10 Ago 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Ricordo, agli inizi era il nostro cuore strapieno d’amore per Dio che faceva traboccare il Vangelo riscoperto su tanti. Come fare in modo che anche oggi sia così dovunque? Essendo, oggi come allora, fedeli allo stile di vita che ci ha suggerito lo Spirito Santo: essere anzitutto cristiani ‘doc’, autentici, che vivono per primi ciò che il Vangelo insegna, gente di cui si possa dire, come dei primi cristiani: “Guardate come si amano e l’uno per l’altro son pronti a morire”. Cristiani, poi, che amano tutti senza distinzioni, con un amore concreto. Cristiani che, solo dopo aver amato così, parlano, annunciando il Vangelo a tutti. Anche se non sempre si può parlare con la bocca, lo si può sempre col cuore, col chiamare per nome chi incontriamo, ad esempio,col salutare in una data maniera, in modo che gli altri avvertano che sono importanti per noi, che non ci sono certo indifferenti, che c’è già un legame con loro fatto magari solo di silenzio rispettoso. Queste parole senza rumore, come può essere un sorriso, se indovinate, non possono non aprire un varco nei cuori. E appena il varco si apre in chiunque, non bisogna attendere,occorre parlare, dire anche poche parole…, ma parlare. Partendo ad esempio dalla nostra esperienza con Gesù, parlare di Lui. Proviamo a riempire la nostra giornata di queste parole, di gesti nuovi che non abbiamo mai fatto, totalitari, completi. Porteremo nel mondo il fascino di Gesù e innamoreremo la gente di Lui, cosicché il regno di Dio si espanderà oltre ogni aspettativa. Crescerà in modo tale che si può guardare lontano, come Gesù, quando ha chiamato tutti alla fraternità universale pregando il Padre: “Che tutti siano uno”. Un sogno che può sembrare folle, ma che è possibile, perché sogno di un Dio». (altro…)
5 Ago 2013 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
“Popetti” li chiamava Chiara, ossia “bambini” nel natio dialetto trentino: erano i ragazzi che, venuti in contatto agli inizi degli anni ’50 con il nascente Movimento dei Focolari, entrarono nell’orbita della prima comunità, ne seguirono da vicino le vicende, ne condivisero da protagonisti gioie e sofferenze ed anche momenti salienti come le Mariapoli, nel periodo estivo sulle Dolomiti intorno al primo gruppo di focolarine e focolarini. Luigi Liberati, romano, conobbe la spiritualità dell’unità alla fine del ’53. «Ognuno che ha avuto il dono di trovarsi vicino a Chiara, porta dentro la certezza che lei gli o le ha voluto bene in esclusiva; porto sempre nella mente e nell’anima l’esperienza forte di sentirmi sempre amato e messo al primo posto», esordisce. La sua narrazione offre un quadro inedito e vivace, quanto intenso e profondo: «Nell’agosto del’54 partecipai alla mia prima Mariapoli. Poiché non eravamo tanti avevamo molta facilità a stare a contatto con Chiara». Luigi ricorda un piccolo aneddoto: «Nel Vangelo della messa si era letto “…chi accoglie uno di questi piccoli…”, e subito, all’uscita Chiara dice: “popetti, tutti in macchina, si va alla malga a prendere le fragole con la panna”. Immediatamente tutti entravamo, pigiati, nella Fiat 103. I più piccoli Chiara addirittura li teneva sulle ginocchia e poi, via, una bella scorpacciata di panna e fragole».
Durante quelle prime Mariapoli Chiara affidò il gruppo di ragazzi costantemente in aumento alla guida di Vincenzo Folonari, familiarmente detto Eletto: «Lì venne fuori tutta la sua statura spirituale. Con lui ho sperimentato grazie mai prima vissute: ha aperto con noi un dialogo che faceva da tramite con Chiara, lei ci amava, ammaestrava ed insegnava, ed Eletto ci aiutava a tradurre in vita tutto ciò». Con il passare del tempo il gruppo dei ragazzi aumentava e Chiara pensò di tenerli collegati creando un piccolo centro: «quasi ogni giorno alcuni di noi dopo la scuola, si incontravano lì; mantenevamo la corrispondenza con altri sparsi in varie parti d’Italia, Chiara veniva spesso, ci dava consigli e ci incoraggiava». Il rapporto con lei era diretto e filiale: «Quando nel ’57 ebbe l’incidente d’auto e si ruppe la spalla, Paolo Carta ed io andavamo quasi tutti i giorni alla clinica dove era ricoverata e lasciavamo un biglietto sulla sua auto parcheggiata per farle arrivare tutto il nostro amore». Ad un certo momento abbiamo sentito l’esigenza di organizzare un incontro nazionale, talmente eravamo cresciuti; quel giorno avvertimmo una responsabilità che ci faceva sentire del tutto alla pari degli adulti, e vivemmo il tutto con sacralità. Si gettavano così le basi della diffusione della spiritualità dell’Unità nelle nuove generazioni: «Con tutto ciò – conclude Luigi – Dio ci stava preparando per quello che sarebbe poi venuto fuori in maniera esplosiva con i “Gen” nel decennio successivo». Ma questo è un altro capitolo.
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29 Lug 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Dalla GMG: Video intervista a Andrea Cardinale http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zU6XzDdpc0M#at=118
“Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione”. Sono le prime parole di Papa Francesco all’arrivo in Brasile, davanti alle autorità civili e religiose che lo accolgono. “Gesù ti chiama a essere discepolo in missione! Oggi, che cosa ci dice il Signore? Tre parole: Andate, senza paura, per servire”. È l’appello del Papa all’omelia della S. Messa, davanti a tre milioni di persone che riempiono la spiaggia di Copacabana a conclusione della GMG.
Parole semplici, nuove e di sempre, coinvolgenti. Come tante altre parole dette, sentite e fatte proprie lungo la settimana appena trascorsa a Rio de Janeiro. I giovani ritornano ora nelle proprie città e Paesi, alle proprie famiglie, gruppi, associazioni e congregazioni, con l’invito del Papa a “fare chiasso”, a smuovere le acque, a tenere conto dell’altro coetaneo come dell’adulto, a coltivare e a vivere la propria fede tutta intera. La parola a loro. Donna, del Libano, dice che “il Papa parla in modo semplice e diretto, più adatto ai nostri giorni”. Per Joaquín, argentino, che ha seguito la GMG a distanza, “fare chiasso” vuol dire essere la forza che spinge la società. “Mi sono sentito veramente parte dell’equazione di Francesco: giovani – anziani – adulti. Oggi sono giovane e quindi mi tocca questa parte. Mi piace questa visione più generale, che è giusta”. Daniela, italiana: “questa ‘reciprocità tra generazioni’ a cui sta richiamando in modo insistente il Papa, può essere proprio una forza esplosiva, un aiuto reciproco. Quello che mi rimane in cuore dopo aver seguito questa GMG è la voglia, il desiderio di vivere in modo ancora più radicale la mia vita e andare fuori per essere ogni giorno, nel mio quotidiano, questa finestra per fare entrare il futuro nel mondo!”. Iggy, neozelandese: “questa GMG è una spinta a fare una rivoluzione, a ‘conquistare’ altri giovani ad una vita come questa. Specialmente perché nel mio Paese, la Nuova Zelanda, non c’è tanta gente che crede in Dio”. E dai giovani di Rio de Janeiro che partecipano al gruppo di dialogo ecumenico ed interreligioso: Fuminori (cattolico): “la GMG è la prova di ciò che sta avvenendo a Rio tra cattolici, metodisti, battisti e altri. Persone non cattoliche hanno aiutato in questa Giornata ospitando giovani nelle proprie case con una cordialità fraterna”. Carlos (presbiteriano): “la GMG ha portato uno spirito nuovo alla città. C’è musica, festa e un tono di voce che è al di sopra delle istituzioni. Sono giovani di Cristo. Portano, cioè, una nuova forma di identificazione religiosa che attraversa le pareti istituzionali”. Fernando (musulmano): “vedo la GMG molto positiva, perché permette l’incontro di giovani di provenienze diverse per parlare su valori e principi importantissimi per tutti. Si tratta anche di un incontro con Dio e ciò porta sempre risultati meravigliosi per il rinnovamento della fede di ciascuno”.
Tra i giovani che hanno realizzato il proprio percorso rispondendo alla chiamata di Dio c’è anche lei, la beata Chiara Luce Badano. La mamma Maria Teresa, alla domanda se avesse assistito a cambiamenti di vita nei giovani anche a contatto con l’esperienza della figlia risponde: «Anche quelli che solo ne hanno sentito parlare o l’hanno vista attraverso la foto, non si soffermano a guardare questa bella foto, ma sono toccati da quello che lei vuol dire attraverso quel suo sguardo, da quella sua bellezza interiore, da quel fuoco che lei aveva dentro. Ieri dicevo: di certo Dio con questi giovani vuole realizzare in ciascuno quel disegno che ha in mente. E quindi li affidiamo a lei». In questi giorni Maria Voce ha indirizzato a tutti i membri dei Focolari una lettera dove, tra l’altro, lancia un invito: “Periferia esistenziale è qualsiasi punto dove l’uomo non trova più il suo centro perché non trova più Dio. E tutti noi che, per sola grazia, l’abbiamo incontrato, siamo chiamati a stare lì, ad immergerci in questa umanità sbandata per riportarla al suo centro”. E ricordando un testo di Chiara Lubich, aggiunge: “Credo che Chiara stessa non voglia di meno se da sempre vedeva “la grande attrattiva” del “perdersi nella folla, per informarla del divino[1]”. Dopo i giorni vissuti a Rio, una strada è aperta, da percorrere insieme. Arrivederci a Cracovia! [1] C. Lubich, La dottrina spirituale, “L’attrattiva del tempo moderno”, ed. Città Nuova, pag. 213. Fonte: Area Press (altro…)
16 Lug 2013 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Un libro ‘scritto col cuore’, la testimonianza di una delle prime giovani protagoniste che seguirono Chiara Lubich fin dall’inizio, a Trento, in un’avventura spirituale che ha coinvolto negli anni milioni di persone. Quando si parla di Chiara e delle sue ‘prime compagne’, c’era anche lei, Vittoria Salizzoni, per tutti “Aletta”, in quel primo gruppo insieme a Dori Zamboni, Graziella De Luca, Silvana Veronesi, Bruna Tomasi, Palmira Frizzera, Gisella e Ginetta Calliari, Natalia Dallapiccola, Giosi Guella, Valeria Ronchetti, Lia Brunet, Marilen Holzauser.
Aletta ha vissuto con Chiara agli albori dei Focolari e i suoi ricordi, alcuni dei quali inediti, tratti dai suoi discorsi o interventi, presentano il carattere episodico del vissuto. Così come i resoconti della sua azione, svolta per un quarto di secolo a dare impulso al Movimento dei Focolari nei Paesi del Medio Oriente. Memorie, quindi, dallo stile semplice e spontaneo, che non intendono abbozzare una storia del Movimento, ma da cui si evince la vitalità e il coraggio che hanno accompagnano eventi e viaggi. Oggi, al traguardo dei suoi 87 anni, a chi le chiede come stia, risponde: “Mi sento ricca…”. Riportiamo dal nuovo volume (Aletta racconta… una trentina con Chiara Lubich, Collana Città Nuova Per), uno stralcio in cui racconta degli anni in Libano, durante la guerra (1975-1990). «Credevamo al Vangelo in mezzo alle bombe e all’odio, ai feriti e ai morti, quasi un’oasi di persone che cercavano di attuare l’amore scambievole e la comunione dei beni, non solo tra loro, ma anche con altri, anche musulmani.
Ci fu un grande aiuto vicendevole, ad esempio una vera e propria gara nel mettere in comune abitazioni e appartamenti: molte famiglie aprirono le loro case per quelli che risiedevano nelle zone più pericolose. Coloro che avevano case in montagna o in luoghi sicuri ospitavano altri che erano rimasti senza alloggio. Quando scarseggiavano i viveri, chi aveva pane lo distribuiva a chi ne era privo. Così per l’acqua. Chi andava ad attingerla per sé diceva agli altri: “Dateci i vostri bidoni, la prenderemo anche per voi”, e si trattava di fare lunghe file, per ore accanto alle fontane, sempre nel timore che potessero iniziare i bombardamenti. Di sicuro momenti di smarrimento ci furono, ma il sostenersi a vicenda spiritualmente aveva come conseguenza l’aiutarsi materialmente. Tutti scaturiva da lì e non come una società di mutuo soccorso, bensì come una società dove si vive il Vangelo. Vivevamo tutti quanti nella stessa condizione, avevamo quindi solo da amare e questo la guerra non lo impedì, anzi. Si può dire che ci formò. Sentivamo il continuo sostegno del Movimento [dei Focolari] e la vicinanza di Chiara Lubich, che ci seguiva sempre, nei momenti così difficili e travagliati della situazione libanese». (altro…)
13 Lug 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il 6 luglio scorso il Centro del Movimento dei Focolari (Focolare Centre for unity) di Welwyn Garden City era affollato per la conferenza del Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, che commemorava il quinto anniversario della morte della fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich. Erano presenti amici dei Focolari rappresentanti di varie denominazioni cristiane, della chiesa locale e incaricati nel campo ecumenico. “L’eredità ecumenica del Concilio Vaticano” è stato il tema scelto dal Cardinale: una condivisione della profonda e commovente intuizione sull’ecumenismo da parte di qualcuno che l’ha vissuto in prima persona, e che ne parla con calore, passione, e la sapienza degli anni, comunicando un ottimismo ed una speranza che viene anche dalle recenti nomine di Papa Francesco e di Justin Welby, nuovo arcivescovo di Canterbury.
Il Cardinale ha iniziato col riconoscere il contributo della spiritualità dell’unità del focolare e il suo lavoro ecumenico che precede il Concilio. Ha parlato di Chiara Lubich come “una delle più luminose personalità del nostro secolo, dei secoli” e l’ha considerata come “annoverata tra i beati in Paradiso”. Ha poi riassunto l’eredità del Vaticano II come una realtà che non dà spazio a profezie pessimistiche, e ricordato il decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio, con la sua ardita proclamazione: “non c’è ecumenismo degno di questo nome senza un cambiamento del cuore… senza una conversione interiore, un atteggiamento nuovo ed un amore senza riserve”. Sospetto, inerzia ed impazienza sono stati individuati da lui come i tre nemici dell’ecumenismo; attingendo alla sua ricca esperienza, come sacerdote prima, poi come vescovo di Arundel e Brighton, e più recentemente come arcivescovo di Westminster, il Cardinale ha riassunto lo sforzo ecumenico come qualcosa che comincia localmente dalla relazione con chi ci sta accanto credendo che “l’ecumenismo è benedetto là dove la gente si trova”.
Nei 50 anni dal Concilio Vaticano, il viaggio ecumenico ha conosciuto importanti momenti storici. Tra questi il Cardinale ha enumerato la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Cattedrale di Canterbury nel 1982, che lui ha visto come “l’inizio di una vita nuova, nuova speranza”. Ha anche citato l’importanza del recente incontro di Papa Francesco con l’arcivescovo Justin Welby. Ricorda con passione il tempo in cui è stato co-presidente con il vescovo Mark Santer dell’ARCIC (Anglican Roman Catholic International Commission) come di “un momento importante, mediante l’esperienza della preghiera, dell’amicizia per una comprensione nuova di cosa unisce le due Chiese”. Pone una sfida ai presenti: l’ecumenismo non è un’opzione; è una strada senza uscita e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte. Il Cardinale ha concluso la sua conferenza ricordando un recente discorso di Papa Francesco dove esortava i vescovi ad essere “pastori del gregge” capaci di “di curare la speranza, che ci sia sole e luce nei cuori”. Ricordando le parole del Papa, il Cardinale ha comunicato un ottimismo che richiama alla mente il Concilio Vaticano. Non era un semplice guardare indietro con nostalgia ai bei giorni passati ma un guardare avanti coscienti che “il lavoro dell’ecumenismo è opera di Dio” ed il nostro sforzo comune è “di comunicare l’amore di Dio al suo popolo con quello stesso sole e luce nella nostra vita”. Dopo un vivace momento con domande e risposte il vescovo anglicano emerito Robin Smith, ha ringraziato ripetendo l’affermazione fatta dal Cardinale sull’importanza delle relazioni personali per l’ecumenismo e sottolineando che è da queste che dipende il futuro della Chiesa, e non meno importante, l’unità della Chiesa. (altro…)
11 Lug 2013 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Fathi, giovane turco, che vive a Basilea, con voce chiara ha cantato la sura 134 del Corano: “Dio ama coloro, che fanno del bene!” e con ciò ha subito annunciato il cuore del tema proposto per la giornata: l’amore al prossimo. L’Imam Muhammed Tas di Basilea ha raccontato della sua settimana di vacanza sciistica in compagnia del parroco Ruedi Beck ed altre due persone: “Abbiamo cucinato insieme gli uni per gli altri, abbiamo visto dove e quando nell’appartamento andava meglio per ciascuno, per dire le proprie preghiere. Eravamo come una famiglia, dove si impara gli uni dagli altri. Grazie a questi amici ho imparato anche a sciare molto meglio. Già per l’autunno stiamo pianificando un’altra settimana di vacanza, questa volta in Turchia”.

Abdul Jabbar Koubaisy, vicepresidente della lega musulmana in Polonia, apprezza molto questo detto della tradizione musulmana: “Colui che non sa ringraziare le creature, non sa neppure ringraziare il Creatore”. Paul Lemarié del Centro internazionale per il Dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari racconta invece di incontro una “Mariapoli” in Macedonia con 35 cattolici, altrettanti musulmani e una dozzina di ortodossi . Alla fine, un giovane partecipante cristiano cattolico aveva dato questa testimonianza: “Quest’incontro mi ha profondamente cambiato. Fino ad allora contava solo la mia fede e rifiutavo tutti gli altri: atei, musulmani, anche i cristiani ortodossi. Ora ho capito: Dio fa splendere il Suo sole su tutti”.
Il dialogo della giornata del 23 giugno a Baar, si è incentrato proprio sulle esperienze di comunità, già possibili nel rispetto della diversità. Per approfondire il tema scelto, l’Imam Mohammed Tas ha introdotto una videoregistrazione del discorso di Chiara Lubich tenuto al congresso degli amici Musulmani nel2002 a Castelgandolfo (Roma). “L’amore è una realtà importante nella nostra religione” – ha sottolineato Tas – “Se una persona non ama, vuol dire che ha un problema nel suo cuore … Yunus Emre, poeta musulmano del XIII sec. dice: ‘Ti amo per amore del Creatore!’ Con ciò egli ha indicato l’amore più profondo che ci possa essere per gli esseri umani”. E per dirlo con le parole di Chiara Lubich: “Si tratta dell’amore al prossimo, quell’amore che si riscontra nei più vari ambiti religiosi e culturali sotto forma anche di misericordia, di benevolenza, di compassione, di solidarietà. Amore del prossimo che, per noi cristiani, non è semplicemente un sentimento umano, ma, arricchito di una scintilla divina, si chiama carità, agape: amore di origine soprannaturale”.
Nel pomeriggio segue un tempo per la preghiera in due diversi luoghi secondo le religioni e poi ci si incontra in gruppi per uno scambio ricco e profondo sull’arte di amare, il perdono e la Regola d’oro. Imam Mustafa Oeztürk, presidente di un’associazione che raggruppa più moschee in Svizzera, nel suo saluto finale così si è espresso: “Stiamo imparando una nuova grammatica. Quella tradizionale inizia con “io”, poi “tu” ed infine “lui” o “lei”. Ma la grammatica dell’amore al prossimo inizia con il tu ed poi viene l’io. E «Lui» o «Lei» nella loro assenza hanno un diritto che va rispettato: che si dica di loro solo il bene”. Fonte: http://www.fokolar-bewegung.ch (altro…)