9 Apr 2018 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Come è stata accolta a Loppiano la notizia della visita del Papa? “Un secondo dopo che la presidente Maria Voce aveva diffuso la notizia, sui nostri social e fra i gruppi degli abitanti di è arrivata una pioggia di post di gioia e stupore”. Cosa rappresenta per lei, abitante di Loppiano, questo evento? “Già il Papa Giovanni Paolo II doveva venire qui nel 2000. Quattro giorni prima, per un improvviso cambio di programma, la visita fu annullata. In ciascuno di noi abitanti di allora era rimasto nel cuore il desiderio di una visita del Papa, e lo stesso desiderio è presente fra gli abitanti anche oggi”. Per chi non conosce Loppiano, cosa caratterizza questo luogo? “È uno dei luoghi dove maggiormente si può toccare con mano il carisma dell’unità che Chiara Lubich ha ricevuto da Dio e sul quale è nato e si è sviluppato il Movimento dei Focolari: l’unità a cui si arriva costruendo rapporti di fraternità, vivendo il testamento di Gesù «Che tutti siano uno». A Loppiano vivono circa mille persone di 65 nazioni, con culture, religioni, formazioni, condizioni sociali diverse. Qui imparano ad essere prima di tutto comunità. Quello che le unisce è il desiderio di vivere la legge che sta alla base della cittadella: l’amore scambievole. Questo fa di Loppiano un luogo di fraternità”.
Come si svolge la vita nella cittadella? “Ci sono varie attività economiche, 11 scuole di formazione, un istituto universitario, un grande santuario che ospiterà il Papa, tante abitazioni e campi coltivati. Si studia, si lavora, si socializza, si fa la vita normale di tutte le città, solo che si cerca di farlo vivendo la legge dell’amore scambievole”. Il Papa arriva a Loppiano dopo Nomadelfia. Che rapporto c’è fra le due città? “Ci sono tanti punti in comune, seppur con storie e carismi completamente differenti: sono entrambi luoghi di fraternità che guardano agli ultimi e hanno come legge il Vangelo. Ci sono state varie occasioni di incontro, anche recenti. Quindi siamo felici che il Papa atterrerà qui avendo nel cuore quanto avrà ricevuto a Nomadelfia. Sarà accolto con lo stesso amore e lo stesso entusiasmo”. Dove va il Papa si accendono i riflettori dei media mondiali: come leggere la scelta di visitare Loppiano? “Penso che dietro questo desiderio ci sia anzitutto l’amore per il dono del carisma dell’unità che Dio ha fatto tramite Chiara Lubich. Bergoglio ha conosciuto il Movimento in Argentina, ma ancora di più da Pontefice. Loppiano è il luogo dove questo carisma è maggiormente visibile”. In che modo vi preparate alla visita? “Quello che ha detto Maria Voce è diventato il nostro imperativo. In questi cento giorni siamo impegnati a intensificare la vita di amore e di unità radicata nel Vangelo, in modo che il Papa possa trovare il «Dove due o più sono riuniti nel mio nome (Mt 18,20)», ovvero la presenza di Gesù in mezzo a noi, una realtà”. Il Papa sosterà in preghiera al Santuario Maria Theotokos, dove c’è una cappella dedicata ai cristiani di altre confessioni: che significato ha questo luogo? “Il Santuario è stato voluto da Chiara proprio nel centro geografico di Loppiano, perché fosse il punto di unità di tutta la cittadella. È il luogo dove noi abitanti ci troviamo ogni giorno a pregare, ma è un punto di riferimento anche per tutto il territorio. È il sigillo della cittadella”.
È anche un modo per sottolineare la centralità della figura di Maria nel Movimento? “Certamente. Non a caso il Santuario è stato intitolato a Maria Theotokos, Maria Madre di Dio, per sottolineare la caratteristica fortemente mariana del carisma e del Movimento dei Focolari. E proprio perché Maria è Madre di Dio e quindi dell’umanità, il Santuario è aperto anche a persone di altre confessioni cristiane, di altre religioni e convinzioni, e all’interno ci sono diversi punti dove ciascuno può pregare, trovare casa e raccoglimento”. La visita del Papa arriva nel 10̊ anniversario della morte di Chiara Lubich. Una concomitanza? “Credo che possiamo accogliere questa visita come un dono di Dio, come una carezza, un segno del Suo amore per l’Opera di Maria. Poi aspettiamo di sentire cosa il Papa vorrà dirci”. (altro…)
31 Mar 2018 | Centro internazionale, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
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| Oggi più che mai, mentre si accendono nuovi fuochi di guerra in varie parti del mondo, e tragedie di ogni genere sembrano vanificare le aspettative di pace, vogliamo affermare la nostra fede nell’Uomo-Dio, morto e risorto per tutti gli uomini e per portare il mondo al suo destino di unità. È Lui la nostra speranza e la nostra gioia. Rivolgo a tutti i miei auguri personali e a nome del Movimento dei Focolari: che lo spirito del Risorto nasca e rinasca ogni giorno, in noi e tra noi, secondo la promessa di Gesù “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Restiamo quindi riuniti nel suo nome, cioè nel suo amore, diffondendolo tra le persone e i popoli. Buona Pasqua a tutti!
Maria Voce
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30 Mar 2018 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
“Pace, amore, fiducia, equità, libertà e giustizia”. Ma anche sicurezza, ascolto, considerazione e partecipazione. È ciò che desiderano i giovani di tutto il mondo, a tutte le latitudini, di tutte le fedi e convinzioni, di qualunque condizione sociale, economica e culturale. Giovani che anche laddove “non si riconoscono più nelle religioni tradizionali e non si definirebbero come religiosi”, tuttavia “sono aperti alla spiritualità”, desiderosi di spendersi per gli altri e per il bene comune, e in cerca di guide che li aiutino a scoprire la propria vocazione e a dare senso alla propria vita. Lo hanno raccontato loro stessi in occasione dell’incontro che si è svolto a Roma dal 19 al 24 marzo, inteso come momento preparatorio al XV Sinodo ordinario dei Vescovi voluto da Papa Francesco sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” che si terrà in ottobre. Oltre 300 fisicamente presenti e altri 15mila collegati via web, hanno raccontato alla Chiesa – che per la prima volta li ha accolti per ascoltarli in un incontro del genere – dei loro sogni e delle loro sfide, e hanno detto cosa si aspettano dai ministri di Dio e cosa chiedono alla società più ampia, hanno offerto le loro testimonianze e le loro proposte perché l’annuncio del Vangelo raggiunga un numero crescente di giovani con un linguaggio adatto e un atteggiamento umile e dialogante. Seguendo l’indicazione di Papa Francesco, che ha chiesto loro di parlare liberamente, avendo la “faccia tosta” di dire anche cose scomode, i ragazzi hanno detto con forza di volere “modelli attraenti, coerenti e autentici”, “testimoni vivi, in grado di evangelizzare attraverso le loro vite”, “uomini e donne in grado di esprimere con passione la loro fede e la loro relazione con Gesù, e nello stesso tempo di incoraggiare altri ad avvicinarsi”. Alla Chiesa chiedono di essere accogliente e misericordiosa, umile e umana, inclusiva, coerente e credibile, capace “di entrare in empatia con tutti i giovani del mondo” e di esprimere “tenerezza” anche verso coloro “che non seguono quelli che crediamo essere gli standard”. E si aspettano “spiegazioni razionali e critiche a questioni complesse”, come i temi della sessualità, “le dipendenze, i matrimoni falliti, le famiglie disgregate”, e “i grandi problemi sociali, come la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani, la violenza, la corruzione, lo sfruttamento, il femminicidio, ogni forma di persecuzione e il degrado dell’ambiente naturale”. Ammettono di non avere una visione unitaria su temi complessi come l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, pur riconoscendo “il dovere universale alla cura per la dignità di ogni persona umana”, e affermano che “c’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti”, fra cui “contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio”. Nonostante questo, anche coloro che non condividono pienamente gli insegnamenti ufficiali “desiderano comunque essere parte della Chiesa”. E ancora, sono spaventati dall’“instabilità sociale, politica ed economica” e alla Chiesa chiedono che sia “solidale e protesa verso coloro che lottano nelle periferie”. Vogliono una guida sicura, perché “le risposte semplicistiche non sono sufficienti”. E si aspettano che la Chiesa riconosca i propri errori, le mancanze e le piaghe più dolorose: solo così potrà essere credibile e affidabile. I giovani chiedono di essere coinvolti maggiormente negli organismi ecclesiali, di poter partecipare anche con ruoli di responsabilità e di leadership nei contesti più ampi come nei piccoli gruppi parrocchiali, e sottolineano l’esigenza di dare più spazio alle donne, ai loro talenti e alla loro sensibilità. Vogliono essere cercati, e trovati, dalla Chiesa nei luoghi che frequentano, reali e virtuali, dai bar alle palestre, ai social network. E vogliono saperne di più sui Sacramenti e partecipare ad eventi su larga scala come le GMG ma anche a piccoli gruppi diocesani o di parrocchia. Cercano inclusione: “anche piccoli gruppi locali dove possiamo esprimere i nostri interrogativi e condividere la fraternità cristiana sono di primaria importanza nel conservare la fede”. Sono giovani in ricerca, dunque, della propria vocazione nel mondo e di un senso più profondo da dare alla vita, custodiscono e coltivano una propria spiritualità e riconoscono – quasi sempre – nella Chiesa un interlocutore importante. Adesso la parola passa proprio alla Chiesa, che nel suo annuncio, d’ora in poi, non potrà non tener conto della loro voce. L’appuntamento è per l’Assemblea sinodale di ottobre, ma intanto il Papa ha assicurato “sarete presi sul serio”. Claudia Di Lorenzi Leggi il documento finale (altro…)
22 Mar 2018 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Quella di Jean e Vivian è una storia che parla di amore, coraggio, speranza. Si conoscono ad Aleppo, in Siria, nel 2000, frequentando entrambi il Movimento dei Focolari. Vivian è vedova e ha un figlio di quattro anni nato con una sordità acuta. Jean è falegname, attivo nel sociale. Il comune impegno nel vivere il Vangelo e portare l’ideale del mondo unito all’umanità li avvicina: si sposeranno nel 2003 e avranno quattro figli. Marc, il primo figlio di Vivian, è il motore da cui parte la loro avventura: la necessità di cure specialistiche vede Vivian recarsi in Libano dove Marc sarà seguito in un centro fondato dai Focolari: “È un vero paradiso anticipato – racconta – La vita di Vangelo vissuto nel quotidiano accompagna tutto il processo educativo. I bambini crescono in quest’oasi di pace, e sviluppano i loro talenti superando il loro handicap. Nasce dentro di me un sogno: poter fondare anch’io un istituto tale nella mia città Aleppo”. Jean la sostiene in questo progetto e nel 2005 nasce il loro piccolo Centro. Ne seguiranno di più grandi capaci di accogliere decine di bambini, tutti figli di famiglie povere che non possono pagare alcuna retta. Per questo il Centro era sempre in deficit: “Per ogni necessità – ricorda Jean – andavamo davanti ad un crocifisso per consegnargli i nostri bisogni. La provvidenza arrivava puntualmente”.
Lo scoppio della guerra, nel 2011, porta morte e distruzione. Jean perde la falegnameria, il centro non ha più nessuna entrata economica, e in molti vivono solo di aiuti dalla Chiesa e da organizzazioni umanitarie. Tanti lasciano il Paese e anche Jean e Vivian, pur tormentati, acquistano i biglietti per partire. Ma un’esigenza si fa chiara nel cuore: non possono lasciare i “loro” bambini sordi, distruggere quel sogno realizzato con fatica.“La vigilia della partenza entro in chiesa – racconta Jean – e lì faccio un colloquio profondo con Gesù, a tu per tu, da uomo a uomo. Lui mi parla al cuore e mi chiede di non partire: cosa faranno quei bambini? Mi sento rivolgere questa domanda tragica. Metto i miei bambini nelle Sue mani. Torno a casa, e con Vivian decidiamo di strappare i biglietti e rimanere per sempre nella nostra città, per essere un dono a quelli che hanno bisogno di noi”. “Eravamo fiduciosi che Dio ci avrebbe accompagnato e sostenuto in tutti i nostri futuri progetti e soprattutto nella vita della nostra famiglia – gli fa eco Vivian – e così è stato”. Oggi il Centro è diventato la loro seconda casa, anche i loro figli partecipano alla vita del gruppo e Jean vi si dedica a tempo pieno. “Questa convivenza ci ha allargato il cuore. Non c’è più né ragazzo né ragazza, né studente né insegnante, né sano né handicappato, né musulmano né cristiano. Tutti noi viviamo dell’unico amore e sotto lo sguardo di un Dio Amore, incarnato, vivo in mezzo a noi”. Chiara Favotti (altro…)
17 Mar 2018 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Una grande forza spirituale capace di trascinare folle di diverse età, estrazioni sociali, culture: questa animava Chiara Lubich e i frutti si vedono ancora oggi, anche nella Chiesa. Il cardinale Pietro Parolin, ricordando l’obbedienza e la docilità che la fondatrice dei Focolari ha sempre avuto – anche nei momenti più difficili – nei confronti della Chiesa, evidenza oggi quanto i Pontefici, da Paolo VI in poi, abbiano sempre contraccambiato offrendo il loro sostegno e il loro incoraggiamento verso il Movimento. Di “impegno costante per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e la fratellanza fra tutti i popoli”, parlava Benedetto XVI nel telegramma inviato in occasione dei funerali di Chiara la cui “esistenza”, proseguiva, “è stata spesa nell’ascolto dei bisogni dell’uomo contemporaneo in piena fedeltà alla Chiesa e al Papa”. Duplice il contributo che Chiara, secondo il segretario di Stato Vaticano, cardinale Parolin, ha offerto alla Chiesa: l’aver approfondito e reso vivo il “profilo mariano costitutivo della Chiesa quanto quello apostolico” e il forte e innovativo richiamo all’unità – “Che tutti siano uno perché il mondo creda” – costruito e reso possibile dal “segreto” dell’amore scambievole, la “regola d’oro” che Gesù stesso ci ha insegnato nel “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Fonte: Vatican News (altro…)