11 Apr 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
Organizza: Comunione e Diritto Partecipanti: 25/30 giovani (Con possibilità di borsa di studio per giovani studenti) La Summer School dedicata principalmente a studenti di materie giuridiche e giovani professionisti (età prevista: 20-35 anni) permetterà, accanto a sessioni di studio e di dialogo, di prendere direttamente contatto con la realtà dell’ambiente siciliano e delle migrazioni. È un percorso che si sta costruendo con un gruppo di giovani e vuole essere un seguito del Congresso svoltosi a Castel Gandolfo nel novembre 2015: Ambiente e “diritti”: tra responsabilità e partecipazione. Programma Info: info@comunionediritto.org www.comunionediritto.org (altro…)
11 Apr 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
Organizza: Medicina Dialogo Comunione Partecipanti: studenti e giovani professionisti area bio-medica (Con possibilità di borse di studio per i giovani) Info: segr.med@focolare.org www.mdc-net.org (altro…)
11 Apr 2016 | Centro internazionale, Cultura, Focolari nel Mondo
Il Workshop Interdisciplinare “Il Varco” a Montefalcone Appennino nelle Marche, in Italia, è un’attività culturale, interdisciplinare che coinvolge le discipline di architettura, musica, cinema, letteratura ed è già arrivata alla quarta edizione.
Il nome stesso, ‘Il Varco’, indica la possibilità di mettersi insieme in diverse discipline per affrontare i varchi, queste strettoie che a volte l’attuale società ci impone. Anche quest’anno si svolgerà a Montefalcone Appennino dal 27 al 31 luglio e avrà per tema : Il Varco delle Emozioni.
Sono previsti momenti comuni a tutte le discipline, momenti di lavoro distinto e momenti aperti alla cittadinanza.
Quest’anno per l’architettura durante i momenti dedicati alla disciplina si approfondirà il tema dell’
Architettura al limite: al limite di risorse e di condizioni in preparazione ad un viaggio a Quito in Ecuador previsto nel prossimo novembre. «Lì avremo la possibilità di approfondire ulteriormente il tema e di realizzare sistemi costruttivi in uno dei paesi colpiti dal terremoto, insieme alle persone del posto – scrivono gli organizzatori – A questo progetto abbiamo iniziato a lavorare in collaborazione con l’
AMU e col al gruppo FEPP (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio).
Alleghiamo la locandina e vi aspettiamo….al Varco!!!».
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11 Apr 2016 | Chiesa, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Foto: Creative Commons Family Bonding Values by o5com
L’Esortazione post sinodale di Papa Francesco “Amoris Laetitia” mette in luce la bellezza della famiglia e le fa riscoprire il suo grande valore. Ne è convinta Anna Friso appartenente al Movimento Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari e, insieme al marito Alberto, membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Adriana Masotti le ha chiesto come hanno accolto il documento del Papa: R. – Anche in noi c’era molta attesa, perché ci aspettavamo veramente un pronunciamento sulla famiglia e sulle sue ferite. Allora, la nostra sorpresa è stata quando abbiamo sentito che c’era tutto un approfondimento sull’amore: sull’amore coniugale, sull’amore familiare. Perché per promuovere la famiglia, per dare alla famiglia la sua dignità, c’è bisogno di raccontarla e di spiegare anche a lei stessa – alla famiglia – quanto sia importante vivere l’amore, quell’amore che ne è il fondamento costitutivo. Noi, fra l’altro, abbiamo un’esperienza lunghissima di famiglia – festeggiamo quest’anno i nostri “primi” 50 anni di matrimonio – e sappiamo quanto valore abbia l’amore nella famiglia, che non è guidato da nessun altro interesse che non il bene dell’altro, che non la felicità dell’altro. E allora, in questa dimensione trovano spazio tutte le componenti dell’amore: a livello psicologico, a livello sentimentale, ma anche erotico. Questa è una specificità dell’amore coniugale che va ricordata e che non dovrà essere considerata più quel male accettato, ma un bene: quel regalo meraviglioso – come ha detto il Papa – che è dato agli sposi in corredo al loro “sì” per sempre. D. – Ci sono poi nel documento i capitoli in cui si affrontano le situazioni di difficoltà, le ferite della famiglia. Emergono parole come “misericordia”, “discernimento”, “integrazione”. Vi aspettavate qualcosa di diverso? R. – Mi sembra che sia stata fatta veramente la scelta giusta: dare spazio a tutti. La misericordia è il lasciapassare, cioè, è la porta spalancata per tutti, proprio nella soggettività di ciascuno. Non dimentichiamoci che in ogni storia di separazione, in ogni storia di un amore che finisce, di un sogno che si infrange, c’è sempre tanto dolore. Quindi, intanto, il dolore ha un’azione purificatrice molto grande e poi, in ogni scelta successiva, c’è pure la difficoltà di mettersi ancora in gioco. Io credo che con questa apertura possiamo veramente accogliere e sentirci accolti dalla Chiesa madre, ma soprattutto da Dio, che non smette di amare ciascuno di noi nel suo modo, che è quello infinito, quello che apre a tutti. D. – Diciamo quindi che la Dottrina della Chiesa in questi casi, nel caso dei divorziati, non cambia. Eppure cambia molto lo sguardo, l’atteggiamento; la pastorale cambierà… R. – La Dottrina, infatti, l’abbiamo ritrovata intatta e questo è molto importante per noi, perché abbiamo un fondamento che conferma una vita e che ci aiuta a porgere a tutti una verità che non può tramontare: la bellezza della famiglia stabile, che si riedifica ogni giorno con l’amore, in vista di una indissolubilità che gli è congeniale, proprio perché l’amore – l’amore coniugale, l’amore umano – ha questo DNA. Però, appunto, nel gestire – diciamo così – le varie situazioni, ci sembra che sia stata usata veramente la chiave giusta, per trovare per ciascuno la strada di una riconciliazione con la grazia di Dio, che si manifesta in tanti modi.
11 Apr 2016 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto: Roman Catholic Archdiocese of Manila
“Amore, misericordia e compassione come sorgenti di pace e di speranza”. È questo il tema centrale della Settimana mondiale dell’Armonia tra le religioni 2016 (1- 7 febbraio), che nelle Filippine ha avuto particolare rilievo per l’appoggio del card. Tagle, arcivescovo di Manila. È stato lui, infatti, a dare il via alle manifestazioni, ospitando una colazione di lavoro con diversi leader religiosi, alti funzionari del governo, membri del corpo diplomatico. Un momento per ritrovarsi insieme tra religioni diverse. Per conoscersi e dialogare
In quest’ottica di condivisione, attraverso forum e tavole rotonde, nel corso della settimana si sono affrontati vari argomenti, fra cui il surriscaldamento del pianeta. Per molti dei partecipanti a questo programma – ai Focolari era stato chiesto di coordinare la progettazione dell’aspetto interreligioso – è stato scoprire le numerose angolazioni e le forti sfide che questa problematica presenta, esprimendo grande interesse per le proposte su come i governi, ma anche ciascuno di noi, possiamo tutelare l’ambiente.
Molto interessante anche il simposio sulla figura di Maria di Nazaret presentata sia nella Bibbia che nel Corano. Unanime la conclusione: Maria, donna d’amore, di misericordia e compassione, è madre dei cristiani e dei musulmani. Significativo anche l’evento cui hanno partecipato 80 pazienti affetti o già guariti dal cancro, il cui discorso introduttivo attingeva alla spiritualità di Chiara Lubich. Nel Tempio buddista Fo Guang Shan Mabuhay ha avuto luogo la premiazione di un concorso, organizzato in collaborazione con l’Associazione buddista di Manila, per la produzione di cartelloni digitali sul tema “Creare la pace e la speranza attraverso atti di bontà”.

Al villaggio Sulyap ng Pag-asa
È stata pure organizzata un’attività a Quezon City, in Metro Manila, dove da alcuni anni sorge il Sulyap ng Pag-asa (Barlume di Speranza), un villaggio costruito a cura dei Focolari per dare casa a famiglie senzatetto. Qui una novantina di bambini, cristiani e musulmani, hanno offerto uno show di canzoni, danze, giochi su come costruire ponti di fraternità nonostante la diversità delle culture e religioni. Momento culmine della Settimana è stato il Festival dell’Armonia presso un grande centro commerciale a Mandaluyong, Metro Manila. Qui la partecipazione è stata davvero straordinaria: al card. Tagle e ai partecipanti alla colazione inaugurale, si sono aggiunte altre personalità istituzionali, persone che nel corso della settimana avevano partecipato alle varie manifestazioni, gente comune. Dopo aver evidenziato l’impegno del Governo, delle Istituzioni e dei leader religiosi per raggiungere una sempre più ampia cooperazione nel promuovere la libertà religiosa, il dialogo e la pace, il programma è proseguito con numeri musicali di giovani e bambini. Un giovane dei Focolari, nell’introdurre una coreografia, ha sottolineato che “per raggiungere l’amore, la misericordia e la compassione come sorgenti della pace, occorre superare le diversità e tendere all’unità fra tutti”. Una ragazza scelta per parlare, insieme a coetanei di altre religioni, a nome della chiesa cattolica, ha detto: “Per me la pace è l’armonia e l’amore. Quando Dio ha creato il mondo tutto andava bene. Fra piante e animali c’era equilibrio e armonia. Quando è venuto l’uomo, è andata bene solo per un po’. Infatti lui è diventato avido ed ha tagliato alberi, appiattito montagne, e ora il cemento è ovunque. Gli animali si sono estinti. Non c’è più equilibrio né armonia. Io sogno l’armonia della natura e un mondo senza guerre”. Toccante il discorso conclusivo del card. Tagle, nel quale, con evidente emozione e nella gratitudine verso i ragazzi che avevano parlato, ha ripreso tutti questi argomenti facendoli propri.
https://www.youtube.com/watch?v=teamVMfAoKw (altro…)
10 Apr 2016 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Pur intuendo che il fondamento del Vangelo è la carità, non è che capissimo subito come fare a viverla, con chi dovesse essere messa in pratica e su quale scala. All’inizio, portate soprattutto dalle circostanze dolorose della guerra, indirizzammo il nostro amore ai poveri, sicure di ravvisare sotto quei volti macilenti, ributtanti a volte, il volto del Signore. E fu una scuola. Noi non eravamo abituate ad amare in senso soprannaturale. Il nostro interesse era arrivato, al più, fino ai nostri cari o agli amici, in quell’ottimo rispetto o sana amicizia naturale. Invece ora, sotto la spinta della grazia, fidando in Dio e nella sua Provvidenza, che pensa agli uccelli dell’aria e ai fiori dei campi, dedicavamo la nostra premura a tutti i poveri della città. Cercavamo di farli venire nelle nostre case e sedere alla nostra mensa. (…) Se a casa non potevano essere accolti, venivano incontrati per strada, in punti precisi, e si lasciava ad essi quanto era stato raccolto. Li visitavamo nelle stamberghe più squallide, e cercavamo di confortarli anche con medicine. I poveri erano realmente l’oggetto del nostro amore, perché per essi e attraverso di essi si poteva amare Gesù, e costituivano anche l’interesse di quant’altre persone erano state attratte dal comune ideale. Crescendo la comunità attorno al primo nucleo di focolarine, aumentavano anche le possibilità d’aiuto, di soccorso per chiunque soffrisse. Ed era uno spettacolo, che non si sa se mano di uomo o di angelo avesse composto, veder arrivare i viveri, il vestiario e i medicinali: insolita abbondanza che, negli ultimi anni della guerra, dava palesemente a chiunque l’impressione di un particolare intervento della divina Provvidenza. (…) Piccoli fatti che succedono a chiunque, seguace di Gesù, conosce il “chiedete e vi sarà dato” (Mt 7, 7), ma che ci facevano rimanere ammirate, mentre ci incoraggiavano quegli altri, straordinari, successi ai grandi fratelli che ci precedettero e conobbero anch’essi – allorché non erano ancora santi – le difficoltà dell’ascesa a Dio, sgelando la cristallizzata personalità umana al fuoco della divina carità. Non aveva santa Caterina amato tanto i poveri da dare ad uno il suo mantello e ad un altro la crocetta del suo rosario? E non era forse venuto Gesù, le notti seguenti, in visione a ringraziarla dei doni fatti a Lui nei poveri? E san Francesco non aveva per trenta volte circa donato il suo mantello ai poveri? Cos’era per noi levarci i guanti d’inverno per darli a chi per ore doveva elemosinare sotto la neve per vivere? (…) Ma, pur nella più estrema generosità dei singoli, (…) si capiva che forse non era questo lo scopo immediato per cui il Signore ci aveva spinte alla carità concreta. Più tardi, ci parve di capire che Egli ci aveva suscitate in quella direzione anche per un suo preciso intento: è nella carità, vivendo la carità, che si comprendono meglio le cose del Cielo, che Dio può liberamente illuminare le anime. E fu forse per questo amore esercitato che più tardi capimmo come il nostro cuore non doveva rivolgersi soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini indistintamente. C’era sì chi doveva essere sfamato, dissetato, vestito, ma anche chi doveva essere istruito, consigliato, sopportato, chi aveva bisogno di preghiere… Le opere di misericordia corporale e spirituale si aprirono a ventaglio di fronte al nostro spirito: erano esse, oltre tutto, le domande concrete che il Giudice della nostra esistenza ci avrebbe rivolto per determinare la nostra eternità: considerazione questa che ci inabissò nell’adorazione, costatando l’amore infinito di Gesù, il quale ce le aveva rivelate con la sua venuta per rendere più facile il nostro ingresso in Cielo. (…) Dio non domandava soltanto l’amore ai miseri, ma l’amore del prossimo, chiunque esso fosse, così come si ama se stessi. E allora, se qualcuno piangeva, si cercava di piangere con lui, e la croce si raddolciva, e se qualcuno godeva, si gioiva con lui, e il gaudio aumentava: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 15)». Fonte: Chiara Lubich, Scritti Spirituali/3, Roma 1996, pp. 35-39. (altro…)