizada en conjunto por Chicos por un mundo unido del Movimiento de los focolares y el Centro Ana Frank de Argentina. El Centro Ana Frank desarrolla actividades de sensibilización, manteniendo vivo el testimonio de Ana Frank, contribuyendo a la construcción de una sociedad más libre y pluralista, donde se garantice la igualdad y el respeto por los derechos humanos, y en el que la discriminación y la intolerancia no sean aceptadas. Esta organización eligió la Mariápolis Lía
para plantar un retoño, del árbol de castaño de la casa original de Ana Frank en Holanda, como reconocimiento a la ciudadela por ser un espacio de encuentro y de formación en una nueva cultura del diálogo. Alegría, confianza, respeto, libertad, sueños de un mundo unido; estas son algunas de las palabras que pueden describir lo vivido. Los chicos decían “No siempre puedo hablar con la libertad y la confianza que pude hacerlo acá”. “Me gustó mucho, porque aunque teníamos opiniones distintas, todos nos respetamos“. “Me sentí escuchada, a veces los adultos no saben escuchar, es muy bueno aprender a dialogar”.
Los adolescentes y jóvenes de ambas instituciones participaron activamente en la construcción de esta jornada: una experiencia real, una maqueta de la riqueza de la multiculturalidad de la Argentina. Con juegos, talleres, paneles de intercambio; se fueron trabajando tres ejes: la integración en la diversidad (cultural, social, política y religiosa), el respeto por el otro (y todo lo que implique) y el abordaje de problemáticas juveniles que hacen a todo tipo de violencia, discriminación y/o exclusión. Estos ejes se trabajaron en actividades como un Juicio a Facebook, una muestra sobre la vida de Ana Frank y diálogos sobre temas relevantes para los chicos de hoy. Todos volvieron a sus casas convencidos de que es posible construir otro tipo de sociedad, basada en valores sustentados en la fraternidad y en la solidaridad.