Movimento dei Focolari
Fidanzati

Fidanzati

Il volume – «L’innamoramento tra due persone, forse ancora inconsapevoli di ciò che sta loro succedendo, è l’inizio di qualcosa potenzialmente grande, bello ed importante per loro e per il mondo intero. Ma come impostare bene il rapporto? Come capire se è la persona giusta? Stiamo “perdendo” tempo o mettendo delle fondamenta?». “Ci rivolgeremo a voi – scrivono gli Autori – come faremmo con i nostri figli più grandi, in una serata in vena di confidenze. Serve qualche idea chiara. Qualche punto fermo.. per districarci, vedere se stiamo mettendo basi solide per la nostra (eventuale) futura convivenza matrimoniale”. Gli autori – Barbara Rovea – diploma di Insegnante dei Metodi Naturali per la regolazione delle nascite – è fisioterapista. Paolo Rovea è medico ospedaliero, specialista in oncologia, radioterapia e bioetica. Genitori di 5 figli, sposati dal 1988. Responsabili da 10 anni del Movimento Famiglie Nuove per il Piemonte – Val d’Aosta e Liguria e collaboratori col Centro Mondiale Famiglie Nuove di Roma. Collaboratori nell’Associazione “Obiettivo Fraternità” Onlus e in alcuni Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S) piemontesi cui partecipano diverse centinaia di famiglie. La collana – PASSAPAROLA Una collana di libretti per tutti. Brevi. Agili. Intensi. Approfondimenti, riflessioni, esperienze di vita dalla prospettiva di una cultura relazionale.

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Maria Voce: c’è bisogno di testimoni

Dunque, per parlare di speranza occorre ammettere che ci manca Dio? Credo che molti oggi ammettano che qualcosa ci manca; magari non lo chiamano Dio ma, ovunque vado, io vedo una gran sete, a fronte del nulla con cui siamo abituati a confrontarci; cerchiamo qualcosa che dia senso al vivere, perché l’uomo di fronte al nulla si annienta. Lei viaggia per seguire il Movimento, in Europa, in America, in Asia. Che cosa in questi viaggi le dà ragione di speranza? Quest’anno sono stato in diverse città del mondo, e ho incontrato ogni volta centinaia di ragazzi, invitati dai giovani del Movimento. Ragazzi anche lontani dalla fede. I nostri stessi giovani si sono stupiti di quanti avevano accolto l’invito; e io, personalmente, da come erano attenti, partecipi, con domande vive e brucianti: cosa ti resta, quando ti muore un amico? Come si può pensare di sposarsi, quando tutto è così incerto? Ho visto in questi ventenni, nello stesso tempo, un grande vuoto e un grande bisogno. Ma quel bisogno era già il principio di una domanda (leggi tutto)

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Uomo Donna

Il volume – «Incomprensioni, difficoltà di vario tipo, attese tradite…: queste “benedette” diversità tra uomo e donna sono sotto gli occhi di tutti! Le diversità: croce e delizia! Tante coppie, dopo le prime delizie, rimangono solo con le croci. L’altro/a è così diverso da come si pensava all’inizio… Uomini e donne, nati per vivere serenamente insieme, eppure perennemente in conflitto».  (dall’introduzione) Gli autori – Maria e Raimondo Scotto, sposati da 36 anni, hanno tre figlie. Raimondo è medico, Maria psico-pedagogista. Sono impegnati nel Movimento Famiglie Nuove, per sostenere ed accompagnare tante coppie nel loro cammino a due. Collaborano con la rivista Città Nuova, su cui curano insieme ad altri una rubrica sulla famiglia. Per la collana Passaparola hanno scritto a quattro mani Sessualità e tenerezza (2010) Per l’editrice Raimondo ha scritto Le declinazioni dell’amore e Orizzonti di libertà e Maria Inseguendo l’anima gemella, percorsi di un rapporto di coppia (2011). La collana – PASSAPAROLA Una collana di libretti per tutti. Brevi. Agili. Intensi. Approfondimenti, riflessioni, esperienze di vita dalla prospettiva di una cultura relazionale.

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Vita: che senso ha?

  • Incertezza del futuro, di M.Grazia Baroni

Scegliere giorno per giorno ciò che vogliamo, e impegnarci. Nulla cambia dall’oggi al domani senza sporcarsi le mani.

  • relativismo e valori, di M.Chiara Janner

Il significato della vita può a volte oscurarsi o scomparire, ma rimane ancora molto su cui posso esercitare la mia volontà e la mia capacità di scelta.

  • ambiente, di Daniele Renzi

Il rapporto Uomo-Natura è qualcosa di molto più bello, un corteggiarsi che dura da secoli.

  • fede, di Daniel Fassa

Amare non altro che per amore.

  • dolore, di Chiara Enea

Cosa è per me il dolore? Un segno dell’Amore di Dio!

  • internet, di Chiara Andreola

Essere “attori responsabili” dell’informazione, per contribuire al meglio a questo ecosistema di cui tutti sono parte.

  • relazioni, di Cristina Buonaugurio

La più grande dimostrazione dell’amore vero: quell’amore proprio di chi non vuole possedere l’altro, non dipende dall’altro né ha bisogno di riempire la propria solitudine con la sua presenza, ma sa essere tutt’uno con lui pur restando pienamente se stesso. E concludono con 7 domande a 7 adulti. Perché la vita è una cosa seria. O no?   A cura di: Chiara Andreola – Dopo il conseguimento della laurea in lingue e la scuola di giornalismo “Carlo de Martino” a Milano, è giornalista professionista dal 2009. Attualmente lavora al sito web di Città Nuova. Mariagrazia Baroni – Laureata in Conservazione dei beni culturali. Redattrice dei siti web dell’editrice Città Nuova ed Unità e Carismi. Ha collaborato con Michele Zanzucchi per la nuova edizione di “Io ho tutto. I 18 anni di Chiara Luce”. È anche coautrice di “Chiara Luce. Life love light” edito da Città Nuova.

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Natale oltremisura, nel carcere di San Vittore a Milano

«Sono giovani, sono un’onda. Chi li guida è come un surfista: tutti vedono il suo bel numero, ma è l’onda che lo spinge. Sono giovani, sono una corrente. Chi la prende giusta va lontano senza faticare». Comincia così la lettera aperta di Don Pietro Raimondi, cappellano del carcere di San Vittore, a Milano, dove un gruppo di giovani dei Focolari, alla vigilia di Natale, ha portato una ventata di calore, vivendo insieme ai carcerati un «silenzioso miracolo di luce». La storia parte da quando questi giovani hanno iniziato ad animare le Messe della domenica in carcere: un’esperienza toccante che ha lasciato il segno. A distanza di qualche mese, pensando al Natale, hanno voluto lanciare l’idea di “Buono dentro e buono fuori” con la sfida di riuscire a raccogliere panettoni sufficienti per ogni cella del carcere. «La cella è la sola casa del detenuto – scrivono i Giovani per un mondo unito – e quindi in ogni cella – cioè in ogni casa della grande città che è il carcere di San Vittore – vogliamo portare il Natale». «È da loro che vengono le idee, le proposte, le intuizioni migliori – continua il cappellano. E a chi mi dice che sono incostanti e mutevoli dico che questo è tipico di ogni liquido. Però aggiungo che i liquidi hanno una proprietà magica: non li puoi comprimere. La pressione che esercitano è enorme, spostano montagne. Sono giovani e ti fanno pressione inventandone sempre una in più. Chi li ascolta è fortunato e cammina sull’acqua». «Oggi siamo stati a portare i panettoni a San Vittore! – adesso è uno dei giovani a parlare – Eravamo una bella squadra, chi li scaricava dai furgoni, chi li metteva nei sacchi neri, chi li portava fino al metal detector… ce n’era per tutti insomma! Poi quattro di noi hanno avuto il bellissimo regalo di poter portare i panettoni da distribuire nelle celle. Penso sia impossibile descrivervi l’emozione del varcare la soglia delle celle, dare il panettone ad ogni detenuto e vedere la loro gioia, il loro stupore, la loro gratitudine. Non solo, per la prima volta dopo tanto tempo, non vedevano solo guardie e compagni di cella… ma li andavamo a trovare portandogli un dono, un dono perché loro potessero passare bene il Natale. E anche noi viviamo un Natale diverso….molto più vero». «La generosità degli adulti spesso sedimenta in abitudine e ogni loro slancio creativo tramonta rapido in un tradizione rigida – scrive Don Pietro, che di Natali a San Vittore ne ha visti tanti. Persino donare dei panettoni ai detenuti rischia di trasformarsi in un gesto istituzionale. Sempre lo stesso offerente, con lo stesso furgone della stessa ditta… E il gesto meccanico della distribuzione uccide lo slancio che stava all’origine». «Loro no. Loro, i giovani, ti dicono “perché non…?”. Loro hanno lanciato una sfida anzitutto a se stessi, poi al mondo intero: non compreremo nemmeno un panettone né cercheremo chi faccia una donazione massiccia. Parleremo di quel mondo oscuro che sta dietro il muro di cinta. Parleremo per le strade, nelle scuole, agli amici ed in famiglia. Parleremo di loro, di quelli che non ci importa se sono buoni o cattivi, colpevoli o innocenti, ma che certo hanno bisogno di un gesto di amore. Quei gesti che non sono un soccorso ad una carenza ma un di più. E la risposta è oltremisura. Si puntava a 450 panettoni, uno per cella. Diventano presto 500, poi 1000, infine 1400 e poi si perde il conto. Possiamo solo dire che oggi vi erano in carcere 1553 uomini e 96 donne, senza contare gli agenti e gli operatori. E pare che tutti ricevettero un dono…». «E noi che vi scriviamo – conclude il cappellano siamo, ancora una volta, quelli che hanno ricevuto il dono più bello. Quello di aver visto i volti di questi giovani mentre distribuivano i panettoni. Quello di aver visto gli occhi di chi li riceveva. Quello di poter immaginare le mani di bimbo, anziano o chissà chi, che li ha donati. E quello infine di potervi raccontare come testimoni questo silenzioso miracolo di luce avvenuto oggi negli inferi di San Vittore». Su Città Nuova leggi anche: Miracolo di luce http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&idContenuto=332565# [nggallery id=81] (altro…)