20 Gen 2016 | Focolari nel Mondo
Nella motivazione del premio il riconoscimento al suo lavoro e al lavoro della comunità di Sant’Egidio nella lotta contro l’AIDS, e alla capacità, come donna musulmana, di creare in modo eccezionale ponti tra cristiani e musulmani, dimostrando con la sua vita che una convivenza pacifica e una collaborazione efficace tra cristiani e musulmani è possibile. Tra i presenti alla cerimonia di conferimento anche Annette Schavan, ambasciatrice tedesca presso la Santa Sede, che terrà la Laudatio. In memoria della persona e dell’eredità spirituale del Vescovo cattolico di Aquisgrana, Klaus Hemmerle (1929 – 1994) il Movimento dei Focolari conferisce un premio a personalità che si distinguono come “costruttori di ponti” di dialogo tra le chiese, le religioni e visioni del mondo. Il premio viene assegnato ogni due anni. www.fokolar-bewegung.de Progetto DREAM (altro…)
20 Gen 2016 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Il 2 febbraio padre Susai Alangaram celebrerà i 25 anni del suo sacerdozio. Era sacerdote da sei anni a Tiruchirapally, Tamil Nadu, lo stato più a sud dell’India sull’oceano indiano, quando si è lanciato in un progetto con lo scopo di alleviare dalla povertà i bambini della sua parrocchia. Anni addietro aveva conosciuto il Movimento dei Focolari e si era impegnato a vivere e testimoniare l’unità con altri suoi compagni sacerdoti, in una società paralizzata dal problema delle caste. Con due suoi amici ha iniziato così un progetto di sostegno a distanza per 50 bambini, dandogli il nome di Ilanthalir, che in lingua Tamil significa “teneri germogli”, a ricordare la tenera cura necessaria per la crescita e lo sviluppo di questi bambini. Oggi i bambini poveri in vari villaggi di cinque distretti del Tamil Nadu ricevono il sostegno di Ilanthalir, su un territorio che va da 125km a sud di Tiruchirapally a 70km a nord. Dopo lo tsunami del 2004 sono stati adottati alcuni bambini di due villaggi sulla costa, che ora stanno studiando all’Università.
Il clima nel paese è molto caldo e i monsoni sono imprevedibili, rovinando spesso le coltivazioni e creando povertà tra i contadini. Quest’anno ci sono state alluvioni nel nord e siccità al centro. La povertà è la causa della diffusa analfabetizzazione e del lavoro minorile, essendo la prima preoccupazione di tante famiglie indigenti quella di guadagnare qualcosa per il sostentamento e non quella di educare i figli. Ilanthalir cerca di assicurare ai bambini le prime necessità, sponsorizzando i loro studi fino a quando trovano un impiego e possono così assistere le proprie famiglie. Quest’anno 456 bambini beneficeranno direttamente del sostegno a distanza di Famiglie Nuove e altri 300 riceveranno assistenza da Ilanthalir.
Appartenendo a varie religioni ci si assicura che tutti i bambini festeggino insieme le principali festività come Diwali (la festa della luce), Pongal (la festa della raccolta), Natale, ecc. Il mese di ottobre è dedicato alla cura dell’ambiente, e ogni centro organizza programmi per piantare alberi, pulire luoghi pubblici, ecc. Ciò che colpisce nell’esperienza di Ilanthalir è l’impatto della spiritualità dell’unità in un contesto che altrimenti si presta a favorire una cultura di sopravvivenza e isolamento. La Parola di Vita dei Focolari, un commento che suggerisce come vivere le frasi del Vangelo, viene tradotta in lingua Tamil e diffusa tra i bambini e i loro genitori, che una volta al mese si incontrano a condividere come cercano di viverle rinnovando il loro impegno. Ogni anno si vive insieme una giornata di Mariapoli con circa 300 persone a Tiruchirapally, promuovendo uno scambio fraterno tra tutti. L’impegno dei bambini di Ilanthalir di vivere in questo modo con i loro piccoli atti d’amore li trasforma in agenti di unità nelle loro famiglie e nei loro ambienti, portando nuova speranza per molti.
https://vimeo.com/155416704 (altro…)
18 Gen 2016 | Focolari nel Mondo
Sul sito del Collegamento CH, i giorni precedenti l’appuntamento sarà disponibile il sommario delle notizie. Sullo stesso sito è possibile accedere anche alle edizioni integrali e alle singole notizie dei precedenti Collegamenti CH. https://vimeo.com/154703542 (altro…)
18 Gen 2016 | Centro internazionale
Delle centinaia di comunità che, nel corso degli anni, si sono formate in ogni angolo del mondo attorno alla spiritualità dei Focolari quella degli Emirati Arabi ha, senza dubbio, una sua originalità ed unicità. Si tratta, infatti, di un gruppo composto da persone del Movimento, nessuno dei quali è originario del posto. Sono persone, spesso famiglie intere, provenienti da vari Paesi dell’Asia o del Medio Oriente, ma anche da Europa e America Latina, che sono arrivate nel Golfo Persico per motivi di lavoro e che, terminati i loro contratti, lasceranno questa parte di mondo. Gli stranieri, infatti, costituiscono quasi il 90% della popolazione degli Emirati, ma sono una presenza fluttuante e il gruppo dei Focolari fa parte di questa sezione del Paese. Presso uno degli hotel di questa capitale mondiale della finanza, dove si vede ciò che i petroldollari hanno potuto fare in pochi decenni, trasformando un angolo di deserto in una metropoli modernissima dallo skyline impressionante con un architettura futuristica, si sono incontrate – venerdì 15 gennaio – una ottantina di persone. Le provenienze parlano di una geografia dell’Asia e non solo: Filippine, India, Pakistan, Egitto, Siria, Giordania, Libano, Palestina e anche Brasile e Italia. Le professioni e gli impieghi i più diversi: ingegneri edili, impiegata di ambasciata, maestri ed insegnati di scuole superiori, infermiere, informatici, ricercatori universitari ed anche lavori, forse, più umili. Alcuni sono qui da anni, sono cresciuti in questo mondo e ne hanno visto lo sviluppo vertiginoso e quasi irreale, altri sono arrivati da poco con la certezza di un lavoro, magari svanito dopo poco ed hanno vissuto il dramma di doverne trovare un altro in tempi brevi, pena il dover ritornare in patria. Alcuni hanno figli nati qui, altri, forse, partiranno presto. I motivi di questi trasferimenti sono spesso legati a situazioni difficili dal punto di vista economico nei Paesi di provenienza o, semplicemente, dal desiderio di assicurare ai figli un futuro migliore, con guadagni che mai potrebbero sognarsi nelle nazioni di origine. Una situazione complessa, spesso surreale, una vita fatta di lavoro, al centro tuttavia di un mondo all’apice del consumismo.
Qui i cristiani si ritrovano secondo le comunità linguistiche e dei Paesi di provenienza e, soprattutto, nelle chiese di Dubai, ogni venerdì, giorno di festa trattandosi di un Paese musulmano. Le persone radunatesi in questi giorni provenivano anche da altri angoli della zona: Doha in Qatar o Abu Dhabi, Sharja e Fujera sempre negli Emirati, da Oman e dal Bahrein. L’occasione per questo incontro è stata la sosta negli Emirati di Maria Voce e Jesús Morán, che all’inizio del loro viaggio in India hanno pensato ad una breve sosta negli Emirati per un momento di condivisione con questa originale comunità. La mattinata è trascorsa veloce, fra la presentazione della storia della presenza di membri del Movimento fin da vari decenni orsono per periodi più o meno lunghi, caratterizzati anche da visite di focolarini dal Pakistan, dall’India o dalle Filippine o da Paesi del Medio Oriente. Sono, poi, seguite alcune esperienze che hanno rivelato la realtà vera di come si vive in questo apparente paradiso del consumismo imperante, lontano dalla propria cultura, con il pericolo, giorno dopo giorno, di essere risucchiati da una mentalità fatta di comodità, guadagno e interessi. Spesso si sono lasciate da parte le esperienze vissute negli anni giovanili ispirate dalla spiritualità di comunione per ritrovare, poi, inaspettatamente e in momenti di grande difficoltà, altri fratelli e sorelle che condividono il carisma di Chiara Lubich. Difficoltà di rapporti sul lavoro, ma anche rischi di famiglie che si incrinano per via del consumismo e della lontananza dai valori di casa, solitudine. Eppure, anche in questo angolo di mondo un gruppo di persone ha continuato a incontrarsi attorno alla Parola di Vita o all’interno di una parrocchia nel nome dello spirito del Focolare.

Un momento di dialogo con Maria Voce e Jesús Morán
Da qui, un secondo momento di dialogo con Maria Voce e Jesús Morán proprio incentrato su queste sfide e sofferenze, sui rischi che si corrono e sulla necessità di una comunità viva che sappia essere culla di valori di comunione, fraternità e sobrietà evangelica. La presidente ed il copresidente dei Focolari hanno ricordato come le prime comunità cristiane fossero disperse nel grande impero romano e di come i cristiani, spesso soli ed isolati, riuscissero a resistere alle lusinghe di quel mondo grazie alle loro comunità anche piccole. L’immagine dei fiori del deserto è spesso tornata in evidenza nel corso del dialogo, ricordando come fosse stata Chiara stessa negli anni novanta a esprimere con questa immagine i primi del Movimento dei Focolari che si erano trovati a vivere negli Emirati Arabi. E, poi, oltre alla necessità di gareggiare per il primato dell’amore in un ambiente che annovera primati ben diversi – il grattacielo più alto del mondo, le fontane con il gettito più elevato, la maggior concertazione di centri commerciali -, è emersa la sfida di restare ben radicati nel presente. Non si può pensare di fare diversamente, commentava Maria Voce a conclusione del dialogo. Il Paese non garantisce nulla su tempi lunghi, i contratti di lavoro possono terminare, un impiego può svanire per i giochi finanziari. Allora, resta importante mettere radici profonde anche per coloro che verranno, magari quando quelli che vivono oggi negli Emirati non saranno più qui. Questa comunità deve continuare. Impressionava alla conclusione della mattinata vedere la commozione su molti volti, ma anche la gioia e l’entusiasmo: l’aver trovato o ritrovato una famiglia spirituale e sapere che anche qui si è parte di questa grande famiglia mondiale. (altro…)
18 Gen 2016 | Centro internazionale, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Igino Giordani fu un precursore dell’ecumenismo. La sua sensibilità ecumenica nacque quando, nel lontano 1927, si imbarcò su una nave per gli Stati Uniti d’America, per andare a studiare la Biblioteconomia per conto del Vaticano. Qui scoprì ciò che ancora non conosceva: i cristiani di varie denominazioni, e rimase colpito dalla loro religiosità. In molti scritti posteriori Giordani affermò che il dialogo, e quindi il dialogo ecumenico, ha il suo modello nelle relazioni trinitarie, perciò pone tutti sul medesimo piano di amore. La comunione chiama tutti al dialogo, nella stessa misura bisogna donarsi per creare l’unità. «Per eliminare le divisioni, in passato si polemizzava; oggi si preferisce il confronto rispettoso delle idee, si cerca la convergenza, la riconciliazione. Oggi si è meglio compreso che l’unità non è statica, ma dinamica, e cresce in quantità e qualità. Perciò col dialogo, che segna una “svolta storica” innovatrice, finisce la polemica, l’urto, la scomunica, viceversa comincia la comprensione, e l’acquisto delle verità e virtù degli altri. Il dialogo, per il quale si incontrano esponenti di due o più chiese, non è propaganda né accademia. Il possesso della verità non impedisce la penetrazione inesauribile dei misteri, né il reale progresso dei dogmi. Il dogma va approfondito, reinterpretato.
«Il dialogo ecumenico non nasce dalle differenze dottrinali che ci sono tra i due (o più), ma dall’unità che già esiste tra loro, dal patrimonio comune a tutti. Il clima psicologico del dialogo è la simpatia, o meglio, la carità. Dice Maritain: “Una perfetta carità verso il prossimo e una perfetta fedeltà alla verità sono non soltanto compatibili, ma si richiamano a vicenda”. Per la funzione profetica del Popolo di Dio, il cristiano deve comunicare le verità che possiede e lasciarsi comunicare le verità possedute dall’altro. Per tale funzione profetica, il cristiano non deve limitare il dialogo all’aspetto teologico (e farne un lavoro da specialisti). L’unità non è solo un problema tecnico e teologico, è problema di carità. «Gli interlocutori devono trattarsi alla pari. Stima reciproca, niente sottintesi o furberie, niente parole offensive. Tale parità non significa confusione o conguaglio di dottrine. Significa coscienza di appartenere entrambi al Corpo Mistico di Cristo. Devono accettare il pluralismo, riconoscendo ogni legittima diversità. Sono più forti le cose che uniscono i fedeli che quelli che li dividono (Gaudium et spes, 92). Diversamente il dialogo si riduce a monologhi alternati. Tutti i cristiani sono chiamati all’esercizio del dialogo. Possono giovarsi per questo d’ogni incontro (lavoro, turismo, studio, ecc.). Non si ammettono steccati tra una confessione e l’altra: ma si aprono tutte le porte per arrivare all’incontro e al dialogo. L’opera è lunga e difficile, ma Dio la vuole». (altro…)