27 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità
Maria Voce è stata nominata da Papa Benedetto XVI uditrice alla prossima sessione del Sinodo dei Vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre. “L’esperienza del Sinodo, in cui viene in evidenza in modo eminente la collegialità della Chiesa, ci trova particolarmente sensibili, anche per il carisma dell’unità che ci caratterizza”. Con queste parole Maria Voce esprime la sua adesione e manifesta la profonda riconoscenza al Santo Padre per la fiducia che, con questo invito, dimostra a lei e a tutto il Movimento dei Focolari, vedendo in questa circostanza un’opportunità di servizio alla Chiesa universale. La presidente dei Focolari recentemente, rivolgendosi alla comunità dell’Argentina, diceva: “Il Vangelo deve essere il nostro vestito. Aiutiamoci a viverlo per annunziare che Cristo è vivo, e così permettere che altri s’incontrino con lui presente tra noi per l’amore reciproco che ci lega”. Sono stati nominati anche due altri membri dei Focolari: Ernestine Sikujua Kinyabuuma, docente all’Istituto Universitario Maria Malkia di Lubumbashi (Rep. Democratica del Congo) e Gisèle Muchati, responsabile regionale in Siria di Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari. Dal dicembre 2011 Maria Voce è Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. Fonte: Servizio Informazione Focolari (altro…)
25 Set 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Tre sale collegate, 3.000 persone e la diretta streaming, a sottolineare la grande attesa suscitata dalla presentazione del libro-intervista in cui Maria Voce si è prestata volentieri a rispondere alle domande a tutto campo dei giornalisti Michele Zanzucchi e Paolo Lòriga (rispettivamente direttore e caporedattore del quindicinale Città Nuova): “Cosa fanno e cosa pensano i focolarini dopo Chiara Lubich? Sono progressisti o conservatori? Lavorano per conquistare posti di rilievo nella Chiesa e in politica? Sono dei buonisti che sorridono troppo?…”. “La scommessa di Emmaus”, questo il titolo del volume che è stato presentato in anteprima il 22 settembre, in un dialogo tra la stessa presidente dei Focolari e Lucetta Scaraffia (storica ed editorialista de “L’Osservatore Romano”) e Marco Politi (scrittore ed editorialista de “Il Fatto Quotidiano”). Scaraffia e Politi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di avere di fronte Maria Voce in persona e l’intervista ha toccato gli argomenti più diversi: come affrontare il tema dell’immagine dopo un tempo di nascondimento; la richiesta che i Focolari si facciano promotori della riflessione di grandi temi come il protagonismo dei laici, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e con persone di convinzioni diverse; la donna, fine vita, famiglia e lavoro, i musulmani in Europa; il carisma femminile di Chiara Lubich come dono per la Chiesa; il ridotto numero dei focolarini che fanno una scelta radicale di vita in confronto al vasto Movimento, e altro ancora.
Maria Voce sembra trovarsi nel salotto di casa sua con due amici. Non si scompone e risponde con immediatezza e lucidità. “Non siamo ammalati di nascondimento, ma non ci teniamo a farci pubblicità. Desidereremmo, piuttosto, che le persone conoscessero quel tanto di incisività positiva che riusciamo a mettere nelle realtà umane. Non sento di avere cose significative da dire come Maria Voce, ma come Movimento dei Focolari”. “I laici non hanno bisogno di incoraggiamento, ma piuttosto di essere lasciati liberi di agire in un contesto ecclesiale di maggiore fiducia”, si legge nel libro. Questa frase, particolarmente apprezzata dalla Scaraffia, è lo spunto per riflettere su laici e donna: “Chiara, prima ancora di essere una donna, è laica. (…) [La sua] è stata una grande anticipazione, quella di far sentire la forza vitale del laicato nella Chiesa. Per quanto riguarda la presenza femminile, Chiara amava dire che la donna ha, come caratteristica propria, una capacità più grande di amare e di soffrire. Questo è manifestato soprattutto nella maternità. Quindi direi che la donna ha, in modo particolare, la capacità di far famiglia. (…) In una Chiesa che si vuole sempre di più famiglia, comunione, sintesi di tutte le aspirazioni dell’umanità, la donna ha la sua funzione importante. Però – così come sempre Chiara ha detto – sono convinta che la donna e l’uomo sono davanti a Dio ugualmente responsabili. Nel Vangelo c’è scritto che non c’è nè uomo nè donna, nè giudeo nè greco, quindi l’importante è che sia la donna che l’uomo diventino quello che devono essere, cioè Cristo nella Chiesa”. Dopo un intermezzo musicale Marco Politi propone “un focolare del colloquio”: promuovere regolarmente delle riflessioni sui grandi temi. “È una sfida più che una domanda” ribatte Maria Voce. “Sarebbe, questa, una cosa più congeniale al nostro stile, al nostro modo di fare, perché non sarebbe tanto un mettere a confronto grandi idee, ma delle esperienze – come è stato d’altra parte in questi due giorni a LoppianoLab –. La testimonianza che vogliamo dare è quella del rapporto con chi ci sta accanto, non con i grandi sistemi”.
Riguardo al “problema della costruzione delle moschee, per esempio, ritengo che la cosa più importante sia che i musulmani si sentano accolti e compresi dai cristiani anche nel modo di esprimere la propria religiosità”. Continua affermando che il Movimento arriva alla riflessione dei grandi temi con il proprio stile, di vicinanza, di esperienza vitale. “Ad esempio in una scuola, in un ospedale, si mettono insieme le persone del Movimento che vi operano e condividono le esperienze della loro professione vissuta cristianamente. Dalla vita spesso nasce anche una riflessione che genera delle iniziative concrete, insieme a delle linee di pensiero che poi vengono offerte”. “Il carisma di per sè ha le risposte. Sono le domande che cambiano secondo i tempi. A nuove domande, si esigono nuovi modi di formulare le risposte che comunque si trovano nel carisma”. Riguardo all’ecumenismo: “Credo che sia un cammino difficile. È una vergogna per tutti i cristiani essere divisi. Se ce ne rendiamo conto, ne soffriamo. E il partecipare tutti della stessa sofferenza, non potrà non farci fare dei passi per superarla. Allora può darsi che si faranno, anche se con fatica, dei passi verso l’unità. Per arrivarci, bisogna saper perdere qualcosa, tutti! E questo costa. Noi crediamo che, come Movimento, la nostra funzione è proprio quella di metterci in questa spaccatura. Dobbiamo camminare! Credo che sia una ricerca che dobbiamo fare insieme”. Sul numero esiguo dei focolarini: “Proprio perché è una scelta radicale, il consumarsi nell’unità – che significa amarsi reciprocamente, perdendosi completamente nell’altro, perché Dio sia fra di noi – è una scelta esigente per la quale non tutti sono chiamati; anche se la scelta di Dio la fanno tutti nel Movimento”. E conclude: “A noi interessa che vada avanti l’idea della fraternità universale. È Dio che conduce la storia, dunque non dobbiamo aver paura”. L’ora è volata via. Tra i tre sul palco e i 3.000 presenti si è creato un feeling che non si vorrebbe interrompere. Ma la “scommessa di Emmaus” ormai è stata lanciata e accolta.
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22 Set 2012 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Giovani che hanno deciso di impegnare le loro energie per annunciare il Vangelo con la musica. Sono i complessi Eis (Unità, in greco) e Hope (Speranza) di Teramo e Fermo (Italia). S’identificano con il Movimento Diocesano dei Focolari e sono diventati strumenti di animazione delle loro diocesi; hanno incontrato ormai migliaia di persone. «Hope nasce nel 1995 – ci racconta Fabio – in occasione dell’incontro “Eurhope” dei giovani europei con Giovanni Paolo II. Un’esperienza indimenticabile seguita da tante altre occasioni in cui Hope ha dato e continua a dare il proprio contributo nella diocesi di Fermo e non solo». «Eis, invece, ha solo 3 anni di vita – spiega Alice –. È nato da un campo estivo di giovani della diocesi di Teramo ed ha già incontrato più di 4.500 persone in 17 spettacoli». Come vi fate conoscere?
«La fama dei complessi si costruisce da sè – è Alice a parlare –. Qualcuno colpito dallo spettacolo ci invita alla sua città; magari un giornalista scrive un articolo, una radio locale chiede un’intervista… ed i concerti si susseguono dalle sale parrocchiali ai palchi delle piazze per l’intera cittadinanza. I blog dei due complessi sono pieni di adesioni entusiaste da giovani e giovanissimi. Non solo adesioni, ma spesso occasioni di incontro e perfino dei veri cambi di rotta nella propria vita!» Ma i “complessi non vogliono essere una fabbrica di eventi”, ci tengono a chiarire. «Prima di tutto – afferma Fabio – puntiamo ad essere un gruppo unito, in cui ogni componente cerca di vivere mettendo alla base di tutto l’amore scambievole. E poi facciamo quello che c’è da fare: Preparare lo spettacolo, mettere insieme le idee di ognuno, spendere il tempo per le numerosissime prove…». Immaginiamo che non sarà tutto facile…?
«Certo, non è semplice – chiarisce subito Fabio –. Ma ogni volta cerchiamo di ricominciare, esprimendo le nostre idee e, allo stesso tempo, pronti ad accantonarle se non servono. Ci interessa che tutto nasca dall’unità del gruppo, unità che rende Gesù presente tra noi (Mt 18,20)». Hope e Eis attualmente propongono due diversi musical sulla vita di Chiara Luce Badano, una giovane dei Focolari beatificata nel 2010. Gli spettacoli propongono una figura moderna, imitabile; una giovane che ha saputo fare della sua vita un meraviglioso “ricamo”, arrivando ad accettare la malattia e la morte a 18 anni come amore di Dio per sè e la sua famiglia. «Le impressioni che ci lasciano scritte sono forti – racconta Alice –. A Giulianova, ad esempio, la figura di Chiara Luce è riuscita a tener desta l’attenzione di una città intera sulla santità». Chiara Lubich propose la musica ai giovani, alla fine degli anni ’60, come strumento di evangelizzazione. E nacquero i più noti complessi internazionali Gen Rosso e Gen Verde. Nacquero anche complessi di giovani impegnati nelle parrocchie o nelle diocesi, come “Gen 70”, nella parrocchia di Vallo Torinese (Piemonte). Per una delle sue componenti, Maria Orsola (scomparsa all’età di 15 anni) è in corso il processo di beatificazione. (altro…)
15 Set 2012 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«C’è tanta gioia e attesa per il viaggio di Benedetto XVI» dichiara Arlette Samman, libanese, con l’italiano Giorgio Antoniazzi responsabile dei Focolari in Libano, dove il Movimento è presente fin dal 1969. Arlette e Giorgio in questi giorni si trovano presso il Centro internazionale dei Focolari per il raduno annuale dei delegati. Li abbiamo intervistati. «Tutto il popolo libanese è in festa, i musulmani hanno accolto molto bene la notizia della venuta del Papa ed hanno espresso chiaramente la loro gioia attraverso i loro leaders religiosi. Trovano in questa visita come una benedizione soprattutto in questo momento molto delicato che attraversa tutta la regione», spiega Arlette. «Il Medio Oriente che accoglie il Sommo Pontefice infatti non è più quello dell’ottobre 2010, data nella quale si è svolto il Sinodo per il Medio Oriente. Da quel momento varie scosse politiche, sociali, popolari, economiche hanno fatto tremare e messo in ginocchio alcuni dei Paesi della regione». Quale il messaggio atteso? «Le grandi linee sono già apparse nelle raccomandazioni del Sinodo, ma saranno certamente parole nuove, con una luce nuova», continua Giorgio. «Il cuore di tutto sarà la presenza cristiana minoritaria e la relazione con l’Islam, la questione della libertà religiosa, della libertà di fede e di culto, quella del dialogo. Parlerà della pace tanto necessaria eppure più che mai minacciata. E giacché il titolo del Sinodo era ‘Comunione e testimonianza’, tutto fa pensare che questa sia la vera sfida per le Chiese locali, alla vigilia del Sinodo sull’Evangelizzazione». Come si è preparata la popolazione a vivere questi giorni? «Il 12 settembre, in preparazione alla sua visita, c’è stata una marcia di cristiani e musulmani per la pace – alla quale abbiamo partecipato –, confluita sulla Piazza della Riconciliazione a Beirut. La Chiesa cattolica si è preparata, nelle diocesi e parrocchie, con preghiere e novene; le strade sono tappezzate delle foto del Santo Padre con slogan di accoglienza all’uomo di pace. È un momento di forte speranza per i popoli del Medio Oriente». In occasione della firma e della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, in programma l’incontro di Benedetto XVI con il Presidente della Repubblica e con le autorità civili e religiose cristiane e musulmane, e con i giovani presso la sede del Patriarcato maronita. Domenica mattina celebrazione della Messa nel centro di Beirut.
Il Movimento dei Focolari, è presente in tutte le regioni del Paese; ad esso aderiscono cristiani di diverse Chiese Orientali ed anche alcuni musulmani. Durante la visita del Papa come sarete attivi? «Siamo inseriti nelle parrocchie ed insieme a tutti seguiamo momento per momento le varie manifestazioni. Abbiamo fatto arrivare al Santo Padre un dono insieme alla nostra immensa gioia e gratitudine per la sua venuta nelle nostre terre, assicurandogli che l’accompagniamo con la preghiera costante in ogni tappa della sua visita, con l’augurio che porti grazie abbondanti di pace e di speranza per i nostri popoli così provati. Gli abbiamo anche assicurato il nostro fedele impegno ad essere ovunque portatori di unità e di fratellanza», ricorda Arlette. «Alla presentazione del documento il 14 settembre, c’era un focolarino a rappresentare il Movimento – spiega Giorgio Antoniazzi – mentre un centinaio dei nostri giovani, impegnati anche nei vari servizi richiesti, parteciperanno alla serata dei giovani il 15 settembre». E conclude Arlette: «Questa visita è senza dubbio un momento molto importante per l’unità della Chiesa e per tutti i Paesi del Medio Oriente». (altro…)
6 Set 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Da lunedì 3 settembre, al Cairo in Egitto, è in corso l’annuale incontro dei vescovi di varie Chiese, animato dalla spiritualità di comunione del Movimento dei focolari. L’incontro, giunto quest’anno alla trentunesima edizione, ha raccolto nella megalopoli egiziana vescovi provenienti da 22 Chiese cristiane e da tutti i continenti. La scelta della sede del Cairo assume, in questo momento di trasformazione sofferta e dall’esito a volte incerto, un significato particolare. I vescovi, infatti, hanno desiderato testimoniare la loro solidarietà e vicinanza ai fratelli cristiani in tutto il Medio Oriente e particolarmente alla Chiesa copta in Egitto, dando, con la loro presenza, un segno che, di fronte alle difficoltà esterne, stringersi in una maggiore unità è una necessità inderogabile. Il programma è scandito da momenti di riflessione sul “rapporto fraterno tra diversi” richiesto dal Vangelo con l’amore del prossimo, da momenti di condivisione ecclesiale e personale e da celebrazioni liturgiche con le varie comunità cristiane. Nella giornata di giovedì hanno presenziato ai lavori Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, e Giancarlo Faletti, copresidente. Proprio la presidente dei Focolari ha svolto una riflessione sul tema del convegno – “Incontrare il prossimo con amore” – rispondendo, poi, alle domande dei presenti. Motivante e di profondo significato ecclesiale e di comunione con la Chiesa copta ortodossa è stata la giornata di visite agli antichi monasteri nel deserto del Wadi Natrun. Qui i vescovi hanno sostato anche sulla tomba di papa Shenouda III recentemente scomparso. Ma già nella giornata iniziale del convegno il piccolo gruppo di vescovi animatori dell’iniziativa si era recato in visita al patriarcato copto ortodosso, dove aveva incontrato Anba Bakhomios, attuale amministratore della Chiesa copta, in attesa dell’elezione del successore del papa Shenouda III. L’incontro, presso la cattedrale di San Marco, era stato caloroso. Anba Bakhomios aveva, infatti, parlato dell’importanza dell’unità e della centralità della croce nella vita cristiana, particolarmente di quella della comunità copta. Sebbene spesso taciuta, infatti, la vita della comunità cristiana in Egitto è stata, lungo i secoli, oggetto di varie forme di discriminazione e persecuzione. Oggi si coglie una pressione sociale a volte sottile, ma insopportabile per le ingiustizie che porta a commettere e dalle uccisioni di cristiani in diversi casi di violenza, verificatisi in varie parti del Paese.
I vescovi della varie Chiese avevano colto l’occasione per ringraziare la Chiesa copta ortodossa per la sua fedeltà alla tradizione che risale a Marco evangelista e per l’impegno ed il coraggio nel mantenere l’integrità della fede. Era un abbraccio fra Chiese d’Oriente e d’Occidente, nella preghiera e nell’amore: da una parte, la stima e la riconoscenza per una fede difesa nei millenni di fronte a errori dottrinali e persecuzioni e, dall’altra, la gratitudine per la preghiera, il supporto e la vicinanza nel momento della prova e della sofferenza. Con questa esperienza di comunione interecclesiale, nella giornata di martedì, i vescovi hanno visitato due monasteri a circa tre ore dal Cairo. Era come se fossero stati inviati a scoprire il patrimonio del monachesimo copto, che risale al terzo secolo, quando Antonio, Paolo e Pacomio dettero vita ad esperienze di monachesimo – eremitico i primi due e comunitario il terzo -. Esse avrebbero aperto vie nuove nella storia del cristianesimo, arricchendo la Chiesa ancora giovane con i carismi che l’avrebbero accompagnata per due millenni con ricchezze e valori spirituali incalcolabili. Proprio dallo stile di vita monastica, così tipico della chiesa copta, proveniva il papa Shenouda III, che, sebbene si sia rivelato una guida sicura per tutta la chiesa copta fra il 1971 ed il 2012 – è infatti scomparso pochi mesi fa -, non mancava di tornare settimanalmente ad Alessandria e a momenti di vita monastica. Shenouda III è stato amato dalla sua gente: si sente come se ne parla, quanto vivo sia il suo ricordo, quale la stima e l’affetto che le persone nutrono ancora per lui. L’invito a ritornare tutti alla cattedrale di San Marco è arrivato quasi inatteso, ma molto apprezzato dai vescovi delle diverse cristiane. La serata del 4 settembre è stata caratterizzata da un “calore agapico” che andava ben oltre la cena offerta per l’occasione. L’accoglienza, la ricca presentazione delle origini e dei tratti salienti del carisma monastico, proposto ai presenti da Anba Bakhomios, le parole di stima e gratitudine reciproca hanno fatto parlare i presenti di una vera novità. Anba Thomas, stretto collaboratore dell’amministratore della Chiesa, sottolineava come:«L’intera esperienza di questi giorni fra i vescovi sia stata quella di una solidarietà in atto. I cristiani di Egitto hanno sentito l’unità dei cristiani del mondo. È lo Spirito che si muove fra noi e, sta dimostrando che, se ci impegniamo ed abbiamo fiducia gli uni negli altri, l’unità fra le Chiese è davvero possibile». È
venuta in evidenza l’esperienza dell’unità come di una realtà spirituale prima ancora che istituzionale e teologica. L’aspetto spirituale, infatti, resta quello essenziale senza il quale niente è possibile. Anba Bakhomios ha espresso parole di particolare calore nei confronti di Maria Voce: «La nostra Chiesa ha grande stima e dà grande importanza alla donna. È ad una donna, Maria Maddalena, che Gesù Risorto è apparso per la prima volta». Uscendo dal grande complesso della cattedrale di San Marco e del patriarcato copto, dopo aver sostato davanti alle reliquie del santo evangelista che Paolo VI volle restituire all’allora patriarca Kyrillios VI, non si può non pensare al proverbio arabo: «Chi beve l’acqua del Nilo, tornerà in Egitto». È quello che ha voluto esprimere Anba Bhakomios nell’accommiatarsi da Giancarlo Faletti che gli assicurava la preghiera dei Focolari per l’elezione del nuovo papa copto: «Vi inviteremo, vi inviteremo», ha risposto, confermando che il legame nato è veramente quello di fratelli e sorelle, parte dell’unica Chiesa di Cristo. di Roberto Catalano (altro…)
28 Ago 2012 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo
Chi ha avuto il privilegio di conoscere Valeria Ronchetti (Vale) può raccontare della straordinaria forza di spirito di questa donna eccezionale, come lo sono – seppur diversissime – tutte le prime focolarine che hanno cominciato, accanto a Chiara Lubich, “l’avventura dell’unità”, come amavano definire l’ideale che le aveva travolte: far del mondo una famiglia; contribuire a realizzare la preghiera di Gesù: “Che tutti siano uno (Gv 17, 21)”. “E’ impossibile sintetizzare la ricchezza, la varietà della vita di Vale che l’ha vista protagonista in molte zone dell’Europa e di altri continenti, e negli ambiti più vari del Movimento” – scrive Maria Voce nel messaggio inviato ai Focolari in tutto il mondo per annunciare la scomparsa di Valeria Ronchetti. L’abbiamo vista prodigarsi per lo sviluppo della branca delle Religiose che aderiscono alla Spiritualità dell’unità; per la comunione fra i movimenti ecclesiali e le nuove associazioni; nel mondo dell’arte e in quello dello sport e dei media… per citarne alcuni. “Vale ha raccontato spesso la sua storia in diverse circostanze e si raccoglierà tutto, insieme a notizie e testimonianze, per poter scrivere una sua biografia”, scrive ancora la presidente. Ed è proprio raccontando la sua storia e ,in particolare, l’incontro con Chiara Lubich che, chi l’ha ascoltata, non potrà mai dimenticare il suo saluto: “Luce e fiamma!”, in riferimento alla forte scoperta – mentre la seconda guerra infuriava – che “Dio è Amore e ci ama immensamente”. “Abbiamo preparato un profilo – comunica ancora la presidente – che sarà letto durante la celebrazione del suo funerale, al quale tutti potete unirvi via internet”. E come sognavano da ragazze, in mezzo alle macerie della guerra, riposerà insieme a quelli del primo gruppo già “arrivati”, nel cimitero di Rocca di Papa, in una tomba sulla quale campeggia una frase del Vangelo: “Noi abbiamo creduto all’Amore” (1Gv 4, 16), a testimoniare insieme la fede nell’amore di Dio. “Stanno arrivando dal mondo intero numerosissime lettere – scrive Maria Voce – di tanti che raccontano cosa ha operato nella loro vita l’incontro con lei. È un coro di ringraziamento a Dio!” “Con immensa gratitudine – conclude la presidente nel suo messaggio – offriamo suffragi per Vale, certi che da Lassù continuerà ad aiutarci a mantenere accesa nei cuori la fiamma dell’Ideale dell’unità e a portare la sua luce nel mondo”. (altro…)