Natale di condivisione
«La vita di ogni giorno varia, perché il pericolo è variabile. In alcuni giorni non succede niente e puoi dimenticarti che c’è la guerra. In altri può succedere che quando vai al lavoro, tu venga colpito da pallottole vaganti, o vedere scontri o addirittura bombe che piovono all’improvviso sulla gente e su quartieri civili». A parlare è Pascal, libanese, del Focolare di Aleppo, che vive in Siria da alcuni anni. Nonostante la guerra. «Come ci stiamo preparando al Natale? Le nostre comunità hanno pensato soprattutto ai bambini, perché le famiglie, nonostante sia una festa molto sentita in Siria, non riescono più a vivere la gioia del Natale. Così i giovani hanno fatto tante attività per raccogliere fondi che, uniti agli aiuti ricevuti dall’estero, hanno consentito di ampliare il loro progetto di ridare il senso del Natale ai bambini e alle loro famiglie. A Kafarbo (nei pressi di Hama) si faranno visite alle famiglie nei bisogno in piccoli gruppi, portando doni e cibo. Ad Aleppo, oltre alle visite nelle case, si farà una festa per una 70ina di famiglie. A Damasco, dove ci sono più potenzialità, hanno organizzato un concerto di Natale nella cattedrale maronita e una cena per 250 persone con canti e giochi…». Ma perché si scappa dalla Siria? «Per due motivi principali, spiega Pascal. Il primo è la paura del futuro. Tanti hanno perso tutto e non hanno più la possibilità di vivere con dignità. Partono per cercare lavoro altrove, anche perché i siriani sono grandi lavoratori. Il secondo motivo è una guerra che perdura da quasi 5 anni e che ha già portato 250 mila morti. Ogni giorno si combatte affinché lo stato islamico non prenda tutta la Siria e così tanti uomini perdono la vita. La gente vede l’assurdità di questa guerra. Sente tanti potenti parlare di pace e poi continuare a dare il loro appoggio allo stato islamico. I giovani siriani vorrebbero difendere la loro terra, ma sanno di andare incontro alla morte sicura». Con l’escalation di violenza, voi focolarini non avete mai ripensato alla scelta di rimanere in Siria? «No, mai. È così importante la presenza del Focolare! Solo la presenza, anche senza fare niente. Sentiamo che Dio ci ha messi qui per essere segno che tutta la Chiesa nel mondo è con loro e che il Male non avrà l’ultima parola. In questi anni abbiamo condiviso così tanto – le cose brutte della guerra con perdite umane o partenze all’estero di persone care, ma anche le gioie che non mancano perché ogni giorno tocchiamo con mano l’intervento di Dio – che sentono che facciamo parte di loro e noi li sentiamo parte di noi. Noi non siamo obbligati a restare; le nostre ragioni non sono razionali, ma affettive, del cuore perché nel restare in posti come Aleppo c’è niente di razionale.Le famiglie siriane che rimangono lo fanno per il legame alla loro terra, alla loro gente, perché tutto potrebbe dire: vai! Giorno per giorno le cose si riducono sempre più, viene meno il futuro, vedi l’essere umano ridotto a niente. Qualcuno rimane per una scelta d’amore, per dare testimonianza. Ad esempio per portare avanti una scuola per i bambini sordomuti, o per sostenere la Caritas, la Mezz luna siriana o altre ONG che tanto fanno per dare dignità alla gente. Vivere per gli altri, dà il senso dell’esistenza, dà senso al tuo essere uomo e cristiano». Qual è il messaggio dei siriani per il Natale? Gli uomini da soli sono incapaci di fare la pace. Ma abbiamo una chance: chiederla a Dio e chiederla insieme. A Lui tutto è possibile. ChiediamoGli di darci un cuore misericordioso, capace di rispetto, di dialogo, di speranza. E a tutti gli uomini di buona volontà chiediamo di non risparmiarsi nel costruire la pace là dove sono e di influire sui potenti perché cessi l’odio e torni la pace”. (altro…)
Viviamo in una società dinamica e complessa caratterizzata dalla presenza determinante delle macchine, capaci, soprattutto in seguito alla rivoluzione tecnologica e informatica, di incidere radicalmente nel nostro modo di vivere e di operare. Così l’epoca attuale è segnata dall’accelerazione del tempo – con rapido consumo e invecchiamento di cose, individui, relazioni umane –, e, a causa della crisi, dall’incertezza per il futuro. Argomenti, macchine e futuro, di pregnante attualità, che suscitano urgenti interrogativi esistenziali. Il saggio raccoglie una serie di contributi – dalla filosofia alla cosmologia, dalla biologia all’architettura, dal cinema alla teologia – pensati per stimolare la riflessione e il dibattito tra ricercatori in varie discipline sul rapporto con le macchine e con il tempo, declinato nella dimensione del futuro, in un’epoca in cui si rivela sempre più inscindibile, e al contempo problematica, la relazione tra essere umano, tecnica/tecnologia e futuro. Con i contributi di: Adriano Fabris, Albertina Oliverio, Luigi Tesio, Pietro Benvenuti, Luciano Dini, Andrea Aguti, Maria Antonietta Crippa, Dario Edoardo Viganò, Giancarlo Biguzzi, Sergio Rondinara. Gennaro Cicchese insegna Antropologia filosofica ed Etica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” dell’Università Lateranense e presso il Centro Sant’Agostino di Dakar affiliato all’Università Salesiana. Consigliere nazionale dell’“Associazione docenti italiani di filosofia”, segretario dell’“Area di ricerca Scienza e Fede sull’Interpretazione del Reale”, è autore di numerose pubblicazioni. La collana SCIENZE E FEDE, diretta da Sergio Rondinara, affronta le problematiche connesse al rapporto tra le scienze naturali e il sapere critico della fede riguardo all’interpretazione del reale. Le pubblicazioni sono in collaborazione con il SEFIR (Scienza E Fede sull’Interpretazione del Reale dell’ISSR “Ecclesia Mater” di Roma, attiva presso la Pontificia Università Lateranense), che promuove un dialogo interdisciplinare riguardo la realtà, che coinvolga teologia, filosofia e scienze (matematica, informatica, fisica e biologia), anche in prospettiva storica.
Tra i primi a criticare la politica del Terzo Reich, Bonhoeffer si trova negli Stati Uniti mentre scoppia la Seconda Guerra mondiale. Rientra in patria per soffrire con la sua gente, pur conscio del rischio che affronta possedendo uno spirito libero e un forte senso di giustizia. Teologo e pastore luterano, muore in un campo di concentramento, a Flossenbürg, il 9 aprile 1945, condannato per la sua opposizione al regime nazista. Lo ricordiamo con questo breve pensiero sulla misericordia, pubblicato ne: “La fragilità del male, raccolta di scritti inediti”. «Ogni giorno la comunità cristiana canta: “Ho ricevuto misericordia”. Ho avuto questo dono anche quando ho chiuso il mio cuore a Dio; quando ho intrapreso la via del peccato; quando ho amato le mie colpe più di Lui; quando ho incontrato miseria e sofferenza in cambio di quello che ho commesso; quando mi sono smarrito e non ho trovato la via del ritorno. Allora è stata la parola del Signore a venirmi incontro. Allora ho capito: egli mi ama. Gesù mi ha trovato: mi è stato vicino, soltanto Lui. Mi ha dato conforto, ha perdonato tutti i miei errori e non mi ha incolpato del male. Quando ero suo nemico e non rispettavo i suoi comandamenti, mi ha trattato come un amico. Quando gli ho fatto del male, mi ha ricambiato solo con il bene. Non mi ha condannato per i misfatti compiuti, ma mi ha cercato incessantemente e senza rancore. Ha sofferto per me ed è morto per me. Ha sopportato tutto per me. Mi ha vinto. Il Padre ha ritrovato suo figlio. Pensiamo a tutto questo quando intoniamo quel canto. Fatico a comprendere perché il Signore mi ami così , perché io gli sia così caro. Non posso capire come egli sia riuscito e abbia voluto vincere il mio cuore con il suo amore, posso soltanto dire: “Ho ricevuto misericordia”». Dietrich Bonhoeffer, La fragilità del male, raccolta di scritti inediti (Piemme, 2015) (altro…)
https://vimeo.com/139352758 «Io avevo sentito parlare solo di Babbo Natale, ma nessuno mi aveva raccontato la storia vera del Natale, la storia di Gesù che nasce!», racconta una bambina. «Eh sì, la gente se l’era un po’ dimenticata, ma noi glielo possiamo ricordare! Come stanno già facendo tanti altri bambini in tutto il mondo», risponde un altro. Sono i gen4, bambini e bambine «che vogliono bene a tutti come ha fatto Gesù e fanno vedere a tutti che è Lui il dono più grande!», come loro stessi spiegano. Glielo ha insegnato Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari, che aveva rivolto loro questo invito: «Fate nascere Gesù in mezzo a voi col vostro amore; così è sempre Natale! […] Possiamo offrire Gesù, Gesù in mezzo a noi a tutto il mondo, portare questo nostro amore, questa gioia nelle strade, nelle scuole, ai piccoli ed ai grandi… dovunque!». Anni fa, Chiara, passeggiando prima di Natale per le strade di Zurigo, in Svizzera, aveva visto le vetrine con luci, giocattoli, la neve sugli alberelli, Babbo Natale… e si era chiesta: Dov’è Gesù? Gesù non c’era. «Questo mondo ricco si è preso il Natale, ma ha sloggiato Gesù», scriveva. «Cosa vuol dire ‘sloggiato’?» Chiede una bambina. «Significa che Gesù non ha posto dove abitare, come quando è nato, e non trovavano un posto per Lui». «Allora Chiara ci ha detto: almeno noi facciamogli festa! Noi gen4 di tutto il mondo vorremo far così e invitare a tutti a farlo». Nasce in seguito l’idea di realizzare delle statuine di Gesù bambino e dei presepi e di offrirli alle persone che forse non sanno o non si ricordano che Gesù è più importante degli acquisti di Natale. «Vogliamo far ricordare che il Natale è la festa di Gesù. E diciamo alle persone: vuoi portarlo a casa tua? Qualcuno risponde di no, qualcuno passa e non si ferma neppure, ma altri si fermano e noi diamo queste statuine di Gesù o presepi, preparati da noi. Siamo nelle piazze principali, delle grandi città e nei centri commerciali, le diamo anche ai nostri sindaci e andiamo nelle case di riposo degli anziani;attiriamo l’attenzione con le nostre bancarelle, i concerti musicali; organizziamo feste di Natale per tanti bambini. È come un’onda di felicità che coinvolge tutti e riporta al centro del Natale il “festeggiato”». Domenica 20 dicembre in piazza San Pietro si celebra il Giubileo dei bambini, e Papa Francesco benedirà i bambinelli. Lo stesso giorno la trasmissione A Sua Immagine (Rai Uno ore 10.30), in una puntata dedicata ai bambini, manderà in onda un servizio sull’azione Hanno sloggiato Gesù. (altro…)