12 Nov 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Un centinaio di partecipanti di 14 paesi europei (dal Portogallo alla Russia), tre giorni intensi di comunione, presenti imprenditori degli inizi dell’Economia di comunione (EdC), giovani imprenditori, studenti ed economisti. «Il convegno è iniziato con la mostra del pittore francese Michel Pochet su “Dio Misericordia” – raccontano gli organizzatori –. Le sue opere d’arte hanno fatto da cornice durante tutto l’incontro. In particolare i dipinti del “Buon Pastore” e del “Buon Samaritano” hanno ispirato gli imprenditori a voler diventare, nella loro impresa e ambienti di lavoro, ciò che quei dipinti rappresentano». «Sono venuto per sapere di più sull’EdC. Ero piuttosto critico, ma in questi giorni ho capito cosa significa: prendersi cura degli altri, anche nel lavoro. Si tratta di costruire dei rapporti fra le persone. Mi ha fatto molto bene incontrarmi con tutti voi. È forte vedere che gli imprenditori dell’Economia di comunione sono altruisti, che siete quelli che vi occupate dei bisogni degli altri. Spero di diventare in breve uno di voi». È l’impressione a caldo di Federico (Italia), studente di management.
Tre giorni di intensa comunione. Tra gli interventi, quello dell’economista svizzero Luca Crivelli sulle nuove forme di Social Business, traendone spunti di interesse per l’EdC a 25 anni dal suo inizio; di Anouk Grevin, Docente all’Università di Nantes e all’Istituto Universitario Sophia, sul «dono e la gratuità nell’azienda, puntando ad avere sguardi di misericordia in grado di “vedere” il dono nel lavoro dei propri collaboratori, di “riconoscerlo”, di “ringraziarlo” per un atto libero che nessuno può comprare. Sguardi di misericordia in grado di porre ciascuno in condizione di dare il meglio di sé, perché sente la fiducia dell’altro e riesce ad esprimersi senza paura di sbagliare»; e di Herbert Lauenroth, esperto in intercultura presso il Centro ecumenico di Ottmaring (Augsburg), sulla misericordia applicata alla vita economica e politica. Un imprenditore dell’Inghilterra al suo primo incontro EdC, diceva: «Una cosa che voi avete e che potete donare a quanti lottano per un mondo migliore ma che magari non vedono la luce, è la vostra gioia. È una cosa incredibile! Un vero capitale spirituale». E Peter, giovane della Serbia: «Sono venuto pensando che poteva essere una perdita di tempo. Ma ho trovato gente aperta, ogni dialogo è stato importante per me. Porto via un grande beneficio da questo incontro».
Il prof. Luigino Bruni, coordinatore mondiale del progetto EdC, ha ricordato i tempi della vita di Chiara Lubich a Trento, con il primo gruppo di focolarine, che invitavano i poveri a pranzo nella loro casa, «usando le tovaglie e le stoviglie più belle», sottolineando che «il nostro primo modo di curare la povertà, prima ancora di donare gli utili, è portarla dentro casa, nelle nostre aziende, e amarla con “gesti di bellezza”». Un’altra sfida individuata “per arrivare vivi al 50° dell’Economia di comunione”, riguarda le imprese. «È evidente a tutti che la comunione nelle imprese deve trovare nuove espressioni più visibili e radicali – afferma–, coinvolgendo la “governance” e soprattutto i diritti di proprietà. Finora abbiamo puntato sulla cultura e sulle motivazioni degli imprenditori, ma è sempre più evidente in un’economia in grande cambiamento che le imprese non coincidono con gli imprenditori». Ed ha aggiunto: «Uno dei punti di forza dell’EdC di questi anni, della sua resilienza, è che ha respirato con tutto il corpo. Non ha avuto delle singole persone a guidarla, ma tanti membri attivi. L’EdC è forte quando in ogni lavoratore dell’impresa c’è la stessa energia». In sintesi, ha concluso Bruni: «Abbiamo preso coscienza che l’EdC in Europa è ancora viva dopo 25 anni, che continua a portare frutto, a svilupparsi in nuovi ambienti e regioni. Significativa è stata la presenza delle prime imprese in Russia, e del nuovo incubatore di imprese in Portogallo: quell’Europa dall’Atlantico agli Urali che tutti sogniamo. Inoltre è un’EdC giovane, aperta (molti leader dell’EdC non vengono dal Movimento dei Focolari) e con tanta voglia di futuro». Servizio fotografico su Flickr: Foto gallery Il prossimo appuntamento è previsto per il 2017 in Belgio. (altro…)
10 Nov 2016 | Chiara Lubich
Rivedi la diretta – programma del mattino https://youtu.be/pD15PSa38T0 Rivedi la diretta – programma del pomeriggio https://youtu.be/oeo7HwgcM1Q
Messaggio di Papa Francesco Messaggio del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella
DISCORSI UFFICIALI
Servizio Informazione Focolari – SIF Comunicato stampa – 09/11/2016 Comunicato stampa – 26/10/2016 Programma dell’evento: “Reinventare la pace” – Programma New Humanity: “Reinventare la pace” – Dichiarazione
Chiara Lubich, 17/12/1996: Discorso all’UNESCO (altro…)
6 Nov 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace». Così recita il preambolo dell’atto costitutivo dell’Unesco, presso la cui sede, a Parigi, il prossimo 15 novembre, si ricorda Chiara Lubich e l’impegno del Movimento dei Focolari per la pace. Proponiamo dagli scritti di Igino Giordani (protagonista di due guerre) alcuni pensieri sulla pace: «Le ferite sociali si chiamano guerre, dissidi; e lacerano il tessuto sociale con piaghe che a volte sembrano non marginabili. L’anima antica, nelle ore migliori, sospirava la pace. “si vis pacem, para bellum” [se vuoi la pace prepara la guerra], dicevano i romani; ma nello spirito evangelico è vera pace non quella procurata dalla guerra, ma quella germinata da una disposizione pacifica, da una concordia d’animi. Non si fa male per avere bene. “Se vuoi la pace, prepara la pace”. Anche qui si rinnova, costruendo alla pace, per piattaforma, non le armi, fatte per uccidere, ma la carità, fatta per vivificare. La carità, movendosi, genera fraternità, eguaglianza, unità, ed elimina invidie, superbie e discordie, tenendo a raccogliere gli uomini in una famiglia di una sola mente. La vita umana è sacra. Non uccidere! Non vendicarti ! Ama il nemico. Niente taglione… L’umanità che ha seguito Cristo ha inteso nel Vangelo il messaggio angelico cantato nella notte della sua nascita: “Pace in terra”. Basta che ci sia uno che ami la pace. Condizione prima delle relazioni. Gesù opponeva a generali ed eroi insanguinati gli eroi pacifici, vittoriosi su sé stessi, suscitatori di pace con sé, coi cittadini, coi forestieri; creava un eroismo nuovo e più arduo; quello di evitare la guerra sotto tutte le sue forme, spezzandone continuamente la dialettica con il perdono e la remissione. Questa pace è frutto di carità, quella per cui ci è imposto di amare anche i nemici, anche i calunniatori: essa impedisce le rotture, o le ripara. In regime d’amore la discordia è un assurdo, un rinnegamento; e chi lo provoca, si mette senz’altro fuori dello spirito di Cristo, e fuori resta sino a che non restaura la concordia». Igino Giordani, Il messaggio sociale del cristianesimo, Editrice Città Nuova, Roma (1935) 1966 pp. 360-368 (altro…)
5 Nov 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Nel 1956 l’Ungheria veniva invasa dall’esercito sovietico in seguito alla rivolta poi repressa nel sangue e Chiara Lubich, rispondendo all’appello lanciato da Pio XII, scrive una lettera che diventerà la “magna carta” della nuova vocazione che sboccerà all’interno del Movimento dei Focolari: “i volontari e le volontarie di Dio”, uomini e donne formati dalla spiritualità dell’unità, che s’impegnano a portare Dio nella società con la propria testimonianza, nei vari ambiti in cui agiscono. Dal 28 al 30 ottobre si sono incontrati a Castel Gandolfo (Roma) 1840 volontarie e volontari provenienti da tutta Italia. «C’è una grande voglia di mettersi in gioco per il nostro Paese e si sente una grande necessità, non più rimandabile, di superare la frammentazione e mettersi concretamente e definitivamente in rete, perché le buone pratiche possano diventare stimolo, aiuto e sostegno reciproco; è quanto mai forte l’esigenza di impegno intergenerazionale per essere una risposta comune, concreta e replicabile alle sfide e alle sofferenze della nostra società». Il commento a caldo di una giovane partecipante che riassume le tre giornate vissute intensamente. Il messaggio di Maria Voce, presidente dei Focolari, sigla l’apertura del Convegno, incoraggiando tutti a testimoniare il carisma dell’unità nelle sue espressioni più concrete e con lo sguardo fisso alla preghiera di Gesù “che tutti siano uno”. Si entra nel vivo del convegno con alcune riflessioni e testimonianze puntate ad approfondire il nuovo tema proposto quest’anno a tutto il Movimento: “Gesù Abbandonato, finestra di Dio, finestra dell’umanità”.
Toccante la testimonianza, narrata quasi a fil di voce per l’emozione, di Pina e Tanina, due volontarie di Lampedusa, che con forza e semplicità, raccontano veri e propri atti di eroismo quotidiano nell’affrontare l’accoglienza di migliaia di profughi sbarcati nella piccola isola in questi ultimi anni: «Li sentiamo nostri questi fratelli africani prima di consegnarli all’umanità; e quando partono da qui per disperdersi nel mondo ci invade una grande commozione per il futuro incerto che li attende». Riccardo Balaarm, giornalista, racconta come dalla sofferta esperienza di disabilità di un figlio, nasce l’impegno con i giovani della nazionale paralimpica di nuoto, presentando la testimonianza di Arjola Trimi, argento nei 50 stile libero a Rio (Brasile).
Durante i pomeriggi, 150 gruppi affrontano 35 tematiche: dalla formazione, all’impegno nel sociale e in politica; dall’economia alla salute e l’ecologia, all’arte, ecc. Tutti campi con i quali i volontari fanno i conti nella loro quotidianità, e attraverso i quali cercano di realizzare la vocazione dei “primi cristiani del XX secolo”, come la chiamava Chiara Lubich: laici che vivono il Vangelo con lo stesso ardore dei primi cristiani, decisi a spendersi per costruire un mondo unito. Un momento solenne è stato la firma dell’atto costitutivo, alla presenza di don Andrea De Matteis, vicario del vescovo e cancelliere della diocesi di Albano, attraverso il quale i volontari assumono l’impegno di essere promotori del processo di canonizzazione di un “primo cristiano” dei nostri tempi, Domenico Mangano, volontario di Viterbo scomparso nel 2001. https://youtu.be/SKn_JlYryxU https://youtu.be/EDCfdVUGa6s (altro…)
3 Nov 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Era il 22 ottobre del 1991 quando il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa, lo scelse all’unanimità a divenire Arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma e Patriarca Ecumenico. L’intronizzazione del metropolita appena cinquantunenne avvenne il 2 novembre successivo. A quel momento il neoeletto Patriarca aveva già avuto contatti col Movimento dei Focolari, conoscendo Chiara Lubich negli anni in cui da diacono studiava a Roma e nei ripetuti viaggi di Chiara ad Istanbul per visitare il Patriarca Athenagoras e successivamente il Patriarca Demetrio. Era stato presente a diversi di quegli incontri e, soprattutto dal carisma profetico di Athenagoras, aveva ereditato, come lui stesso afferma, quella passione per l’unità della Chiesa che anche in Chiara vibrava con un vigore particolare, frutto di un altro dono dello Spirito Santo. E si sentiva chiamato a darne seguito. In questi anni la stima, l’amicizia spirituale, la ricerca della comunione non hanno fatto che crescere. Il Patriarca Bartolomeo ha fatto visita a Chiara nell’Ospedale Gemelli a Roma, qualche giorno prima della sua dipartita, portandole la sua benedizione patriarcale… Si può citare ancora la visita dell’ottobre 2015 a Loppiano, dove è stato insignito dall’Istituto Universitario Sophia del primo dottorato honoris causa in Cultura dell’unità. Un mese dopo era lui ad accogliere nella Scuola teologica di Halki (Istanbul) il 34° incontro ecumenico dei vescovi amici del Movimento.

Maria Voce e Bartolomeo I – Istanbul, 27 dicembre 2010
Questo anniversario viene quindi vissuto con partecipazione e gioia grande da tutto il Movimento. Difficile fare un bilancio esaustivo di questi 25 anni di operosità paziente e tenace, mite e generosa. “25 anni benedetti” così li definisce Maria Voce, in un breve videomessaggio che fa giungere al Patriarca Bartolomeo in questa felice occasione. La Presidente dei focolari esprime sentimenti di “gratitudine a Dio per i doni che Egli gli ha concesso”, per essere ”guida illuminata, per la Sua Chiesa” ma anche nel “coinvolgere molti nel pensiero e nell’azione concreta (…) in favore della vita, del creato, del dialogo, della pace e della costruzione della fraternità universale”. “Le giungano gli auguri di tutti i focolarini del mondo intero che le vogliono bene e che le sono vicini con tanto affetto”. La mattina di sabato scorso, 22 ottobre, un caldo sole autunnale fa da cornice all’aria di grande festa che si vive nella Chiesa di S. Giorgio, Sede del Patriarcato Ecumenico, nel quartiere del Fener dell’odierna Istanbul. E’ qui che ha luogo la Divina Liturgia, momento culmine delle celebrazioni di festeggiamento di questo Giubileo. In greco moderno “efcharistó” è la parola per dire “grazie”. E sembra che niente può esprimere meglio il rendere grazie a Dio per il dono che Egli ha fatto alla Chiesa e al mondo attraverso quest’uomo, quanto questa solenne celebrazione eucaristica secondo il rito di S. Giovanni Crisostomo, anch’egli lontano predecessore del Patriarca. Alla presenza di numerosi metropoliti provenienti da diversi Paesi e legati al Patriarcato ecumenico, del vicario apostolico Rubén Tierrablanca di Istanbul e di un Mufti Dede Bektaşi dell’Albania, il patriarca tenta di fare un resoconto di questi anni, come servo umile e grato. 
Foto: Nikos Manghina
Mgr Nicholas Wyrwoll, che aveva studiato assieme a Bartolomeo a Roma, ci aiuta a capire la portata dell’azione e delle novità che ha visto questo quarto di secolo sotto la sua guida. “Tantissime cose sono cambiate in questi 25 anni. Tanto è dovuto anche ai mutamenti politici in Turchia. Bartolomeo ora è riconosciuto come Patriarca Ecumenico, titolo che all’inizio non si poteva nominare nemmeno nella liturgia. Un cambiamento notevole è stato quello del Santo Sinodo, che è l’organo di governo più importante della Chiesa Bizantina. Prima i membri provenivano tutti dalla Turchia, ora vengono invitati dal mondo intero e si alternano con una periodicità di sei mesi. Un’altra opera enorme che dobbiamo al Patriarca Bartolomeo è di aver saputo coinvolgere l’esigua comunità greca rimasta in Turchia e le stesse autorità turche per il restauro e il ripristino di tantissime chiese e monasteri. Questo consente di conservare e valorizzare l’enorme patrimonio cristiano di questo Paese, altrimenti destinato al deterioramento e al disfacimento completo. E non solo le chiese greche, ma anche le chiese armene, le sinagoghe… Ora le autorità locali invitano il clero ad utilizzare anche per il culto questi luoghi che sono normalmente adibiti a musei. Poi l’interesse per l’ecologia, per la salvaguardia della creazione. Ha collaborato con tutte le religioni e su questo tema è un leader ascoltato a livello mondiale. Nella sua omelia conclusiva il Patriarca ha sottolineato ancora una volta l’importanza del dialogo, ribadendo la necessità di cercare la comunione: possiamo rimanere diversi, siamo di diversa cultura, di diversa storia, di diverse esperienze, la comune espressione della nostra fede non va ricercata con parole, ma nella preghiera comune. Si è quindi rivolto al Mufti dell’Albania venuto a rendere omaggio…”. Ha sottolineato ancora il Sinodo Panortodosso tenutosi a Creta… “Possiamo dire che con lui la ricerca dell’unità nella Chiesa e in particolare con la Chiesa Cattolica ha subito un’accelerazione fenomenale, basti pensare ai numerosissimi incontri con i Papi, a Istanbul, a Gerusalemme, a Roma, a Mytilene, ad Assisi e altrove, le dichiarazioni comuni… Ed è molto importante che anche il Patriarca Kirill di Mosca abbia poi avuto un contatto diretto con papa Francesco a Cuba, lo scorso febbraio”. (altro…)
2 Nov 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità
Maria Voce, lei è alla direzione del Movimento dei Focolari che organizza il 15 novembre prossimo all’Unesco un incontro dal titolo “Reinventare la pace”. Ci dice cosa fare nei confronti della “guerra mondiale a pezzi” di cui parla Papa Francesco? Si tratta oggi di reinventare la “pace a piccoli pezzi” e favorire dappertutto iniziative concrete, come piccole luci che brillano nel buio? «Le mille piccole azioni di pace che portano avanti quanti si riferiscono al Movimento dei Focolari, se hanno già valore di per sé come quelle di tantissimi altri, fanno parte di un disegno unitario e hanno una visione comune: tendere alla fraternità universale, orientarsi al “che tutti siano uno”: il sogno di Dio [cf. Gv 17,21]. È questo sguardo e questo orizzonte che incoraggia, sostiene e aiuta a ricominciare sempre, al di là delle difficoltà e in mezzo alle sofferenze che l’impegno a costruire la pace richiede». Sono 20 anni che la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, ha ricevuto all’Unesco il premio per l’educazione alla pace. Il 15 novembre a Parigi questo incontro presenterà le numerose iniziative che il vostro Movimento ha messo in atto per andare avanti sul cammino di una pace concreta. In Terra Santa per esempio – Giordania, Palestina e Israele specialmente – terre fondamentali per la pace nel mondo, che cosa i Focolari stanno intraprendendo per rispondere alla domanda sull’educazione alla pace e che può essere sorgente d’ispirazione anche altrove tra persone di buona volontà? «L’incontro tra culture e religioni che i Focolari promuovono è un’esperienza quotidiana. Non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversità; supera persino la riconciliazione. Esso crea, per così dire, una nuova identità, più ampia, comune, condivisa. E’ un dialogo a fatti, che coinvolge persone delle più varie convinzioni, anche non religiose, e spinge a prendersi cura dei bisogni concreti, a rispondere assieme alle sfide in campo sociale, economico, culturale, politico. Avviene in contesti colpiti da gravissime crisi, come Siria, Iraq, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, e molti altri. E’ così anche in Terra Santa. La convinzione è comune: se c’è un estremismo della violenza, si cerca di rispondere in modo strutturalmente diverso, cioè con l’estremismo del dialogo. Un impegno che richiede il massimo coinvolgimento personale e comunitario, ed è rischioso, esigente, sfidante. Lo vivono ragazzi, giovani e famiglie; cristiani, ebrei e musulmani. Sono persone che si sforzano, prima di tutto, a recidere in se stessi le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento. Un estremismo alimentato, giorno dopo giorno, dal mettere in pratica un’arte: l’arte d’amare». Sul piano del dialogo islamo-cristiano in particolare, cosa vi aspettate da questo incontro all’Unesco del 15 novembre prossimo, soprattutto ad appena un anno dall’attentato del 13 novembre a Parigi? Quale messaggio volete mandare su questo argomento? «Ci aspettiamo che possa portare noi e tanti altri ad una nuova e più radicata presa di coscienza che il disegno di Dio sull’umanità è comporci in una sola famiglia, unita e plurale, che suppone le diversità ma non le contrappone. Una realtà da costruire proprio per la via del dialogo, dove quello islamo-cristiano è sempre più importante e necessario, come i fatti dimostrano, ma non è il solo». Fonte: Vatican Insider (altro…)