30 Dic 2015 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
«Bruni aveva ben chiaro dove l’avrebbe condotto a ragionare, al confine tra umano e disumano e purtroppo anche oltre, di organizzazioni complesse a movente (prevalentemente) materiale. Sapeva perfettamente che scrivere di esse, cioè delle organizzazioni della “produzione” e del “mercato” e, dunque, della creatività, delle relazioni e del lavoro, l’avrebbe portato a concentrarsi anche sulle organizzazioni a movente ideale e su altri movimenti dello spirito umano», ponendo ambedue «davanti alla stessa sfida: rinnovarsi senza perdere radici e anima». Così scrive Marco Tarquinio, direttore del quotidiano cattolico Avvenire, nell’introduzione del nuovo lavoro “La distruzione creatrice”, dell’economista e filosofo Luigino Bruni. Si tratta di una volumetto pubblicato dall’Editrice Città Nuova che raccoglie una selezione di articoli pubblicati durante il 2015 su Avvenire e tratti dalle serie “Le levatrici di Egitto” e “Rigenerazioni”. “È nelle periferie che s’impara a risorgere”, è il titolo dell’ultimo capitolo col quale Bruni approda alle conclusioni del suo lavoro e alle sfide della riflessione, durata alcuni mesi. La frase scelta per introdurre le sue proposte è del poeta tedesco Friedrich Hölderlin: “Dio ha creato l’uomo come il mare crea i continenti: ritirandosi”. A mo’ di presentazione, anticipiamo alcuni passaggi: «Un movimento diventato nel tempo organizzazione può conoscere una nuova primavera carismatica, può risorgere, se in qualche zona marginale del “regno” alcune minoranze creative iniziano a ricostituire le condizioni per rivivere lo stesso miracolo della prima fondazione del carisma: lo stesso entusiasmo, la stessa gioia, gli stessi frutti. Il vero processo che porta queste minoranze a diventare maggioranza si chiama riforma […]. Un processo decisivo che andrebbe fatto senza fretta e coinvolgendo e attivando i luoghi vivi della creatività, raggiungendoli “ai confini dell’impero”. Tutto ciò è certamente e prima di tutto dono (charis), ma è anche saggezza organizzativa, intelligenza spirituale e profonda, profetica e trasformatrice. […] Molte nuove “evangelizzazioni” accadono quando nel raccontare agli altri la buona novella riusciamo nuovamente e diversamente a risentirla viva anche in noi. È così che rinasce una nuova-antica storia di amore, un nuovo eros, nuovi desideri, nuova generatività, nuovi bambini. […] Il carisma allora può rifiorire tornando a incontrare le persone lungo le strade, dimenticando le proprie organizzazioni per occuparsi delle ferite e dei dolori degli uomini e delle donne di oggi, soprattutto dei più poveri […] interpretando creativamente la propria missione nel tempo presente». (altro…)
29 Dic 2015 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
«Ho sognato un focolare fra i mocambos – appunta nel suo diario Chiara Lubich il 21 aprile 1964 durante un viaggio in Brasile – fatto come un mocambo. Perché la casa nostra deve essere come l’ambiente dove si svolge l’apostolato prevalente». Seppur a distanza di anni, il sogno si avvera. Lucival, Helson, Keles (brasiliani), Estimable (haitiano), Fabrizio (italiano), da quasi un anno hanno lasciato la loro abitazione della capitale Florianopolis per trasferirsi nel morro, una delle tante “periferie esistenziali” del mondo. “Come sta andando?”, chiediamo a questi focolarini. «Cerchiamo soprattutto di inserirci nel nuovo ambiente. Keles lavora nella scuola Marista, che nel morro ricopre grande importanza educativa e sociale per bambini e adolescenti. Lucival – che lavora nella Fazenda da Esperança, una comunità di recupero per giovani tossicodipendenti – si è impegnato nell`Associação de Moradores “Alto da Caieira”, un’organizzazione per tutelare i diritti degli abitanti del morro». Sappiamo che farsi accettare dalla gente delle favelas non è sempre facile. Questi cinque giovani ci stanno provando, aiutati anche da don Vilson Groh, che nel morro presta servizio da oltre trent’anni. “«È stando con la gente – dicono – che vengono le idee. Per esempio qualcuno ha lanciato la proposta di celebrare la messa nelle case, a turno. Così da un paio di mesi ogni giovedì lo si sta facendo. Mentre il mercoledì, sempre in case diverse, si recita il rosario degli uomini (una pratica abbastanza comune in Brasile). Non sono grandi numeri (sulle 10/12 persone) ma è un seme gettato. Che già sta portando i suoi frutti, nel senso che vediamo man mano aumentare la conoscenza e la fiducia, sia verso di noi che reciproca tra loro. Cresce il senso di responsabilità comunitaria, il sentire propri i bisogni e le necessità dell´altro».
Qualche episodio per capire? «C’era un uomo dipendente dall’alcool che dormiva in un immondezzaio. Don Vilson ne ha parlato con la comunità, che si è data da fare per inserirlo in un cammino di recupero. Gli hanno letteralmente ricostruito l’abitazione (un capanno in legno di circa 3mt x 4), che hanno anche ammobiliato, chi portando un fornello, chi il letto, chi il frigorifero, ecc. Due settimane fa tra i 15 adolescenti cresimati c’era anche lui. E giovedì della scorsa settimana la messa è stata celebrata nella sua abitazione. Siamo venuti a conoscenza anche della situazione altrettanto disumana di una donna ed è ancora la comunità che si sta dando da fare per aiutarla. Come sono loro stessi che distribuiscono a chi ha più bisogno quanto riusciamo a procurare di vestiario e cibo». E come segno che i rapporti si stanno davvero approfondendo, raccontano che nell’ultimo venerdì una ventina di persone si sono trovate in focolare per la “confraternização”, un momento di festa per il Natale, dove ognuno ha portato qualcosa. Anche qui, nel morro, non solo si è mangiato insieme il “churrasco”, celebre piatto brasiliano a base di carne, ma si è festeggiato Gesù che ancora una volta non disdegna di nascere – come a Betlemme – nella povertà di una favela. (altro…)
28 Dic 2015 | Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il metropolita di Cluj-Napoca, Andrei Andreicut
Conoscersi, dialogare, approfondire la comunione. Era questa l’esigenza che già nel lontano 2004 aveva spinto la facoltà di Teologia Ortodossa dell’Università Babeş – Bolyai di Cluj-Napoca e i membri del Movimento dei Focolari ad iniziare un fruttuoso scambio spirituale e di esperienze di vita. Nel tempo questa comunione si è arricchita di un corso di ecumenismo, per sfociare poi, negli ultimi anni, in un dialogo anche sul piano teologico. Nel comune desiderio di far incontrare la teologia ortodossa e il carisma dell’unità, di Chiara Lubich. E giungere – quest’anno – dopo l’accordo di collaborazione siglato tra la Facoltà rumena e l’Istituto Universitario Sophia (IUS) di Loppiano (Firenze), ad un Simposio tra le due istituzioni accademiche, tenutosi a Cluj-Napoca il 26-28 novembre. Il simposio è stato aperto dal metropolita di Cluj-Napoca, Andrei Andreicut, con parole di incoraggiamento per il prezioso cammino di comunione in atto. Anche il vescovo Vasile Somesanul, da anni protagonista di questa comunione, ha voluto essere presente. Le relazioni erano affidate, per la parte del Movimento, a professori dello IUS fra cui il preside Piero Coda. Per la parte ortodossa il decano Padre Vasile Stanciu con qualificati docenti da tre facoltà di teologia ortodossa nella Romania, quella di Cluj, Sibiu e Alba Iulia. Alcune lezioni si sono svolte a due voci, come quelle di ecumenismo e di sacra scrittura tenute insieme.
Le varie conferenze vertevano sul tema dello Spirito Santo, così espresso nel titolo del Simposio: La grande dossologia dello Spirito Santo nella teologia di San Basilio il Grande. L’operare dello Spirito Santo nella Chiesa e nella creazione A detta dei partecipanti «quella dello Spirito Santo è stata una presenza tangibile, sia per la luminosità delle esposizioni che per la comunione in Dio sperimentata». «Abbiamo toccato con mano che quando c’è l’intenzione di essere dono, l’incontro è possibile», diceva qualcuno. Mentre un altro sottolineava «la grande sintonia fra tutti e la gioia di poter condividere le ricchezze di ciascuno». Molti i partecipanti alle lezioni tenuti da Piero Coda alla Facoltà di Teologia ortodossa, specialmente studenti della Facoltà stessa, ma anche da altre tre Facoltà di teologia dell’Università: la romano-cattolica, la greco-cattolica e quella evangelica. Importante il dibattito sul futuro dell’Europa organizzato dal Centro ecumenico di Sibiu con relatori principali il prof. Piero Coda e lo scrittore Andrei Pleşu, intellettuale rumeno di spicco. Il Simposio è stato anche l’occasione per progettare il futuro, nel quale la collaborazione è destinata a infittirsi. Per il prossimo anno accademico si prevede uno scambio di professori tra la Facoltà ortodossa e lo IUS. Si è anche prospettato un seminario comune a Sophia nella prima metà 2017. (altro…)
27 Dic 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
Il coraggio e la forza per sconfiggere dinamiche e prassi che in passato sono state decisive per la crescita e che ora possono essere diventate un limite. Le organizzazioni e le comunità non sono tutte uguali. Le Organizzazioni a Movente Ideale (OMI) nascono attorno a degli ideali, grazie all’azione di persone portatrici di doni o carismi e raggiungono il loro scopo – servire il ‘carisma’ che le ha originate – solo se sono ogni tanto capaci di morire e risorgere. Molta parte della saggezza istituzionale dei dirigenti di movimenti e comunità ‘carismatiche’ sta nell’avere il coraggio e la forza per ‘uccidere’ prassi e norme che in passato erano state decisive per la loro crescita, e spesso volute dagli stessi fondatori. Ma sta solo in questa ‘distruzione creatrice’ il futuro e la salvezza di OMI e movimenti carismatici. Con la Prefazione di Marco Tarquinio, direttore di «Avvenire». Luigino Bruni (AP, 1966) è professore ordinario di Economia politica presso la LUMSA di Roma, docente di Economia e Etica all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano. È coordinatore del progetto dell’Economia di Comunione e tra i promotori dell’Economia civile. È autore di saggi e libri tradotti in una decine di lingue. L’Altra metà dell’economia (scritto con Alessandra Smerilli) è l’ultimo libro uscito con Citta Nuova (2014). (altro…)
26 Dic 2015 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo

Dori Zamboni
“Scrivo, (dettando) il mio ricordo per voi. La mano non va più, ma la testa pensa e prega per voi tutti mano a mano che mi venite alla mente con le vostre gioie, coi vostri dolori e con i vostri problemi”. È l’incipit di una lettera di Dori di pochi giorni fa, per il Natale 2015, ai suoi “carissimi amici”, quelli conosciuti nell’arco di una vita, e che ha cercato di raggiungere in tutto il mondo. Doriana Zamboni, conosciuta semplicemente come “Dori” era nata a Trento nel 1926 e aveva incontrato Chiara Lubich giovanissima, ancora studente – ribelle – delle scuole superiori, che da lei prendeva lezioni di filosofia. Era il 1943, data dell’inizio dell’avventura spirituale che avrebbe portato alla nascita del Movimento dei Focolari. “La Madonna e Gesù vi aiuteranno anche attraverso la mia preghiera – continua la sua lettera – Gesù ha detto: “Chiedete e vi sarà dato”… E anche se non conosco i vostri bisogni, li metto nel cuore di Lei affinché manteniate fedele l’amore a Gesù in croce abbandonato”. Questa “fedeltà” ha segnato la vita di Dori: è stata lei, infatti, la prima a cui Chiara – il 24 gennaio 1944 – ha confidato l’intuizione sul massimo dolore di Gesù, quello dell’abbandono in Croce, che diventerà presto il segreto e il caposaldo della vita di Chiara, e di quanti avrebbero condiviso questo cammino. “Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9) è la parola del Vangelo che Chiara le aveva indicato come guida per la sua vita, e che meglio rispecchiava il suo essere. E in questo amore, radicato in Dio, Dori ha girato il mondo per testimoniare e diffondere l’ideale dell’unità: nel 1956 è in Francia, nel 1965 in Inghilterra, nel 1971 in Belgio, aprendo, insieme ai nuovi Focolari, nuove vie nel cammino ecumenico e nel dialogo con la cultura. Ha seguito nel loro percorso umano e spirituale migliaia di persone: dal 1976 la fondatrice dei Focolari le affida l’accompagnamento della branca dei Volontari di Dio – laici impegnati nel sociale – e lo sviluppo del Movimento Umanità Nuova. Nell’équipe che nel 1956 ha dato vita a Città Nuova è dunque tra i pionieri dell’editrice e rivista dei Focolari, e tra le prime firme su quelle pagine. Dori ha sempre incoraggiato e sostenuto il lavoro della redazione, fino agli ultimi giorni. “Dovunque siate, ricordatevi di me, perché la mia salute indietreggia e vorrei che essa fosse nella preghiera di tanti per aiutarmi nella scaletta… Vi sento tutti vicinissimi e desiderosi di aiutarmi a sopportare e offrire quello che Dio mi manda”, scrive ancora Dori. E così, circondata dall’affetto e dalle preghiere di chi l’ha assistita fino all’ultimo, la mattina del 26 dicembre si è spenta serenamente. Ne dà l’annuncio a tutto il Movimento dei Focolari la presidente Maria Voce, esprimendo la riconoscenza per la sua vita e l’invito a unirsi a questa preghiera corale. I funerali si svolgeranno al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (largo G.B. De la Salle) lunedì 28 dicembre alle ore 10.30. Intervista a Dori di Oreste Paliotti – Città Nuova Intervista a Dori su “la scoperta di Gesù Abbandonato” (altro…)
26 Dic 2015 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Anche nel piccolo Paese centramericano, con una forte ascendenza indigena e quindi sensibile ai contrasti sociali, sono nove gli imprenditori guatemaltechi che dal giugno scorso si sono iscritti ad un corso EdC. A cadenza mensile stanno così approfondendo i fondamenti del progetto, confrontandosi anche con esperienze già in atto in altre parti del mondo. «Il testo base – spiega Sandra Macario, coordinatrice del corso – è il libro di Bruni “Il prezzo della gratuità”, ma spesso facciamo anche collegamenti Skype con altri imprenditori EdC di Città del Messico e di altre parti dell’America Latina». Il 26 novembre il corso ha tenuto un open day invitando quanti potevano esserne interessati ad una ‘colazione di fine anno’, tipica di questi Paesi, con dei sapori caratteristici di mais e fagioli. Vi hanno partecipato 40 persone. L’ospite d’onore era Maria Luisa Altamirano del Messico, che ha condiviso la sua esperienza di imprenditrice suscitando domande e approcci tra i partecipanti. Oltre ai corsisti, ha preso la parola anche l’imprenditore brasiliano Ismael Yos, che aveva fatto il medesimo corso in Brasile. Fra le testimonianze, toccante il racconto dell’architetto guatemalteco Jorge Mario Contreras. Egli non sempre può contare su lavori continuativi, per cui ha un pool di lavoratori cui rivolgersi di volta in volta. Loro sanno che il lavoro è scarso e capiscono che quando non operano per lui devono guardare altrove cercando lavoro dove si può. A volte i lavori sono richiesti con molta urgenza. Come quella volta che si doveva ristrutturare e riallestire un Centro Dialisi. Per la cancellazione di un contratto con un’altra impresa e la conseguente sospensione del servizio, il suo avvio era oltremodo urgente. C’era bisogno di muratori per adattare i locali, di tecnici per la messa in opera dei macchinari. Contreras ha presentato la sua offerta, le cui condizioni sono state ritenute tutte favorevoli, tranne i tempi di consegna che la committenza chiedeva venissero ridotti della metà. Pena la non assegnazione del lavoro.
Un problema impossibile da risolvere. L’ultima carta da giocare era il dialogo con i lavoratori. Un concetto, questo del dialogo, che Contreras aveva da tempo recepito e introdotto come uno dei pilastri della sua attività lavorativa. Uno stile di vita che in questo momento di criticità ha dimostrato tutta la sua efficacia. La proposta ai lavoratori di fare i doppi turni è stata unanimemente accettata, non solo per non lasciar andare un lavoro, ma perché avevano fiducia in lui e fra loro. Contro tutte le previsioni tecniche, il lavoro è stato fatto nei tempi, e i pazienti in attesa hanno ricevuto il trattamento al momento concordato. In un’altra occasione Contreras ha ricevuto una telefonata da uno dei suoi dipendenti. Era il mattino presto, un orario in cui normalmente non si dovrebbe disturbare il boss. Ma la cosa era grave: la figlia piccola stava male e aveva bisogno urgentemente di una medicina costosa e l’operaio non aveva i soldi per comprarla. Contreras lo ha ascoltato come un fratello: “Ora comincio a pregare per tua figlia. – gli ha detto – Appena aprono le banche farò il versamento del denaro necessario”. Contreras racconta di aver sentito che la sua azienda “era diventata una famiglia”. (altro…)