28 Ott 2016 | Parola di Vita
Ci sono momenti nei quali ci sentiamo contenti, pieni di forze e tutto sembra facile e leggero. Altre volte siamo assaliti da difficoltà che amareggiano le nostre giornate. Possono essere i piccoli fallimenti nell’amare le persone che ci sono accanto, l’incapacità di condividere con altri il nostro ideale di vita. Oppure sopraggiungono malattie, ristrettezze economiche, delusioni familiari, dubbi e tribolazioni interiori, perdita di lavoro, situazioni di guerra, che ci schiacciano e appaiono senza via di uscita. Ciò che pesa maggiormente in queste circostanze è sentirci costretti ad affrontare da soli le prove della vita, senza il sostegno di qualcuno capace di darci un aiuto decisivo. Poche persone come l’apostolo Paolo hanno vissuto con tanta intensità gioie e dolori, successi e incomprensioni. Eppure egli ha saputo perseguire con coraggio la sua missione, senza cedere allo scoraggiamento. Era un supereroe? No, si sentiva debole, fragile, inadeguato, ma possedeva un segreto, che confida ai suoi amici di Filippi: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”. Aveva scoperto nella propria vita la presenza costante di Gesù. Anche quando tutti lo avevano abbandonato, Paolo non si è mai sentito solo: Gesù gli è rimasto vicino. Era lui che gli dava sicurezza e lo spingeva ad andare avanti, ad affrontare ogni avversità. Era entrato pienamente nella sua vita divenendo la sua forza. Quello di Paolo può essere anche il nostro segreto. Tutto posso quando anche in un dolore riconosco e accolgo la vicinanza misteriosa di Gesù che quasi si identifica e prende su di sé quel dolore. Tutto posso quando vivo in comunione d’amore con altri, perché allora Egli viene in mezzo a noi, come ha promesso (cf Mt 18,20), e sono sostenuto dalla forza dell’unità. Tutto posso quando accolgo e metto in pratica le parole del Vangelo: mi fanno scorgere la strada che sono chiamato a percorrere giorno dopo giorno, mi insegnano come vivere, mi danno fiducia. Avrò la forza per affrontare non soltanto le mie prove personali, o della mia famiglia, ma anche quelle del mondo attorno a me. Può sembrare un’ingenuità, un’utopia, tanto immani sono i problemi della società e delle nazioni. Eppure “tutto” possiamo con la presenza dell’Onnipotente; “tutto” e solo il bene che Egli, nel suo amore misericordioso, ha pensato per me e per gli altri attraverso di me. E se non si attualizza subito, possiamo continuare a credere e sperare nel progetto d’amore di Dio che abbraccia l’eternità e si compirà comunque. Basterà lavorare “a due”, come insegnava Chiara Lubich: «Io non posso far nulla in quel caso, per quella persona cara in pericolo o ammalata, per quella circostanza intricata… Ebbene io farò ciò che Dio vuole da me in quest’attimo: studiare bene, spazzare bene, pregare bene, accudire bene i miei bambini… E Dio penserà a sbrogliare quella matassa, a confortare chi soffre, a risolvere quell’imprevisto. È un lavoro a due in perfetta comunione, che richiede a noi grande fede nell’amore di Dio per i suoi figli e mette Dio stesso, per il nostro agire, nella possibilità d’aver fiducia in noi. Questa reciproca confidenza opera miracoli. Si vedrà che, dove noi non siamo arrivati, è veramente arrivato un Altro, che ha fatto immensamente meglio di noi»1. Fabio Ciardi 1.Chiara Lubich, Scritti Spirituali/2, Città Nuova, Roma 19972, pp.194-195. (altro…)
27 Ott 2016 | Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

La famiglia Ferri
«Abbiamo sempre desiderato una famiglia allargata», raccontano Corrado ed Elisabetta Ferri. Ma per chi ha già cinque figli, di età compresa tra i 10 e i 21 anni, allargare la famiglia acquista tutto un altro valore: significa estendere il proprio cuore ai problemi del mondo, non di certo senza sacrifici. Corrado ed Elisabetta sono sposati da 24 anni e, guardando i loro figli crescere circondati dall’amore che solo il calore familiare sa donare, hanno desiderato aiutare chi quell’affetto non ce l’ha. “Per questo – raccontano – appena le condizioni economiche ce l’hanno permesso, abbiamo aderito ad uno dei progetti SAD (Sostegno a Distanza) dell’Associazione AFNOnlus e abbiamo accolto Athiphong, un bambino thailandese“. Dopo circa vent’anni di sostegno e corrispondenze intense, Athiphong, ormai adulto, ha trovato un lavoro e, grazie agli studi intrapresi, può oggi sostenere la sua nuova famiglia e quella di origine. «Un anno abbiamo potuto arrotondare un po’ la somma inviata per il sostegno, poca cosa in verità, ma è stato toccante apprendere che con quel piccolo extra la famiglia di Athiphong aveva potuto “pavimentare” in cemento l’interno della modesta abitazione, destando l’ammirazione ed il compiacimento anche dei vicini». Ora che Athiphong è indipendente, la famiglia Ferri ha deciso di sostenere una ragazza thailandese. Avendo vissuto questa esperienza ed essendo cresciuti in un ambiente in cui si vive di solidarietà e condivisione, i figli di Corrado ed Elisabetta hanno deciso di mettere insieme tutti i risparmi ottenuti dai compleanni e dalle festività di ognuno, indirizzandoli ad un nuovo sostegno. Questo ha reso possibile l’arrivo di Maleta, uno splendido bambino congolese. «Che sorpresa e che risate ci siamo fatti quando, qualche Natale fa, ci è arrivata la consueta letterina con foto, nella quale Maleta, insieme ad un simpatico gruppetto di coetanei, sfoggiavano orgogliosi le magliette della squadra di calcio italiana di cui tutti noi in famiglia siamo tifosi». È così che il legame familiare non conosce distanze e tutti condividono le vicende, anche dolorose, di Maleta, il quale, trasferendosi in un’altra città con la zia, è stato accompagnato dal ricordo e dalle preghiere dei loro genitori e fratelli lontani. «Ora i nostri figli, tutti insieme, sostengono il piccolo Nzata». A continuare questa straordinaria catena della solidarietà è Edoardo, il secondogenito. Diplomatosi con il massimo dei voti, ha partecipato ad un concorso. Si è aggiudicato il primo premio ed una borsa di studio in denaro di una certa entità: “Noi tutti in famiglia – raccontano Corrado ed Elisabetta – eravamo talmente orgogliosi di lui e dell’ottimo risultato raggiunto con grande sforzo, da insistere affinché tenesse quella somma tutta per sé, perché se l’era meritata. Ma lui ha voluto pensarci qualche giorno e, poi, con un po’ di sorpresa da parte nostra, ci ha detto che avrebbe volentieri destinato la somma ad un bambino, con un nuovo sostegno a distanza, tutto suo. È così che ora nella nostra famiglia è arrivata una bambina dalla Giordania». E concludono convinti: «Crediamo che questo cuore allargato abbia fatto bene a noi e ai nostri figli e che l’amore che si dona ritorni sempre indietro a piene mani». (altro…)
26 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale
Ragazzi che studiano seduti su tronchi d’albero, usando come banco le proprie ginocchia. Succede nell’isola di Idjwi, al centro del lago Kivu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Per la sua posizione è stata usata come piattaforma per i movimenti segreti di diverse truppe militari, nei recenti conflitti che hanno riguardato il Paese. Sull’isola mancano molti servizi tra cui la fornitura di corrente elettrica e i trasporti. Gli spostamenti della popolazione tra l’isola e la terra ferma avvengono principalmente con piroghe che, per la loro instabilità, sono causa di numerosi incidenti e decessi per naufragi e annegamenti. Ciò determina un alto tasso di mortalità: dai dati risulta che in una famiglia su 5 vi è la presenza di una vedova o di un orfano. L’economia dell’isola si basa sull’agricoltura e la pesca. In particolare si coltivano fagioli, manioca, arachidi, soia e caffè. È diffuso l’allevamento di polli, capre, tacchini e maiali. Negli ultimi anni, tuttavia, la produzione agricola è diminuita per diversi motivi fra cui il degrado della qualità del suolo, la scarsa formazione dei contadini, l’assenza di semi e varietà più resistenti alle malattie. Data la situazione economica, molti giovani sull’isola non hanno un lavoro e prospettive professionali. Le quattro parrocchie presenti cercano di rispondere a questo bisogno della popolazione locale. In particolare in quella di Bumpeta, nella parte settentrionale dell’isola, che conta circa 76.000 abitanti. Molto attiva nella gestione di scuole primarie e secondarie, ha ricevuto per questo un riconoscimento dallo Stato congolese.
Vista la partecipazione attiva della popolazione per promuovere l’istruzione dei bambini e dei giovani dell’isola, l’AMU ha avviato un progetto che punta con convinzione al futuro del Paese e che si propone di sostenere la parrocchia di Bumpeta nell’equipaggiamento dell’Istituto Cikoma. Si tratta di una scuola superiore ad indirizzo pedagogico e sociale che forma i futuri insegnanti dell’isola. Una scuola dunque che punta al futuro ma che ha a che fare con un presente segnato dall’arretratezza, con una popolazione che stenta ad uscire dalla povertà. La scuola è frequentata da circa 900 ragazzi e ragazze suddivisi in 14 classi. In alcune ci sono banchi fatiscenti, in altre mancano del tutto. In particolare il progetto prevede di dotare la scuola di 308 banchi di cui è sprovvista. Al momento molti studenti usano ancora come sedie dei tronchi d’albero e come tavolo le ginocchia, con la conseguenza di seri disturbi posturali alla schiena e al collo. I banchi saranno costruiti da una fabbrica congolese e in questo modo il progetto contribuirà anche a sostenere le attività produttive locali. La popolazione di Bumpeta partecipa attivamente alla realizzazione del progetto e si farà carico in particolare del trasporto dei banchi sull’isola. Fonte: AMU online (altro…)
25 Ott 2016 | Cultura
Approfondimenti e riflessioni per capire cosa significa crescere oggi, in un tempo globalizzato come il nostro, e cosa significa educare, ribadendo l’urgenza di valori condivisi che illuminino l’uomo e lo aiutino nella costruzione di una personalità in grado di affrontare la complessità del mondo. IL DVD allegato raccoglie 6 lezioni (circa 20 minuti l’una) destinate ai genitori e agli educatori che cercano di gettare una luce sullo sviluppo evolutivo del bambino e del preadolescente. Tra i temi trattati: le sfide educative del presente, lo sviluppo del bambino dalla nascita alla scuola materna, la scuola elementare, gli aspetti psicologici della preadolescenza, gli stili relazionali, l’educazione al sacro e molto altro. Ezio Aceti è psicologo, psicoterapeuta e formatore. Consigliere dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, è docente e formatore presso molti enti e associazioni. È autore di numerose pubblicazioni per Città Nuova, tra cui ricordiamo: Nonni oggi. Se non ci fossero bisognerebbe inventarli (2013); Educare al sacro. Una risposta alla crisi della società post-moderna (2011, 20154); I linguaggi del corpo. Per un rapporto armonioso con sé e con gli altri (2007, 20133); Comunicare fuori e dentro la famiglia. Una risposta alle sfide della società (2004, 20155). LA COLLANA: FAMIGLIA OGGI propone riflessioni ed esperienze volte a illuminare le realtà della famiglia in tutti i suoi aspetti, dalla formazione al rapporto di coppia al superamento delle crisi matrimoniali; dal rapporto con i figli al contesto sociale con cui confrontarsi. Città Nuova editrice
25 Ott 2016 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Sensibile ai problemi sociali, il giovane Paulo di Lisbona (Portogallo) s’imbatte con la povertà e il degrado umano dei quartieri poveri della città. Non potendo tollerare tali disuguaglianze decide di lottare con un gruppo di estremisti, ma ben presto scopre che non tutto di essi è condivisibile e pur rimanendo aperto alla ricerca, con rammarico se ne allontana. Conosciuti i giovani dei Focolari, scopre che anch’essi vogliono la rivoluzione, ma quella del Vangelo che porta ad uscire da se stessi e dai propri comodi per mettersi a servizio degli altri. Un percorso che conduce Paulo ad una scelta ancora più coraggiosa: conclusi gli studi di economia avverte la chiamata a lasciare tutto per essere discepolo di Gesù e, dopo un periodo di formazione, entra nella comunità del focolare. Nel 1997 si trasferisce in Africa: dapprima a Nairobi e successivamente a Kinshasa. Paulo condivide con questi nuovi fratelli gioie, sofferenze, sfide ed entusiasmi, con l’amore e la sapienza che lo caratterizzano, osservato dai congolesi che apprezzano profondamente il suo operato. In un giorno di festa essi lo paragonano al colibrì: uccello totem che simboleggia la gioia di vivere, la simpatia, la capacità di adattarsi e di saper rispondere rapidamente agli stimoli, la resilienza e la leggerezza nel sapersi disfare della negatività. Paulo, uomo-mondo, riesce ad inculturarsi così bene col popolo africano, da diventare egli stesso un figlio dell’Africa. Ed è come tale che i congolesi, all’annuncio della sua morte improvvisa (12.9.2016), vogliono salutarlo e onorarlo.
In varie parti del Congo si sono celebrate messe, “dueil” e veglie, in contemporanea con i funerali in Portogallo. «Volevamo testimoniare quanto Paulo ci aveva insegnato con la sua vita – scrivono da Kinshasa – per questo, dopo la messa celebrata in diversi punti del Congo, nel week end si è continuato non più a piangere Paulo, ma a celebrarlo con messe di ringraziamento e testimonianze su di lui. E come la tradizione e la cultura congolese chiede, lo abbiamo salutato anche con danze, una bevanda tipica e un piccolo dolce. A Kinshasa la cerimonia è stata organizzata nel terreno della scuola Petite Flamme, un’opera sociale cui anche Paulo ha dato un grande contributo. Dopo numerose testimonianze su di lui, una cerimonia tradizionale lo ha ricongiunto simbolicamente agli antenati, les ancentres, facendo una buca nel terreno – che solitamente si fa davanti al salone di casa del defunto – nella quale viene versato del vino di palma mentre si pronunciano queste parole: ” (…) Eccoci qui insieme per ringraziarti del tempo che abbiamo passato insieme. E dato che tu hai vissuto secondo gli insegnamenti degli antenati, ecco, il nostro clan ti prende come modello: ti promettiamo di vivere come hai vissuto tu. Sappiamo che sei arrivato nel villaggio degli antenati. Ora ti chiediamo di venire a condividere con noi questo vino di palma, come segno dei nostri bei ricordi: ti salutiamo e ti chiediamo di salutare anche tutti i nostri che sono con te nel villaggio degli antenati (…)”». «Come non sentire in queste parole – sottolineano i focolarini del Congo – l’espressione di una sapienza antica che richiama la comunione dei santi che lega terra e cielo e l’amore che continua a unirci anche oltre la morte? Paulo si è così profondamente inculturato con i congolesi che il suo ultimo saluto hanno voluto fosse espressione di antiche tradizioni e di Vangelo. In loro è prevalso l’amore, anche nel non tener conto delle paure ancestrali che attribuiscono la morte improvvisa di un uomo nel pieno del suo vigore alle forze malefiche manovrate da chi gli è nemico: un colpevole da cui assolutamente vendicarsi». Significativa l’espressione di una coppia: «Col tuo arrivo lassù sentiamo che non ci siamo impoveriti, anzi siamo diventati più forti. Sei stato veramente vicino a tutti noi, un vero apostolo dell’unità, un grande cercatore di Dio che sapeva dove trovarlo: nel fratello». (altro…)
24 Ott 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Quest’anno ricorre il 60.mo della rivoluzione ungherese del 1956. Ricorrenza molto sentita in tutto il Paese e legata anche ad alcuni fatti importanti del Movimento dei Focolari, in particolare allo sviluppo di una delle sue diramazioni: i volontari. Ma gli ideali del ‘56 sono rimasti legati ad una congiuntura che ora fa parte del passato, della storia dell’Ungheria? Oppure celebrare il 60.mo può diventare un’occasione per ravvivare e attualizzare quei valori per i quali hanno perso la vita migliaia di persone? Ecco uno sguardo ai fatti storici, attraverso le testimonianze di persone che ancora oggi s’impegnano nel sociale, fedeli ai valori più genuini perseguiti nel ‘56, a partire da una scelta evangelica. Video multilingue con sottotitoli https://youtu.be/F-m85VMcI8g https://youtu.be/bpxqy-fYHc8 (altro…)
23 Ott 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
https://youtu.be/F2M980TOZQA Verso l’Unità delle Nazioni e l’Unità dei Popoli «Ho l’onore di essere qui nel Centro di un’istituzione mondiale: l’ONU, che vede simultaneamente presenti come suoi membri 185 Nazioni, “unite” per il fine principale di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”. Una finalità, come recita lo Statuto, percorsa attraverso il rispetto dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, la cooperazione economica tra gli Stati, lo sviluppo sociale di ogni Paese. Un’azione volta ad eliminare i tanti flagelli che colpiscono l’umanità: guerre, corsa agli armamenti, negazione delle libertà proprie di ogni membro della famiglia umana, e ancora fame, analfabetismo, povertà. È questo, lo sappiamo, il nuovo concetto di “pace e di sicurezza” che alle Nazioni Unite è stato affidato: la pace cioè intesa non più come assenza di guerra, ma come risultato di condizioni che generano la pace. Un’istituzione, dunque, grandemente benemerita che trova, oltre il consenso dell’umanità, anche la benedizione del Cielo se è vero quanto ha affermato Gesù Cristo, Principe della Pace: “Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.” (Cf Mt 5,9). Io, che sono oggi tra loro, rappresento pure una realtà viva praticamente in tutte le nazioni del mondo, anche se più umile, meno nota, ma forse non senza significato nel confronto con la grande conosciutissima istituzione che mi ospita». Leggi il messaggio integrale di Chiara Lubich (altro…)
22 Ott 2016 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
La prima iniziativa del Centro Evangelii Gaudium, sorto a Loppiano (Firenze) per essere “Chiesa in uscita”, è un corso di qualificazione in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia dal titolo “Svegliate il mondo”. Uno slogan avvincente. Perché sono proprio le persone consacrate, con la loro radicale scelta di vita, a concorrere a realizzare nel mondo la vera fraternità e la comunione. È la storia di P. Antonio Guiotto in Sierra Leone: un missionario saveriano che fin da studente ha fatto propria la spiritualità dei Focolari, e che ora festeggia il 50° di sacerdozio. Cinquant’anni quasi tutti trascorsi nel Paese africano, fra cui una decina (dal ‘91 al 2001) nella prima linea di una durissima guerra civile che ha terrorizzato e devastato la Sierra Leone. E mentre, come altri stranieri, avrebbe potuto tornare in patria, P. Antonio decide di rimanere a Kabala per condividere con la sua gente tutto ciò che accade, aiutandola a continuare a credere nell’immenso amore di Dio, nonostante tutto. Ben presto attorno a lui e a P. Carlo, un confratello anch’egli animato dallo spirito del focolare, si costituisce un piccolo gruppo che desidera vivere il Vangelo e condividerne le esperienze di vita: un barlume di speranza che si accende in mezzo a tanto odio e violenza. Ma anche Kabala viene invasa dai ribelli e i due religiosi – facile preda di rapimenti a scopo di estorsione in quanto stranieri – cercano rifugio nei boschi. Nonostante i pericoli, la sua gente li soccorre portando loro cibo e acqua, sostenuta a sua volta dalla luce e dalla speranza che i due religiosi infondono. Cessato il pericolo immediato, una famiglia apre loro le porte della propria casa in quanto quella dei missionari è completamente distrutta. Dopo un mese, durante il quale la famiglia che li ospita condivide quel poco che ha e i due religiosi si rendono utili in casa e con i bambini, i due sposi chiedono di diventare cristiani e di battezzare i figli. Nel frattempo però la situazione torna a peggiorare. Squadre di ribelli sono in movimento in tutta la Sierra Leone e i due Padri devono trasferirsi a Freetown. Uno spostamento forzato che diventa occasione per una semina del Vangelo anche nella capitale.
Nel 2000 un tentato colpo di stato mette ulteriormente a rischio la loro vita, tanto che l’ambasciatore italiano decide di trasferirli d’urgenza con un piccolo aereo in Guinea. Nonostante queste avversità, la spiritualità dei Focolari trasmessa con la loro vita cammina a grandi passi. Non appena possibile si organizza una Mariapoli di tre giorni con 170 persone, nella quale si fa presente anche il vescovo di Makeni. «Posso con verità affermare – scrive P. Antonio – che la promessa di Gesù “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto” si è pienamente avverata. In missione ho trovato padre, madre, fratelli e il centuplo in questa vita come caparra di quella che verrà. Sono nati nuovi cristiani, tante coppie si sono sposate in chiesa, sono sorte nuove comunità dei Focolari a Freetown, Makeni, Kamabai, Kabala e anche in villaggi sperduti. Sono state costruite nuove chiese e nuove scuole cattoliche. Ora, dopo un periodo in Italia, il Signore mi ha fatto la grazia di tornare nella mia amata Sierra Leone per continuare a spendermi per la mia gente». Da ottobre 2016 a marzo 2017 il corso del Centro Evangelii Gaudium, rivolto a formatori, animatori e studenti di teologia pastorale missionaria, prevede moduli mensili di due giornate durante i quali, alle lezioni si alternano esercitazioni pratiche, allo scopo di diventare – come scritto nel dépliant – “esperti di comunione” che come P. Antonio, “svegliano il mondo”. Il modulo di ottobre si è concluso con una ventina di iscritti, il secondo si svolgerà dal 13 al 15 novembre. Responsabili del corso sono due persone di grande esperienza accademica a Roma: Sr. Tiziana Longhitano sfp*, preside alla Pontificia Università Urbaniana e P. Theo Jansen ofmcap*, docente alla Pontificia Università Antonianum. *Per info ed eventuali iscrizioni al corso di Loppiano “Svegliate il mondo”: Sr. Tiziana cell. +39.329.1663136, P. Theo cell. +39.338.6845737. (altro…)
21 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria, Spiritualità
Dare e ricevere senza misura e con grande generosità. È ciò che i Giovani per un Mondo Unito di Managua (Nicaragua), hanno sperimentato nella loro visita alla piccola comunità del Movimento di La Cal, un villaggio che si arrampica a 1200 metri di altitudine nei pressi di Jinotega, la cosiddetta capitale del caffè. Muniti di alcuni sacchi di vestiario, cibo, medicinali, giocattoli, raccolti con l’aiuto della comunità di Managua, raggiungono dapprima Jinotega (tre ore di pullman); per poi percorrere, con un pick-up, 8 km di una strada che via via diventa sempre più accidentata, al punto che anche il fuoristrada deve arrendersi. Per raggiungere il villaggio rimane ancora 1 km e mezzo di bosco, irto di pietre, crepacci e ripidi pendii, che risultano inaccessibili perfino ai cavalli. E che i giovani devono affrontare a piedi e con i sacchi in spalla, mettendo alla prova la loro forma fisica. «Non si può immaginare la gioia e l’entusiasmo con i quali siamo stati ricevuti», raccontano i giovani i quali, fin dal primo impatto si rendono conto dello stato di precarietà in cui si trova La Cal. Le sue casette, tutte in legno e brulicanti di bambini, mancano di energia elettrica, di acqua corrente e di un presidio medico. Nel villaggio c’è un piccolo negozio con alcuni articoli di prima necessità, una scuoletta con un’unica aula e un unico insegnante e una piccolissima cappella nel caso arrivi qualche sacerdote per la messa. Se non fosse per dei piccoli pannelli solari installati da poco nelle casette, l’intero villaggio sarebbe completamente al buio.
Con i Giovani per un Mondo Unito c’erano anche due medici. Una di essi, odontoiatra, inizia la giornata con una dimostrazione di igiene orale ad una trentina di bambini, felicissimi di poter usare dentifricio e spazzolini portati dalla dottoressa. All’ora di pranzo una famiglia vuole offrire delle buonissime tortillas ancora calde, mentre i giovani si intrattengono con le persone e fanno giocare i bambini. Nel pomeriggio si parla agli adulti sulla prevenzione della parassitosi. La giornata, molto intensa, si conclude con la lettura della Parola di Vita, un momento di forte spiritualità che coinvolge tutti. Commovente il gesto di un signore che alla fine vuole dare ai giovani la sua benedizione. Segue poi la distribuzione di tutto quanto i giovani avevano portato per loro. Per la notte era stato predisposto un locale opportunamente ripulito ricavato da un ex pollaio. «È stata un’emozione per noi – scrivono – poter rivivere l’esperienza dei focolarini di Trento il cui primo focolare era stato allestito in un ex-pollaio. Al mattino seguente, dopo una buona colazione preparata dalle signore del villaggio, e i calorosissimi saluti di tutti che ci hanno chiesto di ritornare al più presto, siamo ripartiti alla volta di Jinotega. Nella Cattedrale siamo andati a ringraziare Dio per un’esperienza che ci ha così profondamente cambiati, che ci ha fatto conoscere persone generose che con dignità lottano per andare avanti, nella gioia di sentirsi immensamente amate da Dio. E per aver costruito, anche in mezzo a quelle montagne, un frammento di fraternità». (altro…)
20 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale
L’obiettivo del convegno che si svolgerà al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (Roma), è guardare alle professioni o attività di magistrati, avvocati, cancellieri, operatori penitenziari, forze dell’ordine e scoprire la strada da percorrere insieme per arrivare alla Giustizia, coinvolgendo tutti gli “attori” delle molteplici relazioni che vi possono concorrere. Sabato pomeriggio sono previste delle sessioni distinte per professioni o ambiti di impegno e sviluppate per consentire questo percorso: magistrati coordinati dal dr. Gianni Caso, Presidente Emerito di Sezione della Corte di Cassazione, avvocati coordinati dall’ avv. Orazio Moscatello del foro di Bari e dall’avv. Fiorella Verona del foro di S. Maria Capua Vetere, personale giudiziario coordinato da Concetta Rubino, Cancelliere presso il Tribunale di Napoli, operatori penitenziari coordinati dal dr. Sebastiano Zinna, già dirigente UEPE di Roma e dal dr. Salvatore Nasca, dirigente UEPE di Firenze, forze dell’ordine coordinate dal dr. Pasquale De Rosa, già funzionario del Ministero della Difesa. Il convegno è in corso di accreditamento dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Velletri (Roma) per il riconoscimento dei crediti formativi Programma Iscrizioni e prenotazioni aperte fino al 15 novembre 2016 prenotazioni@comunionediritto.org Scheda di iscrizione (altro…)
20 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Il 17 ottobre si è ricordata la Giornata Mondiale contro la Povertà, istituita per iniziativa di Padre Wresinski che, nel 1987, organizzò una grande manifestazione per i diritti umani a Parigi. La povertà assume volti diversi, incarna situazioni, luoghi, intere popolazioni. Non ci si abitua mai al fatto che gli esseri umani non possano godere di una vita degna di essere vissuta. I Giovani per un Mondo Unito della Slovenia, durante l’inverno, si dedicano – tra altre attività – all’organizzazione del “Summerjob”, un campo estivo di lavoro: alla ricerca del luogo, ai vari contatti con i sindaci, vescovi, parroci e persone di una data località, per capire come offrire il proprio contributo durante l’estate in favore delle persone in stato di necessità. Quest’anno la collaborazione con la Caritas locale ha permesso di trovare persone e famiglie che necessitano di un aiuto molto concreto.
Si sono dati appuntamento a fine estate, dal 15 al 20 agosto scorsi, a Vrbje, un piccolo villaggio vicino a Celje. Questa terza edizione ha visto l’apertura di nove cantieri. Circa 40 persone si sono impegnate, per sette ore al giorno, in tante attività: come il lavoro nei campi, la ristrutturazione dello spazio esterno di una casa, la costruzione di un pollaio, la risistemazione della casa di un signora invalida, preparare aiuti per le popolazioni della Macedonia colpite dalle inondazioni o imbiancare l’abitazione di una signora che vive in condizioni misere. Si è trattato in particolare di mettere in pratica concretamente la fraternità, tessendo rapporti profondi con la gente del posto, e ridando a molti quella dignità che spesso sentono smarrita. Condividere alcune situazioni cercando di sollevare quanti vivono ai margini della società è una scelta impegnativa, che richiede energie e tempo, ma è soprattutto la scelta di donarsi quella che ha messo in moto l’iniziativa.
Significativo quanto ci scrivono alcuni dei giovani partecipanti: «Proprio i lavori più impegnativi ci hanno fatto capire come alla base dell’indigenza ci siano spesso problemi di rapporti. Con una signora, ad esempio, nonostante il nostro lavoro fosse già definito da tempo, abbiamo speso qualche ora del primo giorno solo per conoscerci, perché lei si potesse fidare di noi. Solo successivamente, ci ha permesso di fare qualcosa nel suo appartamento che necessitava di tutto». Tanto tempo per ascoltare, parlare con tanti e per scambiarsi esperienze, preoccupazioni, progetti futuri. Il tutto vissuto in un clima in cui tutti aiutano tutti, la disponibilità è massima e di conseguenza la gioia è davvero grande. Ma il Summerjob non è soltanto lavoro: la sera si condivide quanto si è vissuto durante il giorno e questi sono i momenti solenni, coinvolgenti, che legano e uniscono sempre più i partecipanti. Scrivono ancora: «Per salutarci, l’ultimo giorno insieme ai “datori di lavoro” abbiamo proposto di prendere un caffè e vedere le foto del campo estivo. È stato davvero inspiegabile quanto si è riuscito a costruire in soli quattro giorni. È stato un momento fortissimo!». In fondo, alla fine, chi riceve è sempre chi dona con gioia. Guarda la pagina facebook del Summerjob Slovenija 2016 (altro…)
19 Ott 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Ci saranno anche rappresentanti della chiesa metodista del Brasile e battista delle Filippine. Moderatore responsabile sarà il cardinale Francis X. Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok. Il tema scelto per quest’anno: “Gesù crocifisso ed abbandonato come base di una spiritualità di comunione”, con accenti sulla comunione fraterna e la riconciliazione, nel contesto delle celebrazioni del 500.mo della riforma. Il programma è composto da contributi teologici e spirituali alla luce della spiritualità dei Focolari, celebrazioni liturgiche di varie tradizioni cristiane e tante occasioni di scambio e comunione tra i partecipanti. Sono in programma anche alcune visite: il campo di concentramento a Dachau e alcuni luoghi significativi della riforma. Un momento importante sarà una liturgia ecumenica nella chiesa di Sant’Anna ad Augsburg il 26 ottobre. Al centro della celebrazione, la memoria della dichiarazione congiunta sulla giustificazione, con la quale la Chiesa cattolica e l’Alleanza luterana mondiale avevano messo fine a giudizi vicendevoli. Giovedì, 27 ottobre, i vescovi saranno ricevuti dal primo sindaco di Augsburg, Dr. Kurt Gribl. (altro…)
19 Ott 2016 | Cultura
Dossier di approfondimento e dialogo su temi di attualità. 112 pagine per conoscere l’argomento e le diverse posizioni in campo. Un accessibile strumento di informazione per non scivolare nelle secche dello scontro ingenuo e demagogico. Rapporti e statistiche ufficiali confermano la progressiva concentrazione della ricchezza nelle mani dell’1% della popolazione mondiale. È un’“economia che uccide” e produce scarti umani. Una guida per comprendere le radici delle diseguaglianze, causa ed effetto di una crisi, non solo economica, che rischia di travolgere la democrazia. Leonardo Becchetti è ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Editorialista di «Avvenire», curatore del blog “La felicità sostenibile” di Repubblica.it, presidente del comitato etico di Etica sgr, è autore di numerosi testi. Per Città Nuova ha scritto Oltre l’homo oeconomicus. Felicità, responsabilità, economia delle relazioni (2009). Maurizio Franzini è ordinario di Politica economica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, direttore del «Menabò di Etica ed Economia». Alberto Mingardi, giornalista, studioso e scrittore, è direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni. Chiara Saraceno, già professoressa di Sociologia della famiglia presso la facoltà di Scienze politiche all’Università di Torino, attualmente è honorary fellow al Collegio Carlo Alberto di Torino. Vittorio Pelligra è professore associato in Politica economica presso l’Università di Cagliari e invited professor presso l’International University Insitute “Sophia”. Città Nuova editrice
19 Ott 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Spiritualità
Le guerre, che lacerano da troppi anni i continenti distanti a un braccio di mare dall’Europa, sono entrate in casa nostra e il terrorismo è l’ultima frontiera con la quale dobbiamo fare i conti. E proprio in Francia, un anno dopo il terribile massacro del Bataclan, si rilancia la scommessa della pace. Il 17 dicembre 1996 a Parigi, Chiara Lubich riceveva dall’Unesco il Premio “Per l’educazione alla pace”, in riconoscimento alla sua vita tutta spesa per diffondere e formare alla cultura dell’unità e della pace migliaia e migliaia di persone di ogni credo e latitudine. Il Movimento dei Focolari, presente all’Unesco attraverso la Ong New Humanity, la Direzione Generale dell’Unesco e l’Osservatore Permanente della Santa Sede, insieme hanno avvertito l’esigenza di testimoniare e riaffermare l’impegno per l’unità e la pace, proponendo una giornata ricca di riflessioni e testimonianze articolate in cinque piste principali: Educazione, Bene comune, Giustizia, Ecologia e Arte. Il tema dell’evento Lo scorso aprile, nella sede dell’Onu a New York, nel suo intervento ad un dibattito tematico ad Alto livello sulla promozione della tolleranza e della riconciliazione, l’attuale Presidente del dei Focolari, Maria Voce ha proposto, per puntare alla pace, la radicalità del dialogo «che è rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento». La sfida del dialogo è quanto mai attuale, punto da cui partire per costruire, giorno dopo giorno, i tasselli del mosaico della pace. Un pianeta dove possano esistere il mutuo riconoscimento delle identità e delle differenze, la ricostruzione di un tessuto sociale lacerato, una nuova attenzione ai bisogni, alla giustizia, alla dignità umana, alla condivisione dei beni. La stessa parola pace attinge il suo senso più profondo dalla radice sanscrita pak che significa legare, unire. Impegnarsi a reinventare la pace, perciò, significa puntare a stabilire legami che richiedono il coinvolgimento di risorse umane, intellettuali, istituzionali. Vuol dire chiamare in causa l’economia mondiale, il diritto internazionale, l’educazione alla pace a tutti i livelli. Valorizzare la diversità culturale, cioè la ricchezza dell’identità dei singoli popoli. Formare le nuove generazioni ad una cultura del dialogo e dell’incontro. Affrontare concretamente il dramma migratorio. Tutelare l’ambiente. Contrastare la corruzione e promuovere la legalità ad ogni livello. Fermare l’incremento delle spese militari e del commercio internazionale degli armamenti. Lavorare per un nuovo assetto di sicurezza, stabilità e cooperazione per il Medio Oriente. Programma e relatori All’evento prenderanno parte rappresentanti del mondo diplomatico, esperti di relazioni internazionali e dei processi di pace ed esponenti di New Humanity e del Movimento dei Focolari. La prima sessione, dal titolo “Chiara Lubich, l’educazione alla pace”, sarà introdotta dal rappresentante dell’Unesco e da Mons. Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede. Seguiranno gli interventi di Maria Voce e Jesús Morán, rispettivamente presidente e copresidente dei Focolari. La seconda sessione, “Cinque percorsi per l’educazione alla pace nei cinque continenti”, seguirà con la testimonianza di buone prassi da tutto il mondo. Nel pomeriggio si svolgerà “Il dialogo, rimedio delle divisioni del mondo”, sessione aperta da Enrico Letta, già Primo Ministro Italiano e attuale Presidente dell’Istituto Jacques Delors. Seguiranno due momenti di confronto su religioni, economia e politica.
Info : Unesco – New Humanity Roma: Tel: +39 06 94798133/+39 338 2640371; info.unesco2016@focolare.org Paris: Tel: +33 6 73 78 56 64 Email: reinventerlapaix2016@gmail.com (altro…)
18 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
La decima edizione del “Forum mondiale della pace”’ e la seconda del “Forum Mondiale dei Giovani per la Pace” si sono svolte contemporaneamente a Florianópolis, Brasile (22-25 settembre), con alcuni programmi condivisi, e altri momenti distinti. Il Forum ha visto la partecipazione di 1.500 giovani e adulti provenienti da 60 paesi, di diverse culture e varie fedi religiose. Il tema “Noi Crediamo”, era così articolato: Noi crediamo nel cambiamento, Giornata dedicata all’ecologia; Noi crediamo nei diritti umani, Giornata dedicata all’umanità; Noi crediamo nella pace, Giornata dedicata all’educazione. Il 21 settembre, la cerimonia di apertura si è tenuta nella piazza di fronte alla Cattedrale dove si è fatto uno spettacolo con più di 400 ballerini. Tra le cinque bandiere sventolate nella coreografia, c’era anche quella del Movimento dei Focolari. Ciò che ha caratterizzato maggiormente la cerimonia è stato il profondo clima di preghiera per la pace. Il 22 settembre, si è svolta una marcia per la pace lungo le strade della città che ha coinvolto bambini, giovani e adulti. «È stata una grande emozione – commenta Carlos Palma, Presidente del Forum Mondiale dei Giovani per la Pace – vedere scritto, sulla porta di una delle grandi aule, il nome di Chiara Lubich accompagnato dal titolo “Costruttore di Pace” (assegnato dall’UNESCO nel 1996 per l’Educazione alla Pace)».
Il Forum con i giovani è stata un’esplosione di vita con toccanti testimonianze dei loro vari progetti e esperienze personali vissute nell’impegno in favore della pace. Il 23 settembre, altri 500 giovani provenienti da tutto il mondo sono stati collegati via web alla Conferenza Mondiale dei Giovani per la Pace che fa parte del progetto Living Peace International in collaborazione con Peace Pals International (New York, USA), che si svolge ogni due mesi. Il Forum mondiale della Pace si è concluso il 25 settembre con un profondo momento di preghiera interreligiosa, con circa 30 rappresentanti di diverse religioni e tradizioni spirituali. Una parte importante del programma è stata dedicata alla Educazione alla Pace, al centro della quale c’è stata la presentazione di Living Peace. La presentazione e la storia di questo progetto, come si è diffuso in tutto il mondo e la sua pedagogia, era accompagnata da una carrellata di testimonianze di giovani del Brasile, Spagna, Paraguay, Stati Uniti d’America e di altre parti del mondo.
La consegna del Premio Lussemburgo per la Pace a Omar Abou Baker del Cairo, un giovane di Living Peace International è stato un momento particolarmente toccante. Così come l’annuncio delle successive edizioni del Forum Mondiale della Pace: ad Amman (Giordania), nel mese di settembre 2017 insieme agli adulti, e un altro a Manila /Filippine), organizzato dai giovani in occasione del Genfest 2018. La firma, in una solenne cerimonia, del Protocollo di Florianópoli è stata una degna conclusione: s’intitola “1% per la Pace”. Questo documento propone alle organizzazioni private e pubbliche di destinare l’1% di quello che spendono per la sicurezza interna ed esterna, al finanziamento delle azioni e progetti per la formazione di una cultura di pace. Eliana Quadro, una giovane volontaria dei Focolari di Florianópolis, ha ricevuto una medaglia d’argento: “Comandante del Forum Mondiale per la Pace”, in riconoscimento del suo impegno nella realizzazione dell’evento. «Il Forum si è caratterizzato per i rapporti profondi che sono stati creati, – ha concluso Carlos Palma – per la grande gioia nei cuori di tutti i partecipanti, e soprattutto, per l’immensa gratitudine verso Dio, e verso il carisma di Chiara Lubich che ci spinge verso l’umanità, facendoci costruttori di pace e di unità».
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17 Ott 2016 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Paolo Crepaz e Paolo Cipolli
«Un bagno di bellezza, un occasione di nuove relazioni, un pozzo di ispirazione, una sorprendente corrispondenza rispetto alla visione di Chiara Lubich del rapporto con le realtà umane. Lo sport come potenziale fattore di cambiamento e dunque al servizio dell’umanità con un’ apertura coraggiosa ad un autentico dialogo, senza rinunciare a donare con leggerezza l’ispirazione fondata sulla Sapienza che ha toccato i cuori e speriamo anche le menti e dunque le intenzioni della multiforme rappresentanza dello sport mondiale». Le impressioni di Paolo Cipolli, presente all’evento, coordinatore mondiale di Sportmeet, realtà fondata da Chiara Lubich nel 2002, con l’obiettivo di dare un contributo alla fraternità universale, nello sport ed attraverso lo sport. La cerimonia di apertura, presieduta da Papa Francesco, ha visto la presenza di significativi ospiti, a cominciare dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, dal presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach e da leader di altre chiese e grandi religioni. Sei i principi ispiratori della conferenza: compassione, rispetto, amore, ispirazione, equilibrio, gioia. «Lo sport è un’attività umana di grande valore, capace di arricchire la vita delle persone, di cui possono fruire e gioire uomini e donne di ogni nazione, etnia e appartenenza religiosa. Il motto olimpico “altius, citius, fortius” è un invito a sviluppare i talenti che Dio ci ha dato. È importante che tutti possano partecipare alle attività sportive, e sono contento che al centro della vostra attenzione in questi giorni ci sia l’impegno per assicurare che lo sport diventi sempre più inclusivo e che i suoi benefici siano veramente accessibili a tutti», ha affermato papa Francesco.
In particolare, in riferimento alle sempre troppo numerose periferie, il Papa ha ammonito rispetto all’indifferenza: «Tutti conosciamo l’entusiasmo dei bambini che giocano con una palla sgonfia o fatta di stracci nei sobborghi di alcune grandi città o nelle vie dei piccoli paesi. Vorrei incoraggiare tutti, istituzioni, società sportive, realtà educative e sociali, comunità religiose, a lavorare insieme affinché questi bambini possano accedere allo sport in condizioni dignitose, specialmente quelli che ne sono esclusi a causa della povertà». Il pontefice ha concluso con una sfida precisa: «Mantenere la genuinità dello sport, proteggerlo dalle manipolazioni e dallo sfruttamento commerciale. Sarebbe triste, per lo sport e per l’umanità, se la gente non riuscisse più a confidare nella verità dei risultati sportivi, o se il cinismo e il disincanto prendessero il sopravvento sull’entusiasmo e sulla partecipazione gioiosa e disinteressata. Nello sport, come nella vita è importante lottare per il risultato, ma giocare bene, con lealtà è ancora più importante!». Con il Papa, sul palco, molti atleti, tra i quali gli italiani Alessandro Del Piero e gli schermidori medaglia d’oro alle Olimpiadi Daniele Garozzo e Valentina Vezzali, la nuotatrice dello Zimbabwe ed ex detentrice di record del mondo Kirsty Coventry, il ginnasta Igor Cassina e atleti paraolimpici quali la pluricampionessa Anna Schaffelhuber, l’atleta Giusy Versace e la schermitrice e medaglia d’oro a Rio 2016, Bebe Vio. Molto significative le brevi parole del corridore del Sud Sudan Paulo Lokoro, in gara a Rio 2016 con il team olimpico dei rifugiati. Al convegno dal 5 al 7 ottobre, hanno dato il loro contributo oltre 300 delegati, di diverse etnie, culture e religioni, in rappresentanza di organismi internazionali, sportivi e non, di governi, di associazioni e ONG, di aziende impegnate nel variopinto mondo dello sport. Grazie a momenti di riflessione, approfondimenti tematici, testimonianze, lavori di gruppo, si è messo a fuoco il ruolo, insostituibile, che lo sport può avere nel servizio all’umanità. «Felici di aver partecipato e di aver contribuito ad un evento di portata storica per la novità con cui la Chiesa ha rivolto il suo sguardo allo Sport», sottolinea Paolo Crepaz, anche lui di Sportmeet. A conclusione, con la firma solenne, ciascuno si è impegnato ad essere “gamechanger”, persone che s’inseriscono e promuovono una rete mondiale convinte che lo sport può cambiare il mondo. Leggi anche: “Sport at the service of humanity” Città Nuova: Il Papa agli sportivi (altro…)
16 Ott 2016 | Centro internazionale, Cultura
«Educare significa accendere una fiamma, e non colmare un otre. Ma se è una fiamma da alimentare, l’uomo va educato a custodire e aumentare calore e luce: ha bisogno di un’educazione, la quale non dura nella sola epoca dell’infanzia, ma si svolge dalla nascita alla morte, e cioè tutto il tratto in cui occorre dar calore e far luce». Giordani fu uno scrittore e un giornalista, un uomo politico, ma fu anche un formidabile educatore. I suoi scritti erano progettati per insegnare, per formare il cittadino alla vita retta e, di fatto, furono molti – del laicato e del clero, nella Chiesa e nella società civile – che si formarono sulle pubblicazioni giordaniane, nel difficile periodo della resistenza culturale al fascismo e poi negli anni della guerra fredda. Giordani viveva e scriveva, scriveva e con ciò insegnava. A suo avviso, l’educazione deve essere un processo universale, coinvolgente tutti i cittadini. Il senso della funzione educativa è quello di trasmettere due principi fondanti la persona: libertà e responsabilità. Ricorrendo a una immagine di Plutarco, per Giordani educare significa accendere una fiamma, e creare le condizioni perché il discente sappia tenerla costantemente viva. Il baricentro del processo educativo, con ciò, si sposta dal docente al discente, e dalla infanzia all’intero arco della vita, verso un’autentica educazione permanente: «Gli educatori sono d’ordine naturale: famiglia e Stato, e d’ordine soprannaturale: Chiesa. Quando gli uni e l’altra collaborano verso il raggiungimento d’un solo ideale, cooperando anzichè urtandosi, l’educazione raggiunge la piena efficacia. Allora individui e masse non stanno inebetiti e neutrali di fronte al proprio destino, ma lo affrontano con coraggio: allora si hanno i periodi epici delle grandi imprese di pace e di guerra, del pensiero e del lavoro. La famiglia non è solo un vivaio o un brefotrofio o un alloggio corporativo: è una chiesa e una scuola. I genitori hanno il diritto da natura, e dunque da Dio, di educare, oltre che di generare e di nutrire, i figli: diritto e dovere, inalienabili, anteriori a ogni altro diritto della società civile.
La famiglia educherà se i genitori saranno non solo educati, ma se avranno la coscienza della loro missione di maestri; se sapranno alimentare nelle anime infantili ideali superiori al vitto e alla carriera; se agiranno come piccola chiesa docente. La religione serve anche a ricordare, elevare e proteggere l’obbligo pedagogico della famiglia. E la politica deve fare altrettanto. Lo Stato quindi è l’altro grande educatore: e compie questo suo dovere soprattutto attraverso la scuola. Oggi lo Stato ha le sue scuole, ed ha pieno naturale diritto d’averle. Ma non sarebbe più nel suo diritto se in queste scuole coartasse la coscienza religiosa e pervertisse quella morale; peggio ancora se impedisse alla Chiesa di avere le sue scuole». «In quanto tocca la morale, l’educazione è, o dovrebbe essere, unica, dalla famiglia allo Stato, dalla parrocchia alla professione; l’educazione che trae norma dalla legge di Dio e costruisce su questa le leggi dell’uomo: un’educazione, la cui anima è una fede trascendente che, come tale, strappa gl’individui all’individualismo e li collega tra loro, per l’impulso della giustizia e della carità. Come è stato detto da un pedàgogo illustre: “la vera cultura sociale è nata sul Golgotha”». (Igino Giordani, “Educazione e istruzione” in La società cristiana, Città Nuova, (1942) 2010, pp. 108 – 111) (altro…)
15 Ott 2016 | Focolari nel Mondo, Sociale

Kevin Kelly
«Ho pensato di fare qualcosa per gli altri quando ho conosciuto i Focolari. Ho aderito subito alla proposta di dedicare un po’ del mio tempo al “The way”, un centro di accoglienza per persone alcoliste senza fissa dimora. È gente che ha trascorso una vita sulla strada ed ora è anziana o troppo malandata per affrontare da sola quel poco che resta della vita. Qui conosco Paddy, un giovane irlandese che aveva combattuto a fianco degli inglesi. Come molti ex- soldati non è più riuscito ad affrontare la vita normale e quindi a smettere di bere. In un momento di lucidità mi racconta che non ha mai sparato per uccidere, ma solo mirato alle gambe. Una sera mi rendo conto che sta davvero male e che non avrebbe superato la notte. Chiamo un amico sacerdote che riesce a dargli l’unzione degli infermi. Insieme poi lo laviamo e lo prepariamo per la sepoltura. Prenderci cura di Paddy, che dopo tanta sofferenza è ora nella pace, è per noi come deporre Gesù dalla croce. Lo facciamo con la stessa sacralità. In seguito conosco Peter, un medico dell’ospedale St Vincents col quale condividiamo le esperienze con gli alcolisti. Lui è intenzionato ad aprire un centro non ospedaliero per la riabilitazione dall’alcool e mi chiede se voglio interessarmi della gestione di questa nuova struttura. D’accordo con mia moglie, chiedo 3 anni di aspettativa dal servizio pubblico dove lavoro e inizio una stretta relazione con il personale dell’ospedale per creare le giuste condizioni per aprire il nuovo centro. Dopo molte consultazioni si apre in un vecchio pub a Fitzroy. Il personale è composto da un infermiere con grande esperienza nel settore, alcuni professionisti in vari campi, ma soprattutto da ex alcolisti: persone meravigliose, onesti con se stessi e con gli altri; grazie alla loro esperienza sono di grande aiuto agli utenti, soprattutto nella prima fase di astinenza.
Lavorare con loro è un’esperienza davvero interessante. Quasi tutti hanno ottenuto la sobrietà attraverso “Alcolisti Anonimi” ed ora sanno come comportarsi con chi c’è ancora “dentro”. Sono esseri umani speciali, persone che nell’accettazione della loro condizione, sono riusciti ad uscirne trasformandone in positivo la sofferenza. Ad un certo punto ci rendiamo conto che alcuni utenti abituali, persone senza fissa dimora e indigenti, si rivolgono al centro soltanto per smaltire la sbornia, per poi tornare alle loro vecchie abitudini. Questo comportamento, per gli ex alcolisti che investono così tanto per aiutare le persone a recuperarsi, è molto difficile da accettare. Grazie al rapporto fraterno che si è stabilito fra di noi, posso condividere con loro un semplice ma rivoluzionario insegnamento di Chiara Lubich: “vederci l’un l’altro ogni giorno con occhi nuovi, come persone nuove”. La maggior parte dei collaboratori, non senza difficoltà, accetta di far suo questo principio. E gli effetti non tardano ad arrivare: un utente abituale, con il record per numero di presenze, trattato da noi ogni volta come una persona nuova, quando meno ce lo aspettiamo decide di smettere. Si lascia aiutare e, nello stupore di tutti, continua a mantenersi sobrio anche nel lungo periodo, aiutando a sua volta altre persone. Vivere a contatto con gli alcolisti mi dà l’opportunità di condividere la loro sofferenza e il ruolo di essa nello sviluppo delle persone. E anche di testimoniare l’importanza di accettare e di amare ogni persona al di là di come si presenta, dando a ciascuna tutta la fiducia di cui ha bisogno». (altro…)
14 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
Intonato stavolta alla “powertà” – la povertà delle ricchezze e la ricchezza delle povertà – ha riaperto il suo cantiere LoppianoLab 2016, uno spazio dove nessuno è solo spettatore. Col filo della cultura dell’unità si intrecciano persone e istituzioni, idee ed esperienze e si prova insieme a ricucire strappi e a tessere un domani più fraterno nei vari campi del vivere. «Quest’anno – è stata una novità – abbiamo proposto “Giovani in action!”, workshop artistici aperti a chi più di tutti, per condizione anagrafica, è in cerca di un futuro diverso», racconta Mileni del Gen Verde. Così 160 giovani, tra cui italiani e una cinquantina provenienti da diverse parti del mondo coinvolti in un’arricchente esperienza d’interculturalità, hanno collaborato uniti da un clima familiare d’ascolto, fiducia, contatto senza pregiudizi. «Hanno provato – ancora Mileni – a “capire l’esigenza di chi ci sta accanto e non solo la nostra”, come ci hanno detto. E anche: “Possiamo scegliere: o ignorare chi ha difficoltà oppure aiutarlo”; e soprattutto hanno scoperto il miracolo dell’“insieme”, e le ricchezze da condividere poi nella povertà di ogni quotidianità». Quando è stato chiesto loro: «Avete scoperto qualcosa di nuovo con questo lavoro?», hanno risposto: «Abbiamo capito il valore della solidarietà, dell’aiuto reciproco nel lavoro di squadra, il senso di responsabilità davanti al gruppo e di fiducia reciproca anche per raggiungere un migliore risultato». E poi: «il superamento della barriera della lingua o di chi è di un’altra città cercando una comunicazione sincera e attenta. L’affrontare i momenti di scoraggiamento, di fallimento, scoprire il valore della gioia o del cantare, danzare e suonare insieme». E cosa userai nella tua vita quotidiana di ciò che hai sperimentato qui? Parlano ancora i giovani: «Ascoltare e fidarsi degli altri senza guardare me stesso». Un altro ha detto: «Abbiamo acquistato più fiducia in noi stessi e abbiamo capito che le persone non sono sempre come appaiono dall’esterno. Possiamo eliminare i pregiudizi sfruttando un clima socievole per integrarci meglio con gli altri». Gran finale, la performance insieme ai giovani offerta dal Gen Verde la sera conclusiva, in un Auditorium gremito di circa 900 persone, dove nessuno è rimasto seduto. Ascolto profondo, partecipazione e un’esplosione di gioia per tutti. Qualcuno diceva: «Ho apprezzato lo stile fresco, attuale, coinvolgente del concerto», e poi: «Ho sentito la forza nella diversità, è stato bellissimo. Alla fine avrei voluto dire tante cose, ma sono stato in silenzio. Silenzio per meditare tutti i valori che ci avete trasmesso».
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13 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
16, 17 e 18 novembre: workshop con i giovani. 19 novembre: concerto al Teatro Civico della Spezia alle ore 20:30 21 novembre: feedback con i giovani.
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13 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
La conclusione delle celebrazioni si svolgerà il 5 e 6 novembre a Fátima Domenica 6 novembre, sarà un giorno di Festa alla quale invitiamo tutti gli amici del Movimento dei Focolari
Il programma: 11,30 – Messa | Auditorium del Centro Paulo VI 13,15 – Pranzo 15,30 – Festa commemorativa dei 50 anni del Movimento dos Focolares em Portugal | Auditorium del Centro Paulo VI 17,30 – Conclusione Sarà per noi motivo di grande gioia potere avere con noi la presenza di tanti amici! Iscrizioni : Per il 5 e 6 novembre qui – Solo per il 6 novembre qui Per ulteriori informazioni: 50anos@focolares.pt tel: +351 263 790 676 (altro…)
13 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Instabilità politica, precarietà economica, corruzione, estremismo religioso, riduzione dell’offerta educativa. Sono solo alcune delle cause che spingono la popolazione irachena ad una migrazione senza precedenti. Oggi rimanere in Iraq è una scelta davvero difficile. Specie se sei cristiano. Eppure l’Iraq dispone di notevoli risorse naturali e il suo popolo è ricco di umanità e di grande capacità di inclusione. Basti pensare alla pluralità delle culture, di lingue, religioni, alle varie etnie che per secoli hanno saputo convivere in pace. Habitat del patrimonio cristiano fin dalle sue origini, da duemila anni l’Iraq è stata la casa naturale di comunità cristiane molto vive. Con l’imperversare delle guerre sono però diventate, oggi, oggetto di discriminazione e persecuzioni. L’evento più atroce è stato due anni fa, quando estremisti ISIS hanno preso Mossul e tutta la pianura attorno: in poche ore migliaia di cristiani hanno dovuto abbandonare le loro case e, con i soli vestiti addosso, fra mille disagi e pericoli, sono dovuti sfollare e poi emigrare verso la Giordania o il Libano dove hanno trovato asilo in improvvisati campi profughi. Secondo alcune statistiche i cristiani in Iraq erano un milione e mezzo (2003), oggi non raggiungono i 300.000. Anche la comunità dei Focolari ha subito gli effetti devastanti di questa barbarie. Ma sia quelli che hanno lasciato il Paese, sia chi è rimasto – concentrati nelle città di Erbil, Baghdad e Bassura, e a Dohuk – cercano di trasmettere pace ovunque, costruendo ponti di solidarietà. Tuttavia, mentre ai convegni estivi di più giorni tipici dei Focolari, le Mariapoli, in passato c’erano oltre 400 persone, a quello tenutosi dal 9 all’11 settembre di quest’anno erano appena in 40. Ma il calo numerico non ha influenzato il profilo qualitativo, decisamente cresciuto in intensità e profondità, anche perché il tema centrale metteva l’accento sui rapporti interpersonali da vivere all’insegna della misericordia. Ospiti di un convento a Sulaymaniya, vicino al confine con l’Iran, i partecipanti hanno vissuto tre giorni di vere e proprie esercitazioni nell’amore reciproco. Racconta Rula, focolarina giordana del focolare di Erbil: «Abbiamo pregato, giocato, passeggiato in un’atmosfera di famiglia, sperimentando la vera comunione. Nel momento dedicato alla famiglia è scattata una tale condivisione che ha permesso di parlare del rapporto di coppia, della sfida dell’immigrazione, della conciliazione lavoro-famiglia, dell’educazione dei figli… Mentre i giovani, attraverso coreografie, hanno mostrato come diventare ponti l’uno verso l’altro». La Mariapoli ha avuto anche la presenza del vescovo di Baghdad mons. Salomone, che ha infiammato tutti con le sue parole: «Gesù ci chiede di essere lievito per questo mondo. Sono contento che abbiate scelto questa città per incontrarvi perché, anche se siete pochi, sicuramente lascerete qui la tipica impronta di chi è seriamente impegnato a vivere il Vangelo». Il focolare cerca di sostenere quanti sono rimasti, come anche chi si decide per la partenza, proprio perché sa che non è facile, specie per i giovani, vivere senza poter progettare il proprio futuro. «Vediamo che nonostante siano all’estero – continua Rula – vogliono ancora rimanere in contatto. Un giovane, da un campo rifugiati ci ha scritto che la spiritualità dell’unità è l’unica luce che lo sostiene e che il cercare di amare gli altri dà un senso alla snervante attesa che sta vivendo». Fra le tante esperienze condivise in Mariapoli, emblematica quella di un chirurgo di un ospedale pubblico. Poiché i medici non ricevono regolarmente gli stipendi, essi cercavano di programmare gli interventi nel pomeriggio, quando cioè sono a pagamento. Ma lui ha deciso di aiutare il maggior numero di persone possibile e fissa tutti i suoi appuntamenti al mattino. All’inizio i colleghi lo criticavano, ma poi piano piano hanno deciso anche loro di fare come lui. (altro…)
13 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
https://vimeo.com/183346390 (altro…)
12 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
Lionello nasce il 10 ottobre 1925, a Parma, in una famiglia benestante da cui riceve un’educazione basata sull’onestà e autenticità. Frequenta il liceo negli anni segnati dalla seconda guerra mondiale, nei quali avverte una particolare “attenzione” verso i problemi sociali e civili. Nel ‘43 s’iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e si laurea nel ‘47 a pieni voti e con la lode, dopo un periodo d’interruzione che trascorre in prigione per aver aiutato il movimento partigiano. Dopo la guerra si occupa con impegno delle attività formative e culturali della FUCI (Universitari Cattolici Italiani) e delle attività politiche della Democrazia Cristiana, non trascurando l’assistenza ai poveri nella Conferenza di S. Vincenzo. Ma teme l’imborghesimento. Aderisce quindi ad una iniziativa che riunisce giovani desiderosi di un approfondimento spirituale alla luce del Vangelo. Lì viene a conoscenza della spiritualità dell’unità di Chiara Lubich e, nel gennaio del ’50, incontra Ginetta Calliari, una delle prime focolarine. «Ella ci parlò assai semplicemente ma con grande convinzione. (…) Il cristianesimo che mi veniva esposto era così fresco ed affascinante che quasi mi pareva di ascoltare per la prima volta cosa fosse il cristianesimo stesso », ricorda. Insieme a questa crescita spirituale ne segue anche quella professionale: diventa il più giovane pretore d’Italia. Nel ’53 partecipa alla Mariapoli estiva, dove si approfondisce la spiritualità dell’unità. Incontra Chiara Lubich, Pasquale Foresi e Igino Giordani. Sono giorni che segneranno per sempre la sua vita. Li ricorda così: «Quella convivenza, pur essendo di piccole dimensioni, aveva una sua completezza: c’erano vergini e coniugati, sacerdoti e operai. Poteva essere modello della più grande società, avendo in sé una legge di valore universale. Vidi in quel “corpo” di persone unite in Cristo, pur nella povertà dei mezzi materiali, pur composto da persone non prive di difetti e di ingenuità, un organismo in cui il Signore aveva deposto una luce, una legge, una ricchezza destinate a dilagare in tutto il mondo (…)». In quel convegno decide di seguire Dio nel focolare. Nel ‘61 fa un passo che suscita scalpore: lascia la professione (nel frattempo era stato nominato Sostituto Procuratore della Magistratura a Parma) per dedicarsi completamente al Movimento. Il settimanale Gente pubblica un articolo su questo Magistrato che «aveva lasciato la toga per la Bibbia». Nel ‘62 riceve il «Premio della bontà» dalla Regione Emilia.

Loppiano: Lionello Bonfanti e Renata Borlone
Troviamo Lionello a Roma, alla prima scuola internazionale di Grottaferrata, quindi a Torino e poi nella cittadella di Loppiano nel ‘65 dove, per 15 anni, insegna ai giovani focolarini e dedica tutto se stesso allo sviluppo della nascente cittadella con “l’amore reciproco come legge fondamentale”. Diventa sacerdote nel ’73 e per lui si tratta di «essere al servizio del carisma, essere una trasparenza d’amore, essere “più Gesù” per gli altri». Nell’ ‘81 ricopre vari incarichi al centro del Movimento a Rocca di Papa. Dopo la licenza in Teologia e Diritto Canonico, diventa un esperto di associazioni laicali, svolgendo un’opera preziosa di consulente per la formulazione degli Statuti del Movimento dei Focolari (Opera di Maria), a contatto con i migliori canonisti della Santa Sede. Nell’estate dell’ ’86 gli viene diagnosticato un tumore e spesso gli ritornano alla mente e al cuore alcuni pensieri di Chiara Lubich, specie uno su Maria: «È tutta bella l’Ave Maria in ogni sua espressione, ma oggi io vorrei suggerire di sottolineare con il cuore in modo particolare la duplice richiesta: “Prega per noi peccatori adesso” e “nell’ora della nostra morte”, affinché Maria ci assista con la sua intercessione presso Dio in ogni nostro attimo presente e perché in quel momento importante, che è la morte, sia presente presso di noi in modo speciale». Muore improvvisamente l’11 ottobre. C’è chi l’ha definito “uomo delle Beatitudini”, perché proprio in esse lo troviamo rispecchiato: nella purezza di cuore, nella mitezza, nella misericordia, nella pace, nella fame e sete della giustizia. La frase del Vangelo che ha orientato la sua vita è, infatti, “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33). (altro…)
12 Ott 2016 | Cultura
Tra autobiografia e cronaca il libro racconta le storie di tanti che vivono ai bordi delle strade in un «anonimato assordante», nel vuoto della desolazione e della sofferenza. A quei tanti, incontrati nei suoi interminabili giri tra le piccole e le grandi città del Nord del Paese, l’Autore prova a dar voce, ricostruendo pezzo dopo pezzo la realtà viva e cangiante delle periferie dell’esistenza. Ne emerge un caleidoscopio di vite vissute e condivise da chi sempre nella pienezza esistenziale per spirito di solidarietà o per senso di giustizia dedica la propria vita a migliorare le condizioni di uomini e donne che il degrado urbano e l’indifferenza della gente hanno privato del loro diritto di cittadinanza. Silvano Gianti è nato a Cuneo nel 1957. Da sempre attento a chi vive in situazioni di povertà e di disagio, ha vissuto in diverse città d’Italia e abita attualmente a Genova, dove lavora per “Città fraterna”, una onlus che sostiene i disoccupati del capoluogo ligure. Ha pubblicato in passato sul «Sole 24 ore» online, dal 1978 scrive sul settimanale diocesano «La Guida» e collabora con la rivista «Città Nuova». La collana Vite vissute: storie di uomini e donne del nostro tempo che hanno scelto, con coraggio e determinazione, di agire per il bene comune. Città Nuova Ed.
12 Ott 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
La decisione di papa Francesco di dedicare la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, nell’ottobre 2018, è stata accolta con gioia e interesse anche dal Movimento dei Focolari e, con accenti particolarmente significativi, dalle sue diramazioni giovanili. Le nuove generazioni sono sempre state essenziali alla vita dei Focolari, nella reciprocità con la componente adulta che le accompagna anche nel discernere il proprio progetto di vita. Le prime reazioni dei giovani dei Focolari: «È una buona notizia e anche una risposta. La scelta corrisponde ad un bisogno. Stiamo già provando a vivere la vocazione non come scelta a se stante, ma come realtà unita alla fede. È il tempo di unificarle nella nostra vita. Siamo contenti che il Papa pensi a noi!». (Gloria, Uganda) «Bellissima notizia. Se non si offre un ambiente buono ai giovani nella Chiesa oggi, non ci sarà una cultura buona nella Chiesa domani. Penso che papa Francesco voglia lasciare la Chiesa in buone mani. Occorrono buoni pensieri su come vivere la vocazione. E non soltanto rispetto a scelte future: sposarsi, diventare sacerdote, religioso, focolarino… Nella formazione con i Focolari ho imparato a considerare la vocazione anche nel presente, come risposta da vivere fin da subito. Quindi spero che il Sinodo si concentri anche su questo aspetto». (Ryan, USA) «È stata una sorpresa. Sono sicura che il Papa saprà arrivare a tutti i giovani. Tanti lontani dalla Chiesa si sono interessati della sua enciclica sull’ambiente. Vedo in questo Sinodo una grande opportunità. Se si arriva a tutti sarà fantastico». (Amanda, Brasile) «Ciò che si apprende dalla Chiesa cattolica nel Paese dove sono cresciuta, ha sfumature diverse rispetto ad altri paesi. I pensieri divergono, anche se ci sono strumenti comuni come “Youcat”. La globalizzazione e i social media ci mettono a contatto con quanto la Chiesa insegna nei vari paesi del mondo. La diversità di approccio su questioni importanti può generare confusione in mancanza di una voce chiara. In questo il Papa e la Chiesa universale hanno un ruolo importante, tenendo conto della diversità delle culture. Vedo nel Sinodo una prospettiva bellissima». (Aileen, India) «Nei giovani cresce l’informazione sui problemi della Chiesa, in particolare su temi scottanti: scandali, questione sociale, Chiesa e politica. Sono argomenti che in Perù, ad esempio, creano sempre maggiore distanza tra la posizione del clero e la realtà dei giovani. La notizia del Sinodo mi dà speranza: potrebbe far vedere un volto più umano della Chiesa, con il contributo dei giovani e delle loro idee, utilizzando i mezzi di comunicazione e le reti sociali in maniera trasparente e convergente». (Jorge, Perú) «Sono cresciuto in parrocchia. Penso che il tema vocazione e giovani si sarebbe dovuto affrontare anni fa. Oggi siamo nel pieno di una crisi della vocazione in generale: alla famiglia, alla vita religiosa, come cittadini, ecc. Per questo mi sembra di poter dire: congratulazioni per la scelta». (Damián, Argentina) «La Chiesa ha dimostrato apertura verso i giovani con le Giornate Mondiali. Con papa Francesco penso che si voglia passare dalla teoria alla pratica mettendo al primo posto i giovani. Anche perché dovremo essere noi a trovare soluzioni ad un mondo in conflitto. A volte si pensa che non siamo capaci di affrontare i problemi, ma insieme a persone con esperienza e maturità arriviamo a delle soluzioni. È come se il Papa ci dicesse: siete pronti per questa sfida». (Jorge, El Salvador) «Chissà come si svolgerà di fatto questo Sinodo! Ma se i giovani potessero in qualche maniera partecipare di persona sarebbe importante. Penso sia desiderio di tutti avere voce attiva in questo Sinodo». (José Luis, Brasile) I giovani dei Focolari gioiscono anche della concomitanza del Sinodo con l’appuntamento che si sono dati a Manila nel luglio 2018, il Genfest, dove convergeranno dai cinque continenti. «È una bellissima coincidenza. Saremo nelle Filippine, in un continente con tanti giovani e guardato con attenzione dal Papa. Questo tempo di preparazione ci servirà per capire quale potrà essere il nostro contributo al Sinodo». (Jose Luis, Colombia) Fonte: SIF Servizio Informazione Focolari (altro…)
11 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
L’Istituto Universitario Sophia è lieto di invitarLa all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2016/17. Per maggiori informazioni e per la diretta streaming, consultare la pagina che sarà dedicata all’evento sul sito www.iu-sophia.org Depliant invito (altro…)
11 Ott 2016 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Il Congresso, che è triennale, quest’anno celebra il 50° del Movimento Gen: “generazione nuova” del Movimento dei Focolari. Nel 1966 Chiara Lubich propose ai giovani che facevano parte del Movimento “Una rivoluzione d’amore”, che, espliciterà poi, ha per fine concorrere alla realizzazione del testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”. Dall’adesione di migliaia di giovani in tutto il mondo a questo programma, è nato il Movimento Gen. Ora è sparso in tutto il mondo con appartenenti alle più diverse culture, estrazioni sociali, religioni ed anche non professanti un credo religioso. (altro…)
11 Ott 2016 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Sociale
La tempesta più violenta degli ultimi anni che ha investito l’Isola, già così provata, ha causato almeno 900 vittime. Ora incombe un pericolo ancora più grave e cioè le epidemie, e il colera in particolare. Wilfrid Joachim Joseph, referente SAD ad Haiti – sostegno a distanza, portato avanti dalle Famiglie Nuove – ci fa sapere che nei dintorni di Mont-organisé, zona rurale nel distretto di Ouanaminthe, a Nord-Est di Haiti, «Il ciclone Matthew, dove AFN (Azione Famiglie Nuove) sostiene a distanza tanti bambini, non ha fatto vittime, ma molti danni alle costruzioni. In particolare alle fattorie e alle stalle, con gravi conseguenze dovute alle poche fonti di sostentamento della popolazione che, proprio perché rurale, vive di agricoltura e allevamento”. Immediatamente il Movimento dei Focolari si è attivato per sostenere con aiuti di ogni genere le vittime di questa grave calamità naturale. Il “Coordinamento aiuti per le emergenze umanitarie”, segnala i seguenti conti correnti per chi vuole dare il proprio contributo per Haiti, specialmente per le comunità dei Focolari:
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11 Ott 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Lionello nasce il 10 ottobre 1925, a Parma, in una famiglia benestante da cui riceve un’educazione basata sull’onestà e autenticità. Frequenta il liceo negli anni segnati dalla seconda guerra mondiale, nei quali avverte una particolare “attenzione” verso i problemi sociali e civili. Nel ‘43 s’iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e si laurea nel ‘47 a pieni voti e con la lode, dopo un periodo d’interruzione che trascorre in prigione per aver aiutato il movimento partigiano. Dopo la guerra si occupa con impegno delle attività formative e culturali della FUCI (Universitari Cattolici Italiani) e delle attività politiche della Democrazia Cristiana, non trascurando l’assistenza ai poveri nella Conferenza di S. Vincenzo. Ma teme l’imborghesimento. Aderisce quindi ad una iniziativa che riunisce giovani desiderosi di un approfondimento spirituale alla luce del Vangelo. Lì viene a conoscenza della spiritualità dell’unità di Chiara Lubich e, nel gennaio del ’50, incontra Ginetta Calliari, una delle prime focolarine. «Ella ci parlò assai semplicemente ma con grande convinzione. (…) Il cristianesimo che mi veniva esposto era così fresco ed affascinante che quasi mi pareva di ascoltare per la prima volta cosa fosse il cristianesimo stesso », ricorda. Insieme a questa crescita spirituale ne segue anche quella professionale: diventa il più giovane pretore d’Italia. Nel ’53 partecipa alla Mariapoli estiva, dove si approfondisce la spiritualità dell’unità. Incontra Chiara Lubich, Pasquale Foresi e Igino Giordani. Sono giorni che segneranno per sempre la sua vita. Li ricorda così: «Quella convivenza, pur essendo di piccole dimensioni, aveva una sua completezza: c’erano vergini e coniugati, sacerdoti e operai. Poteva essere modello della più grande società, avendo in sé una legge di valore universale. Vidi in quel “corpo” di persone unite in Cristo, pur nella povertà dei mezzi materiali, pur composto da persone non prive di difetti e di ingenuità, un organismo in cui il Signore aveva deposto una luce, una legge, una ricchezza destinate a dilagare in tutto il mondo (…)». In quel convegno decide di seguire Dio nel focolare. Nel ‘61 fa un passo che suscita scalpore: lascia la professione (nel frattempo era stato nominato Sostituto Procuratore della Magistratura a Parma) per dedicarsi completamente al Movimento. Il settimanale Gente pubblica un articolo su questo Magistrato che «aveva lasciato la toga per la Bibbia». Nel ‘62 riceve il «Premio della bontà» dalla Regione Emilia.

Loppiano: Lionello Bonfanti e Renata Borlone
Troviamo Lionello a Roma, alla prima scuola internazionale di Grottaferrata, quindi a Torino e poi nella cittadella di Loppiano nel ‘65 dove, per 15 anni, insegna ai giovani focolarini e dedica tutto se stesso allo sviluppo della nascente cittadella con “l’amore reciproco come legge fondamentale”. Diventa sacerdote nel ’73 e per lui si tratta di «essere al servizio del carisma, essere una trasparenza d’amore, essere “più Gesù” per gli altri». Nell’ ‘81 ricopre vari incarichi al centro del Movimento a Rocca di Papa. Dopo la licenza in Teologia e Diritto Canonico, diventa un esperto di associazioni laicali, svolgendo un’opera preziosa di consulente per la formulazione degli Statuti del Movimento dei Focolari (Opera di Maria), a contatto con i migliori canonisti della Santa Sede. Nell’estate dell’ ’86 gli viene diagnosticato un tumore e spesso gli ritornano alla mente e al cuore alcuni pensieri di Chiara Lubich, specie uno su Maria: «È tutta bella l’Ave Maria in ogni sua espressione, ma oggi io vorrei suggerire di sottolineare con il cuore in modo particolare la duplice richiesta: “Prega per noi peccatori adesso” e “nell’ora della nostra morte”, affinché Maria ci assista con la sua intercessione presso Dio in ogni nostro attimo presente e perché in quel momento importante, che è la morte, sia presente presso di noi in modo speciale». Muore improvvisamente l’11 ottobre. C’è chi l’ha definito “uomo delle Beatitudini”, perché proprio in esse lo troviamo rispecchiato: nella purezza di cuore, nella mitezza, nella misericordia, nella pace, nella fame e sete della giustizia. La frase del Vangelo che ha orientato la sua vita è, infatti, “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33). (altro…)
10 Ott 2016 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Conosciamo Khalid da più di dieci anni. Un giorno ha suonato alla nostra porta per venderci qualcosa, ma soprattutto perché l’aiutassimo a trovare un lavoro. Era in Italia da più di un anno, clandestino e senza fissa dimora. Aveva 24 anni e veniva dal Marocco dove aveva lasciato la madre vedova con due figli minorenni. A distanza di una settimana, si è ripresentato. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete accolto”…. Le frasi evangeliche ci interpellavano con forza. In quel momento ciò che potevamo fare era di accoglierlo a tavola con noi. Nel pomeriggio gli abbiamo offerto di lavorare nell’orto e nel giardino. È stato con noi per altri due giorni. Così ha potuto inviare una piccola somma di denaro alla mamma. Era la prima volta che riusciva ad aiutare la propria famiglia e ciò lo ha reso felice. Ci siamo adoperati per cercargli un lavoro ma la risposta era sempre la stessa: è clandestino, non possiamo assumerlo. Finalmente ha trovato un lavoro stagionale presso una azienda agricola. Lavorava in serra, alloggiava in un container con un indiano: faceva una vita dura, ma era contento. Un giorno è suonato il telefono: l’amico indiano ci diceva che Khalid non stava bene. Ancora Gesù ci interpellava: siamo andati a trovarlo e l’abbiamo accompagnato dalla nostra dottoressa, che si è resa disponibile; era affetto da una dolorosa otite e andava tenuto sotto controllo; abbiamo deciso di ospitarlo nella stanza insieme a nostro figlio. All’inizio ci si doveva alzare a volte di notte per curarlo. Anche i nostri figli si sono mostrati premurosi nei suoi confronti. Intanto, il suo datore di lavoro non intendeva regolarizzare la situazione: noi eravamo diventati l’ultima speranza cui poteva ancora aggrapparsi. Il Signore ci chiedeva un atto di amore più radicale. Così abbiamo deciso di assumere Khalid come colf e più tardi è maturata in noi l’idea di ospitarlo a casa nostra, come un altro figlio. Abbiamo messo a sua disposizione alcuni spazi della casa in cui poteva avere una propria indipendenza; nella preparazione dei pasti eravamo attenti a rispettare le sue convinzioni religiose, così come i suoi momenti di preghiera, i suoi orari dei pasti durante il Ramadan. Si andava così approfondendo il dialogo anche sul piano religioso. Il rapporto fra noi è diventato sempre più confidenziale: la sera ci intrattenevamo spesso a parlare della sua e della nostra vita, delle sue e delle nostre tradizioni. Dubbi e difficoltà non sono mancate, ma, insieme alla comunità del Movimento che non mancava di sostenerci, trovavamo la forza di andare avanti. La provvidenza non è mai mancata. Un signore, a noi sconosciuto, gli ha regalato un motorino che poi abbiamo messo in regola. Persone del Movimento gli hanno fornito capi di abbigliamento… È arrivato poi un lavoro che lo soddisfaceva, anche se provvisorio, e che gli ha permesso di aiutare la sua famiglia e anche di restituire parte delle spese sostenute per lui. Dopo circa sette mesi si è liberata un’abitazione in cui ha potuto sistemarsi con alcuni suoi amici. È ritornato poi in Marocco dove si è sposato. Rientrato con la moglie in Italia, ha trovato un lavoro a tempo indeterminato che gli ha permesso di condurre una vita più serena. Sono nati tre bambini due dei quali frequentano le scuole elementari. Anche con la moglie si è costruito un bel rapporto nonostante le difficoltà della lingua. Un giorno ha voluto mostrarci la sua riconoscenza e si è offerta di preparare a casa nostra un pranzo tutto marocchino, che abbiamo consumato con i nostri figli. Siamo diventati i nonni dei suoi bambini che spesso sono a casa nostra! Nella condivisione con loro sperimentiamo continuamente la gioia della presenza di Dio tra noi». (G. – Mantova Italia) (altro…)
9 Ott 2016 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
https://vimeo.com/171071119 (altro…)
8 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto: Riconciliazione di Josefina de Vasconcellos (Coventry Cathedral)
La Parola di vita di questo mese ci invita a non rispondere all’offesa con l’offesa ma – come suggerisce Chiara Lubich – «con un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, accogliere il fratello così com’è, nonostante il male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri difetti». Alcune brevi testimonianze: Quel muro è crollato «Ho passato un’infanzia ed una giovinezza molto triste, al punto da non conservare neanche un ricordo positivo. Anche da sposata i rapporti con la mia famiglia d’origine mi lasciavano sempre una profonda amarezza, solo critiche e disprezzo. Non è stato facile dimenticare, ma intanto ho cercato di fare mio il motto evangelico: dare senza attendere la ricompensa. Un giorno i miei genitori sono venuti a passare le vacanze da noi. Ho deciso di andare incontro ai loro gusti, senza aspettarmi nulla. Ho baciato mia madre, cosa che non avveniva più dalla mia infanzia. Lei mi ha abbracciata e le sono venute le lacrime. Ho sentito crollare il muro che ci divideva. E papà il giorno del suo compleanno ha voluto che mettessi la musica da lui preferita e che danzassi con lui. Una grande conquista quest’armonia con i miei!» (Margherita – Svizzera) Un litigio finito in dolcezza «Da mia sorella avevo saputo che i nostri genitori avevano litigato. Da tre giorni non si parlavano e papà rifiutava di mangiare il cibo che la mamma preparava. Arrivata a casa, subito ho avvertito un’atmosfera pesante. Senza fare domande, mi sono messa a servire concretamente sbrigando alcuni lavori; alla prima occasione in cui mi sono trovata da sola con mio padre, ho cercato di sapere da lui cos’era successo. Si è confidato con me e così anch’io ho potuto dirgli il mio impegno nel cercare di vivere le parole di Gesù. Quando ho accennato al perdono, di cui Lui ci ha dato l’esempio, si è fatto più attento. Alla fine ci siamo messi d’accordo che quando sarebbe tornata la mamma l’avrebbe accolta bene. Dalla finestra della cucina ho assistito alla scena di lei che rientrava e di mio padre che le chiedeva con dolcezza com’era andato il lavoro». (P. F. – Camerun) Un semplice “ciao” «Da un po’ di tempo c’erano incomprensioni tra me e una sorella al punto che ci eravamo tolti il saluto. Un giorno ho deciso di fare io il primo passo per riconciliarci. Ma era tutt’altro che facile: in fondo ero il fratello maggiore, avevo la mia dignità… Dopo una notte agitata, alla mattina in cucina le ho detto “ciao”, ma così sottovoce che lei non ha sentito. Prendendo coraggio ho ripetuto con più forza il “ciao”. Lei è rimasta sorpresa e subito abbiamo fatto pace. Per la gioia e il senso di liberazione mi son messo poi a canticchiare». (Dolfi – Italia) (altro…)
7 Ott 2016 | Cultura
Author: Fr Brendan Purcell
In Where is God in Suffering? philosopher Brendan Purcell considers ways in which we can meaningfully reconcile our faith in God with a world that often appears to be plagued by great tragedy. In this deeply personal and impassioned book, the author explores stories of historical figures and characters in literature whose unyielding faith in the face of great personal suffering provides solace for people today.
From Viktor Frankl and Etty Hillesum, both of whom endured the untold torments of concentration camps, to the terminally ill teenager Chiara Luce Badano, whose trust in God never wavered, Where is God in Suffering? provides an impassioned rejoinder to commentators such as Stephen Fry and Peter Singer who doubt or deny the existence of God. Also included are touching accounts of the lives of friends whom the author has known over the years, and whose great stoicism and faith in adversity will provide inspiration to all those who share in their story.
Orders and enquiries – New City Press
7 Ott 2016 | Focolari nel Mondo

7 Ott 2016 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«La festa è stata un’esperienza incredibile! Ha colpito nel segno, nel mio cuore, e ci ha permesso di godere un bellissimo clima di fraternità che aiuta a ricaricare le batterie!». «Mi sono resa conto che posso decidere se restare nella caverna o uscirne. Ho scoperto quanto è importante aprirmi e condividere con altri quello che succede dentro di me». «Nel gruppo di giovani della cittadella ho riconosciuto una grande vitalità, radicalità, gioia, profondità, capacità di affrontare le difficoltà…». «È stata un’esperienza molto bella. Parto con la convinzione che è possibile vivere una vita diversa e che non siamo soli nello sforzo di essere quelli che realmente vogliamo essere e rischiare». Ecco alcune delle espressioni dei mille giovani riuniti, il 24 e 25 settembre scorsi, per la Festa dei giovani 2016, presso la Cittadella Lia – Argentina dei Focolari immersa nella pampa. Si tratta ormai di un appuntamento tradizionale che si ripete ogni anno con la potenza creatrice che i giovani sanno esprimere quando si tratta di trasmettere ad altri gli ideali per i quali vogliono spendere la vita. Quest’anno, all’edizione 2016, attratti dal motto “Rischia, quello che cerchi esiste”, sono arrivati oltre 1000 giovani da Paraguay, Uruguay, Cile, Brasile e da varie città dell’Argentina. In che consiste questa proposta? In un’esperienza di fraternità, che parte dal condividere per 48 ore lo stile di vita evangelico che caratterizza questa cittadella permanente del Movimento dei Focolari, nella quale attualmente vivono 85 giovani di 17 paesi, oltre a famiglie e adulti. Non solo. Si condivide un’esperienza e, attraverso la musica, il teatro e la danza, si mettono in comune anche le attuali problematiche in cui si trovano immersi i giovani: i rapporti familiari, lo studio, i successi e i fallimenti della vita, le dipendenze, i momenti di dolore, e soprattutto l’incontro con un Dio vicino, che ha una risposta personale per ciascuno. Ma l’idea non finisce lì: si cerca di coinvolgere tutti nella costruzione di un mondo unito senza distinzione di fede o di religione.
Quest’anno il programma prevedeva una combinazione di teatro, musica e testimonianze, il tutto sotto un’immagine emblematica che campeggiava a grande scala all’ingresso della sala nella quale si svolgeva la presentazione, con un cartello che incitava tutti: RISCHIA! Il linguaggio scelto per trasmettere le esperienze e costruire le scene di teatro, era diretto e ha interpellato ciascuno personalmente. Le canzoni, cantate con molta energia e un ritmo coinvolgente, hanno aiutato a fare la sintesi di questo impegno nella ricerca di qualcosa di grande per ognuno. I momento vissuti insieme fuori dalla sala, come la visita alla cittadella, i pranzi, le passeggiate, sono serviti per dar spazio a questo scambio tra giovani latinoamericani che hanno dimostrato il loro desiderio e la loro capacità di costruire un mondo unito, una società per tutti. Alla fine, la proposta lanciata ad ognuno dei partecipanti, di moltiplicare queste spazio di fraternità in ogni angolo del pianeta in cui viviamo. Gli echi non si sono fatti attendere: «Dal Paraguay voglio ringraziarvi perché ci avete fatto vivere giornate indimenticabili. Siamo emozionati e disposti ad accettare la sfida!». «Stamattina, mentre ero sull’autobus per andare al lavoro – scrive un altro giovane partecipante – mi tornavano in mente i giorni vissuti insieme e mi veniva voglia di vivere bene la giornata di oggi, di dare quel di più, di rischiare». Fonte: Cono Sur online (altro…)
6 Ott 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Non è un errore la scelta della “W” all’interno del titolo ma è una sfida lanciata alle migliaia di partecipanti presenti e a quanti si sono collegati via streaming. Se da una parte c’è un’Italia dove i cosiddetti poveri assoluti sono aumentati del 130% in sette anni, dove ogni giorno le sue coste meridionali fanno da ponte alle centinaia di migliaia di migranti che fuggono dalla miseria e dalle guerre. Dall’altra parte c’è tutta la voglia di mettersi in gioco: volontari, associazioni, giovani che vogliono sperimentare nuove forme di impresa per aiutare le persone dall’emergenza quotidiana. Sì, perché l’impegno (come “dare qualcosa in-pegno”, con le parole di Alberto Frassineti, uno dei fondatori del Polo Lionello), è lo spirito che anima coloro che hanno portato le loro esperienze nel corso delle iniziative in programma per Loppianolab 2016: economia, ma anche politica, welfare, immigrazione, comunicazione, tecnologia e istruzione. L’iniziativa, che ha visto promotori il Polo Lionello Bonfanti , il Gruppo Editoriale Città Nuova, l’Istituto Universitario Sophia e la Cittadella di Loppiano, è nata nel 2010 con lo spirito di concretizzare un laboratorio nazionale che mettesse in moto, come ha augurato nel suo messaggio Maria Voce, Presidente dei Focolari , “le qualità che hanno fatto grandi gli italiani, la creatività e l’industriosità, l’accoglienza e la solidarietà, la cultura e l’arte”.
Esperti del mondo della cultura, dell’economia e della politica si sono alternati nei diversi momenti previsti dal programma, insieme alla tante voci della società civile tramite le iniziative promosse dalle centinaia di associazioni, singoli e comunità, rafforzando e mettendo in rete persone appassionate nel tradurre in prassi idee, progetti, stili di vita. Tre giornate, tre focus per accogliere diverse sfide: quella dell’innovazione tecno-scientifica, dello sviluppo e della povertà per reinventare la pace. E proprio a LoppianoLab sono stati festeggiati due anniversari importanti, il progetto di Economia di Comunione (EdC) per il suo 25° anno di vita e quello della rivista dei Focolari, Città Nuova, che compie 60 anni. Trenta workshop multitematici, tre dirette via streaming, laboratori anche per bambini e adolescenti: “Loppiano Kids. È tempo di dare” con una serie di incontri sui temi della povertà, della solidarietà e dell’ecologia, e “Loppiano Young” con performance ed esibizioni artistiche curate dalla band internazionale Gen Verde. Jesús Morán,
copresidente dei Focolari e filosofo, ha chiuso l’ultimo giorno parlando delle tre sfide che oggi l’umanità si trova ad affrontare, quelle della globalizzazione e della post globalizzazione, la sfida antropologica, del “post umano”, e per ultima quella umanitaria, del sub-umano, sfida che ci interpella ad elaborare una “cultura della resurrezione”, per assumere fino in fondo il dolore dell’uomo che soffre. La domanda che ci dobbiamo porre – secondo Morán – è quanto spazio diamo, nella nostra vita, agli ultimi, agli “abbandonati” di oggi? Infine, durante il forum “La ricchezza delle povertà invisibili”, è stata lanciata la proposta di costituire un osservatorio sulla povertà che, sulla base di un piano di lavoro biennale, sviluppi un sistema informativo per monitorare gli effetti degli aiuti dell’EdC a livello globale, e studi alcuni casi specifici significativi per i risultati ottenuti o le metodologie adottate. Leggi anche: Città Nuova online: Speciale LoppianoLab Loppiano Economia di comunione (altro…)
6 Ott 2016 | Centro internazionale
La necessità di lavorare per la costruzione di un “noi poliedrico”. Promuovere la cultura del dialogo e dell’incontro per tutelare chi vive in condizioni sub-umane. La storia dell’umanità può essere letta anche come la storia del concetto del “noi”. Questo pronome, secondo quanto spiegato nell’incontro per la pace di Assisi dal filosofo Zygmunt Bauman, inizialmente includeva poche persone e definiva chi non faceva parte del gruppo col pronome “loro”. Il numero di quanti facevano parte del “noi” è andato via via crescendo, fino ad arrivare, in questi anni globalizzati, a poter includere – al limite – tutti, ma aprendo così un nuovo capitolo: come gestire questo “noi”? Partendo dalle parole di Bauman, il filosofo Jesús Morán Cepedano, copresidente del Movimento dei Focolari, nel corso dell’evento conclusivo della settima edizione di Loppianolab 2016, ha sottolineato la necessità di rendere più personale e denso di relazioni questo “noi”. Grazie alla globalizzazione, il “noi” attualmente costituito sembra essere tale solo a livello interpersonale, di convivenza, societario. Certo, è già un bel passo avanti, ha sottolineato Morán, ma è «sfasciato, rotto, ferito», proprio in quanto impersonale, e per tali motivi rischia di essere manipolato. Emerge la necessità, per l’umanità stessa, di compiere un ulteriore passo in avanti. Bisogna “personalizzare” questo noi, conservando la soggettività delle singole persone, ma anche dei popoli e delle culture, cercando di realizzare un «noi poliedrico e non sferico», secondo la terminologia utilizzata da papa Francesco. Dunque, per Morán la questione vera non sarebbe quella di continuare ad espandere il concetto del “noi”, ma di elevarlo, di personalizzarlo. Ma come? L’importante, ha aggiunto, è creare «spazi di personalizzazione del noi e farli dilagare ovunque nel mondo». La stessa cittadella internazionale di Loppiano è, pur nei suoi limiti, un esempio di spazio mondializzato con la personalizzazione del noi, in cui si può essere persone e nel quale non si vive un noi impersonale. «Il futuro dell’umanità si gioca su questo e io sono ottimista – ha affermato –. È un processo molto positivo e cruciale», ma «se non si compie questo passo in avanti il noi si autodistrugge». L’umanità, ha aggiunto il copresidente dei Focolari, complessivamente ha tre grosse sfide da affrontare. La prima è quella della post globalizzazione. Morán la definisce la sfida del “trans globale”: vivere cioè la globalizzazione in modo poliedrico, senza gruppi di potere egemonici, in un contesto di vera comunione, alba dell’uomo-mondo, concetto tanto caro a Chiara Lubich, per arrivare al quale occorre promuovere una cultura del dialogo e dell’incontro. La seconda sfida è antropologica, quella del “post umano”, che richiede – ha affermato il filosofo spagnolo rilanciando l’espressione dell’economista Stefano Zamagni – anche un’operazione culturale notevole. Serve un nuovo umanesimo, processo che richiede da noi esperienza, vita, pensiero e un altro tipo di cultura: quella della differenza. Una cultura capace di pensare la differenza, diversa dal pensiero debole, che è incapace di fare ciò e che porta all’omogeneizzazione. La terza sfida che l’umanità si trova a dover affrontare è quella umanitaria, indicata dall’economista Luigino Bruni. Parliamo, ha detto Morán, del “sub-umano”, di quei milioni e milioni di persone che, cioè, non vivono una vita umana all’interno di quel grande “noi” che è l’umanità. Quella del sub-umano è una grande sfida che ci interpella ad elaborare una cultura della resurrezione, per assumere fino in fondo il volto dell’uomo che soffre. La domanda che ci dobbiamo porre è: quanto spazio diamo, nella nostra vita, agli ultimi? La cultura dell’umanità – ha concluso il filosofo – indica di andare incontro agli “abbandonati” di oggi, alla cultura del sub-uomo. Non si avrà vera unità se non si affronterà, vincendola, anche questa sfida. Di Sara Fornaro Fonte: Città Nuova
5 Ott 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità

Anne insieme alla mamma, Eleanor.
«Nata prematura di 14 settimane, alla nascita pesavo meno di un chilo. I medici dissero che avrei avuto soltanto una piccola possibilità di sopravvivenza, così mia madre chiamò un sacerdote per battezzarmi. Sono stata nell’incubatrice per quattro mesi e, a causa dell’eccessiva esposizione all’ossigeno, il mio udito ha subito una perdita dell’80% in entrambe le orecchie. Durante l’adolescenza ho cominciato a domandarmi il perché non fossi subito morta, tanta era la sofferenza che questa grave perdita uditiva mi provocava. I miei genitori che vivono la spiritualità dei Focolari, mi davano sempre la stessa risposta: “Anne, Dio ti ama immensamente e ha un piano speciale per te”. Questa frase mi faceva nascere il desiderio di scoprire il progetto che Lui aveva riservato per me. A 18 anni ho iniziato a lavorare presso l’ufficio postale. Il mio compito era quello di rispondere al telefono e questo mi risultava difficile perché era molto problematico per me riuscire a capire le varie richieste. Molte volte le persone all’altra estremità del telefono mi prendevano in giro dicendo che ero stupida e così tornavo a casa piangendo, gridando a mia mamma perché la vita doveva essere così difficile per me!
La sua risposta mi ha colto alla sprovvista: “Prova a fare tu il primo passo. Quando domani rispondi al telefono, spiega con semplicità a chi ti ascolta che hai una perdita uditiva e invita le persone a parlare lentamente e chiaramente”. Per me è stato affrontare soprattutto me stessa, perché non volevo si sapesse della mia sordità; volevo infatti apparire “normale” come tutti gli altri. Il giorno dopo al lavoro ho sentito squillare il telefono e, nello stesso tempo, quella voce nel mio cuore mi diceva “fa il primo passo”. Per la prima volta nella mia vita, ho risposto al telefono invitando a parlare in maniera chiara poiché avevo un deficit uditivo. Con mia sorpresa la persona all’altro capo del telefono è stata molto gentile e comprensiva e questo mi ha incoraggiato, da quel momento in poi, a svolgere il mio lavoro con più sicurezza. I miei colleghi, vedendo le mie difficoltà e gli sforzi per superarle, hanno anche loro cercato di aiutarmi, rispondendo subito alle chiamate. È stato come se avessi gettato un sassolino nell’acqua provocando un effetto a catena. Ricordo di essere andata a casa dicendo alla mamma: “Ha funzionato!” Quel giorno ha segnato un punto di svolta nella mia vita: ho capito che dovevo accettare i miei limiti giorno dopo giorno e, cercando di fare il primo passo, di “amare per prima” gli altri come Dio ha fatto con noi, avrei trovato un rapporto con il mondo e con le persone, insieme alla pace interiore e ad una nuova libertà. 
Anne a Melbourne con le focolarine con cui abita.
La sofferenza mi ha portata più vicina a Dio che sempre mi aiuta a mettermi a disposizione degli altri. Nel tempo, ho sentito il desiderio di donarGli la vita nella strada del focolare. Le difficoltà non sono mancate, come quella di imparare la lingua italiana per ricevere la formazione. Ma ho sperimentato che nulla è impossibile a Dio. Ancora oggi non è semplice: per esempio, con le amiche con cui abito in focolare abbiamo dovuto fare dei piccoli passi quotidiani. Come chi parlava quasi borbottando ora si sforza di scandire bene le parole in modo che possa leggere le labbra. Alla fine vince l’amore reciproco! Ho ricevuto da mio padre, scomparso nove anni fa, un messaggio personale da aprire dopo la sua morte, in cui c’era scritta solo una frase: “La mia notte non ha oscurità”. È la mia esperienza quotidiana: ogni volta che scelgo di amare e di servire chi mi sta vicino, non ci sono più tenebre e sperimento l’amore che Dio ha per me». (altro…)
4 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
A Economia de Comunhão (EdC) nasceu em maio de 1991 no Brasil, com o objetivo de colaborar com a redução da pobreza, através da organização de iniciativas econômicas inseridas dentro de um movimento cultural mais amplo, composto por pessoas e instituições que objetivam, dos mais diversos modos, individual e coletivamente, construir a fraternidade nos dias de hoje. CONFIRA O PROGRAMA: Encontro da rede nacional de líderes e núcleos de EdC Data: 13/10 à 14/10 – início às 14h Voltado para os núcleos locais, com formação e momentos de comunhão. Local: Centro Mariápolis Santa Maria – Av. Alfredo Bandeira de Melo, 01 – Igarassú PE – Brasil Programação Acadêmica Encontro dos Pesquisadores de EdC Data: 13/10 à 14/10 início às 9h00 Público alvo: Pesquisadores, professores e estudantes de EdC Local: Centro Mariápolis Santa Maria – Av. Alfredo Bandeira de Melo, 01 – Igarassú PE – Brasil Seminário de Economia para estudantes de Economia Data: 13/10 – 15h45 às 17h30 Público alvo: Estudantes do PIMES – pós-graduação em economia Local: Faculdade de Economia – UFPE Mesa Redonda: Palestrantes da Cátedra Chiara Lubich – UNICAP, ASCES-UNITA & SOPHIA Data: 13/10 – 20h às 22h Público alvo: Estudantes dos cursos de economia, filosofia, direito e história; pessoas envolvidas ou interessados na EdC e público em geral. Local: UNICAP – Universidade Católica de Pernambuco Fórum dos 25 anos – Grande Comemoração Nacional dos 25 anos. Assembleia Aberta – Apresentação da Anpecom de hoje, resultados e desafios. Data: 15/10 às 09h Voltado aos empreendedores, empresários, estudantes e simpatizantes. Local: Centro Mariápolis Santa Maria – Av. Alfredo Bandeira de Melo, 01 – Igarassú PE – Brasil Grande Comemoração Nacional dos 25 anos Data: 15/10 às 14h 16/10 até às 12h30 Voltado a qualquer pessoa que é interessado a construir uma economia diferente! Local: Centro Mariápolis Santa Maria – Av. Alfredo Bandeira de Melo, 01 – Igarassú PE – Brasil IMPORTANTE: Inscrição: R$60,00 (sem alimentação e hospedagem), associados da Anpecom (em dia com a anuidade) tem 50% de desconto. Valor de inscrição é sempre R$60,00, podendo a pessoa estar inscrita para um ou todos eventos. Associe-se no site da Anpecom que ainda dá tempo! Estadia e alimentação: Valor da diária com as três refeições: R$85,00 Para maiores informações sobre a estadia clique aqui O valor será pago diretamente para o Centro Mariápolis É importante fazer a inscrição.
4 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
Impulsionados pelo desejo de incrementar a participação consciente na vida cívica, membros do Movimento dos Focolares promovem um ciclo de conferências / debates com personalidades de diferentes áreas profissionais e políticas, com o título Pensar Portugal Atual. Pensar Portugal para formar e desenvolver a consciência crítica, a capacidade de diálogo, a cidadania ativa e responsável, essenciais à Democracia com os desafios da atualidade.
Próxima Conferência – Lisboa, Centro Cultural Franciscano: 11 de outubro 2016, terça-feira, 21h00
Cardeal Patriarca de Lisboa D. Manuel Clemente “Pensar Portugal Atual”
Mais informações: consultar a página Pensar Portugal Atual no
Facebook ou pelo E- mail: pensarportugalatual@gmail.com Conferências já realizadas:
22 de novembro 2015, domingo, 16:00h
– Prof. Doutor Marcelo Rebelo de Sousa
11 de dezembro 2015, 6ª feira, 21:00h –
Prof. Doutor José Eduardo Franco 15 de janeiro 2016, 6ª feira, 21:00h –
Dr. Guilherme d’Oliveira Martins 19 de fevereiro 2016, 6ª feira, 21:00h –
Prof. Doutor Jorge Miranda
19 de maio 2016, quinta-feira, 21h00
–
Prof. Doutor Jorge Braga de Macedo “A Globalização liberta aproximando”
19 de junho 2016, domingo, 16h00 –
Prof. Doutor Bagão Félix “Gerações, Ética e Solidariedade” –
Dr. Vítor Bento “Portugal, entre a Europa e o mar”
23 de setembro 2016, sexta-feira, 21h00 – Embaixador Jorge Lemos Godinho “Os pilares da política externa portuguesa num Mundo em evolução”
4 Ott 2016 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Marco Desalvo (a destra)
«Siamo venuti non per insegnare, ma per imparare, non per parlare, ma per ascoltare . Vorremo poi, tornando ai nostri Paesi, dire a tanti quanto abbiamo visto e vissuto. Siamo arrivati da diversi paesi europei, dal Medio Oriente, dalla Nuova Zelanda, Stati Uniti e Argentina. Cercare di entrare nella cultura dell’altro, capire il suo punto di vista, è già iniziato tra noi, in modo profondo e sincero», spiega Marco Desalvo, presidente di New Humanity, al termine dei giorni vissuti a Madaba (Giordania). Si è recato nel Paese dal 7 al 19 agosto insieme 55 giovani di diversi Paesi europei e mediorientali per cominciare la prima fase del progetto “Host Spot”, presso un centro di accoglienza per i rifugiati siriani e iracheni. «Qui ci sono luoghi significativi per le tre grandi religioni monoteiste – racconta Desalvo – . Visitando il fiume Giordano, nel luogo dove è stato battezzato Gesù, mi ha colpito sapere che è il punto più basso della terra. Mi è sembrato un segno dell’atteggiamento che avremmo dovuto assumere davanti ad ogni persona che avremmo poi incontrato. Abbiamo iniziato ogni giornata con un motto da vivere, il nostro “daily input”. Il primo giorno: cercare di capire l’altro, mettendoci a suo servizio, con la coscienza che abbiamo tanto da imparare. Poi, l’incontro con i rifugiati siriani e iracheni: storie di grande dolore, famiglie, bambini… Condividere la sofferenza ci ha unito di più con loro e tra noi. Mai potrò dimenticare Saheed e il suo racconto: un 6 agosto di due anni fa, con tutta la sua famiglia, la mamma che non era in condizioni di camminare, hanno dovuto lasciare di corsa la propria casa, il loro Paese, senza poter prendere nulla con sé: posso solo intuire quanto abbiano sofferto e vissuto in tutti questi mesi, la loro speranza di ritornare e, ora, l’attesa infinita della telefonata che comunicherà loro la possibilità di essere accolti o no in un altro Paese». 
Il team di Host-Spot
Il presidente di New Humanity confessa di essere molto colpito dal lavoro dei volontari della Caritas Giordania: «Insostituibile, prezioso, discreto, fonte di speranza, di vita, di amore concreto, medicina per chi li incontra. Senza di loro migliaia di rifugiati non avrebbero un tetto e mezzi di sostentamento, ritrovando la speranza. Insieme a loro, abbiamo toccato con mano il senso più profondo della parola “Caritas”: amore concreto. Due settimane fa mi trovavo in Polonia, alla Giornata Mondiale della Gioventù e ho ancora molto vivo quanto ha augurato Papa Francesco ai due milioni di giovani presenti: “Non andate in pensione a 25 anni, (…) non siate persone da poltrona, (…) puntate in alto. (…) Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi! Col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana”. Qui, in Giordania, ho conosciuto giovani che queste parole le mettono in pratica. Il loro impegno è certamente una goccia davanti ai problemi che stiamo affrontando. Ma con giovani così, ne sono certo, il mondo sarà diverso. Questi giorni ci hanno trasformato in ambasciatori dei rifugiati, della loro sofferenza, di un mondo di Pace».
Il Progetto “Host Spot” è promosso da New Humanity ed altre associazioni di 9 Paesi, e co-finanziato dal programma Erasmus+ . L’obiettivo: diffondere una cultura della promozione dei diritti umani. Giovani con background differenti, disposti ad acquisire competenze e conoscenze per difendere il diritto alla libertà di espressione, e ad essere coinvolti nella produzione di documentari che raccontano le storie di vita dei rifugiati. Dopo la Giordania, il progetto prevede anche un corso di formazione in Germania (marzo 2017) per sviluppare competenze tecniche nella produzione di documentari sociali; ci sarà l’incontro con i rifugiati nei campi profughi tedeschi e si farà una comparazione tra diversi sistemi di accoglienza. Leggi anche: Volontariato nei campi profughi in Giordania Facebook: www.facebook.com/hostspot9/ (altro…)
3 Ott 2016 | Cultura
La freschezza di un’esistenza centrata in Dio. Le due opere principali di Gemma Galgani – Diario e Autobiografia – vanno a comporre il dittico più significativo attorno al quale ruota la nostra conoscenza della sua vita e della sua spiritualità (1878-1903). Due libretti essenziali, centrati su una sola idea: Cristo come punto focale dell’esistenza attorno al quale tutto ruota. Attraverso queste pagine Gemma non smette di essere ancora oggi una provocazione per la nostra cultura: la sua vicenda alle soglie del nostro secolo ribadisce con le sue visioni e i suoi “colloqui” che il mondo di Dio cammina accanto a quello dell’uomo in un modo assolutamente reale, tangibile. Gemma Galgani nasce in provincia di Lucca nel 1878. Di indole sensibilissima, fu provata fin dall’infanzia da lutti e dolori. Nel Natale del 1896 si consacra a Dio con il voto di castità e nel 1899 riceve il dono delle stimmate. Nel 1902 si ammala gravemente e muore a Lucca nel 1903. Nel 1940 Pio XII la proclama santa. Natale Benazzi (1961), teologo e saggista, ha pubblicato diverse opere sulla storia della Chiesa. Da anni si dedica all’approfondimento dei temi e delle figure della spiritualità cristiana. Ha collaborato con la C.E.I nell’ambito dell’arte sacra e fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Sant’Ambrogio per la cultura della Diocesi di Milano. Per Città Nuova ha curato: “La vita comunitaria dei cristiani” di Dietrich Bonhoeffer (2015). LA COLLANA – MINIMA le più belle opere della spiritualità e del pensiero cristiano in edizione economica, formato tascabile. Città Nuova Ed.
3 Ott 2016 | Focolari nel Mondo
Un po’ di storia. Nel 1982, Giovanni Paolo II mise a disposizione del Movimento dei Focolari la sala delle udienze papali a Castel Gandolfo (Roma). A partire da quella grande e vuota struttura, è stato realizzato, con il contributo di tutti i membri del Movimento (anche dei più piccoli), l’attuale Centro Mariapoli Internazionale che, dal 1986, accoglie ogni anno migliaia di persone. Arrivano dalle più varie provenienze, giovani e adulti, raccolti in congressi, simposi, corsi di formazione e di ogni genere, anche con spazi qualificati di dialogo ecumenico e interreligioso. Tutti accomunati dallo stesso obiettivo: concorrere a realizzare e rendere visibile la fraternità; vivere, alla luce dei valori universali del Vangelo, laboratori di fraternità; “una città-casa”, come scriveva allora Chiara Lubich.
invito (altro…)
3 Ott 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Personalità della Chiesa cattolica, esponenti del mondo islamico, autorità civili, rappresentanti di associazioni e persone di Brescia e delle città vicine hanno riempito lo scorso 23 settembre la cattedrale della città italiana per partecipare all’evento “Paolo VI, un ritratto spirituale”, con la testimonianza di Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, proposta da Rosi Bertolassi del Movimento stesso. L’intervento tocca tre aspetti della personalità di Giovanni Battista Montini: profeta, apostolo, mediatore. In esso, la presidente dei Focolari esprime innanzitutto una gratitudine profonda che lega il Movimento da lei rappresentato al beato Paolo VI, “uno dei doni che Dio ha voluto fare all’umanità nel nostro tempo”. E ricorda il periodo in cui la Chiesa studiava il Movimento nascente: «Divenuto papa, il suo ruolo è stato determinante nel discernere il carisma di Chiara Lubich e nel rendere possibile ciò che agli inizi degli anni sessanta sembrava ancora “impossibile”, individuando sapientemente vie giuridicamente praticabili per esprimere la fisionomia specifica di quest’Opera nuova nella Chiesa». Quindi sottolinea che, proprio perché «intrisa della Parola, la figura di Giovanni Battista Montini – Paolo VI – ci appare nella sua triplice dimensione di profeta, apostolo, mediatore. Nella dimensione profetica, Maria Voce evidenzia «la capacità di aprire con coraggio e sapienza strade nuove» e di «abbattere muri e di esprimere il rinnovamento della Chiesa cui la sua anima anelava» . Come lo storico abbraccio di pace con il patriarca Atenagora nel gennaio 1964 in Terra Santa; nel 1970, quando con una storica decisione, eleva a dottore della Chiesa – titolo da sempre accordato solo agli uomini – due donne: Teresa d’Avila e Caterina da Siena; o ancora quando, nell’Anno Santo del 1975, s’inginocchiò per baciare i piedi del metropolita ortodosso Melitone. «Paolo VI fu veramente il Papa del dialogo» così si espresse Giovanni Paolo II a Concesio durante la sua visita pastorale nel 1982, sottolineando nel suo predecessore la capacità di dialogare con l’umanità intera». Maria Voce sottolinea anche la sua dimensione apostolica: «Nell’Ecclesiam Suam (…) sentiamo vibrare il pensiero e l’animo dell’apostolo di cui aveva scelto il nome, l’apostolo missionario e il primo teologo di Cristo, colui che si era fatto tutto a tutti e non si era risparmiato perché l’annuncio del Vangelo giungesse a tutte le genti». A questo riguardo Maria Voce ricorda i viaggi apostolici «che li ha avvicinati ai popoli della terra, rendendo la chiesa più una e più “cattolica” come Paolo VI amava sottolineare, nel senso etimologico del termine. Di grande levatura e di portata universale resta lo storico e profondamente umano discorso pronunziato all’ONU. Mi è caro richiamare ancora l’innovativo inserimento dei laici in punti vitali dell’istituzione ecclesiastica, la sua fiducia nell’apporto delle loro idee e il suo riconoscere, nell’Octogesima adveniens, la legittimità della pluralità di opzioni in campo politico pur nella fedeltà ai principi evangelici». Infine, la sua capacità di “Mediatore nell’unico Mediatore”: dopo aver ricordato la sorprendente lettera alle Brigate Rosse «scaturita dal suo animo nel tempo doloroso del rapimento dell’onorevole e amico Aldo Moro», la presidente afferma il suo ruolo di mediatore e aggiunge: «Paolo VI – sulle orme del Maestro – prende su di sé l’angoscia e il tormento del mondo sentendolo profondamente suo, ne porta il peccato avvertendone realmente il peso e patendone fino in fondo, come spesso tradisce il suo volto. Ed è così che in lui la paternità di Dio si manifesta nitidamente, annullando ogni distanza tra cielo e terra, sanando ferite, asciugando lacrime, portando pace e unità». Leggi: Il discorso integrale
Leggi anche: La Voce del Popolo – L. Febbrari, Meditazione su Paolo VI di Maria Voce
Il Giornale di Brescia –Parola di focolarini: Paolo VI profeta, apostolo, mediatore, di Adalberto Migliorati 
La voce del popolo – Video (altro…)
2 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Al concorso – promosso dall’Associazione Città per la Fraternità – possono partecipare tutte le amministrazioni locali, di qualsiasi parte del mondo. Progetti e iniziative possono concorrere se:
- istituiscono e/o diffondono, nel territorio principalmente locale, ma anche nazionale e internazionale, pratiche di fraternità universale, secondo le diverse accezioni di significato di tale principio;
- stimolano i cittadini a impegnarsi per il bene comune e a partecipare alla vita della comunità civile,
- favoriscono la crescita di una cultura della cittadinanza attiva e inclusiva.
Il progetto deve essere rappresentativo di un modo di amministrare non episodico e sempre più consapevole del valore del principio della fraternità universale. Da parte di amministrazioni pubbliche e altri soggetti sociali, economici, culturali, è possibile sia auto-candidarsi, che segnalare progetti altrui. Tutte le segnalazioni devono essere inviate entro e non oltre il 10 gennaio 2017 alla Presidenza dell’Associazione “Città per la Fraternità”, c/o Comune di Castel Gandolfo, Piazza Libertà, 7 00040 Castel Gandolfo (Rm). Scarica il bando (pdf) Per info: http://www.cittaperlafraternita.org/ (altro…)
2 Ott 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Acquerello di Klaus Hemmerle (1980 – Matterhorn mit Zermatt, Schweiz – http://www.klaus-hemmerle.de)
«Durante queste passeggiate percorrevo una strada che si trova a 1.250 metri di altezza e che gira intorno ad una vetta. Si poteva vedere la valle la vetta dei monti. Era bellissimo! Volevo dipingere tutto questo, ritornato a casa. Mi fermavo ogni dieci metri per fissare nella mia anima una situazione, una bella vista prospettica. E dopo altri cinque metri, ancora un’altra vista completamente diversa. Nella mia vita non avevo mai osservato con quale velocità le prospettive cambiano. E non avrei saputo dire quale prospettiva poteva essere la più bella. Ogni combinazione, ogni costellazione era un evento diverso e una sorpresa sempre nuova. E così ho visto il mondo in una maniera completamente diversa. Ho visto un pezzo di cielo, ed ho capito che queste relazioni, questo rapportarsi di ogni cosa con le altre, questi tratti in cui le linee si dividono e poi si incrociano di nuovo, tutto questo è davvero una pienezza infinita di tutti i possibili incontri di una sola e unica realtà: questo monte, quest’altro monte, quest’altro ancora e questa valle. Ma sempre in prospettive nuove, per cui non posso dire: “Questa è la vista prospettica giusta e quell’altra non lo è”, ma devo andare avanti, lasciando che queste prospettive e queste linee diverse si incontrino. Così devo vedere che nell’unico Dio in cui crediamo, tutte le realtà create, tutte le persone create, tutte le cose si trovano lì per un incontro sempre nuovo e un sempre nuovo incrociarsi, per molteplici bellezze che non si escludono, ma si includono reciprocamente e sono un unico incanto e un unico canto della Bellezza. Fra noi avviene la stessa cosa: devo essere pronto a lasciare un punto di vista e una prospettiva per poterne avere un’altra. In Dio lascio una prospettiva, ma questa rimane. Così c’è una simultaneità che non mi schiaccia nella sua universalità ma che è un’unica danza, un unico incontro, un unico gioco, un canto nuovo. Ed ho pensato tra me e me: sebbene fra le Chiese ci siano degli ostacoli e delle barriere, ci siano delle cose che si contrappongono e che devono essere vissute e patite, perché possano risolversi, c’è anche un incontrarsi sempre nuovo di carismi, luce e grazia. […] Noi dovremmo permettere l’uno all’altro di poter toccare con mano un frammento di questa infinità del paradiso e questo gioco celeste e trinitario delle relazioni reciproche. Quanto più ci incontriamo in questa bellezza, siamo l’uno dentro l’altro, e ci apprezziamo a vicenda, tanto più attireremo sulla terra un frammento di Paradiso. Un frammento della Gerusalemme celeste qui in mezzo a noi è un primo alito di quello che dovrà svilupparsi. Naturalmente mi sono anche domandato dove si possa trovare di fatto un punto in cui si incontrano tutte queste linee molto diverse, dove anche le realtà di dolore e le contraddizioni si incrociano, dove trova un punto di incontro anche quello che non si può risolvere con una specie di sintesi hegeliana, oppure, anche quelle cose che restano come un grido ma che comunque devono essere vissute e sostenute. Ho scoperto che questo punto di incrocio è Gesù nel suo abbandono: Egli si rende contemporaneo con ciò che contemporaneo non è, è accettazione e accordo di ciò che non si accetta e non si accorda, è il convivere con quella che è la morte dell’uno per l’altro. Proprio questo non è una semplice idea speculativa, ma è una possibilità di vivere e accettare le tensioni e i dolori e tutto quello che non è risolvibile»
Klaus Hemmerle
Tratto dal libro Klaus Hemmerle, innamorato della Parola di Dio di Wilfried Hagermann, Città Nuova Ed. 2013, págs. 297-298. (altro…)
1 Ott 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
https://vimeo.com/184353987 (altro…)
30 Set 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

© CSC Audiovisivi – Caris Mendes
I nove Fon rappresentavano i loro rispettivi popoli di Fontem, Nwametaw, Nwangong, Essoh Attah, Akum, Lewoh, Nkar, personalità di Bamenda e Douala; ed erano accompagnati da Mafuas (Regine), due Sindaci e Notabili dei loro regni. Motivo di questo loro viaggio, oltre a celebrare il Giubileo della Misericordia con papa Francesco, era quello di ringraziare Dio per il 50° anniversario del primo incontro a Fontem tra il popolo Bangwa e il Movimento dei Focolari. In particolare volevano ringraziare “Mafua Ndem Chiara Lubich” (regina inviata da Dio), come il popolo Bangwa ama chiamarla, per quanto ha fatto per il loro popolo. Fu lei con i Focolari, infatti, a dare risposta alla loro preghiera, agli inizi degli anni ‘60, quando l’endemia della malattia del sonno e altre malattie tropicali provocavano una mortalità infantile del 90%, minacciando l’estinzione della popolazione. Oggi a Fontem sorge la cittadella che porta il nome della fondatrice dei Focolari e queste malattie sono quasi scomparse, grazie all’intervento di medici e infermieri del Movimento. Il pellegrinaggio è iniziato con l’udienza pubblica con Papa Francesco, in Piazza S. Pietro e la visita alla tomba di S. Pietro e dei papi. Quindi, una visita turistica alla città eterna. 
© CSC Audiovisivi – Caris Mendes
«È mio preciso dovere continuare ad insegnare al mio popolo questo spirito che ha cambiato il mio popolo” – ha detto il Fon di Akum, vice presidente dei Fon amici dei Focolari, durante la visita alla cittadella internazionale di Loppiano, seconda tappa del loro pellegrinaggio. In quell’occasione, l’assessore regionale alla Cooperazione internazionale, alla pace e alla riconciliazione, Massimo Toschi, ha ricordato la sua prima volta a Fontem, dieci anni fa: “A dicembre celebreremo il cinquantesimo di Fontem e vedremo lì, luminoso, il volto di una chiesa “ospedale da campo”, come l’ha definita papa Francesco». Il 24 settembre, si è svolta la terza tappa, con la visita a Trento, città natale di Chiara, e dei luoghi dove lei ha vissuto ed è iniziato, durante la seconda guerra mondiale, il Movimento dei Focolari. Quindi l’incontro con alcuni abitanti, rappresentanti di istituzioni, il sindaco e l’arcivescovo di Trento. Ultima tappa: visita al centro internazionale del Movimento a Rocca di Papa (Roma), dove Chiara Lubich ha vissuto per tanti anni e dove è sepolta. Il Fon di Fonjumentaw ha ricordato l’ultima visita di Chiara a Fontem, nel 2000, quando ha proposto di fare un patto: promettersi reciprocamente di amarsi come Gesù avrebbe fatto. “Questo era il testamento di Chiara – ha spiegato –, il suo lascito non solo per i nostri popoli. Dopo quel patto non siamo più stati gli stessi. Pertanto vi invito oggi a fare lo stesso tra noi qui presenti per tutta l’umanità”. 
Foto: SIF Loppiano
Durante la cena di congedo, si sono susseguiti i saluti, i ringraziamenti e i doni che alcuni Fon e Mafuas hanno offerto ai Focolari. Quello di Essoh Attah, ha ricordato un proverbio del suo popolo che afferma che nessun bangwa annegherà mentre ci sia uno della valle (altra tribù). E ha voluto parafrasarlo riferendolo a Chiara: “Mentre ci sarà lei e la sua gente, nessuno di noi annegherà”. Un giornalista di Bamenda che accompagnava il gruppo, ha concluso: “In questi giorni i miei occhi si sono riempiti della luce di “mamma Chiara”, e vorrei arrivare dalla mia gente per portarla ad ognuno”. Leggi anche: Storia di Fontem Chiara Lubich torna a Fontem
Chiara Lubich e le religioni: Religioni tradizionali
Fontem: un Giubileo di ringraziamento
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29 Set 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
È vero che siamo un Paese solidale solo nelle emergenze e nelle tragedie? Che siamo una nazione di immigrati, quelli che arrivano in gommone, ed emigranti, quelli che invece se ne vanno, i giovani, sia gli uni che gli altri in cerca di futuro? Solidali, quindi, ma con un problema: l’Italia accusa da anni una forte perdita d’interesse nell’impegno politico. Una prospettiva a cui LoppianoLab 2016 vuol dare piena visibilità. Lo farà grazie alle centinaia di voci, progetti, iniziative sociali, solidali, civile, economiche e culturali che sono la spina dorsale di questo Paese. «Scandaglieremo povertà e ricchezze dell’Italia – spiega Michele Zanzucchi, direttore del periodico dei Focolari “Città Nuova” e membro del comitato scientifico di LoppianoLab – avvalendoci della formula collaborativa ormai tipica di LoppianoLab: esperti, professionisti, personalità del mondo dell’economia, della politica e della cultura rifletteranno insieme alla società civile per mettere a frutto le forze sotterranee e manifeste costituite dalle migliaia di associazioni, singoli e comunità che mandano avanti le nostre città. Sarà l’occasione per far emergere l’Italia che progetta non dal basso o dall’alto, ma “insieme”». Saranno 3 gli appuntamenti di punta della manifestazione, trasmessi in diretta streaming su www.loppiano.it: Venerdì 30 settembre – Auditorium di Loppiano – ore 20.45 FOCUS – “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri” . Dialogo su innovazione tecno-scientifica, sviluppo e povertà. Con: Leonce Bekemans, Cattedra Jean Monnet, Coord. accademico Centro Diritti Umani, Dialogo Interculturale e Governance, Università Padova; Pasquale Ferrara, diplomatico, docente di Diplomazia e Relazioni internazionali, Università LUISS, Roma e Istituto Universitario Sophia; Giuseppe Pellegrini, sociologo, docente di Scienza e Coinvolgimento del pubblico, Università Padova, presidente di Observa/Science in Society; Sergio Rondinara, ingegnere nucleare, docente di Epistemologia e Cosmologia, Istituto Universitario Sophia. Modera: Giuseppina Paterniti, vicedirettore TGR Rai. Sabato 1° ottobre – Auditorium Loppiano – ore 15.30 FOCUS – Powertà. La povertà delle ricchezze e la ricchezza delle povertà. Un cambio di prospettiva radicale sulla società e sul mondo: quella delle povertà. Al fianco di chi l’indigenza la vive sulla propria pelle per scorgere le tante forme di ricchezza di cui spesso la povertà è portatrice per i singoli e le comunità. Con: Leonardo Becchetti, economista, Università di Roma 2 Tor Vergata; Pasquale Calemme e Melania Cimmino, Fondazione di Comunità San Gennaro ONLUS; Nicolas Delâtre, responsabile delle attività lavorative, Village Sain Joseph; Nathanaël Gay, fondatore Village Saint Joseph; Anouk Grevìn, docente di management, Università di Nàntes e Istituto Universitario Sophia; Maria Pia Ortoli, Soc. Cooperativa Sociale Officina dei Talenti ONLUS; Rita Polo, Coord. generale Ass. Bambini Cerebrolesi Sardegna. Modera: Stefano Femminis, giornalista dell’équipe di Aggiornamenti Sociali. Domenica 2 ottobre – Auditorium Loppiano- ore 9.30 FOCUS- Economia Comunicazione Unità. 25° Economia di Comunione. 60° Città Nuova . Una prassi ed una cultura economica improntate alla comunione, alla gratuità ed alla reciprocità. Un gruppo editoriale che vuole essere fermento culturale e comunicativo nella società contemporanea valorizzando quanto contribuisce alla fraternità universale. Con: Luigino Bruni, economista, coordinatore internazionale progetto Economia di Comunione; Fabio Colagrande, Radio Vaticana; Eva Gullo, presidente di E. di C. Spa; Florencia Locascio, EoC – International Incubating Network; Giulio d’Onofrio, docente di Storia della filosofia medievale, Univ. di Salerno; Jesús Morán, Copresidente del Movimento dei Focolari, Barbara e Paolo Rovea, Famiglie Nuove; Geneviève Sanze, economista, co-responsabile Economia e Lavoro del Movimento dei Focolari; Stefano Zamagni, economista, socio fondatore e presidente del Comitato Scientifico di Indirizzo della Scuola di Economia Civile-SEC. Tutte le info della manifestazione su: www.loppianolab.it Ufficio stampa LoppianoLab: Elena Cardinali – mob: 347/4554043 – ufficiostampa@cittanuova.it Stefania Tanesini- mob: 338/5658244 – sif@loppiano.it web: www.loppianolab.it Facebook: www.facebook.com/loppianolab – Twitter: @LoppianoLab Promotori: Polo Lionello Bonfanti – www.pololionellobonfanti.it – Gruppo Editoriale Città Nuova – www.cittanuova.it – Istituto Universitario Sophia – www.iu-sophia.org – Cittadella di Loppiano – www.loppiano.