21 Set 2017 | Focolari nel Mondo
“Together for Peace: respect, safety and dignity for all” il tema della Giornata internazionale della pace indetta dall’ONU, come ogni anno, il 21 settembre, per promuovere il rispetto, la dignità e la sicurezza di tutti coloro che sono costretti a fuggire dalle proprie case in cerca di una vita migliore. Istituita nel 1981 come un giorno di pace e di non violenza, la ricorrenza è un invito a tutti gli stati membri, organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, organizzazioni regionali e non governative e persone di buona volontà a mettere in atto iniziative di educazione, formazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della pace, del rispetto, del sostegno alla diversità, dell’accettazione di migranti e rifugiati, contro ogni forma di discriminazione. (altro…)
21 Set 2017 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Domenica 20 agosto 2017, ore 5.00. Da lontano sento la chiamata del Muezzin alla preghiera. Il termometro mostra già 30º. Sono in una minuscola baita di legno nel piccolo Villaggio della pace a Scutari, in Albania. Costruito dalla Chiesa cattolica per i profughi, durante la seconda guerra balcanica alla fine del 1999, ora ospita il nostro campo go4peace» Comincia così il racconto-diario di Meinolf Wacker, giovane sacerdote tedesco, da più di 20 anni impegnato, insieme ad altri sacerdoti del Movimento dei Focolari, a organizzare nei Balcani – terra martoriata da guerre e divisioni – “scuole di pace” per centinaia di giovani. Il primo pensiero del mattino va alla serata conclusa poche ore prima e al grande concerto proposto dai giovani nella piazza della cattedrale di Scutari. A conclusione della quale Mark, che viene dall’Irlanda, si è fatto portavoce del loro appello: “Siamo qui dal Nord e dal Sud, dall’Occidente e dall’Est dell’Europa. La pace è una meta da raggiungere, dobbiamo vedere nell’altro un fratello o una sorella. Se ci amiamo, la pace sarà il frutto. Richiede passione, pazienza e tenacia. Vogliamo diventare una generazione piena di passione per la pace”.
I componenti della band che si è esibita la sera prima vengono dall’Albania, dal Camerun, dalla Slovenia, dalla Spagna e dalla Germania, dopo non poche peripezie. I tedeschi, ad esempio, una volta arrivati a Sarajevo, hanno attraversato le zone montuose del Montenegro su un pullmino a noleggio, quasi 40 ore di viaggio. Neanche il tempo di riprendere fiato e subito la suddivisione in piccoli gruppi per conoscersi. Ogni giorno, un motto da vivere. “Non smettere di dare!”, per esempio. Ma anche uno sguardo sulla natura poteva ispirare un nuovo motto, come vedere una mucca sdraiata sul prato che si prende tutto il tempo per ruminare. In un mondo pieno di frenesia occorre fermarsi ogni tanto, e “ruminare” interiormente quanto Dio ci ha suggerito. «All’inizio del campo – scrive Meinolf – ci siamo fermati sul famoso Ponte di Mezzo, nella cittadina di Mes. Uniti, mano nella mano, tutti i partecipanti, musulmani, evangelici, cattolici o di altre visioni del mondo, ci siamo affidati al mistero di Dio, in silenzio. Durante la settimana si sono svolti 31 workshop che hanno dato ai giovani l’occasione di venire in contatto con la gente del posto. Ogni giorno più di cento bambini ci aspettavano a Fermentim, alla periferia di Scutari, dove lavora stabilmente una comunità di suore». Qui i ragazzi producono portachiavi e lavorano alla tinteggiatura e alla pavimentazione dell’asilo e della casa di una famiglia.
«Altre tappe sono state il Museo della Cattedrale di Santo Stefano, a Scutari, dove si ricordano i 38 martiri uccisi dal regime comunista dal 1945 al 1974, il Museo della memoria con gli orrori commessi in quegli anni, e la visita a una moschea. In un workshop interreligioso si è parlato dei rapporti tra le religioni nei Balcani. Abbiamo piantato anche degli alberi, verniciato alcune casette del villaggio, incontrato i bambini affidati alle suore di Madre Teresa. La giornata terminava sempre con una cena festosa nel villaggio». «Insieme a Christoph e Tobias dell’agenzia 18frames Film+Media Produktion di Amburgo avevamo progettato la campagna “Yourope” per coinvolgere i giovani europei a “mettere la propria faccia” per mostrare un’Europa senza barriere. Un videoclip realizzato durante il campo, con i nostri volti, su sfondo nero, termina con l’invito a mandarci altri brevi video con la stessa frase iniziale: I show my face… Armela ha preso una piccola mascotte della mia macchina – un’alce – se l’è messa sulle spalle e si è ripresa: I show my face because I am from Albania, studying in Austria, sitting in a French car with a German driver and a young friend from Sweden. In pochi giorni più di 50 mila persone avevano visto il clip». Raccontano due partecipanti: «Quando un anno fa ho saputo che il campo si sarebbe tenuto a Scutari, ero critica. Provengo dall’Albania e conosco la mentalità del mio Paese. Durante la preparazione ho aiutato come potevo. I primi due giorni sono andati bene. Ma quando sono cominciati i workshop, regnava una grande confusione. “Ben arrivati nel caos”! ho pensato. Poi però tutto è andato diversamente da come immaginavo. In occasione del concerto finale dovevo spiegare la campagna “Yourope”. Negli occhi del pubblico si vedeva una gioia vera! L’amore è stato più forte degli ostacoli!». «Le messe serali non erano vuoti rituali, ma fede vissuta, profonda, che mi ha travolto. Le spiegazioni sul senso del dolore e sull’incontro con Gesù nella sofferenza mi hanno dato molto, e ancora per lungo tempo ho continuato a ruminarle». Vedi il Video clip (altro…)
20 Set 2017 | Focolari nel Mondo
A solo due settimane dal precedente sisma, ieri sera il Paese azteco è stato nuovamente colpito da un terremoto di magnitudo 7.1 (scala Richter). Al momento si contano 217 vittime, di cui 117 nella capitale, bilancio purtroppo destinato a salire. Ventisei i bambini e 4 adulti hanno perso la vita nel crollo di una scuola nell’area sud-est di Città del Messico. Anche se sono stati salvati 11 bambini, devono ancora essere estratti dalle macerie una trentina di minori e 4 adulti. Ci sono stati dei crolli di alcuni edifici e almeno 4 milioni di persone sono rimaste senza elettricità. 72 le vittime registrate nello stato di Morelos e 43 a Puebla, dove si trova la cittadella dei Focolari “Mariápolis El Diamante”. «Eravamo a tavola quando abbiamo sentito il forte sisma – raccontano –. Al momento i membri della nostra comunità di Puebla non hanno subito danni e stiamo tutti bene». La solidarietà si è subito fatta sentire da tanti Paesi della regione e del mondo. «In questo momento di dolore chiedo di manifestare solidarietà a tutta la popolazione messicana», l’appello di Papa Francesco, oggi, nell’Udienza Generale. (altro…)
20 Set 2017 | Chiara Lubich, Spiritualità
In una conversazione del 2000 Chiara ricorda la prima “scoperta” di Gesù Abbandonato: «In un episodio nei primi mesi del 1944 abbiamo una nuova comprensione di Lui. In una circostanza veniamo a sapere che il più grande dolore che Gesù ha sofferto, e quindi il Suo più grande atto d’amore, è stato quando in croce ha sperimentato l’abbandono del Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Siamo profondamente toccate da questo. E la giovane età, l’entusiasmo, ma soprattutto la grazia di Dio, ci spingono a scegliere proprio Lui, nel suo abbandono, quale via per realizzare il nostro ideale d’amore. Da quel momento, ci è parso di scoprire il suo volto dovunque.» Un altro momento chiave per la comprensione di questo “mistero di dolore-amore”. Ci troviamo nell’estate del 1949. Igino Giordani raggiunge Chiara Lubich che si è recata per un periodo di riposo nella valle di Primiero, sulle montagne del Trentino (Italia). Insieme al primo gruppo vivono intensamente il passo del Vangelo sull’abbandono di Gesù. Saranno giorni di luce intensa, tanto che alla fine dell’estate, dovendo scendere da quel “piccolo Tabor” per rientrare in città, Chiara scrive di getto quel testo che inizia con un verso ormai celebre: «Ho un solo sposo sulla terra, Gesù abbandonato… Andrò per il mondo cercandolo in ogni attimo della mia vita» Tanti anni dopo, spiegherà: «Sin dall’inizio si è capito che il tutto ha un’altra faccia, che l’albero ha le sue radici. Il Vangelo ti copre d’amore, ma esige tutto. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore – si legge in Giovanni – rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Ne è la personificazione Gesù crocifisso, il cui frutto è stata la redenzione dell’umanità. Gesù crocifisso! Egli, che aveva sperimentato in sé la separazione degli uomini da Dio e fra loro, e aveva sentito il Padre lontano da sé, fu da noi ravvisato non solo in tutti i dolori personali, che non sono mancati, e in quelli dei prossimi, spesso soli, abbandonati, dimenticati, ma anche in tutte le divisioni, i traumi, gli spacchi, le indifferenze reciproche, grandi o piccole: nelle famiglie, fra le generazioni, fra poveri e ricchi; nella stessa Chiesa a volte; e, più tardi, fra le varie Chiese; come in seguito, fra le religioni e fra chi crede e chi è di diversa convinzione. «Ma tutte queste lacerazioni – continua Chiara – non ci hanno spaventato; anzi, per l’amore a Lui abbandonato, ci hanno attratto. Ed è stato Lui ad insegnarci come affrontarle, come viverle, come concorrere a superarle quando, dopo l’abbandono, aveva rimesso il suo spirito nelle mani del Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46), dando così all’umanità la possibilità di ricomporsi in sé stessa e con Dio, e indicandole il modo. Egli ci si è manifestato perciò chiave dell’unità, rimedio a ogni disunità. Egli era colui che ricomponeva l’unità fra noi, ogni qualvolta si fosse incrinata. Egli è divenuto il nostro unico Sposo. E la nostra convivenza con un tale Sposo è stata così ricca e feconda che mi ha spinto a scrivere un libro, come una lettera d’amore, come un canto, un inno di gioia e di gratitudine a Lui». (altro…)