4 Mag 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Ero uno dei bambini di Petite Flamme: la scuola mi ha messo in condizione di realizzare qualcosa nella vita», racconta Trésor, 29 anni, attualmente studente di matematica al College nazionale, attraverso un video proiettato durante la cerimonia che si è svolta lo scorso 29 aprile al museo ebraico di Berlino: «Quando ero piccolo mio padre era in guerra, mia madre non aveva niente da darci per farci crescere», aggiunge Jean Paul Ngandu Masamuna, 31 anni e settimo di nove figli, oggi ingegnere. «Dovevo lottare per la sopravvivenza. Petite Flamme mi ha dato da mangiare e la possibilità di studiare; i miei amici sono andati in Europa, ma ogni volta che parlo con loro mi dicono che non hanno nulla, che sono senza lavoro e senza documenti e che non hanno la libertà che ho io, i loro sogni non si sono realizzati. Amo vivere a Kinshasa con il mio popolo congolese, voglio restare e lavorare in Africa per salvare la vita di molte persone che soffrono». Petite Flamme, è un’organizzazione scolastica dei Focolari in Congo, che offre a tanti ragazzi la possibilità di costruirsi un futuro nel Paese d’origine, senza la necessità di dover emigrare.
L’immigrazione, la necessità di fermare le stragi in mare, l’urgenza di iniziative politiche della comunità internazionale in favore di certe regioni dell’Africa subsahariana e mediorientali, sono state al centro del dibattito svoltosi in occasione del “The Roland Berger HumanDignity Award”, a Berlino. Presenti all’evento: il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ed altri esponenti del mondo economico e politico. Il premio è promosso dalla “Roland Berger Foundation” che opera in Germania per il sostegno agli studenti provenienti da situazioni svantaggiate e per la difesa dei diritti umani. La fondazione ha consegnato alla scuola Petite Flamme il riconoscimento 2015, dedicato all’impegno per difendere la vita e la dignità dei rifugiati e alla prevenzione delle problematiche legate all’immigrazione. Tra i vincitori, oltre Petite Flamme, la Dr.ssa Katrine Camilleri, di Malta, impegnata da anni per il sostegno legale ai rifugiati e la Dr.ssa Alganesc Fessaha, presidente della Ong “Gandhi”, che offre assistenza umanitaria ai rifugiati africani.
«Tutto è iniziato da un’idea di Chiara Lubich – racconta Dada Diambu che, insieme a Odon Makela, coordina il progetto sul posto – quando, per far frante alla difficile situazione in cui si trovano molti bambini nel mondo, ha lanciato il progetto di “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove. Petite Flamme nasce nel 1996 per dare istruzione ai bambini di Ndolo, un quartiere di Kinshasa con una situazione di estrema povertà. I bambini sono malnutriti, per cui la priorità diventa un pasto caldo e le cure mediche necessarie. Negli anni a seguire si aprono nuovi centri, si amplia il ciclo scolastico e si estende l’intervento ad adolescenti e famiglie, si aprono classi per bambini ciechi e sordomuti. In seguito, si inizia l’esperienza del “doposcuola sotto l’albero”: 14 classi sotto 14 alberi in mancanza di altre strutture. Le sedi del progetto, sempre in evoluzione, si trovano nei quartieri più disagiati della periferia di Kinshasa; e poi a Idiofa, nel Bandundu a 750 km dalla capitale, a Kisandu nel Bas-Kongo e a Kikwit. Il progetto viene sostenuto da diversi enti e Ong e dall’Associazione per Famiglie Nuove onlus, che assicurano educazione, assistenza sanitaria, nutrizione, a 2400 bambini e ragazzi aiutandoli a diventare persone libere, perché possano uscire dalla miseria ed essere in grado di costruire una vita dignitosa per se stessi e per la comunità». «Durante la missione militare dell’Unione Europea “Eufor” che aveva per compito di assicurare le elezioni in Congo nel 2006 – spiega Monika-Maria Wolff, da moltissimi anni in Congo – il contrammiraglio Henning Bess, responsabile dei soldati tedeschi e vice comandante della missione – e presente alla cerimonia – venne a conoscere “Petite Flamme”. Da allora si impegna, insieme alla sua squadra, in aiuti molteplici e consistenti. Dopo la fine della missione il contrammiraglio ha continuato, con la moglie Julie Müller, a sostenere Petite Flamme, accanto al progetto del “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove, con una rete di oltre 350 sostenitori tedeschi». Durante la cerimonia ha avuto luogo una tavola rotonda sugli esiti del recente Vertice speciale dell’Unione europea sull’immigrazione. Hanno partecipato Romano Prodi, il ministro degli esteri Steinmeier, un rappresentante del Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, giornalisti e membri di vari organismi umanitari. Emergevano due soluzioni come le uniche che possono portare rimedio sostenibile: che la comunità internazionale collabori in modo più compatto e deciso per la pace e che si sostengano iniziative mirate a risolvere– sull’esempio di Petite Flamme – il problema alle radici, che diano ai giovani modo di condurre una vita dignitosa all’interno del loro paese senza ricorrere alla fuga verso il nord e del benessere. Fotogallery (altro…)
1 Mag 2015 | Cultura
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Vor Kurzem war in Loppiano, wo die Band GENROSSO zu Hause ist, die Uraufführung des neuen Musicals “Campus”. Einer unserer Kollegen war dabei, er war begeistert und hat auch schon die neue CD mitgebracht. Sie enthält 15 Lieder aus dem neuen Musical in italienischer Sprache. Ein italienisches Textheft liegt bei.[:]
29 Apr 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Si parla molto della costruzione di una comune casa europea, ma siamo convinti che questa opera così necessaria non sarà completa se non si penserà ad essa come a un particolare di quel “villaggio globale” che è la Terra in cui viviamo. Questo pensiero mi è suggerito anche dalla preoccupazione espressa nella sua lettera per le condizioni precarie del nostro ambiente naturale. (…). Si stanno infatti moltiplicando le analisi allarmate di scienziati, politici, enti internazionali sul nostro ecosistema. Da più parti si lanciano proposte per guarire il nostro mondo malato. (…) L’ecologia, in fondo, rappresenta una sfida che si può vincere solo cambiando mentalità e formando le coscienze. E’ ormai dimostrato da molti seri studi scientifici che non mancherebbero né le risorse tecniche né quelle economiche per migliorare l’ambiente. Ciò che invece manca è quel supplemento d’anima, quel nuovo amore per l’uomo, che ci fa sentire responsabili tutti verso tutti, nello sforzo comune di gestire le risorse della terra in modo intelligente, giusto, misurato (…). Questa della distribuzione dei beni nel mondo, dell’aiuto alle popolazioni più povere, della solidarietà del Nord per il Sud, dei ricchi per i poveri è l’altra faccia del problema ecologico. Se le immense risorse economiche destinate alle industrie belliche e ad una super produzione che richiede sempre più dei super-consumatori, senza parlare dello spreco dei beni nei Paesi ricchi, se queste enormi risorse servissero almeno in parte ad aiutare i Paesi più poveri a trovare una loro dignitosa via di sviluppo, come sarebbe più respirabile il clima, quante foreste si potrebbero risparmiare, quante zone sarebbero sottratte alla desertificazione e quante vite umane si salverebbero! (…) Eppure, senza una nuova coscienza di solidarietà universale non si farà mai un passo avanti. (…) Se l’uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in pace. Le persone religiose avvertono la “sofferenza” della terra quando l’uomo non l’ha usata secondo il piano di Dio, ma solo per egoismo, per un desiderio insaziabile di possesso. È questo egoismo e questo desiderio che contaminano l’ambiente ancor più e prima di qualsiasi altro inquinamento, che ne è solo la conseguenza. (…) Adesso tali conseguenze disastrose costringono a vedere la realtà tutti insieme nella prospettiva di un mondo unito: se non si affronta questo problema tutti insieme, non lo si risolverà. (…) Se si scopre che tutto il creato è dono di un Padre che ci vuol bene, sarà molto più facile trovare un rapporto armonioso con la natura. E se si scopre anche che questo dono è per tutti i membri della famiglia umana, e non solo per alcuni, si porrà più attenzione e rispetto per qualcosa che appartiene all’umanità intera presente e futura». Leggi tutto (altro…)
29 Apr 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nessuna anticipazione sull’enciclica di papa Francesco sul Creato, ma una grande attesa per il documento che sarà pubblicato a inizio giugno. “Il mondo attende di ascoltare il suo insegnamento e quanto dirà sia nell’enciclica che nel suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite il prossimo 25 settembre”, dichiara Jeffrey Sachs, direttore dell’agenzia ONU per lo sviluppo sostenibile (UN sustainable Development Solutions Networks), tra i promotori del summit, insieme alla Pontificia Accademia delle Scienze e a Religions for Peace, di cui Maria Voce è tra i co-presidenti. Presenti il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e della Repubblica dell’Ecuador, Rafael Vicente Correa.
Un convegno che ha chiamato a raccolta scienziati, ecologisti, premi Nobel, leader politici e religiosi, per approfondire il dibattito sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile, proprio in preparazione all’uscita dell’enciclica. Focus della giornata: le dimensioni morali dell’impegno per lo sviluppo sostenibile. Per questo il coinvolgimento delle comunità religiose, molto diverse tra loro, è parsa una novità di buon auspicio. Per Maria Voce, da questo summit emerge una “nuova coscienza che per ottenere qualcosa di positivo bisogna mettersi insieme, perché nessuno, da solo, ha la ricetta per uscire dalle situazioni più drammatiche. Rivela che l’umanità in sé ha la capacità di uscire dalle crisi, ma lo può fare se c’è una sinergia tra tutte le componenti. Sta venendo fuori il bisogno reciproco di ascoltarsi e di fare le cose insieme”.
E le risposte che si trovano non possono essere solo tecniche, ma devono essere fondate nella dimensione morale e orientate al ben-essere dell’umanità: così il card. Turkson, presidente del dicastero di Giustizia e Pace. Il progresso economico, scientifico, tecnologico ha introdotto stili di vita inimmaginabili per i nostri predecessori, ma ha anche “dei lati oscuri e dei costi inaccettabili”. “Mentre la società globale si definisce sui valori del consumo e sugli indicatori economici, il privilegiato di turno è intorpidito davanti al grido dei poveri”. “Sui 7 miliardi di persone, 3 vivono in condizioni di povertà, mentre un’élite consuma la grossa parte delle risorse”. E il tema finisce inevitabilmente sul cibo, al centro della Expo mondiale del 2015, ormai alle porte. Turkson denuncia con forza lo sfruttamento del lavoro, il traffico di esseri umani e le moderne forme di schiavitù. Papa Francesco deplora questa “cultura dello scarto”, ricorda il cardinale, nella “globalizzazione dell’indifferenza”. “La Chiesa non è un’esperta in scienza, in tecnologia, o in economia” – dichiara – “ma è un’esperta in umanità”. Per vincere la sfida dello sviluppo sostenibile “sono necessarie la stessa conversione, trasformazione personale e rinnovamento invocati 50 anni fa da Paolo VI e incoraggiati oggi da papa Francesco”. “Una possibilità per agire concretamente ci viene offerta da un’iniziativa che si ispira al progetto di Eco One”, spiega Maria Voce in un’intervista. “Si tratta del ‘Dado della Terra’. Nelle sei facce riporta frasi che aiutano a vivere la tutela dell’ambiente: sorridi al mondo!, scopri le bellezze! Insegna a vivere anche la sobrietà, a prendere solo quello di cui si ha bisogno, come fanno gli alberi… Un modo di rispettare quindi le generazioni future. Si tratta di gesti quotidiani, di atti concreti: non sprecare l’acqua, riciclare i rifiuti, il riuso. L’ultima faccia dice: è ora il tempo, non aspettare domani. Queste semplici iniziative possono sostenere chi vuole mettere in pratica quanto il papa intende raccogliere nella sua prossima enciclica, ma non sa come fare”. (altro…)
28 Apr 2015 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Hanno risposto all’invito in 42 di 8 paesi diversi dell’Europa e dell’America Latina. L’appuntamento era alla cittadella Lia, nei pressi di Buenos Aires, che non solo avrebbe ospitato il seminario (9-21 marzo) finanziato dall’Unione Europea, ma che sarebbe stata essa stessa oggetto di studio per l’ideazione di un modello di gestione e sviluppo sostenibile di un luogo dell’abitare. In un’epoca in cui interrogarsi sull’ambiente e promuovere la ricerca di nuove tecnologie è quanto mai urgente – pena la sussistenza del pianeta – l’iniziativa a cui ha aderito Dialoghi in Architettura, la rete di studiosi ed esperti del settore, ispirata alla spiritualità dei Focolari, è risultata di stringente attualità. Immersi nella conoscenza del territorio e delle sue strutture, i giovani si sono dedicati dapprima allo studio di PRESET (“Participation, Resilience and Employability through Sustainability, Entrepreneurship and Training”), un progetto di studio – promosso dall’associazione Starkmacher – sulla sostenibilità delle cittadelle dei Focolari e di altre realtà partner come la Fazenda da Esperança (Brasile), la Fundación Unisol (Bolivia), Economy for tomorrow (Slovenia) e New Humanity (Ong con Status Consultivo Speciale presso il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU). Per poi lavorare specificamente ad una proposta integrale eco-sostenibile per la cittadella Lia. I giovani, in cinque laboratori tematici guidati dal valore della fraternità come stile di vita, sono giunti ad una proposta integrale eco-sostenibile (Ecocity Mariapoli) nella quale hanno coinvolto gli abitanti dell’intera cittadella. E anche i ragazzi del distretto, andando un pomeriggio da loro per raccontargliela e per parlare di ambiente.
Ecocity Mariapoli, che si dovrà attuare nel rispetto della storia della cittadella e in dialogo fattivo con i suoi abitanti, ha realizzato nei giorni di seminario un impianto biogas per una delle abitazioni della cittadella, la divulgazione di come si ottiene il compost, uno studio per l’installazione di un impianto fotovoltaico, per l’isolamento delle costruzioni ai fini del risparmio energetico e per la sostituzione delle lampade con l’illuminazione Led e altro ancora. Tutto questo camminando di pari passo con l’educazione al tema dell’ambiente. Per questo nascerà una produzione di materiale didattico per gli abitanti e visitatori della Mariapoli, da diffondere anche nelle scuole e attraverso il Web. Anche l’arte ha collaborato all’efficacia della proposta con l’ideazione di una linea di prodotti (cappelli, ecc.) decorati con motivi etnici e realizzati con materiale ecologico, e con una performance teatrale inerente al tema. Per una piacevole coincidenza in quei giorni nella cittadella c’era anche il Preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, prof Piero Coda: «Penso che non sia semplicemente una coincidenza – ha detto Coda –. Può essere che sia il disegno dell’amore di Dio che porta a qualcosa di nuovo, può essere che si crei fra noi una rete di comunione, di lavoro per la solidarietà, per la giustizia». Significativa la testimonianza di Francesco, di Udine: «Lavoro come architetto e sto facendo un master in ‘Edifici energia quasi zero’. Ciò che mi ha più interessato in questo workshop è il fatto di essere insieme a persone che hanno potenzialità e specializzazioni diverse. Non sono solo architetti come noi e questa penso sia la parte arricchente per tutto il gruppo: partire con delle potenzialità diverse per raggiungere un obiettivo comune che è quello della sostenibilità che per noi è una sostenibilità dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale». Come lui, anche Riccardo, architetto italiano, è convinto dell’importanza del lavoro insieme: «Credo fermamente che quello che posso fare io è solo una piccola parte mentre invece se siamo insieme possiamo raggiungere degli obiettivi che sono un risultato positivo per tutti, per tutta la società, per sfruttare bene le risorse anzi creando un benessere e una soddisfazione per tutti, sia per i professionisti che per la società». www.eco-navigation.eu https://www.youtube.com/watch?v=uR9LbLbBfFI (altro…)
24 Apr 2015 | Cultura
Sou João verdade e diálogo por uma Igreja-comunhão O livro apresenta, em forma de entrevista, o percurso do cardeal João Braz de Aviz e o seu pensamento sobre a Igreja Católica e seus desafios em nível nacional e internacional. Com uma postura de abertura, confiança, humildade e respeito, dom João de Aviz fala de sua trajetória: de sua infância, em uma família simples mas determinada do interior do Estado de Santa Catarina, ao seu trabalho na Congregação para os Institutos de Vida Consagrada e as Sociedades de Vida Apostólica, no Vaticano. A trajetória de dom João de Aviz coincide com etapas decisivas da história recente do Brasil, da Europa, da Igreja Católica. Situado nesse contexto histórico, ele aborda os momentos cruciais de sua vida e do seu trabalho a serviço da Igreja. A simplicidade de um pastor que no curso de seu ministério esteve com o povo – como aquele “pastor com cheiro de ovelha”, do qual fala o papa Francisco –, a humildade de quem sabe pedir perdão quando erra, a coragem de quem sabe dizer a verdade por amor, e a simpatia de quem acolhe com carinho e chama o outro pelo nome… permeiam as páginas deste livro. Destaques
- João de Aviz tem sido destaque em jornais internacionais por seu trabalho no Vaticano
- O percurso e a postura do Cardeal estão em considerável consonância com o Papa Francisco
- Lançamentos na França e na Itália em 2014:
“Este livro traz esclarecimentos preciosos sobre o homem e sua espiritualidade”. “Um olhar caloroso e reanimador do novo pontificado”
(La Croix, 22/05/2014)
Autores João Braz de Aviz [1947-] Atualmente é Prefeito da Congregação para os Institutos de Vida Consagrada e as Sociedades de Vida Apostólica, no Vaticano. Doutor em Teologia Dogmática pala Pontifícia Universidade Lateranense [Roma], foi bispo-auxiliar de Vitória [ES], bispo em Ponta Grossa [PR], arcebispo de Maringá [PR] e de Brasília [DF]. Adelmo Galindo [1977–] Tem mestrado em Letras [UFPE] e em Produção Editorial [ESCP Europe – Paris], é editor da Cidade Nova. Michele Zanzucchi [1957–] Jornalista e escritor, é diretor da revista Città Nuova e professor da Pontifícia Universidade Gregoriana [Roma] e do Instituto Universitário Sophia [Incisa Valdarno, Florença]. Mais informações: www.cidadenova.org.br/ vendas@cidadenova.org.br