19 Mag 2016 | Cultura
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Der 20. Todestag der Mönche von Tibhirine wurde irgendwann im April „diskret“ begangen, so hieß es, in Anwesenheit von Familienangehörigen und mit einer Wallfahrt nach Algier. Niemand kennt den genauen Todestag, niemand kennt die Mörder. Die Botschaft der Mönche, ihre gelebte Freundschaft mit den muslimischen Nachbarn bleibt ein Zeugnis, gerade heute. Ihr Kloster wurde auch nach dem Mord nicht aufgegeben, und jetzt gibt es Anzeichen, dass dort bald wieder eine religiöse Gemeinschaft einziehen soll. Wer noch einmal nachlesen will, was damals geschehen ist, dem empfehlen wir unser Buch „Die Mönche von Tibhirine“ von Iso Baumer; wer das Vermächtnis des Priors Christian de Chergé vertiefen will, der findet Beeindruckendes in einem Buch, das nun bereits in der fünften Auflage vorliegt: „Den Brunnen tiefer graben“. Bekannt wurden die Mönche von Tibhirine auch durch den vielfach preisgekrönten Film „Von Menschen und Göttern“, den Sie ebenfalls gerne bei uns bestellen können. Vergal Neue Stadt E-Book[:]
18 Mag 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto © Ernst Ulz – CSC Audiovisivi
«Il 15 maggio Maria Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, nel primo giorno della loro visita in “Africa”, hanno ricevuto il benvenuto degli abitanti della Mariapoli Piero, in Kenya, tra suono di tamburo e grida di gioia», racconta Liliane Mugombozi, direttrice di New City Africa. «Ringraziando i giovani per il loro caloroso benvenuto, Maria Voce confida di aver ricevuto molti messaggi da varie parti del mondo. Colpisce che anche le comunità dei Focolari in Siria abbiano mandato i loro saluti agli africani e assicurato le loro preghiere. “Ringraziamo Dio che ci sia la pace in Kenya – ha detto Maria Voce – e ricordiamoci di quei Paesi dove la pace non c’è. Viviamo questi giorni affinché il nostro vivere in pace possa in qualche modo essere un contributo alla pace in tutto il mondo”». “Prima una fiamma, adesso un incendio, ha invaso tutta l’Africa, un incendio d’amore tra noi!” Quando penso alla Mariapoli Piero oggi, – scrive Liliane – mi tornano in mente le parole di questa canzone composta dai giovani del Focolare nell’anno 2000, durante la visita di Chiara Lubich a Fontem (Camerun)». Situata a circa 27 km dalla città di Nairobi, la Mariapoli Piero si estende su 18 ettari di terra verde. «Nel 1992, anno della sua fondazione, questa cittadella era proprio una piccola fiamma, un seme, che dopo 24 anni è cresciuto fino a diventare un grande incendio, un albero». «Nel suo discorso inaugurale in quel 19 maggio, Chiara Lubich aveva augurato che questo seme potesse diventare un grande albero “con i rami che potrà ospitare tanti uccelli proprio come il regno di Dio narrato da Gesù e cioè tante persone provenienti d’ogni dove che vengono a vedere come s’impara l’unità; come si pratica l’unità; come la si può irradiare attorno; come sarà il mondo là dove l’unità invocata da Gesù e voluta dallo Spirito nei nostri tempi è realizzata”. 
Foto © Ernst Ulz – CSC Audiovisivi
«Negli anni questa “profezia” è diventata un’esperienza in corso – spiega Liliane Mugombozi – Con le varie realizzazioni la Mariapoli ospita molte persone da tutta l’Africa e oltre, di tutte le estrazioni, di diverse religioni e fedi, bambini, giovani e adulti, uomini e donne, sacerdoti, vescovi e laici per vivere e testimoniare che l’unità è possibile. È un luogo di formazione alla spiritualità dell’unità e alle sue concrete realizzazioni nella società. Come ha detto un giovane 21enne, Michael: “è come un laboratorio dove facciamo le nostre più significative esperienze di vita, dove questo modo di vivere porta numerosi semi di fraternità”». «L’esperienza fatta dagli abitanti– sia stabili che temporanei – della Cittadella è proprio quella della famiglia, una famiglia legata da quell’amore reciproco basato sul Vangelo. È un processo di formazione in corso, nella vita quotidiana, con lo scopo di costruire “comunità cristiane mature” (Christifideles laici, 34)». «La caratteristica di questa cittadella, tracciata ancora da Chiara Lubich, è l’Inculturazione: “La nota specifica poi della cittadella, che è la vocazione del Movimento in Africa, sarà un accento particolare su un nostro preciso dovere e cioè: l’evangelizzazione. Per realizzare ciò questo centro si specializzerà nell’inculturazione”. Nasce così la Scuola per l’Inculturazione: il suo scopo è quello di approfondire la vita del Vangelo cercando di dialogare – dalla prospettiva della spiritualità dell’unità – con le varie culture e prassi dei popoli africani». https://vimeo.com/146788855 (altro…)
17 Mag 2016 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto: © Verônica Farias – CSC Audiovisivi
4 giorni dedicati alla esemplificazione e studio delle tradizioni, sia scritte che orali, secondo l’argomento scelto, così come è compreso e vissuto nei vari gruppi etnici del continente. Un confronto con la Sacra Scrittura, col Magistero della Chiesa e con le esperienze e le riflessioni frutto della spiritualità dell’unità. Questa, in sintesi, la metodologia della Scuola per l’Inculturazione, che ha alla base una dinamica relazionale imprescindibile: «Non si può entrare nell’animo di un fratello per comprenderlo, per capirlo… se il nostro è ricco di un’apprensione, di un giudizio...», scriveva Chiara Lubich . «”Farsi uno” significa mettersi di fronte a tutti in posizione di imparare, perché si ha da imparare realmente». Ma da dove ha origine questa esperienza? «Senz’altro è stata un’idea geniale di Chiara Lubich», spiega Maria Magnolfi, 20 anni in Africa, tra Kenya e Sud Africa, dottorato in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico, e che ha accompagnato fin dagli inizi il percorso della Scuola. «Risale a quando Chiara andò a Nairobi, nel maggio 1992, e incontrò il Nunzio e ascoltò le preoccupazioni della Chiesa che si preparava al primo sinodo africano, e quindi ad affrontare anche questo interrogativo sull’inculturazione che tanto fremeva. Fu allora che fondò la Scuola per l’Inculturazione, ispirata alla spiritualità dell’unità, in cui dar spazio allo studio di qualità e pregi delle culture africane, e al frutto dell’incontro tra questi e la vita pura del Vangelo. Non sempre nei contesti ecclesiali è stato facile trovare vie di successo per l’inculturazione. La lettera ricevuta di recente dal card. Arinze ci è sembrata molto significativa. In essa il cardinale esprime la sua gioia per il lavoro fatto in questi anni e dà pieno incoraggiamento a proseguire questo percorso».
Proprietà e lavoro e senso del sacro, la sofferenza e la morte, fino ai processi sociali di riconciliazione, ai percorsi dell’educazione e della comunicazione: sono tra gli argomenti toccati in questi anni, ciascuno con i relativi Atti pubblicati in più lingue. Nel 2013, nell’edizione precedente a quella odierna, si è poi voluto dare spazio a scoprire chi è la persona in Africa. Adesso si intende passare dalla dimensione della persona all’intreccio delle relazioni familiari, consci che in Africa non si può mai prescindere dalla famiglia. Quali le caratteristiche dell’11ª edizione? «Su questo vasto argomento della famiglia – investigando su che cos’è il matrimonio nella cultura Tswana, Zulu, Kikuyo, e ancora in quelle del Burkina Faso, Costa d’Avorio, Congo, Angola, Nigeria, Uganda, Burundi, Camerun, Madagascar… – si sono individuate due direttrici prioritarie di approfondimento» – spiega ancora Maria Magnolfi – «il ruolo uomo-donna e l’istituzione del matrimonio come alleanza e poi la trasmissione dei valori nella famiglia, una tematica che a conclusione della scuola sulla persona era già venuta in grande rilievo. Quali valori? La condivisione, l’accoglienza, la partecipazione, il rispetto per gli anziani quali “depositari di sapienza”, la prontezza a condividere subito secondo le necessità, anche rischiando». Quale il significato della scuola per l’inculturazione? La sua importanza per l’incontro tra le culture africane, e tra queste e le culture extra-africane? Raphael Takougang, focolarino camerunense, avvocato, così lo spiega: «Chiara Lubich nel fondare la Scuola per l’Inculturazione durante il suo viaggio in Kenya nel maggio 1992 ha toccato l’anima del popolo africano. Ha dimostrato di capire l’Africa più di quello che si può pensare. Il suo non è stato solo un atto formale, ma frutto di un amore profondo per un popolo e le sue culture che la storia non sempre ha valorizzato. Da più di vent’anni ormai, “periti” africani, esperti di Sacra Scrittura e del Carisma dell’Unità lavorano per mettere in luce quei Semi del Verbo contenuti nelle varie culture del continente, prima per metterli in luce agli stessi africani, che imparano così a conoscersi ed apprezzarsi di più. In effetti, la diversità e la ricchezza di quelle culture vengono più in rilievo. Poi è un contributo per rendere meglio noto il popolo africano finora poco conosciuto oltre le guerre e le carestie. Il patrimonio culturale che si è via via costituito narra della presenza di Dio nel vissuto quotidiano di quei popoli e può essere un contributo notevole nel dialogo tra i popoli in questo mondo che sempre più sta diventando un “villaggio planetario”». (altro…)
12 Mag 2016 | Cultura
L’incidenza delle Religioni nelle relazioni internazionali, un ruolo chiave nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. Lo scenario politico e sociale internazionale è oggi in profonda trasformazione. L’attentato alle Torri Gemelle, la globalizzazione, l’emergere di nuovi giganti economici hanno ridisegnato il quadro geopolitico mondiale. In tale contesto gli analisti di politica internazionale guardano con sempre maggiore interesse alle religioni come ad un elemento chiave. Alcuni importanti processi che vedono coinvolti come attori importanti le religioni infatti ne hanno determinato la riapparizione sulla scena pubblica: come elemento talvolta problematico (ad esempio la rivoluzione islamica in Iran, l’11 settembre 2001 e la minaccia del terrorismo di Al Qaeda) o come straordinaria risorsa per il ruolo sempre più rilevante nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. L’Autore, grazie anche ad una ampia e lunga esperienza diplomatica, offre una lettura originale, approfondita e ben documentata dell’incidenza delle religioni nelle relazioni internazionali attuali. Ulteriori informazioni su Citta’ Nuova Online
12 Mag 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
Il Festival per la pace conclude in Ecuador la Settimana Mondo Unito, expo di azioni fraterne promossa dai giovani del Movimento dei Focolari. Il racconto di Francesco Ricciardi, della delegazione internazionale che ha percorso le strade del paese latino americano, in un’esperienza in cui è emersa fortemente la vocazione comunitaria dell’America del Sud. «Strumenti tradizionali e moderni si uniscono per dar vita ad una festa. Sul palco, si susseguono giovani dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa, delle Americhe… Insomma, oggi tutto il mondo è presente a Quito! “Anche nella distruzione delle scorse settimane – ci dice Juan Carlos – abbiamo visto generarsi una catena di generosità e solidarietà”. Sul palco si susseguono tante esperienze concrete del dopo terremoto. Jesús, ad esempio, racconta: «Quando abbiamo visto le prime immagini, ci siamo resi conto della gravità dei danni. Con alcuni amici abbiamo organizzato una raccolta di beni di prima necessità, lavorando dalla mattina fino a notte fonda, per amore dei nostri fratelli e sorelle». Continua Natalia: «Ci siamo diretti nei luoghi devastati dal terremoto per rispondere a questo grido di dolore. All’inizio non era chiaro come poter essere di aiuto. Ho capito, che potevo amare ascoltando, per accogliere il dolore di chiunque incontravo». David racconta che «ho visto mani disinteressate che non hanno tardato un solo secondo a donare cibo, acqua, medicine, denaro; e mani che, anche se non avevano niente, si sono messe a disposizione per aiutare. Ho assistito ad un Ecuador frantumato da disperazione, paura, fame e sete; ma ho anche visto volti di gioia, la soddisfazione e la speranza di ricevere un aiuto disinteressato. Ho lavorato a fianco di persone che si sono lasciate tutto alle spalle: il lavoro, gli studi e le proprie famiglie per aiutare chi aveva perso tutto. Ho potuto guardare da vicino la bontà degli ecuadoriani e non solo».
Momenti artistici rendono la festa ancora più gradevole e preparano ad accogliere le tante testimonianze. Melany racconta: «Quando ho iniziato a cantare nel coro universitario, ho capito che per guadagnare un posto nel gruppo i miei compagni non esitavano ad offendere ed insultare. Un giorno ho deciso di condividere le canzoni che avevo scritto. È stato il primo passo. Da allora, tutto è cambiato. Anche altri hanno cominciato a condividere tanti talenti nascosti che, finalmente, potevano mostrarsi senza timore! Il rapporto tra tutti è migliorato moltissimo. L’8 maggio 2015, abbiamo organizzato un concerto di musica latino americana con l’obiettivo di trasmettere il valore della fraternità». Giorgio e Lara, giovani libanesi che, seppur in mezzo ad una delle più sanguinose guerre della storia, trovano la forza per amare tutti: «La guerra in Siria ha causato più di 6,5 milioni di rifugiati nello stesso Paese e 3 milioni sono fuggiti verso i Paesi vicini. Nonostante ciò, centinaia di manifestazioni sono state organizzate in tutto il Medio Oriente per raccogliere fondi e beni di ogni genere e testimoniare insieme, cristiani e musulmani, che l’unità è possibile. Concerti, feste, veglie di preghiera hanno trasformato la paura in speranza, l’odio in perdono, la vendetta in pace. Tante famiglie, pur se con poche risorse economiche, hanno accolto i rifugiati iracheni. In Siria molti ci hanno detto che “l’amore vince tutto, anche quando sembra impossibile”». David e Catalina, presentano le “Scuole di Pace”, iniziativa promossa in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia: «L’obiettivo è quello di creare spazi di formazione teorica e pratica per approfondire la relazioni con se stessi, con gli altri, con il creato, con gli oggetti e con la trascendenza. La fraternità universale può creare una politica al servizio dell’uomo; un’economia basata sulla comunione; un’ecologia in equilibrio: la Terra casa di tutti». Una realizzazione concreta dello United World Project. Il festival dell’inculturazione si conclude con Samiy, giovane indigeno della comunità Kitu Kara: «Abbiamo vissuto una settimana nella quale abbiamo sperimentato che è possibile portare la fraternità, l’unità, la solidarietà e la pace nella nostra vita, nel nostro ambiente ed in tutto il nostro pianeta. L’umanità è viva; il nostro impegno è personale, ma possiamo farcela solo se ci sentiamo parte di una comunità. Oggi abbiamo assistito alla bellezza della diversità e alla ricchezza delle culture». La gioia, ormai, è incontenibile. E così, durante le canzoni conclusive, ci si trova a ballare tutti nell’arena! Giovani e adulti, bambini e ragazzi. Tutti a far festa e gioire. Ma non è gioia effimera, è consapevolezza che siamo in tanti, un popolo che vuole fare dell’Amore la propria bandiera. E come dicono Lidia e Walter «questa non è una conclusione. Questo è solo l’inizio!». Fonte: Città Nuova online (altro…)