Movimento dei Focolari

Chiara Lubich e don Oreste Benzi. Le sorprese dello Spirito

Nel novembre 2019 la chiusura della fase diocesana delle cause di beatificazione di Chiara Lubich e di don Oreste Benzi fondatori rispettivamente di un Movimento e di una nuova Comunità ecclesiale. È nel fermento del ’68, fenomeno rivoluzionario del XX secolo che interessa Paesi a varie latitudini, che nascono, suscitate da carismi, tante nuove Comunità ecclesiali. Fondate da laici irrompono nella vita di giovani donne e di giovani uomini, immediatamente mettono radici, coinvolgono e si diffondono nella società. Anch’esse portano una rivoluzione, ma evangelica, la preghiera allo Spirito Santo dei Padri che avevano partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, conclusosi nel 1965, si palesava senza farsi attendere. Già agli albori del ‘900 germogliano nuove realtà carismatiche nella Chiesa. Verso la metà del secolo, quindi vent’anni prima del Concilio, sorge il Movimento dei Focolari e porta con sé delle novità: l’ispirazione è “consegnata” ad una giovane trentina laica, Chiara Lubich. Nata nel 1920, è contraddistinta da una fede generosa e realizza il suo sogno di donarsi a Dio all’alba del 7 dicembre 1943, a fare da sfondo la seconda guerra mondiale. La predilezione per i poveri, la vita comunitaria sostanziata da una spiritualità collettiva, che poggia sulla Parola di Dio, è il luogo dove si incarna il carisma dell’unità che a breve si aprirà al mondo. Don Oreste Benzi nasce nel 1927 a San Clemente, paesino dell’entroterra riminese. Ordinato sacerdote a 24 anni, si dedica agli adolescenti. Fare “un incontro simpatico con Cristo”, sarà il leitmotiv della sua vita. Con gli adolescenti trascorre i periodi estivi nella Casa Madonna delle Vette di Canazei, lì, nel 1968, nascerà l’Associazione Papa Giovanni XXIII, che fa proprio l’impegno di amare il più povero tra i poveri in stretto rapporto con Cristo perché: “solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri”. Compie opere ritenute irrealizzabili: dalla condivisione quotidiana con gli emarginati al contrasto della tratta degli esseri umani. Chiara e don Benzi due persone diverse: una donna e un uomo, una laica e un sacerdote, una donna di montagna e un uomo di collina vicino al mare, entrambi fondatori di opere generate da un carisma, luce che si inserisce nella storia. Realtà inedite nella Chiesa, ripropongono l’annuncio antico e nuovo di Gesù, coinvolgendo chi vi aderisce in un cammino rinnovato di fede e di umanità. La testimonianza adamantina del Vangelo, non si ferma ai fondatori, ma si allarga ai membri. È anche grazie a Movimenti e nuove Comunità che alla fine del secondo millennio, e a seguire, la santità di popolo avanza, inserendosi nella quotidianità. Chiara conia il simpatico slogan delle sei S, per seguire Gesù: “Sarò santo se sono santo subito.” Varie, nei Focolari, le cause di beatificazione in corso. Don Benzi, quando nel 2004 arriva il Decreto ecclesiale di riconoscimento definitivo della sua Associazione, afferma: “Un dono inestimabile” perché, “i fratelli e le sorelle membri della Comunità (…) possono vivere gioiosi e sereni nella certezza assoluta che la vocazione della Comunità è via sicura per santificarsi (…).” Nell’Associazione Papa Giovanni XXIII è avviata la causa di beatificazione della Serva di Dio Sandra Sabattini. È del 2 ottobre scorso la notizia che Sandra sarà proclama beata nel 2020. Tra le ultime telefonate di don Oreste quella del 31 ottobre 2007 al Centro internazionale del Movimento dei Focolari, la sua voce mite ha urgenza di informare Chiara dell’iniziativa che l’Associazione sta organizzando e se lei intende sostenerla. Purtroppo non farà in tempo a sapere la risposta positiva di Chiara: la notte seguente, tra l’uno e il due novembre, lascerà questa terra. Nel 2008, il 14 marzo, anche Chiara ritornerà alla casa del Padre. Oggi, questo mese di novembre, sembra il simbolo dei loro due percorsi, distinti ma vicini.

Lina Ciampi

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Vangelo vissuto: un’attesa piena di vita

Ogni piccolo gesto d’amore, ogni gentilezza, ogni sorriso donato trasforma la nostra esistenza in una continua e feconda attesa. Coro di bambini In preparazione alle feste natalizie siamo andati in un ospedale con un bel gruppo di bambini per allietare Gesù presente nei piccoli ricoverati con i nostri canti. Non ci è stato consentito di accedere al loro reparto, ma abbiamo ricevuto il permesso di esibirci nella sala d’entrata dell’ospedale. Era sorprendente assistere alla metamorfosi dei visitatori: entravano magari con un viso serio e, appena visti i piccoli cantare, accennavano un sorriso. In diversi poi sono tornati ad ascoltare assieme ai pazienti che erano venuti a trovare. Altri malati che non aspettavano visite si sono fatti portare nella grande hall per assistere alla performance e tanti si sono uniti al coro. Anche il personale dell’ospedale ha gioito per questa insolita atmosfera. La direzione dell’ospedale ci ha già invitati per l’anno prossimo, promettendo di farci entrare anche nel reparto riservato ai bambini. (N.L. – Olanda) In cucina Cuoco nella cucina di un asilo, non mi risparmiavo nel mio lavoro. Un giorno, mentre ascoltavo un’inserviente raccontare che per lei ogni bambino era un tesoro da proteggere, mi sono reso conto che non pensavo affatto a mettere amore in tutto quanto facevo. Ora invece, considerare che ogni pasto era nutrimento di persone che un giorno avrebbero avuto il mondo in mano, diventava un vero incentivo alla fantasia. Nei piatti ho cominciato a mettere qualche ornamento imprevedibile, a sistemare il cibo in modo sempre nuovo. La gioia e la sorpresa dei bambini mi hanno confermato che non si sa cosa può nascere da un semplice gesto d’amore. (K.J. – Corea) L’incidente Il lavoro al centro di recupero per tossicodipendenti s’era fatto alienante. Presa dal vortice delle cose da fare, avvertivo sempre più un senso di vuoto e Dio sempre più lontano. Una sera in cui pioveva a dirotto l’auto che mi riportava a casa sbandò, urtò contro un muro e andò a finire nella corsia opposta. Quando arrivai al pronto soccorso, la vista di un crocifisso appeso al muro mi diede coraggio. Mentre i medici si occupavano di me, provavo una pace sottile, come da tempo non sentivo più. Per fortuna, a parte ferite e contusioni di poco conto, non c’era niente di grave, per cui quasi subito venni dimessa. Per settimane accanto al letto dov’ero immobile ci fu un viavai di persone, tra telefonate e regali. Toccanti le visite ripetute dei miei tossicodipendenti: “Tu ce l’hai fatta perché fai del bene”. Anche i miei colleghi di lavoro mi furono molto vicini: evidentemente si era costruito con loro un legame solido. Grazie a quel riposo forzato, ritrovai anche il gusto della preghiera e credetti di capire perché Dio non mi aveva presa con sé quella volta. (Lucia – Italia) Stoviglie da lavare Dopo una festa in parrocchia organizzata per dare un pasto caldo ai barboni, mi son trovato in mezzo a un disordine di rifiuti e di pentole e stoviglie da lavare. In cucina il parroco stava già rigovernando,felice della serata. Colpito da una sua frase, “Tutto è preghiera”, gli ho chiesto: “Anche lavare i piatti?”. E lui: “Il tesoro più grande è arrivare a capire che tutto ha valore immenso perché dietro quella pentola c’è un prossimo che ha bisogno di me”. Da quel momento il mio pesante lavoro di muratore, i figli da accompagnare all’asilo, il lampadario da riparare … tutto è divenuto occasione per me di sublimare l’azione e farla diventare sacra. (G.F. – ltalia)

a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)

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Le migrazioni dalla sponda sud del Mediterraneo/2 parte

Il fenomeno delle migrazioni forzate verso l’Europa resta uno dei temi irrisolti del dibattito tra i paesi UE. Troppo divisi da interessi particolari per individuare una politica comune, ispirata a principi di solidarietà e sostenibilità. Ne abbiamo parlato con Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano in Algeria. Secondo l’UNHCR*, dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d’emergenza, ma non bastano all’Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l’Ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara: (2° PARTE) Si dice da tempo che è necessario strutturare una collaborazione con i paesi del Nord Africa, ma anche con quelli di transito. Buoni propositi ma pochi fatti concreti…. Per passare ai fatti concreti bisogna prendere atto della realtà, del fatto che i paesi africani, soprattutto quelli del Nord, che consideriamo paesi di transito sono essi stessi paesi di destinazione dell’emigrazione. L’Egitto ospita oltre 200 mila rifugiati sul proprio territorio, mentre in tutta Europa nel 2018 sono arrivate poco più di 120 mila persone. Le poche centinaia di migranti irregolari che arrivano dall’Algeria sono tutti algerini, non subsahariani che transitano dall’Algeria, perché spesso questi migranti restano qui. Inoltre questi paesi non accettano programmi tendenti a creare “hotspot” (centri di raccolta) per i migranti subsahariani. Qui non funziona il modello della Turchia, alla quale l’Unione Europea ha dato 6 miliardi di euro per gestire campi dove ospitare oltre 4 milioni di profughi siriani e non solo. Con la Turchia l’operazione funzionò perché c’era la guerra in Siria e per gli interessi strategici della Turchia. In Africa i fenomeni sono molto diversi bisogna trovare altri modi. Quali potrebbero essere le forme di collaborazione? Non servono collaborazioni asimmetriche ma partenariati alla pari. Dobbiamo considerare che non siamo solo noi europei ad avere il problema migratorio, e dunque è necessario rispettare questi paesi con le loro esigenze interne, anche in fatto di migrazione. Solo poi si può cercare insieme di gestire il fenomeno. Per esempio esistono già accordi di cooperazione fra l’Italia e l’Algeria che risalgono al 2000 ed al 2009 e che funzionano bene. Cosa prevedono? La gestione congiunta del fenomeno migratorio in termini di lotta allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani, alla criminalità trans-nazionale che utilizza il fenomeno per finanziarsi, al pericolo di infiltrazioni terroristiche. Vi sono anche disposizioni per il rimpatrio concordato, ordinato e dignitoso dei migranti irregolari. Si parla del fatto che i paesi occidentali debbano sostenere quelli africani per creare condizioni di vita migliori, tali da scoraggiare le partenze. Quanto è praticabile questa strada? Nelle condizioni attuali dell’economia e della cultura politica internazionale lo vedo poco praticabile e tutto sommato poco efficace. In primo luogo, parliamo già di un miliardo di africani: nessun “piano Marshall” europeo o mondiale potrebbe affrontare tali dimensioni demografiche. Tra l’altro l’Africa è molto diversificata, ci sono paesi in condizioni di sviluppo avanzate: il Ghana ha un tasso di innovazione tecnologica superiore a vari paesi sviluppati; l’Angola è un paese ricchissimo di risorse che sta tentando di riorganizzare la sua struttura economica in modo più partecipativo. Abbiamo dei leader, come il neo premio Nobel per la pace, il Primo Ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed Ali, che ha 42 anni e guarda alle nuove generazioni. Ha già fatto piantare 350 milioni di alberi in un programma di riforestazione mondiale chiamato “Trillion Tree Campaign”. L’Uganda vive una fase di forte sviluppo. Il problema piuttosto sono le disparità economiche, drammatiche e ingiuste, e qui l’Occidente può intervenire aiutando a migliorare la governance di questi paesi, perché sia più inclusiva e partecipata. Ma ricordiamoci che sono gli stessi problemi di polarizzazione socio-economica che abbiamo in Europa: purtroppo, non possiamo dare molte lezioni in questo campo. Nelle riflessioni sul fenomeno migratorio a livello istituzionale in primo piano c’è la dimensione economica, mentre viene trascurata quella umana. Cosa significa mettere l’uomo al centro del problema migratorio? Dietro ogni migrante c’è una storia, una famiglia, un percorso accidentato, la fatica di procurarsi il denaro e forse debiti con organizzazioni criminali. Certamente non possiamo ammettere l’immigrazione irregolare perché tutto deve svolgersi nel rispetto delle leggi, ma dare valore alla dimensione umana significa tenere conto di questo passato e non vedere in queste persone dei numeri che arrivano a bordo di barconi o via terra. Mi ha profondamente colpito la storia di quel ragazzo di 14 anni, proveniente dal Mali, trovato in fondo al mare con una pagella cucita dentro il giubbotto, con ottimi voti. Quella è una storia che ci lascia senza parole. E dietro c’è una tragedia familiare, umana, un tessuto sociale lacerato. Consiglio il bel libro di Cristina Cattaneo, “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo”. Non dimentichiamo però anche le storie della nostra Marina militare – in particolare quella della comandante Catia Pellegrino – che ha salvato migliaia di naufraghi. Persone, volti, eventi reali. * https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean (leggi la 1° parte dell’intervista)

A cura di Claudia Di Lorenzi

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Il racconto di un decennio di luce

Il racconto di un decennio di luce

Inaugurata la mostra “Chiara Lubich Città Mondo” a Tonadico di Primiero “Chiara non è comprensibile senza situarla nel contesto in cui è vissuta”. Con queste parole, Jesús Morán, co-presidente del Movimento dei Focolari la domenica, 8 dicembre, ha concluso gli interventi della cerimonia di inaugurazione della mostra intitolata a Chiara Lubich aperta a Palazzo Scopoli a Tonadico di Primiero ad un giorno di distanza da quella di Trento. “Chiara durante la guerra si è spesa per la sua città, Trento, ma è a Primiero, nel ’49, che Dio le ha dato la chiave di comprensione di quanto era chiamata a compiere. Chiara ha trovato qui, fra le montagne, la luce, ma occorre andare a Trento ed in ogni città per capire quali sono le conseguenze del suo carisma.” Ecco il legame profondo fra le due mostre, dove quella di Tonadico non è un’appendice di quella di Trento, ma il racconto di un decennio di luce. La gratitudine della valle del Primiero è stata espressa con toni diversi dall’assessore alla cultura Francesca Franceschi (“Primiero rappresenta l’origine, il ritiro dove Chiara ha trovato risposte alle sue domande”), dal vicesindaco Paolo Secco (“Il nostro compito non è solo quello di mantenere viva la memoria, ma di essere una comunità che risponde alle ispirazioni ideali che hanno mosso Chiara”), dal presidente della Comunità del Primiero, Roberto Pradel (“Chiara si è spesa per costruire relazioni fra le persone: che il seme che ha gettato porti frutti”). Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, ha illustrato il significato più profondo delle due mostre: “Per la prima volta la nostra Fondazione realizza una mostra dedicata ad una persona: lo abbiamo fatto perché Chiara è una figura con cui il Trentino, e non solo, deve fare i conti. Il Trentino, che può rivendicarne la nascita, deve scoprire la dimensione di forte attaccamento alle tradizioni vivo in Chiara, frutto di relazioni, ma senza fermarsi ad esse per aprirsi al mondo al fine di non risultare sterile. Chi meglio di Chiara Lubich ci può garantire questa capacità di relazioni di cui il mondo oggi ha bisogno?” Alba Sgariglia, corresponsabile del Centro Chiara Lubich, ha espresso la gratitudine di tutto il Movimento alla Fondazione: “Abbiamo lavorato in tandem per questa tappa storica. Da qui, da queste montagne, Chiara si è proiettata verso l’umanità intera: questa la missione che lei qui ha compreso”. Annamaria Rossi e Giuliano Ruzzier, curatori della mostra con Maurizio Gentilini, ne hanno sottolineato le caratteristiche: grandi immagini, citazioni e brevi didascalie scorrono a fianco di Palazzo Scopoli, proprio di fronte a quella baita in cui Chiara ed alcune delle sue prime compagne andarono a riposare nell’estate del 1949. Al piano terra del palazzo, che conserva stacchi degli affreschi della cappella di San Vittore, si trovano alcuni scritti e ricordi fondamentali di quell’estate e video delle prime Mariapoli, le vacanze estive, che fino al 1959, di anno in anno, si arricchirono di persone di diverse vocazioni, culture e provenienze. Significativa la testimonianza delle “cittadelle” del Movimento nel mondo, Mariapoli permanenti, in cui oggi come nell’esperienza del Primiero, si sperimenta e si testimonia un’unità possibile.

Paolo Crepaz

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Schönstatt e i Focolari: un’amicizia che cresce

Schönstatt e i Focolari: un’amicizia che cresce

Mercoledì, 20 novembre, i responsabili di Schönstatt di diversi Paesi europei hanno visitato il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Roma, Italia). Mercoledì, 20 novembre, i responsabili del Movimento di Schönstatt di Austria, Repubblica Ceca, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Svizzera hanno visitato il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Il gruppo è stato accompagnato da padre Heinrich Walter, già presidente del Presidium generale di Schönstatt. “Incontrare Chiara” visitando la sua casa e pregando sulla sua tomba è stato uno degli scopi di questa visita. Un secondo obiettivo dei responsabili di Schönstatt è stato quello di entrare in dialogo con i Focolari sui cambiamenti sociali e politici in Europa, il ruolo dei Movimenti con i loro carismi e il significato della comunione tra di loro – in modo particolare di Insieme per l’Europa – nel contesto delle trasformazioni ecclesiali, politiche e culturali. La delegazione è stata accolta al Centro dei Focolari dal Copresidente, Jesús Morán e da diversi consiglieri. Per poter mettere i carismi a servizio del bene del continente nel dialogo è emersa in modo evidente la necessità di realizzare progetti culturali che siano frutto dello specifico di ciascuno ma anche della comunione tra tutti . L’incontro e il dialogo sono stati definiti da ambedue le parti cordiali, preziosi e fruttuosi. Ovviamente si è trattata solo di una tappa dell’ormai lungo cammino di comunione e di collaborazione tra Schönstatt e i Focolari che ha avuto inizio nel 1998 alla Vigilia della Pentecoste sulla Piazza San Pietro a Roma. Inoltre, da ormai 20 anni, cioè fin dall’inizio, anche Schönstatt è parte di quella rete di movimenti e comunità che compongono l‘iniziativa Insieme per l’Europa e padre Heinrich Walter è membro effettivo del comitato d’orientamento. In questi anni sono cresciute tra i Focolari e Schönstatt, ma non solo, relazioni fraterne, improntate sull’unità fra cristiani, fra varie Chiese e confessioni; unità che presuppone come importante premessa una profonda e vera riconciliazione, considerata accesso diretto all’unità pur mantenendo la necessaria diversità che l’altro arricchisce e completa. Il Movimento di Schönstatt è stato fondato da p. Josef Kentenich nel 1914 a Schönstatt, vicino a Koblenz in Germania, con un carisma pedagogico. È diffuso in modo particolare in Europa, nelle Americhe e in Africa ed è composto da una ventina di istituti secolari, leghe e movimenti autonomi.

Severin Schmid

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Vangelo vissuto: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42)

Vegliare: è un invito a tenere gli occhi aperti, a riconoscere i segni della presenza di Dio nella storia, nel quotidiano ed aiutare altri che vivono nel buio a trovare la strada della vita. Un altro figlio Ero pronta ad avere altri figli dato che ne avevo già tre? A questa domanda di un amica ho risposto raccontando come ogni figlio sia un dono unico e l’esperienza della maternità non sia paragonabile a nessun’altra, perché la gioia che porta una nuova nascita è un bene di tutta la famiglia, per non parlare dell’aspetto economico che misteriosamente sembra sottolineare che ogni figlio è voluto dal Cielo. Al che l’amica mi ha confidato di essere in attesa del secondo. Col marito aveva pensato all’aborto, perché una nuova creatura avrebbe compromesso la situazione economica della famiglia. Andando via, mi diceva: “Mi sento pronta ad una nuova maternità”. (P.A. – Italia) Dare fiducia Avevamo un cugino con le “mani lunghe”: quando veniva a trovarci, piccoli oggetti sparivano dalla nostra casa per ricomparire in quella degli zii. Delicatamente la mamma segnalò loro la cosa, ma rimasero così offesi che troncarono i rapporti con noi. Da cristiani, cercammo un’occasione per riallacciarli ed essa si presentò quando il cugino, ormai adolescente, fu espulso dalla scuola, perché scoperto a rubare ai compagni. Fu allora che mio padre suggerì a quei parenti il nome di uno specialista che avrebbe potuto essere di aiuto. Pur con immenso dolore e vergogna, gli zii ammisero che il figlio era cleptomane. Mia madre propose loro di fare le vacanze insieme e a noi figli raccomandò di essere generosi con il cugino, dandogli la massima fiducia. Furono giorni belli e sereni. Anche lui era felice. L’accompagnamento psicoterapeutico, anche con medicine, giovò a tutta la famiglia. Mia zia un giorno si confidò: “Eravamo così orgogliosi della nostra famiglia che ci sentivamo superiori. Eravamo malati di superbia”. (J.G. – Spagna) Giustizia e comprensione Come magistrato in una località ad alta densità mafiosa, interrogavo da ore un detenuto che ne aveva combinate di grosse. Passata l’ora di pranzo, mi fu chiesto se desideravo mangiare. Accettai, a patto di portare qualcosa anche per il detenuto. Quel semplice gesto fu per lui un piccolo shock. Quasi non ci credeva. Un’improvvisa paura di trovarmi a tu per tu col pregiudicato in quel momento di pausa consigliava di allontanarmi. Ma ecco un altro pensiero: “No, se sto qui a voler bene a questo mio prossimo, non ho niente da temere”. L’interrogatorio proseguì con lo stesso atteggiamento nei suoi confronti: cercavo di fargli capire la gravità di quello che aveva fatto, ma senza giudicarlo, parlandogli serenamente. Tempo dopo mi giunse una sua lettera dal carcere. Qualche richiesta di commutazione della pena? No, solo un lungo sfogo col racconto delle proprie miserie e la richiesta di comprensione. Strano che la scrivesse proprio a me che avevo emesso un giudizio di condanna nei suoi confronti. Evidentemente aveva colto qualcosa d’altro. (Elena – Italia)

a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)

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Centenario: inaugurata la mostra “Chiara Lubich, Città Mondo”

Aperte a Trento le celebrazioni dei 100 anni dalla nascita della fondatrice dei Focolari. La Provincia autonoma ha assegnato a Maria Voce il “Sigillo di San Venceslao” Chiara Lubich, Città Mondoè il titolo della mostra che il 7 dicembre, è stata inaugurata alle “Gallerie” di Trento, un evento che ha aperto il Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari. La mostra, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica italiana, è promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con il Centro Chiara Lubich. Il Direttore della Fondazione Museo storico, Giuseppe Ferrandi, ha introdotto e coordinato gli interventi della giornata inaugurale dalla quale è emersa la figura di Chiara Lubich, quale personalità di grande respiro, con profonde radici in terra trentina, nella sua storia, cultura e tradizioni, ma che, attraverso il suo carisma, ha saputo parlare un linguaggio universale; ha superato ogni frontiera, geografica e culturale, per portare un messaggio di pace e fraternità. La mostra offre un percorso coinvolgente e interattivo, che accompagna il visitatore a conoscere Chiara Lubich, con l’invito ad impegnarsi nell’oggi per continuare a concretizzare quei valori che hanno contrassegnato la sua vita. La Provincia autonoma di Trento ha voluto insignire Maria Voce, Presidente dei Focolari, del “Sigillo di San Venceslao” “per aver saputo interpretare – si legge nella motivazione – con impegno instancabile i valori dell’unità e della pace”. “Sono veramente grata e commossa di questo riconoscimento – ha detto Maria Voce – che, siccome sottolinea i valori della personalità di Chiara Lubich e dei Focolari, lo sento per tutto il Movimento”. “Due sono le parole che mi vengono in mente quando penso a Chiara Lubich: carisma e profezia”, ha detto Giorgio Postal, Presidente della Fondazione Museo Storico del Trentino in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Interrogarci su Chiara Lubich e collocarla nella storia diventa dunque un modo per affrontare le sfide che ci stanno di fronte, come società e come singoli”. “Siamo orgogliosi di partecipare a questo percorso – ha detto il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti – che ci permette di conoscere ed approfondire il grande messaggio di Chiara Lubich, una figura eccezionale, una donna e una trentina che riuscì a portare il suo straordinario messaggio di pace e di unità in tutto il mondo”. Mons. Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento, ha invitato tutti in questo anno e, soprattutto il Movimento dei Focolari, a far “conoscere il Dio di Chiara per capovolgere la narrazione di Dio, questo Dio della tutela irrevocabile dell’altro”. “Da questa visione di Dio amore – ha concluso – nasce una visione positiva sulla creazione, sulla natura, sull’uomo e sul corpo”. Un invito che è stato subito accolto con adesione dal copresidente del Movimento dei Focolari Jesús Morán che ha ricordato il motto del Centenario “Celebrare per incontrare” Chiara Lubich, una donna che “ha incarnato l’unità a 360° e ci ha dato la carta di navigazione del terzo millennio”. “Questo Centenario sarà occasione straordinaria per scoprire tante Chiara”, ha detto il sindaco di Trento Alessandro Andreatta. “Quella dell’incontro, del dialogo, dell’unità. Donna di fede, di servizio, di speranza, quella che è nel cuore della Chiesa e dell’umanità”. E Lorenzo Dellai, già Sindaco di Trento, che nel 1995 consegnò a Chiara Lubich il sigillo della città, ha ricordato come lei esortasse i trentini ad essere all’altezza dell’anima di questa città. “Io penso che di questo carisma, di questa profezia oggi ci sia sempre più bisogno”. Il sen. Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha portato il saluto del Governo italiano: “Chiara è stata una persona che ha amato particolarmente l’Italia”. Ha ricordato come avesse incontrato politici di tutti i partiti per portare avanti il valore della fraternità, affinché si potesse “creare un nuovo modello politico”. Hanno inoltre portato un saluto ai presenti i rappresentanti delle mostre che si apriranno nel mondo nel corso dell’anno: a Città del Messico, Sidney, Mumbai, San Paolo, Gerusalemme, Algeri e Nairobi. Un progetto che ha ottenuto il Patrocinio dal Consiglio d’Europa. Le mostre riprodurranno quella trentina, ma ciascuna avrà una sua peculiarità: da quella di San Paolo, dove centrale sarà il progetto per una Economia di Comunione lanciato in Brasile da Chiara Lubich, a quella di Sidney, terra multiculturale; da quella di Gerusalemme, città che forse più di ogni altra necessita di pace e fraternità, a quella in India rappresentata dal messaggio della console italiana a Mumbai Stefania Constanza. Presenti all’inaugurazione anche Veronica Cimino, vice-sindaco reggente di Rocca di Papa (Roma); Francesca Franceschi, assessore del Comune di Primiero San Martino di Castrozza; Alba Sgariglia e Joao Manoel Motta, co-responsabili del Centro Chiara Lubich ed i curatori della mostra Giuliano Ruzzier, Anna Maria Rossi e Maurizio Gentilini, autore, quest’ultimo, della recente biografia della fondatrice dei Focolari. Numerosi i parenti di Chiara Lubich presenti all’inaugurazione. La mostra alle “Gallerie” sarà aperta fino al 7 dicembre 2020 (dal martedì alla domenica dalle 09:00 alle 18:00) e l’esposizione è fruibile con supporti linguistici nelle principali lingue europee. L’ingresso è libero. Accanto alle tre sezioni della mostra allestite nelle “Gallerie” a Trento, vi è una sezione distaccata che sarà inaugurata l’8 dicembre 2019 alle ore 17,00 nelle sale di Palazzo Scopoli, a Tonadico, nel Comune di Primiero San Martino di Castrozza (Tn). Questa sezione è dedicata in particolare agli anni 1949-1959: dalla profonda esperienza spirituale vissuta da Chiara Lubich nel Primiero nell’estate ’49 alle Mariapoli estive che vi si svolsero fino al 1959.

Anna Lisa Innocenti

 

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“Dio”

“Datti tutta a me” – 7 dicembre 1943 Si apre oggi l’anno del centenario della nascita di Chiara Lubich che verrà festeggiato ovunque vi sono delle persone che hanno fatto proprio il suo “Ideale” – com’era solita dire – di unità e di fraternità universale. “Celebrare per incontrare”, è questo il motto che si  propone di informare le più varie manifestazioni che man mano verranno alla luce nel decorrere del 2020. “Celebrare” perché la si ricorderà, ma sarà per dare a tanti la possibilità di conoscere il messaggio che impersonava. Di particolare importanza risulta la mostra “Chiara Lubich città mondo”, ideata dalla Fondazione Museo storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich (Rocca di Papa), che viene oggi inaugurata nella Gallerie a Trento, sua città natale. Perché mai il 7 dicembre 2019 e non il 22 gennaio 2020, giorno dell’anniversario di Chiara, oppure il 14 marzo, giorno del suo dies natalis? Semplicemente perché il 7 dicembre 1943, Silvia Lubich è divenuta Chiara, se così si può dire. Pochi giorni prima infatti, al posto delle due sorelline restie ad uscire di casa per via del freddo, aveva risposto ad una richiesta della loro mamma di andare a prendere del latte in una fattoria vicina e, mentre compiva questo atto di amore, aveva avvertito limpida e forte una chiamata: “Datti tutta a me”. Tornata a casa Silvia aveva scritto una lettera infuocata al sacerdote che la accompagnava ed egli, dopo averla messa alla prova, l’aveva autorizzata a  donarsi a Dio per sempre. Così, quel 7 dicembre 1943, ancora prima dell’alba, durante una messa mattutina celebrata per l’occasione, Silvia aveva, in gran segreto, – come lei stessa dirà – “sposato Dio”. Scriverà al riguardo 30 anni più tardi: “Immaginate una ragazza innamorata; innamorata di quell’amore che è il primo, il più puro, quello non ancora dichiarato, ma che incomincia a bruciare l’anima. Con una sola differenza: la ragazza innamorata così, su questa terra, ha negli occhi la figura del suo amato; questa, non lo vede, non lo sente, non lo tocca, non ne avverte il profumo, con i sensi di questo corpo, ma con quelli dell’anima, attraverso i quali l’Amore è entrato e l’ha invasa tutta. Di qui una gioia caratteristica, difficile a riprovare nella vita, gioia segreta, serena, esultante”. Silvia Lubich, all’anagrafe, era rimasta affascinata dalla risposta data da Chiara d’Assisi a san Francesco che le aveva chiesto cosa desiderasse: “Dio!”. Quella diciottenne di Assisi, bellissima e piena di speranze, aveva saputo racchiudere tutti i desideri del suo cuore in quel solo Essere degno di tutto l’amore: “Dio”. Con questo esempio negli occhi, Silvia aveva tramutato il suo nome in Chiara, perché pure lei avvertiva dentro di sé i medesimi sentimenti. Cambiare nome è come acquisire una nuova identità. Tale cambiamento, voluto prima col cuore, si è di fatto attuato il 7 dicembre 1943. Quella mattina Silvia ha sposato Dio ed è diventata Chiara. In seguito è stato scelto il 7 dicembre quale data di nascita simbolica del Movimento dei Focolari. Con quell’atto di totale donazione ne era stata posta infatti la prima pietra. Anni dopo, la Chiesa cattolica darà a quell’edificio il nome di “Opera di Maria”. Con il nome “Dio”  è incominciata la divina avventura di Chiara e con essa anche quella del Movimento dei Focolari. “Dio” è quanto significa il 7 dicembre per Chiara Lubich. Non vi è dunque di certo data migliore per inaugurare l’anno del centenario della sua nascita.

                                                        Michel Vandeleene

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Riscrivere la storia di Chiara

Dall’intervento di Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio e amico personale di Chiara, alla conferenza stampa del 18 novembre scorso. A pochi giorni dall’apertura ufficiale del centenario di Chiara Lubich, il 7 dicembre prossimo, proponiamo gran parte dell’intervento di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alla conferenza stampa del 18 novembre scorso. Amico personale di Chiara, collaboratore nella costruzione del cammino di unità dei movimenti nella Chiesa, offre una riflessione sull’umanità e la storicità della sua figura, ancora molto da scoprire. Il tempo a volte riduce le grandi figure a dei “santini”, le impolvera o le fa dimenticare. Chiara aveva un cuore pieno di Santità, ma non era un santino, era una donna vera, una donna “vulcanica”, una trentina che si è aperta al mondo. E’ partita da Trento per andare nel mondo intero; questa è stata la storia di Chiara: da Trento, a Roma, al mondo. Ed è vero quello che è stato detto: se vai in tante parti del mondo, ignote, anche dell’Africa, trovi non solo figli di Chiara, ma senti il passaggio di Chiara e del suo pensiero. Sono passati cento anni dalla sua nascita. Cento anni sono tanti. Chiara è nata nel 1920, lo stesso anno di nascita di Giovanni Paolo II, che sempre quando la vedeva la chiamava: “la mia coetanea”. Entrambi sono stati toccati dal dramma della Seconda Guerra Mondiale. A Trento Chiara lo ha sentito fortemente e ha maturato il suo Carisma – se così posso dire – nel cuore della seconda guerra mondiale, in un mondo profondamente diviso e lacerato dal dolore della guerra. Chiara, secondo me, è una figura importante anche al di fuori della Chiesa perché non è stata una figura solo interna alla Chiesa, seppure profondamente radicata nella Chiesa, in unità con essa, ma sempre protesa nel mondo. Non è stata una cristiana “di sacrestia”, ma ha amato e guardato il mondo. Chiara è stata un personaggio storico. In una storia del cristianesimo del Novecento fatta in gran parte di uomini che alle donne hanno lasciato qualche angolo di mistica o di qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia a tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento della vita, passione. Così io l’ho conosciuta. Aveva una grande capacità di rapporto personale, di amicizia: aveva il Carisma dell’amicizia, nessuno era uguale all’altro. Era una donna che incontrava migliaia di persone, eppure, per lei, nessuno era uguale a un altro. Aveva poi una grande capacità: quella di comunicare una passione. È stata una donna appassionata, appassionata all’unità del mondo. L’Unità è la cifra con cui capire la sua esistenza e la sua ricerca della pace, che è anche ecumenismo. Visse una profonda sensibilità ecumenica -più di tanti esperti di ecumenismo- e vorrei ricordare, a questo proposito- il suo rapporto con il Patriarca Atenagora, su cui ho anche scritto in un volume. C’è anche una lettera che ho pubblicato in cui si afferma “della signorina Chiara Lubich si dice che essendo donna e non essendo teologa si infervora facile…”, ma oggi vorrei dire che, proprio non essendo teologa ed essendo donna, Chiara aveva capito di più dei tecnici dell’ecumenismo. Unità è anche dialogo per raggiungere la pace. Chiara scrive “I figli di Dio sono i figli dell’amore, combattono con un’arma che è la vita stessa dell’uomo”. Cioè la vita come dono e, attraverso il dono della vita, si lotta per cambiare il mondo e per cambiare gli altri e realizzare questo ideale. Chiara è stata consumata dalla passione per l’ideale. E questo a me sembra un punto fondamentale su cui tornare a riflettere. Maria Voce ha accennato che siamo in un tempo di divisione. Aggiungerei che siamo anche in un tempo di piccole passioni. Chiara può essere anche molto impopolare oggi, proprio perché crediamo nelle divisioni e viviamo di piccole passioni. Ma credo che questo anno che voi dedicate, che noi dedichiamo, a ricordare e a far rivivere e incontrare Chiara Lubich è anche un anno che mette in discussione le modeste passioni e la rassegnazione a un mondo diviso. Chiara scrive “Speriamo che il Signore componga un ordine nuovo nel mondo. Egli, il solo capace di fare dell’umanità una famiglia, di coltivare quelle distinzioni tra i popoli perché nello splendore di ciascuno al servizio dell’altro riluca l’unica luce di vita che abbellendo la patria terrena fa di essa un’anticamera della patria eterna”. Penso che celebrare questo Centenario sia un servizio all’umanità e anche al pensiero un po’ inaridito del nostro tempo. Il suo coetaneo Wojtyla scriveva “il mondo soffre, soprattutto per mancanza di visione”. Credo che questo nostro mondo può rifiorire per una visione che è quella di Chiara Lubich. Una sola avvertenza: quando noi usiamo la parola celebrazione dobbiamo stare attenti. Giustamente Maria preferisce parlare di incontro. È un incontro impegnativo e questo incontro, cara Maria, deve essere anche storia. Noi dobbiamo avere il coraggio di riscrivere la storia di Chiara Lubich nel suo tempo, per capire meglio come la sua azione ha cambiato la storia. Penso ad esempio all’avventura di mandare i focolarini nell’Est europeo e come abbia contribuito così anche alla caduta del muro. Chiara non ha scelto di rifugiarsi in Occidente, accettando il muro. E quindi sono sicuro che questo anno, che si apre oggi, farà crescere la figura di Chiara in un nuovo incontro con il nostro tempo e non la farà rimpicciolire. (altro…)

Sintonia e collaborazione

Incontro tra la Presidenza dell’Azione Cattolica italiana e il Consiglio Generale del Movimento dei Focolari. Emerge un impegno comune per le vittime del terremoto in Albania. Nel pomeriggio del 29 novembre 2019, una cinquantina di persone, tra i membri della presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, quelli del Consiglio Generale del Movimento ed i dirigenti dei Focolari per l’Italia, convengono al Centro Internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Tangibile sin dall’inizio una grande sintonia che, nell’evolversi dell’incontro, manifesta tutta la ricchezza della comunione: “È una stagione propizia, lo Spirito spinge in quella direzione”, dice Matteo Truffelli, presidente dell’Azione Cattolica Italiana (ACI). “Nello stare insieme ad altre realtà ecclesiali si sperimenta un surplus di ecclesialità” afferma Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari. In seguito ad una preghiera di Mons. Gualtiero Sigismondi, assistente ecclesiastico dell’ACI, Maria Voce, presidente dei Focolari, spiega la specifica vocazione del Movimento all’unità. Matteo Truffelli a sua volta presenta i punti focali della sua associazione: la missionarietà alla quale Papa Francesco ha invitato l’Azione Cattolica. Una sfida che si vuole cogliere con entusiasmo è quella all’universalità. A seguire le esperienze delle due organizzazioni in vari ambiti. I Focolari ripercorrono l’ispirazione di Chiara in campo interreligioso, culturale ed ecumenico. Dagli evangelici, agli ortodossi e anglicani, oggi un’iniziativa vede ingaggiati Movimenti di varie Chiese cristiane nel dare risposte concrete all’Europa nel cammino Insieme per l’Europa. Il dialogo interreligioso trova la sua chiave nella fratellanza umana. Proficui anche i rapporti con fondatori di movimenti di altre religioni. Nell’era del pluralismo la difficile sfida è gestire la diversità culturale, il rifiuto del diverso, il rischio del fondamentalismo o dell’assimilazione. Vasto il ventaglio di iniziative in ambito politico, economico, del disarmo, dell’ambiente, della scuola, ma si vuole rendere più bella anche la Chiesa. Ragazzi e giovani, tra i protagonisti delle più importanti questioni contemporanee. Interrogandosi su come concretizzare la propria esperienza di fede nella ferialità, l’Azione Cattolica ha avviato il progetto Fuori Sede per giovani, studenti o lavoratori, che debbono proseguire altrove il loro compito. Con il Pellegrinaggio Mariano si pensa anche a chi tra gli adulti ha affinità con la religiosità popolare. Infine, si collabora con il progetto Policoro della Conferenza episcopale italiana. Alla fine di questo pomeriggio di comunione Matteo Truffelli propone un’azione comune a sostegno della popolazione colpita nei giorni scorsi da un forte terremoto in Albania. Jesús Morán si fa portavoce dell’eco immediatamente positiva. Gli esperti delle due organizzazioni stanno già sviluppando un piano di azione per realizzare questa collaborazione.

Lina Ciampi

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Le migrazioni dalla sponda sud del Mediterraneo/1 parte

Che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno migratorio verso l’Europa? In che modo è possibile mettere l’uomo al centro, passando così da una visione puramente economica a quella umana delle migrazioni? Intervista a Pasquale Ferrara, ambasciatore italiano ad Algeri. Secondo l’UNHCR*, dal 1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono sbarcati via mare sulle coste Europee di Italia, Malta, Cipro, Spagna e Grecia 75.522 migranti. A questi si aggiungono i 16.322 arrivati via terra in Grecia e Spagna per un totale di 91.844 persone, di cui 9.270 in Italia, 2.738 a Malta, 1.183 a Cipro, 25.191 in Spagna, 53.462 in Grecia. Dati che seguono un trend in calo e archiviano la fase d’emergenza, ma non bastano all’Europa per avviare un dialogo allargato e costruttivo sul tema: la prospettiva della creazione di un sistema europeo di gestione dei flussi resta assai remota, e in generale il confronto a livello istituzionale non tiene conto della prospettiva dei paesi africani. Ad Algeri abbiamo raggiunto l’Ambasciatore italiano, Pasquale Ferrara: Ambasciatore, che visione si ha dal Nord Africa del fenomeno delle migrazioni verso l’Europa? Visto dall’Africa si tratta di un fenomeno storico e strutturale, soprattutto infra-africano, perché la stragrande maggioranza dei movimenti di migranti e rifugiati avviene tra paesi africani: oltre 20 milioni di persone vivono in un paese diverso da quello di origine. Altra cosa è la migrazione verso l’Europa, che teme un afflusso incontrollato. Qui il quadro entro cui leggere il fenomeno è solo parzialmente quello del differenziale di sviluppo. In Europa spesso si fa la distinzione fra rifugiati politici e migranti economici. Ma spesso i migranti economici africani sono il risultato di una pessima gestione politica degli stati, perché c’è un problema di governance, di appropriazione delle risorse da parte di oligarchie, di inclusione sociale. Quindi in qualche modo anch’essi sono qualificabili come rifugiati politici. Al di là delle migrazioni irregolari, per ciò che riguarda l’Africa del nord, bisognerebbe ripristinare nel Mediterraneo quella mobilità circolare delle popolazioni che nella storia si è sempre osservata. Significa per esempio la possibilità di venire in Europa per un periodo di studio o lavoro, per poi tornare nel paese di origine. Al momento questi spostamenti sono subordinati alla concessione del visto, che però è molto difficile ottenere per via dei molti e necessari controlli. Per molti rappresenta un dramma, per cui la tentazione di chi riceve il visto, anche se si tratta di persone di buone intenzioni, è spesso quella di non tornare nel paese di origine. Il visto va mantenuto, ma, nell’ottica di favorire la mobilità circolare, è necessario pensare ad un sistema più strutturato. C’è poi un altro fattore che dà impulso alla migrazione, ed è la differenza nella qualità dei servizi che una società offre: quelli sanitari e quelli previdenziali in genere, la cui scarsa disponibilità e qualità influisce anch’essa, assieme ad altri fattori come la violenza endemica, sul senso di sicurezza, o quelli scolastici per cui anche chi non è in una situazione di miseria assoluta tenta di approdare in Europa per dare un’educazione migliore ai figli. Quindi dovremmo investire di più nella formazione delle classi dirigenti, dei professionisti, degli educatori. Ad Algeri, pur con numeri ridotti, stiamo cercando di farlo, aumentando le borse di studio per i giovani algerini che vanno in Italia a studiare musica, arte, restauro, come investimento per il loro futuro professionale. C’è una responsabilità dell’Occidente nell’impoverimento dei Paesi africani? “Sarei molto prudente. Questa è una narrazione che fa comodo a certe oligarchie afro-africane per scaricare le proprie responsabilità anche rispetto ad una governance che è dubbia nella sua legittimazione e nei suoi risultati. Il periodo coloniale ha segnato molto l’Africa e le responsabilità passate dell’Occidente sono accertate, ma dalla decolonizzazione sono trascorsi almeno 50 anni ed è difficile imputare all’Occidente le problematiche delle società africane di oggi. La qualità della governance ha un grande peso. Piuttosto oggi in Africa c’è una presenza forte della Cina con programmi legati alle risorse naturali e minerali in quasi tutti i paesi. La Cina considera l’Africa un grande mercato, ma lo scambio è asimmetrico a favore di Pechino. Tuttavia, per compensare questo squilibrio la Cina realizza a proprie spese opere infrastrutturali, stadi, teatri, centri culturali per miliardi di dollari. Nella gestione del fenomeno l’Europa fa passi incerti. Mancano politiche comunitarie e sembra che il principio di responsabilità condivisa non scaldi i cuori in Europa.. La scelta della solidarietà non può dipendere dalla buona volontà dei singoli governi e dal variare degli orientamenti degli stessi. La questione migratoria deve diventare una competenza esclusiva dell’Unione europea in quanto tale, come avviene per le politiche commerciali per le quali gli stati dell’UE hanno dato a Bruxelles la responsabilità esclusiva di negoziare accordi con paesi extraeuropei. Oggi invece da un lato, per una questione di sovranità nazionale, gli stati vogliono mantenere il controllo sulle migrazioni e sulle frontiere, ed è comprensibile. Dall’altro accusano di inerzia l’Europa a cui però non danno le competenze necessarie per operare efficacemente. Ma passare a questa dimensione decisiva mi sembra improbabile ora, considerando la resistenza che questo tema incontra rispetto alle politiche interne. * https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean Fine 1° PARTE

 A cura di Claudia Di Lorenzi

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Albania: unire le forze

La comunità locale dei Focolari e il Coordinamento Emergenze del Movimento, insieme con la Caritas e altre famiglie religiose, sono al lavoro per aiutare le persone colpite dal sisma. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi, un forte terremoto ha colpito la costa settentrionale dell’Albania, nell’area della città di Durazzo. Ad oggi si contano almeno 47 morti, 600 feriti e migliaia di sfollati, ma sembrano essere molte le persone ancora sotto le macerie. Il sisma ha prodotto danni enormi, edifici crollati e centinaia di persone senza tetto, ed è stato avvertito in altre zone dell’Albania e della costa adriatica. La comunità locale dei Focolari è impegnata insieme alla Caritas Albania, alle Caritas diocesane, alle parrocchie e ad altre famiglie religiose nel mappare il territorio per censire case, scuole, chiese ed edifici danneggiati, e nel pianificare interventi coordinati. “Siamo insieme con la Caritas e le altre realtà e, come sempre, operiamo insieme” fanno sapere da Tirana. Una particolare attenzione è dedicata ai villaggi e alle aree lontane dai più grandi centri urbani – sconosciute ai media – che pure hanno subito danni significativi. “Creare ponti, favorire canali di comunicazione, mettere in rete esigenze e risorse – sottolineano – è una priorità condivisa”. Forme di sostegno concreto da parte del Movimento dei Focolari si attuano nel dare accoglienza alle famiglie e alle persone che non possono rientrare nelle loro case danneggiate, offrendo alloggio presso abitazioni di altre famiglie in zone non colpite dal sisma. Si offre anche la possibilità di effettuare una stima tecnica dei danni subiti. La presenza dei Focolari è tangibile poi nel prestare assistenza psicologica alle vittime del terremoto, che risentono anche dello stato di allerta continuo dovuto al perdurare delle scosse. Solidarietà è stata manifestata dai centri dei focolari in Macedonia e anche i giovani del Movimento si stanno attivando per portare aiuto. C’è la chiara consapevolezza che uno sforzo corale di coordinamento è la priorità di questi primi giorni di emergenza, mentre nei mesi futuri seguirà l’esigenza di strutturare un piano di ricostruzione. Anche Papa Francesco ha inteso esprimere la sua vicinanza spirituale e il suo paterno sostegno nei confronti delle persone e dei territori colpiti: “Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie – ha detto all’Udienza generale di mercoledì 27 novembre – Che il Signore benedica questo popolo a cui voglio tanto bene”. ________________________________________ Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti: Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza terremoto in Albania ——————————————————- I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. (altro…)

2020: sarà l’anno di Chiara

2020: sarà l’anno di Chiara

All’insegna del motto “Celebrare per incontrare” è stata annunciata alla stampa l’apertura del centenario di Chiara Lubich il prossimo 7 dicembre. Si parte da Trento, con l’inaugurazione della mostra internazionale “Chiara Lubich città mondo”.

© CSC Audiovisivi

“Chiara è viva. È viva nello spirito che Lei ci ha donato, nell’Opera che ha fondato e nella quantità innumerevole dei suoi seguaci, sparsi in tutti i punti della terra”. E’ con queste parole che la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha riassunto lo spirito con cui il movimento nel mondo si prepara a vivere il 2020, anno in cui si celebreranno i 100 anni dalla nascita della sua fondatrice. Chiara Lubich è nata il 22 gennaio 1920 a Trento, città “pilota” che ospiterà molti degli eventi del centenario, tra cui quello che lo apre ufficialmente, il 7 dicembre prossimo con una mostra internazionale alle Gallerie di Piedicastello. Data dal forte valore simbolico, perché era il 7 dicembre 1943, in pieno secondo conflitto mondiale, quando Chiara si consacrò a Dio, dando di fatto inizio alla “divina avventura” della sua vita e di quella di milioni di persone nel mondo. Durante la conferenza stampa che si è tenuta il 18 novembre scorso presso la sede romana della Sala Stampa Estera, la Presidente ha spiegato che l’intento dell’anno celebrativo – che ha come motto “Celebrare per incontrare – non è quello di ricordare Chiara, ma quello di “incontrarla” nelle sue opere, nelle testimonianze di chi le è stato accanto, nella vita degli appartenenti al Movimento, e nel suo “messaggio di fraternità, unità e comunione”. Un messaggio che lei ha “vissuto in prima persona” allacciando rapporti “con le persone più varie per cultura, religione, etnia”, perché convinta “che Dio è Padre di tutti e quindi che tutti sono fratelli”. Un messaggio di fraternità universale che risulta oggi più che mai attuale “per tutte le correnti di particolarismi e divisioni, per i muri che si ergono, le frontiere che si cerca di costruire e che noi invece cerchiamo di abbattere e siamo convinti che si possano abbattere”. “L’avventura di mandare i focolarini nell’est europeo è stato un contributo alla caduta del muro” ha spiegato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – mentre si ricorda il 30ennale dalla caduta del muro di Berlino – che a Chiara fu legato da una profonda amicizia spirituale. Per Riccardi, Chiara è un “personaggio storico” dal profilo inedito: “in una storia del Cristianesimo del ‘900 fatta in gran parte di uomini” e che “alle donne ha lasciato qualche angolo di mistica o qualche esperienza di carità, Chiara è stata una donna che ha fatto la storia a tutto tondo: mistica, carità, ma anche politica, cambiamento di vita, passione”. “L’Unità è la cifra con cui capire la sua esistenza, la sua ricerca della pace che è ecumenismo” ha aggiunto ricordando il suo rapporto con il Patriarca Ecumenico Atenagoras, per poi affermare che, proprio in quanto donna e pur non essendo teologa, Chiara “aveva capito di più dei tecnici dell’ecumenismo”. In questo mondo di divisioni e piccole passioni, che “soffre soprattutto per mancanza di visione” ha affermato citando San Giovanni Paolo II, “Chiara può essere molto impopolare” ma proprio la sua visione può far “rifiorire” l’umanità. Il valore profetico del messaggio della Lubich è stato messo in luce da Maurizio Gentilini, storico e ricercatore, autore della biografia “Chiara Lubich, la via dell’unità fra storia e profezia”, di prossima pubblicazione per Città Nuova. Rispetto alle acquisizioni del Magistero della Chiesa – ha osservato – Chiara si pone “in profonda sintonia, con 20 anni di anticipo, con quelle che saranno le intuizioni e lo spirito del Concilio Vaticano II”. Inoltre, “dopo secoli di ermeneutiche astratte, Chiara sembra dare alla trinità un valore empirico perché afferma che noi siamo fatti di relazione” e “Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, che ci ha creato a propria immagine, ha impresso in noi questo desiderio di comunione”. Nell’epoca dell’individualismo e gli scontri di civiltà, Ella fa proprio questo desiderio e “lo traduce nella necessità del dialogo, che diventa la via privilegiata per contribuire a comporre nella fraternità la famiglia umana”. Nell’analisi di Gentilini, la Lubich si fa anticipatrice della necessità di una Chiesa in uscita, che troverà “forte stimolo nell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco”, e propone il “criterio dell’amore e della misericordia” come guida all’applicazione di ogni legge, che sarà poi “il sunto dell’Amoris Laetitia”.

© CSC Audiovisivi

Proprio la Mostra che darà avvio a Trento al ricco calendario di eventi nei cinque continenti – promossa dalla Fondazione Museo Storico del Trentino e dal Centro Chiara Lubich – nel suo titolo “Chiara Lubich, Città Mondo” racconta la nascita e la diffusione del messaggio di fratellanza universale di Chiara, che supera i confini di quella prima città per propagarsi nel mondo e raggiungere altre culture, religioni, sensibilità, ma anche quelli del tempo presente, per proiettarsi nel futuro con rinnovata intensità. La scelta del luogo, del resto, è peculiare, spiega Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione: si tratta di due gallerie dismesse fatte di asfalto e cemento armato, costruite nel cuore del quartiere a dividere la piazza dalla cattedrale. L’incontro di questo “luogo di periferia” con Chiara Lubich e il suo messaggio di unità “è formidabile”. Sul sito www.centrochiaralubich.org i dettagli della Mostra e dei prossimi eventi.

Claudia Di Lorenzi

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Una nuova biografia di Chiara Lubich

Una nuova biografia di Chiara Lubich

Edita da Città Nuova s’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e sarà presentata – per ora in italiano –  in anteprima il 30 novembre prossimo a Roma, presso l’Auditorium del Policlinico Gemelli. S’intitola “Chiara Lubich. La via dell’unità tra storia e profezia” e l’autore è lo storico italiano Maurizio Gentilini. Si tratta dell’ultima biografia scritta sulla fondatrice dei Focolari alla vigilia dei cento anni dalla sua nascita. Sono in programma traduzioni in inglese, spagnolo e coreano. Per chi vive a Roma o dintorni sarà possibile incontrare l’autore il 30 novembre prossimo, presso l’auditorium del policlinico Gemelli alle 16.30. Si tratta di una delle pubblicazioni che l’Editrice Città Nuova ha messo in cantiere per questo centenario, che prende il via il 7 dicembre prossimo; data simbolica perché quel giorno del 1943 Chiara si è consacrata a Dio dando così inizio all’avventura dei Focolari. Il volume rappresenta un tentativo di lettura del percorso biografico della fondatrice del Movimento dei Focolari, a cento anni dalla nascita e a dodici dalla scomparsa. Nasce con un intento e un taglio divulgativo, ma intende anche favorire l’approfondimento di singoli aspetti e grandi tematiche legate alla figura di Chiara e dei Focolari (i laici nella Chiesa, il Vaticano II, la mondialità, l’ecumenismo, la pace …). Vuole offrire una lettura del personaggio calato nei contesti storici che ha attraversato nel corso della sua lunga e complessa esistenza, contribuendo ad arricchire un’offerta editoriale già ampia, ma forse un po’ carente di contributi composti con queste caratteristiche. L’autore, che ama definirsi un “battezzato semplice”, cerca di leggere le vicende che prova a narrare con un costante riferimento alle fonti, con l’applicazione del metodo storico-critico e con la propria sensibilità di credente, nonché con la chiave ermeneutica che trova la sua sintesi nel rapporto tra spiritualità e azione, tra storia e profezia.

Stefania Tanesini

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20 anni “Insieme per l’Europa”

20 anni “Insieme per l’Europa”

Un anniversario importante festeggiato con un incontro nella cittadella ecumenica di Ottmaring e suggellato con una cerimonia nel Municipio di Augsburg (Germania). Un rinnovato impegno ad essere ambasciatori di riconciliazione e segni di speranza nelle diverse Chiese e nella società.

Foto: © Ursula Haaf

Più di 300 membri della rete “Insieme per l’Europa” (IpE) di 55 Movimenti e comunità da 25 Paesi si sono riuniti dal 7 al 9 novembre nella cittadella internazionale dei Focolari di Ottmaring e nella città di Augsburg in Germania. Un appuntamento che quest’anno ha ricordato anche i 20 anni di vita di “Insieme per l’Europa”. Era il 31 ottobre 1999, in occasione della solenne firma della “Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione” avvenuta nella Chiesa di S. Anna ad Augsburg, quando un gruppo di responsabili di vari gruppi cristiani di diverse confessioni si riunì ad Ottmaring prendendo coscienza della responsabilità comune per una convivenza ecumenica in Europa. Dopo che i rappresentanti della Federazione mondiale luterana e della Chiesa cattolica avevano suggellato con un documento comune che le secolari condanne dottrinali non erano più valide, i rappresentanti dei carismi delle diverse confessioni decisero di conoscersi meglio e lavorare per conciliare le diversità nelle loro Chiese, nella società e in politica. Con questo impegno dettero vita a “Insieme per l’Europa”. Una piccola pianticella oggi diventata un’iniziativa europea, alla quale si sono aggiunte negli anni più di 300 comunità, movimenti e ministeri. “Così tanti Paesi come questa volta non sono mai stati rappresentati ai nostri incontri annuali – ha costatato uno dei rappresentanti del gruppo degli amici della rete di “Insieme per l’Europa “ presente quest’anno – e a 20 anni dalla sua nascita sono nati tanti rapporti profondi anche tra persone di nazioni diverse. I rappresentanti delle Chiese come e anche i politici apprezzano il nostro contributo”,

Foto: © Ursula Haaf

Lo testimonia anche la grande stima che l’iniziativa di “Insieme per l’Europa” gode ormai ad Augsburg. La città ha infatti invitato i rappresentanti dell’Europa presenti all’incontro ad un ricevimento nella “Sala d’oro” del Municipio e il sindaco, Stefan Kiefer, ricevendoli ha sottolineato nel suo discorso i numerosi punti di contatto e gli obiettivi comuni che la rete ha con la città. In occasione del suo giubileo, la città aveva messo a disposizione per l’incontro il Municipio, esprimendo così apprezzamento e gratitudine. Allo stesso tempo, la presenza di autorità civili e religiose ha dimostrato che la rete svolge un’importante funzione di “ponte” nelle Chiese e nella società. “Dobbiamo diventare cittadini attivi, avere il coraggio di difendere i deboli, alzare la voce per la giustizia”, è stato l’invito del senatore ceco Pavel Fischer. La commovente conclusione con una preghiera ecumenica nella chiesa luterana di Sant’Anna e una processione di luci sul piazzale antistante alla chiesa, ha ricordato a molti le forze pacifiche che proprio lo stesso giorno 30 anni fa avevano portato alla caduta del muro di Berlino e ad una nuova era in un’Europa unita. Gerhard Proß, moderatore dell’iniziativa, ha visto un “filo d’oro” che lega questi eventi e una missione per il futuro: “In tempi di allontanamento e tendenze alla demarcazione vogliamo essere con “Insieme per l’Europa” un segno profetico per una convivenza e una collaborazione credibile in Europa”. https://www.together4europe.org/

Andrea Fleming

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In Irlanda del Nord 30 Vescovi di diverse Chiese

In Irlanda del Nord 30 Vescovi di diverse Chiese

“In un mondo diviso, uniti in Cristo” è il titolo dell’annuale incontro tenutosi dal 21 al 25 ottobre scorsi, che da trentotto anni raccoglie Vescovi di varie Chiese. Un appuntamento ecumenico che tanti hanno definito storico per la terra d’Irlanda.  “È davvero profetico che Belfast abbia ospitato questo evento ecumenico internazionale con riflessioni di grande speranza, pur in mezzo a tanta divisione. Lo Spirito Santo soffia!”. È Darren O’Reilly, co-responsabile della comunità Koinonia che ha sede a Belfast, l’autore di questo tweet che ben riassume il cuore – ma anche l’eccezionalità – di quanto è successo dal 21 al 25 ottobre scorsi in Irlanda del Nord, in occasione del trentottesimo appuntamento dei Vescovi di diverse Chiese amici dei Focolari. Focus di questa edizione è stata la condivisione di riflessioni e testimonianze sulla sfida dell’unità in Cristo, in un mondo diviso come quello attuale. Questi incontri, promossi dai Focolari, offrono ai Vescovi uno spazio di dialogo e di condivisione attorno alla spiritualità dell’unità. Per questa edizione i 30 Vescovi appartenenti a 18 Chiese, arrivati da 14 Paesi, si sono incontrati nelle città di Larne e Belfast, scegliendo come ogni anno, per il loro convegno annuale, un luogo simbolo. Quest’anno un luogo dove i Vescovi hanno potuto constatare il “peace process”, cioè l’impegno per la riconciliazione in una società divisa. I partecipanti hanno potuto conoscere la storia e l’attuale cammino ecumenico dell’Irlanda restando molto ammirati da rapporti costruttivi e con notevoli frutti.  Il Vescovo anglicano Trevor Williams della Chiesa d’Irlanda, che ha offerto un apprezzato intervento sulla storia del cristianesimo in Irlanda, commentava: “È stato incoraggiante sentire la preoccupazione dei Vescovi per i nostri ‘affari incompiuti’ di costruzione della pace e la loro gioia di assistere a tante attività intraprese da cristiani di diverse tradizioni per sanare il divario”. Anche il Vescovo del luogo Noel Treanor di Down e Connor, ha dato un importante contributo per tracciare il panorama ecclesiale, sociale e politico. A Belfast i Vescovi hanno visitato luoghi significativi per la riconciliazione e la pace come il Centro metodista in Belfast Est dove li ha accolti il pastore Brian Anderson che è anche il Presidente del Consiglio delle Chiese d’Irlanda, ed hanno partecipato ai servizi liturgici nelle chiese presbiteriana, anglicana e cattolica. E nella Chiesa cattolica di San Patrizio, davanti ai fedeli, i Vescovi hanno dato testimonianza di come vivono il “Comandamento nuovo” di Gesù, rinnovando un “patto”, un solenne l’impegno ad amare la Chiesa altrui come la propria. Questo patto è, ogni volta, uno dei momenti più alti di questi appuntamenti. Ma sarà il pomeriggio aperto del 23 ottobre nella sessione tenutasi a Larne a restare nel cuore di molti: un momento definito “storico”. Un pomeriggio che il Vescovo cattolico di Limerick, Brendan Leahy, ha così descritto: “E’ stata come l’esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus che hanno visto i loro cuori bruciare mentre Gesù tra loro spiegava e parlava con loro”. Vi hanno partecipato oltre un centinaio di persone da tutta l’Irlanda, da molte Chiese (Apostolica Armena, la Chiesa d’Irlanda (anglicana), Ortodossa (Patriarcato di Antiochia), Presbiteriana, Cattolica, Metodista, Moraviana, Luterana e Siro Ortodossa). Presenti il Presidente della Chiesa metodista in Irlanda e il rappresentante del Moderatore della Chiesa Presbiteriana in Irlanda, rappresentanti del  Consiglio irlandese delle Chiese, del Comitato delle Chiese in Irlanda, del Consiglio delle Chiese di Dublino, oltre a diversi movimenti e gruppi. Questo appuntamento con la partecipazione di Vescovi di varie Chiese ha messo in luce i frutti del “dialogo della vita” che Chiara Lubich ha sempre incoraggiato a vivere: un dialogo fatto dal popolo che include anche i suoi pastori; un popolo unito in Cristo per l’amore vissuto da tutti. Un esempio è stata la testimonianza di vera amicizia in Cristo e di collaborazione dei due Arcivescovi di Armagh, Eamon Martin, cattolico e Richard Clarke, anglicano, entrambi primati di tutta l’Irlanda. Un “dialogo della vita” che, in Irlanda, si concretizza anche in impegno per le sfide e le ferite sociali e civili, come l’adesione ad “Embrace Northern Ireland” che si occupa di accoglienza ai rifugiati; l’organizzazione al “Four Corners Festival” (“Il Festival dei 4 angoli”) che sostiene l’incontro e l’amicizia oltre le barriere geografiche e settarie ancora presenti a Belfast; la partecipazione agli incontri del Consiglio delle Chiese di Dublino al quale collaborano 14 Chiese. Il pastore Ken Newell, già moderatore della Chiesa presbiteriana in Irlanda, ha descritto l’evento come una “nuova Pentecoste, in cui i cristiani di diverse Chiese di tutto il mondo erano uniti nello Spirito, dove si sentiva l’unità della Chiesa per il benessere del mondo”.

Stefania Tanesini

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Vangelo vissuto: farsi uno

“Per amare cristianamente occorre “farsi uno” con ogni fratello […]: entrare il più profondamente possibile nell’animo dell’altro; capire veramente i suoi problemi, le sue esigenze; condividere le sue sofferenze, le sue gioie; chinarsi sul fratello; farsi in certo modo lui, farsi l’altro. Questo è il cristianesimo, Gesù si è fatto uomo, si è fatto noi per far noi Dio; in tale maniera il prossimo si sente compreso, sollevato” . (Chiara Lubich) Alunno da bocciare Una collega mi confida preoccupata che un alunno, che anch’io conosco per altre materie, è da proporre per la bocciatura. Le chiedo se ci sono materie dove lui va bene: “Non sarebbe da aiutare e sostenere?”. La collega cambia tono: “Beh, in realtà in alcune è addirittura bravo”. Insieme, riflettiamo su come e cosa fare. Poi invitiamo l’alunno per un colloquio e gli prospettiamo la situazione. Nel giro di poche settimane le cose cambiano in modo impensato. Trovandomi un giorno con la stessa collega, mi confida: “Questa storia mi ha fatto bene anche con i figli. Ero tremendamente arrabbiata col maggiore che perde tempo con la chitarra e trascura tutto il resto. Dopo questo impegno con l’alunno, ho cominciato a incoraggiarlo. Mi ha cantato due poesie che lui aveva musicato: una sorpresa non solo per me, ma anche per mio marito. I fratelli invece, complici, sapevano del suo talento. Fai qualcosa per qualcuno e il tuo cuore si apre e vedi quello che non vedevi”. (C.A. – Polonia) Moglie e suocera Un amico mi confidò il dolore di non riuscire a mettere armonia tra la moglie e la suocera: litigi e risentimenti mettevano il malumore in famiglia e i figli ne risentivano. Lo ascoltai a lungo. Riuscii soltanto a dirgli di non schierarsi, ma di ascoltare sia l’una che l’altra. Poi a casa essere vicini a quella famiglia in difficoltà con qualche dolce e altre attenzioni. Dopo un po’ di tempo l’amico mi venne a trovare sul posto di lavoro. Tutto si era risolto nel modo più impensato. “È stato il tuo ascolto che mi ha dato la forza per fare lo stesso”. (J.F. – Corea) Dono chiama dono Avevo offerto a un barbone una bottiglia che riempivo d’acqua e portavo sempre con me in macchina. Un giorno, preso dalla sete, mi sono fermato a una fontana, ma non era facile bere: sarebbe stata necessaria una bottiglia per attingere ed io me ne ero privato. Stavo quasi per andar via quando un vecchietto che stava caricando in macchina alcune bottiglie mi ha chiesto se avessi sete. “Sì, ma come vede, non ho come attingere l’acqua”. A questo punto augurandomi felicità, mi ha dato una bottiglia delle sue che stava giusta posto in macchina ed ora mi riempie ottimismo, perché mi ricorda che dono chiama dono. (R.A. – Albania) La forza di un’amicizia Trovandomi un giorno con un’amica della parrocchia, mi sento dire che avrei dovuto dedicarmi di più alla mia famiglia. Cosa poteva saperne lei che non era neanche sposata? Ad ogni modo quella frase mi ha turbata e non mi ha lasciata tranquilla. Mi sono analizzata sul rapporto che avevo con i miei quattro figli. Mi sembrava tutto a posto, ma … con M. qualcosa non andava. Mentre era in camera ad ascoltare musica, con una scusa qualsiasi sono andata da lui e gli ho chiesto il parere su una certa faccenda. Lui dopo un po’ è scoppiato a piangere. Strano per me, conoscendolo come un ragazzo forte e sicuro. Ma dopo un po’ è arrivato al nocciolo: aveva avuto una grande delusione con la ragazza e non gli era stata lontana l’idea del suicidio. Sono rimasta di pietra. L’amica mi aveva aperto gli occhi. Questa “attenzione” l’ho rivolta anche agli altri figli. Credevo di essere una madre perfetta, avevo assicurato tutto, ma mancava qualcosa: mancava un amore attuale, pronto agli imprevisti. (F.G. – Filippine)

a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)

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Operare per realizzare l’unità

Operare per realizzare l’unità

Il contributo del Movimento dei Focolari al dialogo fra le Chiese cristiane.  L’intervento di Maria Voce all’Angelicum, a Roma, a 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint “Tutto muove dalla scoperta che Dio è Amore”. Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, individua così il punto di partenza del percorso che ha portato alla progressiva intuizione e definizione della spiritualità dell’unità, che anima il Movimento fondato da Chiara Lubich. Nel suo intervento all’Università San Tommaso d’Aquino, in Roma, nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicato ai 25 anni dall’Enciclica Ut unum sint, la Presidente dei Focolari evidenzia il contributo che il carisma donato da Dio a Chiara Lubich, e la spiritualità di comunione che ne è scaturita, offrono al cammino di unità fra le Chiese cristiane. I cardini di questa spiritualità individuano i passi della strada che porta all’unità della famiglia umana. A realizzare la preghiera di Gesù sulla Croce «…che tutti siano uno», “che è divenuta lo scopo del Movimento dei Focolari”. La scoperta dell’Amore di Dio che è Padre suscita la consapevolezza che siamo tutti fratelli. E dunque, spiegava Chiara Lubich, «Amare Dio come figli significava amare i fratelli» . Deriva da ciò – afferma Maria Voce – un altro dei cardini della spiritualità dell’unità: l’amore al prossimo. Che nel concreto si muove seguendo le vie del Vangelo. «Il carisma dell’unità – cita la Lubich – Lo abbiamo percepito subito come […] luce per comprendere meglio il Vangelo, fonte d’amore e d’unità, e forza per viverlo con decisione». Presto ci si accorse – racconta – che il comandamento nuovo di Gesù, “…che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34), indicava la misura dell’amare. Quel “come” significava “dare la vita fino ad esser pronti a morire per l’altro”, come fece Cristo. Iniziarono così i primi focolarini a vivere nell’amore reciproco, stipulando fra loro quel patto di unità che costituisce “l’esordio del particolare stile di vita che lo Spirito Santo proponeva: uno stile comunitario”. Mettendo in pratica l’amore vicendevole, Chiara e le sue compagne fecero l’esperienza della presenza di Gesù fra loro. La Presidente dei Focolari cita la Lubich: «Abbiamo avvertito nella nostra anima un balzo di qualità: una pace nuova […] Ci siamo rese conto di quanto stava accadendo, quando abbiamo letto nel Vangelo le parole: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). La vicendevole carità ci aveva unito […] Gesù presente sigillava fra noi l’unità». È da questa ricerca della presenza di Gesù – spiega Maria Voce – che nasce il nome con cui è conosciuto il Movimento dei Focolari: “Opera di Maria”, come espressione della tensione a farne un modello. Come Maria ha generato Cristo, così i focolari vivono cercando di generare fra loro e con gli altri la presenza di Gesù. Nel vivere la spiritualità dell’unità, presto ci si è resi conto che essa poteva trovare applicazione in vari contesti. “All’inizio degli anni ’60 – racconta – Chiara Lubich entra in contatto con fratelli e sorelle della Chiesa luterana, poi con anglicani, battisti, metodisti, ortodossi e membri delle Chiese orientali ortodosse, e si scopre che questa presenza di Gesù in mezzo può essere stabilita anche tra cristiani di Chiese diverse”. È la scoperta che avvierà percorsi di dialogo, sia a livello teologico che sul piano “della vita”, supportati dall’esperienza concreta di unità fra cristiani di Chiese diverse che all’interno del Movimento era già realtà. Non è raro, tuttavia, fare esperienza di una mancata unità. Una condizione che per i focolari è però l’occasione per “lavorare” a ricostruirla. E “la strada per realizzare l’unità – spiega Maria Voce lasciando la parola a Chiara Lubich – è Gesù Abbandonato” sulla Croce: «Poiché Gesù s’è ricoperto di tutti i nostri mali, noi possiamo scoprire dietro ad ogni dolore […] un suo volto, abbracciare Lui, in certo modo, in quelle sofferenze […] e dirgli il nostro sì come ha fatto Lui. […] ed Egli vivrà in noi, come Risorto». Più tardi – continua – Chiara scorgerà Gesù abbandonato anche nelle divisioni fra le Chiese cristiane: operare, anche qui, per sanare l’unità spezzata è «la principale opera del Movimento dei Focolari». In questa prospettiva, Maria Voce evidenzia infine il contributo che un’esperienza di unità fra teologi di varie Chiese “potrebbe offrire al dialogo ecumenico”: “Se i teologi si lasciano guidare dall’essere uno in Cristo” Gesù “faciliterà la comprensione dei diversi punti di vista teologici” e “la verità verrà riscoperta insieme”. Un ultimo passaggio è dedicato al carisma dell’unità come via di santità. Maria Voce ricorda che si è appena conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di Chiara Lubich, ora allo studio in Vaticano.

Claudia Di Lorenzi

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La comunità accademica di Sophia in udienza dal Papa

La comunità accademica di Sophia in udienza dal Papa

L’esortazione di Francesco all’istituto universitario: «Vi lascio tre parole, esortandovi a continuare con gioia, visione e decisione il vostro cammino: sapienza, patto, uscita». «Sono contento del cammino che avete fatto in questi dodici anni di vita. Avanti! Il cammino è appena iniziato» ha esordito Papa Francesco, salutando la comunità accademica dell’Istituto Universitario Sophia, che ha ricevuto oggi in udienza privata. «Nel percorso che sta davanti a voi non vi mancano i punti di riferimento: in particolare, l’ispirazione del carisma dell’unità da cui è nata la vostra Università e insieme le linee che ho tracciato nella Costituzione apostolica Veritatis Gaudium, in cui il vostro progetto accademico e formativo vuole rispecchiarsi. Anche la vostra partecipazione alla preparazione e agli sviluppi del Patto Educativo Globale va in questa direzione».

© Servizio Fotografico Vaticano

All’udienza, che si è svolta il 14 novembre scorso nella sala del Concistoro, hanno partecipato il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo Metropolita di Firenze e Gran Cancelliere dell’Istituto, la dottoressa Emmaus Maria Voce, Vice Gran Cancelliere dell’Istituto e Presidente del Movimento dei Focolari, l’intera comunità accademica dell’Istituto Universitario Sophia, una rappresentanza del gruppo di lavoro di “antropologia trinitaria” del CELAM e i docenti della futura sede locale di “Sophia” in America Latina e Caraibi. «Vi lascio tre parole, esortandovi a continuare con gioia, visione e decisione il vostro cammino: sapienza, patto, uscita» ha detto loro Papa Francesco. La Sapienza che, ha spiegato il Santo Padre, illumina “tutti gli uomini”, con cui “siamo chiamati a camminare insieme”. Il Patto, perché “è la chiave di volta della creazione e della storia”, “il patto tra Dio e gli uomini, il patto tra le generazioni, il patto tra i popoli e le culture, il patto – nella scuola – tra i docenti e i discenti e anche i genitori, il patto tra l’uomo, gli animali, le piante e persino le realtà inanimate che fanno bella e variopinta la nostra casa comune”. Papa Francesco ha esortato la comunità accademica di Sophia a vivere questo patto per “aprire le strade del futuro a una civiltà nuova che abbracci nella fraternità universale l’umanità e il cosmo”. Infine,

© Servizio Fotografico Vaticano

“uscita”: «Dobbiamo imparare con il cuore, con la mente, con le mani a “uscire dall’accampamento” – come dice la Lettera agli Ebrei (13,13) – per incontrare, proprio lì fuori, il volto di Dio nel volto di ogni fratello e ogni sorella». Al termine dell’udienza, Piero Coda, Preside dell’Istituto, ha commentato: «Siamo grati a Papa Francesco che ha apprezzato la partecipazione di studenti provenienti dai cinque continenti e anche da diverse tradizioni religiose, e il nostro impegno a non guardare dal balcone ma a mettere le “mani in pasta” per camminare da protagonisti su strade nuove di fraternità». L’udienza con papa Francesco giunge solo pochi giorni dopo la cerimonia di inaugurazione dell’a.a. 2019/2020 (lunedì 11 novembre 2019), con il conferimento del dottorato h.c. in Cultura dell’Unità al filosofo e teologo prof. Juan Carlos Scannone S.J., esponente della “teologia del popolo” e professore del giovane seminarista Jorge Mario Bergoglio.

Tamara Pastorelli

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Rapporto uomo-donna: insieme per sfidare il futuro

“Sfidare il futuro. Uomini e donne in dialogo” era il titolo dell’appuntamento che si è tenuto dal 18 al 20 ottobre 2019 a Castel Gandolfo, promosso dal Centro per il dialogo con persone di convinzioni non religiose dei Focolari. Dar voce ad esigenze, aspirazioni e ideali da prospettive culturali differenti attraverso un dialogo a tutto campo tra persone senza un preciso riferimento religioso e cristiani cattolici; presenti anche due giovani musulmane. È stata questa la cifra del convegno “Sfidare il futuro. Uomini e donne in dialogo”, tenutosi a Castelgandolfo (Roma, Italia) dal 18 al 20 ottobre scorsi e promosso dal Movimento dei Focolari.  Una scelta tematica dettata dallo sforzo di leggere nel profondo delle donne e degli uomini di oggi, adulti e giovani, appartenenti a diverse fedi o a convinzioni diverse. Cosa li tiene insieme? Qual è il contributo specifico della sinergia uomo-donna per un futuro di pace e per lavorare al bene comune? Quando e come inizia l’educazione al rapporto uomo-donna?  “Ognuno è diverso, ma a volte i ragazzi vengono esclusi per il loro aspetto. I veri eroi questo non lo fanno, anche se non è sempre facile”. E’ l’incipit di “Eroi veri”, il cortometraggio del regista belga Erik Hendricks  , ha aperto il convegno. Girato con un cast di studenti, il documentario ha aperto la strada ai molteplici contributi che sono stati l’anima e la ricchezza di questi tre giorni. Al centro del convegno, l’approfondimento di una peculiarità dello stile operativo dei Focolari: il lavoro insieme e la corresponsabilità di uomini e donne. Molto importante anche il contributo di Piero Taiti, medico, pioniere del dialogo con persone di convinzioni non religiose, sull’apporto profetico di Chiara Lubich. Moreno Orazi, architetto, che potremmo definire un cristiano inquieto, in ricerca e con molte domande di fede, ha presentato delle testimonianze al maschile e al femminile in ambito sociale. «Pur nel rilevare una forte differenza di impatto dal punto di vista psicologico tra il corpo femminile e quello maschile, constato una sostanziale reciprocità di sentimenti dal punto di vista della condizione esistenziale e affettiva a livello più profondo; per entrambi la solitudine e il mancato riconoscimento del proprio sé e delle proprie aspettative ed aspirazioni è fonte di profonda sofferenza. Esiste una voce interiore che promana dal corpo delle donne, nei confronti della quale l’uomo si è posto in modo ambiguo in passato, amplificata o inascoltata a seconda del proprio interesse del momento ma mai percepita come la chiave per cogliere l’essenza della femminilità». Per Giuseppe Auriemma, medico psichiatra, la reciprocità che scaturisce dal rapporto uomo-donna è una risorsa per superare le differenze. «La reciprocità costa fatica e chiede impegno, chiede di superare la rigidità della contrapposizione, di bloccare la tentazione di risolvere le differenze nell’identità del più forte, superare la mentalità del possedersi e dell’appropriarsi. È in realtà un duro cammino di liberazione. Uomini e donne dovrebbero essere più consapevoli delle loro caratteristiche peculiari, sia come doni e ricchezze, sia come limiti. Solo allora potranno vivere una relazione, un incontro, perché ciascuno avrà qualcosa da dare e qualcosa da ricevere». Donatella Abignente, docente di Teologia morale, ha illustrato il punto di vista cattolico: «Nella Chiesa cattolica c’è un dibattito molto vivace. Al sinodo sull’Amazzonia il Papa chiede che venga riconosciuto ufficialmente il ministero della donna sulla Parola. Ci sono delle resistenze da parte di persone che hanno posto troppo l’accento sui diritti individuali e sui diritti dei più forti, per cui le donne sono diventate importanti solo quando hanno acquistato forza per far valere i propri diritti. Il diritto si afferma sulla base della comunione. Riguardo la reciprocità, essa si costruisce con la gratuità che non è il non occuparsi della piena realizzazione di sé, il volontarismo della mortificazione o un altruismo troppo simile alla ricerca della propria perfezione attraverso il servizio. Non si tratta di divenire donna o uomo ma di divenire persone nella comunione gratuita, compromettendo noi stessi in una trasformazione che dura tutta una vita». Non sono mancati contributi da persone provenienti dai continenti extraeuropei, come per esempio Vania Cheng che ha parlato del rapporto uomo-donna in Cina, di Ray Asprer nella società filippina e quelli di Mounir Farag, Haifa Alsakkaf e Giovanna Perucca sulla donna nei Paesi islamici.  Nella sua relazione “Chiavi interpretative della storia delle relazioni uomo-donna” la sociologa Giulia Paola Di Nicola ha presentato una panoramica storica, inquadrando i mutamenti avvenuti nel corso dei secoli e la divisione dei ruoli, gerarchie e valori che hanno caratterizzato, nei millenni, un certo ordine sociale e di pensiero.

A cura della redazione

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Brasile: In Amazzonia la mia bussola è l’amore

Brasile: In Amazzonia la mia bussola è l’amore

Intervista a fra Gino Alberati, missionario dal 1970 tra la gente del sub-continente amazzonico. Ora che i riflettori mediatici sul polmone verde della terra si sono spenti, perché gli incendi sono stati domati e il Sinodo per l’Amazzonia della Chiesa cattolica ha varato il documento finale, ci sembra importante continuare a dar voce a chi l’Amazzonia la abita e contribuisce al suo sviluppo ogni giorno. Il rischio di guardare a questo pezzo di terra come a una cartolina esotica, distante dalla vita delle nostre metropoli è molto forte. Si tratta di uno dei più estesi laboratori multi-culturali del pianeta, un aspetto che fa sicuramente meno scalpore della questione ambientale, ma il cui rispetto e salvaguardia sono altrettanto centrali per la sopravvivenza della sua popolazione. Per questo raccogliere la sfida culturale in Amazzonia e sostenere educazione e formazione umana è d’importanza vitale.

© ACN Kirche in Not

Della sua popolazione fanno parte anche diverse comunità dei Focolari, famiglie, ragazzi e religiosi, come frei Gino, come tutti lo chiamano. Fra Gino Alberati è un missionario cappuccino italiano che vive e lavora in Amazzonia dal 1970, servendo decine di comunità sul fiume Solimões, al confine brasiliano con Colombia e Perù. Viaggia su di una barca ricevuta in beneficenza, di cui lui stesso cura la manutenzione. Gli permette di celebrare messa e portare la parola di Dio alle comunità dislocate su di un territorio vastissimo e gli consente anche di salvare vite umane perché il medico più vicino spesso dista giorni di viaggio. Lo raggiungiamo a fatica e riusciamo a intervistarlo solo via Whatsapp. Della sua preparazione alla missione, fra Gino racconta di giornate intere trascorse all’ospedale S. Giovanni, a Roma. “Per nove mesi entravo nei laboratori analisi e nelle sale operatorie; lo facevo per imparare qualcosa di medicina, perché sapevo che nella missione a cui ero destinato non ci sarebbe stata alcuna struttura sanitaria e mi sarei dovuto improvvisare medico. Avevo 29 anni quando sono arrivato in Amazzonia e non mi importavano le distanze o i mezzi di trasporto precari che utilizzavo – spiega frei Gino – la mia bussola era l’amore. In questi anni ho fatto davvero di tutto e ora seguo una parrocchia che copre un territorio lungo 400 Km, sul Rio delle Amazzoni e il Rio Içà”. Quando gli chiediamo di cosa viva la gente, risponde che il fiume è la loro vita. “Sul fiume viaggiano e pescano; l’acqua fertilizza le terre più basse. Attualmente seguo 40 comunità, oltre alla parrocchia della città di Santo Antonio do Içà. Sono anche consigliere municipale per la salute pubblica e porto all’amministrazione comunale le necessità sanitarie delle comunità che visito. Non abbiamo vissuto da vicino il dramma degli incendi perché in questa zona siamo lontani dai grandi interessi; ciò nonostante la diminuzione del territorio ricoperto dalla foresta è sotto gli occhi di tutti. Della popolazione fanno parte anche indios di etnia Ticunas; sono circa 45.000 e vivono di agricoltura, caccia e pesca. Lavoriamo molto per dare loro una formazione umana, culturale e spirituale di base. Da poco abbiamo consegnato a 200 leader di 24 comunità la Bibbia dei piccoli, tradotta proprio in lingua Ticuna”. Fra Gino insiste sul ruolo fondamentale degli indios per la conservazione del pianeta: “Sicuramente sono stati fatti molti sforzi per combattere il rischio inquinamento, come ad esempio l’uso dei motori a idrogeno nei mezzi di trasporto, ma, nonostante ciò, i grandi del mondo vedono solo il ‘dio quattrino’ e vogliono prendere le terre dei nativi per estrarre minerali e petrolio. Lo stile di vita degli indios segue il ritmo della natura; prendono dalla terra solo l’essenziale, lavorano piccoli appezzamenti di terra e per questo non sono necessari grandi disboscamenti.” Quando gli chiediamo quale sia la cosa più preziosa di cui gli uomini e le donne dell’Amazzonia abbiano bisogno, dopo le necessità materiali, risponde che è senz’altro l’amore, “l’amore reciproco che porta alla fraternità”, capace di trasformare persone e territori ad ogni latitudine.

Stefania Tanesini

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Chiara Lubich: chiusa la fase diocesana di beatificazione

Chiara Lubich: chiusa la fase diocesana di beatificazione

Si è conclusa domenica 10 novembre la fase diocesana della Causa di canonizzazione e beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Oltre 500 le persone che hanno riempito la Cattedrale di Frascati (Roma) dove si è svolta l’ultima sessione dell’inchiesta diocesana. Fra i partecipanti il Card. Tarcisio Bertone, la presidente dei Focolari Maria Voce (Emmaus) e il co-presidente Jesús Morán, alcuni parenti di Chiara Lubich, due rappresentanti della Chiesa ortodossa, vari sindaci del Lazio, sacerdoti, laici e religiosi e tanti amici che hanno conosciuto Chiara e il Carisma dell’unità dei Focolari.

Le ultime 3 delle 75 scatole vengono sigillate

Davanti l’altare il tavolo con le 75 scatole contenenti la documentazione raccolta che sarà consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi presso la Santa Sede, dove proseguirà lo studio e la valutazione di quanto raccolto. La cerimonia è stata presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, vescovo di Frascati che ha riassunto così questi anni di raccolta di testimonianze e materiale: “La Santa Sede e il processo diocesano devono evidenziare l’eroicità delle virtù, non semplicemente la bontà di una persona, ma l’eroicità. E’ questo che ho chiesto fin dall’inizio anche nelle testimonianze. Dobbiamo dimostrare l’eroicità di come Chiara ha vissuto le virtù cristiane, cioè quelle Teologali (fede speranza, carità), Cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), e tutta una serie di virtù derivate”. Nella sua relazione il Delegato Episcopale Mons. Angelo Amati ha rilevato che sono stati ascoltati 166 testimoni anche in varie trasferte come nelle Diocesi di Roma, Albano e Fiesole (Italia), Losanna-Ginevra-Fribourg (Svizzera), Augusta-Ottmaring e Bamberga-Norimberga (Germania), Westminster (Inghilterra), Gand e Bruxelles (Belgio) e due rogatorie: a Bangkok (Tailandia) e Lubiana (Slovenia). “L’indagine ha riguardato la vita, le virtù, il carisma e la specifica spiritualità di Chiara, – ha sottolineato Amati – unitamente alle tematiche teologiche presentate quali: l’Unità, Gesù abbandonato e Gesù in mezzo, sulla fondazione dell’Opera di Maria (Mov. dei Focolari) e i contatti interconfessionali e interreligiosi. Totale pagine raccolte: 35.057 in 102 volumi” che contengono materiale di vario tipo (testimonianze, lettere, documenti editi e inediti, scritti, diari, etc…). A seguire la dichiarazione del Promotore di Giustizia Sac. Joselito Loteria – che insieme al Notaio Avv. Patrizia Sabatini e al delegato Episcopale formano il tribunale diocesano istituito per la Causa di Chiara Lubich -, poi il vescovo Martinelli ha letto il decreto di chiusura della fase diocesana e nominato “Portitore” il dott. Daniel Tamborini, che avrà il compito di consegnare la documentazione alla Santa Sede. Quindi i giuramenti del Portitore, del Vescovo Martinelli e di tutti i membri del tribunale diocesano e della Postulazione – Postulatore Sac. Silvestre Marques, Vice-Postulatrice, Dott.ssa Giuseppina Manici, Vice-Postulatore, Dott. Waldery Hilgeman, e la firma del verbale della sessione di chiusura. Il momento centrale ha visto la chiusura e la posa del sigillo alle ultime 3 delle 75 scatole contenenti le 35.000 pagine. “L’unico nostro desiderio ora è quello di offrire alla Chiesa, attraverso questa ampia documentazione, il dono che Chiara è stata per noi e per moltissime persone – ha affermato Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, nel suo intervento in Cattedrale -. Accogliendo il carisma che Dio le dava, coerentemente, giorno dopo giorno, camminando e tendendo verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità, Chiara si è profusa perché questa via di vita evangelica fosse percorsa da molti, in una determinazione sempre rinnovata ad aiutare quanti incontrava a mettere Dio al primo posto e a “farsi santi insieme”. Il suo sguardo e il suo cuore, come ora viene dimostrato, erano mossi da un amore universale, capace di abbracciare tutti gli uomini al di là di ogni differenza, sempre proteso a realizzare il testamento di Gesù: Ut omnes unum sint. È motivo di gioia per tutti noi sapere che ora la Chiesa studierà e valuterà la vita e le virtù della serva di Dio, la nostra amatissima Chiara”. L’iter diocesano Era il 7 dicembre del 2013 quando ha preso il via la fase diocesana della Causa di canonizzazione e beatificazione di Chiara Lubich – dopo poco più di 5 anni dalla morte avvenuta il 14 marzo 2008 – quando ci fu a Castel Gandolfo la firma della petizione ufficiale per l’avvio della Causa. I primi ad essere ascoltati sono stati i testimoni oculari che l’hanno conosciuta fin dai primi tempi di fondazione del Movimento dei Focolari. Successivamente Mons. Raffaello Martinelli ha consultato la Conferenza Episcopale Laziale sull’opportunità di iniziare la Causa ottenendo parere positivo. Il Vescovo ha così costituito una Commissione di 3 periti in materia storica e archivistica che ha avuto il compito di raccogliere tutto il materiale inedito riguardante Chiara. Martinelli ha poi nominato 3 Teologi che hanno esaminato gli scritti editi. Il 29 giugno 2014 la Santa Sede ha concesso il suo Nulla Osta all’apertura ufficiale della Causa. Il 27 gennaio 2015 quindi nella Cattedrale di Frascati si svolse la cerimonia di apertura della fase diocesana, terminata il 10 novembre 2019.

Lorenzo Russo Ufficio Comunicazione Movimento dei Focolari

Testo: Saluto conclusivo di Maria Voce

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Vangelo vissuto: vedere con altri occhi

Le parole di San Paolo “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,15) sono un invito a “farsi uno”, a mettersi “nella pelle dell’altro”, come espressione concreta di una carità vera. Mettendole in pratica potremo vedere un cambiamento negli ambienti dove siamo, iniziando dalle relazioni nelle nostre famiglie, scuole, posti di lavori, comunità, e sperimenteremo con gratitudine che l’amore sincero e gratuito, presto o tardi, ritorna e diventa reciproco. Accoglienza Alla nostra comunità era stata affidata una donna dai trascorsi pesanti. Quando abbiamo appurato chi era, è diventato difficile il rapporto con lei. Infatti avevamo saputo che aveva ucciso il proprio figlio e non era stata in carcere, perché incinta e depressa. Anche se il parroco ci ricordava di non giudicare, era ugualmente difficile non avere davanti agli occhi il suo passato. Col tempo, aiutati anche dal parroco, quella donna è divenuta la misura della nostra capacità di accoglienza. In questo sforzo di “vedere con altri occhi’: la nostra comunità ha fatto un salto di qualità. Ci è parso che, proprio attraverso quella donna bisognosa anche della nostra misericordia, Dio ci stesse facendo una grande lezione di Vangelo. Ma il vero dono è stato quando un giorno, piangendo, lei ci ha raccontato la sua storia, i drammi che aveva vissuto e le violenze subite per poi ringraziarci perché le avevamo dato prova che l’amore esiste e che il mondo non è così cattivo come lei lo aveva conosciuto. (M.P. – Germania) Un istituto per bambini sordomuti Il nostro istituto è in parte sovvenzionato dallo Stato, in parte auto-gestito con piccole attività artigianali interne, ma i bisogni sono sempre tanti. Un giorno passa da noi il parente di un allievo dicendoci che non sa come e dove trovare il denaro per risolvere un problema. Prendo l’ultima somma che abbiamo in cassa e gliela consegno. Nel pomeriggio riceviamo la visita di una signora sconosciuta: “Ho visto nel giardino la statua della Madonna e mi sono fermata a pregare. Quello che voi fate merita ammirazione, rispetto. Non so cosa potrei fare per voi, ma forse questo vi può servire”. E ci offre due banconote che sono il doppio della somma data al mattino. (J. – Libano) In crociera Non ricordo mia madre sana, ma sempre sofferente e negli ultimi decenni sempre a letto. Mio padre, nonostante avesse una brillante carriera, piena di successi, passava il tempo accanto a lei, non facendole mancare nulla nell’assistenza e nelle cure. Un giorno, invitato ad una crociera, accettai, accampando mille scuse per pensare che me la meritavo. Durante il viaggio, mentre un collega mi raccontava della sua famiglia, mi resi conto che avevo poco da dire da parte mia, anzi mi vergognavo quasi di una situazione di dolore senza soluzioni. Quando lui mi chiese dei miei genitori e raccontai di come papà si fosse sempre prodigato con mamma, mi sentii fiero di un tale padre e capii il valore stesso del dolore. Tornato a casa, chiesi perdono ai miei, non tanto per la vacanza fatta, ma perché non avevo saputo intuire se loro avevano bisogno di me. Con quella “crociera” è cambiata la mia vita. Gli ultimi giorni di mia madre sono diventati un dono, per tutta la famiglia. (S.S. – Spagna) Chiedersi scusa Quel mattino, in cucina, mia moglie ed io eravamo agitati da problemi non risolti; ci sembrava tutto nero e destinato a far nascere tra noi, come già avvenuto altre volte, un litigio furibondo. Per un attimo mi sono fermato: tutte le promesse di ricominciare fatte davanti a Dio erano valide oppure erano andate in fumo? Mi sono avvicinato a mia moglie e, anche se mi costava, le ho chiesto scusa. Anche lei subito ha reagito col dire che la colpa era tutta sua … Quando sono arrivati i bambini, hanno trovato non soltanto la colazione pronta, ma dei genitori che crescevano assieme a loro, desiderosi di trasmettere ai figli la giusta chiave per vivere bene la vita. (R.H. – Slovacchia)

a cura di Stefania Tanesini (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno V, n.6,novembre-dicembre 2019)

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Cambia il mondo che cambia

Si è concluso il 27 ottobre 2019 a Castel Gandolfo il laboratorio culturale dei Focolari. Obiettivo: creare sinergie tra discipline e professioni per comprendere come costruire un mondo più unito in una società in continua evoluzione. Provate a immaginare il mondo domani. Provate a proiettarvi in un futuro prossimo e fatevi delle domande su come sarà tra vent’anni il nostro pianeta. Provate a “osare” le idee più utopiche e a sognare di cambiare il mondo, oggi. L’ antico proverbio africano che recita: “Se volete andare in fretta, andate soli; se volete andare lontano, andate insieme” esprime bene la sfida accolta dal gruppo internazionale e multiculturale di adulti e giovani, accademici e professionisti, che si sono ritrovati a Castel Gandolfo (Italia): gestire le complessità del mondo insieme, non da soli, mettendo in rete le singole competenze. Provenienti da più di quaranta nazioni, i partecipanti si sono messi in gioco, accogliendo le proposte delle diverse testimonianze e riflessioni, ciascuno nel proprio campo d’azione e di lavoro, avviando un dialogo ampio, sostenendo e portando avanti proposte concrete. “Cambia il mondo che cambia” era il titolo dell’ultimo giorno e mezzo di programma, gestito dai giovani e rivolto ai loro coetanei. Alcuni hanno sottoscritto la richiesta di poter partecipare ad Assisi, dal 26 al 28 marzo 2020, all’appuntamento “The economy of Francesco”, che il papa rivolge a giovani economisti, imprenditori e change-makers. La proposta è di stringere con essi, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani perché sia più giusta, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso. E a proposito dell’essere protagonisti, Adelard Kananira, un giovane del Burundi, ha illustrato il progetto Together for a new Africa (T4NA) che ha l’ambizione di creare le basi per una nuova classe dirigente e un nuovo modello di leadership in Africa. Nel 2019 in Kenya è iniziata la prima scuola per questo progetto, con più di 150 tra giovani, tutor e docenti provenienti dall’Africa orientale, con l’obiettivo di fare crollare i muri che esistono tra tribù, partiti politici, etnie ed anche tra Paesi, per raggiungere lo scopo comune dello sviluppo e della pace. Giada e Giorgia vogliono invece cambiare attraverso il loro impegno la realtà dove lavorano. Giada, 23 anni, lavora nel campo del cinema come assistente alla regia, lavoro faticosissimo ma che non cambierebbe per nulla al mondo. Aspira un domani di poter anche realizzare film che trasmettano l’armonia, che lei si sforza di creare ogni giorno con i suoi colleghi, certa che il cinema sia un mezzo potentissimo che può davvero dare un contributo a cambiare il mondo. Giorgia, 32 anni, è assessore in un comune italiano con deleghe alle politiche giovanili, innovazione, partecipazione e distretto di economia civile. Il suo sogno è già diventato realtà: nel suo comune si attua il bilancio partecipato, si tengono presenti gli obiettivi dell’Agenda 2030, si cercano nuovi modelli di sviluppo, si portano avanti iniziative che salvaguardano l’ambiente come gli orti urbani. Attraverso il loro impegno giovani e adulti insieme già toccano il futuro con idee da realizzare e buone pratiche da diffondere e portare avanti, provando a cambiare, già da adesso, il mondo che cambia.

Patrizia Mazzola

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Colombia: Accogliere il fratello

Una grave malattia ed il ricovero inaspettato in un Paese straniero sono l’inizio di un legame profondo di amicizia e condivisione tra due comunità dei Focolari in Colombia e Venezuela. Una telefonata una sera aprì un impensato capitolo nella nostra vita. Ci avvertivano che, in uno degli ospedali della città Bogotà (Colombia), era stato ricoverato il parente di un membro dei Focolari del Venezuela. Questa persona, venezuelana, era arrivata in Colombia come migrante, in condizioni precarie, e lavorava come muratore. Era stato ricoverato, perché gravemente malato. Due persone della comunità dei Focolari il giorno successivo si sono ritrovate in quell’ospedale, entrambe avevano sentito nel cuore che Dio le invitava a voler bene a questo fratello sconosciuto. Dopo essersi presentate, gli hanno assicurato che a Bogotà poteva contare non solo su loro due, ma su una famiglia più grande formata dalla comunità dei Focolari. Lui ha spiegato che era a Bogotà con un figlio che ora lo stava sostituendo nel lavoro. I medici hanno spiegato che le sue condizioni erano molto gravi. Contattando il figlio abbiamo saputo che vivevano in una capanna di fortuna. Attraverso un appello lanciato alla nostra comunità, abbiamo raccolto abiti e scarpe per loro. Qualche tempo dopo anche il figlio ha dovuto lasciare il lavoro per dedicarsi all’assistenza del padre. In quel periodo c’era tra noi chi lo invitava a colazione, a pranzo o a riposare per fargli sentire il calore di una famiglia. Altri facevano turni in ospedale per dargli un cambio e si continuavano a raccogliere beni di prima necessità per loro. Il papà intanto aveva espresso il desiderio di tornare in Venezuela. Ci aveva confidato che l’esperienza in Colombia gli aveva fatto sperimentare l’amore di Dio, portando in lui una vera conversione. Voleva rivedere la figlia piccola, salutare la moglie e morire con la pace nel cuore. Per questo viaggio occorreva però trovare il denaro per i documenti e per l’aereo, non poteva infatti viaggiare via terra. Anche i medici e gli infermieri, colpiti dalla situazione, hanno cercato di aiutarli in vari modi, raccogliendo anche una bella somma. Nell’attesa del viaggio, intanto si è reso necessario trasferirlo in un centro medico specializzato. Nonostante le difficoltà, dopo qualche mese, è stato ammesso. Qui i medici hanno spiegato che non c’era più nulla da fare, avrebbero dovuto dimetterlo, ma, vista la situazione, lo avrebbero tenuto ricoverato fino alla sua partenza per il Venezuela. Abbiamo anche chiesto ad un sacerdote di andarlo a trovare, in quell’occasione ha potuto confessarsi e ricevere l’unzione degli infermi. Il giorno in cui erano già all’aeroporto pronti per partire c’è stato un blackout a Caracas (Venezuela) e l’aereo è dovuto tornare a Bogotà. Ancora tre giorni di sospensione, alloggiati in un albergo vicino all’aeroporto, e poi finalmente la partenza. Poi il figlio ci ha fatto sapere, con gratitudine per l’amore ricevuto, che il papà era riuscito a tornare a casa e, qualche tempo dopo, era morto serenamente.

La comunità di Bogotà (Colombia)

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Camerun: a Fontem la vita continua

Com’è la situazione a Fontem? Continuano ad arrivare richieste d’informazioni sulla prima cittadella sorta in terra africana, nella regione Sud-Ovest del Camerun, dove è tutt’ora in corso un conflitto armato. Pubblichiamo la recente lettera dei responsabili dei Focolari a Fontem Etiènne Kenfack e Margarit Long, che attualmente risiedono a Douala, a circa 300 chilometri a sud di Fontem. Carissimi amici di Fontem in tutto il mondo! Grazie del grande interesse con il quale state seguendo la nostra situazione. La vostra partecipazione ci dà gioia, conforto e coraggio per andare avanti. La crisi socio-politica in questa zona che ha provocato anche atti di violenza non è ancora risolta. Attualmente non ci sono più sparatorie, ma la situazione rimane tesa. Ciononostante la vita va avanti. Anche se possiamo offrire nel nostro ospedale solo un servizio ridotto, la gente continua a chiedere aiuto. Negli ultimi mesi, 1894 persone hanno chiesto consulenza. 644 di loro sono state ricoverate, tra cui 36 donne che hanno dato alla luce un bambino. Attualmente c’è la stagione della pioggia e si cerca di curare al meglio la manutenzione della centrale elettrica per assicurare l’elettricità alle strutture più importanti. Una piccola squadra è anche rimasta al nostro Centro Mariapoli. Assieme ad altri formano un’équipe meravigliosa che cura anche gli ambienti esterni per evitare che, a causa del clima tropicale la foresta invada tutto il territorio. Poco fa, con grande gioia di tutti, il vescovo Nkea ha mandato nuovamente un sacerdote a Fontem. È un segnale forte ed un segno tangibile della premura del Vescovo per il popolo Bangwa. Il sacerdote è in stretto contatto anche con i responsabili locali della nostra comunità focolarina. La sua presenza ha dato nuovo slancio alla partecipazione ai sacramenti, soprattutto alla S. Messa quotidiana e domenicale. In questi mesi si sono ricordati in modo solenne gli anniversari della morte di due dei pionieri di Fontem, Pia Fatica e Fides Maciel sepolte nel nostro cimitero. Spesso ci preoccupa chi cerca di sfruttare i media per motivi politici. A volte, ci rendiamo conto che girano informazioni non esatte, perciò vi chiediamo di accogliere con responsabilità e grande prudenza le notizie che girano su Fontem, anche attraverso canali personali sui social media, e di verificare le fonti di tali informazioni. La nostra “strategia” in questa crisi è quella di aumentare la comunione e la collaborazione tra tutti nella cittadella per arrivare a scelte condivise. Come potete immaginare non è sempre facile; a volte bisogna provare e riprovare, prendersi tempo per ascoltarsi reciprocamente. Alla fine però tutti si rendono conto che questo è l’unico modo per andare avanti insieme e per continuare la testimonianza della vita portata da Chiara Lubich in questa terra. __________________ Aracelis e Charles sono i responsabili della comunità dei Focolari della prima cittadella africana. Fanno il punto sulla situazione e raccontano come si svolge la vita oggi. https://vimeo.com/362734777 (altro…)

Slovacchia: Sono diventata un’attrice per renderti felice

Slovacchia: Sono diventata un’attrice per renderti felice

La storia di Dorotka e della sua famiglia “Qualcosa in più” è il titolo di un film che racconta la storia di Dorotka, una ragazza adolescente di Bratislava, in Slovacchia, affetta dalla sindrome di Down. Un’anomalia genetica che, nonostante le difficoltà, presto si rivela un “valore aggiunto” per tutti quelli che la circondano. Sua mamma Viera racconta cosa succede nel cuore di una famiglia quando si scopre di aspettare un bambino con la sindrome di Down: È stato uno shock! Non ce l’aspettavamo e non avevamo mai visto una persona del genere prima d’ora. Ma Dorotka sembrava proprio come gli altri quattro figli, e sapevamo che di fronte a una situazione sconosciuta il panico non aiuta, serve mantenere il sangue freddo. Ma in segreto, da qualche parte nella mia anima, avevo paura che non saremmo stati in grado di amarla. Nel tempo, cominciarono ad accadere cose straordinarie. Molte persone preziose sono venute nella nostra vita, ci hanno aiutato molto e ci aiutano ancora oggi. I rapporti in famiglia sono diventati più forti. I nostri quattro figli più grandi sono diventati più sensibili, amorevoli e tutta la famiglia è unita come mai prima d’ora. Come si passa dalla sorpresa al sentire questo come un dono? Il nome Dorotka significa dono di Dio. Le abbiamo dato questo nome già durante la gravidanza, sicuri che Dio non fa mai doni cattivi. Avevamo ricevuto qualcosa che non capivamo ma lo sentivamo come una prova della nostra fiducia in Dio. Sentivamo chiaramente che questa era la volontà di Dio per noi. Un nostro amico ci ha inviato una nota con questo testo: “Questa è la vera felicità perché è costruita sul dolore”. Perché avete deciso di condividere la vostra esperienza con altre famiglie? Un medico ci ha presentato ad altre famiglie che avevano figli piccoli con la sindrome di Down. Insieme abbiamo fatto diverse terapie, abbiamo condiviso la nostra esperienza e fondato un’associazione chiamata “Up-Down syndrome”. Volevamo che i bambini crescessero insieme, in modo che non fossero legati solo alla loro famiglia, per prepararli verso una certa indipendenza. Così abbiamo fondato il teatro “Dúhadlo”, che apre nuovi orizzonti per i bambini attraverso la drammaturgia. Come è nata la collaborazione con l’Università di Bratislava? Un nostro amico insegna etica medica alla Facoltà di Medicina. Nove anni fa mi ha invitato a raccontare la nostra storia agli studenti e a far loro conoscere meglio la sindrome di Down. Sono molto grata per questa possibilità. Sentivamo che i giovani medici potevano ancora essere influenzati e nel corso degli anni abbiamo sempre avuto reazioni positive da parte degli studenti. “Qualcosa in più” è il titolo del film che racconta la vita di Dorotka nella sua quotidianità, fra gioie e difficoltà. Perché questo titolo? All’inizio l’intenzione era di fare un breve video per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Pavol Kadlečík, il regista, non aveva esperienza con queste persone e rimase così stupito che decise di fare un film più lungo. Nessuno di noi sapeva che alla fine sarebbe stato prodotto un documentario così bello. La sindrome di Down è una malattia genetica in cui il 21° cromosoma non forma una coppia, ma una terzina. Pertanto, questa diagnosi viene chiamata anche Trisomia 21. Questo significa che queste persone hanno un cromosoma in più e spesso viene indicato come il cromosoma dell’amore. C’è qualcosa in più in loro che hanno questa speciale capacità di amore incondizionato. Nel film non c’è nessuna finzione narrativa, si racconta la vita quotidiana della protagonista insieme alla sua famiglia, i compagni di classe, di teatro e di musica, con lotte, gioie, conquiste, delusioni. Una testimonianza dell’amore reciproco in questa famiglia e del sì alla vita. Dorotka, ti sei divertita a recitare in un film tutto dedicato a te? Quando ero in piedi davanti alla macchina fotografica a volte ero un po’ ansiosa e avevo paura del palcoscenico, quindi era difficile non guardare direttamente nella macchina fotografica. Ma il cameraman era fantastico e mi è piaciuto molto. Palko ha reso tutti felici dell’idea di questo film e vorrei continuare con uno nuovo. Cosa vorresti dire alle persone che leggono questa intervista? Sono diventata un’attrice per renderti felice. Cerca l’amore per gli altri.

Claudia Di Lorenzi

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Puntare in alto, l’incontro con Dio che risana e libera

Uscire dalla dipendenza dell’azzardo è possibile, ma non solo. La storia di Christian Rigor, filippino, che nella Fazenda da Esperança ha anche ritrovato Dio e il senso più profondo della propria esistenza. Quando pensiamo all’idea di “puntare in alto” ci vengono in mente mete diverse. Obiettivi di lavoro, progetti personali, sogni per cui lottare. Quelle “sfide” spesso totalizzanti a cui votiamo buona parte della nostra vita. Ma ci sono mete e mete, dal valore soggettivo o collettivo. Mete che per raggiungerle devi fare un percorso di crescita, metterti in discussione, sviluppare un senso di responsabilità per la collettività, aprire i tuoi orizzonti a mondi lontani. E mete che portano al ripiegamento su se stessi, che chiudono la persona all’interno dei propri interessi personali, che la isolano e talvolta diventano distruttive. Gli obiettivi che ci poniamo segnano il percorso della nostra vita. Ma cambiare strada si può. Lo sa bene Christian Rigor, 30enne delle Filippine. Un’infanzia serena in una famiglia benestante che gli ha assicurato studi universitari e specializzazioni in Europa. Un vita sociale piena da ragazzo, vissuta però col desiderio di “far soldi” facilmente, senza fatica. Una leggerezza che gli è stata fatale al primo ingresso in un casinò. È iniziato lì il suo percorso di dipendenza dal gioco d’azzardo, a 20 anni. Un ragazzino inebriato dalle prime vincite, presto vittima dell’esaltazione del gioco, intrappolato nel bisogno di recuperare le inevitabili perdite. Un capitolo buio della sua vita vissuto puntando alle mete sbagliate, lungo il quale ha perso amici, lavori, fidanzata, e la fiducia dei suoi familiari. Anche il bene per se stesso, dall’alto di un cornicione al 24° piano di un palazzo che ha segnato il punto più basso della sua esistenza. La svolta è arrivata quando, incoraggiato dalla madre, decide di entrare nella Fazenda da Esperança – un progetto con strutture diffuse in diversi paesi del mondo e che porta nel proprio DNA la spiritualità dell’unità, a cui i suoi fondatori si sono ispirati – per seguire un programma di riabilitazione dedicato alle persone che soffrono di vari tipi di dipendenze. “Nel corso del programma ho imparato a guardare oltre me stesso, oltre i miei egoistici e superficiali desideri mondani, a vivere per uno scopo superiore. Ho imparato a mirare in alto e ho trovato Dio… È così che ho imparato ad amare, Dio e gli altri, in tutto ciò che faccio nel momento presente, anche quando è difficile o doloroso”. Nella Fazenda da Esperança la vita è scandita secondo tre dimensioni: quella spirituale, quella comunitaria e quella lavorativa. Ognuna è occasione di maturazione personale. “Come cattolico, ho imparato ad approfondire il mio rapporto personale con Dio, ad ascoltare e vivere la sua Parola, a cercare l’unità con Lui nella Santa Messa, e a pregare come si parla ad un amico”. La vita comunitaria gli ha insegnato che “per amare pienamente Dio ho bisogno di amare le persone intorno a me, e vedere Gesù in loro”. Lo ha allenato ad andare al di là delle differenze per servire ogni fratello. A condividere il cibo, dare ascolto ai compagni tristi, sbrigare faccende domestiche. Nel lavoro, faticoso o ordinario, Christian ha imparato a dare il meglio di sé, “non importa quanto difficile, fisicamente impegnativo, noioso, sporco o sgradevole sia”. Lungo il percorso di recupero viene chiamato a fare da coordinatore ai suoi compagni. “E’ stato difficile per me modulare gentilezza e fermezza, soprattutto durante i litigi. Una volta sono stato accusato ingiustamente di un furto, non mi sentivo amato. Volevo arrendermi ma poi ho deciso di restare perché volevo guarire dalla dipendenza ed essere una persona nuova. Mi sono immerso nell’amare ogni momento, nonostante il giudizio altrui. Ho chiesto aiuto a Dio e l’ho sentito ancora più vicino”. Oggi Christian affronta la sfida della vita al di fuori del contesto protetto della Fazenda, e di fronte alle tentazioni del gioco d’azzardo trova rifugio in Dio. In effetti ha scoperto che la felicità autentica sta nel puntare ad altre mete: “Mi sono reso conto che trovo la felicità quando amo Dio, quando lo sento presente nella preghiera, nelle persone che incontro, nelle attività che svolgo, quando amo nel momento presente. Per puntare in alto non serve fare grandi cose, basta farle con amore. Questo è oggi il mio stile di vita”.

Claudia Di Lorenzi

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Vangelo vissuto: uniti a Dio e disponibili verso gli altri

Un tesoro inestimabile che abbiamo ricevuto da Gesù stesso è la sua parola, che è parola di Dio. Questo dono  “[…] comporta da parte nostra una grande responsabilità […].  Dio ci ha dato la sua parola perché noi la facessimo fruttificare. Egli vuole vedere attuata nella nostra vita e nella nostra azione nel mondo quella trasformazione profonda, di cui essa è capace”[1]. Rinnovata fiducia La nostra situazione economica era diventata molto precaria. Una domenica rinunciamo con amarezza ad una gita, non avendo nemmeno i soldi per la benzina, e a piedi andiamo in chiesa. Durante la Messa, le letture sembrano rivolte proprio a noi, ed in particolare le parole: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì”. Torniamo a casa pieni di una rinnovata fiducia. Nel pomeriggio, per caso, incontriamo per strada la persona con cui mesi prima non si era conclusa la vendita di un appezzamento di terra. Ne riparliamo lì per lì e l’accordo si raggiunge in pochi minuti. (L. e S. – Italia) Mi ha insegnato cosa è la coerenza Dopo la morte di mio padre sono seguiti anni bui, con esperienze molto negative e una forte delusione per non aver potuto accedere all’Accademia aeronautica, cui tenevo molto. In quel periodo ho conosciuto una persona, un vero cristiano, molto impegnato in famiglia, nel lavoro, nel sindacato e con le persone che gli vivevano accanto. Il suo esempio mi ha insegnato cos’è la coerenza all’ideale cristiano: essere al tempo stesso uniti a Dio e disponibili verso il prossimo. (Ettore – Italia) Un regalo ad ogni nascita Quando ci siamo sposati, io facevo solo le guardie mediche notturne e mia moglie era fisioterapista. Vivevamo con pochi soldi, ma non ci sembrava questo un motivo sufficiente per chiuderci alla vita. Ogni nascita di un bambino (ora ne abbiamo quattro) ha coinciso con una nuova tappa nella carriera, quasi un regalo che il nuovo nato si portava. Ancora oggi sperimentiamo giorno per giorno l’amore concreto dall’Alto, così abbondante che riusciamo a metterne una parte in comune con altre persone. (Michele – Italia) Il postino Avevo ordinato un ferro da stiro e un’asse che dovevano arrivarmi per posta. Il postino mi aveva consegnato solo il primo, giustificandosi che per l’asse non aveva trovato posto sull’auto, e dicendomi che potevo ritirarla direttamente all’ufficio postale. Quando mi recai all’ufficio, l’impiegato si arrabbiò molto, dicendomi che il postino era obbligato a consegnarmi anche l’asse, magari caricandola alla fine del giro. Il giorno dopo, il postino mi disse che aveva ricevuto una bella sgridata e si scusò con me. “Per me la storia finisce qui – gli risposi – noi restiamo amici come prima!”. La domenica seguente, durante una festicciola, ricevetti in regalo un alberello di carta con la Parola di Vita di quel mese: “Siamo sempre lieti nel Signore”.  Mi venne subito in mente: e se lo regalassi al postino? Così feci, e l’indomani lo collocai sopra la buca delle lettere. Al mio rientro a casa trovai un biglietto con sopra disegnato un cuore e una parola: “Grazie”. (Monica – Svizzera)

a cura di Chiara Favotti

[1] C. Lubich, Parola di Vita  ottobre 1991, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017),  p. 486.   (altro…)

Ecuador: con il progetto “Sunrise” si ricostruisce dopo il terremoto

Nel 2016 la provincia di Esmeraldas, già povera, ha subito gravi danni a causa di un forte terremoto. AMU e il Movimento dei Focolari si sono attivati per i primi soccorsi e ora per un progetto di ricostruzione che coinvolga la popolazione e dia nuova speranza dal punto di vita economico e produttivo, ma anche sociale e comunitario. https://www.youtube.com/watch?v=e7vF6CuwkmY (altro…)

Processo di beatificazione di Chiara Lubich: si conclude la fase diocesana

Processo di beatificazione di Chiara Lubich: si conclude la fase diocesana

Il 10 novembre prossimo si concluderà a Frascati (Italia) la fase diocesana del processo di beatificazione della fondatrice dei Focolari. Proseguirà in Vaticano, presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Si concluderà presso la cattedrale di San Pietro, a Frascati, alle 16.30 di domenica 10 novembre prossimo, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Lubich, con lo svolgimento dell’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana presieduta da Mons. Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati. Con la chiusura definitiva di questa fase tutti gli atti dell’inchiesta, sigillati, saranno inviati in Vaticano, al termine di quasi cinque anni di indagini e approfondimenti sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni della Lubich. Con questo passaggio lo studio degli atti proseguirà presso la Congregazione delle Cause dei Santi. L’iter per l’avvio della causa era iniziato il 7 dicembre 2013 – a cinque anni dalla morte della Lubich – con la presentazione della richiesta ufficiale al vescovo di Frascati da parte del Movimento dei Focolari. Il 27 gennaio 2015 mons. Martinelli ha dato seguito alla richiesta aprendo solennemente la causa. In quell’occasione Papa Francesco si fece presente con un messaggio in cui ricordava il luminoso esempio di vita della fondatrice del Movimento dei Focolari a quanti «ne conservano la preziosa eredità spirituale». Inoltre esortava «a far conoscere al popolo di Dio la vita e le opere di colei che, accogliendo l’invito del Signore, ha acceso per la Chiesa una nuova luce sul cammino verso l’unità».

Stefania Tanesini – Ufficio Comunicazione Movimento dei Focolari

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Un inno alla gioia

Un inno alla gioia

Sacerdote originario del nord Italia, Don Mario Bodega, dopo trenta anni nella Diocesi di Milano come parroco, direttore spirituale di un collegio e cappellano nell’ospedale di Niguarda, è stato al Centro dei Focolari a Grottaferrata (Roma) e per dieci anni parroco della Pieve di Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari. Pensi a Don Mario Bodega e ti vengono in mente le note dell’“Inno alla gioia” di Beethoven. E questo per tanti motivi: perché la gioia è stata davvero un suo tratto distintivo e perché questo brano era tra i suoi preferiti e lo eseguiva spesso con l’armonica a bocca. Aveva imparato a suonare in seminario e la musica aveva accompagnato tanti momenti della sua vita. Da giovane cappellano in ospedale, durante il tempo natalizio, era solito passare di camera in camera suonando proprio l’armonica. “Adesso sì che è Natale” gli diceva qualcuno dei ricoverati appena udiva le sue note. “Mi hai suonato l’’Inno alla gioia’ – gli scriveva un detenuto del carcere di Bollate, vicino a Milano – e mi hai fatto capire che non tutti passano accanto per dare giudizi. C’è anche chi ama e basta” ed esprimeva gratitudine per avergli fatti ritrovare Dio, dal quale pensava di essere stato abbandonato. E proprio di gioia e profonda letizia ha parlato anche l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini alla notizia della sua morte: “Accompagniamo all’incontro con la gioia di Dio un uomo, un prete, un amico che ha custodito il sorriso di un’intima, profonda letizia, nei giorni della giovinezza e nei giorni della vecchiaia e della malattia, nel cumulo degli impegni pastorali e negli anni in cui l’attività è stata ridotta per il declinare delle forze”. Don Mario era nato il 15 settembre 1942, nel pieno della seconda guerra mondiale, a Lecco, nel nord Italia. Terminate le scuole primarie era entrato in seminario e qui, attraverso il rettore, aveva conosciuto la spiritualità dei Focolari. Ordinato sacerdote nel 1968 era rimasto trent’anni in diocesi con vari incarichi, poi accogliendo la proposta dell’allora Vescovo card. Martini, si era messo disposizione del Movimento dei Focolari. Negli undici anni a Grottaferrata (Roma) aveva approfondito il rapporto con Chiara Lubich, alla quale nel corso della vita, scrisse 135 lettere. In una delle sue risposte la fondatrice dei Focolari gli indicò una Parola della Scrittura da vivere in particolare: “Seguendo la sua misericordia, hanno abbandonato le realtà vane e false”. E “Credo la Misericordia” è il titolo del libro, con esperienze da lui scritte, regalato dal Vescovo di Fiesole. Mons. Meini, a tutti i sacerdoti della diocesi il Giovedì Santo del 2018. Nel 2009 era infatti arrivato in questo territorio, come parroco nella cittadella di Loppiano. Qui, oltre a creare una più profonda comunione tra gli abitanti, fu per tanti guida sicura nel cammino spirituale. Fondamentale la sua partecipazione a “Percorsi di Luce” per coppie in difficoltà. Contribuì anche allo sviluppo dell’Istituto Universitario Sophia. “La sua casa, la chiesa parrocchiale di San Vito a Loppiano, a un tiro di schioppo dal nostro Istituto, e il presbiterio che per tradizione vi è annesso – scrive il Preside Piero Coda – è diventata la nostra casa, dove la presenza e la guida di don cmy_thumbs (1)Mario son state luce, balsamo, scuola di vita. E il nostro Istituto è diventato un po’ anche la sua casa. Tanto che – tra gli echi più commoventi suscitati dalla sua partenza – ci sono quelli comunicatici dai nostri amici musulmani del progetto ‘Wings of Unity’”. Nel 2018 aveva celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Poco prima, in occasione della visita del Papa nella cittadella, dato il peggiorare delle sue condizioni fisiche non avrebbe voluto presentarsi a Francesco. Lo aveva convinto con amore paterno il Vescovo. “Sono un parroco malato, cammino con difficoltà e non riesco più a lavorare”. “Se non puoi lavorare in piedi, lavora seduto” fu la risposta del Papa. E don Mario ha continuato a farlo, con tenacia e gioia, nei successivi 365 giorni che la vita gli ha regalato. Si è spento infatti esattamente un anno dopo, il 10 maggio 2019.

Anna Lisa Innocenti

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Vangelo vissuto: un aiuto, una parola, un sorriso

Ogni cristiano ha la sua “missione” nella propria comunità sociale e religiosa: costruire una famiglia unita, educare i giovani, impegnarsi nella politica e nel lavoro, prendersi cura delle persone fragili, illuminare la cultura e l’arte con la sapienza del Vangelo vissuto, consacrare la vita a Dio per il servizio dei fratelli. Vacanze Mio marito ed io abbiamo modi diversi di riposare. A me piace fare sport e nuotare, lui invece ama visitare posti nuovi e visitare musei. Quest’anno, all’approssimarsi delle vacanze, sentivo più che mai il bisogno di recuperare le forze, ma una voce interiore mi suggeriva di non esprimere ed imporre le mie preferenze, ma piuttosto di adeguarmi ai desideri di mio marito. Ma anche lui ha cercato di fare lo stesso con me. Questo ha comportato per entrambi il distacco dai propri progetti personali, e ha reso le nostre vacanze belle e riposanti come non mai. (B.S. – USA) L’esempio Un giovane migrante aveva appena bussato alla mia porta per vendermi dei calzini. Stavamo parlando, interessandomi a lui, quando è passata una mia vicina che sapevo non avere idee positive sul conto dei migranti. Con mia sorpresa, lei lo ha invitato a passare anche da lei, dicendogli che aveva qualcosa per lui. Il giorno dopo ho saputo che gli aveva dato scarpe, medicine, e si era anche impegnata a provvedere ad altre necessità. Davvero non me lo sarei aspettato! (C.V. – Italia) A servizio degli altri Nostro figlio soffriva di depressione. Non riuscivamo ad aiutarlo in nessun modo, ci sfuggiva. Un pomeriggio d’estate decise di lasciare questa vita. Personalmente mi sentii punita e con tanti sensi di colpa. Piano piano, con il sostegno della comunità parrocchiale, ho cominciato a pregare e mi sono messa a disposizione di chi poteva avere bisogno di un aiuto, una parola, un sorriso. Un giorno è venuta a cercarmi una mamma, anche lei aveva perso una figlia come me. Le comunicai come cercavo di riempire quel vuoto, mettendomi a servizio degli altri. Pur non essendo credente, anche lei ha ritrovato una certa serenità facendo lo stesso. (G.F. – Italia) Da nemica a sorella Una mia collega in ospedale, anche lei come me infermiera, mi faceva soffrire combinandomene di tutti i colori. Un giorno sono andata al lavoro con un mazzolino di fiori e glieli ho offerti con un sorriso. Non dimenticherò mai la sua espressione di sbigottimento. È stato l’inizio di una nuova fase del nostro rapporto. Ora siamo diventate come sorelle. (Annamaria – Italia)

A cura di Chiara Favotti  

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Giornata del Migrante in Perù

Giornata del Migrante in Perù

Continua l’accoglienza di migliaia di rifugiati, soprattutto venezuelani, in Perù Il contributo dei Focolari nel racconto di Gustavo Clarià. Conoscevo già il contenuto del “Messaggio per la 105ma Giornata del Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019” di Papa Francesco. Ma ascoltarlo insieme a un centinaio di migranti, la maggioranza venezuelani, è stato diverso: era nuovo e molto toccante, specie in alcuni passaggi. Migranti 8È vero che l’ora precedente, mentre le persone arrivavano al “Centro Fiore” di Lima (Perù) gestito dal Movimento dei Focolari, impegnati nell’accoglienza dei migranti – venezuelani in particolare – c’era stato modo di salutare e di conoscere tanti di loro. Li avevo ascoltati raccontare i motivi per i quali avevano lasciato il loro paese, i dolori , l’angoscia di partire lasciando moglie, figli o i genitori già anziani e lo sforzo – spesso inutile – per aiutarli, inviando somme di denaro. Mi avevano parlato della loro solitudine, del rifiuto, della discriminazione, di come venivano giudicati responsabili di togliere il lavoro alla gente del posto, di sentirsi guardarti con diffidenza e perfino con sospetto. Sono state le loro emozioni ad aiutarmi a comprendere in modo diverso le parole del Papa e a cogliere più profondamente l’importanza del contenuto del suo messaggio, a guardare a ciò che c’è dietro a ciò viene definito un fenomeno: le statistiche dicono che oggi sono 70,8 milioni di persone, in tutto il mondo, costrette a fuggire dal proprio Paese; e di queste circa 25,9 milioni sono rifugiati. Un numero impressionante. Francesco riassume la risposta alla sfida delle migrazioni con quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Non sono solo rivolti ai migranti e ai rifugiati, ma a tutti, come spiega papa Francesco: “la missione della Chiesa è verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali”, specialmente “i migranti, spesso i più vulnerabili”. Migranti 3Al messaggio, letto da Silvano Roggero, venezuelano figlio di italiani, membro della Commissione Internazionale per i Migranti dei Focolari, sono seguite le loro testimonianze: “Siamo arrivati attraverso la Chiesa Luterana – esordisce Koromoto, del Venezuela –. All’inizio avevamo tanta paura: cosa ci attenderà, come faremo? Ma la loro accoglienza è stata generosa e ci siamo sentiti in famiglia, come oggi qui con tutti voi, insieme ai Focolari”. Impressiona l’atteggiamento dei migranti, pieno di gratitudine verso il paese che li accoglie, e il desiderio di integrarsi, pur restando legati alle loro radici, di aiutare a distanza i loro cari rimasti in patria e di ridare quanto ricevuto. La giornata prosegue con un pranzo insieme, in un clima festoso di famiglia, mentre alcuni intonano canti natii e si rinforza la conoscenza e il desiderio di ritrovarsi ancora, peruviani e venezuelani (e non solo), per continuare a declinare nella vita i quattro verbi proposti da papa Francesco.

Gustavo E. Clariá

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20190527_world-migrants-day-2019.html (altro…)

Al telefono con il mondo

Al telefono con il mondo

300 conversazioni telefoniche di Chiara Lubich con le comunità dei Focolari nel mondo raccolte in un volume. Ne parliamo con Maria Caterina Atzori Membro del Comitato direttivo della Collana “Opere di Chiara Lubich” presso il Centro Chiara Lubich di Rocca di Papa (Roma). Conversazioni è il secondo volume della Collana “Opere di Chiara Lubich” che l’Editrice Città Nuova, in collaborazione con il Centro Chiara Lubich ha già avviato nel 2017 con la pubblicazione di un primo volume sulle Parole di Vita. Puoi dirci meglio di che cosa si tratta? Copertina libro2Il libro “Conversazioni” raccoglie 285 pensieri spirituali scritti da Chiara tra il 1981 e il 2004 e da lei di volta in volta trasmessi personalmente, mediante conferenze telefoniche, alle varie comunità dei Focolari presenti nei vari continenti. Sono pensieri molto ricchi che raccontano una vita e delineano, nelle sue varie tappe, quello che è un vero e proprio cammino spirituale vissuto nella luce del carisma dell’unità, è il tracciato di una via di santità collettiva che apre un nuovo percorso, una via marcatamente comunitaria, attraverso cui si va a Dio “insieme con” il fratello. Questo cammino è stato compiuto in primis da Chiara Lubich e, contemporaneamente, da quanti – conquistati dal suo esempio e guidati anche da questi “collegamenti telefonici” – hanno accolto l’invito a compiere insieme quello che Chiara stessa, riprendendo le parole del Salmo 83, ha definito il “Santo Viaggio” della vita. Ma si può dire che Chiara Lubich abbia in qualche modo creato un “nuovo genere letterario”? Sicuramente Chiara non aveva intenzione di creare un nuovo genere letterario. Infatti questi scritti non sono stati redatti da lei in vista della pubblicazione di un libro. La pubblicazione è giunta dopo, inizialmente attraverso piccoli libretti, sempre editi da Città Nuova, ampiamente richiesti non solo dai membri del Movimento dei Focolari, ma anche da quanti, a vari livelli, venivano in qualche modo in contatto con il Carisma dell’unità. Ma, all’inizio, questi testi sono stati scritti, uno per uno, prima di tutto per essere “detti”, trasmessi a voce utilizzando materialmente la cornetta del telefono (e qui sta il novum di questo “genere letterario”), cosa che ha creato ogni volta un dialogo immediato con gli interlocutori, ha formato una famiglia estesa su tutti i continenti, fatta “una” dall’impegno di percorrere insieme, appunto, il “Santo Viaggio” della vita. Solo in un secondo momento questi stessi testi sono stati raccolti in vista di una pubblicazione. In questo senso si può quindi affermare che, con Conversazioni, nasce anche un nuovo genere letterario: è un genere che coniuga insieme parola, metodologia comunicativa e vita e che stringe un intimo e profondo dialogo tra l’autrice e i suoi interlocutori, in senso più ampio tra emittente e ricevente, tra scrittore e lettore. Quali le caratteristiche di questi testi? Nel passaggio dal “collegamento telefonico” alla pagina scritta, ogni testo si presenta come una lettera che, pur contestualizzata ciascuna nel tempo e nello spazio, vuole stabilire ancora un contatto diretto con i nuovi lettori, interpellati ogni volta con la formula di apertura: “Carissimi”. Sono “conversazioni” che continuano ora  non più con la cornetta del telefono ma attraverso le pagine di un libro. Il linguaggio che Chiara utilizza è ricco di calore e colore; si adatta ai giovani e ai non più giovani, delle varie categorie sociali. Di volta in volta lei si innesta nella realtà contemporanea, rilegge l’esistenza umana alla luce del Carisma dell’unità, racconta una sua esperienza sul pensiero che vuole trasmettere, interagisce con gli interlocutori, propone un motto da vivere fino al nuovo appuntamento telefonico (nel volume: fino alla nuova lettera). Esprime quindi il suo pensiero spirituale con immagini concrete e quotidiane, molto vicine agli interlocutori. Frequenti sono le similitudini, le metafore, gli slogan vivaci e facilmente memorizzabili che rendono il messaggio limpido, coinvolgente, “facile” da vivere. Ognuno di questi testi chiede infatti, ancora oggi, al lettore di essere tradotto in vita. Questo libro è il secondo, dopo “Parole di vita”, della collana che prevede la pubblicazione dell’opera omnia della fondatrice dei Focolari. Quali le prossime pubblicazioni in programma?  Più che di “Opera omnia” parliamo semplicemente di “Opere”. Infatti il materiale documentario a firma Chiara Lubich, suscettibile tra l’altro di ulteriori ac­quisizioni, è molto consistente e necessita di un lavoro di organizzazione e catalogazione che richiede tempi molto lunghi. Tuttavia, già ora, si è visto possibile editare un corpus di opere che presenti in maniera sistematica il patrimonio di riferimento del suo pensiero, attingendo sia al già edito sia all’inedito. Questo è l’intento della Collana “Opere di Chiara Lubich”. Il progetto prevede 14 volumi, organizzati in tre ampie aree tematiche: 1. La persona; 2. La via spirituale (in questa seconda area si collocano appunto i primi due volumi della collana appena editi da Città Nuova Parole di Vita e Conversazioni); 3. L’opera (a questa terza area fa invece riferimento un prossimo volume, già in preparazione, che raccoglierà i discorsi in ambito civile ed ecclesiale e dovrebbe essere portato a compimento entro il prossimo anno). Questi testi escono solo in italiano o anche in altre lingue? É in corso la traduzione in inglese del volume delle Parole di Vita. Ci auguriamo che possa essere tradotto presto, e in più lingue, anche il volume di Conversazioni, considerato il fatto che i singoli pensieri spirituali (così come i commenti alle Parole di Vita) erano stati a suo tempo tradotti nelle varie lingue per esigenze di immediata comunicazione con i destinatari non italiani. Ci auguriamo perciò di vedere presto nelle librerie anche la traduzione dei volumi della Collana “Opere di Chiara Lubich” in un ampio ventaglio di lingue.

a cura di Anna Lisa Innocenti

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Dio ci ha preso per mano e ci ha tolto dall’inferno

Il Movimento dei Focolari partecipa alla gioia di Chiara Amirante e della Comunità Nuovi Orizzonti da lei fondata, per la visita a sorpresa di papa Francesco nella loro “Cittadella Cielo” vicino a Frosinone (Italia).   “Se io incominciassi a rispondere alle domande sarebbero parole, parole, parole… Credo che sarebbe come sporcare la sacralità di quello che voi avete detto, perché voi non avete detto parole, avete detto vite: le vostre. Storie. Cammini. Ricerche, ma ricerche di carne, spirito, tutta la persona”. Così Papa Francesco si è rivolto, a braccio, a cinque ragazzi della Comunità Nuovi Orizzonti che gli hanno offerto le loro testimonianze forti di dolore e di rinascita durante la visita privata che il Pontefice ha fatto nella sede della Comunità, in provincia di Frosinone (Italia) lo scorso 24 settembre. “Le vostre sono storie di sguardi – ha continuato il Papa – e a un certo momento, avete sentito uno sguardo – uno – che non era come gli altri, era quello soltanto: uno sguardo che ti ha guardato con amore. Anch’io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ti ha preso per mano e ti ha lasciato andare, non ti ha tolto la libertà”. Accolto con gioia e commozione Papa Francesco era arrivato alle 9.30 del mattino nella “Cittadella Cielo” sede centrale di questa Comunità che, grazie a percorsi di guarigione e conoscenza di sé basati sul Vangelo, permette a tanti giovani di uscire da tunnel infernali di dolore e dipendenze e diventare testimoni di speranza per altri giovani in situazioni di grave disagio. E proprio alla “fecondità della testimonianza” ha fatto riferimento tra l’altro il Papa nel suo intervento: “Anche la vostra testimonianza è un seminare, un seminare non l’idea, il fatto che Dio è amore, che Dio ci vuole bene, che Dio ci sta cercando ogni momento, che Dio è accanto a noi, che Dio ci prende per mano per salvarci (…) Noi siamo uomini e donne del Magnificat, cioè del canto della Madonna, di andare a raccontare che Dio mi ha guardato, mi ha accarezzato, mi ha parlato, ha vinto. Ed è con me. Mi ha preso per mano e mi ha tolto dall’inferno”. Il Papa ha poi salutato, anche personalmente, i membri della Comunità ed i responsabili dei Centri in Italia e all’estero che si trovavano lì riuniti per l’Assemblea Centrale annuale. Ha celebrato la Messa, pranzato e piantato un olivo nel giardino di questa che è una delle cinque cittadelle alla quali ha dato vita la Comunità fondata da Chiara Amirante. Da bambina Chiara aveva conosciuto la spiritualità dei Focolari e incontrato personalmente anche la fondatrice Chiara Lubich. Poi, più grande, mettendosi in ascolto del grido dei giovani in strada e della loro richiesta di aiuto per fuggire dall’inferno nel quale vivevano, è nata in lei l’idea di dare vita ad una comunità di accoglienza. Questa visita di papa Francesco segue la telefonata del Pontefice ed il video messaggio del giugno scorso per celebrare questo anno speciale nel quale la Comunità celebra 25 anni di vita. Salutando papa Francesco, Chiara ha ricordato gli inizi della sua avventura quando, a contatto con il “popolo della notte”, l’aveva guidata la certezza che l’incontro con “Cristo Risorto avrebbe potuto riportare la vita laddove io vedevo morte”. Nel ‘94 ha così dato vita alla prima comunità a Trigoria (Roma) e ’97 a Piglio, in provincia di Frosinone, ad una comunità di formazione e accoglienza. Oggi sono 228 i centri di accoglienza, formazione e orientamento con tante iniziative di solidarietà, progetti sociali e iniziative di promozione umana in vari Paesi. Nel 2006 Chiara ha lanciato la proposta di divenire “cavalieri della Luce”, cioè testimoniare la gioia di Cristo Risorto a chi è più disperato, provare a vivere il Vangelo alla lettera per rinnovare il mondo con la rivoluzione dell’Amore. A questo impegno hanno aderito oltre 700.000 persone. “Le nuove povertà costituiscono una vera emergenza che continua a mietere milioni di morti invisibili nell’inconsapevolezza dei più” ha spigato ancora Chiara davanti a Papa Francesco parlando di uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti, anoressia, bulimia, depressione, ludopatia, internet-addiction, bullismo, abusi, sesso-dipendenza…”Sentiamo più forte che mai – ha concluso – l’urgenza di fare tutto il possibile per rispondere al grido inascoltato di tanti”.

Anna Lisa Innocenti

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La scelta di Jenny e Javier

La scelta di Jenny e Javier

Con il Sinodo Amazzonico alle porte, raccontiamo una storia che si sviluppa in un villaggio peruviano situato nel “polmone del mondo”. Non parla di incendi, né di deforestazione, di petrolio o cercatori di metalli preziosi. È la storia di Jenny e Javier, che hanno scelto come famiglia di vivere nell’Amazzonia col desiderio di portare la luce del Vangelo agli “ultimi”. 5d017b9e 86be 4760 b5b0 397f70e927a2“Vivevamo in Argentina, ma a un certo punto abbiamo deciso di trasferirci a Lámud, il paesino dove è nata Jenny, nella zona chiamata “Ceja de Selva” (“sopracciglia della selva”, metà montagna e metà foresta), nei pressi delle sorgenti dei grandi fiumi Marañón e Rio delle Amazzoni. Volevamo stare vicino ai suoi genitori, già anziani e dalla salute delicata”. Javier è argentino ed ha conosciuto Jenny quando lei studiava a Rosario. Hanno due figlie piccole (2 e 4 anni) e Angie (di 17). Passare da una grande città come Rosario a un paesino di 2.500 abitanti, sperduto e a 2.300 metri di altitudine, è stato indubbiamente un gran salto. Raccontano che hanno venduto le poche cose che avevano e sono partiti per la regione più povera del Perù, a 1.600 km da Lima e a 14 ore dal focolare più vicino.“Sapevamo che il nostro non sarebbe stato un viaggio di andata e ritorno”. Era, soprattutto per Javier, una vera sfida. Sin da giovanissimi avevano incontrato la spiritualità dell’unità dei Focolari, e anche adesso, come famiglia, avevano deciso di mettere in pratica il Vangelo. Per questo, la loro “maggiore preoccupazione” – raccontano – era quella di abitare in un luogo dove sarebbero stati “soli”, senza altre persone che condividessero i loro stessi ideali. Decisero allora di fare di tutto per testimoniare ed annunciare il Vangelo con la loro vita, affinché anche in quel piccolo villaggio amazzonico nascesse un seme della spiritualità dell’unità. Si proposero di vivere il comandamento dell’amore reciproco per “procurarsi” la presenza spirituale di Gesù nella loro famiglia, secondo la promessa di Lui: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lí sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Con questa convinzione, e credendo all’affermazione di Chiara Lubich quando disse che “uno dei frutti dell’avere Gesù in mezzo è che si fa nascere la comunità”, partirono decisi per il Perù. Pochi giorni dopo il loro arrivo, il vescovo locale visitò Lámud. Jenny e Javier si presentarono come una “famiglia focolare”. Il Vescovo li benedisse e li stimolò a continuare l’impegno preso. Cominciarono con il percorrere la periferia del paese visitando “i più poveri, gli ultimi”. Andavano a trovarli nelle loro case (se così si possono chiamare), dove trovarono anziani che “non avevano neppure un letto degno dove morire” raccontano. Conobbero tante famiglie la cui unica aspettativa (o speranza) era avere un piatto caldo ogni giorno per i loro figli e per se stessi. “Cercavamo di far sentire loro il nostro affetto, di guardarli negli occhi, di regalare una parola di incoraggiamento, e anche qualcosa da mangiare. A volte, quando potevamo, rimanevamo con loro due o tre giorni, condividendo i loro dolori, la loro povertà, le loro brevi gioie e speranze”. fcbe210d 829f 476c b96b c281cb1ca22aCon l’anelito di generare una piccola comunità di vita del Vangelo, cominciarono ad organizzare incontri della “Parola di vita”, ma senza successo. Cambiarono tattica varie volte. “Non ci siamo mai scoraggiati, perché sapevamo che Gesù ha i suoi tempi e che l’importante era stare al suo gioco”. Insistettero nell’invitare i vicini ad incontrarsi attorno alla Parola di Dio e, poco a poco, cominciarono ad aderire alcune persone, tra le quali le mamme di alcuni bambini dell’asilo con le loro figlie. Jenny e Javier prepararono allora anche momenti adatti ai più piccoli. Fu l’inizio di una piccola fiammella. Nel frattempo, il parroco chiese loro di assumersi la catechesi familiare del paese e di altri dieci villaggi “vicini”, alcuni dei quali a due ore di strada. Recentemente, hanno avuto la prima visita di un gruppo dei Focolari della città di Talara, a 650 km da Lámud (12 ore di viaggio in automobile). Una visita che “ha segnato un prima e un dopo nella vita della nostra comunità”, afferma la coppia. Jenny e Javier spiegano, con la gioia di chi ha trovato il proprio posto nel mondo: “Siamo pochi… ma qualcosa è nato! Non vogliamo crearci false aspettative, ma crediamo che Gesù ha un debole per l’Amazzonia e per i più poveri. Forse perché anche lui nacque tra i poveri… e rimase tra di loro”. “Non sappiamo per quali strade lui voglia portarci”, ammettono, ma sono le uniche che vogliamo percorrere!”, concludono. “Vogliamo, come lui, dare la vita per la nostra gente”.

Gustavo E. Clariá

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Punto di partenza e punto di arrivo

Punto di partenza e punto di arrivo

A Rocca di Papa si è concluso l’incontro annuale dei dirigenti del Movimento dei Focolari. Tra le priorità emerse per il 2020 c’è un nuovo impegno nel campo dei diritti umani e la giustizia, il Centenario di Chiara Lubich e la prossima Assemblea Generale dei Focolari. 20190918 162350Alla fine il cerchio si è chiuso. Una lunga comunione tra i partecipanti dell’incontro annuale tra i delegati del Movimento dei Focolari nel mondo ed il Consiglio Generale, svoltosi dal 14 al 28 settembre 2019 a Rocca di Papa, ha rimesso in luce il principio che aveva “dato il la” subito al convegno e che sarà principio guida per tutto il Movimento nel prossimo anno: tutto quanto si fa a nome del Movimento nel campo ecclesiale, sociale o culturale, come attività per piccoli o grandi, famiglie o impegnati in politica, ha senso solo se è caratterizzato e guidato dalla presenza di Gesù in mezzo a coloro che si amano come lui l’ha insegnato. Ciò non significa che i focolari stiano prendendo un taglio spirituale. Infatti, la prima parte dell’incontro è stata dedicata alla raccolta della vita del Movimento. Con l’impronta dei diversi ambienti ecclesiali, politici e culturali in cui i Movimento è situato, si sono presentati progetti sociali ed educativi, impegno per profughi anche in zone, di cui si sente poco parlare nei media, iniziative artistiche oppure a favore della dignità umana. 20190926 110353In questo scambio è venuto in rilievo che la riforma, in atto da alcuni anni sotto il titolo “Nuovo Assetto”, sta portando i primi frutti. In tante parti del mondo le strutture più snelle sembrano liberare nuove forze creative. Sono nate nuove forme di annuncio ed evangelizzazione, sinergie tra le varie diramazioni del Movimento e con altre realtà ecclesiali e laicali. Ed anche il rapporto tra il governo centrale e le zone geografiche, e cioè tra le sensibilità globali e l’agire locale, è proiettato verso un nuovo equilibrio. In questo equilibrio è stato possibile individuare insieme, pur nel rispetto delle diversità presenti anche all’interno del Movimento, come quelle di culture, confessioni, forze e risorse, anche le priorità da affrontare il prossimo anno 2019/2020. 20190924 105445Continuando un percorso proposto dai giovani, il Movimento nel prossimo anno si impegnerà con il motto “In tempo per la Pace” nei campi dei diritti umani, della pace, della legalità e della giustizia cercando di coinvolgere anche altre persone ed istituzioni a fare dei passi concreti e importanti in questi campi. Un ruolo particolare avrà, nei prossimi mesi, il Centenario della nascita di Chiara Lubich. Le attività che cominciano il 7 dicembre 2019 con il titolo “Celebrare per incontrare” vogliono offrire la possibilità di un incontro vivo con la fondatrice e il suo carisma. Il 2020 infine sarà anche caratterizzato dall’Assemblea Generale del Movimento che si svolge ogni sei anni e offrirà nuove prospettive. “Ma tutto quanto facciamo ha un unico scopo – ha ribadito Maria Voce, Presidente dei Focolari, a conclusione di questo incontro – Vogliamo trasformare il mondo, dando visibilità alla presenza di Cristo in esso, attraverso l’amore scambievole tra di noi”. È questo – per così dire – il tipico “soft skill” dei Focolari, la loro “competenza trasversale” che non si produce con metodologie e programmazioni, ma che sta alla base di ogni loro impegno, come punto di partenza e punto di arrivo.

Joachim Schwind

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Mariapoli 2019: mille modi di vivere un’unica esperienza

Mariapoli 2019: mille modi di vivere un’unica esperienza

Anche quest’anno in tutto il mondo il Movimento dei Focolari ha invitato uomini e donne, piccoli e grandi, persone di ogni provenienza a fare nelle Mariapoli l’esperienza di una città, basata sulla legge della fraternità. Mariapolis 2019 TexasI modi sono diversi, l’esperienza è la stessa: la Mariapoli è l’espressione tipica dei Focolari. Per alcuni giorni i partecipanti a questi convegni – in genere estivi – sono invitati a realizzare un’utopia: quella di una società basata sull’amore reciproco del Vangelo. Con la grande Mariapoli Europea, realizzata in quattro tappe di una settimana ciascuna nel luogo della sua nascita, a Fiera di Primiero, questa esperienza ha celebrato in questa estate 2019 i suoi settanta anni di vita. Ma anche in tante altre parti del mondo ha attirato gente di ogni provenienza. 235 sono state le Mariapoli 2019 con una partecipazione di circa 46.000 persone. Alla nostra redazione sono giunte lettere e racconti da Galles, Vietnam, Perù, Canada, Finlandia, Italia, Bulgaria e Brasile. Mariapolis 2019 SveziaIn Turchia la Mariapoli si è svolta a Şile, una piccola località sul Mar Nero nei pressi d’Istanbul, una location che ha dato un tocco di vacanza apprezzatissimo da tutti. I 70 partecipanti venivano da Ankara, Iskenderun, Smirne e anche dall’estero. Il tema centrale, la santità personale e comunitaria, è stato affrontato, tra l’altro, attraverso la presentazione di alcuni dei santi di questa terra: San Giovanni Crisostomo, Sant’Efrem, Sant’Elena e Santa Tecla la cui storia ha offerto uno sguardo di riconoscenza alla Chiesa dei primi tempi. A Kerrville in Texas (USA) si è approfondito il tema che quest’anno ha guidato la vita dei Focolari in tutto il mondo: lo Spirito Santo e la Chiesa. Tra le 350 persone presenti, 100 partecipavano per la prima volta ad una Mariapoli, forse anche per il fatto che l’approfondimento sulla Chiesa, in una situazione contrassegnata da tanti scandali e sofferenze, era di particolare interesse. Lo stesso argomento, ma approfondito con un taglio ecumenico è stato al centro della Mariapoli della Svezia svoltasi a Marielund-Stoccolma con la partecipazione di luterani e cattolici. Erano presenti in Mariapoli anche due persone di religione buddista e alcuni non credenti. I partecipanti arrivavano da varie città della Svezia con una buona rappresentanza della Norvegia.Mariapolis 2019 Ucraina Nonostante questa diversità è stato possibile approfondire “lo Spirito Santo come colui che è l’energia vitale della Chiesa – scrivono – e che da a ciascuno una grazia particolare per realizzare la propria chiamata in funzione all’unità di tutte le membra del mistico corpo di Cristo”. Un tocco gioioso ha dato alla Mariapoli di Leopoli, Ucraina, la partecipazione delle nuove generazioni al programma. Ai giovani, ai ragazzi e ai bambini era affidata la preparazione e la conduzione di una giornata intera. L’hanno realizzata in modo vivace e coinvolgente. E all’inizio di ogni giornata sono stati proprio i bambini ad “insegnare” gli adulti, raccontando come avevano vissuto il giorno precedente le parole del Vangelo. La Mariapoli organizzata a Penang in Malaysia, è stata caratterizzata invece da diversità di lingue, culture, provenienze etniche ed anche da grandi distanze, i partecipanti arrivati da Singapore, ad esempio, hanno affrontato un viaggio di 700 km. “Lo sforzo di mantenere vivo tra di noi l’amore reciproco – scrivono – e dare così spazio alla presenza di Gesù in mezzo a noi, l’impegno di affrontare e superare le difficoltà e la disponibilità di rinunciare alle proprie idee, ha reso possibile questa impresa”. Alla Mariapoli di Boconó nell’ ovest del Venezuela  l’incontro voleva offrire ai partecipanti la possibilità di riposare, viste le difficoltà di una vita quotidiana stancante a causa dei prolungati periodi senza elettricità, delle code interminabili per la benzina e delle ristrettezze economiche. A questa offerta – anche economicamente – attraente hanno aderito più del doppio delle persone previste. Mariapolis 2019 VenezuelaPerò la prima notte un uragano con grandine, pioggia, alberi sradicati e vento fortissimo ha provocato un black-out elettrico durato fino alla fine della Mariapoli. La conseguenza è stato il collasso totale: bagni senza acqua, impossibilità di cucinare e problemi per conservare gli alimenti. Poi, attraverso gli approfondimenti di spiritualità, l’amore invincibile di Dio è diventato esperienza esistenziale: si è trovato un modo per cucinare con la legna, un vicino ha offerto un generatore, l’attenzione di tutti per le necessità degli altri è cresciuta. “Dio non si lascia vincere in generosità” scrivono a conclusione di questa esperienza meravigliosa.

Joachim Schwind

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Life, il nuovo album del Gen Rosso

Life, il nuovo album del Gen Rosso

Dodici brani che hanno fatto la storia di questo complesso diventano una raccolta , tratta dal loro tour mondiale “Life” che continuerà anche nei prossimi mesi. Nel futuro del Gen Rosso anche corsi, progetti educativi, coproduzioni e la terza edizione del “Gen Rosso Music and Arts Village”. DSC0080Oltre cinquant’anni di vita ed una proposta artistica capace di rinnovarsi continuamente. Ma tenendo la bussola su alcuni punti cardine: una vita vissuta all’insegna della fraternità;  una produzione frutto della collaborazione tra artisti di varie nazionalità che parla di unità tra uomini e popoli; un messaggio che, attento alle sfide del nostro pianeta, propone una cultura del dare e del condividere. Questo è il complesso internazionale Gen Rosso, formato da musicisti e tecnici, di diverse vocazioni provenienti da Europa, Asia e America Latina. Recentemente il loro tour “Life” è diventato un album con diciotto brani scelti tra le canzoni che hanno fatto la storia del Gen Rosso. Ne parliamo con uno dei suoi componenti, Michele Sole.  Il primo luglio è uscito il vostro album live del Tour “LIFE”. Come nasce questo nuovo lavoro e quali sono le sue caratteristiche?  Dall’autunno del 2018 fino ad oggi abbiamo avuto dei concerti bellissimi in tutta Italia con il nostro concerto “LIFE” e da lì ci è nato il desiderio di mettere in un cd questo lavoro “live” che ha entusiasmato tanto il pubblico, e anche noi. Riversate le registrazioni fatte sui palchi, le abbiamo mixate cercando di mantenere tutta l’energia e l’emozione che respiriamo nei nostri concerti. Si sente il pubblico che canta insieme a noi, con i loro applausi e le loro voci che danno  all’ascoltatore la sensazione di essere proprio lì con noi sul palco. Insomma un vero disco dal vivo! IMG 20190210 WA0023Recentemente avete dato vita, nella cittadella internazionale di Loppiano dove avete la vostra sede, al “Gen Rosso Music and Village”. Di che cosa si tratta e quali sono gli obiettivi? Il “Gen Rosso Music and Arts Village” giunge quest’anno (27 dicembre 2019 – 5 gennaio 2020) alla sua terza edizione ed è un’esperienza di approfondimento artistico e di condivisione di valori alla luce del carisma dell’unità. Coinvolge giovani professionisti e studenti di diverse discipline quali musica, danza, canto, teatro dai 18 anni in su. La metodologia didattica è progettata dai tutor del Gen Rosso insieme a docenti dalla riconosciuta capacità ed esperienza artistica. Il programma prevede l’approfondimento di tematiche specifiche del mondo dell’arte, lo scambio di esperienze, spazi creativi e laboratori pratici che convergeranno in una performance finale. Ci si può iscrivere presso village@genrosso.com. Il programma inizierà il 27 dicembre 2019 e si concluderà il 5 gennaio 2020. 1maggio198Nei vostri viaggi partecipate ad appuntamenti che promuovono la pace, l’amicizia tra i popoli e la fraternità universale. Ce n’è uno recente che ricordate in particolare e perché?   Sì, in primavera abbiamo avuto la gioia di essere in Giordania, grazie alla “Caritas Jordan”, per realizzare il progetto “Be the change” insieme a centinaia di studenti di diverso ceto sociale, di diverse religioni e diverse nazionalità per favorire il dialogo e promuovere una cultura di pace e amicizia, essendo loro stessi i promotori di un cambio nelle loro vite e nelle loro città per un futuro migliore. Quali sono i vostri progetti e appuntamenti futuri?  Innanzitutto riprendiamo i tours in giro per il mondo con il concerto “Life” accompagnato da progetti educativi e l’inserimento sul palco di giovani preparati in vari workshop. Saranno prima in Italia (28 settembre a Venosa; 12 ottobre a Piacenza; 23 e 24 ottobre ad Acerra; 26 ottobre a Prato, 1 novembre a Teano), poi un tour asiatico in Indonesia per quasi tutto il mese di novembre 2019. IMG 8588 copiaIntanto continueremo con i corsi nella cittadella di Loppiano con scambi  di esperienze, formazione e arte. Dal 15 al 17 ottobre approfondiremo il light design, destinato a persone interessate ad ampliare le proprie conoscenze nel campo dello studio della luce e del colore. Inoltre, per sostenere giovani artisti emergenti, abbiamo iniziato delle coproduzioni. La prima è Stabat in Silentium, la messa in scena dell’opera teatrale del giovane scrittore Francesco Bertolini, nato da una sua profonda esperienza di solidarietà emersa dopo il terremoto ad Amatrice (Italia). “Come si può credere ancora in Dio in seguito ad un terremoto?” è la domanda “scomoda” da cui parte questa opera nella quale i protagonisti sono le giovani vittime, ma anche i volontari che lasciano la loro quieta realtà per andare dove la tragedia si è consumata.

Anna Lisa Innocenti

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Una scuola per diventare “Ambasciatori del Mondo Unito”

Una scuola per diventare “Ambasciatori del Mondo Unito”

Nella Mariapoli di Arny, 35 km a sud di Parigi (Francia), dal 2 al 7 Settembre, si è tenuta la prima scuola per “Ambasciatori del Mondo Unito” a cui hanno preso parte 16 giovani provenienti da 14 Paesi del mondo. DSC00166Lo slogan che li ha guidati è stato “meglio insieme”. Il programma era promosso dall’Associazione Internazionale New Humanity, Organizzazione Non Governativa, espressione del Movimento dei Focolari, che si ispira allo spirito e ai valori che lo animano.  Lo scopo era quello di potenziare le competenze di un gruppo di giovani change-makers, peace-builders e leader di comunità, formandoli alla cultura dell’unità, della pace e della fraternità, facendone dei veri e propri “ambasciatori” di un mondo unito, in grado di diventare portavoce della ONG a livello nazionale e internazionale. I 16 giovani coinvolti provenivano da Belgio, Brasile, Camerun, Colombia, Corea del Sud, Equador, Filippine, Kenya, Iraq, Italia, Libano, Messico, Nigeria, Spagna e Stati Uniti. “È stata la prima ‘training school’ per New Humanity” osserva Chantal Grevin, Rappresentante Principale di New Humanity presso la sede dell’UNESCO di Parigi “un’esperienza efficace, che ci ha permesso, nel giro di una settimana, di trasmettere loro le competenze necessarie a diventare operatori attivi della nostra ONG”. 7fa2c653 bb6a 437c a94b 6015be1a66f7“Si è parlato di cosa intendiamo per ‘mondo unito’, di cosa siano la pace ed i diritti dell’uomo e di conseguenza di cosa intendiamo per ‘persona’”, spiega Marco Desalvo, presidente della ONG “ci siamo esercitati a tradurre in un linguaggio che possa essere di ispirazione per le Istituzioni internazionali, tutte le buone pratiche che i nostri giovani promuovono quotidianamente nel mondo per diffondere in tutte le sfere della società, e a ogni livello, lo spirito della fraternità universale come proclamato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. I giovani ambasciatori sono stati ricevuti dai funzionari UNESCO delle scienze umane e sociali (sezione giovanile) e del settore dell’educazione (cittadinanza mondiale e cultura della pace). “Ne è scaturito un dialogo aperto e libero che ha permesso a questi rappresentanti di scoprire meglio l’azione di New Humanity, attraverso la testimonianza dei giovani ambasciatori che hanno potuto mettersi in gioco insieme, sperimentando quanto appreso nei giorni precedenti e la loro positiva esperienza di cittadinanza globale” commenta ancora Chantal Grevin. IMG 5211A ciascun giovane è stata offerta la possibilità di incontrare personalmente i rappresentanti della delegazione presso l’UNESCO del proprio Paese e di esporre la propria visione rispetto alle grandi sfide della pace, dell’ecologia e della fraternità. Durante la training school, i giovani hanno anche avuto l’opportunità di incontrare e dialogare con Mons. Follo, Osservatore Permanente della Santa Sede e Marie Claude Machon, Philippe Beaussant e Patrick Gallaud, rispettivamente Presidente, Vice-Presidente ed ex Presidente del Comitato di collegamento ONG-UNESCO. “Grazie a questo corso ho imparato molto sul sistema delle Nazioni Unite e sulle attività delle ONG in tutto il mondo”, racconta, al termine dell’esperienza, Luciana, avvocato, che viene dall’Italia “ma soprattutto ho riscoperto le vere motivazioni che mi hanno spinto verso questo mondo. Come ambasciatore di New Humanity vorrei promuovere l’idea che aiutarsi a vicenda può fare una grande differenza nella creazione di un mondo più unito, ho capito che le piccole azioni possono avere un grande impatto sul benessere delle persone. DSC00136Ecco perché mi sento tanto onorata di far parte di questo fantastico progetto!”. Pascal, che è libanese, ha condiviso: “Quando sono arrivata ero scoraggiata dal non riuscire a trovare soluzioni per il mio Paese. Qui, ho trovato coraggio e speranza, ho capito che ci possiamo supportare, possiamo davvero lavorare per raggiungere il mondo unito. So che succederà! Sono molto felice di tornare nel mio paese e cominciare a lavorare!”. E Noè, dal Messico: “Sono arrivato qui con il mio amico Josef degli USA. Viviamo a pochi km dal confine che separa i nostri Paesi. Siamo già impegnati insieme in progetti a favore dei migranti. Al ritorno, avremo modo di mettere in pratica quello che abbiamo imparato qui”.

 Tamara Pastorelli

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Globalizzazione del bene

Globalizzazione del bene

Comunicazione ed evangelizzazione oggi – Un seminario di studi il 1 ottobre a Roma promosso dalla Pontificia Università Salesiana di Roma e dalla sua Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, dal Centro Chiara Lubich del Movimento dei Focolari e dal Gruppo Editoriale Città Nuova. locandina ITIntervengono: Mauro Mantovani, Magnifico Rettore Università Pontificia Salesiana; Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale; Giulia Paola Di Nicola, Sociologa, Università Leonardo da Vinci – Chieti; Cesare Borin, IT manager – Movimento dei Focolari; Michel Vandeleene, curatore del volume; Cristiana Freni, docente di filosofia del linguaggio presso l’Università Salesiana; Marco Aleotti, regista televisivo RAI. Modera: Alessandro De Carolis, Radio Vaticana L’urgenza di diffondere il messaggio di fede e la Parola di Dio caratterizza da sempre la storia della Chiesa; un impegno che di volta in volta l’ha spinta ad avvalersi della tradizione orale e scritta, delle varie espressioni d’arte, della liturgia fino ad arrivare ai moderni mass media. Di fronte al cambiamento continuo dei mezzi di comunicazione come cambia tale impegno oggi? È attorno a questo interrogativo che ruoteranno le riflessioni del Seminario di studi. Spunto e stimolo per il confronto sarà l’esperienza “a dimensione mondiale” e la dottrina spirituale raccolte e rappresentate nel volume Conversazioni. In collegamento telefonico di Chiara Lubich (edito da Città Nuova, 2019). Nel testo infatti a partire da una limitata conferenza telefonica, Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, ha utilizzato lo sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione per dialogare, condividere, incoraggiare, sollecitare al bene un numero crescente di persone (possiamo realmente parlare di alcune decine di migliaia), avendo chiaro che una risposta concreta e positiva alle domande urgenti dei nostri contemporanei la si può dare soltanto “insieme”, come persone in forte relazione le une con le altre, persone per le quali l’impegno a cambiare il mondo parte dal “cambiare se stessi” ma non “per se stessi”. In occasione dell’uscita del volume Opere di Chiara Lubich CONVERSAZIONI in collegamento telefonico Vol. 8.1 – a cura di Michel Vandeleene (Città Nuova, 2019) Sin dai primi anni Ottanta Chiara Lubich, avvalendosi dei moderni mezzi di comunicazione, ha dato vita a una conferenza telefonica mensile o bimensile che collegava contemporaneamente dalla Svizzera (da cui il nome Collegamento CH) i più importanti centri del Movimenti dei Focolari sparsi nei cinque Continenti. In quell’occasione comunicava un pensiero spirituale, frutto della sua vita e del suo carisma. Ne è nata un’originalissima esperienza di vita cristiana comunitaria, a livello mondiale, che ha visto una fol¬la di persone camminare insieme, aiutandosi reciprocamente, sulla via della santità. Il volume raccoglie i quasi 300 pensieri spirituali comunicati da Chiara Lubich tra il 1981 e il 2004 e alcuni altri inediti.

Fonte: Ufficio Comunicazione Focolari

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Un concorso per conoscere Chiara Lubich nelle scuole italiane

Un concorso per conoscere Chiara Lubich nelle scuole italiane

La ricorrenza del Centenario della nascita di Chiara Lubich diventa per gli studenti italiani una prima occasione per approfondire il suo pensiero alla luce degli eventi nazionali e internazionali che hanno caratterizzato la storia del Novecento. ChiaraSul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca in Italia (https://www.miur.gov.it/competizioni-e-concorsi-per-studenti) è stato pubblicato il bando del Concorso Nazionale per le Scuole Medie e Superiori sul tema:  Una città non basta”. Chiara Lubich cittadina del mondo. Conoscere la sua figura, il suo impegno e la sua testimonianza  nel Centenario della sua nascita per la costruzione della Fraternità e dell’Unità fra i popoli. Il concorso è promosso dal Centro Chiara Lubich/New Humanity e dalla Fondazione del Museo storico del Trentino, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, per il Centenario della nascita di Chiara Lubich.  A chi è rivolto? É rivolto agli studenti e alle studentesse di tutte le scuole italiane medie e superiori, che potranno partecipare con la realizzazione di un elaborato (in forma di testo scritto o multimediale) scegliendo una delle seguenti aree tematiche:

  • Chiara Lubich nel contesto della Seconda Guerra mondiale
  • Chiara e il crollo del muro di Berlino
  • Chiara “cittadina del mondo”, in dialogo con popoli e culture

Gli studenti e le studentesse possono inoltre – e questa è una quarta area tematica – narrare esperienze positive vissute, producendo testi di “cronaca bianca”, ispirati al messaggio trasmesso dagli scritti della Lubich. Quali sono le finalità del Concorso? Il concorso si pone come obiettivo quello di sviluppare lo spirito di iniziativa creando situazioni di confronto didattico su autori e autrici ancora inesplorati dai libri di testo standard; vuole far conoscere Chiara Lubich come significativa protagonista del Novecento approfondendo il suo sogno di “un mondo unito”; vuole anche accompagnare le nuove generazioni in attivi percorsi di pace e fratellanza tra culture, lingue, religioni e popoli diversi. Variante web social Logo CChLubich 1A quali fonti possono attingere per affrontare i temi proposti? Chiara Lubich è figura già molto nota. Tuttavia, sia i docenti che gli studenti potranno anche contattare, se lo desiderano, il Centro Chiara Lubich  tramite il sito suo proprio o scrivendo a:  concorso.studenti@centrochiaralubich.org La Fondazione Museo storico del Trentino inaugurerà anche una Mostra internazionale multimediale su “Chiara Lubich Città Mondo” (apertura dal 7 dicembre 2019 fino a novembre 2020), che prevede percorsi specifici rivolti alle scuole. Quali sono i termini di partecipazione al concorso? Gli elaborati, rigorosamente inediti, dovranno essere inviati entro il 31 marzo 2020. Il bando di concorso dà indicazioni precise sulle modalità di trasmissione dei lavori. La commissione di valutazione sarà composta da membri del MIUR, del Centro Chiara Lubich/New Humanity e della Fondazione del Museo storico del Trentino. E la premiazione? I premi saranno consegnati alle scuole vincitrici nel corso di una cerimonia ufficiale che si terrà entro la fine dell’anno scolastico 2019/2020, presumibilmente a Roma.

 Maria Caterina Atzori

(Docente referente del progetto – Centro Chiara Lubich/New Humanity)

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Verso “The Economy of Francesco”

Verso “The Economy of Francesco”

Koen Vanreusel, imprenditore EdC belga: “Serve un’alleanza fra generazioni di imprenditori” EasyKit-azienda Edc-Belgio“Abbiamo bisogno dei giovani per aprire nuove strade, e siamo felici di aiutarli attraverso il nostro lavoro e la condivisione di beni e conoscenze”. Koen Vanreusel, 4 figli e 9 nipoti, amministratore delegato di “Easykit”, impresa che in Belgio conta 100 dipendenti, racconta del suo impegno in favore di giovani imprenditori in diverse parti del mondo. Una scelta che muove dall’adesione ai principi dell’Economia di Comunione (EdC) e che lo porterà ad Assisi, dove dal 26 al 28 marzo 2020 si terrà l’evento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa per i giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo. Koen, in che modo i principi dell’Economia di Comunione ispirano il tuo lavoro? L’Economia di Comunione è frutto della “cultura del dare” nata in seno al Movimento dei Focolari. Una cultura che trova le sue radici nel Vangelo, dove si dice “Date e vi sarà dato“ (Lc 6,36-38), che porta alla condivisione dei beni, materiali e immateriali, e che suscita un’economia nuova, di comunione appunto. Nel contesto del lavoro nella mia azienda questo significa mettere la persona al centro del lavoro e rispettare la sua dignità: con i nostri impiegati cerchiamo di creare una famiglia, una comunità; abbiamo 9 punti vendita in diversi luoghi e siamo sempre attenti affinché ci sia un buon legame con i collaboratori. Aderire all’EdC significa per noi anche donare ogni anno una parte degli utili dell’azienda e così dare un contributo per combattere la povertà nel mondo.  Quali difficoltà incontri nel vivere l’Economia di Comunione nel tuo lavoro e come le superi? Siamo un’impresa come tutte le altre sul mercato e abbiamo le stesse difficoltà che anche altre aziende incontrano. Ma quando abbiamo dei problemi cerchiamo di creare un’atmosfera nella quale si possa parlare tra colleghi e con la direzione. Per me è molto importante poter condividere queste esperienze con altri imprenditori che cercano di vivere anche loro l’EdC: ci incontriamo in un clima di fiducia, parliamo delle difficoltà e cerchiamo insieme di vedere le opportunità che ci sono. In che modo cerchi di coinvolgere i tuoi dipendenti nel vivere la “cultura del dare”? I nostri dipendenti sanno che condividiamo gli utili dell’azienda con i poveri e facciamo in modo di rendere visibile i progetti che sosteniamo in modo che li possano condividere. Inoltre, alla fine dell’anno, quando si calcolano gli utili, anche loro ne ricevono una parte e possono decidere a quale opera donarli e così partecipano, in parte, alla destinazione degli utili dell’azienda. Allo stesso tempo cerchiamo di essere di esempio per loro, dando qualcosa in più nel lavoro, facendo qualcosa di gratuito per un collega o un fornitore, e mostrando che anche questo dà grande gioia. Come è nata l’idea di sostenere imprese di giovani in Paesi dell’Europa e di altri continenti? IMG 1158In uno degli incontri annuali fra imprenditori europei dell’EdC abbiamo conosciuto giovani della Serbia e dell’Ungheria che hanno mostrato di apprezzare molto il nostro modello di business e abbiamo deciso di condividerlo con loro. Li abbiamo sostenuti nell’avvio di un’azienda nel loro Paese e abbiamo vissuto con loro questo percorso: siamo felici di vedere che attraverso la nostra impresa possiamo condividere le nostre conoscenze e il nostro modello di lavoro. Poi, in occasione dell’incontro internazionale dell’Edc a Nairobi, in Kenya, abbiamo conosciuto un gruppo di giovani imprenditori congolesi decisi a non abbandonare il loro Paese in guerra ma a restare per aiutare le persone in difficoltà avviando un’azienda. Abbiamo sentito di voler restare accanto a questi giovani offrendo loro le nostre competenze. Il nostro desiderio è che nuove generazioni di imprenditori aderiscano all’Economia di Comunione. L’applicazione del paradigma dell’EdC su vasta scala che effetti potrebbe produrre? Può contribuire a costruire una società più giusta e con meno squilibri, con un minore divario fra ricchi e poveri e un minore tasso di povertà. Impegnandoci insieme possiamo scoprire che un mondo migliore è possibile. Lo racconteremo ad ottobre, a Bruxelles, nel corso di una giornata dedicata a questi temi.

Claudia Di Lorenzi 

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