Movimento dei Focolari
«Petite flamme», il miracolo continua

«Petite flamme», il miracolo continua

20140820-02Un progetto che, nella periferia di Kinshasa – capitale della Repubblica Deocratica del Congo – vuole dare ai ragazzi un’istruzione e un’alimentazione adeguata, cure mediche e vestiario: è «Petite Flamme», piccola fiamma, che segue 1650 bambini inseriti in 9 scuole. «Sono ormai 17 anni che accompagno questo progetto – raconta Edi, co-referente del Movimento dei Focolari – che da 19 anni portiamo avanti grazie al Sostegno a Distanza con Famiglie Nuove. Oltre ai bambini ne beneficiano anche gli insegnanti e le loro famiglie, avendo trovato un lavoro pur con un salario modesto in un Paese con oltre l’80 % di disoccupazione». 20140820-03Innumerevoli gli esempi di sostegno concreto che il progetto riesce a dare. «Ad esempio – prosegue Edi – una ragazza madre in difficoltà è riuscita ad ottenere un diploma di cucito, potendo ora sfamare il bambino e sé stessa. O ancora, un ragazzo orfano sarà il primo laureato in matematica e informatica all’Università di Kinshasa». A «Petite Flamme» vengono inoltre accolti bambini non vedenti che seguono un apposito percorso formativo. Anche una volta finiti gli studi, i ragazzi non vengono lasciati senza mezzi: le ragazze che hanno conseguito il diploma di sarta, ad esempio, hanno potuto portare a casa una macchina a cucire per dare avvio alla propria attività professionale. «I bambini non vedenti, ricevono una formazione particolare per la musica – spiega Edi – e ricevono in regalo una chitarra classica. Durante la festa di saluto un ragazzo non vedente ha fatto il dono di cantare per tutti una canzone composta da loro, in cui ringraziano i genitori d’averli cresciuti nonostante tutte le difficoltà che questo comporta, in un Paese povero».

Jonathan (sinistra) insieme ad altri alunni

Jonathan (sinistra) insieme ad altri alunni

Commoventi, poi, alcune testimonianze: «A Kinshasa, città di quasi 12 milioni di abitanti, c’è un unico centro per portatori di handicap – racconta Edi -. Una delle nostre collaboratrici, recandovisi per alcune sedute di fisioterapia, ha incontrato un ragazzo in uniforme scolastica, con un forte handicap. “Chi sarà mai”, si era chiesta. “Nonostante l’handicap, si distingueva fra tutti gli ammalati, sembrava felice”. La T-shirt del Genfest di Budapest che la collaboratrice indossava ha offerto l’occasione per fare amicizia, in quanto il ragazzo conosceva il Movimento dei Focolari. E la collaboratrice commentava: «Finalmente ho conosciuto di persona Jonathan – così si chiama il giovane – che adesso va alla scuola di recupero “Petite Flamme”. Il ragazzo, tempo fa, viveva nella miseria più nera, per cui avevamo cercato un materasso perché potesse essere accolto in casa di uno zio. Il rendimento scolastico è migliorato, così come le sue condizioni fisiche, grazie alla fisioterapia. Jonathan alla fine di quest’anno scolastico ha potuto sostenere un esame che gli permette di passare alla scuola secondaria». Molto forti anche le testimonianze di alcune ragazze che frequentano la scuola: «La sofferenza mi aveva costretto a cercarmi soldi in modo disonesto – racconta una di loro -, e mi sono trovata molto presto incinta. La nascita di mia figlia Jordan ha aumentato il mio dolore, perché ora eravamo in due ad avere bisogno di aiuto. Ma un giorno il responsabile del gruppo di base della Chiesa cattolica della Marina “Baramato” mi ha introdotta a “Petite Flamme”. Mi vergognavo di vestire ancora l’uniforme della scuola, ma sono rimasta toccata dall’amore dei nostri insegnanti. Si sono fatte uno con me, nonostante il mio basso livello scolastico. Così ho fatto anch’io con la mia piccola Jordan. Ora ho un grande interesse per tutte le lezioni: vorrei continuare la mia formazione fino alla fine, e il mio sogno è diventare una brava sarta». (altro…)

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Il Vangelo in diretta

imagesSono drogato «Un ragazzo si era avvicinato a noi: «Sono drogato, ma voglio recuperarmi. Ho bisogno che qualcuno mi aiuti a non drogarmi, voglio ricoverarmi. Non so come sono arrivato fin qui. Ero sul treno e mi sono addormentato…». Poiché nella nostra città non esistono istituti per il recupero di tossicodipendenti, lo abbiamo invitato a venire da noi. Mentre consumava la merenda offertagli, ci ha confidato che la sua dipendenza era grave, tanto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per riuscire a procurarsi la droga. Grazie a Dio, un medico amico ha trovato il modo di farlo ricoverare in ospedale. Il giorno dopo siamo andati a trovarlo, portandogli dolci. Ci ha supplicato di non lasciarlo solo. Quando è uscito dall’ospedale per alcuni giorni si è fermato da noi. Nel frattempo si è aperta una possibilità di ricovero presso un centro specializzato. Lo abbiamo visto partire felice e sicuro di poter contare ancora su di noi». E.C. – Argentina Il Vangelo in diretta «Un ex carcerato desiderava incontrarmi, ma nello stesso tempo avevo da portare alcuni pacchi di viveri a diverse famiglie in difficoltà, che sapevo aver urgenza d’un sostegno. Mentre riflettevo su come fare, arriva una telefonata: «Hai bisogno di aiuto? Ho la macchina e sono disponibile a portare qualche pacco alle famiglie». A sentire come Dio è vicino e vede tutto, ascolta tutto, ho preso un colpo. È proprio vero che lui manda i suoi angeli per aiutarci a fare il bene. Così sono andato a trovare il mio amico conosciuto in carcere, mentre l’ “angelo” è andato a portare i pacchi a sette famiglie. Così funziona il Vangelo in diretta». A.D.N. – Italia Gli stagionali 20140818-b«Nel cantiere dove lavoro ci sono tanti “stagionali”. Era il giorno in cui dovevo pagare la settimana lavorativa, ma a conti fatti i soldi non erano sufficienti: così la somma disponibile era destinata agli operai fissi, mentre gli stagionali avrebbero dovuto aspettare. Uscendo, mi sono venute incontro le mogli di questi. Dopo aver spiegato la situazione, mi son sentito dire che sarebbero rimaste lì fino a quando non le avremmo pagate, perché a casa i bambini avevano fame. Rientrato in ufficio ho prelevato dalla mia busta paga una certa quantità di soldi, poi ho proposto agli operai che erano stati già pagati di offrire ognuno 10 boliviani, in modo da raccogliere i soldi che mancavano. Dopo un po’ di esitazione, hanno accettato. Solo uno non si è mosso, ma proprio quando consegnavo i soldi alle mogli, mi ha raggiunto anche lui per darmi i suoi 10 boliviani».F.M. –Bolivia Fare qualcosa di più «Con mia moglie e i nostri due figli, sentivamo forte l’esigenza di fare qualcosa per il nostro piccolo paese, schiacciato da tanti problemi: coppie smembrate, ragazze madri, immigrati, povertà e miseria morale. E così il nostro grazioso appartamentino è diventato un centro d’ascolto. In paese sono stati felici di questa iniziativa; anche i parenti e tanti altri sono stati coinvolti nel volontariato. Così sono nate tante possibilità per aiutare alcune persone in difficoltà: l’accoglienza di Sonia, una ragazza madre slava, sostenuta prima e dopo la nascita del piccolo Piero, le cene per le donne ucraine che lavorano nel territorio, una mini-scuola per genitori e la collaborazione con vari giovani per la realizzazione di alcuni progetti in Africa. È piccolo l’appartamento dove abitiamo, ma ormai ospita un piccolo seme di “mondo unito”». TP. – Italia Fonte: Il Vangelo del giorno (Supplemento al n. 11/2014 della rivista Città Nuova) (altro…)

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A che serve la guerra?

Igino Giordani - L'inutilità della guerra«La guerra è un omicidio in grande, rivestito di una specie di culto sacro, come lo era il sacrificio dei primogeniti al dio Baal: e ciò a motivo del terro­re che incute, della retorica onde si veste e degli in­teressi che implica. Quando l’umanità sarà progre­dita spiritualmente, la guerra verrà catalogata ac­canto ai riti cruenti, alle superstizioni della strego­neria e ai fenomeni di barbarie. Essa sta all’umanità, come la malattia alla salute, come il peccato all’anima: è distruzione e scempio e investe anima e corpo, i singoli e la collettività. Secondo Einstein, l’uomo avrebbe bisogno di odiare e distruggere: e la guerra lo soddisferebbe. Ma non è così: i più degli uomini, interi popoli, non mostrano questo bisogno. Comunque lo reprimono. Ragione e religione poi lo condannano. «Tutte le cose appetiscono la pace», secondo san Tommaso. Difatti tutte appetiscono la vita. Solo i matti e gl’incurabili possono desiderar la morte. E morte è la guerra. Essa non è voluta dal popolo; è voluta da minoranze alle quali la violenza fisica ser­ve per assicurarsi vantaggi economici o, anche, per soddisfare passioni deteriori. Soprattutto oggi, con il costo, i morti e le rovine, la guerra si manifesta una «inutile strage». Strage, e per di più inutile. Una vittoria sulla vita, e che sta divenendo un suicidio dell’umanità. Dicendo che la guerra è una «inutile strage», Be­nedetto XV diede la definizione più precisa. L’inutilità fu ribadita da Pio XII nel 1951: «Tutti hanno manifestato con la medesima energica chia­rezza il loro orrore della guerra, e la loro convinzio­ne che questa non è, e ora meno che mai, un mezzo proprio a dirimere i conflitti e a ristabilire la giusti­zia. A questo possono riuscire solo delle intese libe­ramente e lealmente consentite. Che se potesse es­ser questione di guerre popolari – nel senso che es­se rispondono ai voti e alla volontà delle popolazio­ni -, ciò non sarebbe mai se non nel caso d’una in­giustizia così flagrante e così distruttiva dei beni es­senziali di un popolo da rivoltare la coscienza di tutta una nazione»[ Al corpo diplomatico, 1-1-1951.]. Come la peste serve ad appestare, la fame ad af­famare, così la guerra serve ad ammazzare: per giunta, distrugge i mezzi della vita. È una industria funeraria: una fabbrica di rovine. Solo un folle può sperare di dedurre beneficio da una strage: salute da uno svenamento, energia da una polmonite. Il male produce male, come la pal­ma produce il dattero. E la realtà mostra, anche in questo campo, l’inconsistenza pratica del machia­vellico aforisma secondo cui «il fine giustifica i mezzi». Il fine può essere la giustizia, la libertà, l’onore, il pane: ma i mezzi producono tale distruzione di pane, d’onore, di libertà e di giustizia, oltre che di vite umane, tra cui quelle di donne, bambini, vec­chi, innocenti d’ogni sorta, che annullano tragica­mente il fine stesso propostosi. In sostanza, la guerra non serve a niente, all’in­fuori di distruggere vite e ricchezze». Tratto da: Igino Giordani, L’inutilità della guerra, Città Nuova 2003, pp.9-16 (altro…)

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Papa Francesco in Corea

«Avevo scritto una lettera a papa Francesco già all’inizio del suo pontificato […]. Poi sono andato alla Gmg di Rio de Janeiro con 350 ragazzi coreani, e lì lui ha detto a tutti i giovani di andare in tutto il mondo per servire i fratelli. Allora ho scritto un’altra lettera, per dirgli quanto sarebbe stato bello averlo fisicamente tra noi in occasione dell’incontro coi giovani dell’Asia. Quando ad aprile l’ho incontrato a Roma, il Papa mi ha detto che mentre leggeva la mia lettera ha sentito una voce nel petto che gli diceva: dobbiamo andare in Corea».  A parlare è, in un’intervista a Vatican Insider, Mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, la diocesi che accoglierà la Giornata asiatica della gioventù e l’incontro di papa Francesco con i vescovi dell’Asia,. “La venuta del Santo Padre in Corea è un evento straordinario per il popolo coreano che suscita una grande aspettativa anche negli ambienti fuori della Chiesa Cattolica”, affermano Alberto Kim e Maris Moon, delegati del Movimento dei Focolari in Corea. A loro abbiamo chiesto anche di spiegarci il significato della Giornata Asiatica della Gioventù (AYD), in corso dal 10 al 17 agosto, e che avrà come momento centrale l’incontro dei giovani col Papa. Scrivono: “Quest’esperienza di una settimana consente ai giovani di riunirsi in programmi di formazione e pianificare la loro vita spirituale futura. Allo stesso tempo, il raduno ha lo scopo di fornire un’opportunità per i giovani cattolici di esplorare e rinnovare la loro fede, in modo che possano condividere il Vangelo con gli altri, inclusi giovani di altri gruppi religiosi”. Come tema della giornata è stato scelto il titolo “Asian Youth, wake up! The glory of the Martyrs shines on you” [«Gioventù dell’Asia, alzati! La gloria dei martiri brilla sopra di te»], per “proporre l’esempio e lo spirito dei martiri ai giovani di questa generazione – continuano Alberto e Maris – che deve vivere in mezzo a tante tentazioni e valori anti-cristiani, in modo che possano ottenere il coraggio di vivere secondo i valori del Vangelo”. Ai giovani dei Focolari coreani è stata affidata la preparazione di due ore di preghiera per la conclusione del secondo giorno della AYD. “Il 16 agosto – concludono – saremo presenti al Centro di recupero per disabili di Kkottongnae, per l’incontro del Santo Padre con i responsabili dei laici coreani. Paolo Kwon, dei Focolari, e  presidente dell’associazione dei laici in Corea, gli darà il benvenuto a nome di tutti laici coreani”. Una visita, quella del Papa, che pone l’attenzione sul martirio, dalla beatificazione di Paul Yun Ji-Chung e 123 compagni martiri, al tema della Giornata dei Giovani. «Un terzo dei martiri coreani venivano dalle terre della mia diocesi – dichiara ancora il vescovo Lazzaro You Heung-sik  a Vatican Insider -. Per loro la fede e la vita erano la stessa cosa. E rimangono per sempre un modello per tutti. I giovani che verranno qui da tutta l’Asia, sul loro esempio potranno riscoprire il dono che può rendere avvincente il cammino delle loro vite». 20140813-bQuali le attese? «La visita del Papa durerà quattro giorni, ma poi passerà. Con noi rimarrà Gesù, e questa è la cosa importante. Per Gesù e con Gesù posso incontrare chiunque e andare dovunque. Papa Francesco non fa che indicarci questo cammino, e per questo ci spiazza tutti: ci aiuta a non accomodarci nei nostri conformismi. È uno stimolo ad affidarsi a Dio in tutto quello che facciamo». (altro…)

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Vescovi in comunione, guardando all’Asia

Mons. Lazzaro You Heung-sik

Alla vigilia del primo viaggio di papa Francesco in Asia e mentre il 50° dell’enciclica “Ecclesiam Suam” ne ripropone contenuti  e novità, 52 vescovi di 25 nazioni si sono incontrati a Trento dal 29 luglio al 7 agosto all’insegna della spiritualità dell’unità. Questa volta l’Asia era rappresentata unicamente dall’arcivescovo di Bangkok, Thailandia, e dall’arcivescovo di Pune, India, giacché altri vescovi interessati all’appuntamento sono impegnati nelle proprie diocesi a preparare il viaggio papale (14-18 agosto) in Corea. Tra questi mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, la cui diocesi accoglierà la Giornata asiatica della gioventù e l’incontro di papa Francesco con i vescovi dell’Asia. La ragione dell’annuale appuntamento dei vescovi amici dei Focolari si trova in linea con il richiamo del Santo Padre nella sua visita a Caserta (Italia) il 26 luglio scorso, in cui affermava che «noi vescovi dobbiamo dare l’esempio dell’unità che Gesù ha chiesto al Padre per la Chiesa (…), un’unità nella diversità di ognuno».  E anche nel corso del presente incontro si è verificata l’esperienza affettiva ed effettiva di unità fraterna realizzata fra i vescovi presenti, la reciproca condivisione delle rispettive attività apostoliche che ha portato ciascuno a comprendere meglio come servire insieme la Chiesa e andare verso le periferie. 20140813-02Questo 38° incontro dei vescovi ha trovato ulteriore fondamento in quello che ne è stato il tema centrale, “Eucaristia, mistero di comunione”, alla cui riflessione ha portato un particolare contributo Maria Voce, Presidente dei Focolari, a partire dall’esperienza e dalla dottrina spirituale di Chiara Lubich. È emerso così quanto gli sviluppi del Movimento siano stati intimamente legati al sacramento istituto da Cristo all’Ultima Cena, tanto da far affermare  più volte alla stessa Lubich che l’Opera che ne è nata “è un affare tra me e Gesù Eucaristia”. La forza del sacramento dell’unità è apparsa radice e alimento della Chiesa, causa della comunione tra fratelli, origine della famiglia dei figli di Dio, sprone per andare incontro al mondo in dialogo profondo con tutti, credenti e non. A colloquio con Maria Voce e il copresidente Giancarlo Faletti, i presuli hanno avuto modo di approfondire le principali tematiche che saranno oggetto della prossima Assemblea generale dei Focolari, in calendario per il prossimo settembre a Castelgandolfo (Roma). Ampi spazi nel programma sono stati destinati alla riflessione sulle attuali sfide della Chiesa e alla condivisione dei volti che esse assumono nei diversi continenti di provenienza. 20140813-04Evocativa la concelebrazione dell’Eucaristia dei 52 vescovi nella cattedrale di Trento assieme all’arcivescovo del posto, Luigi Bressan, il quale ha evidenziato che «non si riscontrava nel nostro Duomo un tal numero di vescovi e di cardinali dai tempi della conclusione del Concilio di Trento, il 4 dicembre 1563». L’incontro s’inserisce nell’iniziativa, con ormai 38 anni di storia, avviata da Chiara Lubich e da mons. Klaus Hemmerle, vescovo di Aquisgrana. Attualmente ne è moderatore mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Arcivescovo di Bangkok. La città scelta questa volta è stata Trento, che diede i natali alla fondatrice dei Focolari e vide nascere il Movimento dei Focolari durante i terribili anni della 2° guerra mondiale. Nello scenario drammatico dei molti conflitti in corso nel mondo, il ritorno alle origini della spiritualità dell’unità, hanno sottolineato i presuli provenienti da regioni martoriate, è risultato motivo di speranza e di conferma “che Dio non abbandona mai il Suo popolo”.
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