Movimento dei Focolari
Verso “The Economy of Francesco”

Verso “The Economy of Francesco”

Koen Vanreusel, imprenditore EdC belga: “Serve un’alleanza fra generazioni di imprenditori” EasyKit-azienda Edc-Belgio“Abbiamo bisogno dei giovani per aprire nuove strade, e siamo felici di aiutarli attraverso il nostro lavoro e la condivisione di beni e conoscenze”. Koen Vanreusel, 4 figli e 9 nipoti, amministratore delegato di “Easykit”, impresa che in Belgio conta 100 dipendenti, racconta del suo impegno in favore di giovani imprenditori in diverse parti del mondo. Una scelta che muove dall’adesione ai principi dell’Economia di Comunione (EdC) e che lo porterà ad Assisi, dove dal 26 al 28 marzo 2020 si terrà l’evento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa per i giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo. Koen, in che modo i principi dell’Economia di Comunione ispirano il tuo lavoro? L’Economia di Comunione è frutto della “cultura del dare” nata in seno al Movimento dei Focolari. Una cultura che trova le sue radici nel Vangelo, dove si dice “Date e vi sarà dato“ (Lc 6,36-38), che porta alla condivisione dei beni, materiali e immateriali, e che suscita un’economia nuova, di comunione appunto. Nel contesto del lavoro nella mia azienda questo significa mettere la persona al centro del lavoro e rispettare la sua dignità: con i nostri impiegati cerchiamo di creare una famiglia, una comunità; abbiamo 9 punti vendita in diversi luoghi e siamo sempre attenti affinché ci sia un buon legame con i collaboratori. Aderire all’EdC significa per noi anche donare ogni anno una parte degli utili dell’azienda e così dare un contributo per combattere la povertà nel mondo.  Quali difficoltà incontri nel vivere l’Economia di Comunione nel tuo lavoro e come le superi? Siamo un’impresa come tutte le altre sul mercato e abbiamo le stesse difficoltà che anche altre aziende incontrano. Ma quando abbiamo dei problemi cerchiamo di creare un’atmosfera nella quale si possa parlare tra colleghi e con la direzione. Per me è molto importante poter condividere queste esperienze con altri imprenditori che cercano di vivere anche loro l’EdC: ci incontriamo in un clima di fiducia, parliamo delle difficoltà e cerchiamo insieme di vedere le opportunità che ci sono. In che modo cerchi di coinvolgere i tuoi dipendenti nel vivere la “cultura del dare”? I nostri dipendenti sanno che condividiamo gli utili dell’azienda con i poveri e facciamo in modo di rendere visibile i progetti che sosteniamo in modo che li possano condividere. Inoltre, alla fine dell’anno, quando si calcolano gli utili, anche loro ne ricevono una parte e possono decidere a quale opera donarli e così partecipano, in parte, alla destinazione degli utili dell’azienda. Allo stesso tempo cerchiamo di essere di esempio per loro, dando qualcosa in più nel lavoro, facendo qualcosa di gratuito per un collega o un fornitore, e mostrando che anche questo dà grande gioia. Come è nata l’idea di sostenere imprese di giovani in Paesi dell’Europa e di altri continenti? IMG 1158In uno degli incontri annuali fra imprenditori europei dell’EdC abbiamo conosciuto giovani della Serbia e dell’Ungheria che hanno mostrato di apprezzare molto il nostro modello di business e abbiamo deciso di condividerlo con loro. Li abbiamo sostenuti nell’avvio di un’azienda nel loro Paese e abbiamo vissuto con loro questo percorso: siamo felici di vedere che attraverso la nostra impresa possiamo condividere le nostre conoscenze e il nostro modello di lavoro. Poi, in occasione dell’incontro internazionale dell’Edc a Nairobi, in Kenya, abbiamo conosciuto un gruppo di giovani imprenditori congolesi decisi a non abbandonare il loro Paese in guerra ma a restare per aiutare le persone in difficoltà avviando un’azienda. Abbiamo sentito di voler restare accanto a questi giovani offrendo loro le nostre competenze. Il nostro desiderio è che nuove generazioni di imprenditori aderiscano all’Economia di Comunione. L’applicazione del paradigma dell’EdC su vasta scala che effetti potrebbe produrre? Può contribuire a costruire una società più giusta e con meno squilibri, con un minore divario fra ricchi e poveri e un minore tasso di povertà. Impegnandoci insieme possiamo scoprire che un mondo migliore è possibile. Lo racconteremo ad ottobre, a Bruxelles, nel corso di una giornata dedicata a questi temi.

Claudia Di Lorenzi 

            (altro…)

Vangelo vissuto: agire per cambiare 

Il Vangelo fa germogliare il seme di bontà che Dio ha messo nel cuore umano. È un seme di speranza, che cresce nell’incontro personale e quotidiano con l’amore di Dio e fiorisce nell’amore reciproco. È uno sprone a combattere i cattivi semi dell’individualismo e dell’indifferenza che provocano isolamento e conflitti, a portare i pesi gli uni degli altri, ad incoraggiarci a vicenda. Eredità Dopo la morte dei nostri genitori, tra me e mia sorella, entrambe sposate, erano iniziate delle incomprensioni a causa dell’eredità che ritenevamo non ben distribuita, tanto da diventare nemiche. Mi sembrava così assurdo, eppure era così. Guardando i miei figli pensavo che anche loro un giorno avrebbero potuto diventare come noi e cominciai a pensare il da farsi. Presi coraggio e andai da mia sorella. Rimase sorpresa, ma felice di abbracciarmi. Dopo esserci chieste perdono a vicenda, decidemmo di prendere i gioielli di nostra madre, equamente divisi tra noi, e di farne una donazione ad un ente caritativo. Dopo di che ci sentimmo libere: la generosità verso gli altri ci aveva avvicinato tra noi, ma ci faceva anche sentire più vicini i nostri genitori in Paradiso. (P.F. – Francia) Ciò che ho in più non mi appartiene Un po di tempo fa, quando facevamo le notti al centro di prima accoglienza per migranti, Gabriele ed io, dopo aver trascorso la notte lì, la mattina presto abbiamo accompagnato al porto un sacerdote ed alcuni ragazzi ospiti del centro. Dovevano partire per fare dei documenti. Faceva freddo, noi eravamo vestiti bene, ma uno dei ragazzi aveva indosso solo una maglietta leggera. Gli chiesi se non avesse freddo, ma realizzai dal suo sguardo che non avevo capito la mia domanda. Allora mi sfilai il giubbotto (sotto avevo un maglione pesante) e glielo passai. Gabriele da parte sua gli diede qualche moneta per prendersi qualcosa durante la giornata. Tornai a casa con una grande gioia nel cuore. A casa, mia moglie mi disse che sua sorella da tempo voleva farmi un regalo, e la scelta era ricaduta su un giubbotto. (Rosario – Italia)  Tutti figli di Dio Come tutte le mattine, salendo sulla metro piena di gente di tutti i tipi, di solito intente a leggere o ad armeggiare con lo smartphone, ho provato per tutte quelle persone un senso di pena, di tristezza. Sapranno per cosa vivere? Avranno un ideale nella vita? Ma poi ho pensato: ciascuno di loro avrà avuto un dolore nella vita, forse qualcuno di loro adesso soffre per qualcosa…e li ho visti in modo diverso: non più come povera gente, ma come figli di Dio, che ama ciascuno e ci sostiene. (C.T. – Italia)  Condividere    Ero all’università per fare un esame, quando ho visto che il contabile era venuto a cercare uno studente che non era in regola con le tasse universitarie. Visto che in quel momento disponevo di soldi in tasca, ho proposto a quello studente di pagare io per lui. Da allora siamo diventati amici. Conoscendolo meglio, ho saputo che era orfano di entrambi i genitori e che cercava un lavoretto per pagare l’alloggio universitario. Ho condiviso questa sua necessità con altri amici e ci siamo presi l’impegno di aiutarlo sia economicamente che spiritualmente. (Steve – Burundi)

a cura di Chiara Favotti

  (altro…)

Padre Lombardi, microfono di Dio

Padre Lombardi, microfono di Dio

Per realizzare la sua missione di riformare la Chiesa il gesuita italiano, P. Riccardo Lombardi (1908 – 1979), cercava di mobilitare le folle predicando nelle piazze e attraverso la radio. A quarant’anni della sua morte il 9 settembre 2019 a Roma un convegno per riscoprire questa figura carismatica che ha avuto un ruolo importante anche nella storia dei Focolari.

Lombardi neu

Fonte: bbw.kirchen.net

La grandezza e – potremmo anche osare dire – la santità di figure carismatiche si verifica quando Dio le mette alla prova togliendo loro la salute, la propria ispirazione o anche l’opera da loro fondata. Questa logica evangelica la si può intravedere in modo chiarissimo nella vita di P. Riccardo Lombardi, gesuita italiano, grande predicatore, fondatore del Movimento per un Mondo Migliore. Lo ha evidenziato un convegno a Roma organizzato dal suo Movimento, a 40 anni dalla morte, in collaborazione con i Focolari e con la Comunità di Sant’Egidio. Di fronte al potere di autodistruzione raggiunto dall’uomo e tra le macerie alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Lombardi si fece predicatore di fraternità universale nelle piazze e attraverso la radio, un’attività per la quale lo chiamavano “microfono di Dio”. Dopo una famosa esortazione che nel 1952 Papa Pio XII rivolse alla Diocesi di Roma, P. Lombardi volle creare un gruppo di persone che rinnovasse la Chiesa secondo una spiritualità di comunione. Lombardi – ha sottolineato durante il convegno Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio – fece e disse ciò che Papa Pio XII non poteva dire e fare pubblicamente e diventò così anche “microfono del Papa”, al quale Lombardi era particolarmente legato.
EVBVR 19430000 09 132 Foglio 56 355 032

©CSC media

Ma con la morte di Pio XII ed il nuovo pontificato di Giovanni XXIII iniziò “la notte oscura” di P. Lombardi. Il suo stile da predicatore delle masse ora non si conciliava più con la visione di Chiesa del nuovo Papa e del Vaticano II. Lombardi si sentì emarginato, fallito e soffrì di forti depressioni. In questo periodo gli tornò – come ha detto la Presidente dei Focolari, Maria Voce – l’idea di far convergere la sua opera con quella dei Focolari che aveva conosciuto nelle Mariapoli del 1956 e 1957. Ma Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, con la quale Lombardi era in stretto rapporto, non accettò che Lombardi “distruggesse” la propria opera, perché vi vedeva un’opera di Dio.
MPLPRT 19570701 001

©CSC media

Sarà stata questa forse una ricompensa dello Spirito Santo per il contributo che lo stesso P. Lombardi aveva dato alcuni anni prima per salvare l’opera di Chiara Lubich? Negli anni ’50, in cui Chiara passava la “notte oscura”, in cui la sua opera era sotto studio del Sant’Ufficio e rischiava diverse volte di essere sciolta dalla Chiesa, Chiara era stata pronta a lasciare la propria opera per obbedire alla Chiesa. Ed una delle opzioni era stata quella di fondersi con il Movimento per un Mondo migliore. La prospettiva di una collaborazione delle due opere sotto la guida di P. Lombardi ha probabilmente fermato lo scioglimento totale dei Focolari. Maria Voce, nel suo intervento, ha sottolineato l’attualità dell’amicizia spirituale tra P. Lombardi e Chiara Lubich: “Chiara lo aveva invitato a costruire un rapporto che si modellasse sulla Trinità ‘nel dare e ricevere quanto di divino il Signore’ aveva elargito a entrambi. Ciò ha reso la comunione tra loro pronta al dono di sé e perfino al prezzo dell’offerta di quanto ciascuno dei due, per volere di Dio, aveva generato… Il dialogo tra questi due carismi rimane seme per la fioritura di una sempre più profonda comunione tra le varie realtà ecclesiali, che Dio attende da noi nel nostro mondo così lacerato dalla divisione”.

Joachim Schwind

(altro…)

Autenticità, franchezza e coraggio

Autenticità, franchezza e coraggio

A conclusione della loro assemblea, i giovani dei Focolari hanno consegnato al Movimento un documento che riassume un percorso non facile. È di stimolo per l’incontro annuale dei delegati mondiali che sta per iniziare. È una sovrapposizione voluta e significativa: gli ultimi due giorni dell’Assemblea dei Giovani del Movimento dei Focolari – sabato 14 e domenica 15 settembre – coincidono con i primi due giorni dell’incontro annuale dei delegati dei Focolari in tutto il mondo. Così i quasi 200 giovani di 66 Paesi e di diverse diramazioni del Movimento hanno avuto la possibilità, di presentare la sintesi dei loro lavori sulla loro identità, la loro formazione, il loro ruolo nel Movimento e il loro impegno nel mondo ad una rappresentanza mondiale dei Focolari. Ai 44 delegati invece, che rappresentano le suddivisioni territoriali dei Focolari, offre la possibilità di iniziare i loro lavori prendendo coscienza delle sensibilità e delle esigenze delle nuove generazioni. L’impatto nella mattinata di sabato, 14 settembre, è forte: lo stesso documento finale dei giovani e le domande che loro rivolgono alle “generazioni un po’ più mature” – come li definiscono in modo scherzoso – fanno intravvedere che i lavori non sono stati facili. In pochi giorni hanno sperimentato ed affrontato le diversità di provenienze, culture, sensibilità, religioni e confessioni. E con autenticità e coraggio presentano anche le difficoltà e le domande aperte che in non pochi di loro hanno creato perplessità e sofferenze. Tanto più colpisce e stupisce la profondità umana e spirituale che si dimostra dietro ai loro lavori. Si coglie un profondo e instancabile desiderio di impegnarsi in tutti i campi della loro vita per l’unità a grande scala, il “mondo unito”, e la prontezza di affrontare situazioni dolorosi con un amore preferenziale a Gesù nel suo abbandono sulla croce. Su questa base i giovani con grande libertà incoraggiano il Movimento a valorizzare ancora di più la diversità come parte integrante e costitutiva di ogni esperienza di unità e di creare strumenti e spazi che favoriscano meglio il dialogo anche su argomenti controversi. Con naturalezza chiedono più partecipazione alla direzione del Movimento sia al livello locale che centrale per condividerne di più la responsabilità per le future generazioni. Ma con la stessa franchezza presentano anche la necessità di essere più formati alla stessa spiritualità dei Focolari e di approfondire i rapporti con i membri adulti del Movimento. Maria Voce e Jesús Morán, la Presidente e il Copresidente dei Focolari, sottolineano l’importanza e la maturità dell’esperienza che questi giovani hanno fatto in pochi giorni. Vedono in questa Assemblea e nel suo documento finale “un passo fondamentale e una grande eredità per il Movimento”. 20190914 1548480Il pomeriggio di questo giorno memorabile, giovani e adulti insieme celebrano l’inaugurazione del ristrutturato auditorium presso la sede internazionale del Movimento a Rocca di Papa. Per Maria Voce è l’occasione di offrire alle due assemblee il discorso spirituale programmatico per il prossimo anno che ha come tema la realtà di Gesù presente in mezzo a “due o tre, riuniti nel suo nome” (cfr. Mt 18,20). È l’Alpha e l’Omega della spiritualità del Movimento, così lo definisce la Presidente in un intervento molto toccante e personale, quasi una consegna all’inizio dell’ultimo anno del suo mandato.20190914 170921 Vivere l’amore scambievole, anche nei momenti dolorosi, per creare lo spazio in cui Gesù possa essere presente in mezzo agli uomini di oggi e donare loro la sua gioia: ecco il percorso al quale Maria Voce invita i Focolari nei prossimi mesi. Per i giovani questo invito potrà essere una chiave di lettura della loro esperienza fatta in questi giorni. Per i delegati del Movimento sarà di sprone per le consultazioni che stanno per iniziare.

Joachim Schwind

(altro…)

The Economy of Francesco: i giovani sono capaci di guardare lontano

The Economy of Francesco: i giovani sono capaci di guardare lontano

Per sanare la crisi del lavoro serve un’economia nuova, per farlo occorre dar voce e spazio ai giovani che, più di tutti, capiscono il nuovo e lo sanno attuare. E sarà proprio questo uno degli obiettivi dell’evento “Economy of Francesco” che si svolgerà ad Assisi nel 2020. A maggio 2019 i disoccupati in Europa sono diminuiti. Secondo Eurostat scendono al 7,5% nei 19 Paesi dell’Eurozona e al 6,3% nei 28 dell’UE. Un dato in chiaroscuro, tuttavia, che si accompagna ad un alto tasso di disoccupazione giovanile: nonostante il miglioramento dei dati urgono politiche più efficaci. Ne abbiamo parlato con Luigino Bruni, economista all’università Lumsa di Roma (Italia) e direttore scientifico del Comitato che organizza l’evento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa e dedicato ai giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo, che si svolgerà ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020. logo economy of FrancescoCosa ci si può aspettare, secondo lei, da questo evento? Credo che ci sarà un grande protagonismo del pensiero e della prassi dei giovani, che diranno la loro idea sul mondo, perché lo stanno già cambiando, sul fronte dell’ecologia, l’economia, lo sviluppo, la povertà. Non sarà un congresso, ma un processo che si avvia, ad un ritmo però lento, che consenta di pensare e domandarsi per esempio, sulle orme e nei luoghi di San Francesco, cosa significa oggi costruire un’economia nuova o chi sono gli emarginati di oggi. Sarà soprattutto il momento in cui i giovani stringeranno un patto solenne con Papa Francesco, assicurando il proprio impegno per cambiare l’economia. Questo sarà il cuore dell’evento. Del resto, proprio i giovani hanno idee chiare al riguardo… I giovani fanno cose interessanti. Sono i primi a reagire ai cambiamenti, perché sono coloro che più capiscono il nuovo. Ci sono tantissime esperienze di valore nel mondo sul piano delle imprese, delle start-up, c’è un pensiero dei giovani sull’economia, ma gli adulti – che hanno il potere e le cattedre nelle università – non riescono ad ascoltare e a dare spazio perché ragionano con 20 anni di ritardo, mentre i giovani hanno cose da dire. Ad Assisi saranno loro a parlare e gli adulti saranno a disposizione per ascoltare e aiutare. Cos’è che non va nelle ricette economiche finora messe in campo contro la crisi del lavoro? I dati Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, vanno letti con attenzione: il fatto che sia diminuita la disoccupazione in Europa non vuol dire che sia aumentata l’occupazione. In Italia per esempio ci sono tante persone che non cercano più lavoro. Inoltre, si lavora meno perché molti contratti prevedono un numero minore di ore per dare un impiego a più persone. Oggi le macchine fanno lavori che fino a 10 anni fa erano svolti dagli uomini: i robot sono nostri alleati, ma dobbiamo inventare lavori nuovi, perché quelli tradizionali non riescono più ad assorbire abbastanza lavoro. Questi nuovi strumenti, poi, esercitano una selezione naturale fra i lavoratori privilegiando i più competenti, perché sono sempre meno le persone in grado di reggere la concorrenza delle macchine. Significa che lavorano meno persone e che sono quelle più preparate, e questo crea diseguaglianze. Allora è necessario un “patto sociale” per far sì che tutti possano accedere a lavori remunerati, immaginando forme di lavoro nuove. Serve dunque un approccio nuovo? In pochi anni abbiamo subito un cambiamento epocale, ad una velocità straordinaria, ma le categorie di pensiero, i sistemi di lavoro, cambiano molto più lentamente e questo contrasto produce la crisi. Quindi dobbiamo lavorare di più a livello culturale, scientifico e di ricerca, perché – come ha detto Papa Francesco – oggi il mondo soffre per la mancanza di un pensiero che sia adeguato ai tempi.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)

Assemblea dei giovani dei Focolari: unità, coraggio e trasmissione

Assemblea dei giovani dei Focolari: unità, coraggio e trasmissione

Con queste tre parole la presidente dei Focolari ha aperto i lavori dell’Assemblea dei giovani che si concluderà domenica 15 settembre. 72ae102e 1112 4ac4 908f a618f338d9f3 modA guardarli, ma soprattutto ad ascoltarli mentre si presentano a Maria Voce e Jesus Moran, rispettivamente Presidente e Co-presidente dei Focolari, danno proprio l’impressione di un parlamento under 30, che anziché occuparsi di una sola nazione, ha nel proprio raggio d’azione il mondo intero. Sono i 190 rappresentanti dei giovani dei Focolari arrivati a Castel Gandolfo (Roma) da 67 Paesi per la prima Assemblea dei giovani che raccoglie gen, giovani religiosi e seminaristi, ragazze e ragazzi impegnati nei Movimenti Parrocchiale e Diocesano. “Non siamo qui solo per fare e organizzare, ma soprattutto per conoscerci e condividere le motivazioni più profonde, quelle che stanno alla base della nostra scelta di lavorare per un mondo più unito”, spiega uno degli organizzatori. ASSGVN 20190910 153930Arrivano da mondi diversi per provenienza, cultura, religioni; sono impegnati in svariati campi che vanno dalla giustizia alla pace e al disarmo; ad un’economia a misura d’uomo, alle lotte ambientali, al dialogo tra le religioni e i popoli. Vengono da un’estate che potremmo definire quantomeno “impegnata”, se si considera il congresso gen ad Amman in Giordania per i gen del Medio Oriente con rappresentanze da altri Paesi, a dire che ogni pezzo di mondo è loro; uno in Oceania; diversi campus in cui hanno approfondito i temi della legalità e dell’aiuto alle povertà, oltre ai campi-scuola e a vacanze organizzate dal Movimento Parrocchiale e Diocesano. In questa assemblea si impara, si condivide e si progetta, supportati da esperti e da molti momenti laboratoriali. Si parla di identità e scelte di vita con don Vincenzo Di Pilato, di leadership e protagonismo con Jonathan Michelon, di testimonianza e coinvolgimento con Sr. Alessandra Smerilli. Con Francisco Canzani si approfondirà il documento “Chritus Vivit”, frutto dei lavori del recente sinodo che la Chiesa cattolica ha dedicato ai giovani. ASSGVN 20190910 155656Come bussola per queste giornate, la Presidente dei Focolari ha indicato tre parole: unità, coraggio, trasmissione. Unità – Maria Voce li ha incoraggiati a “dimenticare i diversi ‘campi’ da cui provengono, ad avere un “amore scambievole totale” per fare l’esperienza dell’unità. Coraggio – “Me lo aspetto da voi questo coraggio. Mi aspetto che il vostro coraggio ci sfidi, che ci metta alla prova”. Li ha invitati a parlare e a condividere, a non nascondere le criticità, ma a segnalarle, sempre in spirito costruttivo. Infine li ha incoraggiati a trasmettere il carisma dell’unità: “Dovete prepararvi a dare alle nuove generazioni quel che avete ricevuto. La trasmissione avverrà solo ad opera di persone che vivono il Carisma, che vogliono il Carisma e che lo trasmettono”. Il percorso di questi giorni d’assemblea sfocerà in un documento finale che raccoglierà contributi e istanze delle giovani generazioni dei Focolari impegnate a lavorare sempre più insieme.

Stefania Tanesini

(altro…)

Ricominciare… dal basso

Ricominciare… dal basso

In Austria 61 Vescovi cattolici amici del Movimento dei Focolari si sono riuniti per un meeting internazionale. Le “ferite” della Chiesa e le sfide delle comunità cristiane oggi, sono state al centro delle loro riflessioni in un incontro arricchito da approfondimenti di spiritualità e condivisione di vita fraterna. 20190808 111851Una specie di tsunami si è abbattuto in questi ultimi anni sull’istituzione Chiesa. Se da tempo, in molti Paesi tradizionalmente cristiani, appariva in recessione, il venir alla luce di scandalosi abusi ha scosso infatti fin nelle fondamenta la sua credibilità. Ma non è l’unica piaga che affligge le comunità cristiane a livello mondiale. Urbanizzazione, povertà, situazioni di guerra, corruzione nella società e nella stessa Chiesa, pressioni politiche e culturali, forme di intolleranza e di integralismo religioso, mancate opportunità di sviluppo e rischi ambientali, tolgono a molti il respiro, la speranza. Sono solo alcune delle “ferite” che 61 Vescovi di quattro continenti che conoscono e vivono la spiritualità dei Focolari, hanno condiviso quando si sono ritrovati dal 2 al 10 agosto vicino a Graz in Austria. Pur convenuti soprattutto per un incontro di approfondimento spirituale e per giorni di vita fraterna, si sono posti insieme in ascolto del “grido” della loro gente. Se no, come essere testimoni di un Dio crocifisso e risorto che si è fatto carico di ogni male e vi ha risposto?! Non bisogna fermarsi ai fenomeni – si sono detti – né cedere al pessimismo, ma andare alle radici. Tra queste, sul fronte Chiesa, sono stati evidenziati l’individualismo e il clericalismo, un deficit di formazione e di testimonianza coerente, il bisogno di solida spiritualità e di accompagnamento, la necessità di crescere nella capacità di ascoltare e di dialogare. 20190808 102050Come rispondere a queste sfide? Non dall’alto, illudendosi di poter imporre soluzioni, ma dal basso, percorrendo la via di Gesù che, facendosi piccolo e anzi nulla per essere dono, ha portato all’estremo l’amore e proprio così ha generato fraternità. Guardare la situazione da questa prospettiva permette di ravvisare potenzialità di bene anche là dove, a prima vista, sembra apparire solo il male. È la via per la quale questi Vescovi vogliono camminare con decisione, memori che si tratta – come raccomanda l’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium– di innescare processi che solo col tempo porteranno frutti. Nulla di meno è richiesto oggi: in fedeltà alle origini, esplorare nuovi modi di essere Chiesa. Con piste ben precise, tra cui: basare l’annuncio e la catechesi sulla vita del Vangelo e la comunione del vissuto; formare alla spiritualità di comunione e al “noi” ecclesiale e sociale; suscitare “cellule vive”; dar ascolto anche a chi pensa diversamente. “Mostratevi un gruppo gioioso” è stato l’auspicio di papa Francesco per questo meeting di Vescovi amici del Movimento dei Focolari. Così è stato. Perché, nella sincera comunione tra loro, hanno fatto esperienza di Dio. E con questo cambia tutto, alla radice. Solo dall’essere può nascere un illuminato fare.

Hubertus Blaumeiser

(altro…)

Creare spazi di comunione tra famiglia carismatiche

Creare spazi di comunione tra famiglia carismatiche

Dal 1 al 5 luglio 2019 nella cittadella ecumenica dei Focolari in Germania si sono riuniti 100 tra Consacrate e Religiosi membri di varie comunità e Movimenti appartenenti a 50 ordini religiosi, congregazioni ed istituti di sei Paesi e di varie Chiese.A suor Tiziana Longhitano, sfp, e Padre Salvo D’Orto, OMI, responsabili dei consacrati e delle consacrate del Movimento dei Focolari, abbiamo chiesto il significato di questo incontro.

Foto: Ursula Haaf

Salvo:Lo consideriamo la tappa di un percorso che proviene da più di dieci anni di esperienza. Quest’anno l’incontro è approdato ad una maturità ecclesiale considerevole grazie al coinvolgimento, fin dalla preparazione, della Conferenza dei Superiori degli Ordini Tedeschi (DOK). Sr. Tiziana:È ormai evidente che siamo davanti ad un “tavolo ideale” dove s’incontrano carismi antichi e nuovi per un arricchimento reciproco. C’è uno scambio vivo e creativo in cui ciascuno offre il proprio contributo come segno di profonda partecipazione alla vita di tutti e ne rimane arricchito e nutrito spiritualmente. La partecipazione, per il secondo anno consecutivo del Prefetto della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, cardinale João Braz De Aviz, sottolinea che questo scambio è necessario nella vita della Chiesa e dell’umanità. Quale il ruolo del Movimento dei Focolari in questo evento? Salvo:Il Movimento dei Focolari è stato promotore dell’incontro nella molteplicità delle sue vocazioni, perché erano coinvolti, insieme alle Consacrate ai Consacrati, anche focolarine, focolarini, volontari e volontarie di Dio, appartenenti a Chiese diverse.  Sr. Tiziana:Il Movimento propone uno spazio di comunione e di unità. Ci sono altri organismi che permettono alle religiose e ai religiosi di incontrarsi, ma il Movimento dei Focolari offre un luogo carismatico, nel quale ciascun carisma si sente a proprio agio e coglie un’armonia relazionale che fa da sfondo ad ogni parola, ad ogni espressione verbale e non verbale. Si sono aperte piste o progetti concreti di collaborazione? Da responsabili dei consacrati e delle consacrate del Movimento dei Focolari come guardate al futuro dopo questo incontro?
Ottmaring_tage_2

Foto: Maria Kny

Salvo:Per i tanti interventi di esponenti di rilievo di varie Chiese l’incontro ha avuto un taglio decisamente ecumenico. Per cui crediamo che la collaborazione con loro crescerà aprendosi, nelle prossime edizioni, alla partecipazione di consacrati di varie Chiese. Probabilmente ci si aprirà anche alla partecipazione di laici che condividono i carismi dei fondatori degli ordini. La presidente della Conferenza dei Superiori degli Ordini Tedeschi, Suor Katharina Kluitmann, auspicava anche un coinvolgimento di altri movimenti ecclesiali per una comunione ancora più ampia della dimensione carismatica e profetica delle Chiese, soprattutto in Germania, Austria e Svizzera.Il futuro che si apre dopo questo incontro è di piena fiducia nelle potenzialità del Movimento dei Focolari nel creare “spazi” di comunione e di arricchimento reciproco da offrire agli ordini religiosi. Nel prossimo anno stiamo preparando, su questa linea, un evento tra quelli dedicati al Centenario della nascita di Chiara Lubich, sulla relazione tra il Carisma dell’Unità e gli altri carismi; si terrà a Castelgandolfo l’8 e il 9 febbraio 2020.  Sr. Tiziana:L’evento di febbraio 2020 sarà una tappa importante nel cammino dell’unità tra consacrati e laici che si sentono chiamati, nel loro stato di vita, a condividere i carismi dei fondatori e a partecipare della stessa realtà carismatica dei religiosi. Si forma – dice papa Francesco – una famiglia più grande, la “famiglia carismatica”, nella quale, consacrati e laici, si riconoscono nel medesimo carisma. Ecco, a febbraio vorremmo promuovere una maggiore unità tra le famiglie carismatiche favorendo la comunione tra le istituzione religiose. Ci sembra questa la profezia del presente e del futuro della Chiesa e dell’umanità nel cammino verso l’”ut omnes unum sint” (“che tutti siano uno”) che Gesù ha chiesto al Padre.

a cura di Anna Lisa Innocenti

(altro…)

La prima Assemblea dei giovani dei Focolari

Duecento giovani di 67 nazioni in rappresentanza di tutte le realtà giovanili del Movimento nel mondo per la prima volta insieme a Roma: giovani appartenenti a diverse Chiese, giovani di varie religioni e culture. Un’assise trasversale per delineare proposte e prospettive per i prossimi sei anni. “C’è una rinnovata sete di radicalità e autenticità tra noi giovani che fa i conti con le sfide del mondo di oggi. Ci rendiamo conto che da soli è molto difficile. Possiamo fare rete con tanti altri giovani che vogliono essere promotori di cambiamento e possiamo farlo insieme agli adulti”. Rispondono così alla domanda su dove stanno andando i giovani dei Focolari, Nicholas di 27 anni dell’Italia e Amanda di 29 anni del Brasile, due giovani membri della commissione preparatoria della prima Assemblea mondiale dei giovani del Movimento che si terrà a Castel Gandolfo (Italia) dal 10 al 15 settembre 2019. Un’idea nata nel 2017 ed elaborata in questi due anni anche attraverso pre-Assemblee di giovani in varie parti del mondo. Perché un’Assemblea dei giovani? “Perché sentiamo che “noi siamo” il Movimento dei Focolari, esso ci sta a cuore. Tanti giovani avevano espresso il desiderio di incontrarsi e dialogare su importanti tematiche che riguardano la nostra generazione. Anche la parte adulta sentiva l’esigenza di sapere dai noi giovani come vediamo il Movimento, quale il nostro specifico contributo oggi per impegnarci sempre meglio verso un mondo unito. Noi stessi abbiamo individuato le tematiche che saranno affrontate in Assemblea e cercato metodi coinvolgenti e dinamici affinché i giovani si possano esprimere liberamente e fare insieme “un’esperienza di Dio”.  Chi parteciperà all’Assemblea?   Ci saranno 200 giovani rappresentanti di tutti i continenti (67 nazioni): Giovani per un Mondo Unito,  impegnati dei Movimenti Parrocchiale e Diocesano, gens (giovani seminaristi), genre (giovani religiosi e consacrate). Ci saranno cioè – ed è una bella novità di questa Assemblea – rappresentanti di tutte le espressioni giovanili del Movimento insieme. Una collaborazione  iniziata fin dalla preparazione: nel novembre 2018 si è formata un commissione preparatoria con 15 persone di diverse realtà giovanili di varie parti del mondo, in maggioranza giovani sotto i 30 anni con alcuni adulti.  Quali le tematiche che saranno trattate nell’Assemblea? Per raccogliere i pensieri e i desideri dei giovani del mondo un questionario ci è sembrata la via migliore. Come commissione abbiamo elaborato 4 domande. Chiedevamo di descrivere due aspetti che caratterizzano l’identità di un giovane appartenente ai Focolari, di indicare di esso 2 punti di forza e  2 cose che vorremmo cambiare, spiegandone il perché e invitavamo tutti a riflettere su come dare maggiore voce ai giovani all’interno del Movimento e su quali priorità puntare nei prossimi sei anni. Sono arrivati 7300 input! Li abbiamo raccolti ed elaborati: sentivamo una grande responsabilità nel “maneggiare” il materiale ricevuto! Esso è divenuto strumento di lavoro per le pre-assemblee nelle quali ogni area del mondo ha scelto anche i suoi rappresentanti. Approfondendo i temi emersi è nato un breve “istrumentum laboris” con prospettive, orientamenti e proposte secondo quattro temi che saranno anche al centro dei lavori dell’Assemblea mondiale: formazione e accompagnamento; in uscita; identità del giovane del Movimento; ruolo e protagonismo dei giovani dei Focolari. E adesso…vogliamo lasciarci sorprendere dalla nostra assemblea! Certamente ci sarà una nuova forte spinta che ci aiuterà a realizzare il sogno di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21)per dare il nostro contributo alla costruzione di un mondo unito.

Anna Lisa Innocenti

  (altro…)

Vangelo vissuto: aiutarsi reciprocamente

La Parola di vita che cerchiamo di mettere in pratica questo mese, è tratta dalla lettera ai Tessalonicesi: “Confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri” (1Ts 5,11). È una Parola semplice, che tutti possiamo comprendere e mettere in pratica, ma che può rivoluzionare i nostri rapporti personali e sociali. Sull’autobus Salendo sull’autobus per tornare nella città dove studio, mi accorgo che accanto a me siede una signora con un bambino ricoperto da piaghe. Vorrei cambiare posto, ma cerco di vincere il senso di ripugnanza. Il viaggio è lungo e cominciamo a parlare. La signora mi racconta che sta andando alla mia stessa destinazione per cercare di far curare il suo bambino. Ma non ha soldi, né un posto dove alloggiare. Ha solo il nome di una persona che l’attende e tanta speranza. Arriviamo di notte, ma non mi sento di lasciarla sola per strada, così la invito a salire nella mia stanza, che condivido con un’altra studentessa. Sotto casa mi accorgo che lei saluta qualcuno. Era proprio la persona che l’aspettava. (M.F. – Brasile) Riconciliazione Da parecchi anni incomprensioni via via ingigantite avevano alzato un muro tra noi e alcuni parenti. Inutili le spiegazioni e i tentativi di conciliazione anche da parte di persone esterne. Tuttavia un giorno, consapevoli che pure qualcuno di loro stava pensando la stessa cosa, io e mio marito abbiamo cominciato una catena di preghere, coinvolgendo anche persone amiche, per ottenere da Dio il dono della riconciliazione. Ebbene, ciò che in tanti anni non aveva ottenuto la ragione, l’ottenne la grazia: in pochi emozionanti minuti da ambo le parti si arrivò a decidere di mettere una pietra sopra il passato con un’amnistia completa del cuore. (Giovanna e Franco – Italia) Fuori dalle mie quattro mura Da giovane avevo riscoperto insieme ad altri miei amici l’attualità del Vangelo e da allora le nostre giornate avevano acquistato un altro sapore. Ma ora che ero sposa e madre, mi sentivo come “sistemata”. Compresi che la scelta di mettere Dio al primo posto nella mia vita andava rifatta ogni momento. Da allora i momenti con mio marito hanno cominciato a diventare più preziosi, i gesti quotidiani con i bambini più costruttivi, persino fare la spesa o ascoltare la vicina sono diventate occasioni di incontro e non una perdita di tempo. Il desiderio di impegnarmi in maniera non occasionale mi ha spinto ad inserirmi nelle istituzioni scolastiche e a sollecitare presso gli organi competenti del nostro quartiere altre azioni utili alla comunità. Volgere l’attenzione verso chi mi sta accanto mi fa uscire dai confini angusti delle mie quattro mura. (Nuccia – Italia)

 A cura di Chiara Favotti

(altro…)

“Andate avanti!”

“Andate avanti!”

Fiducia, apertura, gratitudine sono le parole con le quali la Presidente dei Focolari Maria Voce e il Copresidente Jesús Morán sintetizzano l’incontro avuto con Papa Francesco durante l’udienza privata del 2 settembre 2019. “Portate avanti le profezie di Chiara” è stato l’incoraggiamento del Pontefice. https://vimeo.com/357332500 Maria Voce: Siamo appena usciti dall’udienza con il Papa. È stato un incontro bellissimo, di una cordialità straordinaria. Gli avevamo portato in regalo il libro di Chiara sui Collegamenti, che lui ha apprezzato, ha guardato con cura, e anche una icona della Madonna che si chiama “Gioia di tutti gli afflitti”. E a lui è molto piaciuto il titolo e anche l’icona, perché diceva che non l’aveva mai conosciuta, e che vedere queste persone – che si vedeva che soffrivano, che andavano dalla Madonna – gli ha fatto venire in mente la pagina ultima del Manzoni sul lazzaretto, dove tutti i lebbrosi pregano la Madonna, invocano la Madonna in questa loro afflizione. Ma tutto l’incontro è stato improntato ad una grande fiducia, ad una grande apertura, lui continuava a dire: “Andate avanti, andate avanti”, l’avrà ripetuto mille volte. Ha ringraziato per il bene che facciamo e si sentiva che era veramente contento di vederci. E: “Pregate per me”. Allora gli abbiamo assicurato che preghiamo. A un certo punto gli ho detto: “Ma tutti pregano oggi, perché tutto il Movimento sa che siamo qui con lei e tutti pregano per questo incontro, non solo i cattolici, ma tutti”. E lui allargava le braccia come a comprendere tutti quelli che pregavano, anche gli altri. È stato molto bello. Jesús Morán: Molto bello. Credo sia stato all’insegna dell’amore reciproco, perché lui continuava a dirci: “Vi ringrazio per quello che fate, andate avanti”, e noi continuavamo a dirgli: “Noi sosteniamo quello che lei fa; noi difendiamo il suo pensiero”. Io ho pensato subito a quell’esperienza di Chiara quando è andata da Paolo VI, che Paolo VI le ha detto: “Qui è tutto possibile”. Davvero lì è tutto possibile. Dopo bisogna vedere concretamente, però lui ci ha detto: “Andate avanti, portate avanti le profezie di Chiara”. Perché poi abbiamo parlato di tante cose anche concrete. DSC0175 expMaria Voce: Ci ha espresso ancora una volta il suo dispiacere nel vedere che ci sono nazionalismi, che ci sono ostacoli alla pace, che ci sono conflitti anche fra i nostri; lui diceva: “Anche nel seno della Chiesa (ci sono) alcuni che pensano diversamente. Ma possibile che non impariamo niente della storia? Io ho pianto – diceva –, io piango nel sentire certe affermazioni contro la pace e contro la comprensione reciproca”. Poi ci ha detto una cosa che ci è sembrata molto bella, diceva che certe volte è meglio chiedere perdono che chiedere permesso, che bisogna magari sbagliare per poi chiedere perdono; tante volte è meglio fare questo. Jesús Morán: Era molto addolorato perché certe contrapposizioni continuano a provocare morti. Dice: “Ma possibile che non abbiamo imparato dopo guerre sanguinose che abbiamo vissuto”? Parlando dell’Europa lo abbiamo visto preoccupato. Gli abbiamo illustrato la Mariapoli Europea. Come prima cosa abbiamo parlato del Centenario di Chiara, e lui lo ha apprezzato, ha sentito che non è che lo facciamo come una commemorazione, ma perché sentiamo che il Carisma di Chiara è veramente attuale. Maria Voce: Una cosa che abbiamo sentito è che lui ha molto a cuore i sacerdoti, i religiosi e i vescovi, nel senso proprio di dire: aiutateci in questi campi. (altro…)

Libano – IRAP: per scuola una casa

È iniziata come scuola per sordo-muti, ma l’IRAP è molto di più: tra le sue mura tutti trovano casa e negli anni sono nati laboratori di pasticceria e di artigianato che hanno creato posti di lavoro e spazi di convivenza. Una storia che dice che l’integrazione non è un’eccezione, ma la quotidianità e il destino del popolo libanese. https://vimeo.com/342338337 (altro…)

“Che sia una gioia per Papa Francesco!”

Lunedì, 2 settembre, alle ore 10.45, la Presidente e il Copresidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce e Jesús Morán, saranno accolti da Papa Francesco in un’udienza privata.   Si sta avvicinando un anno importante per i Focolari: dal 7 dicembre 2019 al 7 dicembre 2020 il Movimento ricorderà il Centenario della nascita di Chiara Lubich. Con mostre, pubblicazioni e manifestazioni vuole offrire a tanti la possibilità di conoscere di più la fondatrice ed il suo “Carisma dell’Unità”. Il motto ufficiale del Centenario, “celebrare per incontrare”, dimostra che non si tratta di un ricordo nostalgico, ma che il messaggio originale di Chiara Lubich è più che mai attuale e coinvolgente. Nella recente “Mariapoli Europea” nelle Dolomiti i partecipanti, provenienti da tutto il continente, hanno espresso un invito forte a tutti i popoli europei affinché stringano tra di loro un patto di fraternità. Essa è stata un esempio dell’attualità anche politica del messaggio di Chiara. Anche per la vita interna del Movimento l’anno del Centenario sarà di grande importanza: nel settembre 2020 avrà luogo l’Assemblea Generale dei Focolari che – oltre ad eleggere la Presidente ed il Copresidente – darà gli orientamenti al Movimento per i prossimi sei anni. Motivi sufficienti per informare Papa Francesco sulla vita attuale del Movimento, sui progetti in corso, sulle sfide da affrontare. La richiesta di Maria Voce, rivolta al Vaticano il 18 giugno 2019, di incontrare il Papa in udienza privata, ha avuto una risposta in tempi molto brevi. Così il pontefice accoglierà la Presidente ed il Copresidente lunedì prossimo, 2 settembre, alle ore 10.45. Maria Voce ha invitato a pregare per questo incontro “affinché dia gioia al Papa e sia di grazia per tutto il Movimento dei Focolari”.

Joachim Schwind

(altro…)

Giovani e legalità, sulla scia di Pathways for a United World

Giovani e legalità, sulla scia di Pathways for a United World

Un campus a Bologna (Italia) sulla legalità, promosso dai Giovani per un Mondo Unito dei Focolari. Uno spazio di formazione, partecipazione e azioni sociali per attivare processi di cambiamento e ricostituzione del tessuto sociale. Dal 20 al 28 luglio, una quarantina di giovani provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia, si sono dati appuntamento a Bologna (Italia) per dare vita ad un Campus durante il quale impegnarsi concretamente per gli altri. Hanno conosciuto e lavorato con associazioni e gruppi che si impegnano in ambito civile, come l’integrazione degli immigrati e la lotta al gioco d’azzardo. Hanno collaborato con centri estivi e giovanili, mense, trovando insieme modi diversi e originali di fare le cose. 27175c27 fc40 4d3b 9de2 046783b520e4“Il Campus – ci spiega Francesco Palmieri, uno degli organizzatori – nasce da una prima esperienza a Siracusa, qualche anno fa, che ha avuto successo e poi si è ripetuta a Roma e a Torino. Quest’anno, a Bologna, i giovani hanno individuato il quartiere della Cirenaica, un quartiere multietnico nel quale la situazione sociale è molto complessa.  Il Campus è un’esperienza di impegno civile che parte da giovani per altri giovani come noi, per rispondere a una domanda: possiamo fare qualcosa?”. Si parla di impegno personale, quindi, anche durante i momenti di formazione con vari esperti, da magistrati a professori universitari, da volontari a sacerdoti e laici impegnati in prima linea in ambito civile. Il tema della legalità viene a galla, declinato sotto più aspetti, come l’accoglienza dei migranti, la lotta alle mafie e al gioco d’azzardo. “Questa esperienza del Campus – dice ancora Francesco – ci arricchisce e ci fa tornare a casa con tante risposte a domande che magari non ci eravamo mai poste”. Tra gli esperti presenti c’era la prof. Adriana Cosseddu, responsabile della rete internazionale Comunione e diritto. Le abbiamo fatto qualche domanda: I giovani dei Focolari, hanno lanciato nel 2018 “Pathways for a united world”, sei percorsi per un mondo unito con azioni e approfondimenti su sei grandi tematiche. Dopo il primo dedicato ad economia, comunione e lavoro, con il secondo quest’anno si vogliono approfondire diritti umani, giustizia, legalità, pace. Quali gli obiettivi? “Si tratta di percorsi che, insieme alle Comunità dei Focolari nel mondo, i giovani e i ragazzi si impegnano a vivere da protagonisti, per concorrere a fare dell’umanità una famiglia. Le vie sono tante e quest’anno ne abbiamo scelte quattro: aprire le porte al dialogo e all’accoglienza perché i diritti umani vengano riconosciuti e attuati. Operare con tutte le forze per la pace, perché si arrivi a superare la logica dello-scontro con l’in-contro, e la pace sia perseguita universalmente come diritto dell’umanità. Ma per una pace autentica occorre praticare la giustizia, custode delle relazioni, che fondano la nostra convivenza. Ed ecco l’importanza della legalità, che chiede anche attraverso norme e comportamenti di attivare processi capaci di spezzare la logica del profitto e del privilegio, della corruzione diffusa, per promuovere imparzialità ed equità”. 74cbcf7b 3e5a 4fbb 8ff5 8ecbc7ec1ec1Qual è il “di più” che il carisma dell’unità porta al diritto? “Il carisma dell’unità genera sull’altro un nuovo sguardo: non l’estraneo o un nemico, da cui difendermi, ma un dono per me, nella ricchezza della sua diversità. La reciprocità, che nel diritto si traduce in diritti – doveri, diventa nel “di più” dell’amore reciproco richiamo alla responsabilità verso l’altro, di cui devo aver cura. Così, se oggi il diritto tende a tutelare i diritti degli individui, l’orizzonte che Chiara Lubich ci ha aperto è quello di un diritto “strumento” di comunione. E la comunione indica un obiettivo: operare perché le concrete relazioni umane, anche quelle che si svolgono sotto il segno del diritto, aiutino le parti coinvolte a guardare oltre sé e riconoscersi reciprocamente, nella rispettiva dignità e secondo una libertà responsabile, per aprirsi alla collaborazione. Così si generano frammenti di fraternità”.   Prossima tappa:

  • Seminario internazionale “Dai Diritti Umani al Diritto alla Pace: in cammino con l’umanità”, promosso dalla rete internazionale “Comunione e Diritto”, a Loppiano (Italia), dal 19 al 21 settembre 2019

(altro…)

Il “Tempo del Creato”

Il “Tempo del Creato”

Con la giornata mondiale di preghiera per la custodia del creato, il 1° settembre inizierà un mese ricco di iniziative per la cura dell’ambiente e non solo. Intervista a Cecilia Dall’Oglio del Global Catholic Climate Movement.  Cos’hanno in comune la questione ambientale e l’Ecumenismo? Molto, anzi moltissimo se si considera che nel 1989 fu il patriarca della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, Dimitrios a dare la spinta decisiva alle diverse Chiese cristiane per dichiarare congiuntamente il 1° settembre Giornata mondiale di preghiera per la custodia del Creato. Quest’anno la ricorrenza s’inserisce in un anno carico di azioni globali per il clima, grazie anche all’accelerazione impressa dai milioni di giovani che, con Greta Thunberg, si sono mobilitati e hanno scosso coscienze e bussato ai Parlamenti. “Non solo i singoli ma anche le nostre comunità dovrebbero interrogarsi sulla sostenibilità ambientale delle loro attività”, sostiene Luca Fiorani, fisico e coordinatore internazionale di EcoOne, movimento culturale che s’ispira alla spiritualità dei Focolari in campo ambientale. “E per iniziare a cambiare mentalità e adottare uno stile di vita ecologico occorre innanzi tutto informarsi. Mi faccio pubblicità: ho appena pubblicato un piccolo libro di meno di 80 pagine: “Il sogno (folle) di Francesco. Piccolo manuale (scientifico) di ecologia integrale”. Conduco il lettore per mano tra i concetti chiave dell’Enciclica Laudato Si’, i recenti risultati della negoziazione internazionale sui cambiamenti climatici e i dati scientifici più aggiornati sullo stato di salute del nostro pianeta”. Luca Fiorani ci spiega anche che da una decina d’anni EcoOne collabora con il Global Catholic Climate Movement. Cecilia Dall’Oglio è responsabile dei programmi dell’organizzazione e le abbiamo rivoto alcune domande.

  • Quali sono le tue motivazioni personali d’impegno per l’ambiente?

Il desiderio di non abbandonare i miei fratelli e sorelle nel mondo che soffrono per le stesse cause per cui soffre la nostra Madre Terra. Il desiderio di dare il mio contributo affinché altri possano fare l’esperienza diretta di incontro, che ho potuto fare io, con testimoni di speranza, di Chiesa viva impegnata per la giustizia sociale. Nella Laudato si’ Papa Francesco ci ricorda infatti che “Non ci sono due crisi diverse, ambientale e sociale, ma un’unica crisi socio-ambientale da affrontare con “un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura” (LS 139). Mi sono impegnata per più di venti anni con la FOCSIV nel coordinare campagne per la giustizia sociale insieme agli uffici della CEI ed alle aggregazioni laicali cattoliche e vorrei qui ricordare in modo speciale il caro Marco Aquini del Movimento dei Focolari. Questo annuncio, questa resistenza attiva, deve essere davvero efficace e liberare il povero che grida e per questo sono felice ora di cogliere la sfida attuale al servizio del Global Catholic Climate Movement di cui il Movimento dei Focolari è membro attivo.

  • Qual è il “di più” che la fede può portare al movimento ambientale?

La fede è fondamentale per portare nel campo ambientalista l’approccio dell’ecologia integrale. La conversione ecologica e l’adozione di nuovi stili di vita sono proposte per la gioia piena, quella “sobrietà felice” di cui parla anche l’Instrumentum laboris del Sinodo speciale dell’Amazzonia, la pienezza della vita, la vera libertà. Tutti i cristiani sono chiamati ad essere custodi del Creato di Dio perché “Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana.”(LS 217). Il Global Catholic Climate Movement è nato nel 2015 per sostenere le comunità cattoliche in tutto il mondo nel rispondere all’appello urgente di Papa Francesco nella Laudato Si’ attraverso una conversione ecologica a livello spirituale che conduca a rinnovati stili di vita e a una partecipazione congiunta dei cattolici alle mobilitazioni per la giustizia climatica.

  • Che cos’è il “Tempo del Creato” e cosa può fare ciascuno di noi per aderirvi?

season of creation 2017Il Tempo del Creato è un “tempo favorevole”, un Kairos, durante il quale pregare ed agire per la cura della nostra casa comune. Ricorre ogni anno dal 1 settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, al 4 ottobre, festa di San Francesco, ed è celebrato da migliaia di cristiani in tutto il mondo. Il tema di quest’anno “La rete della vita: biodiversità come dono di Dio. è strettamente collegato al Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica che si terrà il prossimo ottobre. Migliaia di cristiani in tutto il mondo celebrano il tempo del creato realizzando eventi. Sul sito del Tempo del Creato sono disponibili la guida per le celebrazioni e altri strumenti in varie lingue. Grazie al tema scelto per le celebrazioni, gli eventi realizzati faranno sentire la nostra vicinanza ai fratelli e sorelle in Amazzonia e a tutti quelli che soffrono per la “mentalità estrattivista” che sta distruggendo non solo l’Amazzonia ma tutto il Creato, sono pertanto un chiaro segno della comunione ecclesiale e del sostegno nel cammino della Chiesa verso il Sinodo.

Stefania Tanesini

(altro…)

Tonino: un cristiano autentico

Tonino: un cristiano autentico

Antonio De Sanctis ci ha lasciati il 21 giugno scorso. Ha incarnato splendidamente la figura del “volontario di Dio” che, per i Focolari, annovera persone con una spiccata dedizione al sociale. Antonio De Sanctis FamigliaTonino, così lo chiamavano tutti,ci ha lasciati il 21 giugno scorso. Ha vissuto a Frascati, bella cittadina dei Castelli Romani alle porte di Roma (Italia). Ha incarnato splendidamente la figura del Volontario di Dio che, per il Movimento dei Focolari, annovera persone con una spiccata dedizione al sociale, promotrici di azioni a beneficio dell’umanità.Numerose le iniziative in cui egli ha operato personalmente e comunitariamente e di alcune di esse è stato l’ispiratore. Marito fedele e premuroso di Maria; padre presente; lavoratore instancabile; cittadino impegnato e capace di creare rapporti autenticamente fraterni, Tonino ha trovato nella collettività il luogo dove rendere visibile la presenza di Dio e della Chiesa, senza il timore di rompere inutili perbenismi o convenzioni sociali. Attento agli ultimi, ben disegnano la sua vita le parole delle Opere di Misericordia, precetti imprescindibili per un cristiano: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato; nudo e mi avete vestito; malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi…” Sono queste ultime che ne connotano fortemente l’esistenza spesa a sostegno di diversi detenuti e dei loro familiari. Un’occasione fortuita ne segna l’inizio. In carcere vede tantissimi giovani. Un giorno raccoglie da una suora volontaria una nota di dolore per “i carrelli di stampa pornografica” che entrano in quel luogo. “Sono tornato a casa con questo pensiero e sulla piazza principale ho incontrato il parroco di un paese vicino, un mio vecchio amico. E a lui ho confidato subito la mia perplessità. Mi ha risposto: Antonio De Sanctis malattia“Quello che hai detto a me, vieni a dirlo domenica prossima ai miei parrocchiani, così da raccogliere offerte per inviare Città Nuova ai carcerati”. È l’inizio: per tanti anni, le domeniche, alle varie messe tra Roma Sud e i Castelli Romani, con la sua voce inconfondibile, modesta e timida,racconta il suo impegno per i carcerati e chiede donazioni per abbonarli alla rivista dei Focolari. Decine i numeri spediti nelle varie carceri da lui frequentate. Dal febbraio 2012 Città Nuova, con il titolo: “L’arcobaleno oltre le sbarre”, ha pubblicato in 4 puntate le esperienze di Tonino e della sua famiglia dal sapore tipico dei “fioretti francescani”. (1) In alcuni casi, in apparenza azzardati, non ha esitato ad accogliere detenuti a casa. Per molti di loro è diventato un secondo padre anche quando tornati ad essere uomini liberi.Lo stralcio della lettera di MG ne dà un saggio: “A casa vostra, mi sono sentita finalmente “a casa”. In nessun luogo ho percepito questo senso di appartenenza a un luogo, a delle persone. Siete stati il cuneo attraverso cui la pietà di Gesù è arrivata fino al mio cuore attraverso questo ho capito quale posto occupa Dio nella mia vita. Il mattino è il mio primo pensiero ed è l’ultimo quando vado a dormire. Sono felice perché è arrivato nella mia vita come un grande uragano che da tutto spazza via. Antonio, tu sei, con tutta la tua famiglia, una testimonianza vivente del Vangelo, sei un Opera di Dio”. Il giorno del funerale nella cattedrale di Frascati c’erano in tanti. I suoi tre figli: Miriam, Gabriele, Stefano lo hanno salutato con queste parole: “Porto sicuro dove approdare al termine di una giornata di sole o dopo una tempesta: tu c’eri sempre, pronto ad ascoltarci, accoglierci, incoraggiarci, spingendoci a riprendere il largo senza timore”. Era il 22 giugno, a concelebrarlo c’erano il cognato don Enrico Pepe e il Cardinale João Braz de Aviz.

Lina Ciampi

(1) Per leggere le esperienze di Tonino clicca qui: L’arcobaleno oltre le sbarre/1  –  L’arcobaleno oltre le sbarre/2L’arcobaleno oltre le sbarre/3L’arcobaleno oltre le sbarre/4 (altro…)

Il volto di Dio oggi

Il volto di Dio oggi

Dal 2012 il festival di Salisburgo, l’evento più importante del mondo dedicato alla musica classica, si apre con una ouverture spirituelle: una serie di concerti di musica sacra e conferenze dedicate al dialogo tra le religioni. Vi partecipano molti big della scena musicale internazionale e per la prima volta, quest’anno era presente anche l’Arcidiocesi di Salisburgo con una mostra dell’artista francese Michel Pochet. P7200112 Sabato pomeriggio, 20 luglio 2019, alle cinque il salone d’ingresso del palazzo arcivescovile di Salisburgo è gremito di gente: la presidente del Festival Helga Rabl-Stadler e l’Arcivescovo Franz Lackner aprono la mostra dell’artista francese Michel Pochet, intitolata “Lacrimae(lacrime). “Per la prima volta la Chiesa cattolica di Salisburgo partecipa alla cosiddetta ouverture spirituelle del festival di musica” – spiega Mons. Matthäus Appesbacher, vicario del Vescovo, raccontando la genesi di questa mostra. Egli stesso era venuto a conoscenza che l’artista aveva avuto modo di regalare a Papa Francesco una tela rappresentante il volto piangente di Dio-misericordia. Da allora aveva deciso di invitarlo alla ouverture spirituelle di quest’anno il cui tema centrale sono proprio le lacrime.“La bellezza – sottolinea Michel Pochet nel suo breve intervento – è un bisogno primario dell’uomo”. E per sottolineare la necessità di liberare gli artisti dal complesso della loro inutilità sociale racconta la vicenda di un ragazzo dell’Amazzonia che con la musica del suo flauto cercava di dare sostegno ai suoi famigliari che soffrivano la fame. Le opere scelte per questa mostra, conclusasi il 30 luglio scorso, stimolano il dialogo. L’esposizione era collocata nella maestosa cornice della città di Salisburgo, dove risalta ovunque il patto che, in epoche passate, vi fu tra Chiesa e potere. Qui l’incontro tra Chiesa e arte ha assunto toni fortemente celebrativi, mentre le opere di Pochet sono decisamente anti-trionfalistiche: nella materia, nella forma e nei contenuti. P7190044 Le sue tele lo dimostrano, come quella in cui “racconta” la presenza di Dio ad Auschwitz, utilizzando un tratto leggero su un panno bianco ridotto quasi a brandelli. Pochet disegna l’orrore indicibile della montagna di cadaveri guardati dal volto-cuore piangente di Dio. Un particolare sorprende e quasi irrita: ogni cadavere ha un cartellino identificativo che però non esisteva nei campi di sterminio. Tuttavia li conosciamo dai gialli televisivi: anche se è una procedura burocratica, in questo modo di fatto si strappano i morti dall’anonimato negli obitori. Sulla tela essi sono un timido ricordo della memoria di Dio: nonostante si sia cercato di cancellare innumerevoli nomi dalla faccia della terra, Lui non dimentica. Accanto a questa scena, a far da contrappeso, appare un grande volto di Maria che con le sue linee dritte ha un aspetto quasi virile; questo panno intriso di colori teneri è pieno di poesia: le lacrime di Maria sono come perle di rugiada e parlano dell’aurora di una nuova creazione. La mostra era stata allestita nel salone d’ingresso e in una sala adiacente. Includeva un ciclo grafico in bianco-nero: una “Via Crucis” che include scene della passione di Gesù e scene del dolore dei nostri tempi. Proseguiva con una serie di meditazioni su altri “volti di Dio” con cui si è avvicinato al suo popolo nei suoi arcangeli. Può essere definita “arte sacra”, anche se si distingue notevolmente dalle rappresentazioni che vanno sotto questo nome. Non illustra scene tratte dalla sacra scrittura oppure – come è avvenuto soprattutto nel barocco e nel rococò – i concetti dei teologi, ma ha l’audacia della riflessione personale. La concentrazione sul volto fa pensare alle parole del filosofo Giuseppe M. Zanghì, secondo cui “il Sacro emergente” nel ventunesimo secolo è un “Uno senza volto”, un “Potere senza volto”[1].  

Peter Seifert, storico dell’arte

    [1] Giuseppe Maria Zanghí, Notte della cultura europea, Roma 2007, pp. 46-47. (altro…)

Vivere con la “V” maiuscola

Vivere con la “V” maiuscola

In gergo internazionale si chiamano “expats”: sono i giovani espatriati che hanno trovato lavoro e si sono rifatti una vita all’estero. Ciascuno ha le proprie ragioni, ciascuno la sua storia. Mitty, italiana, fa ricerca su biosensori di glucosio in un’università giapponese e vive nella comunità del Focolare di Tokyo. “Oggi la tecnologia ha un enorme potere in tutti i campi e anche in quello sanitario. Mi sento chiamata a lavorare in questo campo per contribuire a dirigere la ricerca tecnica secondo scelte etiche e non di business.  A volte siamo proprio noi ingegneri biomedici ad inventare cose che fanno diventare l’uomo un robot, ma non servono alla sua salute”. Non c’è dubbio: Maria Antonietta Casulli, per tutti Mitty, ha le idee chiare. Ha studiato Ingegneria biomedica in Italia, ma per la tesi si è trasferita in Svizzera, presso la prestigiosa Ecole polytechnique fédérale de Lausanne  (EPFL – Scuola Politecnica federale di Losanna) dove successivamente ha vinto un dottorato di ricerca. Dunque, i presupposti per una carriera tutta in ascesa c’erano tutti: uno stipendio consistente, una bella casa con vista sul lago di Ginevra, degli ottimi amici. Cosa poteva voler di più?. “Eppure – racconta Mitty – qualcosa non funzionava: era il 2013; eravamo in piena crisi economica e io avevo una vita perfetta. Ma al di là delle Alpi, in Italia, tanti miei amici rischiavano la depressione perché non trovavano lavoro e io non volevo chiudermi in una vita fatta di carriera e soldi. Ma il colpo di grazia me l’ha dato un viaggio nelle Filippine dove mi sono trovata nel bel mezzo di uno dei tifoni più potenti e devastanti al mondo: il tifone Yolanda. Il contrasto che ho sperimentato era enorme: questo popolo non aveva nulla di quello che io e i miei amici avevamo, ma viveva con la “v” maiuscola; la loro era una vita piena, ricca di relazioni e grande dignità. Paradossalmente questo mi sembrava la medicina per la crisi che il mio continente, l’Europa, stava attraversando: non si trattava solo di una crisi economica; era molto di più: un vuoto dei valori fondamentali della vita”. Dopo quel viaggio Mitty non torna più in Svizzera perché sente di dover ridonare a Dio quella vita piena che Lui le ha dato.  E così, dopo un periodo presso la scuola di formazione dei focolarini, da due anni si trova in Giappone, dove vive nella comunità del Focolare di Tokyo. Lo studio della lingua l’ha assorbita e quindi è fuori dal mondo del lavoro da ben cinque anni. Sarebbe potuta tornare a fare ricerca, soprattutto in una società come quella giapponese?. “Proprio mentre mi facevo queste domande un amico di passaggio mi racconta di un professore giapponese, cattolico, di un’università di Tokyo che fa ricerca nientemeno che sui biosensori di glucosio: il mio argomento di laurea!”. Poiché le probabilità di trovare qualcuno in Giappone che si occupi dei suoi stessi studi sono pressoché nulle, Mitty comprende che Dio è all’opera nella sua vita e in seguito gliene darà continua prova. Il professore le offre la possibilità di fare il dottorato, ma resta comunque un problema: “In Giappone non avrei avuto uno stipendio come in Svizzera, anzi, avrei addirittura dovuto pagare io”. 61549481 685107555261622 2228868463600861184 oAnche in questo caso la risposta di Dio è sorprendente. Quasi per caso, Mitty si ritrova a fare una intervista di fronte a sei manager di varie aziende giapponesi: una situazione abbastanza difficile per una giovane donna straniera. “Ho sentito che Dio era con me e che, alla fine, tutti loro non erano altro che persone da amare. Questo ha cambiato il mio modo di esporre il progetto o di ascoltarli nei vari interventi. Per un’ora ho raccontato del mio progetto, ma per quella successiva ho risposto alle loro domande sulla mia scelta di vita come focolarina e del perché mi trovavo in Giappone. Ho ricevuto il 100% dei finanziamenti per il progetto e devo dire che ho visto la potenza di Dio farsi strada in questa cultura e in questi ambienti in un mondo che non avrei mai immaginato. Neanche 2 mesi dopo l’inizio del mio dottorato poi, il mio ex professore svizzero è venuto a Tokyo e abbiamo potuto organizzare un seminario nella mia nuova università. A cena, osservando i due professori parlare insieme, mi è sembrato di capire ciò che Dio vuole ora da me. Non solo fare ricerca, ma costruire ponti: tra università e aziende, tra Oriente e Occidente. A me sta solo continuare ad essere tutta di Dio”.

Stefania Tanesini

(altro…)

Cambiare prospettiva

Cambiare prospettiva

Per il loro “cantiere” i Ragazzi per l’Unità dell’Emilia Romagna (Italia) quest’anno sono andati in Terra Santa. Hanno unito il percorso spirituale a una profonda esperienza di condivisione con coetanei che vivono in quelle terre. Dalla grotta della natività ad un trekking nel deserto di Giuda. Dalla visita al Sepolcro al bagno nel mar Morto. Dal rinnovo delle promesse battesimali nel fiume Giordano ad una gita in battello sul lago di Tiberiade. Fin qui non resta che un viaggio, o come tanti lo chiamano un pellegrinaggio, in Terra Santa sui passi di Gesù a ripercorrere la vita di Colui che dato senso alla nostra vita di cristiani. 20190802 Viaggio Terra Santa FOTO 1Se poi aggiungiamo un pomeriggio nell’orfanotrofio Creche di Betlemme, un incontro con il vescovo ausiliare Kamal Bathish del patriarcato di Gerusalemme e uno scambio di esperienze con ragazzi e giovani del posto che aderiscono al Movimento dei Focolari, questo diventa il Cantiere dei Ragazzi per l’unità dell’Emilia Romagna che si è svolto dal 23 al 30 luglio in Terra Santa. I protagonisti sono 45 tra ragazzi e animatori, un gruppo desideroso di conoscere più da vicino i luoghi al centro della propria fede di cristiani. Di esperienze questo gruppo ne ha fatte tante a partire dalla GMG di 3 anni fa in Polonia, poi una visita ad Amatrice, città della regione italiana dell’Abruzzo distrutta nel 2016 da un violento terremoto, per donare una piccola somma di danaro ai giovani del posto, poi due cantieri con i complessi internazionali Gen Verde e Gen Rosso, oltre a numerose attività ecologiche e non, azioni a favore del progetto FameZero ed una raccolta di danaro per comprare batterie per apparecchi acustici per ragazzi sordo-muti della Bielorussia. Dopo queste attività è nato il desiderio di fare un’esperienza spirituale più profonda e i ragazzi non si sono tirati indietro. “Camminare nel deserto – dice Giacomo – è stato molto forte; gli animatori ci hanno proposto di restare in silenzio e provare ad avere un momento di dialogo a tu per tu con Gesù, ma ammetto che dopo un po’ quel silenzio mi ha fatto paura perché noi nella nostra società non siamo abituati”. Tipica di queste esperienze è la vita in comune, si condivide tutto dalla stanchezza a quello che passa nell’anima e se uno nel gruppo ha qualche problema subito si avverte. “Fra qualche giorno – commenta Chiara – non ricorderò più né il caldo, né la fatica per salire a piedi sul monte Tabor, né la febbre che ho avuto proprio quando dovevamo andare all’orfanotrofio e io ci tenevo tantissimo… ricorderò invece per sempre questo viaggio perché l’ho fatto con questa che è la mia famiglia per eccellenza. Sì, viaggio anche con la mia famiglia naturale, ma non è la stessa cosa. Gli amici dei Focolari per me sono una vera famiglia, davvero speciale”. 20190802 Viaggio Terra Santa FOTO 2Come in tutte le circostanze non sono mancati momenti di tensione o altri in cui la stanchezza ha vinto eppure “quando abbiamo sentito le esperienze dei ragazzi palestinesi – commenta Giosuè – la nostra prospettiva è cambiata. Noi non sappiamo cosa significhi essere una minoranza per via del nostro credo religioso. Noi non sappiamo cosa è la vita di ogni giorno con il muro che divide Israele e Palestina. Tutte queste cose mi hanno fatto molto riflettere”. “Conoscere i bambini della Creche – sostiene Annamaria – mi ha aperto gli occhi. Se penso alla mia vita, è tutto un gran regalo”. I sette giorni di viaggio volano via, ritorniamo in Italia e al di là di tante parole resta stampata nel cuore di ciascuno questa esperienza che ben sintetizza il grande mistero di dolore-amore che trova compimento nella Resurrezione. Quel sepolcro vuoto grida a gran voce Alleluja.

Tiziana Nicastro

(altro…)

Pace, legalita’, diritti umani: l’impegno dei giovani dei Focolari per il 2020

#intimeforpeace – in tempo per la pace: è l’hashtag che esprime l’impegno dei giovani dei Focolari per il prossimo anno e che è già al centro di campus, workshop e corsi in diverse parti del mondo. A partire da Loppiano (Italia). Se fino a maggio 2019 si sono concentrati su azioni e campagne per un’Economia più umana, di comunione, attenta a chi non ha, da un paio di mesi i giovani dei Focolari stanno iniziando a lavorare anche nei diversi ambiti della Giustizia. Sì, perché Economia e Giustizia sono i primi due step di Pathways for a United World: sei percorsi della durata di un anno ciascuno, sui quali si sta concentrando l’impegno e l’azione dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) a tutte le latitudini. “Ogni anno affrontiamo una sfida diversa senza però dimenticare l’impegno che ci siamo presi l’anno precedente” – ci spiega uno degli organizzatori – “il nostro impegno va dall’economia alla politica, dalla giustizia all’arte, dal dialogo tra culture allo sport e stiamo mettendo in moto azioni, collaborazioni e progetti basati sulla fraternità, con un impatto locale che però punta al globale”. “In time for peace” è dunque il motto che riassume l’impegno di questo prossimo anno che si concluderà in Corea, dal 1 al 7 maggio 2019. Nel frattempo sono diversi gli appuntamenti di formazione, approfondimento e scambio “mondiale” dei Gen e dei GMU anche sui temi della giustizia, della pace, della legalità e dei diritti. Significativo quello di Loppiano (Italia), dove dal 7 al 22 luglio scorso si è tenuta una Summer School con 40 giovani da molti Paesi, tra cui Corea, Hong Kong, Malta, Scozia, Italia, Brasile, Cuba, Myanmar, Polonia, Colombia. Maria Giovanna Rigatelli, avvocato, della rete di Comunione e Diritto, ha partecipato in qualità di esperto, evidenziando l’importanza di esperienze simili che permettono ai giovani di immergersi sia nel patrimonio culturale che nelle ferite dei diversi Paesi con cui vengono in contatto. «La situazione mondiale vede una mancanza di conoscenza dei valori dei diritti degli uomini. Durante la scuola è emersa l’importanza dell’impegno personale per contribuire ad esempio, al dramma delle due Coree, o a quello di Hong Kong. In tanti punti del mondo si può accendere la luce con il nostro impegno». “La nostra nazione è divisa in due – ha commentato Y., coreana – e abbiamo tante ferite che però non giustificano questa divisione. Per avere la pace dobbiamo avere imparare a dialogare. Durante la scuola ho pensato: se continuiamo ad amare, ad amare, ad amare, forse, alla fine riusciremo a riunire le due Coree!”. E a proposito della crisi che sta vivendo il suo Paese D. ha spiegato: “Prima di venire qui, sono successe tante cose a Hong Kong che mi hanno fatto pensare che la pace potrebbe non essere l’unico modo per risolvere i problemi e che, forse, a volte, abbiamo bisogno di usare la violenza. Mi sentivo frustrato. Ma sono stato molto felice di quello che ho vissuto qui e delle tante persone che hanno parlato con me di pace. Quest’anno, come giovani approfondiremo e vivremo il ‘pathway’ (sentiero) dedicato ai diritti umani, alla giustizia e alla pace. Dunque mi chiedo: è bene usare la violenza, che le persone siano ferite e ammazzate? Qui, ho imparato come amare gli altri e come focalizzarci sull’amore fra noi. So che percorrere la strada della pace è difficile, ma penso che dobbiamo cercare di realizzarla senza usare la violenza. Quando torno a casa, voglio usare quello che ho imparato e ho sperimentato a Loppiano per amare le persone a Hong Kong, anche quelle che odio”.

Letizia Spano

(altro…)

Vangelo vissuto: accoglierci così come siamo

La ricchezza materiale, può, a volte, occupare il nostro “cuore” e generare una crescente ansia di possedere ancora, una vera e propria dipendenza. La condivisione dei beni, materiali e spirituali, invece con quanti ne hanno bisogno permette di sperimentare una vera libertà: è questo lo stile di vita cristiano che testimonia fiducia in Dio Padre e mette fondamenta solide alla civiltà dell’amore. Un dono di Dio David, il nostro quinto bambino, sembrava nato normale. Dopo poco però i medici ci hanno rivelato che era un bambino Down. In quel momento durissimo, insieme a mio marito ci siamo ricordati che avevamo accettato David, fin dal suo concepimento, come un dono di Dio. La sorella maggiore, saputolo, ha scritto sul suo diario: “Voglio essere per David non solo sorella, ma anche madre”. Circondato da un grande amore, David ora continua a fare molti progressi. Va regolarmente a scuola ed è affettuosissimo, sempre entusiasta della vita. Questa sua felicità è contagiosa. Insomma, si è rivelato un vero dono di Dio. (Jacqueline – Scozia) In carcere Nella mia cella c’era un ragazzo che non aveva soldi e per mangiare si era appropriato del contenitore di un altro recluso, che lo ha minacciato, costringendolo a pagare tre Naira. Lui allora ha cominciato a chiederli agli altri compagni. Io avevo solo cinque Naira, che mi servivano per comprarmi qualcosa da mangiare. Ma mi sono ricordato del Vangelo e ho capito che per amare Dio dovevo amare questo mio compagno. Così ho dato a lui i miei soldi. Più tardi, in cella, qualcuno mi ha portato del cibo. (Sylvester – Nigeria) La cena Stasera, appena rincasato dall’università, come al solito mi siedo davanti al televisore aspettando che mia madre, intenta a seguire il suo programma preferito, si alzi per prepararmi la cena. Poi un pensiero: giorni fa ho sentito parlare del Vangelo da tre studenti di medicina, che sottolineavano l’importanza di fare la volontà di Dio nella nostra giornata. Allora mi sono alzato e sono andato io in cucina a preparare la cena. È stato il mio primo atto d’amore consapevole. (T.C. – Italia) Le basi del nostro matrimonio Dopo sposati, nonostante il bene che ci volevamo, ciascuno di noi due era rimasto “quello di prima”, ognuno con le proprie abitudini. Un giorno sono venute fuori delle divergenze circa la modalità di preparazione di un piatto ceco. In quell’occasione la distanza che si era creata era tale che abbiamo preso una decisione: dovevamo accoglierci così come eravamo, senza volerci cambiare. Forse è stata in quell’occasione che abbiamo messo le basi del nostro matrimonio. Ora che siamo nonni, cerchiamo di trasmettere ai nipoti la stessa esperienza, riconoscenti a Dio che ci ha aperto gli occhi. (J. e T. – Boemia)

a cura di Chiara Favotti

(altro…)

Cattolici e protestanti uniti per la riconciliazione nell’Irlanda del Nord

Alla Mariapoli Europea la storia di un’amicizia possibile che getta semi di pace Aprirsi e “scegliere uno stile di vita inclusivo”. Aprirsi per riconciliarsi con l’altro e scoprire la perla che è dentro ogni uomo. Aprirsi come Gesù, che a tutti si fece incontro, e lasciar agire lo Spirito Santo “che si rallegra nella diversità ma persegue l’unità”. È la strada che da molti anni percorre il Rev. Ken Newell, ministro presbiteriano a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord. Una terra che ancora oggi soffre per le ferite lasciate dal conflitto che dalla fine degli anni ’60, per 30 anni, ha visto contrapposti unionisti a separatisti: i primi, protestanti, sostenitori dell’appartenenza al Regno Unito; i secondi, cattolici, fautori della riunificazione fra Nord e Sud dell’Irlanda. Un conflitto di matrice politica che ha avvelenato il tessuto sociale, trasformando le città in terreno di battaglia e portando alla “segregazione religiosa”: protestanti e cattolici vivono in quartieri diversi, le comunità non si incontrano, c’è sfiducia e pregiudizio. Non è stato facile, per il reverendo Ken, provare a costruire ponti. Il primo lavoro ha dovuto farlo su stesso: “Sono cresciuto a Belfast in una comunità protestante e unionista – racconta alla Mariapoli Europea – nei miei primi anni di vita sono stato plasmato dalla cultura della mia comunità (..); molte cose erano sane, buone e serene; altri aspetti invece mi hanno influenzato con atteggiamenti negativi nei confronti della comunità cattolica, irlandese e nazionalista, per superare i quali ci sono voluti anni”. Un percorso che lo ha visto aprirsi pian piano e scoprire la bellezza della diversità. Come quando in Olanda l’incontro con un sacerdote lo convinse a partecipare ad una Messa. O in Indonesia, dove, insegnante in un seminario di Timor, poté immergersi in un paese diverso, con lingua, cibo e cultura propri. “Ho iniziato a realizzare che, proprio come ci sono colori diversi in un arcobaleno, così Dio ha creato la razza umana con incredibile diversità; valorizzare le culture di Timor mi ha insegnato a valorizzare il bene all’interno della mia cultura”. Nel legame con il sacerdote Noel Carrel, la scoperta di un’amicizia possibile: “ci rendemmo conto che eravamo a Timor per servire l’unico Cristo, che avevamo lo stesso Padre celeste ed eravamo fratelli. Mi chiedevo se sarebbe stato possibile avere un amico così in Irlanda del Nord”. Da qui una consapevolezza chiara: “Lo Spirito Santo mi ha fatto aprire alla “diversità” all’altro capo del mondo e mi ha spinto a cercare il meglio nella cultura e nella spiritualità cattolica irlandesi”. Tornato a Belfast, nel ’76, viene chiamato alla guida della Chiesa presbiteriana di Fitzroy: il suo stile di vita inclusivo è controcorrente. In uno dei momenti più duri del conflitto, il suo invito a costruire nuove relazioni viene raccolto dai membri di un monastero redentorista di Clonard: ne nascerà l’Associazione di Clonard – Fitzroy. L’amicizia umana e spirituale con Padre Gerry Reynolds, alla guida della Comunità di Clonard, “compagno nella costruzione della pace”, dà vita a molte esperienze di condivisione: “Iniziamo ad andare insieme ai funerali di poliziotti uccisi da terroristi e di civili innocenti uccisi da gruppi paramilitari lealisti; è raro vedere ministri protestanti e sacerdoti cattolici insieme ai funerali per confortare i familiari dei deceduti”. Accade poi di partecipare gli uni alle celebrazioni degli altri e che P. Gerry e il Rev. Ken partecipino insieme a matrimoni fra persone di Chiese diverse. Si rende possibile un altro passo impensato: il sacerdote e il ministro sono invitati a incontri con i leader politici delle parti in lotta, per raggiungere il cessate il fuoco e adottare politiche di pace. Pian piano politici dei principali partiti dell’Irlanda del Nord, il DUP, filo-britannico, e il Sinn Fein, filo-irlandese, riconoscono nell’Associazione di Clonard – Fitzroy uno “spazio sicuro” dove confrontarsi. Cresce il desiderio di riconciliazione che porterà, nel 2007, al “miracolo di Belfast”: “a Stormont, il palazzo di governo dell’Irlanda del Nord – racconta il Rev. Newell – il Rev. Ian Paisley, primo ministro del potere esecutivo condiviso, e il vice primo ministro, Martin McGuinness, ex comandante dell’IRA, scendono la scala di marmo, si siedono fianco a fianco davanti alla stampa mondiale e si rivolgono al popolo dell’Irlanda del Nord; parlano della loro determinazione a condurre il paese verso un futuro migliore e più riconciliato”. È l’alba di un giorno nuovo . L’Associazione di Clonard-Fitzroy, che opera ormai da 38 anni e ha ispirato migliaia di iniziative similari, ha ricevuto nel 1999 il premio internazionale di pace Pax Christi.

Claudia di Lorenzi

(altro…)

Libano – il Paese-mosaico

Potenzialmente ha tutte le carte in regola per essere un modello di convivenza sociale e religiosa per il mondo intero, eppure la lunga crisi economica e politica rischiano di far saltare questo equilibrio. Da cinquant’anni i Focolari cercano di dare un contributo. https://vimeo.com/342338558 (altro…)

Maria Voce: un patto per la fratellanza dei popoli

Maria Voce: un patto per la fratellanza dei popoli

A conclusione della Mariapoli Europea, Maria Voce rilancia il valore e l’attualità di quel patto mondiale per la fratellanza stretto sessant’anni fa. L’intervento integrale della Presidente dei Focolari. cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563“Se un giorno gli uomini, ma non come singoli bensì come popoli, se un giorno i popoli sapranno posporre loro stessi, l’idea che essi hanno della loro patria, i loro regni, e offrirli come incenso al Signore, (…) e questo lo faranno per quell’amore reciproco fra gli Stati, che Dio domanda, come domanda l’amore reciproco tra i fratelli, quel giorno sarà l’inizio di una nuova era, perché quel giorno, così come è viva la presenza di Gesù fra due che si amano in Cristo, sarà vivo e presente Gesù fra i popoli (…)”*. È il 30 agosto 1959 e con queste parole Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, tratteggia il sogno dell’unità fra tutte le genti, che si delineerà come il compito affidato da Dio per l’umanità al Movimento nascente. Mentre gli echi della seconda guerra mondiale, con i suoi veleni e le sue ferite, risuonano ancora, migliaia di uomini e donne di 27 Paesi diversi, in rappresentanza di tutti i continenti stringono un patto di unità fra loro. È il 22 agosto, giorno in cui la Chiesa cattolica festeggia Maria Regina e siamo al termine della Mariapoli nella valle di Primiero. A distanza di 60 anni, il 10 agosto scorso la Mariapoli europea da poco conclusa a Tonadico, ha voluto celebrare l’anniversario e rilanciare il valore e l’attualità di quel patto per la fratellanza dei popoli. Riportiamo di seguito l’intervento di Maria Voce, Presidente dei Focolari. “Sessant’anni fa, in questi luoghi, parlamentari di diverse nazioni si unirono in una preghiera per consacrare il loro popolo, e tutti i popoli della Terra, a Maria. Ciascuno portava con sé le ragioni e le speranze della propria gente e ad esse doveva rispondere, responsabilmente, con scelte politiche adeguate. Di fronte avevano sfide importanti, in un’epoca segnata da conflitti ideologici che stavano polarizzando il mondo in blocchi contrapposti e costituivano una minaccia per la pace. C’erano città da ricostruire, dopo la guerra, e comunità da far ripartire, promuovendo lo sviluppo economico, garantendo la legalità, e assicurando servizi alla cittadinanza. Erano problemi urgenti ai quali corrispondere con competenza politica e passione civile. Eppure quei politici non si riunirono in una tavola rotonda, non organizzarono un summit internazionale, ma pregarono per l’unità dei popoli. Fu una scelta inusuale, certamente, ma gravida di futuro. Ciò che si chiede alla politica è di agire con competenza e responsabilità, di essere onesta e coerente, di avere passione e coraggio. Ma il valore che più qualifica l’agire politico è la lungimiranza, cioè la capacità di guardare oltre, più lontano, per pianificare gli assetti futuri della società e favorirne la crescita. Sì, nei momenti di crisi e di ricostruzione decifrare il cambiamento può essere importante, intuire l’avvenire può fare la differenza. E più lontano si sa guardare e più incisiva e trasformante è l’azione nel presente. Quei politici che, sessant’anni fa, chiesero a Dio il dono dell’unità, e decisero di impegnarsi per la sua realizzazione, seppero guardare molto lontano. Dalla loro adesione al carisma di Chiara Lubich trassero un grande insegnamento: il destino del cosmo è l’unità. Non ne ricevettero un chiarimento solo intellettuale, perché l’unità era lo stile di vita e la norma della Mariapoli: di essa si faceva esperienza nei piccoli e grandi gesti e nelle scelte quotidiane. L’unità vissuta nel Movimento nascente irradiava una luce particolare sulle relazioni sociali che tutti erano chiamati a vivere, in qualsiasi circostanza si trovassero. L’unità si presenta sempre, in qualsiasi epoca, come un modo nuovo e rivoluzionario di concepire la vita e il mondo. Non è semplicemente un ideale come tanti altri, perché scaturisce dalla preghiera stessa che Gesù rivolse al Padre quando, alzati gli occhi al cielo, pregò perché tutti fossero una cosa sola. Da questa invocazione prende forma e senso la storia umana. Non a caso uno fra i primi politici a seguire Chiara Lubich fu il parlamentare Igino Giordani, che accolse l’ideale dell’unità interpretandolo con la seguente efficace espressione: «la storia è un quinto evangelo», perché mostra la costante, progressiva, realizzazione della preghiera di Gesù, e dunque del disegno di Dio sul Creato. Tutto è in marcia verso l’unità: questo significa che i cambiamenti sociali che possono trasformare positivamente il presente sono quelli che accompagnano i cittadini, le associazioni, gli Stati, verso un mondo più coeso e solidale. Ciò che sostiene la cooperazione, la pace, l’avvicinamento delle comunità e dei gruppi, è in linea con l’autentico progresso e fonda lo sviluppo. In altre parole, se si vuole fare il bene del proprio popolo bisogna occuparsi del bene degli altri. Per questo, sulle ali di un messaggio profetico sempre attuale, Chiara Lubich continuò a diffondere il messaggio dell’unità rivolgendosi ai politici e a tutti i cittadini impegnati nel sociale con l’esortazione di «amare il partito altrui come il proprio», di «amare la patria altrui come la propria». Le sfide attuali non sono meno urgenti di quelle di sessant’anni fa. Anzi, oggi è ancora più evidente la necessità di operare per l’unità dei popoli. I processi globali in corso mostrano l’interdipendenza planetaria di Stati, nazioni, comunità. È sempre più evidente che c’è un comune destino per tutti i popoli della Terra, e che i grandi temi dell’attualità riguardano questioni vitali per tutti: la cura dell’ambiente, le vecchie e nuove povertà, i conflitti invisibili e le guerre conclamate, le migrazioni su scala globale (spesso frutto proprio della povertà, delle guerre e dei cambiamenti climatici), la redistribuzione delle ricchezze, l’accesso alle risorse naturali, il riconoscimento dei diritti umani. Sono questioni trasversali alle differenze culturali, civili e politiche. Dunque immettono i popoli in un circuito di costante confronto, al fine di maturare processi di integrazione politica e di convergenza decisionale. Sì, oggi il divenire dell’umanità domanda, a gran voce, l’unità. A questa invocazione il Movimento dei Focolari sta rispondendo favorendo il dialogo fra le diverse parti politiche (per esempio con il Movimento Politico per l’Unità), promuovendo la comunione dei beni e la cultura del dare (con l’Economia di Comunione), approfondendo la dottrina dell’unità (per esempio con l’Istituto Universitario Sophia), dando impulso all’unità nei luoghi di impegno professionale e sociale e con tante altre opere e iniziative specifiche (attraverso Umanità Nuova). Anche oggi, proprio come sessant’anni fa, possiamo pregare Dio per l’unità fra i popoli della Terra. Il mio augurio è che questa preghiera sia accompagnata da un rinnovato impegno, assunto sia al livello personale che comunitario, di vivere per il mondo unito. Diffonderemo quei germi del cambiamento utili a trasformare il presente e a scrivere pagine sempre nuove della storia della famiglia umana in marcia verso l’unità”.

Maria Voce

         (*) http://www.centrochiaralubich.org/it/documenti/scritti/4-scritto-it/183-maria-regina-del-mondo.html (altro…)

Christine Naluyange, donna-mondo

Christine Naluyange, donna-mondo

Nei suoi 66 anni di vita Christine, focolarina ugandese, ha detto con la vita che nel mondo non esistono muri invalicabili. Ha saputo amare ciascuno e ogni luogo con grande apertura: prima come artista del gruppo internazionale Gen Verde, poi in Italia, al servizio delle focolarine; e infine di nuovo in Africa, prima in Tanzania e poi Kenya. 2019 01Agli inizi degli anni ’70 Chiara Lubich aveva con i Gen, i giovani dei Focolari, un rapporto pressoché quotidiano. In un mondo in rapida evoluzione, scosso da rivoluzioni di ideologie e colori diversi, la fondatrice dei Focolari li preparava alla conquista del mondo attraverso l’amore evangelico. Un progetto di vita che, per essere abbracciato, richiedeva di lasciarsi tutto alle spalle e saper guardare lontano. Nel 1972 a Masaka, in Uganda Christine Naluyange aveva fatto la sua scelta. A vent’anni era partita alla volta di Fontem (Camerun) per partecipare a uno degli esperimenti di convivenza sociale più visionari dell’epoca: vivere in una piccola città, sorta meno di 10 anni prima dove bianchi e neri, sani e malati, dotti e ignoranti convivevano per dire a sé stessi e al mondo che la fraternità è uno stile di vita possibile, produttivo e persino esportabile. Raccontare di Christine, focolarina africana, a pochi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta il 21 luglio scorso per una malattia aggressiva, non è solo doveroso, ma necessario in tempi come questi in cui nel nome di rivendicazioni sovraniste si elevano muri di ogni genere o si vuol vedere, del continente africano, solo i volti di chi fugge in cerca di futuro. 4Nei suoi 66 anni di vita, Christine non ha mai considerato le tante diversità incontrate come muri invalicabili. Anzi, le ha accolte in sé, ha fatto sua la ricchezza di ogni persona, popolo e cultura: prima come artista, per 23 anni parte del gruppo internazionale Gen Verde, poi in Italia, al Centro del Movimento, a servizio delle Focolarine; poi di nuovo in Africa, prima in Tanzania e poi in Kenya. Una vita varia, la sua, piena, dove ha fatto di tutto. Ha calcato i palcoscenici, servito i fratelli e ha svolto ruoli di responsabilità; il tutto con grande naturalezza e normalità. La sua è stata un’esistenza ricchissima di relazioni; si avvicinava alla gente con cuore di madre, sempre più pronta ad ascoltare che a parlare, ad occuparsi di ciascuno concretamente. Non per nulla il suo motto di vita era una frase del Vangelo che Chiara Lubich aveva scelto per lei: “Andate e predicate il Regno di Dio” (cfr. Mc 16,15). Delle moltissime testimonianze giunte in segno di gratitudine e lode a Dio, ne riportiamo due che ben esprimono la ricchezza umana e spirituale di Christine. Maricel Prieto, spagnola, che ha trascorso 18 anni con Christine nel Gen Verde, scrive: “Di lei mi viene in mente soprattutto una parola: ‘regalità’. Christine era regale sul palco, ma lo era anche quando si avvicinava alla gente, quando accoglieva qualcuno, quando caricava o scaricava il materiale dei nostri camion, quando lavorava in giardino, quando preparava il pranzo. E questo non era un semplice atteggiamento, ma un costante ‘calarsi’ nel momento presente con una adesione ferrea alla volontà di Dio che la rendeva sempre disponibile, vicina”. “Avendo vissuto più di metà della sua vita fuori del continente africano – racconta Liliane Mugombozi – Chris, come la chiamavamo, aveva acquisito in un certo senso una ‘cultura’ universale, anche se – per chi la conosceva bene – era una donna ugandese, figlia autentica della sua terra. Accanto a lei si sperimentava un’enorme apertura; era una ‘donna-mondo’. Colpiva la sua costanza nel credere e vivere per l’unità con uno sguardo ampio, che sapeva andare oltre le ingiustizie subite. Come spiegare tutto questo? Credo che Chris abbia fatto una scelta nella vita: quella di amare e ha fatto di Gesù crocifisso e abbandonato il suo modello in tutti i suoi sforzi di coerenza, secondo lo stile evangelico della spiritualità dell’unità”.

Stefania Tanesini

(altro…)

Viaggio in Siria – Aleppo

Nel souk di Aleppo ascoltiamo le parole di Jalal: la guerra è distruzione e perdita, è vero; ma varcando le porte del Focolare scopriamo una casa e una comunità, un rifugio luogo di conforto, speranza, gioia dove ci si sostiene a vicenda nel rialzarsi e ricominciare. https://vimeo.com/342337217   (altro…)

Mariapoli Europea/4 – Vivere la fraternità in politica

A 60 anni dalla “Consacrazione dei popoli a Maria”, quando, nel dopoguerra, migliaia di persone di tutti i continenti strinsero un patto di unità fra loro e i loro popoli, la Mariapoli europea rilancia il sogno della fraternità universale. “Amare la Patria altrui come la propria” è l’invito che il Movimento Politico Per l’Unità (MPPU), fondato da Chiara Lubich, rinnova nel contesto della Mariapoli europea, in corso sulle Dolomiti. Una proposta di fraternità che suggerisce percorsi nuovi nei rapporti fra gli Stati e i popoli. Ne parliamo con l’On. Letizia De Torre, Presidente del Centro Internazionale del MPPU: Il MPPU è una corrente di pensiero che vuole promuovere in ambito politico la “cultura della fraternità”. Che risvolti può avere l’adozione di questa categoria nei rapporti fra gli Stati, le istituzioni internazionali, i partiti politici e i singoli rappresentanti delle formazioni politiche? La sua domanda è una richiesta, direi accorata, di cambiamento a 360^ della politica! Ed in effetti i cittadini sono delusi, arrabbiati. Sono indignati. Si sentono traditi. Ed hanno ragione. La politica, salvo rare eccezioni, non ha saputo cogliere per tempo il cambiamento epocale in atto in tutto il mondo. Di conseguenza sono in profonda crisi le relazioni e le organizzazioni internazionali, i partiti e il sistema di rappresentanza. I movimenti di cittadini stanno assumendo ruolo ovunque, ma a chi possono parlare? Chi può realizzare quanto chiedono? La protesta non basta per cambiare le cose. Per far intuire la portata che potrebbe avere l’Ideale dell’unità nelle relazioni internazionali, immaginiamo cosa accadrebbe se gli Stati (a partire dalle maggiori potenze in corsa per la propria supremazia geopolitica) agissero – in una qualunque delle attuali aree crisi – verso gli altri “come vorrebbero che gli altri Stati agissero verso di sé”. Immaginiamo che questo comportamento fosse reciproco…E questa non è utopia, questo sarebbe un conveniente realismo. Nella ricerca scientifica, ad esempio nello Spazio, da quando si è scelta la cooperazione anziché la competizione, sono state fatte conquiste enormi a beneficio di tutti. Ecco se gli Stati scoprissero la cooperazione, anzi di più se i popoli scoprissero di potersi amare, immaginiamo quali conquiste di pace, di condivisione dei beni, di conoscenze, di rispetto della nostra casa Terra…! In realtà il mondo va lentamente camminando in questa direzione e l’idea dell’unità può essere un potente acceleratore. Nei primi anni ‘50 i Paesi europei cominciavano a dar vita alle istituzioni comuni: nel ’52 nasceva la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, nel ’57 la Comunità Economica Europea. Come rinnovare oggi quello slancio unitario che sembra smarrito? Non credo che il disegno di unità europea sia smarrito. Credo piuttosto che la UE sia scossa come il resto del mondo dalle grandi trasformazioni di questo secolo e, a causa della crisi culturale che attraversa l’Occidente, non trovi le energie per una nuova visione politica, per un nuovo ruolo da assumere nel piano internazionale e per cogliere di avere proprio nel proprio motto “unità e diversità” il segreto per affrontare la grande complessità di oggi. Dobbiamo però renderci conto che l’Unione europea non è fatta dalle istituzioni di Bruxelles, ma innanzitutto dai suoi cittadini, quindi da noi. I passi futuri dipendono, quindi, in vari modi, da tutti noi. A livello internazionale, accanto a situazioni di tensione, non mancano esempi di collaborazione e conciliazione fra Paesi. Accade nel continente africano, nei rapporti fra USA e Nord Corea, e in seno al vecchio continente. Come leggere questi passaggi della storia? Il mondo non può che aspirare alla pace, alla concordia, alla collaborazione. Certo è un cammino lento, contraddittorio, con molte scivolate indietro, con tanta zavorra ai piedi a partire dalla corruzione. Ma è un cammino a cui vorremmo contribuire col paradigma di cui sopra “Fai all’altro popolo quello che vorresti fosse fatto a te”. È per realizzare questo non basta nemmeno (e già sarebbe tanto!) eleggere leader preparati, capaci di spendersi per il proprio popolo e per l’unità tra i popoli, occorre anche che i cittadini diano il loro consenso, anzi spingano verso una fraternità globale, sappiano superare visoni ristrette per un bene comune universale.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)

Il Movimento politico per l’unità a Mosca

Il Movimento politico per l’unità a Mosca

Nel giugno scorso la Duma, il Parlamento russo, ha invitato membri dei Parlamenti ed esperti per un confronto sullo sviluppo dei sistemi parlamentari. Letizia De Torre, presidente del MPPU, ha partecipato. È importante camminare insieme a chi nel mondo, in qualsiasi modo, cerca un cambiamento. Tutti noi, come singoli e come popoli, siamo chiamati all’unità e dobbiamo far venire alla luce ogni passo positivo”. È questa la prima impressione a caldo di Letizia De Torre, già deputato al Parlamento italiano e Presidente del Centro internazionale del Movimento politico per l’unità (MPPU) che dal 30 giugno al 3 luglio scorso ha partecipato al Forum: Development Of Parliamentarism, sullo sviluppo dei sistemi parlamentari. Ha proposto una co-governance, cioè l’idea di una corresponsabilità tra le istituzioni e la società civile nel governo delle città e nelle relazioni internazionali. Un’idea che era al centro del convegno tenutosi nel gennaio scorso a Castelgandolfo (Roma, Italia), riproposta a diversi livelli e in diversi Paesi e che e avrà un secondo confronto ad alto livello in Brasile nel 2021. 1 2627Come è arrivata a Mosca CO-Governance? Il Segretario Generale e l’Advisor della IAO (Interparliamentary Assembly on Orthodoxy), – rete di parlamentari ortodossi, anche russi, con cui collaboriamo – sono intervenuti a Roma, all’evento “CO-Governance 2019“. Hanno trovato interessante l’idea e hanno fatto in modo che il Mppu venisse invitato al Forum. Devo dire che solo quando sono arrivata a Mosca ho capito veramente il perché. Infatti ci si può sorprendere: il sistema istituzionale russo viene definito con espressioni quali: “democrazia controllata”, “centralismo”, “ ambivalenza tra modernizzazione e tradizionalismo”, mentre per la co-governancecomporta corresponsabilità, partecipazione diffusa, relazioni innovative tra politici e cittadini… Infatti, ed è sintomatico del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Alla politica è richiesto un cambiamento. I cittadini non hanno più fiducia e Internet ci ha catapultati in un mondo diverso dalla rigidità dei palazzi della politica. Molti parlamentari cercano strade nuove e CO-Governance esprime l’idea di una relazione intensa tra i politici e i cittadini, di una corresponsabilità di governo a tutti i livelli, senza paura per questo tempo così complesso. Come è stata accolta la vostra proposta?lU1cIzgW6WtH9ii0AO28fAWAXJwdrbU9 L’idea della collaborazione sta maturando in tutte le società e anche la dichiarazione finale del Forum va in questa direzione. Ma ciò che è stato accolto con sorpresa è la logica politica che sta sotto: “Agisci verso l’altro Stato, verso ogni ‘altro da te’, come vorresti che fosse fatto a te.”  Questo atteggiamento rivoluziona la politica, le conferisce il nuovo ruolo necessario oggi: quello di facilitatore e catalizzatore della collaborazione tra tutti.   Cosa si porta via il Mppu da questa presenza ufficiale in Russia? Ho avvertito prima di tutto un cambiamento a livello personale. Il popolo russo è meraviglioso, l’accoglienza attenta; Mosca è bellissima, ricca di storia, efficiente, non te la puoi togliere dal cuore. In questo senso è facile sentirsi popoli fratelli. Ma avvicinare il sistema politico di un altro Paese è altra cosa. Sono “atterrata” in una cultura politica diversissima e avevo paura di non capirla. Alle prime difficoltà mi sono trovata a un bivio: distinguermi oppure mettere in atto “il metodo” che un giorno mi ha affascinato: ho fatto consapevolmente la scelta di amare la Russia nella stessa misura in cui amo il mio Paese. Non ami il tuo Paese perché è perfetto: lo ami e basta; godi e soffri con lui e per lui nella buona e nella cattiva sorte. È così che ho cominciato a comprendere la Russia di oggi, a guardare il mondo dal suo punto di vista, anche a dispiacermi dei giudizi negativi che riceve, spesso strumentali nella corsa alla supremazia geopolitica. Ho apprezzato l’intento di “soft power” di questo Forum, con cui mi pare che la Russia cerchi di conquistare la fiducia di altri Stati, avvicinandoli con più dignità e rispetto. Mi sono ritrovata più aperta ad accogliere, ad esempio, la volontà di unità tra le due Coree della deputata Nordcoreana; l’impegno a cercare “partnership” e non dipendenza di un parlamentare del Ghana; la speranza della delegazione siriana; la domanda del parlamentare libanese “Ma perché ci ammazziamo?”, che concludeva con la forza che veniva dalla sua fede ortodossa: “Dio non vuole questo!”.

Stefania Tanesini

(altro…)

Vangelo vissuto: dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore

Il “cuore” è ciò che abbiamo di più intimo, nascosto, vitale; il “tesoro” è ciò che ha più valore, che ci dà sicurezza per l’oggi e per il futuro. Il cuore è la sede dei nostri valori, la radice delle scelte concrete; il luogo segreto in cui ci giochiamo il senso della vita: a cosa diamo veramente il primo posto? In metropolitana Mentre sono in metropolitana, ripasso un argomento che mi sembra importantissimo in vista dell’esame che sto per dare. Ad una stazione successiva entra un’altra studentessa, che conosco. Deve dare lo stesso esame e mi chiede un argomento che a me sembra di poca importanza. Vedendo la sua agitazione, “dimentico” il mio programma e mi dedico a quello che lei propone. Quando più tardi vengo esaminata, il professore mi chiede proprio l’argomento affrontato con lei poco prima! (M.L. – Germania) La vita accesa da Dio Sono turca, musulmana. Quando ho confidato a mio marito Sahib il sospetto di essere incinta per la quarta volta, lui ha cominciato ad elencare tutti i sacrifici che avremmo dovuto fare. Completamente confusa ho chiesto alla ginecologa se ero ancora in tempo per abortire. Mi ha risposto che dovevo solo mettermi in lista. Dentro di me però avvertivo che nessuno al mondo aveva l’autorità per spegnere una vita che Dio aveva acceso. I mesi successivi sono stati molto duri, ma io ero decisa a lottare. Diverse amiche, cristiane e musulmane, mi sono state vicino. Leggendo il Corano sentivo il calore di Dio, che mi dava forza. Sahib piano piano ha ritrovato la pace. Non siamo stati mai tanto felici come con questo bambino. Con lui, Dio è venuto sotto il nostro tetto. (F.O. – Germania) Malato terminale Nei giorni trascorsi in ospedale per un tumore irreversibile, sperimentavo la vicinanza di Dio e mi sono sentito invadere da una grande, inspiegabile felicità. Cercavo di stare vicino agli altri ammalati, e ci sentivamo fratelli, non solo nella nostra camerata, ma anche con gli altri. Ogni volta che qualcuno veniva dimesso era un dolore dividerci. Sembrava che la malattia fosse un’occasione per andare in profondità nei nostri rapporti. Ora che le forze diminuiscono, sento che la fraternità costruita in ospedale mi accompagna e mi sostiene nell’ultimo tratto di cammino. (M.J. – Francia) Solidarietà Da un ospedale ci era giunta la richiesta di fare qualcosa per una ragazza albanese di 19 anni che aveva appena partorito. Insieme al marito e al fratello vivevano in un’auto. Mio marito è andato a chiedere al primario se poteva tenere ricoverati ancora qualche giorno mamma e figlio, e avuto il suo consenso ho chiesto ai miei genitori se fossero disponibili a ospitare la famigliola in un loro vecchio appartamento. Con l’aiuto dei due ragazzi albanesi e di altri amici, mio marito si è messo a imbiancare le stanze. Un amico ha messo a disposizione dei mobili, un idraulico ha fatto gratuitamente dei lavori. Uscita dall’ospedale, L. ha trovato una casa accogliente. I servizi sociali del Comune le hanno procurato un pasto gratuito al giorno finché lei non avrà un lavoro. (A.A. – Italia)

a cura di Chiara Favotti

(altro…)

Il primato dell’ “essere” sul “fare”

“Cosa ne pensi?”, “cosa faresti se fossi al mio posto?”. Quante volte qualcuno ci chiede una mano o capiamo che ne avrebbe bisogno, o ancora siamo certi che per aiutare quell’amico, fratello, quella persona, si dovrebbe davvero “fare così”. In poche righe tratte da “Meditazioni”, il volume che raccoglie i suoi primissimi scritti spirituali, Chiara Lubich ci invita a cambiare prospettiva e a metterci dalla parte di Dio per avere non il nostro, ma il Suo amore verso chiunque. C’è chi fa le cose “per amore”. C’è chi fa le cose cercando di “essere l’Amore”. Chi fa le cose “per amore”, le può far bene, ma credendo, ad esempio, di fare un gran servizio ad un fratello, magari ammalato, può annoiarlo con le sue chiacchiere, coi suoi consigli, coi suoi aiuti: con una carità poco indovinata e pesante. Poveretto: lui avrà un merito, ma l’altro ha un peso. E questo perché occorre  “essere l’Amore”. Il nostro destino è come quello degli astri. Se girano sono, se non girano non sono. Noi siamo – nel senso che non la nostra vita, ma la vita di Dio vive in noi – se non smettiamo un attimo d’amare. L’amore ci stanzia in Dio e Dio è l’Amore. Ma l’Amore che è Dio, è luce e con la luce si vede se il nostro modo di accostare e servire il fratello è conforme al Cuore di Dio, come il fratello lo desidererebbe, come sognerebbe se avesse accanto non noi, ma Gesù.

Chiara Lubich

Tratto da: “C’è chi fa le cose per amore”, in: Chiara Lubich, Scritti spirituali/1, pag. 51. Città Nuova Ed., 1978. (altro…)

Mariapoli Europea/3 – Un patto di unità per la fratellanza dei popoli

Ha ancora senso impegnarsi per la fraternità in politica? Alla Mariapoli Europea, il 10 agosto prossimo si rinnoverà il patto per la fratellanza dei popoli, stipulato per la prima volta 60 anni fa. Di cosa si tratta? Ne abbiamo parlato con Marco Titli del Movimento Politico per l’Unità dei Focolari. È il 22 agosto del 1959, gli echi della guerra risuonano ancora, ma al termine della Mariapoli, nella valle di Primiero, rappresentanti dei 5 continenti stringono un patto di unità: pregando in 9 lingue, consacrano i loro popoli a Maria. La fratellanza, vogliono dire, è possibile. A distanza di 60 anni, calata nell’attualità politica, la proposta di stringere un patto di unità per la fratellanza dei popoli sembra utopica: sia che venga “dal basso”, come accadde nel ’59, sia che nasca da un’iniziativa dei governi. Dobbiamo rassegnarci o ha ancora senso impegnarsi per la fraternità in politica? Ne abbiamo parlato con Marco Titli, 33 anni, collaboratore parlamentare, impegnato nel Movimento Politico per l’Unità dei Focolari, a Torino consigliere di circoscrizione: Di fronte a un’Europa divisa fra integrazione e particolarismi, che messaggio offre la Mariapoli Europea? “Il compito della Mariapoli non è quello di entrare nella dialettica politica. Il messaggio che si vuole dare è che l’unità dell’Europa è un valore da custodire, nel rispetto delle identità dei singoli paesi: se l’Europa si spacca torniamo ai confini fortificati, invece ponti e strade ampliano lo sguardo e portano benessere. Il Movimento dei Focolari fa rete con altre realtà della Chiesa, come sulla mozione contro le esportazioni delle armi in Yemen, oppure riguardo la battaglia contro il gioco d’azzardo”. La crisi di fiducia verso i partiti si è acuita e i cittadini rinunciano alla partecipazione attiva. Come ricostruire fiducia? “Accanto alla crisi della politica vedo anche quella dei media che enfatizzano le cattive notizie. Tanti sindaci rischiano la vita per combattere la criminalità organizzata o rischiano la reputazione compiendo atti coraggiosi per la propria città. Anche a livello nazionale ci sono politici che lottano per il bene comune. Usciamo dal qualunquismo, c’è tanta gente in gamba oggi in politica”. Essere coerenti con i propri ideali a volte può voler dire scontentare qualcuno. Qual è dunque il criterio dell’agire in politica? “Se si fa politica bisogna essere disposti ai compromessi, perché viviamo in una realtà complessa, ma non a qualsiasi compromesso. Di fronte a pratiche illecite o fatti gravi bisogna dire di no, e questo significa anche rischiare: tanti amministratori sono caduti perché hanno detto di no e non sono stati capiti nemmeno dalla propria gente. Ma se si rifiuta il compromesso e si entra in politica per difendere le proprie idee si porta divisione. È una strada difficile che incontra resistenze, ma il politico è chiamato ad ascoltare gli interessi particolari, a comporli in un mosaico”. Puoi raccontare di iniziative di collaborazione fra i partiti della tua città? “Stavano costruendo un ponte vicino alla stazione ferroviaria di Torino – Porta Susa che unisce due pezzi di città una volta separati dalla ferrovia. Insieme ad altri della mia circoscrizione e di quella che sarebbe stata collegata dall’altra parte del ponte, ho proposto di intitolare la struttura all’Unione Europea, simbolo dell’unità fra popoli diversi. Il progetto è stato votato all’unanimità e varie forze politiche erano presenti al momento dell’intitolazione. E’ stato un momento di speranza: mi auguro che segni come questi possano ricostruire nei cittadini la fiducia verso la politica”.

Claudia Di Lorenzi

Immagine:© Ufficio stampa Mariapoli Europea (altro…)

Arte e danza sulle orme di Francesco

Arte e danza sulle orme di Francesco

Andrea Cardinali, giovane scrittore, racconta la quarta edizione del Summer Camp dei ragazzi di Armonia tra i popoli che si è svolta a luglio in Terra Santa. È il racconto personale di un’esperienza e di una terra capaci di toccare l’anima come pochi posti al mondo. Ci sono viaggi dai quali si torna rilassati perché vissuti come vacanze, altri dai quali bisogna prendersi giorni di riposo ulteriori per il sonno accumulato e poi ci sono viaggi che al ritorno ci si domanda: “Ma… dove sono stato?”

IMG 20190630 WA0032A volte si vive tutto così intensamente che manca il momento della domanda, la fase nella quale l’uomo si interroga sul senso, sul dove, sul perché. Non è necessariamente un male. Tutt’altro. Soprattutto quando si tratta di trascorrere la maggior parte del tempo con bambini ancora inconsapevoli di essere “prigionieri” nel loro luogo di nascita, la Palestina. Il fatto che manchi il momento della domanda non è sintomo di poca riflessione. Per alcuni viaggi, forse i più grandi, funziona proprio così, parti quando dici un quasi inconsapevole “Sì” ed entri con forza nel pieno dell’avventura. Non è più possibile pensare il senso da un fuori, sei così in uscita da te stesso che il senso lo viaggi da dentro.IMG 20190715 WA0009

Sono stato in Palestina 18 giorni, trascinato da Antonella Lombardo e dalle meravigliose ragazze della scuola Dance Lab di Montecatini (Italia), alcune delle quali incontrate nell’indimenticabile Genfest Let’s Bridge del 2012. “Armonia tra i Popoli” nasce nel 2005 con l’intento di utilizzare l’arte e la danza come strumenti di unità tra popoli e culture. Dopo varie edizioni italiane e workshop con ragazzi provenienti da vari Paesi, alcuni anni fa è nato grazie alla collaborazione con padre Ibrahim Faltas il progetto “Children without borders” che quest’estate è arrivato IMG 20190711 WA0057alla quarta edizione in Palestina. Sono stato l’ultimo ad aggregarsi a questa comitiva di artisti-educatori e con Luca Aparo di Sportmeet abbiamo cominciato a muoverci anche sul fronte sportivo che sappiamo essere altrettanto prezioso per imparare a divertirsi rispettando diversità di ogni tipo. Dopo due settimane di workshop artistici siamo andati in scena con i bambini il 14 luglio al Teatro Notre Dame di Gerusalemme e il 16 luglio alla Fondazione Giovanni Paolo II di Betlemme, rappresentando l’incontro storico di San Francesco d’Assisi con il Sultano d’Egitto Malik Al-Kamil avvenuto 800 anni fa nel 1219. Ad impreziosire le due serate c’era con noi anche il cantante Milad Fatouleh, conosciuto in Italia per “Una stella a Betlemme” votata migliore canzone straniera allo Zecchino d’Oro del 2004. Molte le personalità politiche e religiose presenti ai due spettacoli per celebrare l’incontro del Cristianesimo e dell’Islam, segno profetico del dialogo interreligioso e di una pace possibile.

Andrea Cardinali

(altro…)

Approfondimenti/ «Chi è l’uomo?»

Approfondimenti/ «Chi è l’uomo?»

Le sfide del presente e del futuro umanità alla luce delle intuizioni e delle esperienze di Chiara Lubich nell’estate del 1949. Il teologo Hubertus Blaumeiser racconta il recente seminario della Scuola Abbà a Tonadico (Trento, Italia). Chi siamo? Come ci realizziamo e ci rapportiamo con gli altri? Verso dove stiamo andando e dove sono le nostre radici? Sono domande che oggi si pongono con nuova urgenza, quando l’essere umano all’occhio della scienza può apparire come semplice frutto dell’evoluzione, determinato dai suoi geni e dall’attività del suo cervello; e quando con le nuove tecnologie può essere sempre più potenziato ma anche manipolato; quando masse di persone vivono in fuga o ridotte a povertà nelle bidonville e l’intervento dell’uomo rischia di compromettere irreversibilmente gli equilibri del pianeta. PastedGraphic 10Sono sfide al futuro troppo complesse per essere affrontate in modo settoriale, bisognose di nuovi approcci, di “luce”. Con questa convinzione, dal 14 al 16 luglio si sono riuniti a Tonadico sulle Dolomiti 65 studiose e studiosi di una ventina di discipline. Un seminario che ha coinvolto la “Scuola Abbà” (il centro interdisciplinare di studi del Movimento dei Focolari), l’Istituto Universitario “Sophia” (Loppiano, Italia) e il “Centro Chiara Lubich”. L’obiettivo? Accantonata la pretesa di giungere a rapide conclusioni, si è inteso aprire piste di ricerca da percorrere insieme. L’occasione era offerta dal luogo e dalla data: tra quei monti, esattamente 70 anni fa era iniziato per Chiara Lubich e alcune persone del primo nucleo dei Focolari un periodo di travolgenti esperienze e intuizioni. Sentendosi trasportate in Dio, si erano trovate a guardare il mondo non dall’“alto” o dal “basso”, ma dal di “dentro”, se così si può dire. Un’esperienza che ha impresso in loro un’incancellabile impronta, decisiva per lo sviluppo del Movimento dei Focolari, ma – come si è capito in seguito – anche fonte di inediti sviluppi culturali che investono tutto l’arco delle discipline scientifiche. Variegata eppure convergente la visione dell’essere umano emersa da quest’incontro. Occorre – ha spiegato il preside dell’Istituto Universitario Sophia, Piero Coda – sviluppare sempre più un’autocoscienza universale, «pancosmica e panumana», citando Chiara Lubich: «il mio io è l’umanità, con tutti gli uomini che furono, sono e saranno». Visione non affatto statica della persona e della società, ha sottolineato la francese Anouk Grevin, economista e studiosa delle dinamiche del dono: «Sia il dare che il ricevere si fondano su una capacità di vedere sé stessi nell’altro, di far proprio tutto quello che è suo, così da poter comunicare tutto sé stessi e ricevere pienamente l’altro in sé». Con riferimento alle problematiche ambientali, il politologo Pasquale Ferrara e lo scienziato della natura Sergio Rondinara hanno aperto un ulteriore orizzonte: «La politica mondiale adotta una visione antropocentrica del globo, mentre rimane ancora in ombra la dimensione socio-naturale della vita del pianeta». Urge passare da un antropocentrismo “dispotico” a «un’antropologia non egemonica ma oblativa». In qualità di coordinatore della Scuola Abbà, Fabio Ciardi ha tirato le fila: «Man mano che passavano le ore, ci siamo calati sempre più nelle realtà dell’esistenza. Occorre andare avanti in questa dinamica: lavorare nel proprio ambito e confrontarsi con le altre discipline». Dal canto suo, Jesús Morán, co-presidente dei Focolari, ha indicato un duplice compito: un’adeguata ermeneutica del carisma dell’unità e «il servizio all’umanità, affrontando almeno alcune questioni decisive del nostro tempo».

Hubertus Blaumeiser

(altro…)

Viaggio in Siria – Homs

In viaggio da Damasco ad Aleppo, passando per Homs. Vediamo con i nostri occhi cosa sta succedendo: la ricostruzione, la tenacia della gente di tornare alla normalità in un Paese dove la guerra non è ancora terminata e le macerie ingombrano strade ed esistenze. La presenza e il lavoro dei Focolari, attraverso alcuni progetti AMU e AFN. https://vimeo.com/342337840 (altro…)

Mariapoli europea/2 – un’esperienza di comunione

Intervista a Lucia Abignente che, insieme con Giovanni Delama, ricostruisce la storia delle prime Mariapoli nel libro Una città tutta d’or, che sarà pubblicato a settembre da Città Nuova. La prima si svolse 70 anni fa sulle Dolomiti trentine. Era l’estate del ’49 e Chiara Lubich, che a Trento condivideva la scelta di vivere il Vangelo con alcune compagne, trascorreva un periodo di riposo a Tonadico di Primiero. Fu un momento decisivo nella storia del Movimento dei Focolari: un’esperienza mistica permise a Chiara di comprendere il progetto di Dio sull’Opera nascente: Opera di Maria. Da allora esperienze simili, chiamate Mariapoli, si sono ripetute ogni anno in estate, e nel tempo si sarebbero replicate in tutto il mondo. Nella storia delle Mariapoli, particolarmente significativi sono i primi dieci anni, dal ‘49 al ‘59. Ci spiega perché? Quegli anni segnano le origini della Mariapoli, quelli in cui la forza del carisma dell’unità, donato da Dio a Chiara per la Chiesa, produce frutti nuovi. Si sperimenta una comunione fortissima, partecipata, arricchente fra persone di tutte le età e i ceti sociali provenienti da diversi paesi del mondo (nel ’59 saranno complessivamente 12.000 da 27 nazioni). È una intensa esperienza di Dio, un cammino di santità che si fa insieme come fratelli. Si delinea in essa la realtà del popolo di Dio che il Concilio Vaticano II metterà in luce. Perché il nome Mariapoli? Il nome è venuto fuori solo nel ’55: cresciuta negli anni, questa convivenza si è configurata come una città, un popolo che si sentiva guidato da Maria. L’amore evangelico vissuto fra tutti generava la presenza del divino. Si realizzavano le parole di Gesù: “Dove due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt, 18,20). È questa realtà di luce che ispira il titolo del libro. Quali sono i tratti sostanziali di questi appuntamenti che in modi diversi si svolgono ancora oggi? Li racchiuderei in una parola: comunione, anzi comunioni. La comunione nell’Eucarestia, rinnovata quotidianamente; la comunione nella Parola del Vangelo; la comunione con i fratelli. È questa caratteristica che imprime un timbro forte all’esperienza del 1949 e che ritroviamo anche negli anni seguenti. Da ciò scaturisce l’impegno di continuare a vivere quest’esperienza nei luoghi di vita abituali, per cooperare al disegno di amore di Dio sul Creato e sulla realtà sociale che ci accoglie. Cosa l’ha colpita nei racconti di chi ha partecipato alle prime Mariapoli? Incontrando quei testimoni ho potuto constatare che l’esperienza della Mariapoli non è un ricordo ma una realtà ancora viva oggi. Dalle testimonianze scritte ho colto l’autenticità di una vita vissuta come corpo, ricercando l’unità. Le Mariapoli hanno prodotto anche frutti di lungo respiro… Anzitutto il giornale «Città Nuova», che è nato durante la Mariapoli e per tenere collegati i partecipanti una volta tornati a casa. Poi le Mariapoli “permanenti”, cittadelle internazionali stabili di cui Chiara parla già nel ’56. E i percorsi di dialogo avviati con persone di altre chiese cristiane, presenti a Fiera già nel ’57, e con altre figure carismatiche all’interno della Chiesa cattolica: vie di comunione che si svilupperanno con il Concilio Vaticano II e con il Magistero seguente. Sono visibili inoltre i prodromi dell’impegno del Movimento nella realtà politica e sociale. Nelle Mariapoli “permanenti” convivono persone di età, paesi, culture e denominazioni cristiane diverse, mettendo in pratica il Vangelo. Realtà dove la diversità si compone in unità. In questa Europa frammentata da nazionalismi e populismi, che messaggio viene da queste cittadelle? È molto significativo quello che Papa Francesco ha detto nella cittadella di Loppiano un anno fa sulla “mistica del noi”, che ci fa camminare insieme nella storia. Una realtà già molto viva nelle prime Mariapoli. Nel ’59 per esempio, nonostante gli echi della guerra, italiani e tedeschi, e persone di varie nazionalità, superando ogni barriera, consacrano i loro popoli a Maria: desiderano farlo insieme, come atto di amore reciproco che esprime la realtà di un unico popolo.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)

Vangelo vissuto: una cultura fondata sul dare e condividere

“Lungo tutto il Vangelo, Gesù invita a dare – scriveva Chiara Lubich nel 2006 – dare ai poveri, a chi domanda, a chi desidera un prestito; dare da mangiare a chi ha fame, il mantello a chi chiede la tunica; dare gratuitamente… Lui stesso ha dato per primo: la salute agli ammalati, il perdono ai peccatori, la vita a tutti noi. All’istinto egoista di accaparrare oppone la generosità; all’accentramento sui propri bisogni, l’attenzione all’altro; alla cultura del possesso quella del dare“1. Le nozze Si sposava una delle mie figlie, ma essendo la nostra una famiglia di condizioni molto modeste, era difficile affrontare tutte le spese. Mancavano dieci giorni e io non avevo ancora un vestito adatto alla cerimonia, ma anche trovarlo in prestito non era facile vista la mia taglia. Proprio in quei giorni è arrivato da Firenze un container pieno di indumenti e oggetti per la casa, preparato e spedito da alcune famiglie italiane per la nostra comunità. Un’amica si è messa a cercare in mezzo a quel mare di cose qualcosa per me. Con grandissima gioia ha trovato una stoffa molto bella e ha pensato al modello di un vestito. Il giorno del matrimonio, a chi mi faceva i complimenti per la mia eleganza rispondevo che la provvidenza di Dio si era servita di amici lontani e vicini. (M.A. – Paraguay) In dialisi Da tre anni mi devo sottoporre a tre dialisi la settimana, in attesa di un trapianto. Nella clinica dove vado convivo con situazioni difficili e cerco di costruire con ogni malato un rapporto. Se a uno piace parlare di cibo, parlo di cibo; se a uno interessa lo sport, parliamo di sport. Ma un giorno ero particolarmente stanca di lottare e sfiduciata. Non avevo la forza di sorridere e nemmeno di salutare. Un infermiere che mi conosce bene mi ha detto: “Anche tu, Araceli?”. L’angoscia e lo scoraggiamento sono scomparsi e ho ricominciato a non pensare più a me stessa ma agli altri. (Araceli J. – Brasile) Adottato Mi sono sempre vergognato di non sapere chi siano i miei genitori naturali, anche se la famiglia che mi ha adottato ha fatto di tutto per riempire i miei vuoti. Quando mi sono innamorato e poi sposato con K., i miei problemi, che prima sembravano cancellati, sono ritornati a galla. Nell’educare i nostri figli, infatti, eravamo all’opposto. L’ho lasciata senza spiegazione. Chi ha avuto una famiglia non può comprendere chi si sente esistenzialmente solo. Ma ora, dopo tanto tempo, cercare di tirare fuori l’amore da un cuore arido mi sta aiutando a guarire. (T.A.F. – Ungheria) La sfida Un giorno una collega mi porge un foglietto, dicendomi che era una frase del Vangelo con un commento che aiutava a viverla. Leggo: “Amate i vostri nemici”. Ci penso e l’indomani mi sento pronta ad accettare la sfida. Trovo in cucina mia madre, con cui da due mesi non parlo. Mi siedo a prendere il caffè con lei. “Hai dormito bene?”, le chiedo. Nel pomeriggio mio fratello viene in camera a chiedermi in prestito un maglione. “Apri l’armadio e scegli quello che vuoi!”, gli rispondo. Sono fatterelli, ma già mi sento diversa. (A.F. – Italia)

a cura di Chiara Favotti 

[1] C. Lubich, Parola di Vita ottobre 2006, in  Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017) pp. 791-793.

 

(altro…)

L’economia di Francesco: al via le iscrizioni per giovani economisti under 35

L’economia di Francesco: al via le iscrizioni per giovani economisti under 35

L’evento si terrà dal 26 al 28 marzo. Presenti tra gli altri: Yunus, Frey, Meloto, Petrini, Raworth, Sachs, Sen, Shiva e Zamagni E’ ora possibile iscriversi per la tre giorni voluta da Papa Francesco destinata a giovani economistiimprenditori e change-makers di tutto il mondo. Dal 26 al 28 marzo Assisi ospiterà l’evento internazionale The Economy of Francesco. I giovani, un patto, il futuro. L’invito a partecipare arriva direttamente dal Santo Padre ed è rivolto ai giovani fino ai 35 anni. È possibile presentare la propria candidatura entro il 30 settembre tramite il sito www.francescoeconomy.org. teheof slide2L’evento The Economy of Francesco si articolerà in laboratori, manifestazioni artistiche e plenarie con i più noti economisti, esperti dello sviluppo sostenibile, imprenditori e imprenditrici che oggi sono impegnati a livello mondiale per una economia diversa e che rifletteranno e lavoreranno insieme ai giovani. Hanno già confermato la loro presenza i premi Nobel Muhammad Yunuse Amarthya Sen. E ancora, tra gli altri, Bruno Frey, Tony Meloto, Carlo Petrini, Kate Raworth, Jeffrey Sachs, Vandana Shiva e Stefano Zamagni. Non un convegno tradizionale ma un’esperienza dove la teoria e la prassi si incrociano per costruire nuove idee e collaborazioni. Un programma dove i tempi rallentano per lasciare spazio anche alla riflessione e al silenzio, alle storie e agli incontri, all’arte e alla spiritualità, perché siano il pensiero e l’agire economico dei giovani ad emergere. L’incontro è rivolto ai giovani under 35 impegnati negli ambiti della ricerca: studenti e studiosi in Economia e altre discipline affini (studenti di master, di scuole di dottorato di ricerca, giovani ricercatori); e dell’impresa: imprenditori e dirigenti. Possibilità di partecipare anche per i change-makers, promotori di attivitàal servizio del bene comune e di una economia giusta, sostenibile e inclusiva. La proposta è di stringere con i giovani, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani perché sia più giusta, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso. Fra tutti i candidati verranno scelti 500 giovani a partecipare ad unpre-eventoprevisto per le giornate del 24 e 25 marzo: un’occasione di lavoro e approfondimento che continueranno nei giorni dell’evento (26-27-28) insieme a tutti gli altri partecipanti.

(fonte: comunicato stampa)

(altro…)

Mariapoli europea/1 – padre Fabio Ciardi: “Riscoprire il progetto di Dio sull’umanità”

E’ da poco iniziata la prima Mariapoli Europea promossa dal Movimento dei Focolari, a Tonadico sulle Dolomiti dal 14 luglio all’8 agosto Nel contesto storico e politico di un’Europa divisa e conflittuale, l’evento vuole testimoniare che il sogno della fratellanza fra i popoli non è un’utopia. L’intuizione originaria di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, a cavallo fra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, trova attuazione nei diversi campi del sapere, come nel cuore delle relazioni fra i singoli e fra i popoli. Ne parliamo con Padre Fabio Ciardi, responsabile del centro studi interdisciplinare del Movimento “Scuola Abbà”: Qual è il legame fra le esperienze mistiche che Chiara Lubich ebbe negli anni ’49 e ’50, durante e dopo la prima Mariapoli, e la nascita della Scuola Abbà? “La Scuola Abbà è nata per approfondire quello che è avvenuto in quegli anni. Chiara ha avuto occasione di scrivere di quell’esperienza a mano a mano che avveniva, consapevole che lì c’era una dottrina, dei valori così profondi e ricchi che avrebbero potuto nutrire non soltanto l’Opera ma anche la Chiesa. Ad un certo punto ha sentito il bisogno di riprendere in mano quelle carte e ha iniziato a chiamare intorno a sé persone di un certo livello culturale per entrare in profondità dentro questa sua esperienza e farne scaturire la dottrina che è già in sé insita”. Tra le discipline oggetto di studio della Scuola Abbà ci sono la storia e la politologia. La riflessione della Scuola in questi ambiti può aiutare a comprendere le ragioni fondative dell’Unione Europea? “L’esperienza che Chiara ha fatto nel ’49, le ha consentito di avere una visione dall’alto del disegno di Dio sull’umanità e sulla storia. Vi si ritrovano quindi valori che stanno alla base anche dell’Europa. La Scuola Abbà vuole metterli in luce e mostrarne l’attualità. Oggi la Mariapoli ci aiuta a riscoprire quel disegno, a comprendere qual è il progetto di Dio sulla nostra storia, sulla nostra identità”. In quei primi tempi Chiara intuì che l’Europa era chiamata ad essere unita al suo interno – Igino Giordani, cofondatore del Movimento, auspicava la nascita degli Stati Uniti d’Europa – e a porsi come entità federatrice dei popoli nel contesto mondiale. Oggi però siamo lontani da quella visione e l’Europa è attraversata da nazionalismi e populismi. Come ritrovare quello slancio e renderlo “contagioso”? “A me sembra che nell’esperienza iniziale del ’49 ci siano tutte le componenti per allargare il cuore, per far crescere il senso di fraternità, accoglienza, condivisione, e per promuovere un cammino insieme. All’inizio la riflessione di Chiara era concentrata sull’Italia: parlava di Santa Caterina e San Francesco come i patroni dell’Italia. Ma presto gli orizzonti si sono allargati perché si sono unite al Movimento persone di altri paesi d’Europa e di altri continenti e lei vedeva il carisma dell’unità vibrare in tutti ed ognuno vi ritrovava i suoi valori più profondi. Chiara vedeva tutta l’umanità in marcia verso l’unità. E questo mi sembra sia l’ideale fondamentale che può essere attuato anche oggi. Ci vuole una riflessione culturale che sappia coniugare il grande progetto di Dio sull’umanità con la situazione politica, storica, economica attuale”. L’esperienza di una Mariapoli europea che messaggio può dunque mandare ai cittadini d’Europa? “L’idea che l’unità europea non è uniformità o imposizione, ma è ricchezza che viene da una grande diversità. Non soltanto dei popoli europei storici ma anche dei nuovi popoli che arrivano. L’Europa si fa, è in costruzione continua sin dalle sue origini, e dovrebbe saper coniugare questi due elementi: promuovere la fraternità, la condivisione, la comunione, l’unità e, allo stesso tempo, valorizzare la grande diversità culturale, la storia particolare di ogni popolo. Penso che la Mariapoli possa essere il nuovo crogiolo nel quale si impara a rispettarsi, amarsi, a vivere insieme”. La Mariapoli dunque come “laboratorio” di unità per l’Europa. Si potrebbe obiettare che si tratta di una prospettiva utopica… “I luoghi dell’utopia sono luoghi immaginari nei quali uno sogna una realtà che di fatto non c’è. La Mariapoli invece è un luogo diverso, non è utopico ma reale, e penso che occorra riproporre esperienze come questa, significative, anche se piccole, che facciano vedere come potrebbe essere il mondo se si vive davvero la legge della fraternità, dell’amore e dell’unità”.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)

Jesús Moràn: l’attualità del “Paradiso ‘49”

Settant’anni fa è stata Chiara Lubich stessa a definire così l’esperienza mistica con cui Dio le ha aperto e – attraverso di lei, al Movimento nascente – la piena comprensione del carisma dell’unità e dell’Opera che ne sarebbe nata. Esperienza che è da anni oggetto di studio e approfondimento da parte della “Scuola Abba”, il centro culturale dei Focolari, che proprio in questi giorni, insieme ad altri studiosi, è impegnato in un seminario di studi sul “Paradiso ‘49”. Vi partecipa anche Jesús Moràn, Copresidente dei Focolari, al quale abbiamo chiesto di spiegarne attualità e prospettive. https://vimeo.com/348249423 “Quello che nel Movimento dei Focolari e, penso ormai anche oltre, conosciamo come ‘Paradiso ‘49’ è un’esperienza mistica, in qualche modo inedita, unica – Dio non si ripete mai; inedita e unica nella forma e nel contenuto. Tutto ha avuto inizio da un patto di unità tra Chiara Lubich e Igino Giordani: quindi una donna e un uomo; una ragazza depositaria di un carisma che viene da Dio e un uomo politico e impegnato nel sociale; una vergine e uno sposato: questo ci dice già tante cose. È vero che bisogna tener presente il contesto che precede: è molto importante. Quindi i prodromi di questa esperienza sono una profonda vita della Parola – quindi il logos umano unito al logos divino; Gesù crocifisso e abbandonato che unisce Cielo e terra e quindi riempie ogni vuoto; la comunione eucaristica come simbolo della fraternità universale, della comunione universale. Gli studiosi di questa esperienza ci dicono che tutto è nato qui, tutto è nato in questo contesto ed è logico che se le cose sono andate così, è nato un movimento ad ampio respiro ecclesiale e sociale, con una metodologia di dialogo a 360°: dialogo nella Chiesa cattolica, dialogo ecumenico, dialogo interreligioso, dialogo con la cultura. Un movimento capace di dar vita a movimenti sociali importanti come l’Economia di Comunione e il Movimento Politico per l’Unità e anche a realtà culturali di rilievo come l’editrice Città Nuova o l’Istituto Universitario Sophia. Quello che stiamo celebrando oggi è proprio questo evento particolare in un contesto meraviglioso dove la natura si fonde con la cultura; dove il Divino splende nell’umano e l’umano splende nel Divino e nei rapporti sociali. Certamente in un mondo come quello in cui viviamo oggi, frammentato e segnato da una polarizzazione estrema, penso che questa esperienza abbia un’attualità veramente importante e che possa dare un contributo notevole al cammino che sta facendo l’umanità”.

 

  Immagine: © Fabio Bertagnin – CSC Audiovisivi (altro…)

16 luglio 1949 – 16 luglio 2019. La mistica del Paradiso ‘49 al servizio dell’umanità di oggi

Dallo speciale patto spirituale che Chiara Lubich e Igino Giordani strinsero il 16 luglio 1949 scaturì una originale esperienza mistica, aperta all’umanità e trasformante la storia di comunità e popoli. Tutte queste carte che ho scritto valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei. Ora ciò che io voglio lasciare a chi seguirà il mio Ideale è la sicurezza che basta lo Spirito Santo (e la fedeltà a chi ha iniziato) per proseguire l’Opera. Di accessorio poi posso lasciare anche quanto ho scritto: ma vale se è preso come “accessorio”. Anche Gesù, pur essendo Dio ed avendo tutto in Sé, non è venuto per distruggere e far ex-novo, ma per completare. Così chi mi seguirà potrà completare quanto io ho fatto. Io non voglio amare i miei posteri meno di me e perciò voglio che essi abbiano lo Spirito Santo zampillante come Dio Lo diede a me. Non Lo avranno direttamente, Lo avranno per interposta persona, ma Lo avranno vivo dalla viva bocca di chi Lo trasmetterà vivendo ciò che Egli insegna per mezzo mio. Così è bene togliere decisamente ogni altra preoccupazione di quella di fare la divina volontà che momento per momento ci è manifestata, ma senza suggerire nulla a Dio”.  (Chiara Lubich, Paradiso ’49) Quali sono “queste carte” di cui Chiara Lubich sta parlando? Sono le pagine del testo noto come Paradiso ’49, vergate da Chiara nell’estate di settant’anni fa, sotto l’influsso di una luce spirituale che durerà ancora nei mesi successivi. Nel brano citato Chiara si rivolge direttamente a chi oggi vuole non solo ricordare ciò che successe allora, ma innestarsi in quella esperienza mistica che lei e alcuni membri della nascente comunità dei Focolari stavano svolgendo. Le belle parole, le suggestive metafore e le ampiezze concettuali di quelle carte possono compiacere il senso estetico del lettore, fargli gustare il clima religioso che allora si respirava, ma niente di più. Solo chi ama è in grado di penetrare dentro il significato profondo della mistica del Paradiso ’49. Tale significato nasce dalla comprensione della realtà umana e di ogni creatura direttamente ispirata dalla contemplazione di Dio e in Dio. I frutti di questa esperienza sono sotto i nostri occhi: la visione della spiritualità di comunione, la dottrina che prorompe dal carisma dell’unità, la missione del Movimento dei Focolari, le iniziative e le opere che scaturiscono dal suo impegno nel sociale. Non è un caso che ad aprire il varco per l’inizio di questa esperienza mistica fu uno speciale patto spirituale che Chiara strinse con Igino Giordani, sposo e padre, parlamentare, scrittore. Di solito la mistica è inaccessibile a chi è immerso nelle sfide di tutti i giorni, ha famiglia, ha lavoro, ha impegni inderogabili e sfide complicate. Il fatto che il Paradiso ’49 è stato aperto dall’unità fra Chiara e Igino sottintende che la spiritualità di Chiara Lubich non è riservata, non è dedicata a chi vive qualche condizione religiosa speciale, ma è per l’umanità ed è chiamata a sostenere la marcia verso l’unità di tutti gli uomini e le donne, le comunità e i gruppi, i popoli e le nazioni, in qualunque circostanza e condizione. A noi, oggi, Chiara chiede di continuare la sua opera.

Alberto Lo Presti

  (altro…)

Economia e giustizia nuove: l’impegno dei giovani dei Focolari

Economia e giustizia nuove: l’impegno dei giovani dei Focolari

Settanta giovani si sono dati appuntamento negli USA per uno degli eventi internazionali legati alla Settimana Mondo Unito 2019. Una settimana che ha chiuso il primo dei 6 “Percorsi per un mondo unito” lanciati dai giovani dei Focolari, incentrato su lavoro ed economia ed ha aperto il secondo su pace, giustizia e legalità. UCF FOTO SMU 2019 9Foglie di uno stesso albero o fili di una stessa trama. Diversi, ma legati dallo stesso sogno di fraternità, uniti dallo stesso impegno per realizzarlo. È quanto hanno sperimentato gli oltre 70 giovani, provenienti da Stati Uniti, Canada, Messico, Messico, Paraguay, Italia, Brasile, Libano e Repubblica Ceca, che si sono riuniti dal 9 al 16 giugno nella Mariapoli Luminosa, a nord di New York (USA), la cittadella internazionale dei Focolari del Nord America. Abbiamo chiesto a Chris Piazza, giovane statunitense presente all’evento, di raccontarci questi evento che era uno degli appuntamenti internazionali della Settimana Mondiale Unito 2019. Quale era la tematica principale dell’incontro? L’anno scorso, in occasione del Genfest 2018 a Manila (Filippine), i Giovani per un Mondo Unito (Y4UW) hanno lanciato  “Pathways for a United World”: 6 “Sentieri per un mondo unito” per 6 grandi tematiche da approfondire e da vivere in 6 anni. Il primo, che abbraccia i temi dell’economia, del lavoro e della comunione, è stato al centro anche dell’evento alla Mariaopli Luminosa. E come l’avete affrontata e sviluppata? Abbiamo fatto approfondimenti e workshop su tematiche legate a finanze, leadership, povertà delle risorse ed abbiamo riflettuto in piccoli gruppi su come vivere e diffonde una cultura fondata sul dare e sul condividere, partecipando anche ad un esercizio di sensibilizzazione dei consumatori chiamato “Into the Label”. Il titolo dell’ultimo giorno “Vivere affinché non ci sia più nessuno in necessità” riassume ciò che abbiamo vissuto. Erano presenti anche alcuni imprenditori che aderiscono all’Economia di Comunione, un nuovo modello economico che promuove la fraternità in tutti gli aspetti dell’impresa. SMU 2019_Mariapoli Luminosa_2Due di loro, di aziende concorrenti, hanno raccontato come hanno cercato di non compromettere il loro rapporto personale nonostante la concorrenza spietata del loro lavoro. Tra gli eventi della settimana anche “Hands4Humanity”: la visita a una casa di cura. E poi azioni anti-spreco e a favore del riciclo ed una mostra  d’arte dal titolo  “Trama di fraternità”, un viaggio su come divenire costruttori di tessuti di fraternità. Un giorno siete stati a New York City. Che cosa avete fatto? È stata una giornata dedicata alla crisi climatica. Insieme a Lorna Gold, autrice del libro “Climate Generation” e ad altri attivisti ambientali, si è parlato di come combattere l’ingiustizia climatica. Ognuno ha scritto su un foglio un suo contributo o un desiderio su questo tema e lo ha posto accanto al disegno di un grande tronco. I nostri impegni formavano così un grande albero, un appello all’azione individuale e collettiva. “Questo evento mi ha aiutato a capire che un mondo unito non solo è possibile, ma sta già diventando realtà!  – ha detto Maria Bisada di Toronto – Anche se questo percorso sta per finire, la nostra missione non finisce qui”. Facendo tesoro degli impegni presi e mettendoli in pratica, adesso infatti apriamo, con tutti i giovani dei Focolari, il secondo dei “Sentieri per un mondo unito”, incentrato su pace, diritti umani, giustizia e cultura della legalità.

Stefania Tanesini

(altro…)

A Birmingham (UK) segni di unità

A Birmingham (UK) segni di unità

Dal 29 giugno al 4 luglio scorso Maria Voce e Jesús Morán si sono recati a Birmingham (UK), per partecipare ad una sessione dell’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Hanno incontrato anche la comunità dei Focolari e hanno fatto visita a uno dei centri Sikh della città. Da secoli nota come “città dei mille mestieri” e “officina del mondo”, Birmingham è la seconda città più popolosa del Regno Unito; oggi presenta un volto giovane – il 25% dei suoi abitanti ha meno di 25 anni – e spiccatamente multiculturale. Conseguenza, in larga parte, del via vai di lavoratori provenienti da ogni parte del Paese e del mondo che, dalla Rivoluzione Industriale ad oggi, hanno calpestato (e costruito) le vie della città e l’economia del Paese. È qui che dall’1 al 4 luglio si è svolto l’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) sul contributo del cristianesimo al risveglio di una coscienza che possa dirsi realmente europea. Maria Voce è stata invitata a portare la sua testimonianza sull’importanza dei carismi all’interno della Chiesa, con una relazione dal titolo “Profilo petrino e profilo mariano: insieme per una nuova Pentecoste”. Nonostante il viaggio-lampo, la presidente e il co-presidente dei Focolari hanno potuto conoscere la piccola comunità del Movimento che rispecchia la varietà di razze e culture presenti in città. C’erano persone da Burundi, Uganda, India, Malesia, Filippine accanto a quelle nate in Gran Bretagna; erano Sikh, Musulmani e Cristiani dalle Chiese Cattolica e Anglicana, ma anche di convinzioni non religiose. IMG 20190630 WA0041In un dialogo semplice e spontaneo, Maria Voce ha indicato loro una via: “La fratellanza del genere umano è la nostra meta e ciascuno di noi deve fare il proprio passo; e lo facciamo quando amiamo, perché l’amore fa vedere ciò di cui gli altri hanno bisogno. Questa città dei mille mestieri può diventare la città dei mille volti, dei mille sapori e dei mille incontri con le tante persone che incontrate. Vi auguro che ogni persona che incontrate sia veramente toccata dall’amore che avrete verso tutti”. Hanno poi visitato anche il Guru Nanak Nishkam Sewa Jatha Gurdwara dove ha sede il IMG 20190630 WA0056centro di una delle comunità Sikh della città. Il Presidente, Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh l’ha accolta con affetto, assieme a un gruppo di ragazzi di due scuole superiori della città, la scuola Sikh Nishkam High school e la scuola cattolica Saint Paul’s High. Presente anche l’arcivescovo cattolico di Birmingham Bernard Longley e un rappresentante del vescovo anglicano David Urquhart . Da anni le due comunità – quella Sikh e dei Focolari – lavorano fianco a fianco per la pace, per testimoniare, come è stato detto, che è molto di più ciò che unisce che ciò che divide. La tappa a Birmingham del complesso internazionale Gen Verde, nel novembre scorso, ne è stata un esempio: molti giovani di fedi diverse hanno partecipato ai workshop organizzati dalla band e allo spettacolo finale. Durente la visita al Gurdwara, a Maria Voce è stata consegnata la “Carta della pace per il perdono e la riconciliazione”, sottoscritta da diversi leader e organizzazioni religiose internazionali e che punta a “a promuovere la guarigione dalle divisioni, l’armonia, la giustizia e la pace sostenibile nel nostro mondo”, come recita il preambolo stesso. “La divisione non è il progetto di Dio; il progetto di Dio è l’unità e noi ci crediamo – ha concluso quindi Maria Voce – ciò che ci lega non sono solo gli sforzi di collaborazione per scopi comuni. Ci lega un dono di Dio: il sogno di unità di tutta la famiglia umana”. Ha poi sottolineato la centralità del perdono in uno stile di vita e di relazioni incentrate sul dialogo e l’accoglienza reciproca: “Solo attraverso questi piccoli passi riusciremo a superare anche i conflitti che ogni giorno tentano di dividerci”. Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh ha poi donato alla presidente dei Focolari un brano tratto dalle Sacre Scritture Sikh che raccontano l’amore e l’unione tra Dio e il creato, auspicando di continuare a camminare insieme per la pace e l’armonia dei popoli. IMG 4355Il 2 luglio la presidente dei Focolari ha tenuto il suo intervento all’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa; presente anche Jesús Moran, Co-presidente, che ha partecipato ad una sessione di dialogo. Maria Voce ha sottolineato la “co-essenzialità tra doni gerarchici e doni carismatici nella Chiesa”. Per la presidente dei Focolari le diverse realtà “che nascono da un carisma hanno bisogno di vivere ben innestate nell’insieme della compagine ecclesiale di cui fanno parte e di coltivare un fecondo interscambio con tutte le altre realtà”. “Non si tratta di fare tutti insieme la stessa cosa, stando fermi ‘a casa’, ma di mettersi in cammino nelle direzioni più diverse, animati dalla comune ansia di arrivare fino ai confini della terra”. Infine ha indicato il profilo mariano della Chiesa quale dimensione che “insegna come dar vita a una pastorale autenticamente generativa”.

Stefania Tanesini

(altro…)

Una Mariapoli per l’Europa

Una Mariapoli per l’Europa

Per la prima volta il meeting storico dei Focolari viene organizzato a livello continentale e sarà l’Europa a fare da apripista. Dal 14 luglio all’11 agosto prossimi sulle Dolomiti italiane sono attese 3.000 persone. Per la prima volta in 70 anni i Focolari organizzano il loro raduno storico, la “Mariapoli” (città di Maria), per un intero continente, l’Europa. La Mariapoli europea che ha come titolo e motto “Puntare in alto” si svolgerà dal 14 luglio all’11 agosto 2019 a Fiera di Primiero, sulle Dolomiti italiane, proprio dove questa esperienza è iniziata, ispirata dal carisma dell’unità, 70 anni fa. TonadicoSecondo gli organizzatori l’evento sta suscitando molto interesse. In poche settimane, le prenotazioni anticipate hanno superato di gran lunga gli alloggi disponibili. Al 31 gennaio, data di chiusura delle pre-iscrizioni, si sono registrate quasi 3.000 persone, sarannò dunque presenti circa 600 persone a settimana. La Mariapoli europea si colloca sullo sfondo di un continente sempre più frammentato. “Il nostro sogno è quello di avere un evento che sottolinea la bellezza del continente europeo in tutta la sua diversità, dove la ricchezza di ogni cultura emerge nello splendido arazzo che è l’Europa”, ha detto Peter Forst dei Focolari. “Crediamo che attraverso la condivisione e una sempre maggior conoscenza delle nostre testimonianze, delle nostre culture e della nostra storia possiamo gettare le basi per un’Europa più unita”. La Mariapoli è un incontro in cui i cittadini di una città temporanea cercano di costruire un nuovo tipo di società umana basata sulle relazioni, come in una famiglia: fraternità e rispetto reciproco sono al centro di queste vacanze. I partecipanti saranno ospitati in strutture alberghiere, istituti religiosi, case e appartamenti in affitto nella bella valle del Primiero. Un team composto da persone provenienti da diversi Paesi europei ha preparato il programma delle quattro settimane, che comprenderà una serie di input tematici, momenti di scambio culturale, workshop e tavole rotonde. “Speriamo che ci sia qualcosa per tutti! E, naturalmente, sia anche una vacanza. I partecipanti avranno ampia scelta: passeggiate, escursioni e altri eventi culturali”, ha commentato Ana Siewniak dal Regno Unito, membro del comitato scientifico.  Ha detto a CatholicIreland.net che uno degli obiettivi della Mariapoli europea è quello di avere “spazi in cui scambiare la ricchezza delle nostre culture e delle nostre esperienze”, per esempio imparando i rispettivi repertori musicali o danze nazionali. In una recente intervista, Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, ha descritto la sua prima esperienza dell’ultima Mariapoli a Primiero nel 1959. “Me lo ricordo bene, dormivamo nelle aule scolastiche, tutti i materassi erano sul pavimento. C’era una sedia tra ogni letto e questo costituiva l’arredo per tutti i partecipanti. Non c’erano armadi, non c’erano specchi, eppure niente di tutto questo ha compromesso l’esperienza della Mariapoli”. Anche se la Mariapoli era materialmente povera, continua Maria Voce, era “molto ricca di grazie spirituali. Il divino costruito tra tutti risplendeva tra la gente della Mariapoli, coinvolgeva i partecipanti”. Tra le 12.000 persone che passarono per la Mariapoli di Fiera di Primiero nel 1959 c’erano persone di ogni ceto sociale, spiega ancora la presidente dei Focolari, e di molti Paesi. “I poveri e i ricchi arrivarono grazie a una grande comunione di beni tra tutti”. “Era veramente l’incontro di una città ricca di relazioni e d’amore reciproco. Le persone erano tutte uguali e l’amore dava a tutti la stessa vita divina e piena gioia”.

Susan Gately

Fonte: Catholicireland.net Per informazioni: mariapolieuropea.org (altro…)

Vangelo vissuto: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

La logica di Gesù e del Vangelo è sempre ricevere per condividere, mai accumulare per se stessi. È un invito anche per tutti noi a riconoscere ciò che abbiamo ricevuto: energie, talenti, capacità, beni materiali, e metterli a servizio degli altri. La retta di iscrizione Sono responsabile di un ostello per studenti in un villaggio del Punjab. Il giorno dell’iscrizione all’esame di maturità due fratelli vengono a dirmi che non hanno i soldi per iscriversi. Purtroppo non ho neanch’io i mezzi per aiutarli. Ma non trovo pace al pensiero di quei ragazzi e due giorni dopo, racimolati alcuni risparmi, a loro insaputa mando all’ufficio del provveditorato le rispettive richieste di iscrizione. Il giorno stesso ricevo l’offerta di un grosso lavoro nei campi con il mio trattore. (M.A. – Pakistan) Il resto in più Raramente alla cassa controllo il resto, perché vado sempre di fretta. Una sera, però, già in cammino verso casa, faccio questo controllo. Il resto in più non è molto, ma penso che il cassiere potrebbe avere dei problemi se a fine giornata non tornano i conti. Torno quindi indietro per restituire quello che non mi appartiene. (Annalisa – Svizzera) Tutto quello che ho Sono anziano e vivo solo, con una misera pensione che non mi consente di arrivare a fine mese, ma la provvidenza di Dio non mi fa mai mancare il necessario. Un giorno in cui devo andare in ospedale per delle visite di controllo ho in tasca solo 2 euro per il biglietto del bus. Un povero mi chiede l’elemosina. Gli do quei 2 euro. Qui sono conosciuto, forse qualcuno mi darà un passaggio in auto. Faccio pochi passi e incontro una persona che mi conosce bene: senza che io dica niente, prende il portafoglio e mi offre 50 euro. (Tonino – Italia) Picnic Con le nostre quattro bambine abbiamo fatto una passeggiata fuori città. Abbiamo giocato, pranzato, cantato con allegria. Verso sera siamo ritornati stanchi, ma contenti. Sulla porta di casa, però, non troviamo le chiavi. Chi aveva le chiavi? Chi aveva chiuso? Tra me e mia moglie sta nascendo un diverbio quando la seconda interviene: “Perché state a litigare? Gesù non ci ha detto di amarci l’un l’altro?”. A queste parole cambiamo atteggiamento. Subito dopo troviamo le chiavi nella borsa del picnic. (T.V. – Madagascar)

a cura di Chiara Favotti 

(altro…)

Up2Me Project: a scuola di reciprocità

Up2Me Project: a scuola di reciprocità

Affettività, sessualità e relazioni interpersonali sono al centro di questo percorso rivolto ai ragazzi e alle famiglie. Quest’anno si aprono anche alla fascia dei bambini. Ne parliamo con  i coniugi Barbara e Paolo Rovea.05/07/2019 Siamo onesti: costruire relazioni che possano dirsi tali non è mai stato facile, tanto più oggi in cui gran parte dei nostri rapporti vengono filtrati dalla tecnologia e questo a partire dalla più tenera età. Bambini e ragazzi apprendono molto dallo schermo dello smartphone, mentre i genitori di oggi sono quantomeno disorientati e perennemente alla ricerca – più o meno cosciente – della chiave per comprendere ed educare i propri figli all’affettività e alla sessualità. È una sfida immane se affrontata in solitaria, che diventa invece possibile se vissuta in sinergia tra famiglia, animatori ed esperti. Il Progetto Up2Me – letteralmente: “dipende da me” – parte proprio dalla ricomposizione del patto educativo. Nasce per offrire ad adolescenti, preadolescenti e alle loro famiglie uno spazio personalizzato ma anche condiviso e soprattutto qualificato, per conoscere e affrontare le emozioni, per dare vita a relazioni positive in famiglia, a scuola, nei gruppi; in definitiva per offrire strumenti per costruirsi un progetto di vita. Nato nell’ambito dei percorsi educativi dei Focolari, il progetto è cresciuto e si sta diffondendo in diversi Paesi. Ne parliamo con i coniugi Barbara e Paolo Rovea, lei fisioterapista e lui medico, italiani, del comitato scientifico di Up2Me e membri del Centro Internazionale Famiglie Nuove. Immagine1 800x400Up2Me è partito nel 2016 con due corsi pilota in Italia e alcune sperimentazioni in diversi Paesi del mondo. Come è nata l’idea? Il progetto punta ad una formazione integrale – affettiva, sessuale, emotiva e ad orientare le scelte fondanti della vita – che i nostri figli si trovano ad affrontare e per le quali spesso non dispongono di strumenti adeguati. Anche molti genitori non si sentono sufficientemente preparati al ruolo di educatori e le informazioni ricevute a scuola o attraverso i mediain molti casi non formano al valore della persona nella sua interezza né educano all’assunzione di responsabilità in scelte e comportamenti. Alla base del progetto c’è l’idea di contribuire a formare una “persona-relazione”: di che si tratta? L’essere-in-relazione è l’essenza della persona umana, il fondamento ontologico per favorire una crescita completa che veda bambini e ragazzi, secondo le caratteristiche proprie della loro età, protagonisti di scelte consapevoli e capaci di vivere relazioni positive, per lo sviluppo armonico delle dimensionibiologica, emozionale, intellettuale, sociale, spirituale, storico-ambientale. Per poter diventare tutor di Up2Me e poter iniziare dei corsi occorre frequentare una scuola internazionale. Quali sono i prossimi appuntamenti? Per il 2019 sono previste tre nuove scuole: quella che si terrà nelle Filippine è indirizzata in particolare al continente asiatico e all’Australia; mentre quella in Argentina è rivolta ai partecipanti delle Americhe; infine quella di Praga (Repubblica Ceca) è indirizzata all’Europa. In quest’ultima sarà attivato per la prima volta anche un corso specifico per facilitatori del percorso Up2Me rivolto ai bambini. Up2Me prevede tre corsi per ragazzi (9-11/12-14/15-17 anni) e uno per bambini. Qual è la metodologia?20151126 02 È di tipo induttivo: sotto la guida dei tutor, il metodo aiuta a sviluppare nei giovani la capacità di acquisire autonomamente le conoscenze. Attraverso videoclip, giochi di ruolo, attività di gruppo, gli adolescenti e preadolescenti arrivano a ricavare principi generali, a formarsi una coscienza personale.  Up2Me inoltre offre ai loro genitori, se lo desiderano, un percorso parallelo su tematiche educative correlate agli argomenti affrontati dai ragazzi. Ci si scambiaesperienze di vita e si scopre l’educazione come una “missione possibile”, accompagnati da una coppia sposata. Infine, nel percorso per i bambini, i genitori sono coinvolti attivamente, accompagnati da facilitatori e da esperti e, insieme ai loro figli, attraverso giochi si aprono a temi specifici. Tutto questo per costruire una persona capace di conoscere le emozioni (riconoscerle in sé, negli altri e imparare a gestirle) e affrontare temi quali la corporeità, lavita e la morte.

Stefania Tanesini

Scarica QUI il flyer del progetto in diverse lingue. (altro…)

Maria Voce ai Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa

La presidente dei Focolari, Maria Voce, racconta brevemente della sua partecipazione all’incontro annuale dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) in corso a Birmingham (Regno Unito) dall’1 al 4 luglio. Al centro dell’appuntamento il rapporto tra istituzione e realtà carismatiche nelle Chiese d’Europa oggi. https://vimeo.com/345916876 “Ho partecipato in questi giorni all’incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa insieme a Jesus e sono stata invitata perché loro avevano scelto come tema la presenza del carisma e dell’istituzione nelle Chiese d’Europa e la loro coessenzialità, la loro combinazione. Hanno voluto mettere a base di tutto il loro incontro che dura quattro giorni proprio questi due temi principali; uno affidato a un vescovo per la parte istituzionale e uno affidato a me per la parte carismatica. Devo dire che mi hanno accolto con grande affetto, con grande stima e che quando ho parlato ho sentito una profonda comprensione di quanto dicevo e un ascolto eccezionale, posso dire. Dopo hanno ancora discusso su questo tema per un’ora in gruppo e dopo hanno voluto ancora incontrarci per approfondire ancora alcuni aspetti del tema con grande attenzione. Ho trovato in tutti una stima enorme per il Movimento e una nuova considerazione di tutti i movimenti e del loro apporto nelle Chiese europee. Ora loro continueranno i lavori su questo stesso argomento ma ci hanno veramente ringraziato perché sentivano che la nostra presenza rappresentava proprio questa realtà carismatica. In particolare quando si è parlato dell’integrazione del profilo mariano e del profilo petrino nella Chiesa sono stati particolarmente grati che a presentarlo fosse una persona di un movimento come il Movimento dei Focolari, la presidente, e in particolare una donna; quindi erano molto grati di questa presenza e, tra l’altro, ero l’unica donna in mezzo a una quarantina di sacerdoti fra cui anche sei vescovi che rappresentavano le varie Conferenze Episcopali d’Europa. All’inizio c’è stata anche l’accoglienza da parte del cardinale di Westminster e dell’arcivescovo di Birmingham che veramente hanno dimostrato, anche loro, una grandissima accoglienza e un grande amore per il movimento e per me personalmente. Quindi ringrazio veramente anche tutti quelli che mi hanno accompagnato”.

A cura della Redazione

(altro…)

La Chiesa dei giovani

La Chiesa dei giovani

Intervista a Guilherme Baboni che ha partecipato, a nome dei giovani dei Focolari, all’XI Forum Internazionale Dei Giovani, promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, dal 19 al 22 giugno scorso. “Vogliamo portare a tutti la luce del Vangelo, testimoniare l’amore di Gesù, uscire dai nostri ambienti per raggiungere chi è lontano”. È con entusiasmo che Guilherme Baboni, 26 anni, dal Brasile, racconta la sua esperienza all’XI Forum Internazionale Dei Giovani, promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, dal 19 al 22 giugno a Ciampino, vicino Roma. Ideale prosecuzione del Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre, voluto dal Santo Padre, e momento di riflessione per l’attuazione dell’Esortazione Apostolica Christus Vivit, l’evento ha radunato circa 250 ragazzi tra i 18 e i 29 anni, in rappresentanza di 109 Paesi e di 37 comunità e movimenti ecclesiali. Guilherme vi ha preso parte come membro del Movimento dei Focolari. Qui racconta la sua esperienza: “A volte l’immagine diffusa della Chiesa è quella di un’istituzione vecchia, morta, lontana dalla vita reale. Al Forum invece abbiamo sperimentato una Chiesa viva, creativa e universale, fatta di tanti giovani che hanno incontrato Gesù e che spinti dallo Spirito Santo vogliono portare la luce del Vangelo a coetanei e adulti. Una Chiesa che ha tante braccia che operano per questo obiettivo”.

626b937e b671 4953 a19f 14a0d8b91955

Al centro, Guilherme Baboni

Che contributo concreto possono dare i giovani alla vita della Chiesa? “I giovani possono portare energia e vivacità. Come Papa Francesco ha sottolineato durante il Sinodo, l’essere giovani è soprattutto una condizione dell’anima, un’energia che viene da dentro, la voglia di cambiare e portare il fuoco nel mondo”. Il Papa esorta la Chiesa a camminare insieme, a vivere la sinodalità. Cos’è per te la sinodalità? “Per me è una Chiesa in uscita, che va verso le persone, desiderosa di accogliere e accompagnare tutti. Non basta che abbia la porta aperta, deve fare il percorso inverso e portare se stessa alla gente, soprattutto a chi è lontano”. Cosa significa per un giovane essere espressione di una Chiesa in uscita? “Significa dare testimonianza con le proprie azioni in famiglia, con gli amici, a scuola, sul lavoro. Non conta tanto parlare, lo si può fare dopo, ma essere esempio vivo e luminoso del Vangelo. Succede così che chi ci sta intorno a volte è colpito dal nostro comportamento e vuole sapere cosa ci spinge. È li che possiamo parlare di Dio”. Quale contributo può dare il Movimento dei Focolari nel promuovere una Chiesa sinodale? “Il Papa chiede a noi giovani di essere esempio di unità in un mondo diviso. Ed è proprio questo esempio di unità il contributo che il Movimento dei Focolari, nato dal carisma dell’unità di Chiara Lubich, può dare al mondo. Il desiderio di portare a tutti la luce di Dio è espressione della spiritualità del Movimento: una luce che – noi crediamo – non è solo per i cattolici ma per tutti i cristiani, i fedeli di altre religioni e per chi non ha un riferimento religioso”. Quali impegni i giovani del Forum hanno preso per attuare il messaggio della Christus Vivit, che il Papa ha offerto a tutta la Chiesa al termine del Sinodo? “Noi giovani ci siamo impegnati a lavorare con la Chiesa in maniera creativa per portare a tutti l’esortazione. Ciascun movimento secondo il suo carisma, ciascun gruppo secondo la sua specificità. Siamo tante braccia dell’unico corpo, vivo, della Chiesa”. Quale contributo può dare il Movimento per l’attuazione dell’Esortazione Christus Vivit? “Ascoltare i giovani e renderli protagonisti è qualcosa che nel Movimento facciamo da sempre. Per esempio fra poco ci sarà l’assemblea dei giovani dei Focolari, un momento per ascoltarli e promuovere iniziative. Inoltre ogni anno durante la Settimana Mondo Unito i ragazzi sono impegnati in molteplici attività per dare testimonianza di unità e amore evangelico. Il Papa ci esorta a impegnarci nell’accompagnamento dei giovani, e qui un primo passo lo abbiamo fatto con una scuola dedicata proprio all’accompagnamento delle persone, in qualsiasi fase e stato di vita si trovino, che si è tenuta un mese fa a Castelgandolfo, con 500 partecipanti da più di 60 Paesi.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)

Il bello della famiglia

Il bello della famiglia

01/07/2019 Famiglie separate, divorziati, persone in seconda unione, conviventi. Come stare loro accanto? L’impegno di Famiglie Nuove per le coppie sposate e le famiglie in difficoltà. “La famiglia è amore che va e che viene. È condivisione, sostegno e reciprocità. È cura dei figli e luogo di crescita, privilegiato, anche per i genitori. La famiglia è ricominciare sempre”. È così che la raccontano Lucia e Massimo Massimino, quarantenni, sposati da 17, con tre figli. Vivono a Collegno, vicino Torino, e per i Focolari sono impegnati nel Movimento Famiglie Nuove, che offre spazi di dialogo e formazione per le coppie. Li abbiamo incontrati. famiglia MassiminoSi parla oggi solo dei “sacrifici” che costruire una famiglia comporta. Manca invece raccontare qual è il bello della famiglia: cominciamo da qui… Lucia– Il bello della famiglia è sentire che qualcuno ha cura di te e poter dare questa cura. È sentirsi pensati, benvoluti, parte di una comunità. Massimo– Ed è il fatto di condividere la gioia e i dolori, anche con i figli, perché sanno vedere al di là delle parole che dici. È bello che nei tuoi figli la tua vita va avanti. Oggi molte famiglie sono in difficoltà, lacerate o divise. Con Famiglie Nuove vi capita di raccogliere il dolore di molte coppie. Quali percorsi proponete? Lucia– Ci sono crisi che richiedono un accompagnamento momentaneo, queste coppie chiedono di potersi confidare con persone amiche e allora capisci, perché magari l’hai vissuto,  che è solo un passaggio della vita. Di fronte a crisi più gravi accompagniamo le coppie verso scelte che coinvolgono dei professionisti, animati da grandi valori. Massimo– Come Movimento puntiamo molto alla formazione. Io e Lucia ci occupiamo delle giovani coppie e organizziamo incontri dove invitiamo educatori e psicologi con l’intento di offrire strumenti, per esempio per gestire un conflitto. Si tratta di incontri aperti a tutte le coppie, fidanzate, sposate, conviventi o separate. Una formazione che trae ispirazione dal carisma dell’unità di Chiara Lubich, nato in seno alla Chiesa cattolica, ma che è aperta anche a persone di altre fedi o senza un riferimento religioso. Famiglie 2Famiglie separate, divorziati, persone in seconda unione, conviventi. Come porsi di fronte a queste persone? Lucia– Nel Movimento dei Focolari c’è una vera passione per loro. Famiglie Nuove cerca di conoscere queste persone, investe nei rapporti personali, che sono l’unica cosa che può aiutare, e che consentono a noi di comprendere i motivi della rottura, il dolore. Le giornate dedicate alla famiglia sono contesti privilegiati in cui c’è un clima di confronto e nel fallimento si coglie un’opportunità per ricominciare. Se si parla di famiglia si parla di amore. È dunque inevitabile “chiamare in causa Dio” in queste riflessioni? Massimo– Noi sentiamo che il matrimonio rende presente Dio nella nostra famiglia, e in virtù di questa presenza la famiglia vive fra i suoi membri una circolarità di amore che – per citare Chiara Lubich – ricorda quella fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Sentiamo che questa presenza ci sostiene anche nei momenti in cui vorresti scappare. È un’esperienza che non si può insegnare, si può solo fare, e che apertamente raccontiamo anche alle coppie non sposate o non credenti. In molti si chiedono: l’amore può finire? C’è una ricetta affinché il “per sempre” duri davvero per sempre? Lucia e Massimo– L’innamoramento finisce ma la parola chiave è ricominciare, e sapersi perdonare. Dà alimento alla coppia il fatto di condividere il percorso matrimoniale con altre coppie, condividere valori importanti e iniziative. E poi è importante ricordare di essere anche marito e moglie, innamorati, non solo papà e mamma.

Claudia Di Lorenzi

(altro…)