La “Fazenda da Esperança” è una delle 47 realtà coinvolte nella prima fase del prossimo Genfest, nella quale i giovani saranno invitati ad impegnarsi concretamente in alcune organizzazioni sociali che già operano sui vari territori. La Fazenda è una comunità terapeutica, nata nel 1983, che aiuta persone che vogliono liberarsi dalle dipendenze. https://youtu.be/ON6wk9N1r4w (altro…)
L’augurio di Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari, a tutti coloro che si preparano a vivere il prossimo Genfest 2024, evento dei giovani del Movimento che si svolgerà ad Aparecida, in Brasile, e in diverse parti del mondo con vari Genfest locali.
Una canzone che nasce dall’esperienza concreta di alcuni giovani del Movimento dei Focolari che, mettendo insieme i propri talenti, sono stati capaci di trasformare in musica e parole il loro desiderio di mettersi in gioco per cambiare le cose. https://youtu.be/_n3HdyD308s (altro…)
Giornalisti, docenti, esperti della comunicazione: un laboratorio internazionale sul cammino sinodale“Quale comunicazione per la sinodalità?” Questo è il titolo di un webinar del 7 marzo scorso in diretta Youtube nato dopo un lungo confronto fra esperti della comunicazione. Un cammino sinodale avviato lo scorso anno con incontri mensili. Così su iniziativa di NetOne, la rete internazionale dei comunicatori del Movimento dei Focolari si è poi sviluppata l’idea del webinar. Papa Francesco durante la prima sessione del Sinodo di ottobre scorso aveva chiesto ai partecipanti il digiuno della parola. “La vera comunicazione ha un ritmo da rispettare: un tempo per tacere e un tempo per parlare – ha affermato Mons. Brendan Leahy, membro dell’Assemblea sinodale collegato da Limerick, Dublino -. La sinodalità comporta un’ascesi, quella capacità di guardare dentro di noi e offrire il ‘vino distillato’. Usare quindi le parole giuste e non parole vuote che portano a pettegolezzi. Penso che il Papa ci invita soprattutto ad imitare Maria, nella sua contemplazione”. “Una Chiesa sinodale è essenzialmente una Chiesa della comunione, che diventa reale quando c’è la comunicazione dei doni di ognuno – sostiene Mons. Piero Coda, segretario della Commissione Teologica Internazionale intervenuto all’evento -. Occorre puntare alla qualità della comunicazione: non proporre risposte supponenti ma scoprire le vere domande che albergano nella società per dare delle risposte profetiche”. Alle parole di Mons. Coda si lega l’intervento di Thierry Bonaventura, communication manager della Segreteria Generale del Sinodo: “La comunicazione è alla base di qualsiasi relazione umana. Dio è comunicazione, si auto comunica, è dialogo tra le Persone della Trinità. Tutte le questioni emerse durante la prima sessione del Sinodo di ottobre scorso sono legate al tema della relazionalità, la comunicazione ha permeato il Sinodo, anche se si è privilegiato il fare comunicazione piuttosto che il pensare la comunicazione”. A seguire l’intervento dall’Argentina Isabel Gatti, coordinatrice internazionale NetOne: “Dalla teoria della comunicazione è possibile offrire chiavi di lettura affinché i concetti filosofici e teologici della sinodalità possano migliorare le nostre pratiche ecclesiali nella dimensione individuale e in quella più sociale”. “La nostra Chiesa può essere una famiglia se, come Gesù e Maria, assumiamo i dolori dell’umanità sofferente che oggi ha tanti volti connessi alla comunicazione: polarizzazioni sociali, guerre, disuguaglianze sociali”. Un esempio di cammino sinodale è la riforma della comunicazione vaticana. “Il Papa desidera una Chiesa che sia in uscita, nella quale ci sia posto per tutti – sostiene Mons. Lucio Adrian Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione -. Questo implica una comunicazione che da una parte abbraccia tutte le nuove tecnologie e dall’altra non dimentica nessuna delle vecchie, perché nessuno deve rimanere escluso. Poi c’è l’esperienza del Sinodo digitale, un processo missionario per andare a portare la carezza, l’annuncio di Gesù anche alle persone che non vivono nelle istituzioni della Chiesa”. Spazio poi all’intelligenza artificiale: in che modo ci interroga nella nostra professione di comunicatori? “La risposta va data con tre parole: conoscenza, creatività e responsabilità – afferma da Roma Giovanni Tridente, direttore della Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce -. Questa innovazione tecnologica bisogna conoscerla per capire come usarla. Va utilizzata con creatività per migliorare le nostre esistenze e c’è bisogno di responsabilità per utilizzarla anche dal punto di vista etico per far conoscere e rendere libere le persone di farsi una loro opinione”. Infine l’intervento di Liliane Mugombozi, giornalista della Repubblica Democratica Congo: “Quando comunichiamo stiamo donando qualcosa di noi, la nostra visione sul mondo, i valori in cui crediamo, le nostre paure, i dispiaceri, ma anche le conquiste, le vittorie, i dubbi, le speranze, le nostre domande più profonde. Un atto di comunicazione può essere un dono che favorisce incontri di persone, che crea contesti di dialogo e fiducia anche nelle situazioni difficili, e camminare insieme. Un proverbio Amhara (Etiopia) dice che “quando le ragnatele si uniscono, possono intrappolare anche un leone”. Spazio infine al dialogo e alle domande, esperienze e impressioni. Si avvertiva il desiderio di trasmettere e vivere una comunicazione più incisiva e sincera. Questo webinar è solo l’inizio di un percorso di sinodalità e comunicazione. Per info: net4synodcom@gmail.com
(…) S’avvicina Pasqua, la più grande festa dell’anno, e con essa la Settimana Santa stracolma dei misteri più preziosi della vita di Gesù.
Essi ci sono ricordati soprattutto il Giovedì, il Venerdì, il Sabato Santo e la Domenica della Risurrezione e rappresentano per noi altrettanti aspetti centrali della nostra spiritualità. Sono: la consegna del comandamento nuovo, l’istituzione del sacerdozio e dell’Eucaristia, la preghiera dell’unità, la morte di Gesù Abbandonato in croce, la Desolata, il Risorto.
Noi li celebreremo con la Chiesa attraverso la santa liturgia, ma giacché la nostra è una “via della vita” ci apprestiamo ad onorarli anche con la nostra vita. (…)
Che cosa vivere allora nell’appressarsi della settimana santa e durante quei giorni benedetti?
Io penso che, se viviamo la Pasqua, se lasciamo vivere cioè il Risorto in noi, abbiamo il miglior modo per viverli tutti.
Affinché il Risorto infatti splenda in noi, dobbiamo amare Gesù Abbandonato ed essere sempre – come noi diciamo – “al di là della sua piaga” dove la carità è regina. E’ lei poi che ci spinge ad essere il comandamento nuovo in atto; che ci spinge ad accostarci all’Eucaristia la quale alimenta questa carità divina nel nostro cuore e ci fa proprio essere ciò di cui noi ci cibiamo che è appunto Gesù Risorto; è la carità che ci porta a vivere l’unità con Dio e con i fratelli. E’ per la carità che possiamo essere, in certo modo, altre Maria.
Sì, non si possono vivere meglio i vari aspetti della vita di Gesù ricordati nella Settimana Santa che proponendoci di far vivere ogni attimo il Risorto in noi. (…)
Chiara Lubich
(Chiara Lubich, Per essere un popolo di Pasqua, 24 marzo 1994 in Conversazioni in collegamento telefonico, Città Nuova, 2019, pp. 461-2)