Movimento dei Focolari
La fuerza de una pasión

La fuerza de una pasión

Lía Brunet fue una de las primeras compañeras de Chiara Lubich, quien dio inicio al Movimiento de los focolares. Pionera en la difusión del Movimiento en América Latina, vive una real aventura personal y colectiva a la vez, en la senda del amor recíproco que construye la unidad en la multiplicidad, con sus consecuencias de encarnación y transformación de la realidad. Desde su irrefrenable pasión hace suyo el sueño de Jesús: “Que todos sean uno”.

Datos del autor:
Los autores cuyos testimonios dan vida a este libro, de distintas proveniencias, religiones, generaciones y vocaciones, “miran” a Lía Brunet desde el vínculo que entretejieron con ella. Lo hacen con un estilo desprovisto de formalidad, pero sí cargado de afecto, reconocimiento y análisis de su larga y prodigiosa vida al servicio de la unidad. En efecto, en Latinoamérica Lía hizo suyo el compromiso con los grandes desafíos religiosos, sociales y culturales de la región. Con enorme visión esta mujer intuyó y fomentó el despliegue del potencial de estos pueblos hermanos. Marilyn Barrio (Presentación) Monseñor Estanislao Karlic (Prólogo) Maria Voce (Prólogo) María Nieves Tapia Josefina Trebucq de Clariá Silvina Jereb, Jorge Perrin, Raúl Di Lascio Inés Blanco Francesco Ballarini Marilyn Barrio, Benedetto Teresano Ignacio Salzberg, Jaime Kopec, Mario Burman, Boris y Clara Kalnicki, Eduardo Gruz, Berta Goldsztein, Mario y Marta Hendler Carlos Martínez Marta (Marvi) Yofre Gustavo Clariá José María Poirier Elena López Ruf, Magdalena Barrientos Editorial Ciudad Nueva – Buenos Aires
La fuerza de una pasión

La voluntad de Dios

¿Puede la divina voluntad hacernos felices o, al menos, dar cuenta de una futura y perenne felicidad? ¿Pueden sus inescrutables designios otorgarle un sentido a la existencia? Chiara Lubich afirma que sí. Ella estaba convencida de que sí. Lo prueba su propia y sufrida experiencia personal en muchas y diferentes ocasiones. Habla de lo que tuvo que vivir, de lo que comprendió en las lecciones místicas de su iluminación, del dolor profundo y del “abandono” que le tocó experimentar yendo tras los pasos de su divino Maestro. Con lenguaje que cada lector deberá contextualizar según los años y los destinatarios, Chiara siempre transmite su “amor enamorado del Amor” que muchas veces llega a lo más hondo del corazón. Cada uno de estos textos puede ser la oportunidad de entablar un diálogo, de afrontar una meditación y de proponernos comenzar o retomar la aventura de la vida cristiana.

Datos del autor:
Chiara Lubich (Trento, 1920 – Roma, 2008), fundadora del Movimiento de los Focolares y una de las personalidades más relevantes de la Iglesia Católica a partir del Concilio Vaticano II. Ha llevado adelante una intensa y fructífera actividad en el campo ecuménico y del diálogo interreligioso Editorial Ciudad Nueva – Buenos Aires
La fuerza de una pasión

Vivere il carisma: sapienza e studio

In una lettera degli anni Quaranta, Chiara Lubich scriveva una frase folgorante: «Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo. Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle. Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità». La sua aspirazione, appena diplomata come maestra, era di frequentare l’università cattolica di Milano. Pensava: «È cattolica, parleranno di Dio, mi insegneranno tante cose di Dio». Un concorso permetteva a 33 candidati di accedervi gratuitamente. Chiara risultò trentaquattresima.  Le sembrò di aver perso una grande occasione. Tra le lacrime, una voce però si fece largo nel turbinio del suo cuore: «Sarò io il tuo maestro!». L’aspetto dello studio ha in questa risposta interiore il suo riferimento. Più avanti, nel 1980, spiegava ancora: «Già nel ‘44 Gesù ha chiesto a me di lasciare lo studio e di mettere i libri in soffitta (…).  Affamata di verità, avevo visto l’assurdo di cercarla attraverso lo studio della filosofia quando la potevo trovare in Gesù, verità incarnata. E ho lasciato di studiare per seguire Gesù. (…)  Lì, in quell’episodio, c’è un preludio di quello che sarebbe fiorito col tempo nel Movimento.  Avremmo visto splendere una luce, ma essa sarebbe stata l’anima di una vita. (…)  Dopo quella rinuncia o meglio, dopo quella scelta che Dio ha chiesto a me, la luce è venuta veramente abbondante.  Essa ci ha illuminati sulla spiritualità che Dio voleva da noi, essa ha plasmato giorno dopo giorno l’Opera che si andava sviluppando.  Noi abbiamo chiamato questa luce ‘sapienza’. (…)  Ed abbiamo capito che la sapienza era fondamentalmente il nostro nuovo studio, lo studio di tutti i membri dell’Opera di Maria (…). Pur avendo lasciato già nel ‘43-‘44 gli studi, nel 1950 sentii la necessità di riprendere i libri in mano e di studiare teologia.  Sentivo il bisogno di poggiare le tante intuizioni di quel periodo su una base sicura». Numerosi sono i luoghi in cui si realizza la cultura dell’unità, ad esempio, la cosiddetta Scuola Abbà, che cura la dottrina che sgorga dal carisma dell’unità, che è alla sorgente di numerose iniziative che permeano i vari campi del pensiero e della vita. L’Università Popolare Mariana, finalizzata a fornire una formazione teologica di base ai membri del Movimento. Altre scuole e corsi orientati agli scopi specifici del Movimento. Nel campo editoriale l’editrice Città Nuova, con numerose pubblicazioni in varie lingue, e la rivista di cultura Nuova Umanità. Infine, dal 2008, l’Istituto Universitario Sophia con sede a Loppiano (Incisa V. – Firenze). (altro…)

La fuerza de una pasión

Vivere il carisma: armonia e ambiente

«Da noi ogni oggetto deve avere un perché», ripeteva Marilen Holzhauser, una tra le primissime focolarine. La sobrietà, l’essenzialità furono, per le prime compagne d’avventura di Chiara Lubich, stile di vivere, di arredare, di vestire. Il bello svela così il mistero di un fiore che consuma soltanto ciò di cui ha bisogno e mostra in tal modo tutta la sua reale bellezza. Il bello diventa così splendore del vero. L’armonia dell’essenzialità fa scoprire «la bellezza che salverà il mondo» e quale mondo salverà la bellezza. Nella Lettera a Diogneto, a proposito dei primi cristiani si legge: «Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale». Tutto ciò ha dei riflessi nella vita concreta di coloro che aderiscono allo “spirito dell’unità”. Ad esempio, i “Centri Mariapoli”, che accolgono congressi e corsi di formazione, e le Cittadelle di vita comune, 22 nel mondo, sono concretizzazioni che puntano a restaurare nella loro integrità umana i rapporti sociali. Così le produzioni dei centri Ave e Azur, e gli appuntamenti di “Art’è”, così come le opere d’arte di pittori, musicisti, pianisti, ballerini… vogliono esprimere la continua novità di Dio, sorgente di bellezza e armonia.

Dina Figueiredo, 'Eucarestia' - Ospedale S.Chiara, Trento 2004

Scriveva Chiara Lubich: «L’artista vero è un grande: tutti lo dicono anche se pochi sono i critici d’arte, ma in tutti v’è l’ammirazione ed il fascino del “bello”. L’artista s’avvicina in certo modo al Creatore. Il vero artista possiede la sua tecnica quasi inconsciamente e si serve dei colori, delle note, della pietra, come noi ci serviamo delle gambe per camminare. Il punto di concentramento dell’artista è nella sua anima, dove contempla un’impressione, un’idea, che egli vuole esprimere fuori di sé. Per cui, negli infiniti limiti della sua piccolezza di uomo a confronto di Dio, e quindi nella infinita diversità delle due cose “create” (passi la parola), l’artista è in certo modo uno che ricrea, crea nuovamente: e una vera “ricreazione” per l’uomo potrebbero essere i capolavori d’arte che altri uomini hanno prodotto. Purtroppo, per mancanza di veri artisti, l’uomo si ricrea per lo più in fantasticherie vuote di cinema, teatri, varietà, dove l’arte ha spesso poco posto. «L’artista vero – continua Chiara  – ci dà in certo modo con i suoi capolavori, che sono giocattoli di fronte alla natura, capolavoro di Dio, il senso di chi è Dio e ci fa rilevare nella natura l’orma trinitaria del Creatore: la materia, la legge che la informa, quasi vangelo della natura, la vita, quasi conseguenza dell’unità delle prime due. L’insieme poi è qualcosa che continuando a ”vivere” offre l’immagine dell’unità di Dio, del Dio dei viventi. Le opere dei grandi artisti non muoiono e qui è il termometro della loro grandezza, perché l’idea dell’artista s’è espressa in certo modo perfettamente sulla tela o sulla pietra componendo alcunché di vivo». (altro…)