28 Ago 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
“L’incontro con altri carismi è qualche cosa che mi affascina, e realizzarlo nei luoghi dove Chiara Luce Badano ha vissuto con radicalità il Vangelo, gli ha dato una sfumatura di novità e giovinezza”. Così scrive Alessandro, giovane religioso degli Oblati di Maria Immacolata, uno dei 22 giovani, che si sono dati appuntamento a Sassello, paese natale della giovane beata, dal 19 al 23 agosto. Il meeting “Di Luce in Luce – Chiara Luce per i giovani consacrati” è stato uno spazio per giovani religiosi e religiose di diversi carismi; un laboratorio in cui i partecipanti hanno scoperto ciò che li accomuna e si sono interrogati sulla loro vocazione, di volto giovane, della vita consacrata. Presenti da 7 congregazioni: Frati Minori, Oblati di Maria Immacolata, Suore Francescane dei Poveri, Missionarie di Santa Paola Frassinetti, Fratelli e Sorelle Francescane Missionarie, Piccoli Fratelli di Gesù Risorto di Nuovi Orizzonti e i Missionari della Gioia. “È stata un’esperienza forte – scrive Fra Andrea –; ci siamo lasciati ‘travolgere dallo Spirito’ che ci spingeva a far comunione tra i nostri carismi per far risplendere di nuova bellezza il volto giovane della Chiesa”. “Una splendida occasione di scambio, come giovane consacrata vicina alla spiritualità dei Focolari – commenta Suor Cinzia, delle Francescane dei Poveri –. Una ricchissima esperienza di comunione e un’ottima formazione, un’occasione per riflettere sulla santità del quotidiano cui tutti siamo chiamati. Ho veramente sperimentato che se tra diversi carismi si vive in relazione di amore e conoscenza reciproci, ci si avvicina a Dio”. L’incontro si è strutturato sulle tre parole che hanno costituito lo slogan della beatificazione di Chiara Luce: life, love, light.
Nella giornata Life, P. Theo Jansen, ha illustrato come la vita di Cristo, che anima la Chiesa, sia fiorita nei vari carismi e come li spinga ora alla comunione e all’amore reciproco. Nei laboratori ci si è interrogati su come i carismi rispondano alla missione di Gesù: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv. 10,10). Di fronte al disagio giovanile e alla crisi economica, due esperienze illuminanti: Matteo Zini (Nuovi Orizzonti), ha mostrato come il carisma della gioia, come vita in pienezza, porti la risurrezione negli inferi della strada (droga, alcool, prostituzione, delinquenza…); e Livio Bertola, imprenditore di EdC, come la vita del Vangelo rinnovi anche il mondo dell’economia. Alla sera, sfogo ai talenti: un simpaticissimo talent show, fatto di giochi, canzoni e cabaret. Nella giornata Love, Fra Andrea Patanè, ha parlato della scoperta dell’amore e delle sue implicazioni, così come intuito e vissuto da Chiara Lubich e dalle sue compagne; P. Jacopo Papi, ha cercato di attualizzare l’esperienza di Chiara Luce nella vita di giovani consacrati; e P. Donato Cauzzo, segretario del Prefetto della Congregazione dei Religiosi, ha evidenziato la forza dello Spirito che spinge i carismi alla comunione per far risplendere ancora di più il volto di Cristo.
Nella giornata Light, la testimonianza di Silvia, che ha vissuto l’esperienza gen con Chiaretta; di Lorenza, del gruppo delle famiglie nuove; e di Giuliano, barista, grande suo amico. Un momento forte: la visita a Sassello guidati da Simona, compagna di scuola di Chiara, e l’intenso momento di preghiera davanti alla tomba della giovane beata. Fra Andrea, dei Fratelli Francescani Missionari, riassume gli intensi 5 giorni vissuti insieme: “Un momento di Cielo, al di là di ogni aspettativa. Come ci hanno trasformati il Signore e Chiara Luce in questi giorni! E come era viva la comunione fra noi, pur nella diversità delle nostre chiamate!”. Sono partiti con questo desiderio di comunione, per portare a tanti la “fiaccola” che Chiara Luce ha voluto passare ai giovani. Prossimo appuntamento: Loppiano 2014. (altro…)
25 Ago 2013 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
“Siamo felici e grati per questa onorificenza”, ha commentato Gerhard Pross, portavoce del comitato tedesco del progetto: “È per noi un’ulteriore spinta per far risplendere lo spirito dell’Insieme, della comunione e dei valori cristiani nella società e nelle Chiese”. Negli anni passati sono stati premiati, tra gli altri, l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, l’arcivescovo emerito polacco Alfons Nossol e la Comunità di Sant’Egidio. “Insieme per l’Europa” nasce ad Ottmaring (Augsburg, Germania), il 31 ottobre nel 1999, dopo che al mattino viene siglata la storica “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione”. Quello stesso giorno, infatti, presso il Centro ecumenico di Ottmaring, si svolge un primo incontro tra alcuni Movimenti e Comunità cattolici ed evangelici, per vivere insieme il Vangelo. Col tempo si delinea la fisionomia di “Insieme per l’Europa”, che si presenta come “un libero convergere di movimenti cristiani – cattolici, evangelici, riformati, anglicani e ortodossi – che, mantenendo la propria autonomia, agiscono insieme in determinate occasioni per scopi condivisi, portando il contributo del proprio carisma e della propria spiritualità”. L’obiettivo principale, dunque, è quello di lavorare insieme per “incrementare l’anima cristiana dell’Europa”.
Il Premio S.Ulrich è stato istituito nel 1993 dalla Fondazione europea di S.Ulrich, a Dillingen , la città natale del Santo, nella ricorrenza dei mille anni della sua beatificazione . Nella città e nella regione, infatti, si avverte una forte spinta a lavorare in favore della pace e per la costruzione di un’ Europa fondata sui valori cristiani. Il Premio viene assegnato ogni due anni a persone, iniziative o istituzioni coinvolte nell’ambito politico, religioso, culturale, scientifico, economico e sociale, secondo lo spirito di S.Ulrich per l’unità dell’Europa. Nella motivazione del Premio 2014 si afferma che “la rete di ‘Insieme per l’Europa’ si impegna per una cultura della comunione e una grande comunità solidale in Europa fondata sui valori cristiani. Favorisce lo sviluppo della libertà e del senso umanitario minati dalla crisi finanziaria ed economica in Europa”. Dotato di 10.000 Euro, il Premio sarà conferito al Comitato internazionale d’Orientamento di “Insieme per l’Europa” nel mese di maggio 2014, a Dillingen. (altro…)
24 Ago 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
“Con una gioiosa festa internazionale, nella chiesa parrocchiale di Sassello, abbiamo concluso il ‘Cantiere gens’ dal 13 al 16 agosto. Eravamo 20 gens, 15 sacerdoti e 20 tra seminaristi e giovani ‘in ricerca’, provenienti da 13 paesi (uno dalle Isole Marianne, Oceania), venuti per partecipare alla settimana “Sui passi di Chiara Luce“. Alcuni al primo contatto con il Movimento dei Focolari. “Carissimi gens, non finiremmo mai di raccontarvi ciò che hanno fatto o stanno facendo i nostri giovani nel mondo a tutte le latitudini e in tutti i vari ambiti. Tutti insieme siamo lanciati ad essere dei Vangeli vivi e testimoniare con il nostro amore reciproco che Dio è l’ideale più bello, appagante e liberante che un giovane possa incontrare qualunque sarà la sua vocazione”. Così Maria Voce e Giancarlo Faletti, rispettivamente presidente e copresidente dei Focolari, nel loro messaggio di apertura. 10 giorni vissuti a Sassello come una “Mariapoli”. Infatti, con noi c’erano anche famiglie con bambini, nonni, anche alcune suore. Facevamo insieme la Messa, i vari servizi, il Rosario recitato nelle lingue dopo cena; e qualche volta la meditazione insieme. Intenso il rapporto con la comunità parrocchiale di Sassello: la Messa festiva, la festa conclusiva… in uno scambio di doni che ha dato gioia a tutti. Il dono più bello: le ore trascorse in “intimità” con i genitori di Chiara Luce Badano, prima a casa loro dove ci hanno accolti con un cuore aperto e ci hanno raccontato della vita di Chiaretta fino ai 9 anni. Poi sono venuti a trovarci e ci hanno parlato della vita di Chiara Luce in rapporto col Movimento dei Focolari; con loro Chicca e Franz Coriasco, amici della giovane beata, che ci hanno raccontato la sua vita da gen. Capivamo che non potevamo conoscerla fino in fondo se non andando alla fonte della sua santità: il carisma di Chiara Lubich.
Toccanti anche le testimonianze delle persone che avevano vissuto insieme a Chiara Luce: il barista, Giuliano, ha messo in evidenza la sua normalità; Aldina, invece, ci ha portati a conoscere il segreto con cui Chiara Luce era arrivata a vivere quei “25 minuti”, cioè il suo sì per sempre a Gesù abbandonato quando ha saputo che la sua malattia era grave e irreversibile. Infatti, lei da quando, come gen 3, aveva sentito parlare di Lui cercava di vivere ogni momento della vita con un “per Te”, o “se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”. Alcune impressioni: “Ho vissuto un’esperienza meravigliosa, dove non solo ho approfondito la conoscenza di una figura straordinaria come Chiara Luce, ma ho anche percepito il respiro universale della chiesa unita dall’amore personale di Gesù per ciascuno di noi. Voglio ancor più approfondire la spiritualità del movimento, ma anche nel quotidiano trasmettere quello che ho interiorizzato in questi giorni”. (Un seminarista) “Sono cresciuto nella fede e qui ho imparato che è importante riprendere”. (Uno dei giovani in ‘ricerca’). L’esempio di Chiara Luce :”mi ha fatto capire che non occorre avere una malattia per scoprire ed amare Gesù, ma sin d’ora seguirlo”; “è stato un dono grande di Dio per poter ricominciare a vivere alla luce dei santi ” (seminarista dell’Egitto); “mi ha aiutato a conoscere me stesso e ad amare gli altri nella sofferenza: dire sempre sì nei problemi” (seminarista del Pakistan); “mi ha dato la capacità di analizzare la mia spiritualità tramite le testimonianze che ci sono state presentate” (seminarista Colombia); “mi ha fatto scoprire un modo originale di avere un rapporto vivo con Cristo, mettendo in pratica il Vangelo” (sacerdote Benin). Di Alexander Duno (altro…)
13 Ago 2013 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Veramente siamo testimoni oculari che la Chiesa ha intrapreso un nuovo cammino alla sequela di Gesù in un mondo travagliato da tante sofferenze”, aveva detto l’arcivescovo di Bangkok, Francis B. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, in apertura dell’annuale convivenza fraterna di 50 vescovi amici del Movimento dei Focolari, di 4 continenti. In seguito al grande evento di Rio, l’incontro si è svolto nella cittadella del Movimento dei Focolari “Ginetta Cagliari”, nei pressi di San Paolo. “C’è un nuovo che sta agendo: lo Spirito Santo che chiama continuamente la Chiesa a ri-formarsi”, aveva rilevato il teologo Hubertus Blaumeiser. È il continuo richiamo di Papa Francesco. Come si inserisce in questo “nuovo”, l’esperienza dei vescovi? Ne ha parlato Brendan Leahy, neo vescovo di Limerick, in Irlanda: “Alla scuola di un carisma – che è dono dello Spirito Santo – ci lasciamo forgiare per essere innanzitutto noi stessi riformati nel nostro essere; e non solo a livello individuale, ma anche come vita comunionale tra di noi. La riforma parte sempre da una nuova esperienza di Dio. Vivendo insieme alla luce di questo carisma facciamo un’esperienza di Dio che poi viene comunicata al di là di noi in tutti i rapporti”.
È l’esperienza della presenza tangibile del Risorto che si rende presente con i suoi doni di luce, forza, pace, quando l’amore scambievole è vissuto in pienezza, come promesso dal Vangelo. È il punto centrale del carisma dell’unità dei Focolari. “La novità è che Gesù, con la sua venuta ci ha fatto conoscere la vita intima di Dio: ci ha immessi con Lui in questo circuito di amore che vige nella Trinità. Per questo amore la comunità cristiana è portata nella sfera di Dio e la realtà divina vive in terra dove i credenti si amano”. Lo afferma Chiara Lubich in un passaggio citato dall’attuale presidente dei Focolari, Maria Voce, che aveva presentato ai vescovi il tema: “L’amore scambievole, alla Scuola della Trinità”, in cui richiamava le ispirazioni centrali della fondatrice dei Focolari. Di qui la collegialità effettiva e affettiva vissuta con particolare intensità in questi 10 giorni di convivenza. Espressione di questo amore scambievole è stato il ricco scambio di esperienze sul Vangelo praticato nel quotidiano e sull’incidenza nella loro missione pastorale.

Il card. Joao Aviz
“Ho capito che debbo soprattutto creare un rapporto d’amore con le persone che lavorano con me e con chi arriva. Non avere altra misura che quella dell’amore”, ha raccontato il card. Joao Aviz, Prefetto del dicastero vaticano per la vita consacrata. “Per il solo fatto che ascolto, la metà dei problemi si risolve da sé. – Poi un giorno mi sono accorto che Gesù sulla croce non ha avuto risposta a quel suo grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” Mi ha impressionato. I tempi di Dio non sono i nostri tempi. Poi, dove sembrava non ci fosse soluzione, ad un certo punto la situazione si capovolge”. L’incontro si era aperto con l’impegno dei vescovi di vivere, in profonda comunione con il Papa, il comandamento nuovo di Gesù, dichiarato solennemente al momento della concelebrazione eucaristica. E si è concluso, alla messa finale, proprio con il rinnovo della consacrazione a Gesù Crocefisso e abbandonato, misura di questo amore che abbraccia e trasforma i dolori della Chiesa e dell’umanità. Di Carla Cotignoli (altro…)
10 Ago 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Ricordo, agli inizi era il nostro cuore strapieno d’amore per Dio che faceva traboccare il Vangelo riscoperto su tanti. Come fare in modo che anche oggi sia così dovunque? Essendo, oggi come allora, fedeli allo stile di vita che ci ha suggerito lo Spirito Santo: essere anzitutto cristiani ‘doc’, autentici, che vivono per primi ciò che il Vangelo insegna, gente di cui si possa dire, come dei primi cristiani: “Guardate come si amano e l’uno per l’altro son pronti a morire”. Cristiani, poi, che amano tutti senza distinzioni, con un amore concreto. Cristiani che, solo dopo aver amato così, parlano, annunciando il Vangelo a tutti. Anche se non sempre si può parlare con la bocca, lo si può sempre col cuore, col chiamare per nome chi incontriamo, ad esempio,col salutare in una data maniera, in modo che gli altri avvertano che sono importanti per noi, che non ci sono certo indifferenti, che c’è già un legame con loro fatto magari solo di silenzio rispettoso. Queste parole senza rumore, come può essere un sorriso, se indovinate, non possono non aprire un varco nei cuori. E appena il varco si apre in chiunque, non bisogna attendere,occorre parlare, dire anche poche parole…, ma parlare. Partendo ad esempio dalla nostra esperienza con Gesù, parlare di Lui. Proviamo a riempire la nostra giornata di queste parole, di gesti nuovi che non abbiamo mai fatto, totalitari, completi. Porteremo nel mondo il fascino di Gesù e innamoreremo la gente di Lui, cosicché il regno di Dio si espanderà oltre ogni aspettativa. Crescerà in modo tale che si può guardare lontano, come Gesù, quando ha chiamato tutti alla fraternità universale pregando il Padre: “Che tutti siano uno”. Un sogno che può sembrare folle, ma che è possibile, perché sogno di un Dio». (altro…)
9 Ago 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Qual è la sua impressione sull’incontro del CELAM con Francesco, il primo Papa dell’America Latina? Cosa ci direbbe di questo incontro? Credo che sia stato storico. Oltre tutto, era anche la prima volta che un Papa si incontrava con l’intero gruppo della Coordinazione (tutti i vescovi di questo quadriennio e tutti noi che lavoriamo nella coordinazione). Questo incontro si potrebbe definire con due caratteristiche: paterno, perché il Papa agisce in nome di Pietro, come vescovo di Roma, dimensione paterna della Chiesa e, allo stesso tempo era fratello vescovo con i vescovi. Questo è ciò che ha detto che voleva fare e ha fatto. I suoi gesti e tutto quanto esprimeva andava in questa direzione. Inoltre, non si deve dimenticare che il papa è figlio dell’episcopato latinoamericano. Il suo è stato un discorso molto forte, ma pronunciato con paternità e fraternità, accentuando alcune cose che già viene dicendo, nelle quali, giustamente, ha messo in guardia da alcune tentazioni. Ha mostrato una fotografia delle realtà che esistono nella chiesa e, contemporaneamente, ha proposto un profilo, una figura di vescovo che sia servitore, paterno e materno insieme. Ha detto che la pastorale, se lui dovesse definirla, sarebbe Maria Madre, la Chiesa Madre. Ha parlato chiaramente anche dell’importanza della conduzione: è necessario che i vescovi guidino, ma non “imponendo”. Proprio questa parola ha usato. Propone ai vescovi la povertà come stile di vita, inoltre ha anche menzionato l’importanza che ha la povertà, in senso psicologico, per non avere una mentalità aristocratica. Credo che il messaggio che il Papa ha dato ieri ai vescovi presenti nel CELAM fosse di qualcuno che, conoscendo molto bene e dal di dentro la realtà, cammina con la Chiesa dell’America Latina alle sue spalle. Come dicendo: “posso dirgli questo e glielo devo dire!. Siamo indietro in alcune cose, ma andiamo avanti, miglioriamo, cambiamo, rinnoviamoci”. Ma il suo è stato anche un messaggio di molta speranza. Il Papa parla sempre di conversione. Dice: fissiamoci permanentemente nei processi di conversione. Io credo che tutto questo sia una grande testimonianza che Francesco sta dando all’umanità e cioè che nessuno nel cristianesimo può dare lezioni senza sottomettersi ad un processo di conversione. Quali sono le prospettive di ricezione del dopo questo incontro con il Papa?
Io credo che ci sia già stata una certa ricezione del Documento in questi anni, è evidente che tutta l’America Latina si è mobilitata. Il Papa ha senza dubbio risvegliato una sensibilità nuova per quanto è successo ad Aparecida. Speriamo che possa diventare sempre di più un “itinerario” percorribile da tutti i nostri popoli e che si facciano i passi che lì l’episcopato ha valutato e visto. Credo che il passo più importante che Francesco ci sta aiutando a fare sia giustamente quello di una profonda dimensione di conversione pastorale, cioè metterci tutti alla sequela di Cristo. Questo vuol dire assumere il Vangelo negli atteggiamenti, nei gesti, nei discorsi, in tutte le nostre pratiche e vuol dire la trasformazione della realtà. Se c’è qualcosa che questo papa possiede come un dono particolare è essere assolutamente cosciente che il Vangelo ci da una possibilità unica non solo di crearci una coscienza come buoni cristiani, ma anche di trasformare la realtà sociale, politica e culturale. Vorrebbe dirci qualcosa in più sul Papa in Brasile? Credo che il Papa abbia fatto un grande salto con i giovani, perché ha proposto loro l’Eucaristia e la preghiera come vie per seguire Cristo e, come terzo punto, ha indicato loro di aiutare il fratello. Io credo che questa sia la strada per i giovani e per tutta la Chiesa, poter lavorare per gli altri, per i fratelli, per coloro che sono in difficoltà. Un’altra cosa bellissima del Papa è stata quando ha detto al CELAM che Dio è dappertutto. Non solo che è in Chiesa, nel tempio, nelle istituzioni religiose. Questa lettura del passaggio di Dio nella storia dell’umanità, mi sembra fondamentale per noi cristiani, altrimenti potrebbe succedere come al tempo di Gesù, che non tutti l’hanno riconosciuto. * Dott.ssa Susana Nuin Núñez, uruguaiana, membro del Movimento dei Focolari, Consulente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, Segretaria Esecutiva del Dipartimento di Comunicazione e Stampa del CELAM. (altro…)