«So che non riesco a vivere da solo, ma soltanto con Lui in mezzo a noi. Mi impegno a far parte di una cellula viva, ad esser legato ad altre persone con le quali posso parlare di un tale stile di vita. Mi piacerebbe, almeno ogni giorno, raggiungere telefonicamente qualcuno che possa capirmi riguardo alla mia vita, e che mi capisca così in profondità che bastino cinque minuti per comprendere con chiarezza come vanno le cose. Se questo talvolta non è possibile, allora si vive la “comunione spirituale”, che resta comunque una realtà molto importante. Cerco di intessere una rete concreta di rapporti e di farne parte.
Il vescovo Hemmerle con Chiara Lubich
Questa comunione vissuta non è mai fine a se stessa, ma fa crescere la passione perl’unità e l’impulso a creare comunione ovunque io vada. Non avrò pace finché la diocesi, la parrocchia e ogni altra realtà, non diventino una rete fatta di cellule vive con il Signore vivente in mezzo ad esse. Così, i gesti fondamentali della mia quotidianità, il vivere la Parola, l’incontro consapevole e atteso con il Crocifisso, il pregare e il vivere la comunione in una realtà di cellula viva, sono cose che mi fanno comprendere sempre più un dato di fatto fondamentale: io vivo la vita non da solo, non sono il solista della salvezza degli altri, ma sono una persona che vive con l’Altro e per l’Altro.E cioè rivolto verso il Padre e rivolto verso gli altri: e dunque communio e reciprocità. Si tratta di tre direzioni fondamentali che partono da Cristo Crocifisso: verso il Padre, verso il mondo, verso la comunione». (Wilfried Hagemann, “Klaus Hemmerle, innamorato della Parola di Dio”, Città Nuova Ed., Roma 2013, pag. 233) (altro…)
Portare nella propria diocesi e nella propria Chiesa la ricchezza dell’esperienza fatta: questo l’intento dei 33 vescovi ortodossi, di antiche Chiese orientali, anglicani, metodisti, luterani e cattolici di diversi riti, al termine del 32° Convegno ecumenico promosso dal Movimento dei Focolari e svoltosi a Gerusalemme dal 18 al 22 novembre. Ad esplorare il tema del convegno “La reciprocità dell’amore tra i discepoli di Cristo” hanno contribuito approfondimenti teologici e spirituali, ma anche un fraterno e sincero scambio di esperienze tra i vescovi. Momento centrale dell’incontro: un patto stretto tra loro di tendere costantemente a vivere rapporti improntati al Comandamento Nuovo: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, perché“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete l’amore gli uni per gli altri” (Gv 13,31-35). Il luogo scelto, molto significativo: la chiesetta “In Gallicantu” che costeggia il sentiero che porta dal Cenacolo al torrente Cedron, secondo la tradizione percorso da Gesù dopo l’ultima cena. Legato, quindi, a quel suo comandamento dell’Amore e alla preghiera al Padre per l’unità dei suoi. Il Patriarca latino S. B. Faoud Twal, ha salutato un gruppo di vescovi durante la preparazione del Convegno. Di rilievo anche l’incontro con il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III. Egli ha considerato la venuta dei vescovi a Gerusalemme una benedizione. “Per i cristiani della Terra Santa – ha sottolineato – è un incoraggiamento incontrare vescovi uniti, pur di diverse Chiese. È anche un sostegno forte per noi, perché segno palese che non siamo dimenticati. Voi non solo parlate di dialogo ma siete un dialogo vivo”. Si sono approfonditi i due recenti documenti varati in ambito ecumenico: “La Chiesa: verso una visione comune” della commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, e il documento della commissione congiunta delle Chiese luterana e cattolica: “Dal conflitto alla comunione”, in vista del giubileo dei 500 anni della Riforma. I vescovi sono stati informati anche dell’esperienza di comunione e collaborazione nella rete di Insieme per l’Europa che vede il convergere di circa 300 movimenti e comunità cristiane di varie Chiese attorno ad attività comuni, nel rispetto delle rispettive peculiarità. Insieme per l’Europa è ritenuta da specialisti una reale speranza perché espressione del cosiddetto ecumenismo della vita, che il Concilio ha ritenuto la base di ogni altro tipo di ecumenismo. Il 21 novembre: i vescovi hanno reso partecipi della loro esperienza di comunione, ormai decennale, i 120 presenti, tra cui personalità religiose, rappresentanti di movimenti e comunità delle varie Chiese presenti in Terra Santa. Sono venuti a conoscenza a loro volta di iniziative costruttive, promosse spesso da laici, per migliorare i rapporti tra le Chiese e con le comunità non cristiane del loro Paese. Ogni giorno la visita a qualche luogo sacro, ha reso presente la vita di Gesù. In particolare a Betlemme, dove si era radunata anche la comunità locale del Movimento dei Focolari, che – come ha affermato Helmut Sievers – “ha fatto sperimentare a tutti la luminosa presenza del Salvatore nel mondo d’oggi”.
Il Prof. Mohammad Shomali, molto attivo nel campo del dialogo interreligioso è Decano di Studi Post-Laurea presso la sezione internazionale della Jami’at al-Zahra e Direttore dell’Istituto Internazionale per gli Studi Islamici di Qum, Iran. Grazie a lui sono stati organizzati diversi momenti di dialogo fra musulmani sciiti e monaci benedettini, e fra sciiti e mennoniti. Ha guidato tre delegazioni di studenti iraniani di master e dottorato in visita a Roma per contatti spirituali con il mondo cristiano. Recentemente il Prof. Shomali è stato ancora una volta a Roma con un gruppo di studentesse. Gli abbiamo rivolto alcune domande e ne pubblichiamo due: Lei ha appena guidato una delegazione di donne iraniane in visita a Roma. Quale è stata la sua e la loro esperienza? «Nel mese di maggio 2013, con mia moglie ho accompagnato un gruppo di dieci donne, studentesse di Master o di Dottorato alla Jami’atul Zahra, il più grande seminario teologico per donne in Iran (Qum). Si trattava della mia settima visita in Italia, ma è stata quella con maggior successo (…) perché, nel corso del tempo si costruisce la fiducia reciproca, si stabilisce un rapporto di amicizia e, dunque, si può approfondire il livello del dialogo e dell’amicizia». Quale è la sua esperienza di dialogo con i Focolari e quali sono le sue caratteristiche? (…) Per noi questo movimento ha rappresentato la porta verso il cristianesimo. Infatti, con gli amici del Focolare ci si sente a proprio agio, grazie al loro senso di impegno verso Dio: un amore profondo verso Dio e verso gli uomini e, allo stesso tempo, un atteggiamento di grande apertura. (…) Si avverte che fanno del loro meglio per farti sentire a tuo agio e, allo stesso tempo, si assicurano che insieme si possa costruire il bene. Sono convinto che il carisma di Chiara Lubich,la sua spiritualità, sia un dono di Dio nel XX secolo e speriamo che possa portare ancora più frutto nel corso del XXI. Personalmente, apprezzo molto l’idea dell’unità nel senso di agire come comunità. Dovremmo pensare insieme, fare programmi comuni, lavorare uniti. Questo è molto simile a quanto, mi pare, sia il punto centrale del messaggio dell’islam, specialmente della scuola di Ahlul Bayt (parte dell’islam sciita) che sottolinea e si concentra molto sull’amore che dovrebbe esistere fra i credenti. Per questo trovo la spiritualità del Focolare molto interessante. Quanto predicano e quanto mostrano nel loro comportamento confermano che possiamo arrivare a grandi risultati se abbiamo un amore vero verso Dio e verso il prossimo». (altro…)
Radicalità, comunione e spiritualità. E’ quanto desiderano i giovani religiosi per la loro futura vita di consacrazione. Emerge da un’inchiesta promossa alla vigilia del V Convegno sulla vita consacrata che si è tenuto a Roma il 3 dicembre scorso su iniziativa di consacrate e consacrati di Roma del Movimento dei Focolari, in collaborazione con l’Istituto di teologia Claretianum. Due punti costruivano lo zoccolo dell’inchiesta; uno positivo e l’altro negativo della Vita Consacrata: “Vorrei che la vita consacrata che vivo fosse più …Vorrei che la vita consacrata che vivo fosse meno …”. Riguardo alla dimensione negativa sono emersi il rifiuto del formalismo e la denuncia dell’attivismo. Partendo dai risultati dell’inchiesta si è scelto il tema del Convegno – “Santi Insieme” – proponendo come via di santità comune la spiritualità di comunione. Vari sono stati gli interventi in sala: hanno preso la parola l’arcivescovo João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, il Rettore della Pontificia Università Urbaniana, padre Fabio Ciardi dei Missionari Oblati di Maria Immacolata al quale è stato affidato il tema: «La spiritualità di Comunione, via di santità». Sono seguite una serie di esperienze vissute raccontate da religiosi e religiose. E infine è intervenuta Lucia Abignente del Centro Chiara Lubichche ha presentato un breve excursus storico del pensiero sulla santità di popolo in Chiara Lubich e introdotto due brevi filmati. La seconda parte del Convegno è stata introdotta da una testimone d’eccezione, Chiara Luce Badano, proclamata beata il 25 settembre dello scorso anno. A presentarla sono state le Gen, giovani del Movimento dei focolari. Nata nel 1971 Chiara Luce è stata una contemporanea: “con la sua vita – spiega Tiziana Longhitano sfp – ci ha detto che la santità è possibile anche oggi, che è possibile anche per noi. Chiara Luce ci sembra l’espressione di un cammino condiviso. Lei non si è fatta santa da sola; i genitori l’hanno accompagnata. Il suo è stato un cammino partecipato anche ad altri amici che si sono lasciati coinvolgere nella reciprocità dell’Amore trinitario”. «Voi siete un segno vero di Dio al mondo e a tutti noi consacrati – ha detto un partecipante alla fine del convegno –. La vostra testimonianza contagia i giovani e tutti coloro che hanno l’opportunità di conoscervi». (altro…)
Raccontava Natalia Dallapiccola, la prima delle ragazze del nucleo iniziale a seguire Chiara Lubichnella sua avventura nel focolare: «Una sera attorno a un tavolo, unico superstite di vari mobili, al lume di una candela, perché per l’oscuramento non si poteva usare la luce elettrica, Chiara lesse: “Come io ho amato voi, amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli: se vi amerete gli uni gli altri”.Quelle parole – proseguiva Natalia – caddero come la benzina sul fuoco. Noi volevamo sapere quale era il desiderio più profondo di Gesù, una parola che ci dicesse, tutto in una volta, quello che lui voleva proprio da noi. Ed eccola qui la parola sintesi, l’eureka del nostro cercare». E concludeva: «Allora, ancor prima di andare a scuola, prima del lavoro dell’ufficio, di comperare qualcosa, prima di andare anche dai poveri, prima anche di pregare, bisogna che ci sia fra noi l’amore stesso di Gesù – ci siamo dette – perché questo lui vuole. Quando siamo uscite da lì sentivamo che la vita era cambiata, aveva un sapore diverso, aveva trovato il suo perché».
La vita di preghiera, personale, è linfa vitale per chiunque aderisce alla spiritualità dell’unità. Ilrapporto con Dio è base di ogni azione. Ma questa vita di preghiera è anche esperienza profondamente comunitaria: dai canti che s’intonavano nelle vacanze comuni sulle montagne trentine, negli anni Cinquanta, ai musical attualissimi dei complessiGen Verde e Gen Rosso, dalla partecipazione sentita alla liturgia così come alla preghiera serale nelle comunità sparse nel mondo, in ogni loro azione i Focolari attuano la “spiritualità di comunione”. Questa comunione non si esaurisce in una preghiera intimista, ma ha anche dei riflessi nella vita personale e sociale. Nasce ad esempio una misura di giustizia elevata, un bisogno di legalità assoluto, come cerca di testimoniare in diverse iniziative la diramazione “Comunione e Diritto”. Scrive Chiara Lubich: «Noi abbiamo una vita intima e una vita esterna. L’una dell’altra una fioritura; l’una dell’altra radice; una dell’altra chioma dell’albero della nostra vita.«La vita intima è alimentata dalla vita esterna. Di quanto penetro nell’anima del fratello, di tanto penetro in Dio dentro di me; di quanto penetro in Dio dentro di me, di tanto penetro nel fratello.«Dio-io-il fratello: è tutto un mondo, tutto un regno…» E ancora: «Quanto più cresce l’amore per i fratelli, tanto più aumenta l’amore per Dio»(altro…)