Da Nairobi (Kenya), la storia di Millycent
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Divine Liturgy at the Patriarchal and Stavropegial Monastery of Gonia. PHOTO: © POLISH ORTHODOX CHURCH/JAROSLAW CHARKIEWICZ.
Tre parole-chiave caratterizzano questa nostra manifestazione: incontro – riconciliazione – futuro. Possiamo incontrarci perché Dio è venuto incontro a noi incarnandosi. Possiamo riconciliarci perché Gesù sulla croce ci ha riconciliati con Dio e tra noi. Possiamo camminare sicuri verso il futuro perché Lui, che ha vinto la morte, cammina in mezzo a noi e ci conduce verso l’unità dell’Europa e del mondo, fino alla realizzazione della sua preghiera “Che tutti siano uno” (Gv 17, 21). Per un fine così alto vale senz’altro la pena di impegnare la propria esistenza. Vogliamo insieme chiedere perdono delle divisioni del passato che hanno innescato guerre e morte in Europa. Vogliamo insieme testimoniare oggi la nostra unità nel rispetto e nella bellezza delle diversità delle nostre Chiese e comunità. Vogliamo insieme metterci a servizio di una novità che oggi serve per poter riprendere il cammino europeo. Ciò che noi possiamo offrire – impegnando la nostra vita – è la novità del Vangelo. Gesù prima di morire ha pregato: “Padre, che tutti siano uno”. Ha mostrato che tutti siamo fratelli, che un’unica “famiglia umana” è possibile, che l’unità è possibile, che l’unità è il nostro destino. Oggi noi qui ci impegniamo ad essere strumenti di questa svolta, strumenti di una nuova visione dell’Europa, strumenti di una accelerazione nel cammino verso l’unità, aprendo con tutti e per tutti gli uomini e donne del nostro pianeta un dialogo profondo. Dialogo possibile per la cosiddetta “regola d’oro”, che dice: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” (cfr. Lc 6,31). In fondo vuol dire: ama. E, se l’amore diventa reciproco, fa fiorire fra tutti la fraternità. È precisamente nella fraternità universale che l’Europa può riscoprire la propria vocazione. Scriveva Chiara Lubich ancora negli anni ’50: “Se un giorno i popoli sapranno posporre loro stessi, l’idea che essi hanno della propria patria (…), per quell’amore reciproco fra gli Stati che Dio domanda come domanda l’amore reciproco fra i fratelli, quel giorno sarà l’inizio di una nuova era”. Viviamo dunque per questa nuova era! L’unità è possibile!». Maria Voce Manifestazione Insieme per l’Europa Monaco di Baviera, 2 luglio 2016 (altro…)
«È paradossale che la nuova Europa, nata con l’abbattimento del muro di Berlino, sia tentata, preda della paura, di rinchiudersi entro nuovi recinti, costruendo altri muri, nell’illusione di poter fermare la storia che bussa ancora una volta alle sue porte», afferma la presidente dei Focolari, Maria Voce, nel corso del congresso con 1700 rappresentanti di Movimenti e Comunità, che precede la grande manifestazione pubblica del 2 luglio al centro di Monaco. E porta due esempi che mostrano quanto gli ideali di unione politica, identità, solidarietà e condivisione siano lontani: «da una parte i gravi ritardi e i dibattiti accesi che hanno fatto seguito alla crisi del debito in Grecia e che hanno fortemente minato le basi della solidarietà tra i Paesi membri dell’Unione, arrivando persino a ipotizzare l’uscita della Grecia dall’Euro; dall’altra la questione del Brexit e simili tendenze separatiste che pure mettono in crisi la solidarietà, perché l’uscita dall’Unione non è come lasciare un club, ma equivale, ben più radicalmente, ad abbandonare dei partner con cui non si condivide più la stessa motivazione dell’essere insieme, il patto fondativo». «L’Europa attraversa la notte dei suoi principi, la notte del suo ruolo nel mondo, la notte dei suoi sogni», afferma, nel disorientamento legato al manifestarsi contemporaneo della crisi migratoria, economica e demografica. Quali le ragioni più profonde della situazione di debolezza dell’Europa di oggi? Maria Voce le ravvisa «nella negazione di Dio e del trascendente, frutto del progressivo affermarsi e diffondersi della cultura laicista che vuole prescindere da ogni legame con il soprannaturale. L’Europa, nella ricerca di una totale libertà, dimentica che la propria cultura si è formata attraverso 2000 anni di tradizione cristiana; rinnegarlo significa tagliare le proprie radici e ritrovarsi come un albero senza vita». «Tutto crolla dunque? Il sogno di unità del continente si sta frantumando?» si chiede, ma la speranza viene proprio dall’essere «qui insieme, movimenti e comunità cristiane d’Europa, perché crediamo che c’è qualcosa che non crolla. È l’Amore. È Dio Amore». «Tutti noi – continua – possiamo testimoniare, insieme, che un giorno abbiamo incontrato Cristo e ci siamo lasciati affascinare e coinvolgere dal suo Vangelo. Vivere le sue parole ci ha spinti a cambiare noi stessi e ad andare verso gli altri, costruendo rapporti di amore evangelico e dando vita così a comunità che diventano lievito in qualsiasi punto operano. Abbiamo riscoperto una nuova disponibilità all’apertura verso tutti, oltrepassando i confini fra le Chiese, fra le religioni, fra le razze e le culture, in un dialogo a 360 gradi fino a riscoprire tutti fratelli. Abbiamo così ritrovato la radice della nostra cultura europea e, su questa base, abbiamo provato ad interpretare il tempo presente che riguarda, come mai prima, l’intero pianeta e l’intera umanità, in una prospettiva che tenda al mondo unito. Infatti, attualizzare oggi gli ideali di pace, di giustizia, di libertà, di uguaglianza, significa avere una dimensione universale che rende possibile la fraternità. Occorre coltivare la visione consapevole e responsabile di un futuro di integrazione creativa, in cui le identità non si cancellano ma insieme crescono, si arricchiscono, agiscono per un mondo più giusto e più equo. Occorre oltrepassare il paradigma della sicurezza intesa come arroccamento e rifiuto, di una sicurezza solo illusoria, per entrare in quello più ampio della “sicurezza umana”, vale a dire una sicurezza che considera prioritarie le persone e il loro destino, la preservazione della vita, la prospettiva della speranza». Un’integrazione creativa, conclude, che «può essere anche vista nella rete dei nostri Movimenti, come in un bozzetto: tutti figli di Dio, uniti e distinti, legati dall’amore reciproco che genera la presenza di Dio fra noi (“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” Mt 18, 20). È Lui il dono più grande che questa rete di movimenti e comunità può fare all’Europa. È questa la nostra risposta: il Risorto tra noi che, attraverso i nostri carismi, consola, rianima, rinnova. L’Insieme per l’Europa ci sembra proprio il soggetto capace di ispirare persone singole o associate nel loro impegno per una Europa libera, riconciliata, democratica, solidale e fraterna: non un “vecchio” continente, ma un continente vivo e vivace, che scopre di avere un progetto da realizzare e che può essere dono per il resto dell’umanità». Congresso Insieme per l’Europa – Monaco di Baviera, 1º luglio 2016 Intervento di Maria Voce (testo integrale) (altro…)
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