Meeting Giovani per un Mondo Unito: si riparte!
“Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”. L’impressione conclusiva di uno dei 500 GMU presenti al meeting 2011 è chiara: i Giovani per un Mondo Unito non ci stanno a credere alle utopie, piuttosto in un Ideale per il quale vale la pena di spendere la propria vita! Una gioia generale e esplosiva. «Ci vuole un grande cuore per credere in questo ideale e mi ci avete fatto credere anche a me!», «Basta guardarci in faccia: tutta gente che ora è davvero felice!», «Non vedo l’ora di irraggiare il mondo intero di questa luce, torno a casa solo per questo!»;…solo alcune, queste, delle tantissime impressioni raccolte. L’ultima mattina di programma, prima che la festa continuasse a Roma con la veglia serale al Circo Massimo e la cerimonia di domenica a S. Pietro per la beatificazione di papa Wojtyla, è stata l’occasione per sperimentare la natura propria dei Giovani per un Mondo Unito, e cioè puntare lo sguardo al mondo intero. Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia (a Loppiano, Firenze), assieme a due dei suoi studenti, ha guidato la riflessione sull’importanza dialogo in ogni situazione, specie oggi che le civiltà – dopo essersi sviluppate per secoli isolatamente – sono chiamate dalla storia ad un confronto continuo, ad uno scambio, ad una interdipendenza. Emblematiche alcune sue parole: «La storia è fatta di alcune figure profetiche che sanno illuminare l’agire umano sempre verso nuovi orizzonti, ma è allo stesso modo fondamentale che vi siano quotidianamente anche tanti costruttori di ponti, come potete essere voi, che insegnino con la loro vita l’arte del dialogo ». Presente anche una delegazione di giovani del movimento buddista giapponese Rissho Kosei-kai che hanno presentato la loro associazione, – da anni in dialogo e stretta amicizia con il Movimento dei focolari – (con l’azione Arms Down) e le attività svolte l’anno scorso in favore del disarmo nucleare e recentemente delle vittime del terribile terremoto che ha sconvolto il nord del Giappone l’11 marzo scorso. Limpida testimonianza la loro, di come quel ‘costruire ponti’ tra movimenti, culture ed esperienze differenti porti i frutti più inattesi. Dicevano i giovani della Rissho Kosei-kai al termine del meeting: «Da questo momento di confronto con i GMU ci portiamo dietro soprattutto una cosa, la certezza che ognuno di noi è diverso dall’altro, ma allo stesso tempo che è bellissimo giocare con queste differenze fino ad arrivare all’unità tra tutti!». Sul Meeting dei Giovani per un Mondo Unito leggi anche:
- E’ cominciato il Meeting Gmu
- Un ponte con l’Asia – su Città Nuova online
Fino all’8 maggio 2011 segui la Settimana Mondo Unito su: www.mondounito.net [nggallery id=35] (altro…)
Solitudine
Lampedusa: esperienza di condivisione
Ci scrivono dall’isola: “Gli ospiti arrivano inzuppati di acqua di mare e per lo più scalzi. Si stabilisce subito, fra loro e noi un rapporto di empatia e di gratitudine. Si scusano per tutto, per il traffico che bloccano, per le file che creano al forno, nei supermercati…” “Negli ultimi mesi, susseguendosi gli sbarchi, viviamo un’esperienza di popolo. Tutti si danno da fare con grandissima generosità, per aiutare questi fratelli procurando indumenti, cibo ecc.” Si fanno molte esperienze:“Nei giorni precedenti gli sbarchi mi era stata rubata la borsa con tutto ciò che c’era dentro, compreso il cellulare. Ne compro un altro e ce l’ho in borsa ancora nella scatola. Un giovane tunisino si accorge che il suo telefono non funziona e mi dice: ‘Mamma piange perchè non ha mie notizie!’. Penso al telefono che ho appena comprato. A lui serve. Glielo dò. Il ragazzo è felice e poco dopo riesce a parlare con la sua mamma”. Anche i giovani per un mondo unito, con alcune comunità della Sicilia e in collaborazione con la Caritas di Agrigento, fanno arrivare a Lampedusa, in pochi giorni, un container con vestiario e generi di prima necessità.
Dopo questo primo tempo di grande dedizione, fra gli abitanti comincia a serpeggiare lo scoraggiamento, perché il 90% della popolazione vive di turismo. “Nella certezza che Dio non ci lascerà soli, che non si farà vincere in generosità, cerchiamo di incoraggiare, di sostenere tutti a non farci sopraffare dalle preoccupazioni per il futuro..” Il vescovo di Agrigento, mons. Montenegro, interviene, invitando a vedere in questi fratelli il volto di Gesù affamato, forestiero… Scrive al Presidente della Repubblica e subito le autorità cominciano ad intervenire e rimane in tutti la gioia di aver ricevuto tanto, di più di quello che si è dato. Si sono vissute e si continuano a vivere con tutti, bellissime esperienze: chi ha adottato un bambino per un periodo, chi ha dato lavoro a dei giovani che ora sono rimasti qui, chi ha aperto la casa per un pasto, una doccia, per non parlare di soldi, cibo…. I pescatori hanno regalato cassette di pesce e gli ospiti li arrostivano in barbecue improvvisati. Ora la comunione di esperienze e di beni materiali continua e si sta allargando a tutta Italia. (altro…)
I bambini e papa Wojtyla
Papa Wojtyla aveva sorpreso tutti, il 13 maggio 2000, quando elevò agli onori degli altari Giacinta e Francesco Marta, i fratellini che assieme alla cugina Lucia, erano stati testimoni delle apparizioni di Fatima. I primi bambini non-martiri ad essere stati beatificati.[:en]Model of Incarnate Love
This work examines Mary from the moment of her first ‘yes’ at the Annunciation to her ‘yes’ at the foot of the cross. Read more ABOUT THE AUTHOR Retreat master and lecturer Máire O’Byrne holds a graduate degree from the Milltown Institute of Philosophy and Theology, Dublin. A long-time member of the Focolare Movement, she is the co-director of its New Families division in Ireland. Orders: New City Press (NY) www.newcitypress.com (altro…)
Believe in Love
Author: Brendan Leahy
Believe in Love paints the rich landscape of Pope John Paul II’s formative theological and philosophical influences as well as his personal reflections.
Wonderfully accessible language and short chapters provide John Paul II’s thoughts on the Theology of the Body, suffering, modern culture, families, war and peace, artists, politics, economics, work, forgiveness, and the elderly. Read more
Orders: New City Press (NY) www.newcitypress.com
[:es]El inútil combate
Castel Gandolfo: credenti e non credenti in dialogo
Dal 1 al 3 Aprile 2011 si è svolto al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo il convegno promosso dal centro dei Focolari per il dialogo con persone di convinzioni non religiose. E’ stato il primo appuntamento in grande stile che gli “amici” hanno realizzato dopo la morte di Chiara Lubich. I partecipanti (240), fra i quali molti giovani, provenivano oltre che da tutte le regioni italiane anche da Russia, Bulgaria, Croazia, Bosnia, Slovenia, Albania, Germania, Austria, Belgio, Francia e Spagna, con rappresentanze da Angola, Argentina, Uruguay e Brasile. Piero Taiti, toscano di Prato e “amico” della prima ora, nella sua introduzione, ha detto: “Chiara dona una radicale esperienza di tipo cristiano, evangelico, cattolico. Questo ci incuriosisce, ci riguarda, perché importante è la luce che lei ha accesa. Allora il senso di questa nostra riunione è quello di chiedere che quella luce non sia oscurata, dimenticata, con il passare del tempo, ma che venga riproposta. Chiara non c’è più ma noi, a quell’utopia di speranza e di fraternità, ci crediamo anche oggi”.
Dopo questo nuovo inizio, il convegno si è snodato fra approfondimenti culturali e testimonianze sulle diverse suggestioni proposte dal titolo “Umanesimo dialogo fraternità – eredità di Chiara Lubich”: dalla divisione alla condivisione, il senso del dialogo, la fraternità universale. Il tutto esposto con brevi riflessioni sia in plenaria, sia in piccoli gruppi linguistici. Pur essendo in viaggio negli Stati Uniti, Maria Voce, presidente del Movimento, si è fatta presente attraverso la registrazione di una sua conversazione con alcuni amici di convinzioni non religiose, del 6 novembre 2010. Tale contributo ha ulteriormente stimolato il dialogo e la riflessione. Così uno dei partecipanti: “Ha avuto un effetto forte in questo contesto ricordare il sogno folle di Chiara: “PortarTi un giorno il mondo tra le braccia”. Lì si sentiva il significato vero di cosa vuol dire portare il mondo.., e che questo sarà possibile se, attraverso l’universalità del carisma dell’unità, contribuiamo a far sì che credenti e non credenti mettano in moto l’arte di amare”. A queste dichiarazioni ha fatto eco, ancora una volta Piero Taiti: “Le prime tre parole del titolo sono i valori che ci avevano affascinato e che con Chiara abbiamo condiviso e cioè l’apertura a qualsiasi civiltà, a qualsiasi cultura, purché ciò venisse fatto con lo spirito del rispetto e dell’amore per gli altri. (…) La nostra idea di fraternità si costruisce sulla convinzione, da un lato evangelica e io potrei dire anche stoica, per cui apparteniamo tutti alla stessa famiglia umana”. [nggallery id=32] (altro…)
È cominciato il meeting GMU 2011
Segui il meeting in diretta su http://www.ustream.tv/channel/make-visible-change
I tempi, per il mondo unito, sembrano decisamente maturi, a vedere l’entusiasmo dei giovani riuniti a Castelgandolfo dal 28 Aprile, lanciati con convinzione alla costruzione del “sogno del mondo unito”. Gli ospiti della prima giornata – esperti a vario titolo di politica estera, Pasquale Ferrara, funzionario del ministero degli Esteri, ed Antonella Bianco, del ministero degli Interni – hanno sottolineato come le rivoluzioni che stanno sconvolgendo il Medio Oriente manifestino come la voglia di cambiamento sia più forte che mai, nonostante il clima di apparente relativismo globale. D’altra parte, la spinta più grande verso una nuova cultura di pace e fraternità, non può che venire dai giovani, come dimostrato anche recentemente.
E i Giovani per un Mondo Unito questa sfida l’hanno già accolta alla grande! E un ‘assaggio’ di questo cantiere mondiale di fraternità universale si poteva trovare, nel pomeriggio, nei vari stand allestiti dalle decine di comunità di giovani presenti all’evento. Video, danze, gastronomia,…anche solo per presentare le loro attività ai GMU, la fantasia certo non manca! Ed ora si continua con la seconda giornata di questo congresso che culminerà domenica prossima con la partecipazione alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Oggi, 29 aprile, sarà anche tempo di grandi festeggiamenti. Si apre, infatti, la Settimana Mondo Unito, evento che, ormai dal 1995, porta i GMU a realizzare le iniziative più disparate. L’obiettivo? Coinvolgendo un numero sempre maggiore di coetanei (e non), testimoniare che un mondo di pacifica convivenza, nel rispetto della dignità di ogni uomo, è possibile. Alle 21,00 ora italiana, su http://live.focolare.org/smu, la diretta internet dell’evento. Sul primo giorno del meeting leggi anche: Voglia di concretezza – di Chiara Andreola su Cittanuova Online http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&idContenuto=33454 (altro…)
“Pensieri” di papa Wojtyla per i giovani
Quasi un milione i fedeli stimati che giungeranno nella capitale per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A poco più di sei anni dalla morte, dunque, Roma si prepara a celebrare uno degli eventi più imponenti degli ultimi anni. Fervono i preparativi, non solo nelle zone limitrofe a piazza san Pietro, ma anche sulla rete, con un sito interamente dedicato ai pellegrini. Pronto anche il pass speciale che permetterà di viaggiare per la capitale nei giorni clou, che si apriranno con una veglia al circo Massimo alle ore 21 sabato 30 aprile, guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini, e seguita − tramite collegamento video − da Benedetto XVI. Domenica 1 maggio celebrazione della beatificazione alle ore 10 in piazza san Pietro, presieduta da Benedetto XVI e, al termine della cerimonia, l’esposizione delle spoglie del beato per la venerazione nella basilica petrina, davanti l’altare della Confessione. Sempre a piazza san Pietro, messa di ringraziamento lunedì 2 maggio alle ore 10.30 presieduta dal segretario di stato, il cardinale Tarcisio Bertone. (leggi tutto) (altro…)
Settimana Mondo Unito 2011
Una settimana per contribuire a creare rapporti di pacifica convivenza, una mentalità di reciprocità tra popoli e culture diverse, nel rispetto della dignità di ogni uomo e dell’identità di ogni comunità e popolo. Per concorrere a costruire un mondo unito e convogliare a questo scopo il maggior numero possibile di giovani. Questo l’obiettivo con cui nel 1995 è nata la Settimana Mondo Unito, evento che si ripete ogni anno e ad ogni latitudine.
Una diretta internet durante il Meeting Internazionale dei Giovani per un Mondo unito aprirà la SMU di quest’anno, il 29 aprile, alle 21,00 ore italiane (http://live.focolare.org/smu/). Seguiranno giorni pieni di iniziative sociali, sportive, culturali, che saranno ampliamente documentate su www.mondounito.net. Appuntamento poi al Circo Massimo la sera del 30 aprile per la veglia di preghiera che precede il rito di beatificazione di Giovanni Paolo II; subito dopo i Giovani per un Mondo Unito animeranno insieme al Movimento parrocchiale e diocesano, e ai Gen’s, l’adorazione nella Basilica di S.Marco in Piazza Venezia, a Roma, dalle 23 alle 3 del mattino. Questo momento si svolge nel contesto della “Notte bianca di preghiera”, organizzata dalla Pastorale giovanile della Diocesi di Roma, e affidata ai gruppi giovanili delle varie realtà ecclesiali. 1° maggio in Piazza San Pietro per la cerimonia della beatificazione – Con i Giovani per un Mondo Unito sarà presente anche una delegazione del Movimento buddista giapponese Rissho Kosei Kai, e il gruppo dei partecipanti al Meeting internazionale in corso in questi giorni. Conclusione della Settimana Mondo Unito l’8 maggio con un’altra diretta mondiale, stavolta da Sassello, la patria di Chiara Luce Badano, la giovane che lo scorso 25 settembre è stata beatificata, e che aveva fatto del mondo unito il suo cavallo di battaglia, fino all’ultimo. Follow the light è il titolo della giornata di festa con giovani da tutto il mondo, apice della Smu 2011. (http://www.gmutorino.it/) (altro…)
Giovanni Paolo II, i giovani e il dolore

Rafael Tronquini
Il Papa cercava di trovare Dio/Gesù nella sua sofferenza: cosa puoi dire su quest’idea? Mi ricorda il cammino di Cristo, morto in croce e, poi, risorto. Ogni giorno, se amiamo come Gesù, possiamo fare questa esperienza di risurrezione. Quando sono arrivato a casa, in Brasile, dopo la GMG in Germania, ho saputo che mia nonna era molto malata. Che cosa fare? Che cosa dire? In quel momento mi sono ricordato di Giovanni Paolo II, di come ha vissuto la sua esperienza di sofferenza. La nonna morì dopo pochi giorni. Per me si trattava di una situazione nuova: perdere nello stesso anno Giovanni Paolo II e la nonna, due persone che, seppure in forme molto diverse, amavo molto. Penso che nella realtà dell’infermità non si debbano cercare risposte senza amare. Bisogna amare e trovare Dio nei malati, offrire tutto a Gesù morto in croce per amore. Il giorno della morte del Papa, mia sorella mi ha chiamato al lavoro piangendo. Non capivo cosa dicesse, però intuivo che era una brutta notizia. Poi chiarissimo: Giovanni Paolo II si era spento. Anch’io mi sono trovato a piangere, ma ringraziando Dio per la spinta che il Papa aveva dato alla mia vita. Avet
e anche voi l’ideale di “Gesù abbandonato”? Che significa questo per voi? Sì, vivo la spiritualità dell’unità del Movimento dei focolari e Gesù abbandonato è il nostro unico tesoro. Per me significa scegliere Gesù nel dolore del suo abbandono, nel suo nulla, nel suo grido: “Perché… mi hai abbandonato?”. Scegliere quel momento in cui, fattosi nulla, ha amato con tutta la sua anima l’umanità. Allora, dopo lo studio, o, quando sono stanco per la giornata di lavoro, mi ricordo che devo preferire la stanchezza perché è un volto di Gesù abbandonato. Anche nel vincere le tentazioni per essere un cristiano integro, o negli sbagli che faccio, “sono” Gesù abbandonato. Così offro sempre, nelle preghiere della sera, tutti i miei dolori a Lui, perché tutto, i nostri limiti e i fallimenti li ha presi su di Sé, e Lui è l’unità. (A cura di Corinna Muehlstedt, per la Radio Bavarese – 18 marzo 2011) (altro…)
Beatificazione di Giovanni Paolo II
È ormai imminente la beatificazione di papa Giovanni Paolo II e, insieme a tutta la Chiesa, ci sentiamo invasi da una gioia immensa e da una profonda gratitudine. Gioia e gratitudine per il dono che essa ci fa nel riconoscere la santità di questo grande papa, espressa nella sua vita spesa e consumata, fino all’ultimo istante, per Dio e per gli uomini. Continua a sbalordire la straordinaria ricchezza del suo magistero, come pure la riconoscenza che suscita ad ogni latitudine la sua testimonianza d’amore, tanto in persone cristiane come in fedeli di altre religioni e in persone che non hanno una fede religiosa. Proprio lui, in occasione del 25° anniversario del suo pontificato, ci aveva confidato la sorgente da cui tutto scaturiva: quel segreto intimo del rapporto che – come successore di Pietro – lo legava a Gesù: «25 anni fa ho sperimentato in modo particolare la divina Misericordia. Cristo ha detto anche a me, come un tempo a Pietro: “Mi ami tu più di costoro”. Ogni giorno si svolge all’interno del mio cuore lo stesso dialogo tra Gesù e Pietro. Nello spirito, fisso lo sguardo benevolo di Cristo risorto. Egli, pur consapevole della mia umana fragilità, mi incoraggia a rispondere con fiducia come Pietro: “Signore, Tu sai tutto, Tu sai che ti amo!”»[1]. Oggi questo evento della Chiesa ci fa penetrare nella dimensione di quel “di più”, vissuto da Giovanni Paolo II giorno per giorno, con eroismo. Insieme a tutti gli altri Movimenti abbiamo sperimentato l’amore particolare di Giovanni Paolo II nel riconoscimento del ruolo che essi hanno nella Chiesa, quale espressione della sua dimensione mariana. Già nell’87, parlando alla curia romana, aveva messo in luce l’importanza di questa dimensione: «La Chiesa vive di questo autentico “profilo mariano”, di questa “dimensione mariana” (…) Maria, l’Immacolata, precede ogni altro e, ovviamente, lo stesso Pietro e gli apostoli (…). Il legame tra i due profili della Chiesa, quello mariano e quello petrino, è dunque stretto, profondo e complementare, pur essendo il primo anteriore tanto nel disegno di Dio quanto nel tempo; nonché più alto e preminente, più ricco di indicazioni personali e comunitarie (…)[2]». Spalancando le porte alla novità suscitata dallo Spirito Santo, nello storico incontro dei movimenti ecclesiali e nuove comunità la vigilia di Pentecoste 1998 in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II riconobbe che i due profili «sono coessenziali alla costituzione della Chiesa e concorrono (…) alla sua vita, al suo rinnovamento, e alla santificazione del popolo di Dio»[3].
Al di là degli importanti eventi pubblici, Chiara Lubich era legata a questo grande papa da un rapporto personale e profondo: le udienze private, concesse spesso durante inviti a pranzo, la sua presenza in tante manifestazioni pubbliche del movimento, le lettere personali e le telefonate in occasione di particolari ricorrenze, come «pietre miliari nella storia del nostro movimento», spingevano Chiara ad esprimersi così nel 2005, al momento della sua morte: «La sua santità. Anch’io posso darne testimonianza di persona»[4]. «Si faceva così ‘nulla’, da farci sentire a volte, uscendo dalle sue udienze, una intensa unione diretta con Dio solo. Il papa quindi ti portava a Dio, come vero mediatore, che si annulla quando ha raggiunto lo scopo»[5]. «Si rimane meravigliati e con l’animo riconoscente di fronte a tanto amore e, al contempo, si è grati a Dio di avere potuto essergli stati accanto a dargli una mano, come figli e “sorella”, come ha voluto chiamarmi in una sua ultima lettera»[6]. «La storia del Movimento dei focolari – scriveva in quell’occasione Chiara – è, in questi ultimi 27 anni, una riprova del “di più” d’amore che ha albergato nel cuore di Giovanni Paolo II. Questo suo “di più” d’amore ha chiamato il nostro, per cui il papa è entrato nel più profondo del cuore di ogni membro del movimento. Non si può perciò dire a parole semplicemente umane chi egli è stato per noi.»[7] Come non ricordare la visita del Santo Padre, il 19 agosto 1984, al centro del Movimento a Rocca di Papa? In quell’occasione egli riconobbe esplicitamente nell’esperienza spirituale di Chiara la presenza di un carisma, e affermò: «C’erano nella storia della Chiesa tanti radicalismi dell’amore. (…) C’è un vostro radicalismo dell’amore, di Chiara, dei focolarini. (…) L’amore apre la strada. Auguro che questa strada, grazie a voi, sia, per la Chiesa, sempre più aperta!»[8] E come non pensare ad alcune sue espressioni nei nostri confronti? Durante il suo intervento al Familyfest di Roma, il 3 maggio 1981, aggiunse a braccio: «La vostra spiritualità è aperta, positiva, ottimistica, serena, conquistatrice… Avete conquistato anche il papa… Ho detto che auguro a voi di essere la Chiesa. Adesso voglio dire che auguro alla Chiesa di essere voi»[9]. E nel 1983, il 20 marzo, durante la Giornata di Umanità Nuova: «Molte volte, quando sono triste, mi viene in mente… “focolarini”. E ritrovo una consolazione, una grande consolazione!»[10]. Durante i suoi numerosi viaggi, in ogni angolo del mondo dove si era fatto pellegrino, aveva imparato a riconoscere il nostro “popolo focolarino”, come lo chiamava, traendone – come una volta disse a Chiara – conforto e sostegno. Nel decorrere del suo lungo pontificato abbiamo più volte avvertito un amore particolare da parte sua, la profondità del suo sguardo paterno e quasi la sua predilezione. Ricordiamo con gratitudine il caloroso affetto manifestato a Chiara e a tanti di noi in molte circostanze, ma anche il suo ruolo determinante nel riconoscere il carisma particolare donato da Dio alla Chiesa e all’umanità attraverso di lei. Un aspetto della particolare sintonia spirituale tra Chiara e Giovanni Paolo II si può ravvisare nel sentire e vivere la Chiesa come comunione, espressione dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Di qui la proposta, espressa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte per la Chiesa del terzo millennio: vivere la spiritualità di comunione per riportare Gesù risorto nel cuore del mondo[11]. E così, in questo momento in cui festeggiamo con immensa gioia la beatificazione di Giovanni Paolo II, da lui e da Chiara ad una sola voce ci sentiamo ancora una volta fortemente interpellati a vivere con pienezza la spiritualità che Dio ci ha donato.
Maria Voce
[1] Giovanni Paolo II – Omelia per il XXV anniversario di pontificato – 16.10.2003 [2] Ai cardinali e ai prelati della curia romana – 22.12.1987 [3] Giovanni Paolo II – Ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità – 30.5.1998 [4] Chiara Lubich – Un di più d’amore – Città Nuova 2005/7 pag 10 segg [5] Mariapoli n. 4-5/2005 [6] Chiara Lubich – Un di più d’amore – cit. [7] Chiara Lubich – Un di più d’amore – cit. [8] Discorso di Giovanni Poalo II ai membri del movimento dei Focolari – 19.8.1984 [9] Discorso di Giovanni Paolo II ai coniugi partecipanti al convegno “Sulla famiglia e l’amore” – 3.5.1981 (espressione non citata nel discorso pubblicato) [10] Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al convegno internazionale del «Movimento Umanità Nuova» – 20.3.1983 (espressione non citata nel discorso pubblicato) [11] Cfr Novo millennio ineunte n.43 (altro…)
La resurrezione
Il cristianesimo è vero perché Cristo è risorto.
Perché egli non si movesse, misero sulla bocca della tomba una mola e presso la mola una guardia. Ma il morto rivenne fuori. E la storia prese un altro indirizzo, per cui andò a sboccare nella vita eterna, anziché nella morte infinita. La Chiesa esorta, sulla bocca del sepolcro vuoto, i capi dello Stato, re e magistrati, a capire; essi, cui è così difficile capire; tanto è vero che ripetono all’infinito gli stessi errori: escono da una dittatura e ne preparano un’altra; si rilevano dalla seconda guerra e predispongono la terza; curano spesso le sciagure dei popoli aggiungendo altri lutti. Sul paesaggio della resurrezione, passano figure soavi di donne. In esse l’amore ha vinto il timore; e quando gli apostoli stanno rintanati in clandestinità, esse escono fuori a ricercare l’Amore: e scoprono che è risorto. Scoprono la conferma all’Evangelo: che la religione di Gesù è tutta un duello contro la morte, e una vittoria su di essa; difatti sua sostanza è l’amore, che non conosce limiti. La bellezza finisce, l’onore ha un termine, la giustizia s’arresta ai margini del diritto, ma l’amore non conosce barriere, oltrepassa i solchi del male, sfonda la morte. Coi sacramenti poi assicura una continua resurrezione dal male, il quale è sostanza di morte: e i sacramenti, sostanza di vita, sono prodotti dell’amore, come la redenzione e come la Chiesa. Al cristiano non è consentita la disperazione; non è consentito abbattersi ai piedi della morte. Possono crollare le sue case, disperdersi le sue ricchezze: egli si rileva, e riprende a lottare: a lottare contro l’odio. Il cristianesimo sta finché resiste questa fede nella resurrezione. La resurrezione di Cristo, nostro Capo, che in sé c’inserisce e della sua vita ci fa partecipi, ci obbliga a non disperare mai. Ci dà il segreto per rilevarci da ogni crollo. Ci dà armi per la lotta e forze per vincere la morte, lo spirito, se innestato in Cristo, prevale. La nostra è una religione della vita: la sola da cui la morte sia stata vittoriosamente e, se noi vogliamo, definitivamente, bandita. Oggi, noi siamo a terra, ma legandosi allo spirito cristiano, il popolo risorgerà. Intanto, a mo’ di Maria, che raccolse il Figlio schiodato e lo resse tra le braccia, la Chiesa tiene in grembo l’umanità crocifissa. E la prepara alla resurrezione. Deve essere, la resurrezione di Cristo, motivo di rinascita della nostra fede, speranza e carità: vittoria delle nostre opere sulle tendenze di morte. Rinascere ciascuno, in unità di affetti, col vicino; e ogni popolo, in concordia di opere, con gli altri popoli. Dovendo sant’Agostino ricapitolare in un discorso pasquale il processo della nostra resurrezione, non trovò di meglio che citare l’apostolo dell’amore, il quale disse: – Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. E cioè: amiamoci tra noi, per aiutarci a vivere. Così risorgeremo. Tratto da: Igino Giordani, Le Feste, SEI, Torino, 1954, pp.116-125. (altro…)
«Carismi antichi e nuovi»
Erano un’ottantina, a Castelgandolfo, da tutte le regioni italiane e 5 Paesi europei, laici e religiosi. Spunto e argomento centrale di riflessione del convegno – 15/17 aprile scorso – la Comunione fra carismi antichi e nuovi, elaborata attraverso relazioni, testimonianze ed esperienze vissute. Tra questi l’incontro del 23 ottobre 2010 ad Assisi. E’ l’indimenticabile Pentecoste 1998 a darne ragione: in quel pomeriggio del 30 maggio 1998 è Giovanni Paolo ad affermare che i Movimenti sono: «significative espressioni dell’aspetto carismatico della Chiesa, anche se non le sole», rendendo presenti, con queste ultime parole, tutti quei carismi che durante i secoli hanno contribuito a far nascere importanti Famiglie religiose: la Famiglia francescana con san Francesco, quella benedettina con san Benedetto ed altre ancora. Il contributo dei carismi nel disegno della Chiesa-comunione, è stato uno dei temi centrali, sviluppato da P. Donato Cauzzo, camilliano. Ripercorrendo i passaggi salienti del manifestarsi dello Spirito Santo nella vita della Chiesa sin dalla Pentecoste, ha sottolineato «il recupero del ruolo primario e dinamico dello Spirito Santo e la funzione dei carismi, fino a riconoscere la dimensione carismatica della Chiesa come co-essenziale accanto a quella istituzionale», e come nel tempo «uomini e donne hanno contribuito a manifestare il mistero e la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita spirituale ed apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo». Richiamando l’Istruzione Ripartire da Cristo, ha citato l’incoraggiamento agli Istituti di vita consacrata ad andare oltre la propria famiglia religiosa o il proprio Istituto per «dilatare la comunione, riscoprire le comuni radici evangeliche», per aprirsi anche alle “nuove forme di vita evangelica”: i Movimenti. «Nel cuore della Chiesa-comunione – ha concluso P. Cauzzo – tutti i carismi antichi e nuovi – singolarmente e insieme – si propongono come luoghi in cui si vive l’esperienza di comunione e sono in questo di modello e di stimolo a tutta la Chiesa». Ampio spazio dedicato alle pubblicazioni del Gruppo Editoriale Città Nuova, inerenti ai Carismi, e a YouCat, sussidio al catechismo, rivolto ai giovani, in preparazione alla Gmg 2011. E infine un confronto per guardare al prossimo appuntamento che vedrà protagonisti Movimenti cattolici e di varie Chiese: “Insieme per l’Europa” a Bruxelles il 5 maggio 2012 il Congresso internazionale, con incontri paralleli in numerose città europee.
Video: Chiara Lubich, Argentina 1998
Il Risorto fra quelli che si amano
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Pasqua 2011: con Gesù Risorto per le strade del mondo
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| «Carissimi tutti e tutte, la buona notizia che anche oggi siamo chiamati a dare è che Gesù è Risorto ed è vivo in mezzo a noi per l’amore scambievole. | |
| È l’evangelizzazione di duemila anni fa ma sempre attuale che ci coinvolge tutti in un impegno nuovo di vita e di testimonianza. | |
| L’augurio che vorrei giungesse ad ognuno della nostra grande famiglia è di camminare sempre con lui Risorto per le strade del mondo».
Maria Voce |
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Santo Domingo: La generosità dei giovani
Un sabato speciale per la grande famiglia dei Focolari in Repubblica Dominicana. Nella Casa San Paolo della Chiesa cattolica dominicana, circa 700 persone convengono da tutto il Paese, un piccolo Paese di una dozzina di province, duecento chilometri su trecento, ma ricca di bellezze locali, di “campanilismi”, con tutti i riflessi positivi e quelli invece negativi legati ai particolarismi. Lo si costata nell’incontro di Maria Voce e Giancarlo Faletti con 150 giovani vicini al Movimento della Repubblica Dominicana: una varietà notevole, una ricchezza di espressioni. Priscilla, ad esempio, racconta di come si sia trasferita dalla sua provincia, Santiago Rodriguez, rurale e nota per le enormi coltivazioni di banani, nella capitale, per studiare psicologia. Ebbene, non è stato facile per lei cambiare ambiente, amici e modo di vivere. Ma la vicinanza con i ragazzi e le ragazze dei Focolari le ha permesso di inserirsi bene nella nuova realtà, diventando anzi un leader per tanti altri amici.
La platea di giovani siede silenziosissima: sembra strano, vista la vivacità esuberante di questi giovani dominicani, capaci però di grande generosità e profondità di vita. Le loro domande evidenziano il loro desiderio di radicalità. E così Maria Voce insiste, parlando di “vocazione”, di aspirazione a qualcosa di grande: «Alla vostra età c’è l’amore per il rischio, deve esserci, lo spirito d’avventura, il cercare di fare qualcosa di diverso. È proprio in quest’età che si ha la grazia di fare qualche pazzia! È una pazzia per Dio, quella di seguire l’eventuale sua chiamata, anche se non si è sicurissimi. Ne vale la pena». E Giancarlo Faletti sottolinea come «la gioventù sia per sua natura ricerca, ricerca di studio, lavoro, sport, affetti, impegno. È lì che vengono in evidenzia le potenzialità di ognuno, e anche le capacità di ascolto. Non solo di ascolto delle voci che vengono dall’esterno, ma soprattutto della voce interiore che mi chiede il perché di tutto quello che faccio. Non posso nascondermi di fronte a tante cose, ad una vita frenetica: debbo sapere ascoltare la voce che mi chiede dove va la mia vita». Emerge anche la forte influenza che hanno sui giovani le spinte dell’egoismo e della poca chiarezza, del rumore della città e anche del peccato, della tentazione: «Il nostro amplificatore – risponde Maria Voce – è la presenza di Gesù in mezzo a noi, che fa sentire la sua voce e la rende forte, anche più forte degli altri rumori». Chiara Luce Badano, la giovane del Movimento recentemente beatificata, è per loro un esempio, che li aiuta ad affrontare le difficoltà anche quando, rispetto a quella che può sembrare la normalità, si viene giudicati per una vita cristiana impegnata, in ogni caso controcorrente. «Ma è più importante preoccuparsi che Dio sia contento di te, o solo che lo siano un compagno o una compagna?», chiede loro Maria Voce. Poi «bisogna però che questi amici possano sentire la gioia che esiste tra di voi». Non si tratta di isolarsi, ma di far avanzare la bellezza della vita “con Gesù”, per far sperimentare la bellezza di quel che si fa “insieme”.
Commenta Marguerita, una giovane del Nord del Paese: «Quando Maria Voce ci ha parlato di Gesù che sulla croce ha gridato il suo abbandono, ho capito che non è solo dolore; viverlo non vuol dire rimanere nella sofferenza, ma avere la gioia di vivere con Lui e per Lui». Mentre Pablo, di Santo Domingo, sottolinea come «la semplice gioia che ho provato oggi debbo farla diventare un virus che contagia i miei amici». «Siete generosi – conclude Maria Voce –, e mi avete dimostrato che sapete esserlo. Quindi siete capaci di cose grandi. Continuate senza paura di dare di più». Da Michele Zanzucchi (altro…)
Repubblica Dominicana: “Café con leche”
Si dice che la Repubblica Dominicana è una “Svizzera caraibica”. I quartieri centrali della capitale Santo Domingo fanno il verso a Miami o ad Houston, ma senza riuscire a celare le gravi disuguaglianze sociali che colpiscono la società dominicana. Nulla a che vedere con i vicini haitiani e la loro drammatica situazione al limite della sopravvivenza, anche se un milione di haitiani vive nella Repubblica Dominicana, svolgendo solitamente i lavori più duri, dai muratori agli scaricatori di porto, ai lavoratori nelle piantagioni di banani. Ma non si può nemmeno parlare di sacche di povertà, perché ci sono interi quartieri in cui è difficile condurre una vita decente. Uno di questi è Herrera, dove Maria Voce si è recata, nel settore El Café, per conoscere una delle opere sociali sviluppate dal Movimento dei Focolari. Si tratta di una scuola chiamata “Café con leche”, cioè caffelatte, che ricorda così la situazione tipica dei mulatti – né caffè né latte –, stragrande maggioranza della popolazione dominicana. La scuola conta oggi più di 500 allievi, che si alternano per corsi mattutini o pomeridiani, in una costruzione che si è andata ampliando poco alla volta, a partire da quel 1990 che viene indicato come l’inizio dell’avventura di “Café con leche”.
È stata Marisol Jiménez all’origine di tutto. Vedendo lo stato di estrema necessità del quartiere e lo stato di semi-abbandono dei bambini, cominciò con l’organizzare un coro nella parrocchia, e poi col radunarli per un campeggio estivo, che si ripeté per due anni, per 500 bambini. Poi le apparve chiaro che bisognava fare qualcosa per migliorare il livello educativo dei bambini, che molto spesso rimanevano nell’analfabetismo. Coinvolse poco alla volta altre amiche e amici, e così nel 1995 la scuola partì con tre maestre e qualche decina di bambini. Maria Voce – in un clima di gioia e condivisione, coi ragazzi issati un po’ ovunque, mentre sulle case adiacenti si erano riunite intere famiglie per partecipare alla festa – ha potuto costatare i progressi del progetto, che si è sviluppato grazie alle “adozioni a distanza” di Famiglie Nuove e a tante generosità catalizzate dalla “Fondazione Igino Giordani-Foco”, che ora è diretta da un’altra appassionata, Margarita Rodriguez de Cano.
Un’incredibile serie di eroismi e miracoli, di crescita spirituale e materiale dei bambini, ha portato la scuola ad accompagnare fino alla piena maturità lavorativa centinaia di bambini di El Café. Un esempio di “sviluppo integrale”, che riesce a coinvolgere le famiglie, a sostenerle e a valorizzarle, per dare una speranza di promozione umana. Per sostenere la scuola vengono prodotti oggetti in legno dai ragazzi, vestiti da alcune ragazze e altra oggettistica che viene commercializzata in loco e negli Stati Uniti. Il governo dominicano e lo stesso presidente della Repubblica hanno dato il loro contributo all’iniziativa. «Anche se tutto può apparire piccolo», ha detto Maria Voce nel cortile della scuola, qui si sente che l’amore ha costruito qualcosa di grande. «E questo resta, l’amore resta sempre». Da Michele Zanzucchi (altro…)
Le Palme
L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, tra plausi e palme, ha un significato politico, non soltanto perché la folla riconosce, d’istinto, in lui il capo del popolo, ma anche perché è lui stesso, capo pacifico, ad affermare in quella circostanza un valore politico del suo messaggio. In quel giorno, dunque, proprio mentre le turbe (oggi diremmo: le masse) lo acclamavano Re d’Israele, Gesù Cristo, nello scendere dal Monte Oliveto, alla vista di Gerusalemme raccolta, con le sue casette bianche, attorno al Tempio splendente, in mezzo alla gioia di tutti, scoppiò a piangere, e gemé: «Oh! se conoscessi anche tu e proprio in questo giorno, quel che giova alla tua pace! Ma ora tutto ciò è nascosto ai tuoi occhi. Poiché verranno per te giorni ne’ quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti circonderanno e ti stringeranno d’assedio da ogni parte e distruggeranno te e i figliuoli che sono in te, e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai conosciuto il momento nel quale sei stata visitata». Invece proprio in quel giorno, i capi della nazione, contro il sentimento del popolo, respinsero il suo programma di pace per confermare il loro programma di guerra. Proprio quel giorno si risolsero definitivamente a sbarazzarsi del Messia pacifico, che veniva a Gerusalemme cavalcando un asinello, perché gli anteposero l’eroe scarlatto del loro messianismo bellico. L’ingresso delle palme fu dunque la celebrazione del messianismo pacifico, cioè d’una politica sui generis, che venne subito stroncata dalla politica di vecchio genere: quella che credeva (e magari crederà) in Dio e nella sua legge, ma fidava (e fiderà) di più nella spada dei propri armigeri: più nei carri armati che negli annunzi del Sinai: questa decrepita folle politica che inocula la guerra anche nei trattati di pace e trasforma il popolo in esercito e la terra da arare in campo per ammazzare. La politica messianica di Gesù si ricapitola sotto il nome di regno di Dio: cioè un regime, la cui costituzione sia la legge di Dio, e il cui fine, come il principio, resti Dio. In essa egli organizza il popolo in regno: un proprio regno, e lo dirige sulle vie della pace. Questo regno di Dio si traduce anche in una costituzione sociale; la sua legge è il Vangelo, e comporta l’unità, la solidarietà, 1’eguaglianza, la paternità, il servizio sociale, a giustizia, la razionalità, la verità, con la lotta alla guerra, alla sopraffazione, alle inimicizie, all’errore, alla stupidità… Cercare il regno di Dio è quindi cercare le condizioni più felici per l’espressione della vita individuale e sociale. E si capisce: dove regna Dio, l’uomo sta come un figlio di Dio, un essere d’infinito valore, e tratta gli altri uomini ed è trattato da loro come fratello, e fa agli altri quel che vorrebbe che gli altri facessero a lui; e i beni della terra sono fraternamente messi in comune, e circola l’amore col perdono, e non valgono barriere, che non hanno senso nell’universalità dell’amore. Mettere per fine primo il regno di Dio, dunque, significa innalzare la mèta della vita umana. In questo senso, anche per noi, Cristo «ha vinto il mondo». Fuori di questo significato, Gesù non si occupa di politica, e neppure gli apostoli. Però nel loro insegnamento sono inclusi principi, se non di politica concreta, immediata, di parte, certo d’alta sapienza direttiva, che sostiene la grande e universale arte di governo d’ogni tempo. Gesù non tocca gl’istituti esistenti, ma ne muta lo spirito, mutando i sentimenti degli uomini. Non dice ai soldati di disertare, né ai pubblicani di lasciar l’esattoria, né ai sinedriti di dimettersi dal Gran Consiglio: dice loro di compiere la loro funzione con uno spirito nuovo. Non fa l’agitazione: fa la rivoluzione. E la fa nello spirito, dove appunto va fatta. Entro la settimana Gesù sarà presentato come antiebreo, secondo la legge teocratica, al tribunale d’Israele; come anti-romano, secondo la legge imperiale, al tribunale del procuratore. Tante accuse, tante menzogne: pure in effetti, «sovvertitore del popolo», come suona l’accusa, egli lo è, in un senso: è, quella di Gesù, la politica del subordinare ogni cosa al fine ultimo; e quindi non è sforzo per agglomerare potenza in mano ad uomini, ma per consentire agli uomini di governare la loro vita temporale, in modo da favorire lo sviluppo della propria perfezione religiosa. Non è dominio, ma servizio; non mira alla guerra, ma propugna la pace; non importa egemonie ed esclusivismi, ma collaborazione fraterna, nell’universalità dell’amore, nella eguaglianza dei fratelli, nella dignità di tutti i componenti. Igino Giordani, Le Feste, SEI, Torino, 1954, pp. 104-110. (altro…)
Chiara mia sorella
Intervista a Gino Lubich
Attraverso le parole di Gino Lubich, fratello di Chiara, squarci inediti della loro vita in famiglia, durante la guerra, negli anni della nascita del Movimento dei focolari e oltre, fino all’Economia di Comunione. Fonte: Città Nuova editrice (altro…)
Filippine: a scuola di religioni
Dall’1 al 3 aprile, presso la cittadella Pace di Tagaytay, nelle Filippine, si è svolto un corso organizzato dalla “School for Oriental Religions” (SOR), che ha raccolto 250 partecipanti da diverse nazioni dell’Asia. Erano presenti, infatti, dal Pakistan e dall’India, ma anche da Thailandia, Myanmar e Vietnam e, poi, da Hong Kong e Taiwan, fino alla Corea e al Giappone. La maggioranza dei presenti proveniva, tuttavia, da varie isole delle Filippine, in particolare da Manila e Cebu e dai rispettivi dintorni. Fondati nel 1982 da Chiara Lubich, durante il suo primo viaggio in Asia, che aprì il dialogo con i buddhisti mahayana della Rissho Kosei kai, i corsi della SOR dal 2009 si tengono con cadenza biennale e mirano a formare cristiani di vari Paesi dell’Asia ad una mentalità di dialogo con seguaci delle grandi tradizioni religiose di quel continente. Sia nel 2009 che quest’anno si sono rivelati momenti, oltre che formativi, anche di incontro e di scambio di esperienze.
Si tratta di una vera agorà, dove emergono le sfide e le problematiche dei vari contesti – per esempio del Pakistan –, ma anche esperienze profetiche come quella del dialogo con il buddhismo monastico della tradizione theravada della Thailandia. Non si può non menzionare, soprattutto nelle settimane successive al terremoto e alla crisi nucleare del Giappone, come anni di dialogo abbiano permesso al Movimento dei focolari e a quello della Rissho Kosei kai di vivere questi terribili momenti in un clima di profonda amicizia e di supporto reciproco. Promettente anche il dialogo a livello accademico e sociale che si è costruito in India con indù di diverse organizzazioni gandhiane e con istituzioni accademiche. In Asia, le comuni caratteristiche spirituali emergono accanto alle differenze e alle tradizioni specifiche di ogni Paese e area culturale. Si evidenziano anche diverse modalità di rapporto fra cristiani e seguaci di induismo, islam, buddhismo e di culture come il confucianesimo e il taoismo. I Focolari vivono in prima linea le sfide che la Chiesa cattolica avverte in questi mondi.
Nelle presentazioni dei lavori della scuola è emerso chiaramente come dialogo ed evangelizzazione siano aspetti diversi della stessa missione della Chiesa, che prima di tutto deve essere di testimonianza, sia personale che, soprattutto, comunitaria, per garantire una presenza costruttiva e credibile dell’annuncio di Gesù Cristo. D’altra parte, le culture asiatiche colgono spesso aspetti non ancora approfonditi e valorizzati dal cristianesimo occidentale. La “School for Oriental Religions” si è concentrata quest’anno sull’amore nelle diverse tradizioni. Da sottolineare la presenza dell’arcivescovo di Bangkok, mons. Francis Xavier Kriegesak, decano della Scuola, e gli apporti del monaco, prof. Phramaha Sanga Chaiwong, abate di un importante tempio nei dintorni di Chiang Mai nel nord della Thailandia, e del professore filippino Julkipli Wadi, musulmano, ordinario di Islamistica alla University of the Philippines. Tre giorni di dialogo e di confronto che, sui tempi lunghi, ma anche già nel presente, non potranno che produrre – come è stato detto – “adeguati antidoti ai fondamentalismi e alle intemperanze”. di Roberto Catalano Fonte: Città Nuova (altro…)
Spiritualità di comunione alla DePaul University di Chicago
“Ti mostrerò la via della Sapienza”. E’ il motto che campeggia in vari angoli della De Paul University, università fondata alla fine del XIX secolo dalla Congregazione delle Missioni di San Vincenzo De Paoli, per assicurare un’adeguata formazione ai figli degli emigranti cattolici nella città di Chicago. Oggi, con i suoi venticinquemila studenti, è il primo istituto Universitario dell’Illinois e fra i primi dieci degli USA. Il passo, tratto dal Libro dei Proverbi, sembra assumere un significato particolare in questi giorni in cui l’università ha organizzato l’annuale settimana di riflessione World Catholicism Week dal titolo Catholic Spirituality: a global communion. Nel corso della settimana sono previsti interventi di figure di primo piano. Nella giornata inaugurale, l’11 aprile, caratterizzata da diverse tavole rotonde, alcune in contemporanea, alcuni studiosi del Movimento dei focolari sono stati invitati a presentare diversi aspetti della dimensione comunionale della spiritualità di Chiara Lubich. La prof.ssa Judith Povilus ha presentato l’esperienza interdisciplinare, interetnica ed interculturale dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Firenze). Il prof. Donald Mitchell ha proposto l’aspetto dell’ecologia coniugato al dialogo interreligioso, mentre il prof. Paul O’Hara ha affrontato l’aspetto del profilo mariano. Maria Voce ha infine parlato della Spiritualità e teologia trinitaria nella vita e nel pensiero di Chiara Lubich. In una sala stipata di personalità accademiche e di rappresentanti del mondo cattolico, la Presidente dei Focolari ha messo in evidenza quattro punti della spiritualità di comunione – Dio amore, l’amore al fratello, l’amore reciproco e Gesù abbandonato chiave per realizzare l’unità – soffermandosi, in particolare, sul mistero di Gesù Abbandonato, come segreto per guarire tutte le ferite provocate da divisioni e fratture.
Facendo riferimento all’esperienza di luce vissuta da Chiara Lubich nell’estate del 1949 e delle sue intuizioni sulla spiritualità di comunione, come riflesso della vita trinitaria, ha letto alcuni passi degli appunti della fondatrice dei Focolari, sottolineando come si trattasse di un’esperienza comunitaria. Ha concluso, sottolineando la profonda consonanza fra la spiritualità di comunione ed il pensiero espresso dalla Novo Millennio Ineunte e presentando la sfida dell’Istituto Universitario Sophia, che desidera «fornire fondamenti e prospettive di un sapere globale, di una cultura che scaturisce dal carisma dell’unità, frutto di una spiritualità comunitaria profondamente vissuta come riflesso della vita trinitaria».
A Maria Voce hanno risposto due teologi, il prof. Tom Norris, membro della Commissione Teologica Internazionale, ed il prof. David Schindler, direttore dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia presso la Catholic University of America. Entrambi hanno indicato, sia pure da diverse prospettive, l’attualità del pensiero trinitario di Chiara Lubich ed il coraggio della sua proposta alla Chiesa e alla riflessione teologica contemporanea. Norris ricordava, infatti, come un teologo abbia recentemente affermato che la Trinità è la grammatica di ogni teologia. Schindler ha posto l’accento sul profilo mariano della spiritualità comunitaria di Chiara e la sua capacità di rispondere in modo positivo all’Illuminismo. Impossibile al termine della serata non pensare ad un legame fra quella Via della Sapienza che la DePaul si propone di offrire ai suoi studenti ed il carisma di comunione di Chiara Lubich, dono di Dio per camminare su quella strada. Dall’inviato Roberto Catalano
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Viaggio di Maria Voce in Ungheria e visita alle comunità dei Focolari
Incontro interreligioso a Chicago
La Sinagoga Kehilath Anshe Maarav (KAM) di Chicago, costruita nel 1847, ha offerto l’ambiente ideale per l’incontro fra duecento fedeli di diverse religioni, a conclusione delle celebrazioni per il 50° dei Focolari in Nord America. Situata a Hyde Park, sulla 50th Avenue, è stata la prima sinagoga del Mid-West. La sua architettura sembra ispirata da valori di dialogo. L’avvenimento ha raccolto luterani, armeni, presbiteriani, cattolici, ma soprattutto ebrei, musulmani, indù, buddhisti, sikhs e zoroastriani. Una trentina dei presenti si sono alternati sul palco per condividere momenti di comunione spirituale, vissuti nel corso degli ultimi trent’anni nello spirito della fratellanza seminato da Chiara Lubich e dal suo incontro con rappresentanti delle diverse fedi in varie parti del mondo: momenti di profezia che negli anni si sono via via realizzati. Si sono rivissuti con commozione gli incontri fra Chiara Lubich e l’Imam W.D. Mohammed, presso la Moschea Malcolm Shabazz di Harlem nel 1997 e ad Washington D.C. nel 2000, e si è ricordato il patto di amore reciproco, stretto fra i due leaders, ed attuale ancora oggi. Ma anche la rappresentante del Movimento buddhista della Rissho Kosei kai ha ricordato l’incontro del fondatore Nikkyo Niwano con Chiara. Toccanti le testimonianza dei ‘fratelli e sorelle maggiori’: Emily Soloff, direttrice associata per le Relazioni Interreligiose dell’ American Jewish Committee, una delle presentatrici della giornata, ha confessato che momenti di dialogo con membri dei Focolari le ricordano la celebrazione dello shabatt ebraico per la solennità e lo spirito di famiglia che portano. Le ha fatto eco Sister Laila Mohammad, figlia dell’Imam W.D. Mohammad, che ha confessato come l’esperienza di incontro cristiano-musulmano a Roma abbia avuto l’intensità spirituale ed abbia portato i frutti spirituali di un pellegrinaggio alla Mecca.
Il Prof. Donald Mitchell, con l’Imam Mikal Saahir e l’Imam Kareem Irfan, ha proposto l’esperienza di dialogo vissuto fra accademici e leaders religiosi nel corso di un viaggio di studio in Asia. Fondamentali per il successo della missione momenti di condivisione nelle Filippine ed in Thailandia, dove lo spirito della fratellanza universale sperimentato nel centri dei Focolari ha dato speranza e coraggio nel dialogo come soluzione di conflitti con minoranze islamiche nel sud dei due Paesi asiatici. Non sono mancati interventi di giovani che lavorano a progetti di collaborazione sociale per aiutare persone nel bisogno. Al termine del programma, Maria Voce, presidente dei Focolari, ha salutato i presenti insieme al co-Presidente Giancarlo Faletti, rispondendo alle domande proposte da una cristiana, da un musulmano e da una ebrea. È venuto in evidenza come il dialogo in cui sono impegnati i Focolari, parta dal sogno di Chiara Lubich di contribuire all’unità della famiglia umana e come non sia mai solo una parte del Movimento a dialogare, ma tutti, insieme: giovani ed adulti, anziani e bambini. Particolarmente efficace l’intervento di Giancarlo Faletti che ha sottolineato come, da un lato, l’evento odierno sia stato come sfogliare l’album di famiglia, che ha permesso di ritornare a momenti che hanno fatto la storia comune. Dall’altro, ha incoraggiato a non cedere alla nostalgia, ma a crescere nell’amore fra tutti. Infine Maria Voce, ha proposto un’immagine efficace: «Spesso le religioni sono state come sfere che si sfioravano. Ci sono voluti alcuni che hanno avuto il coraggio di bucare queste sfere in modo che le ricchezze dell’una potessero essere condivise dall’altro. Questo il ruolo profetico di Chiara Lubich, Nikkyo Niwano, Dadaji del Movimento Swadhyay, l’imam W.D.Mohammad ed altri. Grazie a loro abbiamo potuto scoprire ricchezze che non conoscevamo. È passata la paura. Ora dobbiamo continuare su questa strada». L’invito finale è accolto con una standing ovation: «Portiamo alle nostre comunità le ricchezze che abbiamo scoperto. Voi aiutate il Focolare ed insieme aiutiamo l’umanità». Roberto Catalano [nggallery id=31]
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Costa d’Avorio: la testimonianza dei Focolari nel Paese
L’emergenza umanitaria generata dal conflitto in Costa d’Avorio, con la presenza di migliaia di profughi e sfollati, vede impegnate nel Paese diverse organizzazioni non governative internazionali che, insieme alla Chiesa locale, si adoperano per offrire, a quanti più possibile, rifugio e assistenza. Nei pressi di Man, a 600 km ad ovest della capitale, sorge una cittadella del Movimento dei Focolari che vuol essere testimonianza stabile di una vita improntata all’amore evangelico e alla fratellanza. In che modo i suoi abitanti sono coinvolti in questo momento nella difficile situazione del Paese? Adriana Masotti lo ha chiesto a Vitoria Franciscati, responsabile della cittadella, da 20 anni in Costa d’Avorio. Siamo coinvolti in modo abbastanza diretto: attualmente Man è diventata una città di accoglienza, perché c’è un fronte ad 80 km da qui, sempre ad Ovest, dove la situazione non è semplice e da dove vengono e son venuti tanti e tanti rifugiati. Vengono, però, anche da giù, dalla capitale: da Abidjan. E noi siamo coinvolti, insieme a tutte le altre forze della diocesi, della città, ad accogliere il più possibile questi rifugiati. Nella Cittadella abbiamo un dispensario, un ambulatorio medico e un centro di lotta alla malnutrizione. E’ aumentato molto il numero degli ammalati e dei bambini lasciati abbandonati molto piccoli, a volte con un nonno o una nonna che non sanno come fare. Quindi, tutto questo lavoro è davvero moltiplicato e va avanti. Siamo anche un punto di riferimento per gli organismi umanitari, che arrivano per lavorare nella regione contro la fame: Medici senza frontiere, Croce Rossa e così via. Nella città manca l’acqua e vengono quindi a prenderla nel nostro pozzo. Spesso manca la corrente e noi abbiamo un generatore che funziona per qualche ora della giornata e che mettiamo a disposizione. C’è, dunque, tanta collaborazione con tutti. Voi siete lontani dalla capitale, ma ci sono alcuni appartenenti alla comunità dei Focolari che vivono proprio ad Abidjan e vicino alla residenza stessa di Gbagbo, che in questo momento, è presa in questi scontri. Qual è la loro esperienza in questi giorni?Laggiù abbiamo dei nostri in tutti i quartieri della città, ma più precisamente nel quartiere accanto alla casa del presidente uscente. Siamo in contatto con loro più volte al giorno e sono decisi e veramente impegnati a vivere e diffondere la vita del Vangelo, ad essere costruttori di pace attraverso la vita dell’amore, perché è l’unica forza capace di disarmare i cuori, che è la cosa più difficile e la cosa più necessaria. Nel Paese si sono formati due blocchi contrapposti, una contrapposizione che c’è anche nelle stesse famiglie. Come vivono questa divisione? Certo, è proprio lì il punto: cominciare da casa, in famiglia. Alcuni ragazzi dicono: “Io non conosco più mio padre, non lo riconosco”, perché la divisione entra, è qualcosa che penetra profondamente. Prima non era così. Gli ivoriani, però, sono anche molto sensibili e sono pronti a cambiare e non sono poi così duri. Quindi, bisogna credere nella loro capacità, essendo un popolo capace di accoglienza, abituato alla convivenza etnica e tra le religioni. Non ci sono mai stati problemi! Allora, qual è il contributo principale che voi sentite di voler dare e vi impegnate a dare alla società ivoriana? Proprio quello della fraternità. La “regola d’oro”: fare agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi. È il contributo specifico. Che si concretizza nel quotidiano, cercando ognuno di vivere l’amore verso l’altro, anche se diverso… Sì, proprio così nell’accogliere l’altro che è diverso da me, che pensa diversamente da me. Ed io credo che verranno fuori, dovranno venire fuori, sistemi politici dalle culture, dalle radici culturali africane. E’ però molto importante la preghiera, in questo momento, perché ora i cuori sono diventati duri e allora ci vuole proprio una grazia di Dio. Fonte: Radio Vaticana – Radio Giornale del 10/04/2011 (altro…)
Diventare santi nel Mid-West
Quando si arriva a Chicago dalla East Coast ci si accorge subito di essere in un altro mondo. La città si stende lungo l’immenso lago Michigan per 50 chilometri, e la panoramica – anche la sera quando atterriamo all’aeroporto Midway nel centro della città – è impressionante con i grattacieli che si stagliano sullo sfondo, moderni ed illuminati. Venti superano i 200 metri d’altezza e 240 arrivano ai 100. Anche qui la popolazione è multietnica, ma diversa da New York e Washington. Colpisce, per esempio, sapere che Chicago, la terza città degli USA con quasi tre milioni di abitanti – arriva a 9 con tutti i sobborghi – è la seconda città polacca del mondo (tanti sono gli emigranti dal Paese europeo) ed ha notevoli gruppi di origine greca e italiana. Le diverse comunità per decenni e, a volte per un secolo, hanno mantenuto identità ben stagliate con quartieri tipici della loro provenienza. Negli ultimi decenni con le nuove generazioni si nota una maggiore integrazione. Alcuni quartieri hanno problemi non indifferenti di ordine pubblico. Spesso si consiglia di non attraversare una certa strada se non si vuole incappare in imprevisti spiacevoli. Ma, qui nell’Illinois e in tutto il Mid-West i valori religiosi e tradizionali sono ancora importanti e le famiglie ci tengono a trasmetterli ai figli. I Focolari sono arrivati a Chicago poco dopo l’apertura negli USA, cinquant’anni fa. Nella zona di Hyde Park fin dal 1966 c’è un Centro Mariapoli alloggiato in una grande mansion – casa in tipico stile americano del XIX secolo – che la diocesi ha messo a disposizione dei Focolari. Accanto, in una casa altrettanto bella, ha sede la comunità femminile. La zona, da due anni, è oggetto di controlli stretti e severi. In fondo alla stessa strada, infatti, abitava Obama, che la prossima settimana, ci dicono, sarà qui. Il focolare maschile a venti minuti di auto – traffico permettendo – si trova in uno dei sobborghi, Berwyn. A poca distanza si trova il River Side North, un’altra cittadina con una sua municipalità ed un suo sindaco. Qui Carol, una volontaria che ha conosciuto il Movimento ancora negli anni ’60, ha dato vita ad un’esperienza coinvolgente. Con un figlio portatore di gravi patologie, Carol, resa particolarmente sensibile alle problematiche legate alla sofferenza, si è guardata attorno ed ha costruito ponti con decine di persone che soffrivano per vari motivi nel suo vicinato. Progressivamente si è creato un vero movimento della cura reciproca, che ha scatenato una rivoluzione sociale, animata da quelli che ormai tutti chiamano l’esercito degli angeli, e sostenuta dall’amministrazione locale. Un vero modello sostenibile di cura reciproca soprattutto nell’ambito di persone vulnerabili sia a livello fisico che morale. Dall’esperienza è nata una vera arte della cura e della premura verso chi soffre. Altre amministrazioni hanno contattato quella di River Side North per una collaborazione alla soluzione di problemi che paiono insormontabili. Anche il Presidente delle Bahamas, venuto a conoscenza dell’esperienza, ha chiesto un contributo per applicare la stessa metodologia all’interno del suo Paese.
Sabato pomeriggio, proprio nella palestra all’interno della sede dell’amministrazione municipale di River Side North, i giovani dei Focolari hanno organizzato un incontro per giovani. Hanno invitato amici e non solo, usando contatti personali, internet e face book. Difficile per tutti loro prevedere quanti sarebbero arrivati. Alla fine il palazzetto era pieno, circa trecento giovani provenienti anche da altri stati vicini. Il programma era coraggioso: una presentazione della vita di Chiara Luce Badano, accompagnata da alcune esperienze dei giovani del Movimento vissute oggi, nei contesti dell’università e del lavoro. Una ragazza, ballerina, è venuta dall’Ohio per l’occasione ed ha offerto un delicatissimo pezzo di danza. Un’altra ha composto una canzone su Chiara Luce e la sua santità.
Proprio da questo ha preso spunto Maria Voce che, salita sul palco per salutare i giovani, ha sottolineato che Dio ancora oggi si rivolge a ciascuno invitando alla santità, e lo fa attraverso persone come Chiara Luce che sottolineano come ci si possa far santi con l’aiuto di altri: la famiglia e gli amici che vivono per gli stessi ideali. La presidente dei Focolari ha concluso con un appello senza mezzi termini: «Vuoi farti santo? Se vuoi perché non lo fai?». La risposta è stata un’ovazione, segno che ha colpito nel segno. Anche oggi c’è voglia di santità nel Mid-West degli USA, come in tutto il mondo.
Roberto Catalano
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[Viaggio Stati Uniti]
(English) Chicago: Live broadcast via Internet of Maria Voce’s address at DePaul University
| Live streaming event: |
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Keynote address by Maria Voce:
“Spirituality and Trinitarian Theology in the life and thought of Chiara Lubich”
Where: DePaul University, Chicago, IL Date: Mon Apr 11
Time: 7:00 PM – 9:00 PM CDT local time
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| Moderator: Peter Casarella, Director, Center for World Catholicism & Intercultural Theology, DePaul University | |
| Speaker: Maria Voce, President of the Focolare Movement | |
| Respondents | |
| Rev. Thomas Norris – Professor Emeritus, St Patrick’s College, Maynooth, Ireland, Member, International Theological Commission | |
| David L. Schindler – Provost/Dean and Edouard Cardinal Gagnon Professor of Fundamental Theology, Pontifical John Paul II Institute for Studies on Marriage and Family at the Catholic University of America | |
| Download the invitation DePaul – Spirituality and Trinitarian Theology (1.21 MB) | |
La Croazia, con grande gioia ed unità, celebra il terzo anniversario della “partenza” di Chiara Lubich
In Croazia, oltre alle messe solenni, animate da cori di giovani, si sono svolte tre giornate in un’atmosfera di grande gioia: nella capitale Zagabria per tutta la regione dove si trova la Cittadella Faro; a Spalato per la Dalmazia, e a Slavonski Brod per la Slavonia. Centrale il tema di Chiara Lubich al Family Fest del 1993: Famiglia, seme di comunione per il terzo millennio, intercalato da esperienze forti della vita delle famiglie, che investono vari settori della società e le sfide che ne nascono. In Slavonia l’amore concreto di una famiglia del Movimento, ha portato alla nascita di una comunita’ che si è presentata con esperienze e canti popolari, contribuendo a creare subito un’atmosfera di grande calore. La giornata di Spalato è stata arricchita dalla presenza dell’arcivescovo mons. Marin Barišić, che in un’intervista, trasmessa poi nella TV locale, ha detto tra l’altro: “Il vostro è’ un carisma ecclesiale che attraverso la fondatrice Chiara Lubich, ha gettato i ponti verso i continenti, le culture diverse. Ha toccato il cuore delle grandi religioni. Questo Movimento parte dal centro del Vangelo e come lievito genera un mondo migliore. Sono contento che cresca di anno in anno e che sempre un maggior numero di famiglie e di giovani riconoscano questa spiritualita’. Fonte: Movimento dei Focolari in Croazia (altro…)
Washington: l’unità, una nuova frontiera
«Gli Americani vedono davanti a loro sempre una nuova frontiera da superare. Per questo sono arrivati fin sulla Luna. Non volete arrivare all’unità?» Così Maria Voce ha concluso il suo saluto alla comunità dei Focolari di Washinghton, presso la Catholic University of America dove si sono radunati, nella serata del 7 aprile, circa trecento persone per salutare la Presidente dei Focolari, fermatasi nella capitale statunitense per due giorni arricchiti, soprattutto, dall’incontro con la storia del Paese.
La serata ha presentato uno spaccato fantasmagorico di razze, culture, gruppi etnici e colori, vera immagine di questa città, capitale degli USA, ma, soprattutto, sede di momenti che hanno fatto la storia dell’America e del mondo. Basta pensare alla Dichiarazione d’Indipendenza, ai discorsi di Abramo Lincoln e a quelli più vicini a noi, che molti ricordano, di Martin Luther King e John F.Kennedy: ‘I have a dream’ e ‘la nuova frontiera’. Maria Voce con Giancarlo Faletti aveva visitato in mattinata i punti storici della capitale, cogliendo i valori che hanno costruito questo popolo fatto di popoli: la semplicità, la concretezza, l’umiltà, la capacità di perdonare, l’apertura alla novità, l’ottimismo, la possibilità di fare sempre qualcosa anche quando le porte si chiudono. «Sono tutti doni straordinari – ha sottolineato Maria Voce – contributi dei molti popoli, venuti in queste terre a cercare un benessere che non avevano nei loro Paesi, magari a cercare l’oro in Colorado, ma soprattutto in cerca della libertà.» E la libertà in America si vive nell’aria che si respira e nel profondo del cuore di ognuno che ha scelto di vivere nel ‘nuovo mondo’. «Avete raggiunto il sogno della libertà. Forse però si può fare qualcosa per l’unità che pure avete raggiunto, in un certo senso, perché siete molti popoli uniti» – ha continuato la presidente del Movimento. Dai contatti avuti in questi giorni, però, confessa di aver percepito il rammarico di tanti per vivere in un ambiente troppo individualista. Maria Voce dice di aver colto nella musica – e la cosa sorprende molti in sala – l’anima americana. Gli spirituals, il jazz, il rock e il rap esprimono, con una sincerità più forte delle parole, l’anelito profondo di unità di questo popolo. «Qui la spiritualità dell’unità può fare qualcosa per realizzare il vostro sogno. […] Dio ha mandato anche qui il carisma dell’unità. E’ un dono che non può lasciarmi indifferente se l’ho ricevuto». Tutta la serata aveva mostrato come i presenti, nelle loro diversità etniche e religiose, provenissero da tutti gli angoli del mondo: Europa, Asia, Medio Oriente, Africa. Coloratissima la presenza di una trentina di camerunesi Bangwa, con la Mafua Cristina, in questi giorni negli USA. Preziosa quella di un gruppo di musulmani afro-americani, guidati dall’imam Talib Sharif che ricorda come, nel 2000, quando Chiara Lubich lanciò l’operazione Washington fra i Focolari e gli afro-americani di religione musulmana, prestava servizio militare. L’incontro lo coinvolse profondamente al punto che, uscendo per andare alla stazione e tornare in caserma, si trovò a cercare con lo sguardo la gente del Focolare. Non la trovava, ma sapeva di aver costruito qualcosa che sarebbe continuato nel rapporto che Chiara e l’Imam W.D.Mohammed avevano stabilito e coltivato. Stasera ha testimoniato con altri fratelli e sorelle musulmani afro-americani che quel rapporto si è rafforzato ed è cresciuto nel tempo. Uno sguardo alla sala, alla conclusione delle due ore d’incontro, fa capire come qui alla Catholic University of America si sia sperimentato quanto può essere vero il sogno espresso dal sigillo dei documenti del governo degli USA: E pluribus unum, da molti uno. «Non significa essere tutti uguali, ma uniti» ha precisato Maria Voce. Dall’inviato Roberto Catalano[viaggio nord america]
Alla Fordham University si riflette sulla spiritualità dell’unità
La Fordham University, istituzione accademica di primissimo piano fondata e gestita dai gesuiti, ha due campus entrambi a New York. Quello principale si trova nel Bronx mentre quello di Manhattan, costruito all’inizio degli anni ’60 in pieno boom economico, accoglie la Fordham School of Law. E’ più piccolo, ma si trova nel cuore di una delle zone magiche della Grande Mela: il Lincoln Centre, con la New York Philarmonic, il Ballet Accademy. Anche Broadway non è distante, solo alcuni blocchi. Cultura ed arte fanno parte di questo angolo della Grande Mela.
Proprio alla Fordham, il 5 aprile si è svolta una giornata di riflessione accademica su La Spiritualità dell’unità: un dono per i nostri tempi. Si sono alternati studiosi di diverse discipline: teologi, studiosi di religioni, esperti di morale, ma i protagonisti sono stati, soprattutto, un gruppo di giuristi di vari settori: avvocati, giudici e professori di giurisprudenza di questa ed altre università. Quello che ha dato valore alle loro presentazioni non è stata solo la preparazione accademica di primissimo piano, ma la comunanza di valori e di prospettive che hanno dimostrato di avere nello scoprire la dimensione di comunione del diritto. Diritto e comunione è, infatti, il titolo del loro progetto, che, dopo anni di impegno, spesso contro corrente, a favore della persona e delle relazioni interpersonali, ha trovato un’espressione di primissimo piano nella realizzazione di questo simposio, in cui hanno presentato con colleghi di diverse università come la spiritualità di comunione possa costituire un paradigma di riferimento anche per coloro che lavorano nell’ambito giuridico. Si tratta di un gruppo con provenienze molto diverse: Russell Pearce, e Ian Weinstein, entrambi Professori di Diritto, sono ebrei, Amy Uelmen e Greg Louis, sono, invece, cattolici. Altri collaborano a distanza: Deborah Cantrell, per esempio, professoressa di Diritto all’Università del Colorado, è buddista, David Shaheed, giudice della Corte Suprema di Marion Contry a Indianapolis, è musulmano afro-americano.
La giornata è stata scandita da quattro tavole rotonde, che hanno toccato la spiritualità dell’unità, un’economia basata sulla comunione piuttosto che su semplici interessi egoistici, la questione etica e la realizzazione personale e la categoria di amore del prossimo in ambito giuridico. Ha concluso i lavori un intervento di Maria Voce, presidente dei Focolari, che ha risposto a domande dei presenti, esigenti ed impegnative, che hanno svariato dall’economia al campo giuridico, dal dialogo interreligioso ed interculturale alla teologia morale e al ruolo della donna nella Chiesa. La presidente non si è tirata indietro: ha tracciato suggerimenti precisi sulla ricerca di giustizia e verità nell’ambito giuridico, ha incoraggiato a lavorare per una collocazione di valori e categorie, che sembrano aliene ad ambiti, per così dire, umani, ma che ne costituiscono invece l’essenza imprescindibile. Si tratta di lavorare per trovare anche una collocazione a termini che, spesso, prestano il fianco a potenziali malintesi o a comprensioni parziali, come quello chiave di ‘fraternità’. Ha parlato della necessità di continuare il dialogo, dialogando: si tratta della vera metodologia per arrivare ad accettare le differenze e a superarle. Oltre ad aver sottolineato come è nella relazione che si costruisce la propria identità, non ha avuto timore di riflettere sulla attuale situazione della donna nella Chiesa e sulla necessità che, al di là dei ruoli dei sessi, sia la leadership dell’amore a prevalere. Soprattutto, Maria Voce ha incoraggiato tutti a continuare a testimoniare l’unità nella diversità. «So che non è facile – ha detto – chissà quanti momenti di scoraggiamento e di delusione avete provato, ma vi ringrazio perche la vita di questa vostra cellula all’interno della Fordham University ha permesso di trovare anche qui una strada verso la fratellanza universale.» Dall’inviato Roberto Catalano [nggallery id=26]
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A St Patrick’s Cathedral e Fordham University
Il Giubileo dei Focolari negli USA
Maria Gloria Huille
Insegnante di servizi sociali ed economia domestica e poi, a cinquant’anni, i focolari e una nuova vita accanto a Chiara Lubich. Ecco, in sintesi, i cento luminosissimi anni di Maria Gloria. Dopo cento anni, Maria Gloria ha ancora lo stesso sguardo, lo stesso sorriso e la stessa semplicità e solennità. E non mancano nemmeno lucidità e voglia di sorridere. Alle focolarine che le chiedevano, lo scorso 13 marzo, giorno del suo centesimo compleanno, «riusciremo anche noi a raggiungere la tua età?», rispondeva immancabilmente: «per fortuna succede a pochi!» Sfogliando le pagine della sua vita si scopre che Marie Louise Celine Huille proviene da una famiglia numerosa, di 9 figli di cui tre sono diventati religiosi. Ha cominciato a lavorare a 21 anni prima come insegnante di Economia Domestica a Parigi (un lavoro con un’ accezione ben più importante di quella che potremmo darle noi oggi), poi come direttrice e insegnante presso istituti di servizio sociale in Francia, Portogallo, Marocco, Stati Uniti… Si è prodigata, dunque, con successo, per trovare nuovi sistemi per semplificare il lavoro femminile e, con un’ amica ha elaborato un progetto, a quei tempi rivoluzionario: applicare ai lavori domestici i principi dell’organizzazione scientifica del lavoro in fabbrica. Nell’agosto del ’63, a 50 anni, conosce il Movimento dei Focolari. Una svolta e una rivoluzione per la sua vita, già di per se impegnata e preziosa. Con la freschezza di una ragazzina, entra in focolare, ricevendo da Chiara il suo nuovo nome, come particolare imitazione della Madre di Dio. Nel momento in cui l’allora Cardinale di Stato, Jean Marie Villot – francese anch’esso – chiede a Chiara Lubich alcune collaboratrici, lei non ha dubbi ad inviare anche Maria Gloria.
Questa avventura piena di sorprese prosegue poi presso la casa di Chiara stessa. Alla morte del Cardinale, infatti, Maria Gloria e le altre collaboratrici vengono chiamate a continuare il loro compito a Rocca di Papa, nel focolare di Chiara, fino alla fine della sua vita. In quegli anni, confortata dalla straordinaria esperienza di vita che Maria Gloria aveva, Chiara ascolta spesso i suoi consigli. In particolare, con lei scopre non solo la bellezza, ma anche l’utilità delle cose realmente pregiate e fatte con amore. A festeggiare un secolo vissuto in maniera così straordinaria, il 13 marzo, presso la ‘Casa Verde‘ che ospita le focolarine più anziane e dove lei vive attualmente, anche il sindaco di Rocca di Papa, Pasquale Boccia che le ha donato un prezioso libro di fotografie del suo comune e una pergamena ricordo che porta scritto: “Maria Gloria, una donna che per le donne e per gli altri è rimasta giovane, distribuendo nel tempo talenti e energie con l’ammirevole scopo di scoprire e far scoprire le bellezze della creazione, trasferendole nei semplici gesti quotidiani.” (altro…)
Cosa succede quando moriamo?
Una ragazza nella classe dove insegnavo, era sempre chiusa in se stessa. Mi avevano detto che aveva l’Aids. Che cosa potevo fare per lei? Ho cominciato a portarla a casa a volte, alla fine della giornata. Mi sono accorta che era in preda alla disperazione. Così un giorno ho deciso di chiamare suo padre, che non avevo mai incontrato prima. Ero sicura che si sarebbe potuto fare qualche cosa per lei. Quando l’ho incontrato, ho ascoltato una storia tragica: 20 anni di abuso di droga, la prigione, la morte della madre… Il giorno successivo ho ricevuto un suo biglietto: “Ho capito che lei, a scuola, vuol bene a mia figlia.” Con molta attenzione, sono riuscita ad avvicinarmi sempre di più a lei. Attraverso il coinvolgimento di altri, è nata una catena di solidarietà. Abbiamo trovato mille modi diversi, insieme con gli altri insegnanti, per farla diventare parte attiva nella vita scolastica. Sembrava che tornasse pian piano alla vita. Un giorno è venuta da me e mi ha posto questa domanda: “Cosa succede quando moriamo?” Ho sentito di poter condividere con lei ciò che è il tesoro della mia vita. Le ho raccontato del paradiso, dell’amore, della mia esperienza con Gesù. Alla fine mi ha detto: “Anch’io voglio vivere così”. Questo è stato un momento di luce speciale per lei e per me. Il suo dolore, così misterioso, aveva uno scopo. Fonte: http://www.focolare.se (altro…)
Forti senza violenza, il Gen Rosso in Germania
“Vi mandiamo i calorosi saluti dalla Germania, dove, ormai per tradizione, ci troviamo a vivere questa incancellabile esperienza, unica nella sua dimensione, con i ragazzi delle scuole tedesche medie e superiori”. Così scrive alla nostra redazione Tomek Mikusinski del Gen Rosso a nome di tutto il gruppo che dopo la tournée tedesca nei prossimi giorni arriverà nella Repubblica Ceca. La prima tappa è stata Heidelberg, dove 200 giovani in preparazione alla cresima hanno offerto liberamente una parte delle loro vacanze invernali per partecipare a “Forti senza violenza”, il collaudato progetto educativo di prevenzione della violenza, che vede collaborare il Gen Rosso con le scuole medie e superiori di alcuni paesi europei.
Finora sono stati circa 500.000 i giovani che vi hanno partecipato. Riconosciuto e finanziato anche dall’Unione Europea, il progetto prende le mosse proprio dal musical del gruppo, Streetlight, che racconta la vera storia di Charles Moates, cresciuto nel ghetto di Chicago negli anni sessanta. Per la sua scelta di vivere per l’ideale di un mondo unito, si è sempre opposto alla violenza. Per questo perderà la vita nel 1969. Il progetto, muovendo dalla sua figura, si propone oggi di trasmettere valori che aiutino i ragazzi a combattere la violenza, l’emarginazione, il bullismo e le varie forme di disagio che molti teenagers vivono nei grandi agglomerati urbani. Il risultato del lavoro con i giovani di Heidelberg è stata una serata alla Eppelheimer Rhein-Neckar-Halle, alla presenza di circa 1.100 spettatori paganti. Grande novità di questa tournée è il “Doku-workshop”, un laboratorio che ha come obiettivo quello di documentare tutto ciò che succede durante la settimana e di preparare allo spettacolo il pubblico fin dal suo ingresso in sala, attraverso la proiezione di foto e interviste che raccontano la quotidianità del Gen Rosso e del suo lavoro in tour.
E così, dopo Heidelberg, è stata la volta di Bonn, con 13 workshop e oltre 500 partecipanti. Poi di Dortmund, in una scuola a forte presenza multietnica. E poi ancora a Colonia, dove speciale è stato il lavoro con giovani studenti ipoacustici o completamente non udenti.“Sono orgogliosa dei miei studenti”- ha dichiarato Sigrid Bauschulte, direttrice della Scuola LVR-Johann-Joseph-Gronewald -, “perché rappresentare un musical nonostante i problemi di udito è ovviamente una sfida grande. Ringrazio agli ideatori di questo vitale progetto e per la grande opportunità data ai miei studenti”. “Gen Rosso, dovete assolutamente andare avanti con questo progetto, perché fa troppo bene a noi giovani!”– scrive uno dei partecipanti sulla pagina Facebook del gruppo, a conferma della bontà di un’idea che sta contagiando sempre più studenti in tutta Europa. (altro…)
Brasile. Omaggio a Chiara Lubich
Molto partecipate le 24 messe solenni celebrate in varie città – Teresina, Belém, Porto Velho, Parintins, Manaus e Abaetetuba – alla fine delle quali con dvd, power point e altri mezzi, si è presentata Chiara Lubich e il suo carisma. I Vescovi che hanno preseduto le celebrazioni eucaristiche, hanno testimoniato il contributo di Chiara alla Chiesa e all’umanità. Interessati anche i mezzi di comunicazione. Quattro interviste in programmi distinti nella TV cattolica regionale, e in altre due TV locali e sei interviste alle radio locali. Tre quotidiani hanno pubblicato articoli su Chiara cosi come il sito dell’arcidiocesi di Porto Velho e quello della camera dei deputati dello stato dell’Amazonas. A livello istituzionale varie iniziative. Nella camera dei deputati dello stato dell’Amazonas, a Manaus, ci sono state due sessioni solenni, una per l’occasione del giorno internazionale della donna e l’altra per evidenziare il contributo di Chiara alla politica, con grande ed entusiastica partecipazione dei deputati. A Brasilia, Il senatore Wellington Dias di Teresina (Piauí), che partecipa al Movimento Politico per l’Unità, ha pronunciato un discorso in onore di Chiara, alla Plenaria del Senato della Repubblica Federativa del Brasile, il 18 marzo 2011. Ne riportiamo alcuni brani: “Vorrei fare un omaggio ad una donna speciale: l’italiana Chiara Lubich, una delle personalità più importanti del XX secolo. Ha preceduto i tempi, quando ancora non si capiva bene la parola unità, costruendo ponti e consolidando dialoghi imprescindibili negli ambiti religioso, sociale, politico ed economico. Ha contribuito con il suo carisma ad aumentare la fraternità universale. Chiara nutriva un grande amore per il Brasile e il suo popolo, dove si è recata molte volte ed ha avuto ispirazioni brillanti. Nel 1991, ha lanciato il Progetto Economia di Comunione, che cerca una risposta ai grandi problemi sociali del nostro popolo che subito si è consolidata e si è diffusa. Oggi è un modello di solidarietà e di servizio ai più poveri in tutto il mondo. Nel 1998, inoltre, Chiara è stata ammessa nell’ordine del Cruzeiro do Sul, nella graduatoria di gran ufficiale, il maggior riconoscimento del governo brasiliano a stranieri che si distinguono per le iniziative di promozione umana nel nostro Paese. Vorrei esprimerle la mia gratitudine, per tutto ciò che ha generato nella vita di migliaia di persone in tutto il mondo e principalmente in Brasile”. Alla conclusione della settimana, il 19 marzo, c’è stata una giornata alla Mariapoli Gloria (Belem), che ha presentato il contributo del pensiero di Chiara sull’educazione. Erano presenti tra gli altri, alcuni educatori di Benevides, che hanno presentato i sorprendenti risultati dell’utilizzo del dado dell’amore nelle loro scuole. Viva la partecipazione degli allievi con esperienze e presentazioni artistiche. Tutti erano incantati dal carisma di Chiara che risponde alle sfide dell’educazione oggi. (altro…)
“Per amarTi non ho che adesso”
Discorso di Chiara Lubich ai focolarini e alle focolarine Loppiano, 22 giugno 1981 © Centro Chiara Lubich (altro…)
Un tempo per la Vita
Non so cosa vi fa venire in mente la parola “possibili”. A me una cosa sola: queste 40 ragazze che ho qui davanti a me che sono possibili focolarine. Nella vita si possono fare tante scelte, anche tante scelte belle. Loro hanno deciso di venire a passare insieme un tempo che è stato chiamato: “un tempo per la vita”, con motto molto preciso: Eccomi, cioè sono pronta a tutto. Devo dire che sono stati anche per me giorni vivificanti. Il Signore Dio, infatti, ha una grande fantasia. Le loro storie sono una più bella dell’altra, ancora acerbe, ancora da svilupparsi, ma l’inizio promette. Micarla di Recife, nord est del Brasile, è venuta per cercare la verità e trovarla, perchè sempre è stato il suo chiodo fisso. Oggi è felice! Grisel di Mendoza, 27anni, ama le rivoluzioni ed ha trovato in Maria di Nazareth la più grande rivoluzionaria della storia. “Volevo essere come lei” ci dice. “Cosa mi affascina nella vocazione al focolare? Vedo uomini e donne realizzati, dispensatori di Dio. Donare a Dio tutta la mia vita è stata la logica conseguenza: se Lui mi ama d’amore infinito, come posso non dargli tutto?”. Vida, 24 anni, della Lituania: “ Ho avuto tanti dubbi, dubbi all’ordine del giorno: ce la si può fare a seguire Dio tutta la vita o piuttosto non dovrei farmi una famiglia? Ciò che mi ha ridato pace e certezza è stata la libertà che continuo a sperimentare nel dire il mio sì a Lui: libertà di amare il mondo intero”.
Emma è messicana: “Non è facile seguire Gesù – ci confida – tutto sembra remare contro ad una vita spesa per Dio: dalla comunicazione, ad alcune pratiche educative, ai valori che vengono divulgati. Viene in mente che se non si fanno esperienze ‘al limite’ ci si annoia. Questo mi ha fatto sentire di dare di più a Dio, perché niente mi bastava e niente mi saziava”. Per lei la vita in un focolare è come una corsa sulle montagne russe: un percorso mozzafiato, affascinante, a volte tortuoso ma con lo sguardo fisso sulla meta: a faccia a faccia con Dio. “Questo è ciò che desidero di più”. Priscilia di Ginevra, 23 anni, studia storia e letteratura francese. È qui per capire se Dio veramente la chiama, perché vorrebbe dare tutto a Lui con radicalità per vivere un’avventura “che per me non ha pari: contribuire a costruire un mondo unito”. Conclude: “Ho trovato la conferma che questa è la mia strada. Voglio vivere come sposa di Dio fin d’ora”. Nuam viene da un villaggio del Sud Est Asiatico. È rimasta affascinata dalla vita semplice e profondissima che vedeva vissuta in un focolare. Poi, nel 2005, durante un concerto del Genrosso, “proprio quelle canzoni cantate in una lingua che non conoscevo mi hanno trasmesso Dio, il suo amore e sentivo che dovevo fare qualcosa per rispondergli. Ora sento che voglio darGli tutto per portare Gesù a tutti, fare la mia parte perché l’umanità sia sempre più una sola famiglia. E l’Ideale dell’unità mi aiuta ad allargare il cuore sul mondo intero”. Mi torna alla mente parte del commento di Chiara alla “Parola di Vita” del mese di marzo che ci aiutava a fare la Volontà di Dio. Scrive Chiara Lubich: “Diciamolo prima di ogni azione: Avvenga, sia fatta. E compiremo attimo dopo attimo, tassello per tassello, il meraviglioso unico irrepetibile mosaico della nostra vita che il Signore da sempre ha pensato per ciascuna di noi”. Ora nella sala accanto c’è una quarantina di ragazzi che vogliono anche loro dare tutto a Dio ed hanno cose meravigliose da raccontare. Aspettatevi il loro articolo. Ma adesso dobbiamo andare a raggiungere i gruppi che vanno a visitare la cittadella di Loppiano. Auguri a queste meravigliose creature! Sharry S. (altro…)
USA – Cittadella “Luminosa” 2011
Sportmeet: per uno sport capace di muovere le persone e le idee
Il mondo dello sport interseca il sociale a molti livelli: dalla politica all’economia, dalla salute alla comunicazione e così via. L’obiettivo primario di Sportmeet è quello di contribuire, quindi, ad una cultura dello sport improntata alla fraternità universale alla cui radice si pone la “regola d’oro” presente in tutte le culture: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Su questa base, gli obiettivi ed i metodi che Sportmeet persegue sono oggi condivisi da persone delle più diverse convinzioni, culture e religioni. Per questo gli atleti, gli operatori ed i professionisti dello sport legati a Sportmeet, si sono fatti promotori di numerose iniziative di carattere sportivo a valenza sociale. Si tratta di progetti continuativi, piccoli e grandi, aperti in diverse parti del mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo, nei paesi in guerra, in situazioni di grave disagio sociale.
A tali progetti Sportmeet dà il proprio sostegno culturale, economico e di risorse umane perché possano avere solidità e continuità. In questa prospettiva si pone il congresso, il cui obiettivo è riconoscere responsabilità e dignità nuove allo sport, superandone l’aspetto spettacolare e riscoprendone la capacità di essere agente di cambiamento sociale e culturale, in grado, appunto, di “muovere le persone” e “muovere le idee”, di ricreare nuovi rapporti e relazioni positive, con la convinzione che cambiare lo sport è contribuire a cambiare la società. Sono in programma riflessioni di esperti, testimonianze, tavole rotonde, workshop e giochi sportivi. Fra i relatori, docenti provenienti da una dozzina di università italiane ed europee di diverse discipline, nell’ambito delle scienze dello sport; manager, psicologi, insegnanti, amministratori, allenatori ed atleti. Da segnalare, fra gli altri, Gianni Rivera, responsabile del settore giovanile e scolastico della Federcalcio italiana, Valerio Bianchini e Marco Calamai, allenatori professionisti di basket, Oreste Perri, atleta e poi commissario tecnico della canoa olimpica italiana, oggi sindaco di Cremona. Il convegno è aperto a sportivi, allenatori ed istruttori, insegnanti, dirigenti, amministratori, docenti e studenti nel campo delle scienze motorie ed è valido ai fini della formazione del personale della scuola italiana in base al decreto MIUR 992/2005. Sul sito www.sportmeet.org sono disponibili il programma, la scheda di partecipazione e lo spot del congresso. (altro…)
New York 2011: Incontro con i giovani
Messaggio di Chiara Lubich al Movimento Umanità Nuova
Messaggio rivolto da Chiara Lubich alla Giornata del Movimento Umanità Nuova
Roma (EUR), 20/03/1983(…) Il nostro Movimento – come sappiamo – è sorto perché un piccolo numero di persone, una cellula di umanità si è imbattuta in una sorgente, s’è lasciata imbevere da una polla di acqua viva: una nuova, più profonda comprensione della buona novella: Dio è Amore! Dio ci ama. Dio ama tutti gli uomini. Nella nostra vita, anche in quella concreta di tutti i giorni, con i suoi problemi e progetti, coi suoi dolori e le sue gioie, noi non siamo soli. Se lo vogliamo, se l’accogliamo, può giocarvi questa Presenza superiore e straordinaria, in grado di aiutare in maniera imprevista, di arricchire e di sublimare il nostro vivere quotidiano in tutte le sue manifestazioni. Un Padre, una Provvidenza divina è sopra di noi e ci segue. Certamente questa fede nell’amore di Dio non è assente, nemmeno oggi, dal cuore di molti. Tuttavia non se ne traggono spesso tutte le conseguenze e si conduce la propria vita, si costruisce la città terrena, si vuole rinnovare il mondo, come se in questo sforzo dovessimo far tutto da noi. (…) Una delle più grandi convinzioni, che s’è fatto, ad esempio, il nostro Movimento in questi quarant’anni di vita, convinzione suffragata dall’esperienza quotidiana, è questa: vivere secondo la Buona Novella, scatenare nel mondo la rivoluzione evangelica è sinonimo di scatenare anche la più potente rivoluzione sociale. Ci sono oggi dislivelli sociali nel mondo? Ci sono ancora, su due fronti, i ricchi e i poveri? Noi crediamo, come Maria, – e l’abbiamo visto per grazia di Dio realizzarsi in più posti del nostro pianeta – che la legge del Vangelo praticata sa veramente arricchire di beni quanti hanno fame e “rimandare a mani vuote i ricchi” (Lc.l,53). Noi siamo testimoni di come la beatitudine della povertà (cf. Lc.6,20) e la minaccia del “guai a voi, o ricchi” di Gesù (Lc.6,24), prese sul serio, possono dare una solenne spinta per ristabilire gli equilibri sociali. Abbiamo oggi il problema della disoccupazione, degli anziani, degli emarginati, degli handicappati, della fame, i molti problemi nel Terzo Mondo? Non ammonisce forse tutta la storia cristiana che la pagina del Vangelo riguardante l’esame finale di ogni cristiano “Ho avuto fame e mi hai dato da mangiare…” (Mt. 25,35 ss) ha offerto straordinarie soluzioni? Non abbiamo forse sperimentato anche noi che, messa in atto, con impegno quotidiano, secondo le esigenze attuali e con metodi consoni al nostro tempo, può risolvere molti di questi problemi? E il “dare”, che il Vangelo domanda (“Date e vi sarà dato”) e che assicura la promessa di “misure piene, pigiate e traboccanti” (cf. Lc. 6,38), che il nostro Movimento tante volte ha costatato, non è anch’esso un atteggiamento concreto che può sollevare chi è nella miseria, nella fame, nella solitudine, bisognoso di ogni cosa? E’ un’esperienza quotidiana poi che “chiedendo”, come il Vangelo insegna, si ottiene (cf. Lc.11,10); che “il resto” (e questo resto può essere per gli uni: la salute, per altri: il posto di lavoro, per altri ancora: la casa, o un figlio, o quanto necessita) viene in sovrappiù (cf. Mt. 6,33). L’abbiamo costatato con i nostri occhi poi, tante volte, a gloria di Dio, quel “centuplo”, che Cristo ha promesso a quanti si staccano da ogni cosa per Lui (cf. Mt. 19,23). (…) E se arriva qui, per il poco che, con la grazia di Dio si fa, per il poco che si ama, perché non può arrivare dappertutto?
Polska. Wdzięczność, która się nigdy nie kończy.
W kilku miastach zaprezentowano nową edycję książki Każda chwila jest darem. W Katowicach prof. Krzysztof Wieczorek z Uniwersytetu Śląskiego, odnosząc się do historii, filozofii, literatury i kultury ukazał znaczenie myśli Lubich dotyczącej chwili obecnej. Program ubogacony przerywnikami muzycznymi zakończył się lekturą kilku fragmentów książki w wykonaniu dwójki młodych ludzi.
W Lublinie odbyło się sympozjum, które zbiegło się z 15-tą rocznicą przyznania Chiarze Lubich pierwszego doktoratu Honoris Causa w dziedzinie Nauk Społecznych przez Katolicki Uniwersytet Lubelski im. Jana Pawła II. Obecni byli: Rektor – prof. S. Wilk, Dziekan WNS – prof. A. Sekowski, Wice-Dziekan Wydziału Teologicznego – prof. M. Chmielewski, Biskup – M. Cislo, prof. A. Biela oraz liczni profesorowie i studenci. Z tej okazji prof. Bennie Callebaut (I.U. Sophia) przedstawił Wyższą Szkołę Sophia w Loppiano k. Florencji.
W krótkim powitaniu na rozpoczęcie Sympozjum, Biskup M. Cislo, powiedział między innymi: “Chiara Lubich, jak Jan Paweł II, Matka Teresa z Kalkuty, należy do pokolenia świętych czasów wielkich przemian (…), w których Duch Święty wzniecił wielki ogień, który nadal płonie … ten ogień miłości, który wciąż płonie także w dziele Chiary Lubich. Jest to niezastąpiony charyzmat również dla naszego Kościoła Lubelskiego. (…) Życzę wszystkim uczestnikom, aby przesłanie Chiary Lubich było źródłem inspiracji dla refleksji osobistej, jak i dla tego wszystkiego, co dotyczy decyzji i codziennych działań”. (altro…)
A Benevento la IV Edizione del premio “Fraternità”
Con l’inaugurazione delle mostre degli artisti Roberto Cipollone, John Lau Kwok Hung e Antonio Borrelli, si è aperta la IV edizione del “Premio Fraternità-Città di Benevento”, organizzato dal Movimento dei Focolari di Campania, Puglia, Basilicata ed Albania, dall’Amministrazione Comunale del capoluogo sannita, dal Centro “La Pace” di Benevento e dall’Associazione Focus, con il riconoscimento della Presidenza della Repubblica, dalla Presidenza del Consiglio e dell’Unesco. La manifestazione si è svolta in varie sedi della città. Si proponeva di assegnare un riconoscimento a persone, associazioni o enti che si sono particolarmente distinti nella difficile arte del dialogo. I vincitori dell’edizione 2011, scelti da una giuria qualificata, in seguito a segnalazioni giunte da tutta Italia, sono state: la giornalista Manuela Dviri Vitali Norsa, impegnata nel dialogo tra israeliani e palestinesi, per la sezione “Dialogo ecumenico ed interreligioso”; la scrittrice e giornalista Maria Pia Bonanate, per la sezione “Dialogo per una cultura della fraternità”; l’assessore alla cooperazione internazionale della regione Toscana Massimo Toschi, per la sezione “Dialogo in politica”, e il Progetto “Arrevuoto” dell’Associazione Teatro Stabile di Napoli, volto al coinvolgimento artistico di giovani e ragazzi di quartieri a rischio, per la sezione “Dialogo nell’arte”. Il programma della manifestazione (www.premiofraternita.it.) ha visto mostre artistiche, spettacoli teatrali e musicali, proiezioni cinematografiche, workshop e laboratori artistici con il coinvolgimento di bambini, ragazzi e giovani. Tre i Forum realizzati: il primo ha visto persone di confessioni, religioni e culture diverse confrontarsi su “Dialogo e fraternità: l’eredità di Chiara Lubich” a tre anni dalla sua scomparsa. Venerdì 18, si è parlato di “Arte: ponte di dialogo”. Sabato 19, poi, con i premiati delle sezioni cultura, politica e dialogo interreligioso, si è discusso di “Un modello di città per l’Italia del 2061”, cercando di immaginare come la fraternità possa cambiare in meglio la nostra società nei prossimi cinquanta anni. In conclusione, la premiazione, con la consegna della riproduzione dell’opera “Incontri” dello scultore napoletano Antonio Borrelli e delle medaglie del Presidente della Repubblica. Premi anche per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado che hanno partecipato al concorso nazionale letterario ed artistico: “La fraternità per una cittadinanza attiva”. Quest’anno si è prevista anche una sinergia con la Fondazione Mediterraneo (www.fondazionemediterraneo.org) che, dal 1996, assegna l’omonimo premio a personalità del mondo politico, culturale e artistico che hanno contribuito, con la loro azione, a ridurre le tensioni e ad avviare un processo di valorizzazione delle differenze culturali e dei valori condivisi nell’area del Grande Mediterraneo. Giovedì 17, infatti, durante il dibattito previsto presso il “Centro la Pace” dei Focolari a Benevento, è stato consegnato il “Premio Mediterraneo Solidarietà Sociale 2011” (edizione speciale per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia) a Diana Pezza Borrelli e ad Alberta Levi Temin, dell’Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli. La scelta del luogo è dettata dal fatto che entrambe le vincitrici sono legate al Premio Fraternità: Diana Pezza Borrelli in quanto rappresentante del Movimento dei Focolari e Alberta Levi Temin per averlo vinto nel 2009. Info: Loreta Somma loretasomma@email.it (altro…)
Bra: “Quando si ama si è felici e se si ama sempre, si è felici sempre”
La festa per l’intitolazione a Chiara Lubich di una nuova Scuola Materna a Bandito, la più popolosa frazione della città piemontese di Bra, sabato 26 marzo ha visto protagonisti i rappresentanti del Consiglio comunale dei ragazzi e i bambini della stessa scuola . Oltre agli Amministratori braidesi, al sen. Michelino Davico, sottosegretario al Ministero degli Interni, e agli Assessori provinciali Roberto Russo e Giuseppe Lauria, il quale ha parlato a cuore aperto delle persone del Movimento come di gente che ha cambiato il suo modo di fare politica. Lo scorso 22 dicembre 2010, la città di Bra aveva aderito, all’unanimità, all’associazione “Città per la fraternità” nata qualche anno fa con l’intento di creare una rete tra comuni ed altri enti locali. Essa ha tra i suoi scopi anche quello di assegnare un premio internazionale per la realizzazione di progetti di fraternità nelle città, e attorno a tale adesione il Sindaco Bruna Sibille aveva voluto improntare questa giornata. E’ difficile rendere l’intensità dell’atmosfera che si è vissuta. Vi ha dato impulso l’ascolto dell’invito lanciato da Chiara Lubich in un suo discorso, pronunciato al Teatro Regio di Torino nel giugno del 2002: vivere la politica come amore, verso i cittadini, ma anche tra i politici stessi La proposta di una politica fondata sulla fraternità è stata poi alla base del convegno pomeridiano, intitolato “Una città per la fraternità”. Sono intervenuti, l’on. Teresio Delfino, parlamentare, sindaci e amministratori da varie parti della provincia (tra essi il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia), e numerosi cittadini del territorio, compresa una delegazione da Genova la cui amministrazione ha aderito anch’essa recentemente all’Associazione. I presenti hanno ripercorso il cammino del rapporto tra la città e la figura di Chiara, a partire dal Convegno di Innsbruck “Mille città per l’Europa” del 2001. In special modo dove lei riconosce ai politici una vera “vocazione” ad amare la propria città e la propria gente, fino a giungere a quella quasi incredibile definizione della politica come ”amore degli amori”. Il sindaco Sibille ha voluto ricordare alcuni spunti concreti di fraternità vissuti dalla comunità cittadina, tra cui una cena in tutti i quartieri, che ha riempito le strade, generando tra i cittadini un clima di famiglia prima mai sperimentato. Se ne sono ricavate 14 borse-lavoro per altrettanti disoccupati. Segnali di forte speranza nel futuro, che è già presente, sono venuti dalle testimonianze offerte dai giovani della Scuola di partecipazione del cuneese e dal gruppo di ragazzi di Bra presenti: hanno riferito di svariate iniziative per “colorare” ambiti grigi della vita cittadina, nelle quali hanno coinvolto gli abitanti e gli stessi amministratori. Il Sindaco, concludendo il pomeriggio, ha rilanciato chiedendo proprio a loro di progettare insieme come continuare a colorare di fraternità la propria città. Forti le impressioni tra i partecipanti. Un’amministratrice: “E’ stata vera scuola di formazione. Finalmente ho capito ciò che da anni cercavo … Ho scoperto che il mio impegno è una vocazione. Un’altra: “Il convegno è stato un’incisiva dimostrazione di quello che può operare la fraternità vissuta a livello di Istituzioni, nei Consigli Comunali, tra Amministrazione e comunità civile, tra Comuni che si “consorziano” in nome di essa”. Fonte: Movimento dei focolari – Piemonte (altro…)
Il Giubileo dei Focolari nel Nuovo Mondo
Alla fine sembrava di essere a Broadway, alla conclusione di un musical. Camice nere per uomini e donne, sciarpette gialle o azzurre per le ragazze, danze e una sequenza di canzoni note che raccontavano gioie e ansie, dolori e sogni del popolo statunitense. Il prolungato applauso esprimeva gioia e riconoscenza per «una giornata indimenticabile per tutto il Nord America», come è stato commentato dai presentatori e che ha richiesto mezzo secolo di preparazione. L’appuntamento, svoltosi a 150 chilometri a nord di New York, ha celebrato infatti i 50 anni dell’arrivo del Movimento dei focolari nel Nord America, dove sono convenute 1.300 persone in rappresentanza delle tante comunità diffuse in Canada, Stati Uniti e Caraibi. A condividere la festa anche ebrei e afroamericani musulmani. «È un Paese adatto alla spiritualità del Movimento – affermò Chiara Lubich , quando nel 1964 arrivò negli Usa –, c’è un vero senso dell’internazionalità». Era la sua prima visita. Ne seguirono altre sei, a sottolineare l’importanza strategica che attribuiva a questa parte del continente. Ogni volta che è venuta la fondatrice ha aperto strade nuove, dal dialogo con gli afroamericani musulmani (prima donna a parlare nella moschea Malcom X) alla collaborazione con attori, registi e sceneggiatori di Hollywood.
E dire che non sembrava pronto il tempo per sbarcare nel Nuovo Mondo. La storia andò così. Julia Conley, di Detroit, tornata negli Stati Uniti dopo la Mariapoli di Friburgo del 1960, scrisse a Chiara Lubich e a don Foresi di mandare qualcuno in Usa, che lei avrebbe ospitato. La lettera non produsse effetti, ma la signora (da autentica statunitense) non si perse d’animo e scrisse di nuovo, inviando questa volta anche il denaro per due biglietti aerei. Chiara allora disse: «Questo è un segno di Dio». E mandò Silvana Veronesi, una delle compagne della prima ora, e Giovanna Vernuccio. Nel 1961, a New York torna Giovanna (Giò), con Serenella Silvi (presente in sala e festeggiata) e Antonio Petrilli, che daranno vita ai due focolari. Giocando con gli app – le applicazioni sui telefonini di recente generazione –, i giovani hanno fatto compiere alla sala il giro del Nord America, presentando con foto e racconti in diretta e in video vita e iniziative nei diversi Stati. Potevano mancare gli effetti speciali? Ed ecco che le comunità della Costa Ovest, quella del Pacifico, dove si trova Hollywood, hanno pensato bene di iniziare affidandosi a una sigla, quella d’apertura dei film della Twenty Century Fox, con i riflettori che scrutano il cielo – ricorderete – e l’inconfondibile musichetta, sostituendo al nome della casa produttrice quello di West Coast Focolare.
Ma il momento culmine doveva ancora venire. Ed ecco salire sul palco Maria Voce e Giancarlo Faletti per un dialogo con i presenti. Settanta minuti di conversazione, rispondendo a undici domande, che hanno toccato temi centrali, dalla paura del dolore e della morte al rapporto tra Vangelo e livelli di benessere, dagli abusi sessuali nella Chiesa Usa al rapporto con i mass media. «Lasciatemi pensare a quelle due ragazze che avevano davanti questa vasta nazione – ha confidato la presidente – e vedere oggi, dopo 50 anni, quanto è cresciuta la famiglia che voi rappresentate». Un attimo di pausa e poi la consegna per ciascuno: «Ecco il mandato di Chiara, quello di essere una Silvana, una Giovanna, che torna nella propria città con la loro stessa ansia di testimoniare il carisma dell’unità». Maria Voce è rimasta colpita dalla semplicità, genuinità e generosità di questo popolo, ma mette adesso in luce l’ottimismo, che in qualsiasi situazione aiuta sempre a trovare un rimedio. E lancia spontaneamente una frase che suona come uno slogan: «Dopo questi 50 anni, c’è ancora qualcosa che si può fare, e noi lo faremo!» Benedetto XVI, nel saluto augurale, aveva sottolineato che «coscienti della marcata dimensione multiculturale del Focolare in Nord America, prega anche perché i legami intessuti con membri delle altre comunità religiose portino frutti abbondanti per il progresso della comprensione reciproca e della solidarietà’ spirituale al servizio dell’intera famiglia umana». Dall’inviato Paolo Lòriga [nggallery id=25]
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A Foggia. Una scuola materna e un parco intitolati a Chiara Lubich
A presenziare i due importanti momenti, il 14 marzo 2011, sono stati il sindaco di Foggia, Mongelli e l’assessore alla Pubblica Istruzione, Morlino, accompagnati dal consigliere comunale, Sottile. Il sindaco Mongelli nel suo intervento all’intitolazione della scuola materna ha sottolineato come la particolare predilezione che Chiara ha sempre avuto per le giovani generazioni, abbia fatto emergere una dottrina pedagogica rinnovata e riconosciuta anche a livello internazionale, ricevendo per questa ragione il conferimento di lauree h.c. da parte di prestigiose università. “Una pedagogia dell’unità o pedagogia della comunione – ha affermato – da cui scaturisce una corrente di pensiero che riporta al centro la ‘vocazione educativa’ come espressione della ‘vocazione all’unità’ tra educando ed educatore, tra gli educatori stessi, tra teoria e pratica, tra le diverse pratiche educative. Per Chiara, senza la relazione, anima dell’educazione, non solo l’istruzione ma soprattutto la nostra essenza di persone perderebbe la sua dignità. Intitolarle una scuola significa perciò proporre agli alunni e al territorio in cui la scuola sorge, un modello da imitare: penso che tutti noi siamo veramente fortunati ad avere un così alto esempio da seguire”. “La Lubich ci ha lasciato un grande patrimonio di valori, ha sottolineato Morlino, che si basano sull’amore verso il prossimo e sul rispetto della persona. Sono lieto che Foggia con l’intitolazione della scuola materna Girasole 2 e del parco sia un modo per ricordare, nel tempo, questa importante figura”. Fonte: Puglialive.net (altro…)






