17 Lug 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
A giugno, in due città slovacche, è stato presentato il libro che racconta la vita dello scomparso imprenditore francese dell’Economia di Comunione (EdC), François Neveux.
Il primo appuntamento si è svolto il 12 giugno a Košice nella sala della libreria Panta Rhei, che non è riuscita a contenere il vasto pubblico: erano presenti persone provenienti non solo dalle città vicine, ma anche dalla Polonia, l’Ucraina e la Repubblica Ceca. Inoltre, i partecipanti avevano le più varie esperienze professionali e di vita; hanno assistito imprenditori e studenti, disoccupati e impiegati pubblici. Per l’occasione si sono recati in Slovacchia i coordinatori dell’EdC in Francia e la moglie Françoise. Insieme hanno descritto François Neveux, come un “imprenditore di rapporti”.
La loro testimonianza, nella quale hanno potuto riportare tanti piccoli e grandi fatti della sua vita, è stata particolarmente apprezzata, perché se le “teorie” possono essere soggette a discussione e possono emergere pareri contrastanti, una vita come quella di François non lascia spazio ad argomenti discordi. Françoise, infine, ha avuto la possibilità di firmare il libro e di avere colloqui personali con i partecipanti.
Il 13 giugno l’evento si è spostato a Bratislava, capitale del Paese e qui erano presenti anche vari politici interessati all’EdC. Molto vivace il momento di dialogo alla fine della presentazione. Un politico commentava: “La filosofia che sta alla base di Edc ci può aiutare a scrivere leggi sul lavoro innovative, realizzando politiche nuove. L’Economia di Comunione è la strada”. L’evento è stato oggetto anche di un servizio della TV cattolica slovacca Lux, che ha contribuito così a diffondere lo spirito che anima il progetto.
Nella capitale della Slovacchia è presente anche un’azienda storica che ha aderito all’EdC: In Vivo. Un’impresa che da anni produce e vende ceramiche, ha la sua sede nel centro storico di Bratislava ed è molto apprezzata e conosciuta per la sua originalità. In Vivo è nata nel 1991, subito dopo la nascita del progetto, su ispirazione di Chiara Lubich in Brasile quello stesso anno. “I rapporti costruiti certamente non si sono esauriti con la presentazione del libro” – scrive la slovacca Maja Calfova – al contrario ne sono nati nuovi e quelli già esistenti ne sono usciti rafforzati”, tanto che anche la locale commissione dell’EdC ne ha tratto nuove energie. Uno dei membri è arrivato ad affermare: “Dentro di noi sentiamo che non possiamo darci pace finché l’EdC non sia incarnata nel nostro Paese ed in quelli più vicini”. (altro…)
16 Lug 2013 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Un libro ‘scritto col cuore’, la testimonianza di una delle prime giovani protagoniste che seguirono Chiara Lubich fin dall’inizio, a Trento, in un’avventura spirituale che ha coinvolto negli anni milioni di persone. Quando si parla di Chiara e delle sue ‘prime compagne’, c’era anche lei, Vittoria Salizzoni, per tutti “Aletta”, in quel primo gruppo insieme a Dori Zamboni, Graziella De Luca, Silvana Veronesi, Bruna Tomasi, Palmira Frizzera, Gisella e Ginetta Calliari, Natalia Dallapiccola, Giosi Guella, Valeria Ronchetti, Lia Brunet, Marilen Holzauser.
Aletta ha vissuto con Chiara agli albori dei Focolari e i suoi ricordi, alcuni dei quali inediti, tratti dai suoi discorsi o interventi, presentano il carattere episodico del vissuto. Così come i resoconti della sua azione, svolta per un quarto di secolo a dare impulso al Movimento dei Focolari nei Paesi del Medio Oriente. Memorie, quindi, dallo stile semplice e spontaneo, che non intendono abbozzare una storia del Movimento, ma da cui si evince la vitalità e il coraggio che hanno accompagnano eventi e viaggi. Oggi, al traguardo dei suoi 87 anni, a chi le chiede come stia, risponde: “Mi sento ricca…”. Riportiamo dal nuovo volume (Aletta racconta… una trentina con Chiara Lubich, Collana Città Nuova Per), uno stralcio in cui racconta degli anni in Libano, durante la guerra (1975-1990). «Credevamo al Vangelo in mezzo alle bombe e all’odio, ai feriti e ai morti, quasi un’oasi di persone che cercavano di attuare l’amore scambievole e la comunione dei beni, non solo tra loro, ma anche con altri, anche musulmani.
Ci fu un grande aiuto vicendevole, ad esempio una vera e propria gara nel mettere in comune abitazioni e appartamenti: molte famiglie aprirono le loro case per quelli che risiedevano nelle zone più pericolose. Coloro che avevano case in montagna o in luoghi sicuri ospitavano altri che erano rimasti senza alloggio. Quando scarseggiavano i viveri, chi aveva pane lo distribuiva a chi ne era privo. Così per l’acqua. Chi andava ad attingerla per sé diceva agli altri: “Dateci i vostri bidoni, la prenderemo anche per voi”, e si trattava di fare lunghe file, per ore accanto alle fontane, sempre nel timore che potessero iniziare i bombardamenti. Di sicuro momenti di smarrimento ci furono, ma il sostenersi a vicenda spiritualmente aveva come conseguenza l’aiutarsi materialmente. Tutti scaturiva da lì e non come una società di mutuo soccorso, bensì come una società dove si vive il Vangelo. Vivevamo tutti quanti nella stessa condizione, avevamo quindi solo da amare e questo la guerra non lo impedì, anzi. Si può dire che ci formò. Sentivamo il continuo sostegno del Movimento [dei Focolari] e la vicinanza di Chiara Lubich, che ci seguiva sempre, nei momenti così difficili e travagliati della situazione libanese». (altro…)
14 Lug 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il nostro sistema di educazione ha avviato nel mondo uomini che non comprendono più la società nella quale devono vivere. Questo sistema è destinato a distruggere la nostra civiltà e la sta già distruggendo. Inutile dare la colpa ai politici, agli uomini d’affari, agli avvocati… Abbiamo dato a molti dei nostri ragazzi la prima spinta a mettersi nella carriera della criminalità. È colpa nostra se le strade sono gremite di giovani delinquenti. È tempo di riparare a questa pazzia. È tempo di raccogliere questa gioventù, così preziosa per la società, e alimentarla alle sorgenti della Vita.
Se i risultati non sono buoni – chi tra noi può rigettarne la responsabilità? Ciascuno esamini la propria coscienza e riesamini la propria filosofia! Poiché rifiutiamo gli insegnamenti della religione ci riesce difficile accorgerci delle mutilazioni più gravi del laicismo. Aver allontanata la religione dalla nostra vita significa aver ridotta la cultura all’erudizione, la vita alla tecnica, la scienza ai manuali. Significa aver privato lo spirito dell’uomo dei valori dello spirito. Significa aver tolto alla società i principi costitutivi per comporsi e reggersi, averle sottratto il criterio di scelta tra il bene e il male, col senso della responsabilità e la coscienza della colpa. Una cultura senza Dio è una cultura a cui manca l’idea d’un giudice infallibile, e quindi d’una sanzione sicura e immancabile d’ogni atto umano. E un cittadino che non crede e ignora una sanzione eterna facilmente è portato ad abusare del fratello, anche perché ignora che si tratta d’un abuso morale. L’uomo impara come si fa una macchina e ignora come fosse fatto lui. Sa a che cosa serve l’atmosfera e ignora a che servisse l’anima. Educare, formare è accendere una fiamma. Se si vuole formare giovani capaci di sollevarsi oltre il guadagno economico e il piacere sensuale, bisogna innalzarli con una fede superiore alla materia e al senso. L’uomo si solleva con un impulso superumano, che non lo fa superuomo, ma lo conferma sembianza di Dio. Questo impulso ascensionale si chiama amore di Dio e genera per naturale espansione l’amore all’uomo. Genera fame e sete di giustizia e il giovane, di essa avido, porta questa fame nella società. La fiamma accesa va alimentata e il giovane va educato a custodire e aumentare calore e luce, ha bisogno di un’educazione che non dura nella sola infanzia, ma si svolge dalla nascita alla morte, e cioè tutto il tratto in cui occorre vampare e fare luce. Essa ha bisogno di alimento, e l’alimento è vario, sono parole, libri, spettacoli, e sono sopra tutto esempi ed esperienze. Questa fiamma viva fa sperimentare la grazia divina che spinge verso gli esseri più tormentati, meno dotati, i deboli, i vinti, i disprezzati, per compensare in loro col nostro dono le nostre deficienze. Tenderci è necessario, come è necessario tendere alla salute, pure se si è malati, anzi proprio perché si è malati. Occorre concorrere tutti a suscitare un ordine di pace e di forza, di collaborazione e d’altruismo, diventare divulgatori della verità. Igino Giordani in: La società cristiana, Città Nuova, 2010 (ed. Salesiana, 1942).

(altro…)
13 Lug 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il 6 luglio scorso il Centro del Movimento dei Focolari (Focolare Centre for unity) di Welwyn Garden City era affollato per la conferenza del Cardinal Cormac Murphy-O’Connor, che commemorava il quinto anniversario della morte della fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich. Erano presenti amici dei Focolari rappresentanti di varie denominazioni cristiane, della chiesa locale e incaricati nel campo ecumenico. “L’eredità ecumenica del Concilio Vaticano” è stato il tema scelto dal Cardinale: una condivisione della profonda e commovente intuizione sull’ecumenismo da parte di qualcuno che l’ha vissuto in prima persona, e che ne parla con calore, passione, e la sapienza degli anni, comunicando un ottimismo ed una speranza che viene anche dalle recenti nomine di Papa Francesco e di Justin Welby, nuovo arcivescovo di Canterbury.
Il Cardinale ha iniziato col riconoscere il contributo della spiritualità dell’unità del focolare e il suo lavoro ecumenico che precede il Concilio. Ha parlato di Chiara Lubich come “una delle più luminose personalità del nostro secolo, dei secoli” e l’ha considerata come “annoverata tra i beati in Paradiso”. Ha poi riassunto l’eredità del Vaticano II come una realtà che non dà spazio a profezie pessimistiche, e ricordato il decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio, con la sua ardita proclamazione: “non c’è ecumenismo degno di questo nome senza un cambiamento del cuore… senza una conversione interiore, un atteggiamento nuovo ed un amore senza riserve”. Sospetto, inerzia ed impazienza sono stati individuati da lui come i tre nemici dell’ecumenismo; attingendo alla sua ricca esperienza, come sacerdote prima, poi come vescovo di Arundel e Brighton, e più recentemente come arcivescovo di Westminster, il Cardinale ha riassunto lo sforzo ecumenico come qualcosa che comincia localmente dalla relazione con chi ci sta accanto credendo che “l’ecumenismo è benedetto là dove la gente si trova”.
Nei 50 anni dal Concilio Vaticano, il viaggio ecumenico ha conosciuto importanti momenti storici. Tra questi il Cardinale ha enumerato la visita di Papa Giovanni Paolo II alla Cattedrale di Canterbury nel 1982, che lui ha visto come “l’inizio di una vita nuova, nuova speranza”. Ha anche citato l’importanza del recente incontro di Papa Francesco con l’arcivescovo Justin Welby. Ricorda con passione il tempo in cui è stato co-presidente con il vescovo Mark Santer dell’ARCIC (Anglican Roman Catholic International Commission) come di “un momento importante, mediante l’esperienza della preghiera, dell’amicizia per una comprensione nuova di cosa unisce le due Chiese”. Pone una sfida ai presenti: l’ecumenismo non è un’opzione; è una strada senza uscita e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte. Il Cardinale ha concluso la sua conferenza ricordando un recente discorso di Papa Francesco dove esortava i vescovi ad essere “pastori del gregge” capaci di “di curare la speranza, che ci sia sole e luce nei cuori”. Ricordando le parole del Papa, il Cardinale ha comunicato un ottimismo che richiama alla mente il Concilio Vaticano. Non era un semplice guardare indietro con nostalgia ai bei giorni passati ma un guardare avanti coscienti che “il lavoro dell’ecumenismo è opera di Dio” ed il nostro sforzo comune è “di comunicare l’amore di Dio al suo popolo con quello stesso sole e luce nella nostra vita”. Dopo un vivace momento con domande e risposte il vescovo anglicano emerito Robin Smith, ha ringraziato ripetendo l’affermazione fatta dal Cardinale sull’importanza delle relazioni personali per l’ecumenismo e sottolineando che è da queste che dipende il futuro della Chiesa, e non meno importante, l’unità della Chiesa. (altro…)
12 Lug 2013 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Provengono dai paesi e dalle culture più diverse: Albania, Ucraina, Georgia, Marocco, Senegal, Romania, Nigeria, Bielorussia. Come tanti altri loro connazionali hanno lasciato spesso situazioni drammatiche dietro di sé, e i propri cari, nella speranza di un lavoro e di una prospettiva di vita. Sono approdati ad Acquaviva delle Fonti, una cittadina in provincia di Bari che, come altre del Mezzogiorno d’Italia è diventata meta o punto di passaggio di sogni e desideri. Qui la comunità dei Focolari già da tempo si sente interpellata da questa presenza: “Avevamo in cuore – scrivono – di far sì che i tanti stranieri/migranti potessero sentirsi accolti nella nostra città”. Si intessono rapporti personali, si creano legami di amicizia che superano barriere e diffidenze: “tre anni fa – proseguono – abbiamo pensato di organizzare un momento di festa da vivere tutti insieme nel periodo natalizio, perché potessero respirare in qualche modo il senso della famiglia, anziché la solitudine e l’emarginazione che tanti purtroppo sperimentano”. I rapporti si sono radicati, l’incontro natalizio è diventato una consuetudine: “a quella che abbiamo chiamato ‘festa dei popoli’, i nostri amici si sentono liberi di estendere l’invito ad altri loro amici stranieri, che siamo ben felici di accogliere”.
Quest’anno erano presenti una cinquantina di persone di tutte le età e di diverso credo religioso: “Grazie al clima familiare già istaurato in precedenza e subito rinnovato, spontaneamente sono venute fuori esperienze vissute all’arrivo in Italia, mettendo in comune gioie e sofferenze”. La proposta di vivere la “regola d’oro” – fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te – come base per costruire la fratellanza universale come punto in comune nella diversità del credo religioso è stata accettata e fatta propria da tutti, perché si sperimenta come “l’amore reciproco abbatte ogni distanza. Nel buffet che ha concluso la serata, accanto a quanto preparato dalla comunità, vi erano piatti tipici delle diverse terre di provenienza, preparati dai nostri amici; la gioia più grande era sperimentare cosa significa essere una famiglia”.
Abdul del Senegal, a fine serata, invita alcuni della comunità a partecipare ad un incontro di preghiera in un paese limitrofo: “Grande è stata la sua gioia e la sua sorpresa nel vederci arrivare; c’erano 200 senegalesi musulmani, scalzi e seduti sui tappeti, che leggevano il Corano. Abdul ci ha presentato il loro capo spirituale e dopo due giorni ci ringraziava ancora una volta commosso della nostra visita”. Un altro gesto concreto è stato l’apertura di uno sportello di ascolto che l’intera comunità porta avanti per individuare esigenze e mettere a disposizione competenze, offrendo lezioni di italiano ai bambini ed ai loro genitori, o un aiuto per risolvere problemi burocratici o consulenze mediche di vario tipo. “Questa esperienza di famiglia – concludono – ed i frutti che ne scaturiscono, ci danno la certezza che il mondo unito non è utopia, ma realtà già viva in mezzo a noi”. (altro…)
11 Lug 2013 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Fathi, giovane turco, che vive a Basilea, con voce chiara ha cantato la sura 134 del Corano: “Dio ama coloro, che fanno del bene!” e con ciò ha subito annunciato il cuore del tema proposto per la giornata: l’amore al prossimo. L’Imam Muhammed Tas di Basilea ha raccontato della sua settimana di vacanza sciistica in compagnia del parroco Ruedi Beck ed altre due persone: “Abbiamo cucinato insieme gli uni per gli altri, abbiamo visto dove e quando nell’appartamento andava meglio per ciascuno, per dire le proprie preghiere. Eravamo come una famiglia, dove si impara gli uni dagli altri. Grazie a questi amici ho imparato anche a sciare molto meglio. Già per l’autunno stiamo pianificando un’altra settimana di vacanza, questa volta in Turchia”.

Abdul Jabbar Koubaisy, vicepresidente della lega musulmana in Polonia, apprezza molto questo detto della tradizione musulmana: “Colui che non sa ringraziare le creature, non sa neppure ringraziare il Creatore”. Paul Lemarié del Centro internazionale per il Dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari racconta invece di incontro una “Mariapoli” in Macedonia con 35 cattolici, altrettanti musulmani e una dozzina di ortodossi . Alla fine, un giovane partecipante cristiano cattolico aveva dato questa testimonianza: “Quest’incontro mi ha profondamente cambiato. Fino ad allora contava solo la mia fede e rifiutavo tutti gli altri: atei, musulmani, anche i cristiani ortodossi. Ora ho capito: Dio fa splendere il Suo sole su tutti”.
Il dialogo della giornata del 23 giugno a Baar, si è incentrato proprio sulle esperienze di comunità, già possibili nel rispetto della diversità. Per approfondire il tema scelto, l’Imam Mohammed Tas ha introdotto una videoregistrazione del discorso di Chiara Lubich tenuto al congresso degli amici Musulmani nel2002 a Castelgandolfo (Roma). “L’amore è una realtà importante nella nostra religione” – ha sottolineato Tas – “Se una persona non ama, vuol dire che ha un problema nel suo cuore … Yunus Emre, poeta musulmano del XIII sec. dice: ‘Ti amo per amore del Creatore!’ Con ciò egli ha indicato l’amore più profondo che ci possa essere per gli esseri umani”. E per dirlo con le parole di Chiara Lubich: “Si tratta dell’amore al prossimo, quell’amore che si riscontra nei più vari ambiti religiosi e culturali sotto forma anche di misericordia, di benevolenza, di compassione, di solidarietà. Amore del prossimo che, per noi cristiani, non è semplicemente un sentimento umano, ma, arricchito di una scintilla divina, si chiama carità, agape: amore di origine soprannaturale”.
Nel pomeriggio segue un tempo per la preghiera in due diversi luoghi secondo le religioni e poi ci si incontra in gruppi per uno scambio ricco e profondo sull’arte di amare, il perdono e la Regola d’oro. Imam Mustafa Oeztürk, presidente di un’associazione che raggruppa più moschee in Svizzera, nel suo saluto finale così si è espresso: “Stiamo imparando una nuova grammatica. Quella tradizionale inizia con “io”, poi “tu” ed infine “lui” o “lei”. Ma la grammatica dell’amore al prossimo inizia con il tu ed poi viene l’io. E «Lui» o «Lei» nella loro assenza hanno un diritto che va rispettato: che si dica di loro solo il bene”. Fonte: http://www.fokolar-bewegung.ch (altro…)
10 Lug 2013 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Un invito a stare col Papa sui passi di Gesù». «Vogliamo aderire a questo invito con gioia e grande disponibilità. Dove è la Chiesa, lì deve essere anche il nostro posto. La GMG apre i nostri orizzonti cambiando il nostro essere, ci aiuta a crescere nella fede e quindi farci sempre più forti nelle difficoltà quotidiane: all’università, al lavoro, a casa e così via. Lascia un segno per sempre nei cuori di tutti i giovani che vi partecipano e siamo sicuri che sarà così anche qui». A parlare sono Mariá e Leandro, due giovani dei Focolari di Rio de Janeiro, attivi in loco nella preparazione del grande evento mondiale. Si fanno portavoce di un impegno che coinvolge i Focolari in vario modo. Cosa attende a Rio i pellegrini che saranno lì dal 22 al 28 luglio? Sono 5 i grandi momenti collettivi di questa esperienza: http://www.rio2013.com/it/multimedia/video/4193/Local-dos-Atos-Centrais-da-JMJ-Rio2013
- 23 luglio: la Messa di apertura della GMG di Rio 2013, a Copacabana.
- 25 luglio: la cerimonia di accoglienza del Papa, il primo contatto di Francesco con migliaia di giovani dei 5 continenti nella spiaggia di Copacabana.
26 luglio: la Via Crucis, a Copacabana, presieduta dal Papa dal palco principale. Le 14 stazioni ripercorreranno il cammino di Gesù con una lettura attualizzata alle grandi questioni dei giovani di oggi.
- 27 luglio: veglia con il Papa, al Campus Fidei di Guaratiba. Tra i 50 gruppi artistici che animeranno queste ore, anche la band internazionale del Gen Rosso, che presenterà parti del musical Streetlight insieme a 200 giovani della Fazenda da Esperança e di altre comunità. Il Gen Rosso è in tournée in Brasile da maggio scorso: 7 città, più di 1000 giovani coinvolti sul palco, oltre 10mila spettatori.
- 28 luglio: la Messa di “invio”, alle ore 10, presieduta dal Santo Padre che segna la chiusura della GMG di Rio e annuncia la sede della prossima GMG.
La settimana della GMG è costellata di iniziative: la Fiera delle vocazioni, dove anche i Giovani per un Mondo Unito saranno presenti col loro stand, e molte altre raccolte nel Festival della Gioventù: varie espressioni per dire la voglia di esserci e raccontare un modo di vivere la fede.
Tra gli oltre 300 appuntamenti che fanno parte del programma ufficiale, il 24 luglio, lo “Spettacolo sulla vita di Chiara Luce”, la giovane beata italiana, tra gli ‘intercessori’ della GMG. Lo spettacolo è preparato dai giovani dei Focolari di Rio, insieme ad amici di altri movimenti cattolici, di altre chiese cristiane o che conoscono poco del cristianesimo. C’è anche una giovane buddista. Lo spettacolo viene da loro vissuto come un’opportunità per far conoscere ai partecipanti della GMG l’esperienza di Chiara Luce Badano, che prima di morire scriveva: “I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, ma vorrei passare loro il testimone, come nelle Olimpiadi. I giovani hanno una vita sola, vale la pena spenderla bene”. Cidade Nova ha pubblicato il libro di Franz Coriasco su Chiara Luce (“Dai tetti in giù”, in portoghese: “25 minuti: la vita di Chiara Luce Badano”) in una coedizione con “L’aiuto alla Chiesa che soffre”. 500 mila copie verranno distribuite ai giovani della GMG. La sera del 25 luglio, una veglia di preghiera con adorazione eucaristica, animata dai giovani dei Focolari.
In questa tappa brasiliana papa Francesco, oltre al programma della GMG, ha un’agenda piena di attività. Tra queste spiccano la visita al Santuario di Aparecida; l’inaugurazione del Polo di Cura Integrata dell’ospedale São Francisco da Tijuca, un centro specializzato per il recupero dalla tossicodipendenza, uno dei punti di attenzione sociale della GMG di Rio; la visita ad una favela nella zona nord di Rio, la Comunità di Varginha.
A proposito del Gen Rosso in Brasile http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pTafZtgw9s0 spettacolo ad Aparecida con i giovani della Fazenda da Esperança http://www.youtube.com/watch?v=DRYqPbRJc60 servizio di Rede GLOBO sul progetto Forti senza violenza servizio di Rede GLOBO sullo spettacolo a San Paolo (altro…)
8 Lug 2013 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Parte 1 
In un ricco scambio di visioni, si guardano le criticità di quattro continenti. Per l’Asia parla Andrew Recepcion, filippino, presidente dell’Associazione dei missiologi cattolici. In un continente dove risiede il 58,8% del totale della popolazione mondiale, e solo il 13,2% è cristiano, le sfide principali che la chiesa affronta partono dall’annuncio del Vangelo – sconosciuto dai più – realizzato attraverso il dialogo con le culture, che rende la Chiesa locale realmente presente nella vita del popolo; con le grandi religioni asiatiche; con i poveri, per unirsi con loro nella lotta per un mondo più umano.
Altra voce, altro continente: Martin Nizigiyimana, sacerdote di origine ruandese, spiega l’oggi della chiesa in Africa, partendo da uno sfondo storico, in cui «leggere, anche nelle vicende dolorose, una crisi di crescita, che chiede umiltà e collaborazione per assumersi la responsabilità storica del regno di Dio nel mondo». In questo contesto la chiesa è chiamata a porsi al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. L’Africa è conosciuta per i suoi problemi, ma adesso c’è uno sguardo nuovo sul continente, quello indicato da Benedetto XVI nel sinodo del 2009: l’Africa come «un immenso “polmone” spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza». E in questo senso cita tre esperienze significative dei Focolari in Africa: l’azione di nuova evangelizzazione a Fontem in Camerun, la scuola per l’inculturazione a Nairobi in Kenya e la testimonianza della Mariapoli permanente di Man in Costa d’Avorio durante la guerra civile.
Dall’America Latina, in collegamento skype da Buenos Aires, José Maria Poirier, direttore della rivista Criterio, offre uno sguardo sul card. Bergoglio prima dell’elezione: «Poco conosciuto dai mezzi di comunicazione, attento ai rapporti personali. Uomo abituato al governo e al tempo stesso molto fraterno sia con i sacerdoti che con i laici. Uomo della cultura dell’incontro, quindi del dialogo». Intuizioni sulle linee guida del papato? Continua Poirier: «Tolleranza zero per la questione abusi, chiarezza sull’economia e sulle finanze vaticane, cambiamenti nello stile della Curia romana. Propensione per il rapporto pastorale tra il Papa e i vescovi di tutto il mondo. Preoccupazione per i poveri, gli ultimi, coloro che soffrono per squilibri sociali».
Interessanti le voci di tre Paesi europei: Germania, Irlanda, Spagna, ciascuno attraversato da particolari sfide sul fronte chiesa-società. Christian Hennecke, incaricato per il settore pastorale missionaria nella diocesi di Hildesheim, nel nord della Germania, evidenzia le difficoltà economiche, la necessità di crescere nella fede, la diminuzione delle vocazioni di ogni tipo. Ma è proprio in questa situazione che si fanno strada modi nuovi e promettenti di essere Chiesa. Tra le piste indicate da Hennecke, frutto di un cammino condiviso tra chiesa cattolica e protestante, c’è quella di rinforzare l’aspetto della Parola di Dio vissuta comunitariamente.
Che cosa accade oggi alla chiesa in Spagna? si chiede Manuel Bru, sacerdote giornalista a Madrid. Anche lui individua punti di attenzione: la diminuzione della presenza pubblica della chiesa, in un contesto di scelte legislative contrarie alla dottrina della Chiesa cattolica; la riduzione dei membri anche tra i movimenti; l’abbandono della pratica religiosa sia dei giovani che delle donne; la perdita di entusiasmo nei sacerdoti, con un senso di affaticamento. Come servire di più la chiesa in Spagna? «Inserirci nella nuova onda di radicalità evangelica di Papa Francesco, puntando al primato dell’amore concreto».
Mons. Brendan Leahy, di recente consacrato vescovo di Limerick (Irlanda), traccia alcune linee riguardanti il mondo anglosassone. Il riferimento all’impatto degli scandali degli ultimi anni è d’obbligo. «A volte nelle chiese succedono cose che ci fanno fare passi, che altrimenti non avremmo mai fatto: in questo caso è nata una scoperta del ruolo dei bambini e ragazzi nella Chiesa, non tanto come oggetto dell’azione pastorale quanto piuttosto soggetti attivi nella vita della comunità». Di fronte alla cultura sempre più secolarizzata si sente una certa polarità di posizioni dentro la Chiesa: c’è chi cerca la via del dialogo e chi segue una difesa della fede senza compromessi. Occorre trascendere le visioni ideologiche. Come fa Papa Francesco: il suo stile, la spontaneità nei gesti e la sua libertà nel dire le cose colpiscono anche chi non frequenta la Chiesa.
Sono tutte sfide ma anche opportunità, nelle quali si intravede una strada da percorrere, riconoscendo i “segni dei tempi”. Si tratta di ripensare la storia dunque, «con uno sguardo grato allo Spirito Santo che l’ha portata avanti nel tempo» – come ha affermato Maria Voce in apertura dei lavori del laboratorio di riflessione del 12-13 giugno. Dietro gli importanti cambiamenti cui stiamo assistendo, la presidente dei Focolari invita a «sottolineare la regia dello Spirito Santo, la continua capacità della chiesa di rispondere a sfide sempre nuove». (altro…)
8 Lug 2013 | Cultura
Una riflessione sulla virtù “coraggiosa” che nasce dal fiducioso abbandono all’amore di Dio. In un mondo frenetico, stressato, che vive secondo la logica del “tutto e subito”, la virtù della pazienza appare davvero anacronistica e fuori moda. Viene percepita come un atteggiamento passivo e sottomesso alle avversità. Ma è veramente così? Che cos’è la pazienza? Attingendo ad alcuni testi dell’Antico e Nuovo Testamento, l’Autore traccia un percorso di riflessione su questa virtù presentandola come un atto di coraggiosa sopportazione dei limiti, delle difficoltà, dei dolori. Nasce dalla consapevolezza che non siamo assoluti protagonisti della nostra vita e che la serenità e la pace sono il risultato di un fiducioso abbandono all’amore e all’onnipotenza di Dio. (altro…)
6 Lug 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
In una lettera del 24 giugno 2013, l‘Organizzazione cristiana Internazionale dei Media (ICOM), con sede a Ginevra, in Svizzera, comunica a Jose Aranas la “menzione d’onore nella categoria del Premio Internazionale per il dialogo interreligioso”. “La giuria – continua la lettera, firmata da Jean-Marie Scheerlink del Comitato direttivo ICOM – ha preso la decisione, considerando il valore e la rilevanza del tema che avete segnalato”.
Il premio internazionale per il dialogo interreligioso riconosce il contributo dei professionisti dei media nel campo della pace e della convivenza tra persone di varie religioni e culture. New City Magazine scrive articoli e affronta tematiche dal punto di vista della fraternità universale. È impegnata nel dialogo interreligioso, ecumenico e culturale. Offre interviste con persone che segnano una differenza nel campo dell’arte, dell’economia, della scienza, dell’educazione, medicina e mondo della cultura. Promuove la convivenza pacifica e il rispetto per le differenze di credo religioso e culturale. Svolge il ruolo di catalizzatore nel perseguire una società pacifica e armoniosa in particolare nel contesto delle Filippine e dell’Asia in generale. Per l’iscrizione al premio, Aranas ha presentato due riviste in e-book di New City: l’edizione di gennaio 2013, con il suo tema sul fragile processo di pace nel sud delle Filippine a Mindanao (per vedere gli articoli si possono visitare: http://newcityph.com/archive/1301/issues.asp), e il numero di giugno 2012, con il suo invito ad una educazione verso una cultura del dialogo: http://newcityph.com/archive/1206/issues.asp. Il premio triennale aiuta a garantire la libertà di espressione e dei media a tutti i livelli, soprattutto nei confronti delle pressioni politiche, economiche, di autorità religiose o civili. Le candidature erano oltre 2000, ma solo 25 sono i vincitori scelti nelle 8 categorie: Titus Brandsma; Cardinal Foley; fotogiornalismo; dialogo interreligioso; questione delle donne; solidarietà con i rifugiati; giornalismo d’eccellenza. Il conferimento dei premi avverrà durante il congresso internazionale dei media che si terrà per la prima volta in America Centrale, a Panama City, dal 29 settembre al 6 ottobre 2013. Per conoscere i vincitori di tutti i premi visita: http://www.icomworld.info/aw/2013/aa.htm Articolo originale in inglese a cura di Romeo Pelayo Vital Traduzione e adattamento a cura di redazione web (altro…)
5 Lug 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
François-Xavier Nguyên Van Thuân (1928-2002), arrestato poche settimane dopo la sua nomina a vescovo coadiutore di Saigon nel 1975, trascorre 13 anni in prigione, di cui 9 in isolamento. Dopo la sua liberazione è stato presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. (http://www.vanthuanobservatory.org) Le righe che seguono, e che possono essere considerate un suo testamento spirituale, sono state scritte in prigione, a15 kmda Hanoi, nel 1980.
«Figli diletti, Mi trovo ad una nuova tappa: difficile, oscura e senza fine. Qui incontro pure dei pellegrini; li guardo come degli amici, e tutti gli avvenimenti come delle esperienze inestimabili. Perché tutto è grazia. Nella mia notte popolata di silenzio e solitudine, penso a voi tutti e a ciascuno, offrendovi tutti a Dio. Dio mi ha dato le ore più belle della mia vita. Mai preghiere erano state più ardenti, né messe più fervide, né più favorevoli le occasioni di unirsi all’amore di Dio per manifestare l’amore in mezzo all’odio e seminare la speranza nella disperazione. Si può perdere tutto materialmente, ma se Dio rimane, si ha ancora tutto. Dio è Amore. L’amore m’incoraggia ad amare come Dio ama. Non ho più nulla. Ma ogni giorno, offro l’amore di Dio a tutti nel cuore di Gesù e Maria. Io sono accanto a voi, amandovi e volendovi molto bene, poiché avete un posto di prim’ordine nel mio cuore. Vi ho lasciato qualche modesta esperienza nel Cammino della speranza. Leggete i miei pensieri più intimi alla luce della Parola di Dio e del Concilio. Meditate, pregate, lavorate affinché il vostro cuore trabocchi d’amore e di Speranza… Colmate le lacune e le debolezze dovute alle circostanze e alle insufficienze. È il mio testamento, sull’esempio di Paolo VI: «Il mio programma è realizzare il Concilio Vaticano II». Sforzatevi di accendere la fiamma della speranza nel luogo in cui vivete. Come Giovanni XXIII io consacro il resto della mia vita alla preghiera, al sacrificio, al servizio. Possano Gesù, Maria, Giuseppe rafforzare i vostri passi sul cammino della speranza». Tratto da: François Xavier Nguyen Van Thuan, Vivere le virtù, Città Nuova Editrice 2012, pp 7-8 (altro…)
4 Lug 2013 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Andar alla memoria di chi ci ha fatto del bene è un controcorrente urgente, da promuovere oggi contro una cultura che sembra aver memoria unicamente verso l’aggressività e la negatività dell’essere umano”. Sono parole del psicoterapeuta e pedagogista Michele De Beni per il quale è importante far risaltare l’influenza positiva che l’educatore può esercitare nello sviluppo della personalità e delle sue potenzialità. Su queste tematiche si snoda il libro da lui curato ed edito da Città Nuova: “Essere educatori”, presentato il 3 maggio scorso presso l’Università di Bergamo – Dipartimento di scienze umane e sociali – che ha voluto ricordare la figura di Chiara Lubich educatrice. Partendo dall’originale esperienza della giovane maestra Silvia Lubich (più nota come Chiara), il volume si apre a tematiche pedagogiche attualissime: il valore della tradizione e dell’innovazione, la formazione delle coscienze, le questioni aperte dai nuovi saperi, la richiesta di nuove competenze, il bisogno di rinnovamento della didattica, la centralità della relazione educativa, dell’accettazione e del dialogo. Il libro è corredato da un DVD dal titolo “La maestra Silvia non aveva la matita rossa” – a cura di Donato Chiampi, contenente ricordi ed episodi inediti raccontati da ex allievi e da una collega. http://vimeo.com/50673907 La maestra Silvia non aveva la matita rossa Da Castello in Val di Sole dove Chiara insegnò nell’anno scolastico 1938-39, Caterina, Carmela, Dolores ed Edda raccontano che nella classe composta di 40-42 bambini di tutte e cinque le classi, la maestra non si limitava all’attività didattica, ma si imparava l’educazione, la fraternità e… “a volersi bene”. C’era anche qualcuno “scadente” – ricordano –, ma «finché non arrivava alla pari degli altri, lei ripeteva sempre, aspettava tutti. L’ultima settimana che è rimasta ha continuato a raccomandarci di essere unite, di aiutare, specialmente gli anziani». Finito l’anno scolastico Chiara continuò a mantenere i rapporti vivi con loro con delle letterine. Anche padre Contardo Zeni, francescano cappuccino, suo ex allievo a Cognola in un istituto per bambini orfani, dove Chiara insegnò in seguito, ricorda: «La maestra Silvia è stata veramente una mamma per noi! Quando interrogava chiedeva ‘Tu cosa ne pensi, che ne dici?’. In base alla risposta ricevuta metteva la sua parola. Rispettava la personalità e anche il bambino. Adesso lo capisco, vedeva al di là del volto umano, la presenza di Dio nella persona. Io non finisco mai di dire grazie a Dio per avermi fatto incontrare una persona così eccezionale».
Fraternità e centralità della persona, paradigmi da riportare al cuore del discorso educativo: su questi binari viaggia la proposta del meeting internazionale Learning Fraternity che si svolgerà dal 6 all’8 settembre prossimo a Castel Gandolfo (Italia), rivolto a tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo: la famiglia, il comparto scuola, i catechisti, gli animatori di gruppi, gli studiosi del settore, gli stessi ragazzi. (altro…)
2 Lug 2013 | Cultura
Venerdì 5 luglio, a Roma, si chiuderà il processo diocesano di beatificazione e canonizzazione del cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân. Vietnamita, cattolico, fu rinchiuso 13 anni nella carceri di Saigon, appena nominato arcivescovo della capitale. Nel 1998 Giovanni Paolo II lo vuole presidente di Giustizia e pace. Città Nuova editrice segnala alcuni titoli pubblicati, che raccontano la sua intensa e profonda esperienza umana e spirituale sotto un regime ostile alla fede e messo in crisi dalla sua testimonianza. VIVERE LE VIRTÙ alla luce della Scrittura e del Concilio Vaticano II (2012) Una raccolta di alcuni dei pensieri del Cardinal Van Thuan composti clandestinamente in carcere che tematizzano le virtù cristiane, di cui lui stesso è stato testimone coraggioso e coerente. IL CAMMINO DELLA SPERANZA testimoniare con gioia l’appartenenza a Cristo (2010) «Questo libro è come una fonte fresca, limpida, inesauribile. È grondante di Vangelo. Per le sue mille massime, lo intitolerei: «Mille gocce di Vangelo»” (dalla presentazione del Card. Roger Etchegaray) Scritte nel corso dei suoi 13 anni di carcere, ricopiate clandestinamente, queste pagine di diario sono state il sostegno di migliaia di persone. Il manoscritto è giunto fino a noi grazie ai boat people, in fuga dal Vietnam e che grazie a questi scritti hanno trovato coraggio, fede e speranza pur nel dramma. Lucia Velardi (ed.) SPERA IN DIO! 100pagine di F.-X. Nguyên Van Thuân (2008) L’invito coerente, semplice e al tempo stesso solenne a non chiudere le porte alla speranza, ma anzi a coltivarla in sé e a suscitarla intorno a sé. DIECI A DA RICORDARE NELLA VITA Un itinerario di meditazione e di preghiera (2013, in uscita) A come Adorare, Ascoltare, Amare, Accettare…10 A che richiamano atteggiamenti chiave dell’essere cristiani. Un breve ma profondo itinerario di preghiera e meditazione nella forma della “decina”, più che della “novena”, sull’esempio di un grande testimone del nostro tempo. François Xavier Nguyên Van Thuân, dopo gli studi a Roma, dal 1967 è stato vescovo di Nhatrang (Vietnam). Nel 1975 è nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville). Viene arrestato poche settimane dopo perché accusato di complotto e di piani sovversivi contro il governo comunista. Dei suoi tredici anni in prigione, nove li ha trascorsi in isolamento. Liberato nel 1988, nella quaresima del 2000 Giovanni Paolo II lo invita in Vaticano per gli esercizi spirituali alla Curia Romana. L’anno successivo lo nomina cardinale. È morto a Roma il 16 settembre 2002. (altro…)
2 Lug 2013 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Fin da piccolo – racconta frate Tarcisio Centis – ho potuto attingere dalla mia famiglia i valori cristiani nella specifica angolatura francescana. Proprio per questo, quando ho sentito la chiamata alla vita religiosa tra i francescani, ho risposto con entusiasmo. Il noviziato e gli studi teologici fatti ad Assisi — alle radici della vita di san Francesco—, mi hanno arricchito di una ulteriore luce e consapevolezza riguardo ai capisaldi della vita cristiana incarnati da Francesco. Durante gli studi teologici mi sono sentito attirato ad approfondire, in particolare, l’aspetto liturgico come valore fondante la vita cristiana: l’Eucarestia. La celebrazione eucaristica era veramente per me culmine e fonte di vita. Il contatto con la spiritualità di Chiara [Lubich] – prosegue – ha rafforzato in me la dimensione contemplativa, indicandomi nuove possibilità di vivere l’unione con Dio. Inoltre mi ha fatto riscoprire il valore del fratello come un “dono” (proprio come dice Francesco) visto sia nella sua individualità, che nella sua globalità e unità. E questo mi ha aiutato a sentirmi più Chiesa, nella fraternità conventuale e per l’aspetto missionario.
Dopo 12 anni di servizio nella missione in Indonesia, sono rientrato con l’esigenza di riposare e di ricaricarmi spiritualmente. Ho trascorso un periodo presso la Claritas di Loppiano — centro di spiritualità in cui religiosi provenienti da diverse congregazioni sperimentano l’unità nella diversità dei carismi — e ricordo che una sera a cena si è accesa una discussione molto forte con un altro missionario proprio sul valore della liturgia. Sono uscito dalla sala da pranzo col cuore agitato, e non riuscivo a tranquillizzarmi: sentivo quel fratello sempre più lontano. Poi è incominciato ad affiorare in me: “Come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi?”. Allora il fratello viene prima della liturgia? Sì, prima il fratello! Prima di andare a letto, l’ho cercato, sono riuscito a chiedergli scusa, ed ho ritrovato la pace; il nostro rapporto si è rafforzato. Ho capito, in quella circostanza, che la “liturgia del fratello” deve precedere la liturgia Eucaristica». Nel giugno 2012 fr. Tarcisio rientra per la seconda volta dall’Indonesia, dopo solo tre anni, a causa delle precarie condizioni di salute. Nuovamente soggiorna presso la Claritas. «Nel clima della cittadella – confida – pian piano riprendevo le forze fisiche ed anche quelle spirituali. Nonostante il clima sereno che respiravo, mi ritrovavo spesso a pensare alle difficoltà vissute in Indonesia con alcuni confratelli». «Il Padre Provinciale mi aveva detto di perdonare, ed io pensavo di averlo fatto, ma la radice di quella sofferenza era rimasta, e riaffiorava con qualche pensiero negativo… A volte ho sentito forte la tentazione di fuggire, per il contrasto che provavo tra l’ambiente in cui vivevo e questi sentimenti. Ho cominciato (…) a sforzarmi di amare Gesù in ogni fratello, fino a sentire una particolare unione con Dio. Giorno dopo giorno si sono sciolti dentro di me il rancore e la rabbia. È subentrata non solo una pace nuova, ma un rapporto con Dio più vero e più profondo, pieno di gioia». Adesso, pensando a quei fratelli, fr. Tarcisio non solo sente di aver perdonato, ma anche riconoscenza per essere stato “costretto” a percorrere la via proposta da Chiara che è la stessa proposta dal Concilio Vaticano II: il fratello via aperta ad ogni uomo. Fonte: Unità e Carismi, 1-2/2013. (altro…)
1 Lug 2013 | Focolari nel Mondo
Il Card. Van Thuan racconta in pochi densi minuti, la storia della catena e della croce che portava. Costruite nei giorni della prigionia, continuando a riconoscere in ciascuno un fratello, a partire dagli stessi carcerieri. (altro…)
1 Lug 2013 | Cultura
Partendo dall’originale esperienza della giovane maestra Silvia Lubich (la fondatrice dei Focolari, più nota come Chiara) il volume si apre a tematiche pedagogiche attualissime: il valore della tradizione e dell’innovazione, la formazione delle coscienze, le questioni aperte dai nuovi saperi, la richiesta di nuove competenze, il bisogno di rinnovamento della didattica, la centralità della relazione educativa, dell’accettazione e del dialogo. Il volume contiene il dvd La maestra Silvia non aveva la matita rossa http://vimeo.com/50673907 con interviste agli ex alunni di Chiara Lubich. Attraverso l’ascolto di queste interviste ci si potrà introdurre in un ambito poco conosciuto della sua vita e riflettere su come tante problematiche e scelte educative di allora si ripropongano nella loro piena attualità e urgenza. Michele De Beni, psicoterapeuta e pedagogista, è stato docente di Educazione degli Adulti, Scuola Internazionale di Scienze della Formazione (SISF),Venezia. Da anni collabora al Master “Intercultural Competence and Management”, Centro Studi Interculturali, Università di Verona ed è attualmente coordinatore del Progetto interuniversitario e interassociativo di “Educazione interculturale”, in collaborazione con l’Università di Skopje (Macedonia). È autore di numerose pubblicazioni. Per Città Nuova ha pubblicato Comunicare per amare (Roma 2006) e Educare. La sfida e il coraggio (2010) e dirige con Ezio Aceti e Giuseppe Milan la collana Percorsi dell’educare. (altro…)
30 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Circa due anni fa, nel giro di tre mesi, la mia dentatura si deteriora in modo drammatico. Vado dal dentista chiedendo un preventivo per i vari interventi da fare. Un colpo al cuore! Sono ben 10.000 Franchi svizzeri. Condividendo la decisione con mia moglie, vista l’urgenza, si decide di accettare il preventivo del medico e di procedere con le cure. La cura dura alcuni mesi e quindi abbiamo il tempo di prepararci all’importante spesa. Alla penultima seduta dal dentista vengo informato che sono subentrate alcune difficoltà e che quindi la spesa sarebbe aumentata per un totale di Fr. 11.280. Per restare nel preventivo mi propone di pagare Fr. 10.000 in ‘nero’. Probabilmente la proposta del dentista nasce dal desiderio, dato che sono suo cliente da tantissimi anni, di farmi risparmiare. Chiedo di dare la risposta alla prossima seduta perché ne voglio parlare ancora con mia moglie e decidere insieme. La spesa già preventivata era già grande per noi e 1.280 Franchi in più sono una grossa cifra. La tentazione di risparmiare è tanta! Subentra il pensiero che una parte potrebbe servire per aiutare qualcuno, o che si potrebbe darli in beneficenza, e tante altre scuse. Alla fine però decidiamo che come cristiani è giusto pagare la fattura completa. Dando la risposta al dentista, abbiamo cercato di volergli bene, ringraziandolo per la sua premura verso di noi per non metterlo in imbarazzo spiegandogli la ragione della nostra scelta. La provvidenza non si è fatta attendere! Lo scorso aprile nel compilare la dichiarazione dei redditi ho inserito la fattura del dentista. L’8 giugno, la risposta nel “date e vi sarà dato” giunge puntuale, con l’arrivo della cartella delle tasse per l’anno fiscale 2012. Dal riepilogo delle varie voci: federali, cantonali e comunali, ho costatato che per l’anno fiscale 2012 le mie tasse risultano inferiori di Fr. 1.611,25 rispetto a quelle dell’anno prima. Calcolando la differenza 1.611,25 – 1.280 ho risparmiato 331,25 Franchi!». (altro…)
29 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
http://vimeo.com/68603474 10 anni fa i bambini di una classe hanno iniziato con la loro maestra a tirare “il dado dell’amore”. Oggi, l’iniziativa si è estesa ai bambini di tutte le classi di Trento. I loro “atti d’amore” pubblicati sul giornale del Comune arrivano nelle case delle famiglie della città. E anche quest’anno l’appuntamento per tutti è stato in piazza Duomo. Il servizio con le immagini di Paolo Holneider e Donato Chiampi. (altro…)
27 Giu 2013 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
http://vimeo.com/69223346
Il 14 e 15 giugno scorso un gruppo di 48 focolarini di 7 Chiese cristiane hanno approfondito alcuni punti importanti della spiritualità dell’unità nella sua dimensione ecumenica. In questa occasione abbiamo raccolto la storia di Hanneke, olandese, della Chiesa riformata. «Sono cresciuta in una famiglia riformata. Quando avevo 13 anni, con la morte di mia mamma, per me è cominciato un periodo difficile. Nessuno della mia famiglia andava più in chiesa, ma io sentivo di non lasciare Dio, così ho sempre cercato di avere contatti con la comunità della chiesa locale. All’età di 21 anni ho fatto la ‘professione di fede’, un momento importante nella Chiesa riformata; lì mi sono impegnata a dare tutto per costruire il regno di Dio, nella chiesa e nell’umanità. Anche quel giorno, come già da piccola, ho sentito che Dio voleva da me qualcosa di più. Nella mia ricerca ho incontrato la comunità di Taizé, dove ho visto un cristianesimo diverso da quello che avevo conosciuto prima, che si poteva vivere insieme. Poco dopo, attraverso una collega di lavoro, ho conosciuto la spiritualità dei Focolari. Non me ne ha parlato direttamente, ma ho capito dalla sua vita che aveva una dimensione spirituale molto forte. Ho cominciato a frequentare il focolare ad Amsterdam. Una volta sono capitata ad una festa di compleanno, una cosa molto semplice. Ma lì per la prima volta ho sperimentato quella presenza spirituale di Gesù, e ho compreso meglio il significato della frase “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Vedevo messo in pratica l’amore scambievole e mi sono detta: anche io voglio vivere così. All’inizio non sentivo la differenza fra me che ero riformata, e la maggioranza degli altri che erano cattolici. Solo dopo qualche anno mi sono resa conto che eravamo diversi nel modo di professare la nostra fede, e mi venivano tante domande; a volte non mi sentivo capita. La chiave per proseguire su questa strada l’ho trovata in Gesù Abbandonato: riconoscere un suo volto nella piaga della divisione tra le chiese, dei nostri pensieri diversi, mi ha aiutato ad andare avanti. Mi sono trasferita ad Eindhoven nel sud dell’Olanda, dove la maggioranza è cattolica. Ho sperimentato da una parte una grande apertura, dall’altra imparato ad esprimere le mie perplessità o difficoltà, quando vedevo qualcosa che per la sensibilità riformata non andava bene; questo serviva a costruire rapporti più veri. Anche all’interno del Movimento dei Focolari siamo in molti appartenenti alla Chiesa riformata, di diverse vocazioni. Abbiamo fatto insieme belle esperienze di conoscenza reciproca, ad esempio alcuni viaggi a Roma, ed è cresciuta la coscienza che l’ecumenismo è un cammino comune, sia per i protestanti che per i cattolici. Da alcuni anni alcuni responsabili di varie chiese e movimenti si sono chiesti come dare all’Olanda una testimonianza di unità, anziché di divisione. Si è creato così il comitato “noi scegliamo l’unità”. Da lì si è proposta una giornata di riconciliazione fra tutte le chiese, alla quale hanno partecipato 4.000 persone. Questo lavoro continua oggi nel Global Christian Forum olandese. Ciò che trovo molto importante per l’unità dei cristiani è saper ascoltare l’altro fino in fondo. Devi essere proprio vuoto di te stesso per ascoltare; a volte pensi di sapere quello che l’altro vuole dire, ma devi prima ascoltare bene. Vivere l’insegnamento di San Paolo, di entrare nella pelle dell’altro, per accelerare l’unità». (altro…)
26 Giu 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Cosa accade alla chiesa oggi? Come affrontare le sfide della trasmissione della fede alle nuove generazioni, gli scandali a cui si è andati incontro in diversi Paesi, l’abbandono della fede nel continente europeo? Come cogliere la vitalità e i doni che provengono da Asia e Africa? Sono le domande di fondo che animano la riflessione del gruppo di esperti del campo ecclesiale e del mondo della comunicazione composto da sacerdoti, religiosi, laici attivi in vari ambiti (missiologia, ecclesiologia, educazione, nuova evangelizzazione, culture giovanili) e in diverse parti del mondo, che si sono ritrovati a metà giugno a Castelgandolfo. Sono sfide rilevate a livello universale e secondo grandi aree geografiche, che nei vari contesti prendono forme diverse ma che, nell’insieme, possono contribuire a dare una visione di ciò che la Chiesa deve affrontare. Non è mancata la voce del sociologo, che ha richiamato le questioni a livello macro e micro con cui non solo la Chiesa, ma tutta la società, deve fare i conti: la gestione della complessità nel panorama globalizzato, il nuovo quadro delle relazioni e la creazione di coesione sociale. E si rilegge l’evento di Pentecoste 2013 come un coinvolgimento dei Movimenti nella prospettiva indicata dal Papa: “uscire fuori” per andare incontro all’uomo.
L’appuntamento, promosso dalla rivista di vita ecclesiale Gen’s, è giunto alla 3° edizione, il 12 e 13 giugno scorsi. Quest’anno all’apertura dei lavori è intervenuta anche la presidente dei Focolari, Maria Voce. Ha sottolineato come la «spinta che viene dal nuovo Papa a questa visione più vicina a tutti gli uomini, più sobria, più semplice», per il Movimento dei Focolari «deve significare l’impegno sempre rinnovato di edificare e di presentare quella chiesa comunione che il carisma [dell’unità] ci permette di vivere; comunione con Dio e con tutta l’umanità: l’uscire fuori a cui papa Francesco invita continuamente e che sentiamo particolarmente anche noi. Essere chiesa comunione e presentarsi come tali, anche fuori dalle strutture strettamente ecclesiali». E Giancarlo Faletti, copresidente dei Focolari, ricorda la “passione per la Chiesa”, che ha sempre animato Chiara Lubich, in particolare nell’immediato post-concilio, invitando tutti a continuare a riconoscere l’azione dello Spirito Santo che guida il Popolo di Dio.
La sfida delle nuove generazioni, e di conseguenza dell’educazione, emerge potente: ne è un esempio la recente Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura sulle culture giovanili emergenti, della quale sono stati raccolti gli elementi maturati a partire dal protagonismo dei giovani, dal linguaggio giovanile, e dalla conoscenza dell’universo giovanile per la trasmissione della fede cristiana. 5 parole per la mia chiesa: è il suggestivo titolo dell’intervento del teologo Piero Coda, in collegamento skype dall’Istituto Universitario Sophia, di cui è preside, nella cittadella internazionale di Loppiano. Le parole «sequela, popolo di Dio, dialogo, spirito ed ethos» sono da lui intese come linee di sviluppo della chiesa di oggi. «Lo Spirito Santo, infatti, è capace di generare nuove energie per rispondere alle domande più urgenti dell’umanità – spiega ancora –. È Lui che porta avanti la chiesa, e a volte lo fa con cambiamenti anche bruschi. E noi, che non siamo così duttili, abbiamo l’impressione di dover rifare tutto daccapo, ma dobbiamo guardare a questo cammino dello Spirito Santo nella Chiesa». Continua… (altro…)
25 Giu 2013 | Parola di Vita
«Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso»* Chi ama però non evita soltanto il male. Chi ama si apre sugli altri, vuole il bene, lo fa, si dona: arriva a dar la vita per l’amato. Per questo, Paolo scrive che nell’amore del prossimo non solo si osserva la legge, ma si ha «la pienezza» della legge. «Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso» Se tutta la legge sta nell’amore del prossimo, occorre vedere gli altri comandamenti come mezzi per illuminarci e guidarci a saper trovare, nelle intricate situazioni della vita, la via per amare gli altri; bisogna saper leggere negli altri comandamenti l’intenzione di Dio, la sua volontà. Egli ci vuole obbedienti, casti, mortificati, miti, misericordiosi, poveri… per realizzare meglio il comandamento della carità. «Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso» Ci si potrebbe chiedere: come mai l’Apostolo omette di parlare dell’amore di Dio? Il fatto è che l’amore di Dio e del prossimo non sono in concorrenza. L’uno, l’amore del prossimo, è anzi espressione dell’altro, l’amore di Dio. Amare Dio, infatti, significa fare la sua volontà. E la sua volontà è che amiamo il prossimo. «Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso» Come mettere in pratica questa parola? È chiaro: amando il prossimo; amandolo veramente. Ciò significa: dono, ma dono disinteressato, a lui. Non ama, colui che strumentalizza il prossimo per i propri fini, anche i più spirituali, come può essere la propria santificazione. Occorre amare il prossimo, non noi stessi. È indubbio, però, che chi ama così si farà santo davvero; sarà «perfetto come il Padre», perché ha compiuto il meglio che poteva fare: ha centrato la volontà di Dio, l’ha messa in pratica: ha adempiuto pienamente la legge. Non saremo forse esaminati alla fine della vita unicamente su questo amore?
Chiara Lubich
Parola di vita pubblicata in Città Nuova, 1983/10, p.40.
25 Giu 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Workshop di danza, percussione, canto, teatro: nel nuovo spettacolo del gruppo musicale Gen Verde i giovani partecipano ai laboratori proposti e costruiscono insieme alle artiste alcuni momenti della messa in scena. La cittadella di Loppiano (Italia), sede del gruppo musicale, ed il Polo Lionello Bonfanti, dal 13 al 15 giugno hanno accolto 48 giovani di provenienza toscana ed internazionale che si sono messi in gioco in un “numero zero” dello spettacolo, divenendo protagonisti dell’allestimento. “Le discipline artistiche – affermano le ragazze del Gen Verde – portano spontaneamente ad un livello di comunicazione attraverso il quale si creano rapporti di una profondità inaspettata riuscendo a creare occasioni di dialogo in un clima incoraggiante e di condivisione” . “La gioia visibile che sprizzava dagli occhi di tutti – proseguono – veniva anche dalla scoperta che si può dare più di quanto ci si aspetta da noi stessi. Il risultato finale è stato importante in quanto prodotto da tutti”. I ragazzi e le ragazze coinvolti alla fine delle giornate hanno colto quanto sia importante che ciascuno si senta valorizzato e nessuno escluso, oltre alla gioia “vera” di comunicare agli altri un messaggio comune. “La gratitudine reciproca e inarrestabile non smetteva di essere dimostrata – conclude il Gen Verde – . Difficile lasciarci dopo aver realizzato un piccolo assaggio di quello che sarà il nostro nuovo concerto”. (altro…)
24 Giu 2013 | Chiara Lubich, Cultura, Ecumenismo, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
È partita la mostra itinerante “Chiara Lubich: protagonista di un nuovo tempo”, per commemorare la figura della fondatrice del Movimento dei Focolari, a cinque anni dalla sua scomparsa. Aeroporto, Mercato Pubblico, Consiglio Comunale, Assemblea Legislativa, associazioni di solidarietà, sono alcune delle tappe previste. Grande attesa anche nel Parco della Redenzione, nella settimana precedente alla Giornata Mondiale della Gioventù. La prima tappa ha avuto luogo dal 13 al 25 maggio nella Hall della Biblioteca Centrale della Pontificia Università Cattolica di Rio Grande del Sud. La vita e l’opera di Chiara Lubich sono state presentate attraverso sette banner che raccontano le origini del Movimento, i suoi primi passi e l’evoluzione di una vita evangelica che oggi si declina in diverse realtà sociali. Si passa dalla dimensione ecumenica del Movimento, con il profondo rapporto di amore reciproco con chiese cristiane e non cristiane, a quella con persone di convinzioni diverse. Un altro banner mostra la realtà dei giovani. Si evidenzia una nuova generazione che ha delle proposte concrete di rinnovamento della società, convinta che la fraternità universale, se vissuta e costruita giorno dopo giorno, porta alla vera realizzazione umana così freneticamente cercata dai giovani in forme diverse. La famiglia è un altro aspetto fondamentale per la trasformazione della società, per mantenere i valori più genuini che assicurano il senso della vita e dei rapporti sociali.
Nell’expo troviamo anche messo in rilievo un progetto che riguarda l’Economia di Comunione, lanciata proprio in Brasile nel 1991, in una delle visite di Chiara Lubich. La proposta: gestire aziende che siano economicamente sane e che cerchino, allo stesso tempo, di agire per combattere le disuguaglianze sociali e di favorire la formazione di una nuova mentalità imprenditoriale. Dall’economia alla politica. In questo campo il Movimento dei Focolari s’impegna a lavorare per il bene comune, avendo come base la categoria politica della fraternità. La politica, insomma, vissuta come servizio, “Amore degli amori” secondo una definizione di Chiara Lubich. Nel sociale, il progetto Associazione Famiglie solidali, che aiuta decine di bambini in un quartiere nella periferia della città. Progetti simili sono sparsi nel mondo e sono sorgente di speranza per tante famiglie che subiscono privazioni materiali e spirituali. Su un grande schermo, un video racconta la storia del Movimento. Ed ancora, ci sono spazi di condivisione di iniziative individuali e collettive che hanno alla base la regola d’oro (fare all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te), presente in quasi tutte le religioni. La mostra continua in altri luoghi di rilevanza culturale della città di Porto Alegre, in cui poter conoscere la figura di Chiara, “protagonista di un nuovo tempo”; e le implicanze che il carisma dell’unità ha avuto e ha nei vari ambiti della chiesa e della società. (altro…)
22 Giu 2013 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Comitato di Orientamento di Insieme per l’Europa con i suoi otto membri – appartenenti della Chiesa cattolica, ortodossa ed evangelica – si è incontrato nella sede romana della comunità di S. Egidio il 4 e 5 giugno scorsi. Scopo principale: confrontarsi sui frutti dell’anno trascorso e capire insieme le prossime tappe, cercando di leggere “lo spartito scritto in cielo” come amava dire Chiara Lubich. In molte delle 152 città collegate il 12 maggio 2012 è iniziata o si è incrementata una dinamica locale di vivace collaborazione tra Movimenti e Comunità di varie Chiese. In vari Paesi esiste, poi, un comitato nazionale di “Insieme per l’Europa” come una rete che sostiene questa comunione. Andrea Riccardi (fondatore della comunità di Sant’Egidio), sottolinea la responsabilità di continuare ad uscire fuori senza essere autoreferenziali, citando Papa Francesco. È la “cultura dell’incontro” – ribadisce la presidente dei Focolari Maria Voce riferendosi ancora a Papa Francesco -, “la cultura di amicizia e di apertura all’altro che sperimentiamo in questo cammino di comunione e che dà speranza al nostro Continente e non solo”. Reduce da un viaggio in Germania, racconta di incontri con varie personalità che vedono in ‘Insieme per l’Europa’ un esempio capace di unire i cuori. Gerhard Pross, del Convegno di responsabili/Ymca, racconta di come il 23 maggio 2013, nell’Accademia cattolica di Stuttgart-Hohenheim si sono incontrati rappresentanti della Chiesa evangelica in Germania, della Chiesa cattolica e di altre Chiese, su invito di alcuni Movimenti e Comunità unite nella rete di “Insieme per l’Europa”. Il presidente della EKD (Evangelischen Kirche in Deutschland) Nikolaus Schneider, l’arcivescovo Robert Zollitsch (Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca), il vescovo Gerhard Feige e il vescovo regionale Heinrich Bedford-Strohm nei loro interventi hanno incoraggiato a contribuire ad un intenso e aperto scambio sulle questioni ecumeniche, particolarmente attuali per il 50° della chiusura del Concilio Vaticano II e in vista dell’anniversario della Riforma nel 2017. Alcuni elementi emersi sono: il ritorno a Cristo come centro comune; la comune rielaborazione della storia a livello regionale e nazionale; il porre segni di riconciliazione e la coscientizzazione alle sensibilità della Chiesa dell’altro. Christophe D’Aloisio (Syndesmos) ha presentato, in un’interessante visione, l’attualità di alcune comunità ortodosse in Europa. La fitta agenda dell’incontro del 4 giugno prevedeva varie tematiche. Si è cercato, come ha suggerito Padre Heinrich Walter, del Movimento Schönstatt, di mettere a fuoco il progetto di Dio su ‘Insieme per l’Europa’. Guardare alle “periferie esistenziali”, alle povertà materiali e spirituali che affliggono l’Europa per contribuire al bene comune con i carismi ricevuti da Dio: è questa una delle priorità. Tra l’altro si mette in programma per l’anno prossimo un convegno per esperti e responsabili di Movimenti interessati allo sviluppo di un’economia equa.

Incontro con il Card. Stanislaw Rylko
Regna fra tutti un clima solenne, che si fa preghiera quando si legge il versetto del Vangelo di Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). È questo passo di Giovanni che, a partire dal 2001 a Monaco di Baviera divenne la base dell’agire tra responsabili di Movimenti e Comunità di varie Chiese e che rende possibile e sempre straordinariamente nuovo il cammino di ‘Insieme per l’Europa’. Il 5 giugno mattina, i responsabili presenti a Roma sono stati ricevuti dal card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Egli ha incoraggiato i progetti, sottolineato il contributo che le comunità e i movimenti possono dare per risvegliare la responsabilità per l’Europa unita e messo in evidenza la “novità” che la dimensione ecumenica di ‘Insieme per l’Europa’ sta diffondendo. «È Dio che deve tornare al centro della vita dell’uomo – ha affermato – e Dio torna quando gli uomini si lasciano toccare da Dio». Il cardinale ha individuato nei carismi luoghi in cui Dio tocca gli uomini e li trasforma, rendendoli testimoni credibili del Vangelo. (altro…)
22 Giu 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Noi stiamo bene. Da Damasco e da Aleppo vi salutiamo! In questo momento un gruppo di noi è ad un incontro di giovani, che si fa ormai da due mesi regolarmente in una parrocchia, perché vogliono conoscere l’ideale dell’unità. Certo, la “notte” nel Paese si fa sempre più scura, non si sa fino a quando ce la faremo a resistere sia a livello di stress, che a livello economico. I prezzi sono alle stelle, la gente nella grande maggioranza pensa solo a garantirsi il cibo, perché tutto il resto è diventato superfluo e questo per persone abituate a lavorare è come uno schiaffo, sentono che anche la loro dignità è stata calpestata da questa guerra. In tante località o quartieri poi si convive con il rischio, quando si esce di casa, ci si chiede: rientreremo? Ci sono poi i due Vescovi e i due sacerdoti rapiti di cui non si sa assolutamente nulla e per i quali si levano preghiere incessanti come per le altre persone rapite. Ma in questa “notte”, ve lo possiamo assicurare, c’è una luce molto forte e sono le parole di Gesù, l’insegnamento di Chiara Lubich, che ci ripete di vivere l’attimo presente, di amare, restare uniti, tenere viva la presenza spirituale di Gesù tra noi. E allora ecco il miracolo che davvero ci stupisce: viviamo “fuori di noi”, per gli altri, non pensiamo che ad amare, a disarmarci continuamente di fronte ai risentimenti o anche alla rabbia che si può provare nel cuore, a migliorare i rapporti tra noi e con tutti. Questo ci fa restare in una certa normalità, ci dà la pace e in tanti sentiamo che è proprio qui il nostro posto, perché proprio qui si può portare l’unità e la serenità, e di questo la gente è assetata. Un giovane che fa il servizio militare e lavora negli uffici, in un posto che subisce molti attacchi, ci ha raccontato che durante uno degli ultimi, molto forti, mentre scappava con i colleghi nel rifugio, si è reso conto che uno di loro era stato colpito e giaceva a terra. Per un attimo il dubbio: “Torno indietro ad amare questo fratello o continuo a scappare?”. Nel cuore, chiara, una voce che gli diceva: “Non avere paura, Io sono con te”. È tornato indietro, si è tolto la camicia per arrestare il sangue che scendeva dalla gamba e ha aspettato, sotto i colpi, l’arrivo dell’ambulanza. In questo momento in cui ci sentiamo uniti a tutti voi, vorrei ringraziare ciascuno degli aiuti che ci arrivano in vari modi e che ogni volta ci commuovono. Sono un segno di quella realtà di famiglia che ci accompagna sempre. Sono preziosissimi, ci permettono di fare sentire a Gesù nel fratello quell’amore che ognuno di voi ha per Lui, di consolarLo, di darGli la forza di resistere e non disperare. Se siamo qui è perché voi e tanti con voi ci siete e ci sono, e allora quindi un grandissimo grazie, grazie e un saluto speciale da tutti qui, dalla Siria». Maria Voce, a nome delle migliaia di persone collegate via internet, risponde: «Anche noi siamo qui perché voi ci siete, e continuiamo a essere insieme a portare avanti tutto insieme, a pregare, a sostenervi in tutti i modi che possiamo!». Si possono far arrivare aiuti concreti alla Siria attraverso l’AMU (Associazione Mondo Unito). Le coordinate bancarie le trovate sul sito dell’AMU-Emergenza Siria. (altro…)
21 Giu 2013 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La zona del Veronese era stata flagellata dal maltempo, mettendo i corsi d’acqua a rischio di esondazione; il 17 maggio Giuseppe nella cantina della propria abitazione è stato travolto da una massa di acqua e fango fuoriuscita dal torrente Mezzane che aveva rotto gli argini poco più a nord. A fianco dei volontari della protezione civile e delle forze dell’ordine impegnati nelle ricerche, si sono avvicendati dalla primissima ora moltissimi conoscenti e membri del Movimento dei Focolari di cui Giuseppe e la moglie, Maria Grazia, da molti anni facevano parte. Questa immediata, spontanea, viva testimonianza di amore concreto, nello spalare, sgombrare, pulire è stata anche un’espressione di gratitudine verso la vita di Giuseppe, spesa nell’amore e nella donazione verso la moglie e le due figlie, verso altre famiglie, nell’ambito professionale e nella parrocchia. «La sua è stata una vita donata nell’amore. Vorremmo vivere questo momento in compagnia di Dio, Mistero di Amore trinitario. E lasciarci confortare dalla sua Parola di verità». Così mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, si è espresso nell’omelia della messa funebre per Giuseppe Maschi, il 21 maggio scorso. Quel giorno l’intero paese di Lavagno si è stretto attorno a Giuseppe ed ai suoi familiari. Mons. Zenti è rientrato appositamente da Roma dove era impegnato nei lavori della Conferenza Episcopale, ed ha presieduto la cerimonia concelebrando insieme a 14 sacerdoti, alla presenza del Prefetto di Verona Perla Stancari, il Presidente della Provincia Giovanni Miozzi, il sindaco di Lavagno Simone Albi e numerosi rappresentanti delle Forze dell’ordine. «Giuseppe era un uomo generoso, pieno d’amore – afferma mons. Zenti nell’omelia -; lo può testimoniare la sua famiglia, la parrocchia dove era collaboratore, soprattutto come catechista insieme alla moglie, e l’ambito civile. Lo potete testimoniare voi, accorsi così numerosi. Per ispirare la sua vita all’amore ha fatto parte della famiglia dei Focolari, il cui carisma è appunto l’attuazione concreta, nella ferialità, del comando del Signore: ‘Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi’». «Sono qui con voi – continua il vescovo – anch’io avvolto come voi nel silenzio cupo dell’anima, nel buio angoscioso del cuore, come quello provato da Gesù sulla croce: “Si fece buio su tutta la terra… Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Su questo silenzio facciamo risuonare e su questo buio facciamo scendere la Parola di Dio, che come lampada rischiara i passi nostri barcollanti nel groviglio di interrogativi esistenziali che ci attanagliano e mostrano l’insufficienza della ragione di fronte al mistero dell’uomo, specialmente di fronte al mistero della morte». E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera letta alla fine della cerimonia dal prefetto Stancari, manifesta «vicinanza ed affetto alla famiglia Maschi colpita negli affetti più cari da questo grave lutto. Con essa, anche a tutti i cittadini di Lavagno che hanno subito danni dall’alluvione che ha colpito il paese». Concetti ribaditi nel telegramma inviato dal presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta: «Il mio commosso e fraterno saluto e la mia vicinanza alla famiglia di Giuseppe Maschi e a tutti i cittadini di Lavagno». (altro…)
20 Giu 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sulla scia del costante invito di Papa Francesco a lasciarci stupire dall’amore sempre nuovo di Dio, trentadue vescovi amici dei Focolari provenienti da Corea, Mongolia, Filippine, Thailandia, Myanmar, India, Pakistan, Giappone, Taiwan, Sri Lanka, si sono incontrati a Seoul (Corea) dal 22 al 25 maggio per confrontarsi ed immergersi nella realtà viva della “Chiesa-comunione”. Le nazioni che compongono il continente asiatico sono diverse per lingua, etnia, religione, tradizioni, e anche le situazioni che vive la Chiesa stessa sono assai varie. I vescovi hanno colto in questa multiformità una opportunità di arricchimento reciproco: “Abbiamo dato ampio spazio alla comunione spirituale e alla conoscenza reciproca – scrivono –. Siamo così venuti a scoprire un’enorme ricchezza di vita, tradotta in tante esperienze molto concrete scaturite dal Vangelo vissuto nei diversi ambienti: seminari, parrocchie, luoghi di persone emarginate dalla loro disabilità o povertà materiale. L’amore a Gesù nel fratello è stata la molla che ci ha spinto ad avvicinare i nostri prossimi e a cercare di lenire, per quanto possibile, le loro piaghe”. Anche la Nuova Evangelizzazione è stata oggetto di riflessione: essa richiede una conversione personale ed un nuovo annuncio dell’amore di Dio alle popolazioni asiatiche attraverso il dialogo con le molteplici tradizioni religiose e l’apertura radicale verso coloro che soffrono.
La messa finale concelebrata, si è conclusa con un solenne patto di amore scambievole; e l’impegno di amare la diocesi altrui come la propria ha sancito la condivisione sperimentata. Per mantenere vivi ed accrescere i rapporti costruiti, molti dei presenti si sono ripromessi di sfruttare al meglio i mezzi più rapidi di comunicazione come skype e videoconferenze. L’arcivescovo di Bangkok Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, moderatore degli incontri dei vescovi amici dei Focolari, spiega che la condivisione delle diverse esperienze fatte nelle conquiste e nelle difficoltà della vita, ha creato rapporti fraterni di comunione profonda tra i partecipanti facendo sperimentare la presenza di Cristo Risorto tra tutti. Questa presenza ha donato nuova forza e gioia per riprendere il servizio nelle rispettive diocesi, con l’amore di pastori vicini al proprio gregge, seguendo l’esempio indicato da Papa Francesco. (altro…)
19 Giu 2013 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Life, Love, Light ovvero vita, amore, luce. Questo trinomio abbinato al nome e all’esperienza di Chiara Luce Badano dai giorni della sua beatificazione, continua a correre sul Web grazie al sito ufficialmente dedicato alla giovane di Sassello – www.chiaraluce.org, apprezzato e visitato da persone di tutte le età; da alcuni giorni questo sito si presenta ampliato ed arricchito nella veste grafica, nei contenuti, nei servizi offerti. Tra le novità, l’attesa sezione LOVE che riguarda la spiritualità vissuta da Chiara Luce, l’aggiornamento delle iniziative portate avanti dalla “Fondazione Chiara Badano”, la sezione “A Sassello” riguardante il Centro di Spiritualità nella località de La Maddalena, frazione appunto di Sassello (Italia), paese natale di Chiara Luce. Inoltre in “Pubblicazioni” si segnalano novità editoriali, CD, DVD. È ampliata anche l’offerta linguistica con l’aggiunta della lingua portoghese. Denominatore comune è il desiderio di diffondere il messaggio di questa giovane testimone del Vangelo e farne “risplendere sul moggio” la cristallina luminosità. Chiara Luce è presente anche in facebook. La pagina è molto apprezzata e conta oltre 54.000 contatti; ma al di là dei numeri, la vita e la profondità di Chiara Luce contagiano e sollevano: “Sono un po’ giù di morale – commenta qualcuno – e appari tu con il tuo volto candido con il tuo sorriso genuino con i tuoi occhi pieni d’amore e come per magia il mio cuore si tranquillizza: grazie“. (altro…)
18 Giu 2013 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale
Stefano Comazzi, responsabile all’Azione per un mondo unito del settore progetti (AMU), ha visitato, insieme a CASOBU (la controparte locale di AMU), le principali località del Burundi raggiunte dai progetti che portano avanti nelle province di Ruyigi, Kayanza e Bujumbura. Ecco il suo racconto: «Nella zona rurale di Bujumbura, nel Comune di Mutimbuzi, c’è un campo per sfollati chiamato “Maramvya”, dove è in corso un nostro progetto a favore delle famiglie. Costretti per ben 2 volte a spostarsi nel giro di pochi mesi, gli sfollati hanno vissuto prima in un’area periferica di Bujumbura – un vero e proprio pantano -, poi in un terreno vicino all’aeroporto, nel Comune di Butirere. Il nuovo campo, però, è più lontano dalla città e più scomodo da raggiungere.
Da circa 4 mesi sono stati assegnati alle famiglie dei lotti di terreno sui quali potranno costruirsi le loro case. Ho potuto vedere che alcuni hanno già iniziato a tirare su qualche semplice casetta in mattoni di fango e paglia. Ma a molti mancano i mezzi necessari e c’è il rischio che la terra venga venduta per pochi soldi a speculatori interessati ad edificare immobili più grandi. Al momento della mia visita, sotto una grande tenda, era in corso una sessione di raccolta dei dati anagrafici da parte di un giovane incaricato da CASOBU, al fine di consentire la registrazione in Comune delle famiglie e dei minori, permettendo quindi l’accesso ai servizi sanitari e scolastici. Questa registrazione è piuttosto complicata perché la gente è passata sotto l’amministrazione di altri due comuni. In pratica è necessario verificare presso ciascuno di essi se non vi siano registrazioni precedenti ed eventualmente procedere alle rettifiche necessarie. Tutto questo processo avviene in modo manuale, e quindi richiede molto tempo e cura da parte degli operatori di CASOBU.
Circa la situazione dell’accesso all’acqua, vi è un solo punto di distribuzione pubblico, con una fontana che dista circa mezzo chilometro dall’insediamento, dove ho visto una piccola folla di donne e bambini. Dai loro racconti risulta che spesso le code iniziano al mattino presto, anche alle tre, e l’attesa dura molte ore. La pressione dell’acqua è infatti insufficiente, e l’attesa per riempire le taniche dura a lungo. Parlando con il sindaco abbiamo saputo che è allo studio un progetto per l’intera area nord della città, con tubature di diametro e portata adeguate ed una cisterna di raccolta dell’acqua proprio vicino al campo. Tuttavia, nell’attesa che tale progetto trovi concreta realizzazione, CASOBU valuterà eventuali soluzioni temporanee che possano in qualche modo alleviare il disagio della popolazione nel rifornirsi di acqua.» Fonte: Azione per un Mondo Unito online Scheda del progetto Come collaborare: Burundi, Campo sfollati Maramvya (altro…)
16 Giu 2013 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Quando si è lasciato spogliare della fede in Dio, l’uomo ha subìto la più grande truffa. Dove poi egli non è stato spogliato della fede in Dio, talora l’ha perduta lo stesso per essersene dimenticato. Ora l’uomo paga spesso il prezzo di queste lunghe dimenticanze, in fondo si è dimenticato del suo stesso essere uomo. Sta in una casa che non riconosce più per sua, e difatti gli è divenuta prigione. Sta con uomini, in cui non ravvisa più i fratelli, il legame che li vincola è formato dal segreto di sfruttarsi l’un l’altro. Va in una scuola, legge giornali, osserva prodotti di una scienza, per cui la verità gli è deformata, sì che ha finito col non conoscere più l’oggetto e col dubitare del soggetto, è trattato e si tratta come un fantasma. Questa dimenticanza si ricapitola nella dimenticanza di Dio. Se si riconosce Dio, si diventa liberi verso gli uomini in terra. Questi uomini risultano allora fratelli, e l’unico sentimento dovuto loro è l’amore. Ritrovando l’uomo, torniamo a vederne la sua dignità. Nei suoi limiti vediamo la sua grandezza, mentre ne constatiamo la miseria. Esso può crollare, ma resta stirpe d’un Dio. La miseria è sua, la grandezza gli è conferita da Uno più grande. Il quale vuole che nella prova noi cresciamo su noi stessi, che utilizziamo la sciagura per esercitare le grandi virtù, giustizia, carità, pietà; che valorizziamo la morte per la vita, la povertà economica per la ricchezza spirituale, al punto che il nostro patrimonio sia tutto patrimonio dello spirito, e la nostra dignità non dipenda dallo stato economico, ma dalla forza del carattere, dalla rassegnazione eroica, dalla vittoria che per noi e in noi il bene riporta sul male. Allora siamo produttori di vita. Questa è la prova a cui assistono cielo e terra, e il cui scioglimento apre un’eternità. Se si passa tra le miserie immiserendoci anche nell’anima, se si reagisce al negativo abbrutendoci, se si crolla prostrandoci nella disperazione e logorandoci, noi sciupiamo stupidamente la nostra fatica, sporchiamo senza dignità le nostre lacrime, denutriamo l’anima. L’amore eroico trasforma il dolore in letizia, le nostre pene diventano strumento per esercizi spirituali: le sciagure pongono a ciascuno un’esigenza di santità, e cioè di umanità perfetta, essendo perfezionata dalla grazia. Tratto da: Igino Giordani, La rivolta morale, Capriotti Editore, Roma 1945 www.iginogiordani.info (altro…)
15 Giu 2013 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
Un noto rabbino, partecipante all’incontro di dialogo ebreo-cristiano promosso dal Movimento dei Focolari (svoltosi presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo, Roma), ha spiegato che la storia della comprensione tra le due religioni si è sviluppata in tre livelli di azione. Il livello 0, e cioè quello nel quale persone di ambedue le religioni si presentano e si conoscono. Il livello 1 fa un passo in più: c’è rispetto e mutua comprensione. La paura che l “altro” ci interpelli ancora non esiste. Il dialogo del secondo livello, invece, propone che le persone coinvolte siano pronte a che l’altro – ebreo o cristiano – influisca realmente con le proprie convinzioni religiose e lo trasformi positivamente. Non si tratta – ovviamente – di mettere in discussione l’identità religiosa di ciascuno e meno ancora di sincretismo. La proposta consiste nell’utilizzare un linguaggio spirituale in cui tutti, in modi diversi, possano ritrovarsi. Devo dire che frequento da anni eventi interreligiosi ma mai avevo partecipato ad uno simile a questo. Poche volte si vedono insieme 4 rabbini di diverse correnti dell’ebraismo e un folto gruppo di laici esperti delle tematiche tipiche del dialogo (30 persone dell’Argentina, USA, Italia e Uruguay), che lavorano con una metodologia totalmente originale. Di solito ogni partecipante parla della sua religione, commenta i propri testi e fa riferimento ai propri autori. Questa volta i cristiani hanno commentato i testi ebraici e gli ebrei i testi cristiani. Non sono state delle riflessioni prese dal bagaglio di pensatori o teologi noti nei propri ambiti, ma sono stati piuttosto approfondimenti incentrati nell’impatto che questi documenti hanno prodotto nel lettore: un impatto spirituale, in modo particolare, di profondo contenuto. Si sono visti, sotto una lente diversa da quella abituale, i testi della spiritualità ebraica e i testi che appartengono al patrimonio spirituale lasciato da Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. Uso una metafora presa dal mondo della cibernetica. È ormai noto che il web 2.0 ci aprirà, a breve, nuove forme di comunicazione attraverso la rete: il “dialogo 2.0” è anche un passo in avanti. Questo implicherà lasciare da parte le sicurezze acquisite finora per integrare gli elementi di sempre in un modo nuovo. Sarà più adatto per l’edificazione di forme più profonde di incontro interreligioso e, in definitiva, per la costruzione di una società più fraterna. L’abbiamo sperimentato durante questi giorni. Da Francisco Canzani Leggi anche: Quando il dialogo è uno stile di vita “Ho appreso da Bergoglio cosa vuol dire il momento della morte” Si fa dialogo interreligioso per “diventare persone migliori” Conoscere è amare. Il dialogo “cuore a cuore” (altro…)
14 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sembra ieri quando abbiamo iniziato a collaborare con il progetto Fraternità con l’Africa – racconta un gruppo di volontari dei Focolari della Spagna -. Era l’aprile 2009 e per la diffusione del progetto abbiamo organizzato diverse attività nel nostro paese, Aljucer (Murcia), che si sono concluse con una cena di beneficenza. Ora siamo già alla quinta edizione». Il progetto nasce nel 2006 a Budapest: nel corso del Volontarifest, evento internazionale che raccolse migliaia di persone nella capitale ungherese, col motto “La terra è un solo paese. Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”, si lanciò un progetto che promuove borse di studio per i giovani africani in diversi ambiti, insieme all’idea di fare delle proprie città, posti nei quali “brilli” la cultura della fraternità. Un gruppo di volontari di Aljucer, lì presente, decide di aderire alla proposta.
«Ci siamo sentiti chiamati in causa, e nel 2007 abbiamo iniziato a dare forma legale ad un’associazione che ci aiutasse a raggiungere l’obiettivo: Aljucer, un paese che promuova la cultura della fraternità. Molte le attività realizzate da allora, anche con altre associazioni, ma la nostra attività principale continua ad essere il progetto Fraternità con l’Africa». Ogni anno affisioni di manifesti, coinvolgimento degli esercizi commerciali, che spesso collaborano nella diffusione del progetto donando prodotti per il sorteggio alla cena di beneficenza, dalla quale ricavare fondi per le borse di studio.
«La cena annuale per il progetto Fraternità con l’Africa è un appuntamento atteso. Si aggiungono sempre nuove persone. Non avevamo mai superato le 90 persone ma questo anno eravamo 125, un numero “importante” per un paese come il nostro, colpito come molti altri dalla crisi». Si spiega il funzionamento del progetto: il numero delle borse di studio assegnate, i fondi raccolti, gli ambiti educativi promossi e le esperienze degli studenti. Alla fine, in un clima di festa, sorteggio dei regali, e conclusione con la collaborazione artistica di alcuni artisti locali. Con una novità: la gradita presenza di Carlos Piñana di Cartagena, chitarrista di “flamenco” e professore del Conservatorio Superiore di Murcia, che insieme a quattro suoi alunni ha dato vita ad un recital di chitarra “flamenca”. «Siamo contenti – continuano i protagonisti della vicenda – perché crediamo che questi eventi siano serviti per promuovere un po’ di più la cultura della fraternità. Cultura che ci fa uguali, che ci fa sentire fratelli, motivo più che sufficiente per lavorare gli uni per gli altri, gli uni con gli altri.» Fonte: www.amu-it.eu Aljucer, un paese che promuove la cultura della fraternità (altro…)
13 Giu 2013 | Focolari nel Mondo
Da un’intervista di Erik Hendriks, Sylvester Productions, del 24 maggio 2004, per la TV Belga. (altro…)
13 Giu 2013 | Focolari nel Mondo
Lingua: Italiana. Produzione Movimento dei Focolari (Roma). All rights reserved. Un laboratorio a Chicago il 27/28 aprile 2013 per presentare le micro realizzazioni in atto in tutto il Paese. (altro…)
13 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Mentre a Gerusalemme si svolgevano le celebrazioni per la Settimana Mondo Unito, anche noi preparavamo alcune attività qui a Manila», raccontano i Giovani per un Mondo Unito (GMU) delle Filippine. Per loro, il collegamento con la Terra Santa è stato il punto di partenza per la settimana, piena di appuntamenti: 10 “frammenti di fraternità” (così sono chiamate le azioni dei Giovani per un Mondo Unito raccolte nello United World Project) in contemporanea, il 4 maggio a Manila, e al nord, a Baguio e in altre città. La settimana è cominciata con una festa per l’unità, chiamata BRIDGE (ponte): tutti collegati con Gerusalemme, poi con i GMU di altre città delle Filippine, e infine pronti a partire per le diverse attività previste: da programmi alimentari, ad azioni ambientali, a visite negli ospedali e tra i meno fortunati. 379 i giovani iscritti, solo a Manila.
Sono andati a Sulyap ng Pag-asa, centro abitativo dove opera il Movimento dei Focolari nei sobborghi disagiati e affollati di Quezon City. I GMU svolgono regolarmente l’attività di sostengo alimentare. Al Sinag Hospital, che offre cure e servizi ai pazienti in risposta all’invito di Gesù nel Vangelo ad amare soprattutto i più poveri, hanno sperimentato che trascorrendo il proprio tempo con i pazienti, il resto dei loro problemi sono sembrati piccoli. Altra attività alla città dei ragazzi, una casa per centinaia di bambini di strada, gestito dal Dipartimento del Welfare. I giovani ne hanno incontrati 147 tra gli 8 e i 17 anni. Tempo trascorso insieme, cura, canzoni e ballo: i GMU hanno potuto condividere anche il loro segreto, “l’arte di amare”. E i bambini hanno a loro volta offerto alcune canzoni e danze. Il Munting Tahanan ng Nazareth ospita, invece, persone con handicap fisico e mentale. «Con la nostra visita – spiegano i GMU – volevamo condividere l’amore di Dio presente nei nostri cuori, chiunque noi siamo». Giovani donne vittime di abusi vivono a Marillac Hills, dove da tempo le ragazze dei Focolari vanno a trovarle. Per la fiducia accresciuta, in questa occasione il centro ha permesso che anche i ragazzi partecipassero.
E poi le azioni nei centri Bukas Palad (a mani aperte), espressioni sociali dei Focolari nate in risposta alla diffusa povertà, che col motto “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, forniscono servizi nel campo della salute, educazione e costruzione della comunità. I giovani sono stati sia nel Social Center di Tramo, Pasay e Tambo, Paranaque che a La Union nel nord. Nel primo, con i ragazzi del centro si è svolta un’azione ecologica per ripulire una zona vicino a un torrente, felici di rendere Tramo, il loro quartiere, un posto più pulito. Nel secondo, i giovani del nord delle Filippine hanno realizzato 6 diversi workshop dalla cucina alla pallacanestro, con 55 bambini. Altra attività, sempre nel nord, è stata l’azione ecologica per ripulire Pagudpud, una meta turistica molto frequentata. E ancora il Fazenda U-Day a Masbate, dove invitare gli amici a passare alcune ore insieme tra musica ed esperienze su come vivere e promuovere la fraternità. A conclusione della settimana i tanti giovani coinvolti si sono ritrovati per la giornata “BRIDGE 2.0, un progetto per l’unità”. Era il momento, finite tutte le attività, di prendere un impegno per il futuro: con una firma su una grande bacheca, ciascuno poteva scegliere di impegnarsi ad essere un ponte per un mondo unito. A sottolinearlo, i Giovani per un Mondo Unito delle Filippine, usano le parole di Maria Voce, che il 1° maggio ai giovani radunati a Loppiano, in Italia, aveva detto: «Dopo aver costruito un ponte, se non si cammina, rimane un materiale inerte, un materiale che non serve. E allora, il ponte serve proprio per unire. Serve proprio per incoraggiarvi ad attraversarlo per incontrarvi. Non vi stancate. Il ponte c’è per questo. Fare il primo passo significa voltarvi verso i giovani che avete affianco e dire, se potete, o dimostrare, che veramente siete pronti a fare qualcosa per loro, con loro». (altro…)
12 Giu 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sono medico, specialista in malattie infettive, e sono in contatto con i pazienti sieropositivi e malati di AIDS da circa 30 anni. Sono il referente per questa patologia nell’ospedale dove lavoro a Kinshasa (Congo). Cerco di partecipare alla trasformazione della società nella quale vivo. Creare una società nella quale l’uomo sia al centro dei membri della comunità è stato così uno degli obiettivi della mia vita. Ho deciso di fare il medico per mettermi al servizio dei miei fratelli. Mi sono trovato, così, ad affrontare una grande sfida: condizioni di lavoro sempre più degradanti e stipendi insignificanti, che non aiutavano i medici ad acquisire una coscienza professionale e all’onestà. Per sopravvivere, bisognava lavorare in organismi internazionali o in cliniche private. Molti miei colleghi sono emigrati in Europa e negli Stati Uniti. Anch’io sono stato tentato ad emigrare ma, dopo aver riflettuto con mia moglie, abbiamo deciso di restare nel Paese accettando la situazione: malati poveri, condizioni difficili di lavoro, mancanza di materiale e a volte tentativi di corruzione. All’inizio temevamo di essere contagiati dal virus per le scarse condizioni igieniche; e le strutture sanitarie carenti non ci davano alcuna garanzia. In quel periodo il nostro Paese era in piena crisi socio-economica e politica. Non ricevevamo più aiuti dalla cooperazione internazionale. Poi è scoppiata la guerra con il carico di drammi che ogni conflitto porta con sé. Avevamo grandi difficoltà a curare i malati di AIDS, ma abbiamo continuato ed è stata davvero l’occasione di vivere concretamente l’amore. La nostra azione si è focalizzata su alcune attività dirette alla cura dell’AIDS e alla prevenzione. Per la cura dei malati, con l’aiuto dell’ associazione Azione per un Mondo Unito (AMU) è stato possibile costruire una struttura sanitaria completa di laboratorio di analisi. Inoltre, è stato avviato un programma di cura a base di farmaci specifici, finalmente disponibili anche in Africa e garantiti a tutti, anche ai più poveri. Tutto ciò è stato il frutto di recenti scelte da parte dell’ONU nelle strategie di lotta contro l’AIDS. Per la prevenzione, è stata avviata in maniera sistematica la formazione di educatori con il compito di intervenire sul piano psicologico, sociologico e morale presso i giovani e le famiglie, al fine di operare nella popolazione un cambiamento di comportamenti. Incentivando, anche, lo sviluppo di attività produttive per migliorare l’alimentazione di base. Il contenuto principale dei corsi consiste nel dare informazioni complete e corrette sulla trasmissione e prevenzione della malattia. Per questo si cerca di approfondire l’origine e gli effetti del virus sul sistema immunitario e i mezzi di prevenzione. Ciò che mi dà coraggio è lavorare insieme a medici del Movimento dei Focolari e ad altri che, come me, sentiamo di mettere il malato al primo posto». (M.M. Congo) (altro…)
11 Giu 2013 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dal 10 al 13 giugno a Castelgandolfo (Italia), la quinta edizione del seminario di dialogo ebraico cristiano, organizzato dal Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari in collaborazione con i vari gruppi di ebrei presenti. Una trentina di partecipanti che provengono dagli USA, Italia, Argentina e Uruguay: un gruppo impegnato da anni nel dialogo tra ebrei e cristiani. Diversi tra loro collaborano a progetti comuni, come il gruppo che da anni lavora attorno alla Fordham University, una delle tre maggiori università di New York, come pure in Uruguay e anche in Argentina. In quest’ultimo paese sudamericano recentemente è uscito un libro scritto a due mani dalla Rabbina Silvina Chemen e da Francisco Canzani, corresponsabile del Movimento dei Focolari a Buenos Aires. Un testo inedito nel suo genere, frutto della rispettosa esperienza tra i protagonisti, molto adatto alla formazione ad un dialogo maturo e fruttuoso. L’attuale incontro si è dato come tema di riflessione: l’«Imitatio Dei» (immagine di Dio), concetto centrale nelle Sacre Scritture e fondamento di una visione dell’uomo come essere essenzialmente relazionale, la cui dimensione spirituale va considerata insieme alla sua dimensione fisica, sociale e storica. “A differenza dei simposi precedenti (2005 e 2007 a Roma, 2009 a Gerusalemme, e 2011 a Buenos Aires) – spiega Silvina Chemen, Rabbina della Comunità Bet-El di Buenos Aires –, questo incontro si potrebbe definire come un esperimento che facciamo con un gruppo ristretto di persone che da anni percorrono insieme una strada di unità. Siamo alla ricerca di trovare nuove forme di dialogo che puntino più in profondità, superando il discorso in parallelo che in genere si fa. Si tratta di affrontare la sfida di prendere i testi gli uni degli altri e commentarli: un ebreo un testo cristiano, di Chiara Lubich ad esempio, e commentarlo; e un cristiano un testo della mistica ebraica, ad esempio. Si cerca di avere non tanto un approccio accademico, ma piuttosto evidenziare gli effetti che questi testi producono su ciascuno di noi”.
E aggiunge Mario Burman, presidente di OJDI (associazione ebraica per il dialogo interconfessionale), con tanti anni d’impegno nel dialogo con i cristiani alle spalle: “L’incontro è molto interessante, perché questo tentativo di entrare gli uni nei testi degli altri implica un passo in avanti nel dialogo. Infatti, non è semplicemente un far conoscere reciprocamente le proprie esperienze, ma di commentare le esperienze dell’altro, cosa produce in chi lo riflette”. Tra i presenti, il Rabbino Abraham Skorka, rettore del Seminario Rabbinico Latinoamericano a Buenos Aires, che scrisse a due mani con l’allora Cardinale Bergoglio “Sobre el Cielo y la Tierra”. Domani è prevista la partecipazione del gruppo all’udienza generale di Papa Francesco in P.zza S. Pietro. E poi avverrà l’incontro con la stampa presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. (altro…)
11 Giu 2013 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«La prima festa, il primo viaggio, il primo appuntamento, il primo ballo… non si dimenticano mai! le prime volte, avvenimenti che quando li ricordiamo ci commuovono, regalandoci un sorriso o una lacrima. Cosi come già mi succede ricordando la mia prima Mariapoli, da poco conclusa. Avevo ricevuto l’invito da un caro amico e, nonstante dubbi e incertezze, ho deciso di partecipare. Quando sono arrivato a Esmeraldas – città abitata prevalentemente da afrodiscendenti, con tradizione, cucina e ritmo particolari – conoscevo forse 10 persone delle 350 che partecipavano alla Mariapoli, sentendomi perciò un “perfetto estraneo”. Ho dovuto condividere la stanza con due sconosciuti, pregando che non russassero, e poi ho partecipato a riunioni, tavole rotonde, momenti di incontro con persone mai viste prima… ma ascoltando le loro esperienze, i loro sogni, la maniera in cui cercavano la loro felicità e quella dei loro prossimi, ho sentito la fiducia necessaria per lanciarmi anch’io a parlare di me.
Tra le varie meditazioni, quella che mi ha più colpito è stata una lettera che Giovanni Paolo II ha scritto a Chiara dove invita i membri del Movimento ad essere “apostoli del dialogo”. Come farlo? Ascoltando e aprendoci al prossimo. Mi è venuto in mente mio padre, che tra poco compirà 85 anni e sta rimanendo senza amici perchè tanti sono già in cielo. Ho capito che posso essere suo amico, ascoltandolo nelle cose che gli interessano: con lui non posso parlare di I-pad o Internet, ma ugualmente posso amarlo e stare più tempo con lui. l titolo della Mariapoli diceva: “L’altro da me un altro me”. Un’esperienza molto forte in questo senso è stata andare a visitare le detenute del carcere femminile e sentir cadere molti pregiudizi e indifferenze, scomprendo che sempre possediamo qualcosa da donare: l’amore. Ma la Mariapoli non è stata solo impegno e meditazioni, nel talent-night, dove ognuno donava i suoi talenti artistici, mi sono divertito come poche altre volte mi era successo. Inoltre, è stata splendida la Messa afro: la rappresentazione esatta della gioia che esiste nei nostri cuori quando partecipiamo ad un incontro con Dio.
Quando sono rientrato nella mia città, nonostante sia ritornato con lo stomaco vuoto – per non aver mangiato i famosi piatti tradizionali a base di pesce, come il corviches o l’encocao -, il mio cuore era completamente pieno di amore. Ci è stato detto che la Mariapoli inizia veramente quando torniamo a casa, nella nostra routine. Ho cercato, allora, di mettere in pratica quanto avevo imparato, in particolare cercando di vedere il volto di Gesù in tanti fratelli con cui avevo a che fare durante il giorno. Posso sicuramente affermare che quella di Esmeraldas è stata la mia prima Mariapoli, ma non sarà certo l’ultima».
Mariápolis Esmeraldas Flickr photostream Per info sulle Mariapoli nel mondo: www.focolare.org/mariapolis (altro…)
10 Giu 2013 | Cultura
Crisi di coppia? Quali segnali non vanno sottovalutati? Come intervenire prima che sia troppo tardi? Il Volume, edito da Città Nuova, cerca di rispondere a questi interrogativi. Come una macchina. Senza il carburante, l’olio e un motore pienamente efficiente, non cammina. Le spie rosse del cruscotto si accendono segnalando che qualcosa non va; forse è un guasto di poca importanza, ma che può farsi serio. Diventa allora necessario intervenire prima che sia troppo tardi. È così anche per il rapporto di coppia. Si verificano talvolta incomprensioni, malintesi e dissapori che non vanno sottovalutati. Sono il segnale, dapprima irrilevante poi sempre più evidente, di una difficoltà tra i due. È importante fare attenzione a queste “spie dell’amore” per evitare che la crisi si aggravi. Quali sono i segnali più frequenti di una crisi imminente? Cosa fare e cosa non fare in questi casi? Con competenza e leggerezza insieme Ventriglia risponde con utili consigli pratici. Rino Ventriglia è neurologo, psicoterapeuta, analista transazionale, da sempre appassionato dell’uomo. È direttore della Scuola di Psicoterapia ad indirizzo analitico. Per Città Nuova con RitaDella Valle ha pubblicato Comunicare nella coppia (2011). (altro…)
10 Giu 2013 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dopo aver parlato nei templi buddisti e nella moschea di Harlem, Chiara Lubich era felice di potersi rivolgere ai fratelli ebrei. “È con grande gioia — ha detto — che mi trovo oggi qui con loro, che fanno parte di una delle più grandi comunità ebraiche del mondo. Una grande gioia perché […] Non ho mai avuto la fortunata possibilità d’incontrare in numero così notevole coloro che, col Santo Padre Giovanni Paolo II, so essere i miei ‘fratelli maggiori’ ed onorarli ed amarli come tali». I 150 presenti hanno intonato Shalom, il canto della pace. Tutto si è svolto in un clima di cerimoniale sacro, ritmato dalle Parole di Dio dell’Antico Testamento e dalla percezione di assistere ad un avvenimento che – come è stato detto – ha il significato di “chiudere un’epoca e aprirne un’altra: quella dell’unità”. Di fronte, un grande candelabro dalle 7 braccia (la menorah) con le candele accese ad una ad una con solennità: la prima rappresenta la luce, la seconda la giustizia, la terza la pace, la quarta la benevolenza, la quinta la fratellanza, la sesta la concordia. Per accendere la settima, quella centrale, sono stati invitati Chiara e il presidente [della B’nai B’rith, dott. Jaime Kopec, ndr]: è la candela della verità, il sigillo di Dio, il cuore della vita. Appena accesa, Chiara s’è rivolta al presidente proponendogli di fare in questo momento un patto d’unità. E lui ha risposto: “questo è un patto”. Poi, nel suo discorso, in cui s’è rivolto a Chiara chiamandola “sorella”, ha voluto spiegarlo a tutti come “un patto di volerci bene, di fede nel guardare il futuro, di sotterrare i secoli d’intolleranza. Non è facile, ma solo i valorosi compiono imprese difficili”. “L’unità si fa nel rispetto della diversità – ha aggiunto Mario Burman [incaricato del dialogo interreligioso della B’nai B’rith, ndr] –. Comincia un tempo nuovo”. E rivolto direttamente a Chiara: “Chiara, l’Argentina ha bisogno del suo messaggio”. “Sono qui – ha affermato Chiara – con fratelli con i quali condividiamo un’autentica fede in un solo Dio ed abbiamo in comune il patrimonio inestimabile della Bibbia in quello che noi chiamiamo: l’Antico Testamento. Che fare? Che pensare? Se la semplice regola d’oro (fai agli altri ciò che desideri sia fatto a te) riesce a farci fraternizzare, se non sempre in Dio, almeno nella fede di un Essere superiore, con i fedeli di altre religioni, cosa potrà avvenire se il Signore incomincia a chiarire che è Sua volontà intrecciare anche fra noi, ebrei e cristiani, una relazione fraterna? (…) Mi sono lasciata illuminare da tante divine verità, che costellano la loro tradizione ebraica e che noi condividiamo. Verità che possono diventare cemento fra la nostra e la vostra vita spirituale. (…) Ho sognato così di poter vivere insieme queste verità e dare con la nostra profonda comunione, con la nostra collaborazione, una nuova speranza al mondo”. Tratto da “Le luci della menorah – con Chiara Lubich in Argentina e Brasile”, Città Nuova Ed., Roma, 1998, pp. 132,34. (altro…)
9 Giu 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Senza categoria
L’ONG MoveRSE, che ha sede a Rosario (Argentina), ha organizzato il 24 maggio scorso, nella sede della Borsa di Commercio, l’edizione 2013 del “Foro MoveRSE”. Si tratta di un convegno dedicato alla Responsabilità Sociale e Sostenibile (RSE) che ogni anno convoca responsabili dei settori imprenditoriali, governativi e civili, con l’obiettivo di confrontarsi sulle principali sfide che ogni gestione imprenditoriale deve affrontare in favore di uno sviluppo sostenibile, partecipativo e trasparente.
In quest’ambito e nel settore delle “Iniziative Sostenibili” – una serie di progetti presentati alle 300 persone presenti nell’Auditorio – Francisco Buchara, della Commissione Giovanile di Economia di Comunione (EdC) ha presentato l’originale progetto nato in Brasile nel 1991 e al quale aderiscono un migliaio circa di aziende in tutto il mondo.
“A differenza di altre imprese solidali – ha esordito Buchara – che prima producono e poi decidono come utilizzare gli utili (donarli, destinarli ad un progetto sociale, altre iniziative benefiche), le aziende di Economia di Comunione, sin dalla loro nascita puntano a generare ‘beni relazionali’. Cioè beni non materiali, non consumabili individualmente, ma legati ai rapporti interpersonali. Beni scarsi, quindi, che perché nascano hanno bisogno di almeno due persone, e che necessariamente generano reciprocità”. Buchara continua la sua esposizione definendo i pilastri dell’EdC: “…i poveri, i primi protagonisti dell’EdC che nasce, appunto, per ridurre il divario sempre più grande fra povertà e ricchezza; le aziende; i poli industriali; e una cultura della condivisione. Essa, sta a fondamento dell’EdC che vuole immettere nell’agire economico un nuovo modo di fare impresa”. Il giovane imprenditore sorprende quando spiega che “il progetto dell’EdC nasce da un carisma; come le banche che, come si sa, sono nate dal carisma francescano. Si può perciò affermare che i carismi sono importanti anche per l’economia, perché riescono a vedere prima e più lontano”.
Il suo intervento viene corredato dalla presentazione di due aziende che aderiscono all’EdC: una Agenzia di Turismo, Boomerang Viajes (di Buenos Aires), e Dimaco, importante centro di distribuzione di materiale da costruzione (di Paraná, città al nord est dell’Argentina). In comune hanno l’atteggiamento di porsi al servizio, dando origine ad una catena positiva. Un esempio? “Un giorno – racconta German Jorge di Dimarco – mi chiama al telefono il nostro principale concorrente per chiedermi di anticipargli del cemento perché gli altri fornitori non gli davano più credito; attraversava una situazione finanziariamente difficile. Per anni aveva scommeso forte sul mercato, anche mettendomi contro il muro. Avevo l’occasione di vendicarmi o di restare fedele alle scelte dell’EdC e cambiare i nostri rapporti. La felicità che ho provato quando mi sono deciso a dargli quanto mi chiedeva valeva per me molto di più del cemento. Ed è questo modo di rapportarci, anche con la concorrenza, che rafforza la nostra reputazione. E spesso ci vengono offerte nuove possibilità di lavoro, quasi senza bisogno di andare a cercarle”. (altro…)
8 Giu 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Dopo un’esperienza pastorale come viceparroco durata undici anni, il mio vescovo, prima di affidarmi la parrocchia, mi ha dato l’opportunità di trascorrere quattro mesi nella cittadella di Loppiano, nel Centro di formazione per noi sacerdoti diocesani. Qui mi sono trovato con una ventina di sacerdoti e seminaristi venuti da tante parti del mondo per vivere un’esperienza evangelica di comunione, nella linea della spiritualità dell’unità. Tra noi sacerdoti all’inizio non era facile comunicare a motivo della lingua. Ad esempio, quando è arrivato Yvon del Madagascar che parlava solo francese, per comunicare con lui dovevo tradurre dall’italiano all’inglese e Peter degli Stati Uniti dall’inglese al francese. Era laborioso, ma lo facevamo con tutta la fraternità possibile e ci siamo capiti benissimo. In questa scuola di vita tutto si fa in concordia: pregare, meditare insieme, lezioni ricche di approfondimento teologico, biblico, pastorale nei più diversi ambiti; ma anche lavorare in giardino, in cucina, lavare i pavimenti, tradurre in varie lingue, insegnare l’italiano, giocare a calcio… Questo non limitarsi alle attività tipiche del prete per fare anche tanti lavori manuali, come ha fatto per trent’anni Gesù a Nazareth, fa di questo corso una vera scuola integrale.
Servire – ad esempio – la domenica alla mensa, assieme a religiosi e laici che condividono questa esperienza, accogliere con un bel pranzo i numerosi visitatori di Loppiano, apparecchiare e poi lavare le pentole, i piatti, ecc… una mole di cose che, solo insieme agli altri, si riesce a fare: anche con gusto. È solo un particolare delle attività che si svolgono qui, ma per me era tutto nuovo ed è stato un bell’insegnamento. Il fatto di lavorare dal lunedì al venerdì nella falegnameria, mi ha fatto apprezzare in un modo diverso il sabato e la domenica, come fa la mia gente in parrocchia. Per lavorare nell’artigianato (verniciatura, lisciatura, lavorazione del legno) è stato necessario imparare ad usare bene la vista, l’udito e il tatto; e a dosare la forza muscolare, altrimenti si rischia di rovinare i pezzi o i macchinari. L’artigianato è una scuola di attenzione e delicatezza, caratteristiche fondamentali nella vita, specialmente nella vita di un prete. Anche la Messa quotidiana ha acquistato un sapore diverso. Ad esempio offrire il lavoro al momento dell’offertorio è una cosa molto più concreta quando ti fa male la schiena perché hai passato la mattinata chinato a zappare la terra o a levigare un legno… Inoltre, sbrigare i lavori di casa tutti insieme mi ha aiutato a superare il pressapochismo. Certe cose le avevo sempre fatte ma, confrontandomi con gli altri, ho scoperto che c’è un modo migliore di farle. E cioè che non basta fare il bene, bisogna farlo bene! Mi sento molto arricchito da questi pochi mesi vissuti in una “scuola integrale” di vita. Il lavoro manuale mi ha fatto capire di più la vita della mia gente, e che cosa significhi testimoniare la fede sul luogo di lavoro. Ed ho riscoperto il sacerdozio regale di ogni cristiano che deve essere alla base del mio sacerdozio ministeriale. (Tratto dalla rivista di vita ecclesiale Gen’s) (altro…)
7 Giu 2013 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Sono originario del Brasile, quinto di una famiglia di sei figli, di cui due nati dal matrimonio precedente di mio padre, rimasto vedovo. Avevo appena un anno quando il babbo se n’è andato di casa, lasciando la mamma incinta e senza la possibilità di lavorare perché noi eravamo ancora piccoli. Siccome non avevamo dei parenti vicini e nostro padre non contribuiva al nostro sostentamento, la situazione è diventata critica. In pratica non avevamo niente da mangiare, e tanti conti da pagare! La mamma ha deciso di vendere alcuni mobili di casa per supplire ai bisogni immediati e siamo rimasti solo con l’essenziale. Uno dei miei fratelli acquisiti aveva un negozio alimentare dove lei prendeva ciò di cui avevamo bisogno per mangiare. Ma poiché non avevamo come pagarlo, lui un giorno si è portato via il frigorifero. Per lo stesso motivo, ci hanno tagliato prima la luce e poi anche il gas. Per anni abbiamo vissuto usando delle lampade a olio e cucinando con il fuoco a legna. Spesso alcuni vicini di casa ci sono venuti in aiuto, col poco di cui disponevano.

Lizomar Dos Santos
Intanto, nostro padre ha avuto altri tre figli con un’altra donna. Per noi è stato molto duro non avere il suo amore, ma la mamma ci ha sempre insegnato a rispettarlo come nostro padre. Quando lo vedevamo, lei ci diceva: “Quello è vostro padre, andate da lui a chiedere la benedizione”. Fino ai diciotto anni ho fatto il venditore ambulante. Spesso mi nascondevo quando vedevo un amico, perché mi vergognavo. Ho fatto anche il contadino e il muratore. Poi, nel 2000, mi hanno convocato per lavorare come volontario presso il Ministero della Giustizia dove, vedendo il mio impegno, mi hanno assunto nella Segreteria del Tribunale. Sono riuscito anche a finire i miei studi e a laurearmi in Lettere. Un giorno, un amico mi ha invitato ad un incontro del Movimento dei Focolari di cui faceva parte. Lì ho scoperto che Gesù, che aveva sofferto e vissuto l’abbandono in croce, poteva dare significato al mio soffrire personale e a quello della mia famiglia. Ho creduto che tutto poteva avere un senso e che il mio dolore era servito per fare di me una persona più umana, sensibile al soffrire degli altri. Questa scoperta mi ha condotto e mi conduce a un incontro personale con Dio, al quale ho deciso di donare la mia vita, servendo i fratelli nella strada del focolare.
Video: Veglia di Pentecoste con Papa Francesco. Introduzione: Canti e testimonianze (contiene la testimonianza di Lizomar Dos Santos) (altro…)
6 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Insegno lingua italiana nella periferia nord di Parigi, una zona sfavorita dal punto di vista socio-economico, con una popolazione scolastica multiculturale. Alto è il traffico di droga. Normalmente qui arrivano insegnanti all’inizio della carriera, poi, acquisito punteggio, chiedono il trasferimento in scuole meno impegnative. Avrei potuto fare così, ma ho deciso di restare – sono qui da dodici anni – per dare ai ragazzi la stessa qualità di insegnamento delle migliori scuole di Parigi. All’inizio è stata dura. Sono stata insultata dagli studenti e, una volta mi hanno demolito l’auto a calci. Non sapendo come comportarmi, mi mettevo sulla difensiva…Poi pian piano ho imparato ad accogliere i miei alunni, anche attraverso il dialogo con le famiglie, nella certezza che la scuola è anche il luogo per vivere esperienze positive che aiutino la formazione umana. Molti colleghi arrivano impreparati in questa realtà: alcuni crollano psicologicamente, altri mandano continuamente gli studenti davanti al consiglio di disciplina. Cerco di sostenerli. Importante è aiutare i ragazzi a superare l’aggressività e a ritrovare una certa serenità in classe. Ci vuole tempo per comunicare in modo adeguato, far sentire loro che li rispetto e nello stesso tempo, porre dei limiti, ponendo sempre un’attenzione particolare a chi, attraverso un comportamento indisciplinato, manifesta difficoltà. Penso a S. che ha cinque fratelli dei quali uno portatore di handicap. Poiché la mamma lavora tutto il giorno se ne deve occupare lui. A scuola è demotivato. Sa che gli sono vicina perché riesca a superare il suo dolore, incoraggiandolo a dare il meglio di sé Valorizzare la partecipazione di tutti è una delle mie finalità. All’inizio dell’anno pongo delle regole. Per es.: nessuno ha il diritto di prendere in giro gli altri. Gradualmente si instaura un’atmosfera di rispetto, in cui ciascuno è libero di esprimersi. Costruire una buona lezione dipende da me, ma anche da loro se si impegnano a partecipare attivamente. Dal punto di vista didattico fondamentali sono i progetti culturali interdisciplinari che si concludono ogni anno con una gita scolastica finanziata, oltre che dagli enti preposti (Comune, Conseil général, banche), da piccole attività di autofinanziamento. Per i ragazzi uscire dal loro ambiente che li condiziona, li giudica e li emargina è un’esperienza bella, di fraternità; diventano quasi altre persone ed emerge il loro potenziale positivo. Y. ad esempio in classe è passivo, amorfo. Parlando con lui ho scoperto che gli insegnanti e il padre gli hanno detto per anni che era un buono a nulla e lui ha finito per crederci. In classe detesta la storia ma in Sicilia si è dimostrato sensibile alla bellezza artistica: è stato affascinato dal teatro greco di Taormina e dall’acquedotto romano di Siracusa. Non so se quello che faccio avrà un risultato positivo. Ho imparato a non aspettarmi subito i risultati. Anche quando un ragazzo non cambia, l’importante è continuare a credere in lui, non fermandomi su quello che non va, ma cogliere tutto il positivo che c’è in lui valorizzandolo e gratificandolo. Con molti colleghi poi, ho un buon rapporto. È importante ascoltare, parlare, condividere esperienze. Così per l’orientamento. Ad un alunno che voleva diventare cuoco ho detto: “ Hai la fortuna di avere le idee chiare. È raro. Sii ambizioso, punta ad avere un’ottima formazione”. È stato accettato in una delle migliori scuole di cucina di Parigi. Dandomi la notizia ha aggiunto: “Creerò delle ricette e una sarà un tiramisù dedicato a te”». (Maria Amata – Francia) (altro…)
5 Giu 2013 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Data di Morte:6/6/2013
- Branca di Appartenenza:volontaria
- Nazione:Libano
(altro…)
5 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Siamo arrivate alla Mariapoli Piero (Nairobi, Kenya) la mattina del 10 maggio, accolte come sanno fare gli Africani: sorrisi e abbracci gratuiti per tutti! Questo perché al centro delle loro giornate c’è la persona, e lo abbiamo scoperto attraverso le loro vite, i racconti delle loro tribù che ci sono state presentati durante la Scuola d’Inculturazione. È stato arricchente entrare in tutte queste culture, scoprirne i punti in comune e ciò che invece le distingue. Oltre a chi era giunto dai paesi dell’Africa subsahariana, erano presenti una quindicina di giovani provenienti dai paesi vicini al Kenya: Uganda, Tanzania, Burundi, Ruanda, ma anche Madagascar, Zambia, Angola, Malawi…due dal Sudamerica che vivono per un periodo nella cittadella e noi 5: oltre me, Chiara, Giulia, Aurelio e Paula. Ci è stata spiegata la nascita del progetto e proposte due attività: raggiungere i Samburu nella Savana e vivere con loro 4 giorni intervistandoli e conoscendone le radici e il perché della loro cultura; prestare il proprio aiuto fra il centro nutrizionale di Madare, slum di Nairobi, e Njabini, villaggio a 2600 metri di altezza. In un gruppo di 8 abbiamo deciso per la seconda attività. Il primo giorno siamo stati accolti in una cappella di latta, di giorno centro nutrizionale e di sera Tempio di Dio. La realtà dello slum è pesante, c’è una condizione di miseria assoluta, un degrado sociale che tocca il disumano, eppure si innalza la dignità della persona che non molla e che si aggrappa a quell’unica certezza: Dio Amore. Alcune suore italiane, missionarie a Madare dagli anni Settanta, ci hanno confermato quanto sia forte la fede, e quanto questa porti all’aiuto reciproco. La stessa responsabile del centro nutrizionale è nata e cresciuta nello slum; ora, abbracciata la spiritualità dell’unità, ha messo in piedi questa attività dove, oltre ad assicurare un’istruzione minima e due pasti al giorno, insegna ai bambini l’arte di amare attraverso il dado dell’amore. Questi, arrivati a casa, irradiano tutta la famiglia sfidandosi a vicenda in una gara d’amore che rende anche la vita spiritualmente più piena.
Il giorno seguente a Njabini. Dopo 3 ore di viaggio, siamo stati accolti da una famiglia composta da Mama Julia, Papa Joseph, Mary, Absunta e Anthony, originari della tribù Kikuyu. Siamo stati con loro 3 giorni, aiutando nei lavori domestici, nei campi e con il bestiame. L’ultima sera, durante un momento di condivisione, ho proprio sentito che quella era ormai diventata la mia famiglia, e non mi sono più sentita una “mzungu” (bianca) in mezzo a loro! E mama Julia ci ha confidato: “Prima che arrivaste pensavo di avere quattro figli, ora sento di averne 8 in più!”. Sento di non essere tornata, perché credo che i viaggi siano di sola andata. Qualcosa in me è cambiato per sempre: sono arricchita di una cultura diametralmente opposta alla mia, e più consapevole dei punti di forza e di debolezza del mio modo di vivere. Una cosa è sicura, ho fatto della filosofia dell'”Ubuntu” la mia filosofia di vita: posso realizzarmi come persona solo nel momento in cui entro in relazione con l’Altro e lo metto al centro della mia vita. Che poi, in fondo, si tratta di quell’amore al fratello predicato da un Tale più di duemila anni fa e che la nostra Chiara ci ha puntualmente ricordato». (Elena D. – Italia) (altro…)
4 Giu 2013 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Ribeirao Preto, nuovo polo tecnologico, 700 000 abitanti. Negli ultimi anni sono tante le persone che migrano da altri Stati del Brasile in cerca di lavoro. Sorgono nuovi condomìni, ciascuno con migliaia di persone. È il caso della parrocchia di P. Luis, dove nell’aprile 2011 si è costruito un grande condominio residenziale, con la capacità di 4000 persone. Insieme i parrocchiani hanno deciso di muovere il primo passo verso i nuovi abitanti, prima ancora che arrivassero, perché avessero subito a chi rivolgersi. Ricorda P. Luis: «In quel periodo era in corso la beatificazione di Giovanni Paolo II la cui vita, per noi, rappresenta tutto ciò che desideriamo per la nostra comunità: aperta al dialogo con tutti, accogliente, disponibile al perdono». Decidono così di affidarsi alla sua protezione «cercando di improntare la nuova comunità sulla vita del Vangelo secondo la spiritualità dell’unità di Chiara Lubich». Si parte dal dialogo, e si arriva a condividere i propri beni: «Ci riunivamo in uno degli appartamenti del condominio. Ma il numero dei partecipanti cresceva, così abbiamo affittato un piccolo salone, che poi sarebbe diventato la nostra cappella dove, col permesso del vescovo, abbiamo la presenza costante di Gesù Eucarestia. Per potere pagare l’affitto di questo locale, i membri della comunità hanno iniziato a fare una comunione dei beni».
Sono nate anche delle attività remunerative, come ad esempio una cooperativa che raccoglie materiali riciclabili. Il ricavato si divide in 2 parti: per chi vi lavora e per l’affitto del locale. Altri hanno cominciato a vendere hot dog, dando una parte del ricavato per le spese della cappella. Continua il parroco: «La vendita degli hot dog avviene in un quartiere frequentato anche da spacciatori di droga. Chi va a vendere gli hot dog cerca di mettere davanti a tutto l’amore al prossimo, accogliendo ciascuno e ricordando la parola di Gesù: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”. Questo ha fatto si che tanti si avvicinino alla cappella e partecipino delle attività che vi si svolgono». E ancora, il caffè dopo la Messa la domenica mattina: «Finita la Messa, mettiamo fuori un tavolo con caffè, tè, dolci…. La gente si avvicina e si parla di tanti argomenti. È un bel momento di scambio di esperienze, conoscenza reciproca e condivisione di difficoltà e gioie». «Stiamo iniziando nella cappella anche un lavoro di catechesi dove cerchiamo che i bambini non solo conoscano Dio ma si sentano amati da Lui, anche nelle difficili condizioni di vita in cui a volte si trovano. Tutti i mesi ci incontriamo con quelli che vogliono partecipare e animare la comunità. Sono sempre momenti gioiosi di dialogo intenso e fraternità». Un lavoro impegnativo, quello di P. Luis e dei suoi parrocchiani, ma fruttuoso. Come andare avanti? «Siamo spronati a continuare – conclude il don – perché vediamo che cresce l’aiuto reciproco e la gente sente che il condominio è davvero la casa di tutti». (altro…)
3 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
«“Saper guardare” è forse il primo atto creativo per Ciro; lì può avvenire quello scatto nella consapevolezza del Bello che ci circonda, seppure spesso nascosto dietro le apparenze del disfacimento». Così si presenta nel suo sito Roberto Cipollone, originale artista italiano che ha il suo laboratorio presso la cittadella internazionale di Loppiano (Firenze). Al rientro dall’inaugurazione di una mostra in Giappone gli rivolgiamo alcune domande: Com’è stata accolta la tua arte nel Paese del Sol Levante? «L’accoglienza è stata formidabile, con la tipica gentilezza asiatica. Sono arrivato a Kyoto tramite un’agenzia Toscana che collabora allo sviluppo dei rapporti tra Firenze e quella città giapponese. Mi ha fatto piacere trovare che l’allestimento fatto da loro rispettava in pieno quanto desideravo. Qualcuno ha commentato che sembravano ikebana fatti col ferro». Come vivi l’atto creativo? «Il processo creativo per me è come una forma di terapia. Più che con le parole, mi esprimo attraverso la trasformazione di questi oggetti comuni che poi, messi in un certo modo, sorprendono anche a me. Da questo processo, viene fuori qualcosa che stupisce, che crea emozioni». Da che cosa prendi spunto, cosa ti ispira? «Traggo ispirazione soprattutto dalla natura, dal materiale che trovo, dove a volte ci sono le tracce del vissuto; soprattutto oggetti che vengono dal mondo contadino. Anche naturalmente dalle letture, da qualche film che ho visto, immagini che ho colto così di sfuggita…, o cose che ti sorprendono che poi traduci in una forma».
I luoghi che scegli per le tue mostre alle volte sono originali… «Fino adesso ho scelto di fare esposizioni anche in posti non consueti: sull’acqua ad esempio, oppure all’aperto e nelle più varie situazioni. E senti le reazioni delle persone, a volte non preparate ad accogliere in questi modi un messaggio artistico. Sono reazioni positive che aiutano a cambiare l’uomo, il quale senza l’arte non vivrebbe». Certo, c’è arte e arte… «Cioè dall’inizio non è detto che l’arte si sia sviluppata per il benessere dell’uomo, ma io credo che l’uomo, prima ancora di mangiare, ha bisogno della bellezza. Io cerco di avere tanto rispetto per il lavoro che altri hanno fatto, il lavoro del mondo contadino soprattutto, a volte dettato anche dalla necessità, ma dove non escludevano la bellezza, il voler passare questi valori ad altri. Bellezza intesa non nel senso di leziosità, ma di messaggio di valori profondi». La mostra è in corso a Kyoto dal 21 maggio fino al 9 giugno. Per informazioni: info@labottegadiciro.it Sito ufficiale: www.labottegadiciro.it (altro…)
3 Giu 2013 | Cultura
“Chi spera, cammina e non fugge. Si incarna nella storia e non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende con pigrizia soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma”. Una spiritualità fresca, adeguata ai tempi che stiamo vivendo. “Tempi difficili, eppure stupendamente belli” questo lo spirito di don Tonino (1935-1993) un uomo “in piedi”, testimone di una Chiesa al servizio degli ultimi, degli immigrati, dei più poveri; aperta alla società,capace di far sentire Dio vicino ad ogni uomo. Domenico Amato, che ha conosciuto personalmente don Tonino, ne ripercorre la vita: il cammino spirituale, l’impegno per la pace e il dialogo come Presidente nazionale del movimento Pax Christi; gli ultimi anni della sua vita segnati dalla dolorosa malattia che lo ha colpito, ma non lo ha fermato. Il ritratto fedele di un sacerdote, infaticabile testimone dell’amore di Dio. Domenico Amato Assistente ecclesiastico nell’Azione Cattolica Italiana, è stato Assistente Nazionale del Movimento Studenti di A.C.. Attualmente è Vicario Generale della Diocesi di Molfetta ed è stato Direttore del Settimanale Diocesano «Luce e Vita». Dal 2008 è Vice-postulatore della Causa di Canonizzazione di Dio Antonio Bello, di cui ha curato insieme ad un comitato scientifico l’edizione critica dell’Opera Omnia di mons.Antonio Bello. http://editrice.cittanuova.it/s/524917/Tonino_Bello.html (altro…)
2 Giu 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sono cresciuto in Italia. Non frequentavo la chiesa: la religione mi sembrava lontana dalla vita di tutti i giorni. Gli studi, la carriera, gli amici, il divertimento erano le mie priorità. Eppure, vedevo poche persone veramente realizzate. Più spesso incontravo gente delusa, triste e mi chiedevo come si potesse essere davvero felici nella vita. Nel 1999, all’età di 21 anni, mentre frequentavo la facoltà di Lettere ho conosciuto un compagno di studi che apparteneva ai Focolari. Sono stato toccato dal modo in cui lui e i suoi amici mi trattavano: mi sono sentito accettato così come ero. Mi ha anche colpito il fatto che, per loro, il cristianesimo non era una teoria. Condividevano il modo in cui cercavano di vivere le parole del Vangelo nel quotidiano e come sperimentavano l’amore di Dio. Era questo che li rendeva felici. Una frase mi colpì: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Anch’io potevo amare Dio presente in ogni prossimo! In famiglia ho cercato di ascoltare di più, di essere più paziente, in particolare con mio padre con cui spesso avevo avuto degli scontri. Passavo più tempo con mia madre, spesso sola in casa, aiutandola nei lavori domestici. Tutti hanno notato il mio cambiamento. Il nostro rapporto è cambiato ed è cresciuta la fiducia: mia madre mi chiedeva consigli, si confidava con me, anche se io sono il più giovane della famiglia. Una notte, sono rimasto con la mia sorella maggiore a parlare a lungo; abbiamo ricordato episodi del passato che non avevamo mai risolto. Per la prima volta ci siamo perdonati a vicenda dal profondo del nostro cuore e ci siamo abbracciati, sperimentando una grande gioia. Il mondo intorno a me ha iniziato a cambiare, perché io stavo cambiando. Ho, poi, sentito la chiamata a donare la mia vita interamente a Dio. Al lavoro le occasioni per vivere le parole del Vangelo erano molte. Una volta, nella scuola dove insegnavo, una studentessa straniera aveva preso dei voti molto bassi. Parlando con i miei colleghi capivamo che forse non era il corso più adatto per lei e gliene abbiamo consigliato un altro più consono alle sue capacità. Ma suo padre ha giudicato il nostro agire come un gesto discriminatorio e, infuriato, se l’è presa con me con l’atteggiamento di aggredirmi anche fisicamente. Io ero sereno, ormai sapevo che l’amore vince tutto. L’ho ascoltato fino in fondo, gli ho spiegato nel migliore dei modi il nostro pensiero, finché ha capito che ci muoveva solo il bene per la sua figlia. A quel punto ha detto: “Sono un immigrato, tu sei uno dei pochi che mi ha trattato con rispetto”. Abbiamo concluso il discorso prendendo un caffè insieme, anche con la figlia. Qualche mese fa mi sono trasferito nel focolare di Tokyo ed ho cominciato a studiare la lingua giapponese. Cerco di amare il Giappone come il mio Paese, di scoprirne la cultura, la storia e i costumi. Naturalmente, ho sempre la mia “identità” d’italiano, ma che si arricchisce ogni giorno nel rapporto con questo popolo. Ad esempio, qui le persone si esprimono soprattutto col silenzio o con gesti concreti. È, perciò, una sfida sempre nuova, cercare di costruire dei rapporti di fraternità più attraverso le azioni che con le parole. Fonte: New City Philippines, Aprile/Maggio 2013. (altro…)