Una proposta chiara per l’America Latina e il mondo/1

La dott.ssa Susana Nuin Nuñez

La dott.ssa Susana Nuin Nuñez
Franz, tu che sei l’autore del libro, che cosa ti è rimasto di più della vita di Chiara Luce? «Chiara davvero può essere un modello per tutti, credenti e non credenti perché la cosa a cui credeva è la stessa in cui tutti gli uomini di buona volontà credono: tensione all’amore, attenzione a chi ti passa accanto, vivere l’attimo presente. Altra cosa importante – e per questo è un modello così efficace per questi tempi -: è semplice. Non è facile la sua strada, ma non è complessa. Per lei questo ha significato, certo, passare attraverso una strettoia molto dolorosa, un carcinoma, un tumore dei più dolorosi. Ma Chiara non si è fatta santa solo attraverso questo, ma passettino per passettino, imparando a dire i suoi sì, sin da piccola sempre nel fare la volontà di Dio: che era magari correre in bicicletta, raccogliere i funghi con suo papà, o fare una chemioterapia. La cosa che ha reso possibile questa vicenda straordinaria è senz’altro la grandezza e la leggerezza con cui è riuscita a vivere tutto questo. E anche perché aveva attorno un piccolo popolo – i genitori, gli amici del Movimento dei Focolari – che condivideva con lei momento per momento gioie e dolori. Avveniva uno scambio di “nutrimento”: chi le era vicino si arricchiva, ma anche comunicava a Chiara forza, energia per andare avanti». Quale la recezione nei giovani di questa vita di Chiara Luce? «Anche chi non la conosce, che non sa niente, o pochissimo di lei – non capisco in quale misterioso modo – si innamora di questo personaggio. Noi possiamo parlarne, scrivere libri… ma la mia impressione è che Chiara Luce non parla alle TV, alle radio, parla ai cuori singoli di ogni persona. In un modo misterioso riesce a creare un rapporto personale con lei. E questo è meraviglioso. Questo vale per il papà, la mamma, e anche per me. Ho un rapporto più forte con lei oggi che non quando era viva». Chiedo alla mamma di Chiara, Teresa Badano, le sue impressioni dopo aver partecipato alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile: «E’ stato tutto meraviglioso, forse perché siamo venuti qui con un atteggiamento semplice in attesa di comprendere le sorprese che avremmo trovato, tutte vissute nell’amore pieno e quindi tutto diventava bello. Abbiamo vissuto un po’ come ci aveva insegnato Chiara Luce: vivere nella normalità una cosa anormale per noi che non eravamo mai usciti di casa , tranne che in questi anni. Abbiamo cercato di fare solo la volontà di Dio che ci è stata chiesta in questo stupendo contesto». Qui avete potuto percepire l’impatto di Chiara Luce sui giovani… «Ci siamo accorti che ha una grazia speciale per i giovani. La sua esperienza vale per tutti i giovani come lei. Lei la vita l’ha data per i giovani. Ma è sempre una sorpresa quei volti, quegli abbracci che non ti mollano. A noi che non siamo niente! Ci travolgono proprio! E’ una cosa meravigliosa… Vedi nei giovani una grande gioia che viene dal cuore. Lei trasmette un angolo di Paradiso e loro lo trasmettono a noi». Tu hai assistito a cambiamenti di vita di questi giovani? «Sì, tantissime volte. C’era un ragazzo che era indeciso. Sembrava avesse una vocazione, ma non era proprio sicuro. Ad un certo momento ha sentito come Chiara Luce gli dicesse: “La tua strada è questa”. E lui si è lanciato. È ora un focolarino. Anche quelli che solo ne hanno sentito parlare o l’hanno vista attraverso la foto: sono toccati da quello che lei vuol dire attraverso quel suo sguardo, da quella sua bellezza interiore, da quel fuoco che lei aveva dentro. Di certo Dio vuole realizzare in ciascuno di questi giovani quel disegno che ha in mente. Come ha detto il cardinale Joao Aviz, salutandoci: “È solo l’inizio di quanto Chiara ha cominciato a fare. Siamo solo all’inizio, perché sarà una cosa enorme, enorme, che continuerà”. Ci mettiamo in attesa. Come lei diceva nell’ultimo messaggio ai giovani: “alla prossima…!”». Di Carla Cotignoli (dal Brasile) (altro…)
«Lo spazio dei workshop ci ha fatto sperimentare uno scambio molto arricchente… Ho avuto una visione generale con tanti aspetti pratici di formazione sacerdotale illuminati dalla spiritualità dell’unità. Ho trovato una visione integrale della persona alla luce del mistero trinitario… Il luogo ha molto favorito la convivenza in uno stile di comunione e di dialogo… Ho apprezzato tanto i momenti di preghiera e di meditazione comune. I testi sono stati molto belli come anche lo scambio sia di esperienza che di vita». Così si esprimono alcuni dei partecipanti all’ottava edizione del Corso di formazione per educatori nei seminari, promosso dal Centro di spiritualità di comunione per sacerdoti e seminaristi diocesani di Loppiano (FI), in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia (IUS), Loppiano (Firenze) e con il Movimento Sacerdotale del Movimento dei Focolari. Sono una ventina i formatori provenienti da 11 nazioni: Argentina, Austria, Brasile, Germania, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Ucraina, Ungheria e Venezuela. Le loro impressioni mostrano l’importanza di questo servizio a uno tra i compiti più impegnativi della Chiesa, quale è la formazione dei futuri ministri. Il corso è rivolto a rettori, direttori spirituali e formatori che lavorano a tempo pieno in seminario ed è nato dalla necessità di trovare “percorsi e paradigmi per il discernimento e la formazione delle vocazioni al ministero presbiterale, adeguati a rispondere alle sfide dei mutamenti socio-culturali e della loro incidenza nella condizione giovanile”. E si articola in un percorso biennale: due settimane per ciascun anno, con relazioni di esperti, gruppi di lavoro e plenarie di condivisione, unite alla celebrazione eucaristica e alla preghiera liturgica quotidiana. La prima parte vuole dare fondamenti teologici, antropologici, ecclesiologici e pedagogici, applicandoli alle tappe della formazione presbiterale; la seconda, alla luce delle quattro dimensioni fondamentali della Pastores dabo vobis (umana, spirituale, intellettuale e pastorale), approfondisce aree specifiche per una formazione integrale dei presbiteri in un’ottica di comunione: Dono di sé e comunione; Apertura all’altro: dialogo e testimonianza; Unione con Dio: interiorità e santificazione; Vita a corpo mistico e corporeità; Armonia della persona e edificazione della comunità; Sapienza, studio e cultura; Comunicazione e media al servizio della comunione.
Dopo la prima parte del corso l’anno scorso presso l’abbazia di Vallombrosa (Firenze), la seconda parte dal 15 luglio al 27 luglio 2013, si è svolta per la prima volta negli ambienti ristrutturati del Centro di spiritualità di comunione a Loppiano. Al percorso di studio, che ha il beneplacito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, sono legati dei crediti formativi conferiti dall’Istituto Universitario Sophia. All’apertura del Corso erano presenti Mons. Piero Coda, preside dello IUS e Mons. Vincenzo Zani, a nome della Congregazione per l’Educazione cattolica. Evento particolarmente significativo, quello avvenuto negli scorsi mesi di aprile-maggio, quando il corso si è svolto a Bangkok per 60 formatori dei paesi dell’Asia. (altro…)
Dalla GMG: Video intervista a Andrea Cardinale http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zU6XzDdpc0M#at=118
“Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione”. Sono le prime parole di Papa Francesco all’arrivo in Brasile, davanti alle autorità civili e religiose che lo accolgono. “Gesù ti chiama a essere discepolo in missione! Oggi, che cosa ci dice il Signore? Tre parole: Andate, senza paura, per servire”. È l’appello del Papa all’omelia della S. Messa, davanti a tre milioni di persone che riempiono la spiaggia di Copacabana a conclusione della GMG.
Parole semplici, nuove e di sempre, coinvolgenti. Come tante altre parole dette, sentite e fatte proprie lungo la settimana appena trascorsa a Rio de Janeiro. I giovani ritornano ora nelle proprie città e Paesi, alle proprie famiglie, gruppi, associazioni e congregazioni, con l’invito del Papa a “fare chiasso”, a smuovere le acque, a tenere conto dell’altro coetaneo come dell’adulto, a coltivare e a vivere la propria fede tutta intera. La parola a loro. Donna, del Libano, dice che “il Papa parla in modo semplice e diretto, più adatto ai nostri giorni”. Per Joaquín, argentino, che ha seguito la GMG a distanza, “fare chiasso” vuol dire essere la forza che spinge la società. “Mi sono sentito veramente parte dell’equazione di Francesco: giovani – anziani – adulti. Oggi sono giovane e quindi mi tocca questa parte. Mi piace questa visione più generale, che è giusta”. Daniela, italiana: “questa ‘reciprocità tra generazioni’ a cui sta richiamando in modo insistente il Papa, può essere proprio una forza esplosiva, un aiuto reciproco. Quello che mi rimane in cuore dopo aver seguito questa GMG è la voglia, il desiderio di vivere in modo ancora più radicale la mia vita e andare fuori per essere ogni giorno, nel mio quotidiano, questa finestra per fare entrare il futuro nel mondo!”. Iggy, neozelandese: “questa GMG è una spinta a fare una rivoluzione, a ‘conquistare’ altri giovani ad una vita come questa. Specialmente perché nel mio Paese, la Nuova Zelanda, non c’è tanta gente che crede in Dio”. E dai giovani di Rio de Janeiro che partecipano al gruppo di dialogo ecumenico ed interreligioso: Fuminori (cattolico): “la GMG è la prova di ciò che sta avvenendo a Rio tra cattolici, metodisti, battisti e altri. Persone non cattoliche hanno aiutato in questa Giornata ospitando giovani nelle proprie case con una cordialità fraterna”. Carlos (presbiteriano): “la GMG ha portato uno spirito nuovo alla città. C’è musica, festa e un tono di voce che è al di sopra delle istituzioni. Sono giovani di Cristo. Portano, cioè, una nuova forma di identificazione religiosa che attraversa le pareti istituzionali”. Fernando (musulmano): “vedo la GMG molto positiva, perché permette l’incontro di giovani di provenienze diverse per parlare su valori e principi importantissimi per tutti. Si tratta anche di un incontro con Dio e ciò porta sempre risultati meravigliosi per il rinnovamento della fede di ciascuno”.
Tra i giovani che hanno realizzato il proprio percorso rispondendo alla chiamata di Dio c’è anche lei, la beata Chiara Luce Badano. La mamma Maria Teresa, alla domanda se avesse assistito a cambiamenti di vita nei giovani anche a contatto con l’esperienza della figlia risponde: «Anche quelli che solo ne hanno sentito parlare o l’hanno vista attraverso la foto, non si soffermano a guardare questa bella foto, ma sono toccati da quello che lei vuol dire attraverso quel suo sguardo, da quella sua bellezza interiore, da quel fuoco che lei aveva dentro. Ieri dicevo: di certo Dio con questi giovani vuole realizzare in ciascuno quel disegno che ha in mente. E quindi li affidiamo a lei». In questi giorni Maria Voce ha indirizzato a tutti i membri dei Focolari una lettera dove, tra l’altro, lancia un invito: “Periferia esistenziale è qualsiasi punto dove l’uomo non trova più il suo centro perché non trova più Dio. E tutti noi che, per sola grazia, l’abbiamo incontrato, siamo chiamati a stare lì, ad immergerci in questa umanità sbandata per riportarla al suo centro”. E ricordando un testo di Chiara Lubich, aggiunge: “Credo che Chiara stessa non voglia di meno se da sempre vedeva “la grande attrattiva” del “perdersi nella folla, per informarla del divino[1]”. Dopo i giorni vissuti a Rio, una strada è aperta, da percorrere insieme. Arrivederci a Cracovia! [1] C. Lubich, La dottrina spirituale, “L’attrattiva del tempo moderno”, ed. Città Nuova, pag. 213. Fonte: Area Press (altro…)
“I protagonisti in questa settimana saranno i giovani”. Sono parole di Papa Francesco, alla vigilia della partenza per Rio de Janeiro. Ed è così. Sono i giovani i protagonisti della straordinaria accoglienza al Papa, della gioia che in questi giorni fa vibrare la “cidade maravilhosa”, della serata di apertura dell’evento a Copacabana, delle molteplici manifestazioni che punteggiano la città in lungo e in largo. A Copacabana erano in 500 mila, le previsioni dicono che alla fine della settimana saranno due milioni. Da martedì 23, i giovani dei Focolari sono presenti con uno stand alla Fiera delle Vocazioni, a Quinta da Boa Vista. Un parco immerso nel verde, dove le varie realtà ecclesiali presenti alla GMG accolgono i giovani per momenti di incontro e di approfondimento. Qui si parla della giovane Chiara Luce Badano, del United World Project, della Escola Civitas. Sono presenti anche con una tenda al Largo da Carioca, in pieno centro città, per la distribuzione del libro “25 minutos: a vida de Chiara Luce Badano”, edizione portoghese della biografia di Chiara Luce scritta dall’amico agnostico Franz Coriasco. L’edizione del libro, fatta dall’editrice Cidade Nova, ha avuto il sostegno della Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”.
Il mercoledì 24 è il giorno che ha visto la presentazione di “A santidade veste jeans”, un musical sulla vita di Chiara Luce preparato da un gruppo di giovani brasiliani. Previsti tre spettacoli, alla fine ne fanno un quarto per accogliere i molti giovani in attesa fuori le porte del Teatro Carlos Gomes, in centro città. E proprio quest’ultima sessione ha avuto, a sorpresa, la presenza di Maria Teresa e Ruggero Badano, genitori di Chiara Luce, arrivati dall’ospedale São Francisco in seguito ad avere partecipato all’accoglienza fatta lì a Papa Francesco. “Sul palco si vedevano giovani incantati con la vita semplice e allo stesso tempo straordinaria di Chiara Luce”, racconta Rosamari, brasiliana. “Era chiaro che la santità non è qualcosa del passato, proprio per l’esempio che ci dà Chiara Luce, una giovane come noi”.
La sera, dall’altra parte della città, al Centro di Convegni Riocentro, il Gen Rosso ha presentato il suo spettacolo “Dimensione indelebile”. Il giorno 25 il Gen Rosso – insieme a 200 ragazzi che partecipano ad un programma di recupero dalla tossicodipendenza attraverso l’arte – è presente a Varginha, nella favela di Manguinhos, per animare la festa di accoglienza al Papa. La giornata del 24 luglio ha visto ancora i giovani dei Focolari impegnati, assieme agli amici del Religions for Peace Global Youth Network, nell’organizzazione dell’incontro interreligioso sul tema “Andate e costruite la pace in tutte le nazioni”. Tra le 18.00 e le 20.00, a Estácio de Sá, i giovani hanno dibattuto su dialogo e forme di azione in vista del comune impegno per la pace.
Una giornata vissuta sullo sfondo della visita di Papa Francesco ad Aparecida e l’inaugurazione del Polo di cura integrale all’ospedale São Francisco de Assis. Occasioni per vedere gesti e sentire parole che penetrano naturalmente nel cuore e nella mente, che suscitano adesione. E potrebbe essere rivolto a tutti il messaggio che Papa Francesco, a fine giornata, ha indirizzato ai giovani riuniti a “Casa Italia”: “Fidatevi di Cristo, ascoltatelo, seguitene le orme. Non ci abbandona mai, neanche nei momenti più bui della vita. È Lui la nostra speranza. Domani a Copacabana ci sarà l’occasione per approfondire questa verità, per rendere luminosa la vita. A domani”. Focus: Incontro interreligioso dà il via alla Settimana della Gioventù Focus: GMG 2013: il contributo dei giovani dei Focolari Aggiornato il 25 luglio 2013 BF – LH Servizio Informazione Focolari – SIF (altro…)

Il 6 luglio scorso il Centro del Movimento dei Focolari (Focolare Centre for unity) di Welwyn Garden City era affollato per la conferenza del Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, che commemorava il quinto anniversario della morte della fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich. Erano presenti amici dei Focolari rappresentanti di varie denominazioni cristiane, della chiesa locale e incaricati nel campo ecumenico. “L’eredità ecumenica del Concilio Vaticano” è stato il tema scelto dal Cardinale: una condivisione della profonda e commovente intuizione sull’ecumenismo da parte di qualcuno che l’ha vissuto in prima persona, e che ne parla con calore, passione, e la sapienza degli anni, comunicando un ottimismo ed una speranza che viene anche dalle recenti nomine di Papa Francesco e di Justin Welby, nuovo arcivescovo di Canterbury.
Il Cardinale ha iniziato col riconoscere il contributo della spiritualità dell’unità del focolare e il suo lavoro ecumenico che precede il Concilio. Ha parlato di Chiara Lubich come “una delle più luminose personalità del nostro secolo, dei secoli” e l’ha considerata come “annoverata tra i beati in Paradiso”. Ha poi riassunto l’eredità del Vaticano II come una realtà che non dà spazio a profezie pessimistiche, e ricordato il decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio, con la sua ardita proclamazione: “non c’è ecumenismo degno di questo nome senza un cambiamento del cuore… senza una conversione interiore, un atteggiamento nuovo ed un amore senza riserve”. Sospetto, inerzia ed impazienza sono stati individuati da lui come i tre nemici dell’ecumenismo; attingendo alla sua ricca esperienza, come sacerdote prima, poi come vescovo di Arundel e Brighton, e più recentemente come arcivescovo di Westminster, il Cardinale ha riassunto lo sforzo ecumenico come qualcosa che comincia localmente dalla relazione con chi ci sta accanto credendo che “l’ecumenismo è benedetto là dove la gente si trova”.
Nei 50 anni dal Concilio Vaticano, il viaggio ecumenico ha conosciuto importanti momenti storici. Tra questi il Cardinale ha enumerato la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Cattedrale di Canterbury nel 1982, che lui ha visto come “l’inizio di una vita nuova, nuova speranza”. Ha anche citato l’importanza del recente incontro di Papa Francesco con l’arcivescovo Justin Welby. Ricorda con passione il tempo in cui è stato co-presidente con il vescovo Mark Santer dell’ARCIC (Anglican Roman Catholic International Commission) come di “un momento importante, mediante l’esperienza della preghiera, dell’amicizia per una comprensione nuova di cosa unisce le due Chiese”. Pone una sfida ai presenti: l’ecumenismo non è un’opzione; è una strada senza uscita e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte. Il Cardinale ha concluso la sua conferenza ricordando un recente discorso di Papa Francesco dove esortava i vescovi ad essere “pastori del gregge” capaci di “di curare la speranza, che ci sia sole e luce nei cuori”. Ricordando le parole del Papa, il Cardinale ha comunicato un ottimismo che richiama alla mente il Concilio Vaticano. Non era un semplice guardare indietro con nostalgia ai bei giorni passati ma un guardare avanti coscienti che “il lavoro dell’ecumenismo è opera di Dio” ed il nostro sforzo comune è “di comunicare l’amore di Dio al suo popolo con quello stesso sole e luce nella nostra vita”. Dopo un vivace momento con domande e risposte il vescovo anglicano emerito Robin Smith, ha ringraziato ripetendo l’affermazione fatta dal Cardinale sull’importanza delle relazioni personali per l’ecumenismo e sottolineando che è da queste che dipende il futuro della Chiesa, e non meno importante, l’unità della Chiesa. (altro…)