Spiritualità di comunione e Anno della Fede
“Permettetemi di dirvi la mia gioia di essere con voi e di ringraziarvi per la presenza cristiana che siete in questo ambiente. Mi sento onorata di esserne parte insieme a voi”. Questo l’esordio immediato e spontaneo di Maria Voce in occasione dell’incontro con rappresentanti della Chiesa locale, lo scorso 5 settembre, presso il Rosary College di Amman. Oltre a Mons. Giorgio Lingua, Nunzio Apostolico in Giordania ed Iraq, erano presenti Mons. Selim Sayegh, vescovo emerito latino, Mons. Yasser Ayash, vescovo greco-cattolico, e Mons. Salomone Warduni, vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, oltre ad alcuni archimandriti, religiosi e religiose – tra cui il superiore dei Fratelli Cristiani, la superiora delle Suore del Rosario, quella delle Suore Dominicane – e, soprattutto laici della Chiesa cattolica (latina, melchita e caldea) e delle Chiese ortodossa, luterana e anglicana. Oltre 300 persone che hanno offerto uno spaccato della realtà ecclesiale di questo Paese. La serata, inserita nel cammino ecclesiale all’interno dell’Anno della Fede, era stata organizzata per offrire il contributo che la spiritualità di comunione può portare alla fede. Due giovani hanno presentato il Progetto Mondo Unito con le ultime esperienze vissute ad Amman, che miravano ad un coinvolgimento della città con attività, soprattutto, di carattere ecologico ed ambientale. Una coppia ha condiviso la propria esperienza di impegno cristiano nel matrimonio, caratterizzato, nei primi anni, dalla sofferenza per l’assenza di figli ma anche dall’impegno in campo ecclesiale, in particolare quello della famiglia. “Spesso – ammettono – ci siamo chiesti cosa Dio volesse da noi per il fatto che non arrivavano figli. Dopo 6 anni, durante i quali tante altre coppie hanno pregato insieme a noi, è nata una bambina. Nel Movimento abbiamo imparato che tutti siamo chiamati alla santità e cerchiamo di impegnarci su questa strada”.
La carrellata è stata conclusa da Zena, una diciottenne che ha raccontato l’esperienza di trovarsi con un tumore a diciassette anni: “Tutti mi compativano, ma io mi sentivo fortunata che Dio mi aveva scelto per portare la sua croce”. Zena riconosce di aver avuto paura, ma in ospedale ha cercato di rendere felici soprattutto i bambini che erano con lei. “Ho visto molta gente soffrire e ho visto quanto era grande la fede di alcuni. Un giorno mi sono sentita sola. Ho telefonato in Focolare e mi hanno ricordato che anche Gesù si era sentito abbandonato”. Zena ora sta meglio, sprizza vita da tutti i pori e ha trascinato la sala in fragorosi applausi, soprattutto quando ha detto che, nonostante le cure impegnative, è riuscita a superare l’esame di maturità con il 95/100 dei voti. È su questa base che Maria Voce ha presentato, poi, il suo contributo. Ha sottolineato alcuni punti della spiritualità per arrivare a evidenziare come la spiritualità di comunione permetta di vivere a fondo l’Anno della Fede, e ha ricordato come “profonda eco ha trovato in noi il pressante invito del Papa Benedetto XVI a dare pubblica testimonianza della fede, della parola vissuta “come esperienza di un amore ricevuto”, “comunicata come esperienza di grazia e di gioia.
La presidente dei Focolari – in visita in Giordania dal 28 agosto al 10 settembre – ha ricordato come alcuni aspetti di questa spiritualità fossero davvero profetici al suo apparire sull’orizzonte ecclesiale. “Nei primi anni di vita del Movimento dei Focolari era una novità la comunione delle esperienze della vita della Parola. Queste risultavano inconfutabili, perché “vita”, e feconde, capaci di generare l’incontro vivo con Gesù, di far di persone disperse una comunità”. Ha, poi, sottolineato, quanto affermato da Papa Francesco nella recente enciclica Lumen Fidei: “È impossibile credere da soli. La fede non è solo un’opzione individuale che avviene nell’interiorità del credente, non è rapporto isolato tra l’“io” del fedele e il “Tu” divino, tra il soggetto autonomo e Dio. Essa si apre, per sua natura, al “noi”, avviene sempre all’interno della comunione della Chiesa”. “Grazie a questa spiritualità di comunione – ha concluso Maria Voce – abbiamo visto fiorire la comunione all’interno della Chiesa fra i vari Movimenti che la arricchiscono; fra i vari carismi antichi e nuovi. Inoltre abbiamo visto quanto essa contribuisce all’unità dei cristiani e anche ad aprire quel dialogo con persone di altre religioni, che rappresenta una delle frontiere più impegnative e urgenti del terzo millennio.” Molto stimolante la domanda di un sacerdote, provocata da un messaggio postato su Facebook. “Il mio cuore è cristiano ma la mia mente non crede nella religione. Non valutarmi come ateo, perché non accetto la tua valutazione. Chi sei per valutarmi?” “E cosa diciamo ai nostri giovani?” si è chiesto il sacerdote.
Giancarlo Faletti, copresidente dei Focolari, ha proposto l’opzione vita. “È significativo quanto dice questa ragazza: un’esperienza cristiana divisa fra mente e cuore. L’esperienza cristiana, vissuta insieme porta ad una presenza: Cristo nella comunità”. Nessuno resta indifferente ad una testimonianza di fede di questo tipo. “Abbiamo visto molti miracoli anche fra i giovani. Dopo qualche tempo di questa vita in coloro che sono accanto emerge questa domanda: ‘tu chi sei?’ ‘Perché mi ascolti?’ È a questo punto che possiamo dire: il mio segreto è una persona, Gesù che si è fatto vivo per me e per gli altri. Siamo chiamati a dare questa testimonianza anche sui moderni mezzi di comunicazione”. Dall’inviato Roberto Catalano Viaggio in Giordania (altro…)
Perdono, dialogo, riconciliazione. Le parole della pace
«Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre una sconfitta per l’umanità». Parole gravi e severe di papa Francesco durante la veglia in piazza San Pietro per la pace in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo. Nei giorni precedenti erano arrivate, incalzanti, adesioni da ogni dove. Da Amman, in Giordania, dove si trovava, anche l’adesione di Maria Voce a nome dei Focolari. Centomila persone pregano con Francesco durante quattro ore, in un silenzio imponente. Ovunque raccoglimento e compostezza. Questa volta non ci sono distintivi, né bandiere o cartelloni per dire le diverse appartenenze. S’impone, fin dall’inizio, solo la preghiera. Il Papa accoglie e venera l’icona della Salus Populi Romani. Poi un lungo intenso rosario che sembra recitato da una sola voce. Ma di più. Si percepisce pian piano l’istaurarsi di un colloquio con Maria, una sorta di a tu per tu che abbraccia l’intera piazza e riflette fiducia in Lei, madre di tutti, regina della pace. Tra la folla almeno un migliaio di musulmani raccolti qua e là a piccoli gruppi. In una decina, al di fuori delle transenne, recitano ad alta voce versetti del Corano e si uniscono così alle Ave Maria. Si respira un’atmosfera di rara universalità in quella Piazza. Ad ascoltare tutti è l’unico Dio.
La meditazione di Papa Francesco è densa, spirituale. Il suo volto è serio, concentrato. Prende spunto dalla Genesi, parla dell’armonia del creato voluta da Dio e del caos scatenato dall’uomo per la violenza e la contesa e «chiede alla coscienza dell’uomo: “Dov’è Abele tuo fratello?”». «Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri!». Invece quando si rompe l’armonia, «il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere e da sopprimere». «Questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti!», afferma con forza papa Francesco, «e anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello». «Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci… La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!». «Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace?», si domanda il Papa. «Sì, è possibile per tutti!». Un applauso scrosciante, seppure breve, gli dà ragione. Ed egli continua: «Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo!».
E poi, quasi a mo’ di confidenza, prosegue: «Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!». Papa Francesco invita ognuno dei presenti a guardare nel profondo della propria coscienza, «vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione, guarda al dolore di tuo fratello e non aggiungere altro dolore». Conclude: «Perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo. Diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace». La preghiera poi continua. Prolungati silenzi, litanie, preghiere, canti. Una lunga adorazione eucaristica, per molti dei presenti forse la prima esperienza. Tutti orientati verso quell’ostia nell’ostensorio, verso quel Dio che lì, sacramentalmente presente, appare come forse poche volte, il cuore del mondo. E a Lui si prega. Alle coscienze si è nuovamente appellato papa Francesco all’indomani, 8 settembre, durante l’Angelus della domenica. E’ tornato a parlare di pace «in questo momento in cui stiamo fortemente pregando» per essa, e a denunciare il male. Ha esortato a «dire “no” all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve, alla violenza in tutte le sue forme, alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale». E, a braccio, ha incalzato: «Questa guerra di là, questa di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale?». E’ tempo di dire “no” ai conflitti, all’odio, alle violenze verso i fratelli. Ma per pronunciare questo “no” «è necessario che ognuno di noi prenda la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona». Infine ringrazia tutti i presenti, come aveva fatto alla conclusione della veglia notturna. «Andiamo avanti con preghiere e opere di pace» perché «cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida. La ricerca della pace è lunga. Richiede pazienza e perseveranza». di Victoria Gómez (altro…)
Maria Voce e Giancarlo Faletti ricevuti dal Re Abdullah di Giordania
La notizia, quasi inattesa, che confermava l’udienza, era giunta nel tardo pomeriggio di ieri e aveva riempito di soddisfazione i membri dei Focolari in partenza per i loro paesi al termine dei vari eventi a cui avevano partecipato nei giorni scorsi. Ecco le prime impressioni a caldo di Maria Voce, colte al termine dell’incontro. Maria Voce, un primissimo commento a caldo… «Sua Maestà ci ha accolto con grande calore, dicendosi onorato di questa visita, ed ha desiderato sapere come era andato il nostro lavoro qui in Giordania. Ho, quindi, ringraziato per l’accoglienza che il Paese ci ha riservato, sottolineando che il motivo della mia visita era proprio quello di portarGli il ringraziamento mio e di tutti i membri del Movimento. Ho, poi, avuto modo di informarlo che eravamo di vari Paesi, cristiani e musulmani, tutti legati da questo spirito di fratellanza universale. Mi è sembrato importante mettere in evidenza anche che una serie di incontri di questo tipo hanno potuto svolgersi proprio in Giordania grazie allo spirito di apertura e tolleranza che caratterizzano il Paese». Quale è stata la reazione di re Abdullah II? «Mi ha chiesto ‘E noi cosa possiamo fare per continuare questo lavoro?’. Ha espresso la sua preoccupazione per la situazione nella regione, per le grandi sfide e non ha nascosto la sua preoccupazione per le comunità cristiane. Soprattutto, però, mi ha detto che dobbiamo affrontare insieme questa crisi e queste incertezze».
Ci sono stati accenni alla sua recente visita a Papa Francesco? «Ho comunicato al re la nostra gioia nel vedere le sue foto con il papa sui giornali e vari organi di stampa. E lui subito ha sottolineato che si è trattato di una delle visite più belle che ha fatto in questi anni. E riferendosi al papa mi ha detto: ‘Abbiamo sentito di essere fratelli’». E alla conclusione della visita? «Da parte mia l’ho ringraziato perché il fatto stesso di avermi ricevuta ha dato visibilità a questa nostra presenza qui. Da parte sua, mi ha detto che in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo possiamo rivolgerci a lui. ‘Chiedete qualsiasi cosa e siamo a vostra disposizione. Sono vostro fratello e mi metto a vostra disposizione’». Dall’inviato Roberto Catalano Fonte: Città Nuova online (altro…)
Gesti di pace
«Due parole s’impongono in queste ore estremamente drammatiche e pericolose: impegno totale nel rispondere a papa Francesco con la preghiera e il digiuno e gratitudine per aver dato voce ai cuori di milioni di uomini di tutte le fedi e di popoli di tutte le latitudini».
Così Maria Voce esprime il sentire del Movimento dei Focolari da Amman, in Giordania, dove sta incontrando le comunità dei Focolari dei Paesi di Medio Oriente e Nord Africa. Un mosaico di Chiese (cattolici, copto-ortodossi, greco-ortodossi e greco-cattolici, maroniti, armeni, caldei, siro-ortodossi e siro-cattolici) ed una nutrita rappresentanza di musulmani provenienti dall’Algeria, Marocco, Turchia e Giordania. Papa Francesco afferma nel suo accorato appello che «non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto» a costruire «la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo: questa è l’unica strada per la pace». Ed è toccante sentire l’eco che arriva da famiglie e giovani della comunità dei Focolari di Aleppo: «Continuiamo nonostante tutto a costruire ponti di amore e unità con gli altri […], seminiamo la speranza nell’umanità sofferente attorno a noi, riempiamo i cuori tristi con la presenza di Dio, facciamo di tutto per portare l’amore agli altri. […] E preghiamo per la pace tanto minacciata nel mondo e nel Medio oriente, soprattutto in Siria, Egitto, Libano ed Iraq e perché trionfi l’amore di Dio nel mondo». Con tutti gli uomini di buona volontà, gli aderenti dei Focolari intensificano il loro personale impegno con il diffondere e moltiplicare “gesti di pace” cominciando dai propri ambienti, come incoraggia a fare papa Francesco. Inoltre si raccolgono in preghiera quotidiana per la pace alle ore 12, di ogni fuso orario, nei 194 Paesi dove il Movimento è radicato. Il motivo viene sintetizzato da Maria Voce: «Per metterci di fronte a Dio e porci al suo servizio, perché possa usarci come strumenti di pace in tutti i nostri Paesi”. I membri dei Focolari parteciperanno alla giornata indetta dal Papa per il prossimo 7 settembre per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero, unendosi alle forme più varie di preghiera, nelle parrocchie, nelle comunità, sulle strade e nelle case, in centinaia di città del mondo. Comunicato Stampa (altro…)
Sacerdoti volontari ad Einsiedeln
Nel contesto incantevole della cittadina svizzera di Einsiedeln, con i suoi prati verdi, il lago e l’Abbazia millenaria, si è svolto l’incontro annuale dei responsabili dei sacerdoti volontari, appartenenti al Movimento dei Focolari. 60 partecipanti di 11 nazioni europee, più un rappresentante del Brasile e uno dalle Filippine. Einsiedeln rappresenta l’ultima tappa di un pellegrinaggio ideale alla riscoperta delle radici del carisma dell’unità e dell’evolversi della vocazione dei sacerdoti volontari come una delle tante diramazioni dei Focolari. Trento (2009), Ottmaring (2010), Loreto (2011), Budapest (2012), Einsiedeln (2013), ognuno di questi posti, rappresentano una tappa significativa nella storia del Movimento. In particolare Einsiedeln e la vicina Oberiberg, dove Chiara Lubich e le sue prime compagne, agli inizi degli anni ‘60, hanno compreso in modo nuovo i vari aspetti del carisma che oggi caratterizzano la vita dei Focolari.
Attraverso le meditazioni e la visita ai luoghi percorsi da Chiara e dal primo gruppo, “ho riscoperto la bellezza dell’Ideale dell’unità – ha detto uno dei partecipanti – e voglio diffonderlo con la vita e la testimonianza dell’amore scambievole vissuto nella quotidianità”. In questa ottica, si è avuta una maggiore comprensione del significato di quei luoghi che li ha spinti a scegliere di andare ancora “nelle periferie esistenziali” a irradiare la luce del Vangelo, nella Chiesa e nell’umanità. “Era come aver ascoltato un concerto – così si è espresso un altro partecipante – che ti stupisce per le note nuove che vi si scoprono. Vogliamo ripartire dal Vangelo, come essenza della nostra vita e non dalle tante attività da fare; questi giorni sono diventati per me come un ‘trampolino di lancio’ per trascinare tanti a Dio”. Un altro punto focale dell’incontro: l’oggi del Movimento dei Focolari e del ruolo specifico dei sacerdoti volontari. Sono stati di guida di questo approfondimento i diversi interventi fatti da Maria Voce, presidente dei Focolari, durante quest’ultimo anno.



