12 Mag 2014 | Cultura, Famiglie, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
“Tutto è nato due anni fa – racconta Maria Pia Redaelli, referente AFN onlus nella Repubblica Democratica del Congo, dove è attivo il progetto sociale Petite Flamme – . Due nostri insegnanti avevano partecipato ad un meeting di formazione promosso dai Focolari a Douala in Camerun; al ritorno hanno voluto mettere in atto alcune idee già sperimentate in altre scuole, come la costituzione di un ‘Parlamento dei bambini’. Il primo effetto è stato che i ragazzi hanno cominciato a vedere la scuola come loro proprietà, ad essere attivi e protagonisti. Gli anni precedenti avevamo tanta difficoltà a tenere pulite le classi e soprattutto il cortile intorno alla scuola, ora non si trova più una carta per terra…”. Ogni ‘parlamento’ è composto da un presidente, un vice e alcuni ministri, in proporzione al numero dei bambini. Ognuno di loro ha un incarico. Al Petite Flamme Ndolo, che conta più di 400 alunni, il presidente della scuola, Mbuyi Idrisse, racconta: “Ogni mattina arrivo un po’ prima delle 7,30, così ho il tempo di accogliere i miei compagni, di vedere se la loro divisa è pulita e in ordine. In caso contrario sono costretto a rimandarli a casa”. Makwatshi Donnel è il vicepresidente: “Aiuto il presidente a mantenere la disciplina – spiega –, soprattutto quando i bambini sono in fila prima di entrare nelle classi e all’uscita da scuola”. “Sono ministro dell’arte – aggiunge Biamungu Bienvenue – e intono i canti la mattina prima di iniziare la scuola. Anche quando ci sono delle feste, aiuto l’insegnante a preparare delle nuove scenette”.
E Beyau Vianney, ministro delle finanze: “Il mio compito è quello di aiutare i compagni a venire incontro ai bisogni di altri studenti in necessità. Ad esempio, se qualcuno perde un genitore o un fratello cerchiamo di contribuire coi nostri risparmi per essere vicino a chi soffre. Lo stesso quando veniamo a sapere di bambini che nel mondo soffrono. Sono io che metto insieme quanto viene raccolto e lo consegno alla direttrice della scuola”. Luwala Precieuse è il ministro della salute: “Appena arrivo a scuola, vado a riempire alcuni bidoni d’acqua e vi aggiungo delle gocce di ‘amuchina’, per evitare che i bambini possano prendere delle malattie. Poi, durante l’intervallo delle 10, vado in cucina e chiedo alla cuoca di farmi assaggiare la ‘bouille’ per controllare se è buona e se lo zucchero è sufficiente, per la gioia dei miei compagni”.
Losambo Jepthe: “Sono il ministro dello sport. Quest’anno ho cercato di organizzare alcune équipe di calcio sia per i ragazzi che per le ragazze. Ogni mercoledì ci ritroviamo per l’allenamento e il sabato, durante la pausa, giochiamo le partite divisi per classi”. Nakamuwa Pembe, ministro dell’ambiente: “Controllo che la scuola sia sempre in ordine; quando vedo che qualche compagno getta la carta per terra lo invito a buttarla nel cestino. Controllo inoltre che le classi e le toilette siano pulite”. Luwala Precieuse, ministro della cultura: “Veglio perché i bambini parlino in francese che è la sola lingua autorizzata a scuola”. Infine, Binia Exaucé, ministro dell’ordine: “Ogni mattina verifico se nelle classi ci sono i gessetti alla lavagna e do il segnale col fischietto per iniziare e per finire la scuola”. “Col ‘Parlamento dei bambini’ – conclude Maria Pia – abbiamo sperimentato un salto di qualità nell’impegno dei ragazzi di Petite Flamme e quando, terminate le elementari, vanno in altre scuole per frequentare le Medie, i professori sono ammirati dall’impegno di questi ragazzi. Anche di recente l’Ambasciatore italiano in visita a Petite Flamme è rimasto molto soddisfatto del clima di rispetto e armonia che c’era fra tutti. E, rivolgendosi agli insegnanti, ha avuto parole di grande stima e incoraggiamento”.
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12 Mag 2014 | Cultura

L’altra metà dell’economia, Bruni-Smerilli, Città Nuova editrice 2014
Nella profonda crisi che la nostra società sta attraversando, si fa strada il vitale bisogno dell’economia di riscoprire e rivalutare quella dimensione potente e connaturata all’essere umano che si chiama gratuità e che ci viene svelata attraverso il grande dono dei carismi. Partendo dalla ricerca dei significati della parola “carisma” nelle diverse epoche storiche, passando attraverso la riscoperta del significato collettivo dei carismi e la rivalutazione della loro dimensione femminile, questo libro sottolinea l’importanza di considerarli come i veri protagonisti dell’innovazione di cui il nostro tempo ha bisogno. Gli Autori Luigino Bruni è professore ordinario di Economia politica presso l’Università Lumsa di Roma e docente di ‘Economia ed etica’ all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). Per i tipi di Città Nuova, dove dirige la collana Idee/economia, è autore tra gli altri di: Il prezzo della gratuità (2006, 20082); Le nuove virtù del mercato (2012), e ha curato con Stefano Zamagni il Dizionario di economia civile (2009). Alessandra Smerilli è professore aggiunto presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma e collabora con l’Università Cattolica. È autrice di varie pubblicazioni, libri e saggi su riviste di teoria economica. È segretario del comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici. I due autori hanno pubblicato insieme presso Città Nuova: Benedetta economia (2009, 20103) La collana IDEE/ECONOMIA, diretta da Luigino Bruni, raccoglie studi di approfondimento sulla realtà economica, alla ricerca dei fondamenti antropologici come orientamento nel mondo attuale caratterizzato dalla globalizzazione. (altro…)
10 Mag 2014 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Quel gesto eloquente «Nella società africana la donna e il bambino sono ritenuti creature inferiori. Avevo chiesto a Dieudonné quale fosse la condotta di un cristiano. Parlammo due ore, ma lui non riuscì a convincermi. Lo avevo appena salutato quando un rumore mi fece voltare indietro: una bambina che recava un secchio d’acqua in testa era caduta a pochi metri da noi. Mentre tutti gli altri ridevano senza muovere un dito, vidi Dieudonnè precipitarsi per aiutare la piccola ad alzarsi dal fango. E non si fermò lì; andò alla fontana per riempire nuovamente il secchio e glielo portò fino a casa. Io rimasi zitto a contemplare quella scena; come me, altri erano stupiti che Dieudonné avesse agito così nei riguardi di una bambina. Quel gesto fu per me più eloquente di tutta la nostra conversazione». A. B.-Camerun Saltare il fosso «Mi sono sempre considerato a posto con gli altri, ma quando mia figlia ha cominciato a drogarsi la mia sicurezza si è sgretolata. Ho capito che dovevo saltare il fosso del mio isolamento e andare verso gli altri. Ho avuto così occasione di avvicinare due amici di mia figlia, che erano appena usciti dal carcere, perché trovati in possesso di droga. Li ho avvicinati privo di ogni giudizio. Si è stabilito così un rapporto di amicizia e, mentre mia figlia ritrovava un rapporto con me, anche questi ragazzi hanno avuto la forza di reinserirsi nella propria famiglia». M. T.-Italia Tutta la sua parte «Quando nostra figlia ci ha telefonato di essere prossima al divorzio, è stato per noi un grande colpo. Non serviva ribellarsi o fare prediche, ma solo condividere il suo dolore. Ho cercato comunque di non farle sentire che era sola, anche perché vive in un altro Stato. Quando è venuta a stare da noi per qualche giorno con i suoi due bambini, l’abbiamo accolta con particolare affetto e calore. Grande la nostra gioia quando, tornata a casa, ci ha comunicato che voleva fare tutta la sua parte per ricostruire il matrimonio, piuttosto che andare avanti con le pratiche per il divorzio». J.S.-Usa Tratto da: Il Vangelo del giorno, Città Nuova Editrice. (altro…)
9 Mag 2014 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Costruisce ponti in Europa con passi di riconciliazione, intessendo amicizie oltre le frontiere. Ne è nata una corrente di speranza ispirata al Vangelo….”: questa la motivazione del Premio Europeo di St.Ulrich, ricevuto dal Comitato d’Orientamento di Insieme per l’Europa il 3 maggio a Dillingen, storica città della Baviera (Germania). Insieme per l’Europa riunisce 300 Movimenti e comunità cristiane e si impegna per la riconciliazione e l’amicizia fra i popoli europei. Vi partecipano cristiani cattolici, evangelici-luterani, evangelici-riformati, ortodossi, anglicani e cristiani appartenenti alle chiese libere. I premiati e i rappresentanti di 50 Movimenti e Comunità sono accolti dalle autorità civili e religiose: il sindaco Kunz, il vescovo cattolico Zsarda di Augusta e il vescovo regionale evangelico Grabow, oltre a personalità dell’economia e della cultura della regione. La laudatio è tenuta dal brasiliano card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per la vita consacrata, venuto da Roma: «Vedo con gratitudine la testimonianza ecumenica del cammino di Insieme per l’Europa. In esso si aprono luoghi sempre nuovi nei quali è possibile incontrarsi fraternamente, generando l’amore reciproco tra le Chiese e aprendo così nuovi approcci a ciò che ancora ci divide».

Card. Joao Braz de Aviz e Landrat Leo Schrell
La fondazione europea St.Ulrich nasce nella città di Dillingen (Baviera occidentale) nel 1993 in occasione dei 1000 anni dalla canonizzazione del vescovo Ulrico. Il suo fine è la promozione dell’unità d’Europa nella tradizione occidentale. Il presidente del consiglio di amministrazione, il vescovo di Augsburg, mons. Konrad Zdarsa, ha presieduto la cerimonia religiosa insieme al collega evangelico-luterano, vescovo Michael Grabow. Personalità già insignite del premio sono l’ex cancelliere della repubblica federale tedesca, Helmut Kohl, l’ex presidente della repubblica tedesca Roman Herzog, l’ex presidente polacco e premio Nobel per la pace, Lech Walesa, l’ex arcivescovo di Praga cardinale Miroslav Vlk, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Il presidente della Fondazione St. Ulrich, Landrat Leo Schrell: «La varietà impressionante dei movimenti coinvolti rende evidente che l’intuizione di Insieme per l’Europa è sostenuta da persone di varie Chiese e di varia provenienza, che hanno un unico scopo: contribuire all’unità europea”. Secondo Schrell questo cammino «è capace di indicare una strada verso il futuro». Con la somma della donazione (10.000 €) sono programmati aiuti a giovani dei Paesi dell’Est Europeo, affinché possano partecipare alle iniziative di Insieme per l’Europa, in particolare al prossimo congresso 2016. Gerhard Proß (dell’YMCA di Esslingen), come rappresentante del comitato d’orientamento di “Insieme per l’Europa” ha ringraziato per l’onorificenza. Il premio è considerato un incoraggiamento a continuare il lavoro: contribuire alla scoperta della ricchezza della molteplicità europea, in questo momento storico in cui si assiste al risorgere di nazionalismi: “Il futuro dell’Europa è nell’Insieme”. (altro…)
8 Mag 2014 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Ubuntu: io sono perché noi siamo. È su questo concetto cardine di tante culture africane che si incentra il progetto Sharing with Africa. Dal 27 aprile al 4 maggio si sono riuniti a Nairobi un centinaio di giovani da 29 nazioni. Ma cosa è più precisamente l’Ubuntu? Il professor Justus Mbae, decano dell’Università Cattolica dell’Africa dell’Est, lo ha spiegato in un dialogo senza orologio: «Ogni situazione o cosa che ci riguarda personalmente viene dopo la comunità, perché l’individuo è parte di essa ed è attraverso la relazione con le altre persone che la compongono che lui diventa una persona». Nella cittadella dei Focolari, in Kenya, a Sharing with Africa, i giovani si scambiano anche progetti e storie per rispondere alle sfide dei propri Paesi. Sorprendono la creatività e l’impegno, capaci di interrogare anche le istituzioni pubbliche. Il loro manifesto si ispira a un discorso di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, che suggerisce i passi per cambiare la propria città: scegliere amici che condividono il progetto, scegliere gli ultimi e soccorrerli nelle loro necessità e chiedere con fede a Dio ciò che manca. Così si gettano le fondamenta di una città nuova e si allarga il proprio sguardo al mondo.
Benedicto è un giovane infermiere all’ospedale di Iringa (Tanzania). Nel suo Paese, il sangue è davvero un bene prezioso. La sua ordinaria carenza nelle strutture pubbliche è una delle cause di mortalità. Un giorno nel reparto di maternità tante mamme vengono rimandate a casa: nel laboratorio non c’è nessuna sacca di sangue. Benedicto lo confida ai giovani dei Focolari con cui da tempo condivide un cammino spirituale e di attenzione alle necessità di chi è ultimo. La soluzione arriva proprio dal gruppo. Perché non proporre una raccolta pubblica di sangue? «È vero che nel nostro Paese abbiamo poco da condividere, la miseria è talvolta schiacciante. Ma il sangue lo possediamo tutti, è dentro di noi». E così parte una lettera di richiesta e in poche ore si raccolgono 22 sacche. Il capo del laboratorio confessa di non aver mai visto una tale generosità. Era il 2010. Negli ultimi 4 anni l’iniziativa si è estesa al punto di essere un riferimento ufficiale per le istituzioni sanitarie del Paese e in gennaio i giovani della Ruaha University a Iringa e quelli dell’istituto islamico di Dar el Salaam sono diventati donatori volontari.
Questo è solo uno degli 800 “frammenti di fraternità”, raccolti dal 2012 ad oggi. Li chiamano così per sottolineare che seppur piccole, sono azioni in grado di generare cambiamento e novità. Il resto si trova nell’Atlante della Fraternità, la novità di questa 17° edizione della Settimana Mondo Unito, appuntamento annuale che mostra alle istituzioni internazionali le iniziative che rendono possibile la fraternità fra gli uomini. Apertura ufficiale da Nairobi il 1° maggio, con venti minuti di live streaming che hanno collegato il mondo intero a Sharing with Africa. Maria Voce, presidente dei Focolari, nel suo messaggio di augurio si è congratulata per il “caparbio coraggio” con cui si è lavorato al progetto “immersi nelle vicende complesse del mondo contemporaneo” e all’Atlante, consapevole che si lavora ad “un immane cantiere, ma si tratta del “sogno di un Dio”, come Chiara Lubich amava definirlo. E ciò è anche una garanzia. La fraternità universale non è utopia, anzi: se esige il cammino faticoso dell’umanità ne è pure la prospettiva inarrestabile”. Obiettivo di questo nuovo anno sarà quello di coinvolgere le delegazioni nazionali dell’Unesco nel riconoscimento ufficiale della Settimana Mondo Unito per il contributo offerto all’unità della famiglia umana. A tutti i Giovani per un Mondo Unito: buon lavoro! (altro…)
7 Mag 2014 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Quali possono essere 10 buone ragioni per essere architetti oggi? Di quale ‘abitare’ dobbiamo farci carico in relazione alle nuove necessità, alle aspettative e anche ai sogni che sono propri di chi vive questo tempo? Come progettare spazi che contribuiscano al benessere dell’uomo? Ecco alcuni degli interrogativi lanciati da “Dialoghi in Architettura” (D.A.) in uno dei numerosi workshop nell’ambito del VII World Urban Forum promosso da UN Habitat – agenzia delle Nazioni Unite – dal titolo “Equità urbana nello sviluppo. Città per la vita”. Il Forum mondiale, si è svolto a Medellin dal 3 al 11 aprile, con la partecipazione di 20.000 persone provenienti da tutto il mondo. 600 le attività parallele: seminari, workshop, conferenze e mostre. Un interessante spazio per interrogarsi e riflettere sulla crescente diseguaglianza che investe i centri urbani del pianeta.
“Dialoghi in architettura” si propone come luogo di approfondimento culturale e stimolo civile e professionale per immaginare, progettare, costruire, spazi di comunione e di reciprocità nella città contemporanea. Il workshop promosso da D.A., si è tenuto il 10 aprile in una delle 16 Biblioteche urbane di Medellin, ha messo il focus su alcune esperienze sul territorio, come quella portata avanti nel Barrio de La Merced di Bogotà. Laura Sanabria, dell’Osservatorio Urbano dell’Università di La Salle, insieme all’architetto Mario Tancredi, hanno illustrato come operano – in collaborazione con altri colleghi – cercando di intessere rapporti tra le istituzioni pubbliche e le persone del posto; e della creazione di un Consultorio Mobile al servizio dei bisogni della comunità. Hanno evidenziato – come una delle caratteristiche che è alla base di “Dialoghi in Architettura” – l’importanza del valore della fraternità come “motore” di architetture a servizio dell’uomo.

Al Barrio de La Merced
Come dialogare e operare in particolare nei contesti delle metropoli latinoamericane come Bogotà e Medellin? Alcuni giovani architetti colombiani di D. A. hanno organizzato, sempre nell’ambito del Forum, visite guidate Bogotà e a Medellin. “Al Barrio de La Merced – racconta Fernando Bedoya – entrare nelle storie, nella vita della gente, è stata una grande ‘aula di formazione’. Il contatto vivo con i bambini e con chi è alla guida del Centro Social Unidad, iniziato dal Movimento dei Focolari insieme alle persone del barrio, è stata la prima forte immersione tra le piaghe e le sfide di quella gente che con la forza dell’amore e della fiducia riesce, giorno dopo giorno, a conquistare i propri diritti e a vivere una vita degna”. E continua: “Al Barrio de ‘La Candelaria’ ci siamo immersi nel cuore storico e culturale della città che ha attirato artisti, scrittori e intellettuali, anche stranieri, che hanno riempito la zona di teatri, biblioteche e centri culturali. Abbiamo visitato alcune delle architetture di Rogelio Salmona, dove la costruzione dello spazio collettivo occupa il posto centrale. E infine la visita all’incantevole Museo dell’Oro ci ha trasportato alle radici della ricchissima civiltà precolombiana”. “I tempi di oggi ci chiedono una visione diversa dell’architettura – conclude Juliana Valencia –, la fragilità del contesto è il nostro punto d’azione per poterci mantenere in piedi nella crisi. La bellezza è adesso un tema relativo, guardare il mondo da una disciplina non funziona, per questo il nostro punto di partenza non può essere altro che l’uomo stesso, le sue necessità e il suo rapporto con lo spazio”. Prossimo appuntamento a giugno in Spagna: Barcelona ArquitecturaLimite (altro…)
6 Mag 2014 | Chiesa, Focolari nel Mondo

Monsignor Livio Maritano (a destra) insieme a Chiara Lubich, i genitori di Chiara Luce Badano, e la dott.ssa Maria Grazia Magrini, vice postulatrice della causa di beatificazione di Chiara Luce.
Il rapporto di mons. Maritano col Movimento dei Focolari è diventato particolarmente significativo in seguito al suo incontro con Chiara Luce Badano, giovane dei Focolari della sua diocesi, provata da una malattia mortale, e beatificata nel 2010. L’aveva conosciuta nell’ultimo tempo della sua vita ed era rimasto colpito dalla sua luminosa testimonianza cristiana, “dall’altezza di spiritualità, dal livello di amore a Dio che le dava la forza di affrontare la malattia”. Alla notizia della morte di Mons. Maritano, la presidente dei Focolari Maria Voce ha affermato: “Ha saputo leggere nella vita di Chiara Luce la santità nella vita quotidiana”. Dopo la morte della giovane Badano avvenuta nel 1990, verificando il fascino crescente che continuava a emanare, individuò nella sua vita i segni di una dimensione di santità universale che toccava il cuore di tanti, soprattutto dei giovani e ne promosse la causa di beatificazione. Colse così in Chiara Luce un modello da offrire loro, come poi Benedetto XVI sottolineò in occasione della sua beatificazione. In seguito ha voluto lui stesso portare questa testimonianza dovunque, in tutta Italia, veniva chiamato a raccontarla. Mons. Maritano ebbe modo di incontrare più volte Chiara Lubich. La stima verso la sua persona e il suo carisma, che vedeva incarnato con particolare intensità nella vita della giovane Chiara Luce Badano, l’ha portato a mantenere con la fondatrice dei Focolari un rapporto anche epistolare. “Il Movimento dei Focolari ricorda con gratitudine e riconoscenza Mons. Livio Maritano”, dice ancora Maria Voce. “Ci uniamo nella preghiera ai famigliari, amici, a tutta la diocesi di Acqui e alla Chiesa intera”. (altro…)
6 Mag 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
http://vimeo.com/94003054 In Ungheria la convivenza tra zigani e ungheresi è un problema attuale. Le notizie di cronaca in genere riportano fatti di violenza, che provocano diffidenza nelle persone e spostano l’attenzione dalle reali problematiche politiche ed economiche. Siamo a Ózd, tra le città a più alta concentrazione di zigani. Qui abitano anche alcuni membri dei Focolari, che hanno dato vita ad una comunità di ungheresi e zigani che insieme vivono il Vangelo. «Leggiamo le Parole di vita mensili, proviamo a metterle in pratica e impariamo anche tante cose sull’amore: come donarlo, come rapportarci con altre persone, come comunicare», racconta Fonágy. Mentre Holy confessa: « Sono andata tra loro con un po’ di paura, perché non ero mai stata nelle loro case e non sapevo se mi avrebbero accolta. Quando hanno visto che prendevo in braccio i bambini con amore, è stato tutto più semplice. Ho sentito che mi avevano accolta». Secondo le statistiche, in questa regione la disoccupazione è al 16%. Famiglie composte anche da 6 persone, vivono con uno stipendio mensile di 230 euro, quando un chilo di pane e un litro di latte costano 3 euro. Eppure ci si aiuta a vicenda. «Aiuto», racconta Jacskán «nel senso che quando avanza qualche soldo, mentre altri parenti non ne hanno, oppure se ho del cibo in casa, condivido con chi non ne ha». A causa della povertà alcuni prima non avevano neanche coraggio di andare in chiesa, sentendosi rifiutati. Oggi invece anche loro aiutano in parrocchia. «Nella nostra vita non c’è tristezza – conclude Fonágy – c’è solo gioia. Vedo tutte queste situazioni come una prova che dobbiamo affrontare fino alla fine. Anche Gesù ha dovuto superare delle prove. Anche noi ne abbiamo, grandi o piccole, ma le superiamo». (altro…)
5 Mag 2014 | Chiara Lubich, Spiritualità
“Cosa risponderesti a chi sostiene l’impossibilità di un dialogo vero ed autentico tra culture e religioni diverse?” È la domanda rivolta a Chiara durante un convegno di amici musulmani nel 2002. (altro…)
5 Mag 2014 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il Movimento dei Focolari esprime la propria sentita vicinanza all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini per la dipartita di P. Casimiro Bonetti. La Provvidenza di Dio ha voluto legare la sua persona agli albori del Movimento dei Focolari. Fu lui, infatti, che il 7 dicembre 1943, accolse la consacrazione a Dio di Chiara Lubich. Fu lui che in diverse circostanze si rivelò strumento di Dio.Si pensi alla risposta data a Chiara, avendone colto la generosità: “Si ricordi signorina: Dio la ama immensamente!”. O al pensiero da lui espresso il 24 gennaio 1944 a proposito del momento più doloroso della passione di Gesù, che a suo parere era da individuare quando Egli gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Tali affermazioni, di cui egli stesso si è poi stupito riconoscendole frutto dell’agire dello Spirito Santo, hanno avuto nell’anima di Chiara Lubich una risonanza particolare. Grazie al carisma da Dio a lei donato, esse, insieme ad altre intuizioni da lei avute, sono divenute nel tempo fondamenti della spiritualità dell’unità che anima la vita del Movimento dei Focolari. Conservando vivo il ricordo di P. Casimiro Bonetti, insieme a quanti in diverse maniere fanno parte del Movimento dei Focolari, assicuro la comune preghiera per lui con gratitudine e riconoscenza. Maria Voce Presidente del Movimento dei Focolari (altro…)
5 Mag 2014 | Cultura
Il dibattito sulla riforma della legge elettorale e il crescente sentimento di disaffezione dell’opinione pubblica verso la politica conferiscono nuova attualità alla riflessione in corso da anni sui fondamenti della democrazia e sulle sue caratteristiche di rappresentatività e partecipazione. In tale dibattito ritorna spesso il concetto dell’accountability che regola la relazione tra governanti e governati, fondata sui meccanismi di domanda, giustificazione e controllo, che rendano più agibile la partecipazione politica. Si tratta di uno strumento che può giocare un ruolo fondamentale nella rifondazione delle nostre democrazie. Nel presente studio l’Autrice spiega il concetto di accountability, ne indaga le origini, le evoluzioni nella Storia e, infine, ne individua le possibili applicazioni nel contesto contemporaneo. L’Autrice: Anna Ascani (Città di Castello, PG 1987) ha conseguito la laurea triennale in filosofia a Perugia con una tesi sul problema del male in Rousseau e la laurea magistrale presso l’Università degli Studi di Trento, occupandosi del rapporto eletto/elettore. Nel febbraio 2013 è eletta alla Camera dei Deputati ed è attualmente membro della VI Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione). È inoltre membro della delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa. Si occupa prevalentemente di istruzione, politiche giovanili, Europa. La collana IDEE / POLITICA, sotto la direzione di Antonio Maria Baggio, intende offrire al pensiero politologico un contributo di riflessione ispirato alla cultura della fraternità, coinvolgendo esponenti significativi del dibattito contemporaneo. (altro…)
5 Mag 2014 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dal 23 al 26 aprile, nella cittadella di Loppiano, un centinaio di giovani consacrate e consacrati, provenienti da 36 nazioni e appartenenti a 56 famiglie religiose, si sono ritrovati attorno al motto: Sì! Scegliamo il Vangelo! Un meeting preparato con entusiasmo da tempo, in vista dell’anno 2015 dedicato alla vita consacrata, ma anche quale tappa di un cammino che, al di là della diversità dei carismi, è condiviso da quanti hanno messo la loro vita alla sequela del Vangelo. Prima giornata: dedicata ad un approfondimento teologico (curato da p. Alessandro Clemenzia, docente di teologia Trinitaria), con momenti di confronto, dialogo, condivisone delle proprie esperienze di vita e incontro con gli abitanti di Loppiano. Visita alla cittadella, Messa nel Santuario, cena nelle comunità-focolari e nelle famiglie. Quattro le sfide affrontate nei workshop del secondo giorno: rapporto tra Vangelo, studio e vita; Vangelo e spirito di povertà; rapporti comunitari; Chiesa povera per i poveri. Visita all’Istituto Universitario Sophia e serata di festa con i giovani della cittadella.
L’ultimo giorno: dialogo a tutto campo con il Card. Braz de Avis, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. “Don João”, come ama farsi chiamare, ha espresso la sua gioia per la presenza numerosa di giovani. “Questa spiritualità di comunione” – ha sottolineato -, “deve entrare in tutti i carismi, essere l’anima di tutti i carismi” e occorre farlo “come esperienza vissuta”. E ha aggiunto: “Dalla gioia vostra e dalla luce che trovate, sentiamo che sta avvenendo” ed è importante ricordare che “un carisma è per la Chiesa, non per un gruppo. Abbiamo bisogno di seguire Gesù insieme…L’altro per me non è solo la mia grande penitenza ma è l’opportunità di sperimentare Dio: posso amare solo se sono vicino a qualcuno…”. E davanti alle difficoltà che questo cammino incontra, occorre – ha aggiunto -, scoprire e capire “il grido di Gesù sulla croce”, perché senza la misura del dare la vita che Gesù ci ha mostrato, “non arriveremo ad amarci”. Incoraggiati dallo stile familiare e diretto del cardinale, è seguito un dialogo partecipato e aperto che ha toccato le tante sfide che le comunità religiose si trovano oggi ad affrontare: “Come continuare l’esperienza sperimentata qui nelle nostre comunità? Come essere veramente liberi pur dentro una struttura e con i voti? Come non vivere da persone ‘ingessate’? Come crescere nello spirito di unità? Come guardare ai dolori delle nostre congregazioni e della Chiesa?, alcune delle domande dei giovani. Dirette anche le risposte Card. Braz de Avis: “Tornando in comunità, non parlare ma amare”; per essere liberi “tornare in Galilea – come dice papa Francesco -, dove Dio ci ha guardati negli occhi la prima volta” e coltivare una “libertà che parte dall’interno… tornando allo stile del Vangelo”. E ancora: “Dove c’è attaccamento al denaro, al potere… non c’è più Chiesa; dobbiamo entrare, come ci invita il Papa, nelle piaghe della Chiesa e dell’umanità… guardare al passato con gratitudine, al futuro con speranza e vivere il presente con passione…”.
Dopo aver aperto il cuore sul suo rapporto fraterno con papa Francesco, ha annunciato i vari appuntamenti per il 2015 e, in particolare, il Convegno mondiale per le/i giovani consacrati dal 23 al 26 settembre 2015, affermando che: “Il Papa vi ama e la nostra Congregazione è la vostra casa”. Più di due ore di immersione nella vita di una Chiesa che si interroga senza sconti sulla propria realtà e sulle sfide della quotidianità, una Chiesa che ha in papa Francesco un motore di un profondo e radicale rinnovamento che diventa stimolo e interpella ciascuno in prima persona, ogni comunità, famiglia, cellula sociale. Conclusione a festa insieme agli abitanti della cittadella raccolti nella celebrazione della S. Messa nel Santuario “Theotokos”, presente anche il Vescovo della Diocesi, mons. Mario Meini. (altro…)
3 Mag 2014 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Cosa risponderesti a chi sostiene l’impossibilità di un dialogo vero ed autentico tra culture e religioni diverse?” È la domanda rivolta a Chiara durante un convegno di amici musulmani nel 2002. (altro…)
2 Mag 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Un rinnovato impegno è emerso dal 2° Seminario delle organizzazioni sociali dell’America Latina e Caraibi, che ha riunito il 12 e 13 aprile scorsi alla Mariapoli Ginetta, in Brasile, 70 rappresentanti, insieme ad altri di agenzie dei Focolari impegnate in vario modo nel sociale: Umanità Nuova, Giovani per un Mondo unito, Famiglie Nuove. Per l’Economia di Comunione erano presenti in 90 al termine dei lavori svolti il giorno precedente. Il Seminario ha segnato un rafforzamento della rete a livello continentale e la definizione di una “carta di intenti”. Sono anche state poste le basi per la costituzione di una rete che collega progetti, organizzazioni e movimenti sociali che hanno nel loro DNA la fraternità evangelica per la trasformazione sociale. Un obiettivo in sintonia col “Documento di Aparecida” dei vescovi latino-americani che indica «l’opzione preferenziale per i poveri e gli esclusi» come la bussola che orienta la comunità cristiana latino-americana e caraibica. Una opzione non esclusiva, né escludente, ma che indica una priorità nell’azione e nello stile di vita cristiano. Un momento importante dell’incontro: l’intenso dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari.
Le domande rivelano conquiste e sofferenze, non nascondendo un senso di solitudine. Le risposte, illuminate dalla prospettiva di contribuire a realizzare il testamento di Gesù “che tutti siano uno” (Gv. 17,21), hanno aperto un nuovo orizzonte, non solo per le organizzazioni sociali, ma per tutto il Movimento dei Focolari. “Siete pienamente nel carisma, anzi nelle sue origini”: quanto voi fate è un’attualizzazione di quello che Chiara Lubich e le sue compagne hanno cominciato a vivere a Trento” – ha detto, infatti, Maria Voce. “Sono andate incontro ai poveri. Portavano con sé blocchetto e matita per prendere nota dei loro indirizzi e bisogni. Si ritrovavano insieme per condividere necessità e possibilità di aiuti, di risorse. Era il principio della rete. Quello che fate voi!”
“Tutte le iniziative sociali dovrebbero servire a rinnovare la società, farla diventare comunità dove si vive per uno scopo condiviso, dove si mettono in comune necessità e talenti”, ha ancora detto Maria Voce, ed ha aggiunto: “Voi date una visibilità più completa dell’azione del carisma [dell’unità], che non è solo spirituale, ma anche sociale. Voi lo fate vedere”. Giancarlo Faletti ha invitato ad “essere consapevoli che in questo cammino si è accompagnati da tanti altri, in tanti altri campi.” “Tutti – ha concluso Maria Voce – hanno lo stesso scopo: trasformare la società, ma con mezzi diversi. Dobbiamo gioire che nella casa di Dio ci sia una molteplicità di chiamate e una ricchezza di risposte. Ciascuno è un tassello che compone questo grande mosaico, di cui sentiamo la grandezza e la forza”. Vedi anche: www.sumafraternidad.org (altro…)
2 Mag 2014 | Focolari nel Mondo, Sociale
Il mondo unito passa dal superamento delle diseguaglianze sociali. (altro…)
30 Apr 2014 | Parola di Vita
“… in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”
Questa fede nell’amore di Dio non può però rimanere chiusa nell’interiorità di ciascuno, come spiega bene Paolo: Dio ha dato a noi l’incarico di portare altri alla riconciliazione con lui (cf 2 Cor 5,18) affidando ad ogni cristiano la grande responsabilità di testimoniare l’amore di Dio per le sue creature. Come? Tutto il nostro comportamento, dovrebbe rendere credibile questa verità che annunciamo. Gesù ha detto chiaramente che prima di portare l’offerta all’altare dovremmo riconciliarci con un nostro fratello o sorella se essi avessero qualcosa contro di noi (cf Mt 5,23-24). E questo vale prima di tutto all’interno delle nostre comunità: famiglie, gruppi, associazioni, Chiese. Siamo chiamati cioè ad abbattere tutte le barriere che si oppongono alla concordia fra le persone e i popoli. […]
“… in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”
“In nome di Cristo”, significa “al suo posto”. Facendo le sue veci, vivendo con lui e come lui, amiamoci come lui ci ha amati, senza chiusure e pregiudizi, ma aperti a cogliere e apprezzare i valori positivi del nostro prossimo, pronti a dare la vita gli uni per gli altri. Questo è il comando per eccellenza di Gesù, il distintivo dei cristiani, valido ancora oggi come ai tempi dei primi seguaci di Cristo. Vivere questa parola significa divenire dei riconciliatori. E così ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostro atteggiamento se impregnato d’amore, sarà come quello di Gesù. Saremo, come lui, portatori di gioia e di speranza, di concordia e di pace e cioè di quel mondo riconciliato con Dio (cf 2 Cor 5,19) che tutta la creazione attende. Chiara Lubich Pubblicata in Città Nuova 1996/24, p.37, in versione integrale.
30 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Partirà da Nairobi il collegamento mondiale (http://live.focolare.org/y4uw/) che il 1° maggio, ore 13 italiane, collegherà giovani dei cinque continenti per dare il via alla Settimana Mondo Unito 2014 (SMU): “Bridging cultures”, galassia di attività e azioni dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) nei cinque continenti, incentrate sulla reciproca condivisione. Sono previsti altri collegamenti con Giappone, RDC, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Nigeria, Algeria, Portogallo, Brasile. A Nairobi (Kenya) sono giunti in questi giorni un centinaio di giovani: metà rappresentano i popoli africani dell’area sub-sahariana e metà gli altri continenti. “Sharing with Africa”. È il motto per dire la reciprocità che l’edizione 2014 della SMU vuole attuare con il continente africano, emblema di colori, culture e sfide, per approfondire alcuni pilastri delle culture africane, in una reciproca condivisione e scambio di ricchezze. Loppiano (Italia), come ogni anno, si trasformerà in una grande piazza (#Spiazzaci) per dare visibilità ad un’Italia diversa con le iniziative in corso su legalità, dialogo interreligioso e immigrazione. Per saperne di più, consultare: www.facebook.com/y4uw.international?fref=ts Maria Voce, presidente dei Focolari, ha espresso ai giovani riconoscenza per “l’impegno” e “il caparbio coraggio” nell’“inseguire l’obiettivo del Mondo Unito, immersi nelle vicende complesse del mondo contemporaneo e nelle diversificate realtà” a loro vicine. È un “immane cantiere” ha aggiunto, “ma si tratta del sogno di un Dio, come Chiara Lubich amava definirlo”. Assicurando il suo sostegno con quanti “si riconoscono negli ideali del Movimento dei Focolari”, ha ricordato l’augurio rivolto ai GMU da Giovanni Paolo II: “Solo coloro che guardano al futuro sono quelli che costruiscono la storia”, concludendo “e la storia, come lievito nella massa, la stiamo costruendo qui e ora” con tanti altri. Il 1° maggio, inoltre, si vara l’Atlante della fraternità, un primo rapporto su 800 frammenti di fraternità, azioni coraggiose che si propagano nelle città, costruiscono ponti fra uomini, gruppi e culture, aprono strade di dialogo e indicano percorsi nuovi alle comunità. Un viaggio ideale tra meridiani e paralleli del Globo che mostra come la fraternità messa in atto avvolge il mondo. Costituisce il primo documento dello United World Project (UWP) in seguito al Genfest 2012 a Budapest, consultabile su www.unitedworldproject.org. Leggi anche: Un ponte con l’Africa
http://youtu.be/U1TODWAFX-8 (altro…)
29 Apr 2014 | Cultura

Mamme e papà, Gino Soldera, Città Nuova editrice 2014
La gravidanza. Un momento misterioso nel quale prende forma una nuova vita. Un momento magico di relazione tra il bambino e i genitori. Le più recenti scoperte della scienza prenatale dimostrano che esiste un’intensa comunicazione tra il mondo intra ed extrauterino che risulta fondamentale per lo sviluppo psicosomatico del feto. Conoscere le emozioni di un periodo così speciale aiuta ad affrontare con serenità il parto e la vita che da quel momento comincia. Sulla base dell’ampia competenza dell’Autore il volume “Mamme e papà” è un ottimo manuale di educazione prenatale che aiuta la coppia a vivere con consapevolezza e serenità l’avventura di una nuova vita. Ogni capitolo riguarda un aspetto della gravidanza e della prenatalità. Contiene utili esercizi e consigli pratici emergenti dalle testimonianze e da esperienze di gestanti e di mamme. L’Autore: Gino Soldera, psicologo psicoterapeuta e terapista sessuale, è presidente dell’Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale (ANPEP). Da più di vent’anni si occupa di gravidanza e prenatale ed è ideatore di diversi e innovativi metodi di lavoro. È autore di diverse pubblicazioni e di un centinaio di articoli su riviste nazionali e internazionali. È stato ospite in diverse trasmissioni radiofoniche e televisive; dirige Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale. La collana PERCORSI DELL’EDUCARE, diretta da Ezio Aceti, Michele De Beni e Giuseppe Milan, propone qualificati contributi sull’educazione adottando una prospettiva interdisciplinare che attinge alle diverse scienze della formazione e al contempo recupera il senso dell’unità e dell’integrità del fatto educativo, esperienza fondamentale e costitutiva del singolo e della comunità. (altro…)
29 Apr 2014 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità

Partecipanti al convegno – (C) Thomas Klann
«Il carisma dell’unità […] è caduto su una cristiana che Dio ha voluto che fosse cattolica. Però […] non è per i cattolici soltanto, non avrebbe senso, è per tutta la cristianità». Con queste parole di Chiara Lubich si è aperto il corso organizzato dal Centro Uno – segreteria dei Focolari per l’ecumenismo – svoltosi dall’11 al 13 aprile a Castelgandolfo, su “I Pentecostali”: una realtà molto varia nata nel 1901 negli Stati Uniti (ma con prodromi nei secoli precedenti) ed in continua crescita. 
Udo e Ilona Knoefel, fondatori della comunità pentecostale Jesus-Gemeinde Sohland (Germania) – (C) Thomas Klann
Cinque le lezioni tenute da esperti: la prof.ssa Teresa Rossi della Pontificia Università Angelicum (Roma), Mons. Juan Usma del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il pastore Albert Pataky, presidente delle Chiese pentecostali dell’Ungheria, Michelle Moran, Presidente del Rinnovamento Carismatico Cattolico Internazionale (ICCRS), Udo e Ilona Knöfel, fondatori della Jesus-Gemeinde Sohland (Germania), una comunità pentecostale. Un centinaio di partecipanti – tra cui pentecostali, riformati, cattolici, una luterana e un’ortodossa – da una ventina di Paesi europei, Brasile e Corea. La prof.ssa Rossi ha fatto una panoramica sulla nascita e lo sviluppo storico del Pentecostalismo. Mentre Mons. Usma ha illustrato il dialogo con la Chiesa cattolica, affermando che si tratta di “una realtà complessa con la quale il Vaticano ha accettato di dialogare”. È da segnalare che già nel Concilio Vaticano II c’era un osservatore pentecostale. Citando il documento di Aparecida, pubblicato dai vescovi latino-americani nel 2007, egli ha sottolineato che non pochi cattolici trasmigrano verso i pentecostalismi, non tanto per motivi dottrinali o teologici ma perché in ricerca di Dio. Il Presidente delle Chiese pentecostali ungheresi, pastore Albert Pataky, da tempo partecipa ad un gruppo ecumenico promosso dai Focolari che si raccoglie mensilmente per meditare insieme la Parola di Dio. “Il nostro movimento – racconta – è nato nella preghiera, che continuamente lo rinnova e lo fortifica”. 
Olivier Fleury e Raphael Tanner di Giovani con una Missione Svizzera, con Mons. Juan Usma Gomez, Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani – (C) Thomas Klann
Nella Germania dell’Est, ancora sotto il regime comunista si è formata una comunità, attorno a Udo e Ilona Knöfel, che per le sue forme carismatiche dapprima non fu accettata dalla Chiesa evangelica locale. Venendo in contatto nel 2004 con il Movimento dei Focolari, ha cercato la riconciliazione. Ora la comunità è impegnata a diffondere la conoscenza di Gesù nella regione ritenuta “più atea dell’Europa”. Molte le esperienze del “dialogo della vita”, tipico contributo dei Focolari. Un dialogo basato “sull’arte di amare” che crea le condizioni perché Gesù, secondo la sua promessa, si renda spiritualmente presente tra cristiani di Chiese diverse (Mt 18,20). A Bari esiste uno scambio vivo tra Focolari e una comunità pentecostale nigeriana. In Venezuela, negli anni, si è sviluppato un rapporto ecumenico che ha permesso di offrire al Congresso Americano Missionario, svoltosi nel novembre 2013 (con la partecipazione di 4.000 delegati), un Forum ecumenico con la partecipazione di un pastore pentecostale venezuelano. Durante il corso a Castelgandolfo, dopo aver sentito un discorso di Chiara Lubich sull’amore reciproco, una dei partecipanti ha chiesto perdono ai pentecostali presenti per i pregiudizi tenuti in cuore. Le sue parole hanno espresso quello che tanti sentivano. “La cosa più importante è l’amore – ha detto il pastore Pataky dell’Ungheria –. L’orgoglio divide, l’amore unisce. Le verità di fede che ciascuna Chiesa porta ci uniranno se noi viviamo nell’amore. L’opera dello Spirito Santo vuole unirci”. (altro…)
28 Apr 2014 | Cultura
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La originalidad cristiana no consiste en el hecho de afirmar la existencia de Dios, sino de creer que “Dios es Amor”.
Esto implica consecuencias muy importantes respecto de la concepción de Dios, ya que el amor supone relaciones, un yo que se da y un tú que recibe, cuya manifestación más plena se expresa en la reciprocidad de la comunión. Por lo tanto es la dinámica misma del amor que, al mismo tiempo que reconoce que “el Señor es uno solo” (Dt 6, 4), requiere que en Dios se encuentre pluralidad, alteridad, donación, acogida, reciprocidad… Por eso el Dios que presenta el cristianismo es no sólo don de sí, sino don en Sí.
Este es el motivo por el cual no puede soeprender que la fe cristiana afirme un solo Dios en tres Personas. Las relaciones de amor recíproco son constitutivas del ser y de la vida del Dios Uno y Único. ¿Cuáles son las características típicas de tales relaciones divinas unitrinitarias? Y, dado que el ser humano está hecho “a imagen y semejanza” de Dios (Gn 1, 26) y llamado a “participar de la naturaleza divina” (2 Ped 1, 4), ¿cuál es la importancia de vivir en los vínculos humanos y en todos los aspectos de la sociedad, el mismo tipo de relaciones que existen en el Dios unitrino? Intentar ofrecer alguna respuesta a estos dos interrogantes, decisivos no sólo para la fe cristiana sino para el futuro humano, será el objeto de este texto.
Datos del autor:
Cambón, Enrique, sacerdote católico argentino (dióscesis de Avellaneda, Buenos Aires). Doctor en filosofía y teología, y licenciado en Ciencias de la Educación. Docente en instituciones de América Latina y Europa. Autor de numerosos artículos y obras en varios idiomas, sobre temáticas teológicas, ecuménicas, catequísticas y sociales. Reside actualmente en Roma, donde forma parte de un grupo de estudios del Movimiento de los Focolares.
Grupo Editorial Ciudad Nueva – Buenos Aires
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28 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale
«Con alcuni amici dei Focolari di Bangkok – racconta Luigi Butori, uno dei protagonisti della vicenda –, da tempo cercavamo di portare il nostro aiuto concreto ad alcune famiglie di profughi del Myanmar, dell’etnia karen, che si erano stabilite nel nord della Thailandia. Avevamo condiviso questa esperienza con alcuni amici italiani che ci sostenevano a distanza e ai quali mandavamo periodicamente aggiornamenti fotografici.
In particolare, dopo la visita di uno di noi in Italia nell’ottobre 2013, si è creato un rapporto speciale con i bambini della scuola dell’infanzia dell’I.C.G. Giuliano di Latina, i quali hanno dimostrato subito un gran desiderio di far qualcosa per questi coetanei così lontani, ma che ora sentivano vicini. I loro aiuti si sono orientati in particolare ad un orfanotrofio di Mae Sot, nel nord della Thailandia. È stata un’esperienza davvero toccante per noi, arrivare in quei posti, sapendo di essere messaggeri di bambini che a 10 mila km di distanza si davano da fare per inviare i loro piccoli aiuti. I volti dei bimbi s’illuminavano mentre aprivamo gli scatoloni, ai quali abbiamo aggiunto anche cioccolata, latte e altre buone cose, frutto della condivisione di amici buddhisti, cristiani e musulmani. Una festa per i bimbi vedere questi giocatoli: motociclette, camion dei pompieri e piccoli aggeggi che noi non avremmo saputo come far funzionare: i bimbi “karen” invece, in pochi secondi, ne erano già esperti! Abbiamo potuto distribuire aiuti anche ad altri bimbi al campo profughi e in altri “villaggi” (in realtà, capanne raggruppate vicino a fabbriche, oppure a campi di riso). Il dono è sì importante, ma sperimentiamo ogni volta che è più importante guardare la persona negli occhi, porgergli la mano, “toccare l’altro”, fargli sentire che tu sei lì per lui. All’inizio, sembrano pieni di sospetto; ma poi, pian piano s’illuminano di gioia, di speranza e – anche se non capiamo la loro lingua –, sembra che dicano: “Grazie, oggi mi hai fatto felice… Tutto questo è un dono gratuito? Quando ritornerai?”. “Guarda che ci sono e vivo per te… Non aver paura”. L’esperienza è andata avanti anche quest’anno e ancora una volta non ci è stato chiesto alcun pagamento da parte della dogana thailandese, che è rimasta ammirata dai disegni originali e divertenti che i piccoli di Latina avevano applicato ai 30 scatoloni spediti. Abbiamo consegnato il carico tra le risaie e i canali di Mae Sot, dove chi non ha documenti cerca di sopravvivere come può.
Ma siamo rimasti anche colpiti da quanto questa esperienza stia cambiando la vita delle famiglie dei bambini di Latina. Un papà ci diceva: “La vita dei nostri figli e anche la nostra è cambiata da quando abbiamo iniziato a fare qualcosa per la popolazione karen, che prima non sapevamo neanche esistesse”. E una mamma: “Grazie che ci date quest’occasione per far qualcosa per gli altri; tanti di noi volevano fare qualcosa di concreto, ma non sapevamo cosa e come. La televisione ci da tante cattive notizie, invece questa è una boccata di gioia e di speranza”. Poi una maestra: “I bambini sono elettrizzati all’idea che i loro giocattoli sono arrivati con una grossa nave dall’altra parte del mondo a dei bambini che non hanno nulla. Una bambina non stava più nella pelle quando ha visto la sua bambola in braccio ad una sua coetanea dell’orfanotrofio di Mae Sot”. Gli occhi non tradiscono e quelli dei genitori sono sinceri. Continueremo a lavorare perché questo sogno, questo miracolo d’amore che unisce Latina e un posto sperduto, tra le montagne, nel nord ovest della Thailandia, continui ancora». Guarda il video http://www.youtube.com/watch?v=m928fDtk-U8 (altro…)
26 Apr 2014 | Chiara Lubich, Chiesa, Spiritualità
«… capisco quanto sono vere e sapienti le parole di papa Giovanni XXIII: “Io devo far ogni cosa, recitar ogni orazione, eseguire quella regola come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per far bene quell’azione e al buon esito di essa stia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo e al prima”». Con queste parole annotate sul suo diario, e spesso ripetute in pubblico, Chiara Lubich ribadiva l’importanza per un cristiano di santificarsi facendo la volontà di Dio momento per momento. Concetto di cui trovava conferma nell’insegnamento di Giovanni XXIII. E nella stessa pagina scriveva ancora: «Vedo come la mia anima sia spesso investita, nell’attimo presente, da due, tre cose da fare che poi la lasciano come inquieta. Vedo come spesso il desiderio di arrivare a tutti, di far tutto, di abbracciare il mondo, viene da me interpretato praticamente in modo non giusto. È un’avidità spirituale che appartiene sempre all’uomo vecchio, anche se tinta di zelo. Questo non è il modo di vivere cristiano. Anche chi sta in un negozio di commestibili, se lo desidera, mangia una cosa o l’altra, ma non tutte assieme e non tutto il negozio. Occorre cibarsi, e quindi accontentarsi, di ciò che Dio vuole da noi nel presente. Ho provato a far così in questi ultimi giorni: è un’esperienza meravigliosa. Troncando con violenza tutto ciò che non è volontà di Dio, per inabissarmi solo in quella, ho provato cos’è la sazietà dell’anima: è pace, gaudio, felicità! Una sorta di beatitudine». Fonte: Città Nuova dell’8-11-2010 Guarda anche: Due papi santi: Giovanni Paolo II (altro…)
26 Apr 2014 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
In occasione della canonizzazione di Karol Wojtyla e Angelo Roncalli pubblichiamo un video che ripercorre alcuni momenti storici di Giovanni Paolo II con il Movimento dei Focolari, raccolti in un breve video dono di Chiara Lubich al Santo Padre nel 2003, in occasione del 25° del suo Pontificato. Guarda anche : Due papi santi: Giovanni XXIII (altro…)
25 Apr 2014 | Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Io e Giorgio ci siamo sposati dopo tre anni di fidanzamento in cui la nostra unione è cresciuta ogni giorno di più. Per questo, insieme, abbiamo pensato di formare una famiglia. Dopo qualche anno è nata una splendida bambina, con una piccola malformazione cardiaca. Ero felice, sentivo che questa nascita ci aveva unito ancora di più. Ma dopo solo un anno, mentre eravamo in ospedale per un normale controllo, la nostra bambina improvvisamente è morta. È stato un momento terribile. In quel momento non vedevo che buio, ero arrabbiata con Dio che mi aveva tolto quello che mi era più caro. È stato mio marito a sorreggermi, senza il suo amore non ce l’avrei fatta. Dopo un anno, è nata Sofia e noi eravamo di nuovo felici. In seguito abbiamo anche adottato un bambino. Mentre passavano gli anni, mi accorgevo però che Giorgio non era sereno, si dedicava poco ai figli. Anche se voleva loro un gran bene, lasciava a me le scelte per la loro vita. Ad un certo punto, ha deciso di lasciare il suo lavoro e aprire nuove attività. Così abbiamo cominciato a frequentare altre persone, erano per lo più single, amavano viaggiare per il mondo, far tardi la sera.
All’inizio ho cercato per amore di seguire mio marito in questa vita, ma poi capivo che non avevo niente in comune con loro e così, a poco a poco, la nostra vita insieme ha preso strade diverse. Sapevo che mio marito voleva bene a me e ai nostri figli, eppure era inquieto, alla ricerca di qualcosa. Ho pensato che forse avevamo bisogno di aiuto come coppia, ma lui non ha voluto saperne, diceva che non c’erano problemi. Intanto i suoi affari andavano male, anche perché lo circondavano persone senza scrupoli. Un giorno ha deciso di andare via perché “non si sentiva più di fare il padre”, che, anche se ci voleva bene, aveva bisogno di ritrovare se stesso. Non potevo credere che dopo tanti anni vissuti insieme tutto finisse così. Non riuscivo più a pensare, mi sentivo disperata. Il dolore più grande era il senso di fallimento che provavo e mi sentivo in colpa. È stato un periodo duro: di giorno cercavo di essere forte per i miei figli che avevano 11 e 14 anni, ma la sera, tutto il dolore usciva fuori insieme a mille domande. E adesso cosa farò? Saprò crescere i miei figli in un momento così delicato della loro vita? Cercavo di far sentire loro che c’ero e che il papà voleva loro bene, anche se si faceva sentire raramente. Non uscivo più con gli amici, tutti avevano una famiglia, io ero sola. L’unica cosa che mi ha aiutata ad andare avanti è stata l’amore per i miei figli, il nostro rapporto è cresciuto ed è diventato più profondo. La mia famiglia mi è stata vicina, anche se, dopo un po’ di tempo, ha cominciato a dirmi che dovevo rifarmi una vita, che ero ancora giovane. Ma per me il matrimonio era ancora un sacramento, anche se mio marito non c’era più.
Poi mi hanno invitato a partecipare a un incontro per separati organizzato dal Movimento dei Focolari. Lì, tra tante persone che avevano in comune lo stesso dolore, mi sono sentita amata, accettata per quello che ero e la nostra amicizia, unita a un cammino di fede vissuto insieme, mi ha aiutata a superare il senso di fallimento. Ho sperimentato che l’amore è più grande del dolore, ho capito che io sono ancora segno del sacramento e, quando ricevo l’Eucarestia, sento che Gesù mi dice: io non ti abbandonerò mai! Questo mi dà la forza ogni giorno di restare fedele al sì per sempre pronunciato il giorno del nostro matrimonio, anche se civilmente sono separata. So che non sono sola, perché Dio è con me, e mi aiuta a vedere la mia vita come Lui la vede: con tutto il suo amore e la sua misericordia». (altro…)
24 Apr 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Si è appena concluso il viaggio in Brasile della presidente dei Focolari, Maria Voce, accompagnata dal copresidente
Giancarlo Faletti. Nei 55 anni di presenza del Movimento nel grande paese sudamericano, la spiritualità dell’unità ha permeato i diversi ambiti: quello sociale (con numerose opere di solidarietà), l’Economia con lo sviluppo del progetto dell’Economia di comunione (EdC) nato proprio in Brasile, la politica con il Movimento politico per l’Unità (MPPU), il mondo ecclesiale, l’ecumenismo, il dialogo con altre religioni e con la cultura contemporanea. “Il Brasile vive un momento di veloci trasformazioni non prive di contraddizioni – afferma Klaus Bruschke, direttore dell’Editrice Cidade Nova –. È l’ottava economia mondiale, tuttavia è il dodicesimo Paese più disuguale del mondo, nonostante negli ultimi anni, 40 milioni di brasiliani siano usciti da un livello di miseria. Chiara Lubich già indicava come priorità per questo Paese il sociale, attraverso l’amore ai più diseredati, in sintonia con la Chiesa in America Latina e oggi anche con Papa Francesco”. E aggiunge: “A Recife, proprio al quartiere povero in cui il Movimento dagli inizi svolge un’attività sociale, l‘isola Santa Teresinha, trovandosi davanti un muro che la separa da un shopping center, Maria Voce ha precisato che la ricchezza non era di là, nel shopping center, ma di qua, in quella comunità dell’isola, perché la ricchezza è la comunione”. Dalla cittadella “Ginetta Calliari”, nei pressi di San Paolo, Maria Voce e Giancarlo Faletti si sono collegati in streaming con le numerose comunità dei Focolari sparse nel mondo e hanno sintetizzato il ricco e intenso viaggio nell’immenso Brasile. Un’impressione a caldo su questo viaggio, un titolo per definirlo? Maria Voce: «Mi ha incantato il Brasile e se vogliamo dare un titolo a questo viaggio lo prenderei da un’espressione di Chiara Lubich: “Ricami di luce”, perché ho presente nel cuore tutti i frutti meravigliosi che abbiamo visto operati da questo popolo di Chiara in Brasile. E penso ai frutti, come le tante opere sociali, i progetti fatti dai giovani, le aziende di Economia di Comunione… Ma penso anche a tanti altri gruppi, Movimenti ecclesiali, persone che si sentono ispirate dal carisma di Chiara e che prendendo la Parola di Vita, o l’amore a Gesù abbandonato, o l’appello di Chiara “Dammi tutti i soli”, hanno sviluppato delle opere meravigliose, che abbiamo avuto occasione di incontrare in questi giorni. In esse abbiamo visto i frutti abbondanti della spiritualità dell’unità; e naturalmente la radice si vede nel Movimento dei Focolari, nel popolo di Chiara. Ma la radice gioisce di questi frutti che sono nati anche al di là di essa stessa, ringrazia Dio. E questi frutti a loro volta ringraziano la radice, perché si sentono alimentati da essa e vogliono continuare ad esserlo. Quindi è un grande amore reciproco che fa vedere questi ricami di luce sparsi su tutto il Brasile». L’inaugurazione della cattedra Chiara Lubich a Recife ci conferma che molti possono vivere la spiritualità dell’unità…
Giancarlo Faletti: «In questo periodo [pasquale] in cui sentiamo risuonare particolarmente forti le pagine del testamento di Gesù “Che tutti siano uno” (Gv 15,17), l’impressione forte è stata che la categoria della fraternità, attraverso il carisma dell’unità, penetra in tante discipline anche di una grande università. Quindi un’esperienza molto dinamica, legata al testamento di Gesù». Durante questo viaggio avete ascoltato tante storie, conosciuto e partecipato alla vita di tante comunità locali. Come andare avanti? Maria Voce: «Mi sembra proprio che bisogna continuare a ricamare, questi ricami di luce di cui abbiamo parlato prima. Nell’umiltà dell’attimo presente, facendo quello che Dio ci fa vedere momento per momento, senza mai perdere di vista il disegno totale della fraternità universale, il disegno del mondo unito. Quindi che ognuna di queste opere bellissime che abbiamo conosciuto, si senta parte di questo disegno universale, e che insieme possiamo dare al mondo il modello, l’esempio, di un’unità che nasce dall’abbondanza dei doni di Dio, in tutto il Brasile e nel mondo, per non perdere mai di vista il sogno di Dio: fare di tutti i popoli un’unica famiglia». “Questi giorni – conclude Klaus Bruschke – ci hanno dato una forte spinta a cercare di trasmettere con più passione il messaggio dell’unità che supera le disuguaglianze e che contiene le differenze – ricchezza che esprime la ricchezza di Dio”. Approfondimenti sul viaggio di Maria Voce in Brasile su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/sitenacional (altro…)
23 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria, Sociale, Spiritualità
Ancora rimangono impresse nella memoria le tragiche immagini del tifone Haiyan o Yolanda (“uccello delle tempeste”) che si è scatenato su alcuni paesi del Pacifico, specie sulle Filippine, nel novembre 2013. È stato uno dei più forti cicloni tropicali mai registrati e da tutto il mondo. Paesi e organizzazioni solidali si sono mobilitati per far arrivare gli aiuti alle vittime del disastro.
Anche le comunità dei Focolari, specie dei paesi vicini, hanno dato il proprio contributo. Come dall’immenso arcipelago che compone l’Indonesia (245 milioni di abitanti), paese che non nuota certo nella ricchezza. Nella città di Yogyakarta, nell’Isola di Giava, giovani e adulti del Movimento si sono dati da fare. Soldi non ne avevano, eppure – si sono detti – “c’è sempre qualcosa che si può ancora dare”. E così hanno organizzato una grande raccolta di beni “avanzati” dalle proprie case, per allestire un “Bazar”. “Si è costituito un comitato per coordinare il lavoro – raccontano –. Il centro dei Focolari è divenuto il punto di raccolta delle donazioni, per cui c’era un via e vai di persone che selezionavano i pezzi e li raggruppavano per categorie con tanto entusiasmo e gioia”.
Il “Bazar” era fissato per il 3 e 4 marzo, presso una parrocchia a 20 km da Yogyakarta. Ma nel frattempo sono avvenute le eruzioni dei vulcani Sinabung e Kelud, “e le vittime erano dei nostri connazionali – ricorda Tegar –. Ci siamo chiesti se la gente avrebbe ancora aderito alla nostra iniziativa per vittime più lontane, nelle Filippine”. Non si sono persi d’animo, e pur non trascurando la nuova emergenza, sono andati avanti nell’intento di aiutare dei fratelli ancora più bisognosi. “Sono stata scelta come coordinatrice dell’evento – racconta Endang –. Essendo io stessa una vittima di un terremoto precedente, sapevo cosa ciò significasse e quanta tristezza si prova. Così mi sono impegnata e anche se non avevo soldi, potevo dare però il mio tempo e le mie energie. Pochi giorni prima del ‘Bazar’, in un incontro ho capito cosa significhi quella frase che spesso si sente dire nel Movimento dei Focolari, e cioè che quando ci raduniamo nel nome di Gesù, Lui è presente fra noi. Abbiamo sperimentato, infatti, che se ci mettiamo insieme e lavoriamo nel Suo nome, Egli ottimizza il nostro lavoro”.
Anche per William “è stata un’esperienza incredibile. Mi sono impegnato in pieno in quest’attività. Abbiamo puntato soprattutto sulla gente del villaggio che veniva alle Messe del Sabato e della Domenica. Eravamo una ventina al servizio della gente. C’era chi orientava le persone, chi serviva i ‘clienti’ man mano che venivano a guardare e ad ‘acquistare’. C’era anche chi provvedeva alla nostra merenda! Un’esperienza bellissima: sperimentare che quando ami gli altri Dio ti ridà la felicità nel profondo del cuore”. Complessivamente si sono raccolti Rupiah 5,115,700.00 (US$ 452), somma per niente piccola se si considera che circa la metà della popolazione vive con 2 dollari al giorno. “La gioia di tutti non era soltanto perché abbiamo raccolto una bella somma – ci tiene a precisare William – ma per l’amore e il contributo che ciascuno ha dato per aiutare le vittime di Haiyan”. “Credo che attraverso questo ‘Bazar’ – conclude Wulan – si è donato un po’ di felicità non solo alle persone che riceveranno i soldi ma anche a quelli che hanno contribuito con i loro ‘acquisti’. Sono sicuro che l’amore non si fermerà qui ma si espanderà a tanti altri luoghi”. (altro…)
22 Apr 2014 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Autostop «Stavo tornando a casa con mia moglie in auto quando notiamo un autostoppista. Lo sorpassiamo, ma sentiamo l’assurdità di essergli passati accanto facendo finta di non vederlo. Decidiamo di tornare indietro. È uno studente del Senegal diretto ad Anversa, che sta già da molto tempo per strada con i suoi abiti estivi. Ha molto freddo e lo invitiamo a pranzo a casa nostra. Dopo aver mangiato gli proponiamo di portarlo ad Anversa (25 km da casa nostra). Lui è felice e commosso. Al momento di salutarlo, sento che non posso abbandonarlo così, al freddo. Gli do il cappotto, il migliore che ho. Tornando a casa, canto da solo». L. H. – Belgio Litigi «Un giorno in cui ero particolarmente nervoso, a farne le spese era stata soprattutto mia moglie. Credendo di far sbollire il mio malumore, uscii di casa e passai il pomeriggio dai nostri vicini, annoiandomi davanti alla tv. Appena rientrato, la vocetta severa del piccolo Milos mi fece trasalire: «Papà, non sai che Gesù non vuole che si litighi?». Fu una lezione salutare. Corsi a dare un bacio a mia moglie. I bambini, vero “termometro” della nostra unità familiare». Stjepan – Croazia
Pigrizia «Talvolta è difficile per me impegnarmi in un lavoro per via della mia pigrizia. Come quella volta: dovevo riordinare la biblioteca dove c’era una grande confusione di libri per terra, ma non mi andava di fare niente. D’un tratto mi è sembrato che qualcuno mi suggerisse dentro: «Sii amore!». Al che ho deciso di fare tutto per Dio e per quelli che avrebbero usato la biblioteca. Quando ho finito, ho sentito una grande gioia in cuore e ho capito che questa gioia era un dono di Dio». T. – Brasile (altro…)
19 Apr 2014 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«[…]S’avvicina Pasqua e ci sembra che sia appena passato Natale. Ho l’impressione che il tempo fugga velocemente e sento nel profondo del mio cuore – ve lo confido – che mi rassegno a lasciarlo fuggire purché sia tutto amore. Purché cioè la sera di ogni giorno possa dire: “Anche oggi ho amato” […] In questa Pasqua che ci ricorda come Gesù dopo morto è risorto e come anche noi risorgeremo un giorno anche col corpo, vorrei che tutte voi vi impegnaste a poter dire ogni sera: Anche oggi ho amato. […] Noi non sappiamo quanti giorni abbiamo ancora, ma come sarebbe amaro avvicinarci alla morte con pochi giorni vissuti nell’amore. Quale rimpianto! Diremo: “Potevo amare e non ho amato”. Ecco dunque Pasqua a ricordarci che ogni giornata nostra deve essere come una resurrezione: sempre su, sempre pronta ad amare chiunque incontriamo senza guardare se ci piace o meno. Amare, amare, amare . Non stancarci mai di amare. Non smettere mai la nostra rivoluzione. Questo ci darà una grande gioia che ci farà gustare la festa di Pasqua perché è la festa dell’Alleluia. Come i primi apostoli e cristiani andavano a dire a tutti che Cristo è risorto (e quindi anche noi risorgeremo) così chi ci conosce deve poter dire che noi siamo risorte spiritualmente da una vita senza senso ad una vita piena di luce e di fuoco». Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
18 Apr 2014 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Maria Voce con Nelson Giovannelli
“Fazenda da Esperança”: una storia lunga 30 anni, da quando un giovane, Nelson Giovannelli, mosso dalle parole dell’apostolo Paolo “Mi sono fatto debole con i deboli…”, ha avvicinato un gruppo di giovani tossicodipendenti del suo quartiere col desiderio di fare qualcosa per loro. Nella sua azione è stato assistito fin dai primi passi da Padre Hans Stapel (Frei Hans), dalla cui testimonianza Nelson aveva preso coraggio. Oggi le “Fazendas” si sono moltiplicate in tanti Paesi e svolgono un’azione importante di recupero dalla strada e rinascita a partire dall’insegnamento del Vangelo, al punto che un vescovo brasiliano le ha definite “un santuario della Nuova evangelizzazione!”. Il 15 aprile, in occasione del viaggio di Maria Voce e Giancarlo Faletti in Brasile, si è vissuto un momento di profonda condivisione tra i giovani della Fazenda (oltre i 600 presenti, anche altri collegati via internet dalle 70 Fazendas nel mondo) e i rappresentanti dei Focolari.
Apre l’incontro Frei Hans, confidando «l’esperienza di Dio» da lui vissuta con il recente ricovero. Poi musica, qualche tratto di storia degli inizi della Fazenda, esperienze, fitto dialogo. Commozione per le testimonianze presentate da chi è passato dall’inferno della droga. C’è chi, come Mario è giunto alla donazione a Dio, e alla fondazione di nuove comunità in altri Paesi dell’America Latina. Nel dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti, i giovani hanno scoperto la spiritualità che sta alla radice della loro esperienza di recupero, il carisma dell’unità, che anima la vita stessa dei loro fondatori. È un dialogo in cui i giovani affidano le domande più profonde: sulle cicatrici che lascia l’esperienza passata, su sessualità e castità, e anche sul significato del carisma – inteso come dono attraverso una o più persone, per tutta l’umanità – della Fazenda in relazione all’esperienza di Chiara Lubich.
Emerge qui la novità, che ha caratterizzato l’incontro: «Un carisma, frutto del carisma dell’unità – afferma Giancarlo Faletti – mostra la dinamica della vita di Dio in atto, la sua presenza nella storia dell’umanità. Venendo qui oggi stiamo facendo con voi una grande esperienza della ‘produttività” di Dio!’». E Maria Voce: «Pensando al carisma dell’unità – anche dopo aver incontrato qui in Brasile altri carismi che ne sono stati il frutto – lo vedevo come la radice di un albero con molti rami e ogni ramo con tanti frutti, ed ogni frutto mi sembrava un ingrandimento di un particolare». «Se penso alla Fazenda – continua – mi viene in mente il problema della dipendenza dalla droga e dico: è Gesù che ha assunto il dramma della droga, che grida l’Abbandono [del Padre]. Questa opera ha fatto suo solo questo particolare, ma è un grande particolare, e l’ha fatto diventare un’opera meravigliosa. Un’altra opera assume il particolare della carenza di istruzione dei bambini – anche l’ignoranza è assunta da Gesù nell’Abbandono – e dal carisma dell’unità nasce un’opera che fa una pedagogia nuova. Anche se la radice è nascosta e si vedono solo i rami e i frutti, la radice ne gioisce. E i frutti sono grati alla radice». Lo ribadisce Frei Hans, che auspica un intensificarsi della collaborazione reciproca, ed esprime l’esigenza che i formatori siano alimentati, come già avviene in alcune Fazendas, dalla spiritualità dell’unità. «Mi sembra – conclude Maria Voce – che tutti i carismi che stiamo conoscendo e tanti altri che non conosciamo e che nasceranno, stanno dentro al carisma dell’unità, perché legati dall’amore reciproco che fa vedere come è grande il particolare l’uno dell’altro, e insieme contribuiscono a compiere la preghiera di Gesù “che tutti siano uno”. Quindi dico: “Viva la Fazenda da Esperança!”». Approfondimenti sul viaggio di Maria Voce in Brasile su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/sitenacional (altro…)
18 Apr 2014 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo, Spiritualità
La resurrezione di Cristo che ci fa partecipi della sua vita ci obbliga a non disperare mai. Ci dà il segreto per rilevarci da ogni crollo, è il segno sacro, visibile, della nostra resurrezione. La nostra è una religione della vita: la sola da cui la morte sia stata vittoriosamente e, se noi vogliamo, definitivamente bandita. La quaresima è stata – o doveva essere – anche un esame di coscienza, attraverso cui potessimo contemplare quel che di negativo brulica sul fondo della nostra anima e della nostra società. In molti di noi vige un cristianesimo fattosi ordinaria amministrazione, senza palpiti e senza impeti, come vela senza vento. La resurrezione di Cristo deve essere motivo di rinascita della nostra fede, speranza e carità, vittoria delle nostre opere sulle tendenze negative. La Pasqua ci insegna a sconfiggere il male per rinascere. Rinascere ciascuno, in unità di affetti col vicino, e ogni popolo in concordia di opere con gli altri popoli. Nella grazia divina è la forza per rimuovere ogni forma di male. Gesù pregò – «…affinché tutti siano uno», l’amore culmina nella unità, e la stessa politica come sforzo che unifica è amore in atto, cristianesimo che si fa. E l’amore è la soluzione del dolore e della morte. Dove ci si ama non ci sono padroni e tiranni, ci sono fratelli che si comunicano beni del tempo e dell’eternità. Perciò amiamoci tra noi, rimpiazzando ogni ostilità con la ricerca del fratello, per aiutarci a vivere. Così risorgeremo. Igino Giordani in: Le Feste, Società Editrice Internazionale di Torino, 1954 Segnaliamo: “Un tweet dal passato: IN PRINCIPIO ERA IL NERBO…” Incontro dibattito a Roma, Collegio Capranica, mercoledì 30 aprile 2014, ore 16 e presentazione del libro: IGINO GIORDANI Storia dell’uomo che divenne Foco di Tommaso Sorgi, (Città Nuova, 2014) (altro…)
17 Apr 2014 | Centro internazionale, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
La Mariapoli spicca per il verde in cui è immersa, l’armonia delle sue costruzioni. I suoi abitanti, oltre 200, provengono da diversi Stati del Brasile e da vari Paesi: Italia, Congo, Portogallo, Olanda, Germania, Perù, Ecuador. Chiara Lubich sognava, sin dagli inizi degli anni ’60, questi bozzetti di città moderne, non solo con case, scuole, chiese, ma anche con fabbriche, modelli di una convivenza di comunione, regolata dall’amore reciproco. Ed è qui, che nasce il primo Polo imprenditoriale, attuando questo “sogno”. È qui infatti, come molti sanno, che Chiara, nel 1991, lancia un progetto che prospetta una nuova economia, l’Economia di Comunione; e il polo imprenditoriale, quale “laboratorio” di una economia rinnovata, proprio nei pressi della cittadella. Profeticamente ne aveva così delineato il ruolo: “Una cittadella così – annota sul diario – in Brasile, dove il divario fra ricchi e poveri costituisce la piaga sociale per eccellenza, potrebbe costituire un faro e una speranza”.
La fede eroica dei pionieri, e di chi li ha sostenuti, ha calato nella storia questa profezia. Il polo, con le sue 6 imprese, è meta di studiosi ed economisti, ed ha attirato l’attenzione di politici di alto livello: dall’on. Franco Montoro, Consigliere della Repubblica, ex governatore di S. Paolo, al Vice Presidente della Repubblica Dr. Marco Maciel; ad un gruppo di parlamentari di vari partiti, membri della commissione mista per la lotta e lo sradicamento della povertà.
Maria Voce e Giancarlo Faletti vi si trovano per l’ultima tappa del loro viaggio in Brasile. Mentre visitano le aziende del Polo, un’imprenditrice ricorda Ginetta Calliari, una delle prime giovani che avevano seguito Chiara sin dagli inizi, a cui si deve molto per la diffusione del Movimento in Brasile e per il sostegno all’EdC. I due ospiti hanno avuto parole di grande ammirazione e gratitudine per l’attuazione del progetto. Maria Voce sottolinea il segreto del successo: “È la comunione, che precede ed è condizione per la produttività”. Quella comunione che regola i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori all’interno dell’impresa, le altre imprese del Polo, tra i Poli nel mondo.
La preoccupazione per la risoluzione della problematica sociale aveva spinto, sin dalla fine degli anni settanta, ad interventi diretti, in due aree nei pressi della Mariapoli: a Jardim Margarida che vi sorge proprio di fronte, e al Bairro do Carmo, dove si è stabilito da anni un nucleo di afrodiscendenti. Due centri sociali si dedicano soprattutto ai bambini e adolescenti nelle ore extra scolastiche, sottraendoli al rischio della violenza e della droga che li insidiano. Sorprendenti, i frutti. I cambiamenti nel comportamento, suscitati dalla pedagogia ispirata all’“arte di amare” che caratterizza le diverse attività – dallo sport all’informatica -, contagia anche le scuole comunali e sta suscitando un progressivo interesse delle istituzioni cittadine dando avvio a molte forme di collaborazione. Per produrre il cambiamento, non bastano le azioni, bisogna diffondere le idee tramite i mezzi di comunicazione. È una consapevolezza viva da oltre 50 anni, quando sono nate l’editrice e la rivista Cidade Nova, che hanno l’attuale sede nella Mariapoli. Il gruppo editoriale non è esente dalla crisi che investe l’editoria a causa della rivoluzione digitale. La presidente e il copresidente, ne danno un nuovo impulso. “L’evoluzione del Brasile è velocissima – osserva Giancarlo Faletti – sono indispensabili mezzi culturali che sappiano cavalcare la storia, senza esserne schiacciati, che sappiano leggerla e illuminarla con la luce del carisma dell’unità”. Approfondimenti di questa tappa del viaggio su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/ (altro…)
16 Apr 2014 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo
Genevieve Sanzè, rappresentante del continente africano nella Commissione Internazionale dell’Economia di Comunione (EdC), ai primi di febbraio riceve una telefonata di Mons. Joseph Spiteri, Nunzio Apostolico della Costa d’Avorio, in cui le annuncia la nomina a membro del Pontificio consiglio dei Laici. «Non avevo alcun sentore di questa nomina», racconta Geneviève, con la domanda aperta su cosa questo comporti. Geneviève, è originaria della Repubblica Centroafricana, ma vive nel Focolare di Abidjan in Costa d’Avorio. Unico membro africano fra i laici nominati dal Papa, è stata citata proprio per il ruolo che svolge nell’ambito dell’Economia di Comunione. «Sono contenta di questa nomina in particolare per il fatto di essere stata citata, al di là degli altri ruoli che ricopro nell’ambito del Movimento dei Focolari, per Economia di Comunione» – ha spiegato subito dopo l’annuncio, condividendo un sentimento: «È una gioia per me poter lavorare per la Chiesa, perché ho scelto di fare questo nella mia vita, servendo il Movimento dei Focolari e la Chiesa». Nei giorni successivi alla notizia, Geneviève Sanzé si è recata in Kenya dove ha lavorato alla preparazione della prossima Assemblea EdC a Nairobi del 2015. Al suo ritorno ha potuto incontrare il Nunzio: «È stato un momento bello, profondo. Mons. Spiteri mi ha dato il documento della nomina, con il suo consiglio a vivere questo servizio per e nella Chiesa. Anche Maria Voce, la presidente del Movimento dei Focolari mi ha scritto: “Sono felicissima di questa nomina”, assicurando le sue preghiere e il suo accompagnamento. Sento che è veramente insieme, in grande comunione, che possiamo essere in servizio per i nostri fratelli e per la Chiesa». Dalla commissione centrale EdC arrivano a Geneviève «auguri di cuore per questa nuova bellissima sfida che le si pone davanti: per come la conosciamo ha davvero tutte le carte in mano per vincerla! Riassumendo la gioia di tutti Luigino Bruni scrive: «È questa l’Africa che il mondo deve conoscere: sapiente, luminosa, sobriamente gioiosa, sororale, regale, mariana». (altro…)
15 Apr 2014 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Luiza Erundina e Maria Voce – (C) CSC Caris Mendes
La fraternità è compatibile con la lotta politica? Per la deputata federale Luiza Erundina, negli anni giovanili, al tempo della lotta contro la dittatura, la risposta era “no”. Divenuto poi “sì” dopo l’incontro con Chiara Lubich, quando dava inizio al Movimento politico per l’Unità. Per il sindaco di Sorocaba, Antonio Carlos Pannunzio, il fatto più importante è il risveglio della percezione che siamo innanzitutto appartenenti all’unica famiglia umana, perché figli di un unico Padre. “Nelle assisi politiche possiamo non concordare con un nostro collega, ma non per questo dobbiamo fare di lui un nemico”, afferma. E quando si innalza il muro dell’inimicizia, non è impossibile abbatterlo. “Ero un acerrimo avversario di Luiza Erundina quando lei era sindaco di San Paolo ed io consigliere – dichiara Walter Feldman deputato federale -. “Ora ci sentiamo quasi tutti i giorni. Diventa possibile il dialogo, dove i contrari si incontrano per trovare una sintesi: il bene comune”.“Ho deciso di prendere la metro come tutti. Bisogna stare tra la gente per sintonizzarsi, per sanare la separazione tra politici e società. Il cambiamento incomincia dalla pratica personale”, continua. Mostra l’esempio di Mandela e Gandhi.
“L’azione politica è più difficile e complessa ora nell’esercizio della democrazia che non ai tempi della dittatura”, afferma il deputato federale Luis Carlos Hauly, da 40 anni sul campo. Parla di “degenerazione della pratica politica”. E’ la fraternità che non fa cadere nelle mani del peggior nemico: l’ego che spinge ad apparire, a mostrarsi migliori del prossimo”. Pedro Paulo Fiorelli è un giovane che sta seguendo la “Scuola Civitas”, per la formazione del cittadino, condizione perché poi possa essere buon politico. La lezione di fondo: non la politica per vincere le elezioni, ma come arte per la trasformazione sociale, privilegiando i dimenticati. “È più che necessaria – afferma Maria Voce – questa azione politica illuminata che mette al centro il valore della relazione, della prossimità, incominciando dagli ultimi che con i loro bisogni gridano la voglia di fraternità”. Giancarlo Faletti definisce questi politici “esperti in umanità”, “profeti di un mondo nuovo”, “profeti di speranza”. L’incontro si conclude con un gesto significativo: la consegna della targa che intitola a Chiara Lubich una via di Porto Alegre. C’è anche chi ha composto una canzone dal titolo “Amore degli amori”, la definizione che la fondatrice dei Focolari ha dato della politica. Viene assunta a inno del Movimento Politico per l’Unità in Brasile. Il prossimo appuntamento è a livello internazionale: un congresso mondiale per il prossimo marzo 2015. Lo annuncia un messaggio della presidenza internazionale del Mppu per offrire “la ricchezza del pensiero politico di Chiara Lubich che, profeticamente, prefigurava un mondo unito dall’amore reciproco vissuto non solo tra persone, ma anche tra i popoli”. Leggi gli approfondimenti delle varie tappe del viaggio di Maria Voce su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/sitenacional (altro…)
14 Apr 2014 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
| «In questa bellissima terra brasiliana, festa di fiori, di frutti, di vari colori e sapori, tutto parla di vita, di risurrezione, ed è spontaneo fare arrivare a tutti da qui gli auguri più belli di Buona Pasqua. Durante la Settimana Santa, al Santuario Nazionale del Brasile dedicato a Nossa Senhora Aparecida, porterò a Lei i desideri, i dolori e le gioie di tutti e in particolare dei tanti suoi figlie e figli brasiliani che contribuiscono a far crescere la Sua famiglia nel mondo intero». Nella gioia del Risorto, Maria Voce (Emmaus) |
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| È prevista la partecipazione di Maria Voce alla messa di martedì 15 aprile presso il Santuario di Aparecida, alle 9 ora locale (UTC -3), 14 ora italiana (UTC +2). È possibile seguire la diretta di TV Aparecida su: http://www.a12.com/tv-aparecida/institucional/detalhes/tv-ao-vivo |
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14 Apr 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
http://www.youtube.com/watch?v=j7Ittb5TW30 Tailandia, Giappone, Corea del Sud, Filippine, Marocco, Libano, Giordania http://www.youtube.com/watch?v=UEM-sdwEJuE Spagna http://www.youtube.com/watch?v=3dfFLAP67dQ Brasile, Argentina, Stati Uniti http://www.youtube.com/watch?v=B78gHzHYNoI Francia, Lussemburgo, Portogallo, Polonia, Malta http://www.youtube.com/watch?v=Znqnr0zQgBw Italia http://www.youtube.com/watch?v=wwL8RZ2JNR0 Tutte le nazioni partecipanti al progetto http://www.youtube.com/watch?v=mOlw5mMMpNc Leggi anche: Umanità Nuova (altro…)
13 Apr 2014 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
«In questi 20 anni il mio popolo, nella settimana di Pasqua ha sempre celebrato il lutto per le vittime della guerra, ma a livello personale, ciascuno nella propria famiglia, ciascuno nel suo cimitero privato». A parlare è Pina, del Rwanda. 20 anni fa il suo Paese ha contato 800mila morti in pochi mesi, per un’assurda guerra civile. Era il 6 aprile del 1994, quando un missile colpì l’aereo del presidente Juvénal Habyarimana. Nessuno si salvò, e da lì cominciò la guerra preparata da tempo. Pina al momento dello scoppio dei massacri, si trovava nelle Filippine, dove l’aveva portata la sua vocazione a seguire Dio al servizio dei fratelli, animata dalla spiritualità dell’unità conosciuta da ragazza. «Anche la mia famiglia è stata coinvolta – racconta -. Trentanove dei miei sono stati uccisi. Ero in preda allo sconforto. Piano piano mi sono ritrovata vuota di quei sentimenti che fino allora mi avevano riempito l’anima, mi sembrava che niente avesse più senso». Si trasferisce in Kenya per poter seguire più da vicino la situazione, lavorando alla Croce Rossa, e assistere così i feriti e i profughi dal Rwanda: «Ma non riuscivo ‒ spiega ‒ a guardare in faccia le persone dell’altra etnia che avevano partecipato ai massacri». Il dolore è troppo vivo. Un giorno incontra in un corridoio delle persone dell’altra etnia e non può evitare il loro sguardo. L’odio cresce. «Ho pensato alla vendetta, mi sentivo confusa, ero ad un bivio: o mi chiudevo nel mio dolore con la rabbia dentro, o chiedevo aiuto a Dio». Qualche giorno dopo in ufficio riconosce persone dell’etnia nemica che abitavano proprio nella sua città. «Mi riconoscono e si sentono a disagio, cominciano a tornare indietro. Anche loro mi considerano una nemica». La forza del perdono è l’unica arma della riconciliazione sociale. Pina lo sa. Lo ha imparato dal Vangelo. «Con forza ‒ racconta ‒ vado loro incontro parlando nella nostra lingua, senza dire niente della mia famiglia, ma interessandomi alle loro necessità». In quel momento qualcosa si scioglie dentro, e per Pina ritorna un raggio di luce.
Dopo un anno, il rientro in Rwanda. A stento riconosce la sorella, l’unica sopravvissuta alla strage. Viene a sapere che l’uomo che aveva tradito la sua famiglia – una persona molto vicina a loro – era in carcere. «Pur nel dolore, e contro le persone che invocavano la pena di morte, è stato chiaro che non potevo fare un passo indietro nella strada aperta verso il perdono». Coinvolge anche la sorella, che aveva assistito al massacro. «Siamo così andate insieme in prigione a trovare questa persona, portandogli sigarette, sapone, quello che potevamo, e soprattutto a dirgli che lo avevamo perdonato. E lo abbiamo fatto». La sorella, Domitilla, adotterà di lì a poco 11 bambini di tutte le etnie, senza distinguere tra i figli naturali e quelli adottati, al punto da ricevere un riconoscimento nazionale. Quest’anno, spiega ancora Pina «per il 20° la novità è voler fare la tumulazione per portare i resti nel cimitero Nazionale insieme Tutsi e Hutu, in altre parole: i Rwandesi». Sono gli eroi della patria . «Per me è un passo avanti ‒ commenta Pina ‒ si torna a come eravamo prima della guerra». L’iniziativa, infatti, è chiamata “Il fiore della riconciliazione” perché porti ancora frutti di pace nella società rwandese. Leggi anche: Il Rwanda ricorda, venti anni dopo, di Liliane Mugombozi su Città Nuova online Il fiore della riconciliazione, di Aurelio Molé su Città Nuova online (altro…)
12 Apr 2014 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Disoccupato In fabbrica da tempo c’erano sintomi di grosse difficoltà. Ci siamo trovati sulla strada con nessuna possibilità di riparare in tempo con la cassa integrazione o altre provvidenze. Disoccupato, senza far niente in casa, stava subentrando in me un profondo senso di frustrazione, di inutilità. Vivevamo con lo stipendio di mia moglie. Poi, certamente aiutato dalla fede, mi sono detto che potevo dedicarmi ai tanti lavoretti che da tempo mia moglie mi chiedeva. Così mi sono messo a ridipingere porte e finestre, mettere la carta alle pareti… Anche gli altri della famiglia si sono appassionati e mi hanno dato una mano. Non era importante soltanto portare a casa lo stipendio, ma il vero capitale di cui famiglia aveva bisogno era l’amore, e disoccupato o no, potevo amare. L. R. – Italia Una giustizia umana Nonostante mi sia preparato con le migliori intenzioni, questo lunedì l’udienza è triste e spenta. Alla fine della mattinata sono scoraggiato per questa giustizia talvolta così facile da sbrigare. Sento di dover fare qualcosa. Intanto si presenta l’ultimo imputato. Sembra più vecchio dell’età che ha. È già stato in prigione e stavolta è stato sorpreso con una macchina rubata. Da lui vengo a sapere che, una volta uscito di prigione, lavorava regolarmente; il suo datore di lavoro era soddisfatto. Allora modifico la requisitoria e chiedo al tribunale una pena detentiva da scontare durante le ferie annuali. Così potrà mantenere il suo lavoro. Il tribunale accetta. Pochi giorni dopo, mi telefona un giornalista televisivo sorpreso dal mio atteggiamento. Rispondo che non ho fatto altro che il mio mestiere, utilizzando tutte le risorse della legge. Nel corso del programma quel giornalista ha ripreso il fatto, concludendo così: «Applicando la legge con cuore e intelligenza, si può rendere giustizia umana». A.B. F. – Francia Costruttore di pace Sono un seminarista. Nella difficile situazione dei conflitti etnici nel mio Paese, anche il mio villaggio era diviso. Due le fazioni che si combattevano, nell’assenza delle forze dell’ordine. Pur consapevole dei rischi che correvo, ho chiesto allora a Dio la forza di essere costruttore d’unità tra la mia gente e, superando uno sbarramento di tronchi d’albero sulla strada, sono riuscito a raggiungere uno dei due gruppi che si era rifugiato nei locali parrocchiali. Lì ho chiesto la parola e ho potuto dir loro a cuore aperto quanto fossero inconsistenti le motivazioni di tale odio e divisione. Dopo avermi ascoltato, mi hanno chiesto di parlare anche con l’altro gruppo. Devo essere stato convincente, perché alla fine tutti sono ritornati a vivere insieme. Gilbert – Burundi Tratto da: Il Vangelo del giorno, Città Nuova Editrice. (altro…)
11 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Il 2 aprile 2014 il Fon di Fontem, Njifua Lukas, ci ha improvvisamente lasciati. Lo ricordiamo nel particolare ruolo che ha avuto accanto a Chiara Lubich per l’avvio del progetto della nuova evangelizzazione tra la sua gente. (altro…)
11 Apr 2014 | Chiara Lubich, Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
”L’amore misericordioso della Santissima Trinità nella visione teologica di Padre Dumitru Stăniloae e di Chiara Lubich nel contesto del dialogo ecumenico contemporaneo”: un titolo che dice la profondità del tema affrontato per mettere a confronto la teologia di uno dei più grandi teologi ortodossi dell’ultimo secolo – così è considerato p. Dumitru Stăniloae – con il carisma di Chiara Lubich. Così il decano della Facoltà, il prof. Vasile Stanciu. Sono intervenuti teologi da tre Chiese: ortodossa, cattolica e luterana. Cinque professori ortodossi rumeni dalle Facoltà Teologiche di Cluj, Alba Iulia e Sibiu e cinque del Movimento dei Focolari dell’Università Sophia a Loppiano, dell’Università Lucian Blaga di Sibiu, dell’Istituto Orientale di Regensburg e dal Centro ”Uno” segreteria per il dialogo ecumenico dei Focolari. Il Simposio è iniziato con la preghiera e il saluto del Metropolita Andrei nella cui metropolia si è svolto l’incontro. Il vescovo ausiliare ortodosso, Vasile Somesanul, che ha partecipato in vari momenti ha detto: ”Non posso non rimanere di nuovo impressionato dal calore dell’amore col quale venite a Cluj, il calore che incontriamo ogni volta e custodiamo nel nostro essere, nella nostra vita giorno dopo giorno. …certamente ci sforziamo, di trasmettere l’amore in vita, infatti, come hanno fatto anche il padre professore Stăniloae e Chiara Lubich”. Esperienze sull’amore reciproco di ortodossi e cattolici – giovani, famiglie, sacerdoti -hanno sottolineato che la vita [della fede] è essenziale per i cristiani, la teologia intesa quindi in modo vitale e il percorso dell’ecumenismo inteso secondo il trinomio è „amore-vita-verità”. C’è il rischio, infatti, così ha sottolineato Stanciu che spesso la teologia rimanga a livello di teoria, ed è difficile metterla in pratica, bisogna vivere.

Metropolita Andrei
Per il prof. Sonea, pro-decano di Cluj – „teologare” non è un discorso astratto su Dio, ma su un Dio vivo, in Dio e su Dio. Questo modo di teologare è specifico per Chiara Lubich. Un elemento sul quale possiamo costruire un dialogo che non è alla ricerca della conversione dell’altro, ma alla scoperta dell’altro. Nello spirito dell’amore siamo in unità. È necessario dare al mondo una testimonianza comune . Come sottolineato dal prof. Stefan Tobler di Sibiu alla conclusione, che nella radicalità dell’amore e nel rigore teologico „siamo veramente insieme”. La Prof. Ruxandra di Bucarest ha testimoniato di aver conosciuto entrambi – Chiara e p. Stăniloae. ”Prima ho conosciuto Chiara ad un incontro di giovani a Roma, che mi ha ravvivato la fede in Dio e mi ha riavvicinata alla Chiesa. Poi negli anni quando ero studente ho ascoltato p. Stăniloae parlare del grande amore di Dio verso gli uomini e dell’amore dal seno della Santissima Trinità, modello dell’amore supremo, modello dell’amore nella famiglia. Per me, come ortodossa, era straordinario vedere come teologi ortodossi, cattolici, luterani e riformati hanno trovato una spiritualità comune tra il pensiero di Chiara Lubich e di Padre Dumitru Staniloae, entrambi teologi dell’amore. È stata un’esperienza meravigliosa”. Con questo incontro si è fatto un ulteriore passo avanti e si sono aperte nuove prospettive in questo cammino insieme. (altro…)
10 Apr 2014 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità

La cittadella di Fontem
«Merita oggi dire qualcosa [della storia] di Fontem in Camerun. Il suo titolo potrebbe proprio essere: “L’hai fatto a me”. È una storia che sembra una favola. In una foresta del Camerun vi era un popolo una volta molto numeroso. Era quasi tutto pagano, ma molto dignitoso, moralmente sano e ricco di valori umani. Un popolo naturalmente cristiano, si direbbe. Si chiamava Bangwa, ma ora era decimato dalle malattie. Il 98% dei bambini infatti, morivano nel primo anno di vita. Non sapendo che fare, quegli africani, con pochi cristiani che erano fra loro, si sono chiesti: “Perché Dio ci ha abbandonato?” E hanno convenuto: “Perché non preghiamo”. Allora, tutti d’accordo, hanno deciso: “Preghiamo per un anno; chissà che Dio non si ricordi di noi!” Hanno pregato, giorno per giorno, avendo in mente quest’unico pensiero: “Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà aperto”(Mt 7,7). E hanno pregato tutto l’anno. Alla fine vedono però che non è successo niente. 
Fontem, 19 gennaio 1969. Chiara durante la messa dell’inaugurazione dell’ospedale “Maria Salute dell’Africa”
Senza sgomentarsi i pochi cristiani dicono al popolo: “Dio non ci ha esauditi perché non abbiamo pregato abbastanza. Preghiamo un altro anno intero!” Pregano, quindi, un altro anno, tutto l’anno. Passa il secondo anno e non succede nulla. Allora si radunano e si chiedono: “Perché Dio ci ha abbandonati? Perché le nostre preghiere non valgono davanti a Dio. Noi siamo troppo cattivi. Facciamo una colletta, una raccolta di soldi, mandiamoli al Vescovo, che faccia pregare una tribù più degna, affinché Dio abbia pietà di noi”. Il Vescovo si commuove, comincia a interessarsi e va da loro e promette un ospedale, però passano tre anni e l’ospedale non c’è. A un dato punto arrivano dei focolarini medici. E il popolo dei Bangwa vi vede la risposta di Dio. I focolarini vengono chiamati ‘gli uomini di Dio’. Essi capiscono che in questo luogo non vale parlare. Non si può dire in quelle circostanze: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi” (Gc 2,16). Occorre rimboccarsi le maniche e operare. E iniziano un dispensario fra disagi inenarrabili. Mi ci sono recata anch’io tre anni dopo. Quella grande massa di persone radunate in una vasta spianata davanti all’abitazione del loro re, il Fon, mi è apparsa talmente unita, e talmente ansiosa di elevazione, che mi è sembrato un popolo preparato già da tempo da Maria per il cristianesimo nella sua forma più integrale e genuina. A quell’epoca il villaggio era già irriconoscibile. Non solo per le strade e le case che erano sorte, ma anche per la gente. Già l’opera precedente dei missionari, che solo raramente potevano visitare la zona, aveva posto delle basi ben solide. Già piccoli nuclei di cristiani erano nati qua e là, come un seme in attesa di svilupparsi. Ma ora il movimento verso il cristianesimo aveva assunto le proporzioni di una valanga. Ogni mese centinaia erano i battesimi di adulti che i nostri sacerdoti, pur rigorosi nella selezione, dovevano amministrare. Un ispettore governativo, che aveva fatto un giro nella regione per visitare le scuole elementari, alla fine ha voluto dichiarare: “Tutto il popolo è fortemente orientato al cristianesimo perché ha visto come lo vivono concretamente i focolarini”. E occorre dire che l’opera di evangelizzazione svolta dai focolarini in quei tre anni era stata quasi solamente un fatto di testimonianza. C’era stato tanto da lavorare, anzi quasi solo da lavorare, e nelle condizioni più difficili: per mancanza di mezzi adeguati, di capacità delle maestranze locali, e per difficoltà di strade e di rifornimenti. Niente riunioni quindi, niente grandi giornate, niente discorsi pubblici. Solo qualche colloquio personale in incontri occasionali. Eppure, ogni domenica il capannone-chiesa si era andato sempre più riempiendo di gente. Assieme al gruppo dei già cristiani, ogni volta cresceva il numero degli animisti che volevano avvicinarsi al cristianesimo. La chiesa straripava ed era più la folla che assisteva dal di fuori che quella stipatissima all’interno. Migliaia di persone ascoltavano la Messa, molte centinaia facevano la Comunione. 
1974 – L’inaugurazione della Chiesa con la presenza
del Fon di Fontem
Quella di Fontem per noi è stata una esperienza unica. Ci è sembrato di rivivere lo sviluppo della Chiesa nei primi tempi, quando il cristianesimo veniva accettato da tutti nella sua integralità, senza limitazioni e compromessi. E l’esperienza di Fontem già incominciava ad interessare altre comunità africane, come quelle della Guinea, del Ruanda, dell’Uganda e di Kinshasa nello Zaire[1]. Cosicché Fontem sempre più acquistava la sua funzione di centro pilota per l’onda di un’evangelizzazione caratteristica. Ora Fontem è un paese già grande, con tutto quanto di essenziale esso comporta. Ed è anche parrocchia. I focolarini sono stati creduti, perché hanno fatto a Gesù ciò che hanno fatto ai Bangwa, donando anzitutto la testimonianza dell’amore tra di loro e poi verso tutto il popolo».
Chiara Lubich
Stralcio di una conversazione al congresso del Movimento dei religiosi – Castel Gandolfo, 19 aprile 1995
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[1] Attuale Repubblica Democratica del Congo. (altro…)
10 Apr 2014 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Da destra: Fon Njifua Lukas (Fontem) , Chiara Lubich, Fon Njiendem Joseph (Fonjumetaw)
«Il 2 aprile scorso, verso le 10 del mattino, il Fon di Fontem, Njifua Lukas, ci ha improvvisamente lasciati. Al primo malore, è stato subito portato in ospedale, ma è deceduto durante il tragitto». Ce ne danno notizia da Fontem (Camerun), Winnie Nwafor e Frantisek Slavicek, responsabili dei Focolari sul posto. Come non ricordare lo storico incontro tra il Fon Lukas – che ha raccolto l’eredità del padre, Fon Defang – e Chiara Lubich nel maggio 2000 quando nella spianata del Palazzo Reale di Azi – di fronte all’ampio anfiteatro naturale gremito dalle delegazioni del popolo Bangwa – il Fon Lukas conferisce a Chiara il titolo di Mafua Ndem = “Regina mandata dal Cielo” che la onora come membro privilegiato del suo popolo. E Chiara risponde tracciando la storia comune che ha unito i focolarini e i Bangwa fin dal 1964 e coinvolge tutti a sancire un “patto di amore vicendevole forte e vincolante” nel quale impegnarsi, dice: “ad essere sempre nella piena pace tra noi e a ricomporla ogni volta che si fosse incrinata”. È un patto che successivamente Chiara invita il Fon Lukas a stringere anche con il Fon di Fonjumetaw perché sia “il punto di partenza per trascinare altri popoli ad unirsi in questo spirito”. Nasce da lì il progetto della Nuova Evangelizzazione, affidato in prima persona ai due Fon “gemelli”, come erano stati chiamati in quell’occasione. Da quel momento è iniziata una fitta corrispondenza tra Chiara e il Fon, che la teneva informata di ogni incontro e degli sviluppi ed effetti che questo progetto stava avendo su tutto il popolo. Il Fon Lukas si trovava a Yaoundé, capitale del Camerun, dove da alcuni mesi svolgeva il suo lavoro a servizio dello Stato, come senatore. «La notizia è stata accolta con profonda sorpresa e dolore da tutta la popolazione – scrivono ancora da Fontem – .Tutti si sono diretti con qualsiasi mezzo (macchine, motorini, a piedi) verso il Palazzo Reale di Azi, dove il Fon è arrivato nella notte tra le 3 e 4 del mattino per essere sepolto secondo il rito tradizionale. Nei giorni successivi, molti membri della comunità del Focolare si sono avvicendati al palazzo, per confortare la famiglia». Anche la presidente Maria Voce ha fatto pervenire a Fontem la più sincera vicinanza e la preghiera sua e di tutto il Movimento dei Focolari per l’improvvisa partenza del “caro amico e fratello”, il Fon Njifua Lukas. 
Fon Lukas Njifua (3° da destra) con Maria Voce e Giancarlo Faletti nel 2009
Nel 2001 gli era stato conferito il “Premio Luminosa” e nel suo discorso alla cittadella nei pressi di New York ha detto tra l’altro: «La Nuova Evangelizzazione lanciata da Chiara Lubich nel 2000 ha preso sempre più piede in Fontem. I frutti sono così tanti che preghiamo Dio che sia possibile per il mondo intero condividere con noi questa esperienza». Nel marzo 2008, alla notizia della morte di Chiara Lubich, è subito partito per Roma, ottenendo il visto a tempo di record, insieme al Fon di Fonjumetaw, ed è stato uno dei principali animatori nella preparazione del “cry die” di Mafua Ndem Chiara del gennaio 2009, grandissima celebrazione voluta all’unanimità da tutta la popolazione Bangwa. «Siamo grati a lui – concludono Winni e Frantisek – per aver accompagnato e sostenuto il lavoro del Movimento dei Focolari a Fontem, per aver accolto quanti sono arrivati nella cittadella durante il suo Regno (e sono moltissimi!!) come membri della famiglia di Chiara, non importa da quale parte venissero. Le porte del Palazzo erano sempre aperte per noi. Siamo sicuri che continuerà ad intercedere perché l’amore regni tra il suo popolo e perché, come Chiara disse nel 2000, “ anche nel futuro la vocazione di Fontem sia quella della ‘città sul monte’, perché tutti la possano vedere, ammirare ed imitare”». Una sua testimonianza: http://vimeo.com/91699633 (altro…)
9 Apr 2014 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni

San Biagio (MN) – Piazza Chiara Lubich
La cerimonia è stata incastonata in una giornata animata da insegnanti ed alunni delle scuole materna e primaria che si affacciano sulla piazza; fin dalla scorso novembre, insieme alla comunità locale dei Focolari, e sostenuti dalla dirigenza scolastica, i docenti si sono impegnati a scoprire e sviluppare con i ragazzi le valenze psico-pedagogiche del “Dado della pace”. Il percorso svolto, gettando il dado e incarnando quindi la proposta dell’arte di amare nel quotidiano, ha permesso di sperimentare occasioni di condivisione. Ai circa un centinaio di alunni della scuola primaria è stata anche presentata la storia di Chiara, suscitando grande interesse; tra loro anche bambini e bambine stranieri e di diverse religioni o confessioni cristiane. 
Una giovane lettrice di “Big” (Bambini in Gamba)
Le nuove generazioni , sostenute dagli adulti, sono poi state protagoniste della preparazione del programma del 14 marzo e del suo svolgersi. Dopo il saluto iniziale del Sindaco, in “un’atmosfera di semplicità e di sacro” – affermano molti presenti – gli alunni hanno presentato la figura di Chiara, proseguendo poi con il Dado e le esperienze di fraternità in atto e concludendo con la lettura di pensieri sulla pace. Ogni ragazzo ha avuto la possibilità di apporre la sagoma in cartoncino della propria mano su di un cartellone, ad indicare la responsabilità di ciascuno nell’essere costruttore di unità e di pace. L’inaugurazione ufficiale della piazza accompagnata dall’inno di Mameli e la benedizione della targa da parte del parroco hanno suggellato l’evento. www.centrochiaralubich.org (altro…)
9 Apr 2014 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Rio Tercero è una graziosa città della provincia di Cordoba, in Argentina. Situata in una zona agricola e di allevamento di bestiame, verso la metà del 900 ha visto un moltiplicarsi di industrie (tra le più importanti la Fabrica Militar Rio Tercero, tristemente famosa per le esplosioni dolose che vi si sono verificate nel 1995) che ha portato con sé un incremento demografico notevole. Non mancano le sfide sociali soprattutto nei quartieri periferici dove la violenza è all’ordine del giorno per mancanza di lavoro e istruzione. Estela, dentista di professione, ha avuto, 6 anni fa, il compito dal suo parroco di occuparsi della Caritas, con la richiesta precisa di far conoscere la spiritualità dell’unità in questa struttura della Chiesa. Ha iniziato chiedendo la collaborazione di persone di buona volontà all’uscita della Chiesa. Se lo faceva lei, che di tempo ne aveva poco, tra lavoro, figli e nipoti…. altre avrebbero potuto farlo. Con l’equipe che si è costituita va a visitare le famiglie dei quartieri più poveri: in genere giovani mamme con figli o mariti alcolizzati o drogati. Si comincia con la “Tienda”, una boutique dove poter prendere capi di vestiario per tutta la famiglia. Arrivato l’inverno, tutte cercavano coperte calde… ma non erano sufficienti. Si decide di fabbricarle. È iniziato così un laboratorio con 28 giovani mamme. I rapporti sono cresciuti, le donne si sentivano valorizzate e stimate. Estela ha proposto a tutte di cominciare a meditare e vivere ogni mese una parola del Vangelo. Finito l’inverno, nessuno voleva andare via. Che fare? «È venuta l’idea di fare del pane, racconta Estela. Abbiamo iniziato con un forno domestico. Ognuna portava la farina, il lievito e si faceva insieme il pane per la propria famiglia, con alcuni pezzi da vendere, il cui ricavato andava a ciascuna di loro. Ma era troppo poco. Ho informato dell’attività il consiglio pastorale della parrocchia e mi hanno incoraggiata, non solo con le parole, ma con una somma di denaro per comperare un forno più grande. L’iniziativa è stata comunicata a tutti i parrocchiani e la gente ha cominciato a portare la farina. Si è costruito così un ponte di unità tra la gente della parrocchia che sta al centro della città e le donne che vengono dai rioni periferici con i figli perché non avevano dove lasciarli». Ma andare a vendere il pane con i figli dietro non era possibile.
Sono nate così attività per i bambini, con programma di appoggio extra curriculare e con attività ricreative svolte dai giovani della parrocchia. «Con il tempo, il rapporto tra mamme e figli è cambiato. Cercavamo di fare apprezzare ai figli il lavoro delle mamme e d’altro canto, anche i figli erano spronati a studiare meglio vedendo lo sforzo della mamma per guadagnare qualcosa». Col tempo l’attività è diventata pubblica: il pane si vende a vari negozi in città e il comune si è interessato, volendo partecipare con un progetto di sviluppo. Risultato: un vero panificio, con 4 grandi forni, le attrezzatture necessarie e una grande quantità di farina. Si dà il via a una micro azienda, dove le stesse lavoratrici ne diventano imprenditrici. Attualmente ce ne sono 4 con la responsabilità del panificio, che serve regolarmente scuole, pizzerie e altri panifici. «Anche se si tratta di una piccola attività – commenta Estela – è comunque una fonte di lavoro; ma la cosa più importante è la formazione integrale fatta con ciascuno e con le loro famiglie». Un lavoro che continua a contagiare altri. (altro…)
7 Apr 2014 | Focolari nel Mondo
Un quartiere povero, un tempo chiamato “Isola dell’Inferno”, diventa protagonista di una storia di trasformazione dell’ambiente sociale. (altro…)
7 Apr 2014 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
La Mariapoli Gloria, che ora conta un centinaio di abitanti e più di 40 costruzioni, ben si armonizza con l’ambiente circostante. Nasce dalla necessità, avvertita all’inizio degli anni ‘70, di un centro per la formazione delle comunità del Movimento dei Focolari che si stavano diffondendo. La generosità di molti non solo rende possibile la sua attuazione, ma ne promuove uno sviluppo impensato. Una coppia dona un ampio terreno, alcune famiglie vengono ad abitarvi; prende forma così la cittadella. L’area fa parte di Benevides, una piccola città di poco più di 50.000 abitanti. Visibile è la povertà che genera violenza, apre le porte al traffico e consumo di droga. Le prime vittime sono gli adolescenti. Su questo sfondo, la Mariapoli si mostra oasi di umanità. Qui da più di 20 anni c’è la Scuola Fiore e un “Centro Accoglienza” per il dopo scuola. Sono 300 i bambini, che dalla prima infanzia al quinto anno di scuola elementare, trovano, insieme all’istruzione, anzitutto una famiglia, una casa che li accoglie.
Gli operatori del Centro sono tutti ex-alunni. Sono per i bambini veri modelli, perché vivono nel loro stesso ambiente e testimoniano che si può cambiare. Forti le esperienze. G. è tra i giovani al servizio dei più piccoli. Insegna informatica. Vive in uno dei quartieri più violenti, ma i suoi occhi luminosi da soli dicono che l’amore può ricostruire… anche la sua famiglia, dove i rapporti erano inesistenti. “Davanti ad ogni atteggiamento inizialmente violento di molti bambini, dobbiamo scoprire che cosa c’è dietro. Ci mettiamo in ascolto, cercando solo di far sentire loro l’amore. Poi a poco a poco il cambiamento”, racconta la direttrice della scuola, Francesca. Tanto da far dire a un padre, spacciatore di droga: “Ma che cosa c’è qui, che vedo il mio figlio cambiato?”. Un’esperienza che interessa anche la stampa. Una giornalista intervista la presidente dei Focolari, in visita in Brasile insieme al copresidente Giancarlo Faletti. E in quest’occasione Maria Voce risponde: “Ho una grande ammirazione per questo luogo, la Mariapoli Gloria. Qui si costruisce la persona, il futuro del Brasile, si offre una grande possibilità di sviluppo umano, l’esperienza di una vita solidale tra gli alunni e con i professori, le famiglie. Ho un grande desiderio di offrire il massimo appoggio”.
La Mariapoli è anche un’oasi di spiritualità che alimenta una vera comunione tra le varie comunità, antiche come il Carmelo o nuove come la “Missione Belém”, impegnata nel servizio dei più poveri, per nominarne solo alcune. Ed è sostegno anche per chi opera nella politica. Lo hanno espresso due consiglieri comunali e alcuni rappresentanti di ordini religiosi e nuove comunità, nel breve incontro con Maria Voce e Giancarlo Faletti. I due sono arrivati il 31 marzo all’aeroporto di Belém, capitale del Pará, in terra amazzonica, accolti da una grande festa, per la nuova tappa del viaggio in Brasile, nel nord. Nella prima avevano visitato il Nord Est: a Recife, nel Pernambuco, con l’inaugurazione della Cattedra Chiara Lubich, la visita all’opera sociale dell’Isola di Santa Terezinha e la permanenza alla cittadella Santa Maria; poi a Fortaleza, nel Ceará, per l’incontro con i fondatori e responsabili delle nuove comunità del CEU, “Condominio Espiritual Uirapuru”. Approfondimenti di questa tappa del viaggio su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/sitenacional (altro…)
6 Apr 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Sullo sfondo delle tensioni che segnano l’attualità in Egitto, si apre al Cairo la terza edizione del Living Peace Festival. Nato nel 2011 da un insegnante di inglese al El Rowad American College del Cairo come progetto di educazione alla pace, il Living Peace coinvolge oggi oltre 25.000 studenti in tutto il mondo. Domenica 6 aprile 2014 avrà luogo il terzo appuntamento mondiale.
Living Peace è caratterizzato dalla partecipazione in prima persona di studenti e docenti nella creazione di iniziative di educazione alla pace, in una rete mondiale di persone e istituzioni. L’adesione permette a ogni scuola di sviluppare progetti secondo le proprie possibilità, favorendo la creatività dei ragazzi con la consapevolezza di contribuire a una finalità comune. Questo crea una dinamica di partecipazione che entusiasma le diverse componenti della scuola, rafforzando la solidarietà tra allievi, insegnanti, direttori e genitori, con una ricaduta anche sulla società civile. Al Cairo, ad esempio, Living Peace coinvolge ragazzi e insegnati di venti scuole, musulmani e cristiani. In altri Paesi i risultati del progetto vengono presentati alle autorità civili (Uruguay, Spagna, Malta e Lussemburgo) e alla televisione (Corea e Brasile). Ma anche con azioni di strada, dove la scuola coinvolge la città in iniziative giovanili a favore della pace e della fraternità. Di particolare rilievo quelle rivolte a situazioni di crisi, come per alcune scuole del Giappone colpite dallo tsunami nel 2011 e della Siria martoriata dalla guerra. Fin dai primi passi Living Peace ha suscitato interesse da parte di istituzioni internazionali. «Siamo stati invitati al World Peace Forum 2011 a Schengen, in Lussemburgo – racconta Carlos Palma, ideatore dell’iniziativa – per raccontare dei nostri progetti. Da allora abbiamo partecipato ogni anno al Forum e siamo entrati in una rete di rapporti sia con personalità delle Nazioni Unite che dell’Unione Europea, che sostengono e incoraggiano il nostro sforzo a favore della pace». Il Movimento dei Focolari appoggia il progetto attraverso AMU e Umanità Nuova. Per seguire la diretta internet: http://live.focolare.org/ipf (6 aprile 2014, 10:30 CEST, UTC+2). (altro…)
5 Apr 2014 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Lidia e Loris, hanno 3 figli di 11, 9 e 6 anni, nati in città diverse, perché dopo il matrimonio, si sono trasferiti prima in Veneto, poi in Alto Adige e in Trentino. Alla proposta del marito di ritornare nella città di origine, Crotone, in Calabria, così reagisce Lidia «Il mio primo pensiero è andato ai figli e alle maggiori possibilità che avrebbero avuto se fossimo rimasti al nord, ma alla fine mi sono convinta: la nostra città sul mare è bellissima, conosciamo persone dalle menti brillanti e i nostri figli, una volta adulti, avrebbero scelto da soli cosa fare». «Proprio perché amiamo la nostra terra, desideravamo cambiarla in meglio! – raccontano – Ci siamo resi conto però che non era possibile mettere in atto nessuna rivoluzione, ma bisognava cominciare dalle piccole cose. Così siamo partiti dal mondo della scuola. Io con i compagni di classe dei nostri bambini, e Loris con i suoi studenti. È insegnante di tedesco, ma il primo impiego a Crotone è stato come insegnante di sostegno. Per iniziare ha contattato l’insegnante della scuola elementare del ragazzo affidatogli per capire meglio le sue problematiche e ha instaurato con lui un rapporto di fiducia, e poi anche di amicizia. Più volte, la sua intermediazione ha risolto seri problemi di comunicazione tra la scuola e i genitori.
Inoltre, da quasi 3 anni nella nostra città, gestiamo un centro di aggregazione giovanile. Quando ci siamo trasferiti, Loris ha dato vita alla “Associazione Amici del tedesco” che ha vinto un bando di “Fondazione con il sud”. Ci occupiamo di ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, ai quali proponiamo attività ludico-ricreative, ma anche di recupero di materie letterarie, matematica, inglese e italiano per gli studenti stranieri». L’Associazione ha vinto di recente un altro concorso che riguarda la riqualificazione di un bene confiscato alla mafia, a S. Leonardo di Cutro (sul mar Ionio in Calabria). Spiega Lidia: «Diventerà un Ostello della Gioventù, anche ad uso di famiglie che non possono pagare grandi cifre per fare vacanza. Siamo nella graduatoria di un progetto per la formazione di ragazzi che hanno abbandonato la scuola, sostenuto dal Ministero delle politiche giovanili». «Tutto questo pensiamo sia scaturito dall’amore di Dio, probabilmente da un disegno che ancora non conosciamo, ma fondamentale è l’amore reciproco tra me e Loris, perché non è affatto facile lavorare insieme. Siamo molto diversi, e questo è anche positivo, ma a volte è difficile perché vediamo le cose in maniera diversa. Ma poi discussioni e incomprensioni passano e si ricomincia.
Il positivo che ne emerge è anche frutto dell’amore che i nostri figli hanno per noi: con tanta pazienza sopportano tutti i nostri via vai, i nostri impegni organizzativi, gli spostamenti. Molto spesso capita che vengano con noi e questo li aiuta a confrontarsi con la parte della società civile più dimenticata, più problematica. È per loro fonte di riflessione e di crescita». Fonte: http://www.famiglienuove.org/ (altro…)
4 Apr 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Ultima tappa del viaggio nel nord est del Brasile, per la presidente e il copresidente dei Focolari, prima di proseguire per Belem: è il CEU, Condominio Espiritual Uirapuru, nel cuore di Fortaleza, capitale del Cearà. Nella hall dell’hotel che sorge nel Ceu, gestito dalle Suore dorotee, ad accogliere Maria Voce e Giancarlo Faletti, ci sono Moises di Shalom, Nelson fondatore – insieme a Frei Hans – della Fazenda da Esperança, don Renato Chiera, della Casa do Menor, la superiora del convento delle Carmelitane e la priora delle Benedettine. Per citare solo alcuni dei fondatori e responsabili delle comunità che hanno costruito loro case su una vasta area che ha il nome di Fazenda Uirapuru. È il nome della proprietà donata dall’imprenditore Benedito Macedo, che sognava di contribuire alla soluzione delle piaghe sociali della regione. Noto per le sue bellezze naturali, il Cearà non è dissimile da tanti altri Stati del Brasile per il grave squilibrio sociale, che significa povertà, servizi carenti per sanità e istruzione. Fattori che favoriscono spaccio di droga, prostituzione, violenza, abbandono. Al Ceu ha sede il “Cammino” che apre prospettive di integrazione agli ex detenuti; i malati di Aids scoprono una possibilità di futuro col “Sole Nascente”; bambine e adolescenti vittime di violenza riacquistano dignità nella “casa di Santa Monica”. Giovani scoprono il fascino della contemplazione nella via aperta dal Carmelo o dal Monastero benedettino. L’elenco sarebbe lungo. “Tutti noi siamo qui in risposta ad una doppia chiamata – ci dice la superiora del Carmelo, Madre Bernadete – la chiamata del nostro carisma e ad essere una immagine viva della Chiesa dell’unità, per testimoniare la fecondità e ricchezza della comunione tra i vari carismi”.

Video di presentazione del CEU (C – CEU)
È quanto viene in luce dalle testimonianze che si susseguono nell’auditorium, gremito dagli abitanti del Ceu, presente l’arcivescovo di Fortaleza, José Antônio Aparecido Tosi Marques. Un incontro tanto atteso, contrassegnato da un dolore: due giorni prima Frei Hans, primo a dar vita a questa esperienza di comunione, e tra i primi promotori dell’invito a Maria Voce, è stato colpito da un infarto. Ha voluto ugualmente dare il suo benvenuto ai due ospiti, con un breve messaggio video. Subito dopo Moises, nel suo intervento ha definito il Ceu “frutto di un piano di Dio”, “un polmone spirituale” per la città di Fortaleza. “Qui ho visto qualcosa di grande”, ha detto commossa, Maria Voce. Anche lei, come già aveva fatto Frei Hans nel suo messaggio, ha richiamato un fatto storico che aveva dato inizio al cammino di comunione tra movimenti: il loro incontro in piazza s. Pietro a Roma, nel 1998. La presidente dei Focolari ha riconosciuto nel Ceu “un’attuazione di quell’invito all’unità lanciato da Papa Giovanni Paolo II e della promessa di impegno di Chiara Lubich“. E qui ha evidenziato un altro aspetto della novità che presenta il CEU: il fatto che tante comunità, ciascuna col proprio carisma, trovano nello spirito di unità del Movimento dei Focolari alimento per la propria comunità e desiderano attingervi anche e soprattutto per vivere il cammino non facile di comunione tra i diversi carismi. questo il motivo dell’invito. “In questa esperienza – ha aggiunto Giancarlo Faletti – c’è una forza particolare, la forza dell’unità” e ha definito l’esperienza del Ceu “un modello per la Chiesa”. L’ultima parola all’arcivescovo di Fortaleza: “Questo è un cammino di unità che Dio vuole per il bene della nostra Chiesa e della società”, ha detto. E ha invocato da Dio “tanta forza per quanto state operando”. Approfondimenti su varie tappe del viaggio su Area Riservata – Notiziario Mariapoli Website: www.focolares.org.br/sitenacional (altro…)
3 Apr 2014 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Circa mille le persone che hanno assistito a Burgos, lo scorso sabato 8 marzo, alla rappresentazione del musical Life, love, light. Il pubblico è giunto da varie città, come Santander, Bilbao, Valladolid, Madrid, Asturias, Vitoria, San Sebastián, Pamplona e, soprattutto dalla stessa Burgos, facendo registrare il tutto esaurito nei due spettacoli in programma. Questa è stata la prima volta che si sono realizzati due spettacoli, uno di seguito all’altro e, come spiega Ramón de la Torre, ciò è stato una vera sfida: “dopo l’emozione e l’euforia del primo spettacolo, concentrarsi di nuovo è stato complicato perché non siamo riusciti neppure a salutare il pubblico, ma ne è valsa la pena”. Lo spettacolo, di un ora e tre quarti, ha potuto contare in questa opportunità con la testimonianza di tre giovani del movimento dei focolari: Andrés Sánchez Parody, che ha partecipato anche come aiutante di scena, Ana Guallart, nel complesso e Mar Álvarez, incaricata della coreografia. Vivere il Vangelo giorno per giorno, andare controcorrente e Gesù Abbandonato sono state le tre esperienze presentate per vivere seguendo il modello della beata Chiara Luce Badano. Entrambi gli spettacoli sono stati resi possibili anche grazie alla Delegazione Diocesana dell’Infanzia e della Gioventù dell’Archidiocesi di Burgos – specialmente per l’appoggio del suo Delegato: Agustín Burgos – e ai membri del Movimento dei Focolari di Burgos e delle città vicine che hanno incoraggiato e collaborato, anche materialmente, con i giovani rendendo possibile la grande quantità di prove svolte già da diversi mesi prima degli spettacoli. Il Vescovo di Burgos, Mons. Gil, prima della rappresentazione ha salutato tutti coloro che hanno lavorato allo spettacolo e ha impartito loro la sua benedizione. La rappresentazione a Burgos è già la quarta, dopo quelle della GMG a Madrid, e delle Mariapoli di Javier e di Jerez. La presentatrice, María García, ha affermato che “partecipare al musical non è ripetere sempre lo stesso ogni volta: è farlo vita, perché l’esperienza di salire sul palcoscenico e farti portare da tutti gli altri – attori e pubblico – è molto di più che ripetere un copione o semplicemente fare una performance teatrale”. Il gruppo dei partecipanti, includendo i tecnici, raggiunge i 65 membri, con circa dodici nuove incorporazioni. Mar Álvarez, riconosce che “quando in un progetto ci lavora un gruppo cosi numeroso è difficile che non sorgano conflitti, ma con amore e sapendo chi è che ci guida, tutto è possibile”. I componenti sono giovani e adulti di tutta la Spagna: Girona, Barcelona, Valencia, Elche, Murcia, Sevilla, Madrid, Guadalajara, León, Santander, Burgos y Bilbao. Questo comporta un grandissimo sforzo, sia economico che di tempo, basti pensare ai vari viaggi per incontrarsi, ma, spiega Mar, l’ambiente di famiglia cresce ad ogni spettacolo e anche questa volta abbiamo vissuto un’esperienza cosi piena come quella della GMG. Li vedremo di nuovo? Guarda lo spot dello spettacolo (altro…)
3 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
La ricerca della felicità: come può un tema del genere non interpellare i giovani nel profondo? Da questo presupposto è partito il programma del weekend del 20-21 marzo a Welwyn Garden City, la cittadella inglese dei Focolari, con forte impronta ecumenica. Hanno partecipato giovani diversi tra loro per età, convinzioni, esperienze di fede, nazionalità. Provenivano infatti non solo dalla Gran Bretagna, ma anche da Irlanda e Olanda, e nelle 3 ore di live streaming hanno raggiunto 30 punti del globo, compresa Gerusalemme. Keynote speaker era il vescovo Brendan Leahy (della diocesi di Limerick – Irlanda), accompagnato da Fabio Tufano (Università di Nottingham – UK) per il workshop su Economia e Felicità, e Angela Manning (psicologa presso l’Hammersmith Hospital di Londra) su Psicologia e Felicità. L’impatto di una persona felice incide non solo sulle persone che la circondano, ma fino a 3 altri livelli: la sintesi di uno studio nell’ambito della psicologia sociale ha destato curiosità, e ha contagiato i presenti. Da qui il motto spontaneo: “facciamo crescere la felicità nel mondo!” Ma quale la radice della felicità? Alcuni dei giovani presenti, che vivono la spiritualità dell’unità, hanno raccontato la loro esperienza, presentando la figura di Gesù abbandonato come radice profonda dell’Amore che porta alla vera felicità. Che impatto una proposta del genere, audace e un po’ sconcertante? Ce lo racconta Facebook: “Da tanto tempo non ho sorriso come in questo weekend!”, scrive uno dei giovani. E un altro racconta: “Stamattina sono passato vicino ad alcune persone che erano totalmente fuori di testa per via della droga. Mi ha fatto stare molto triste ma dopo mi sono ricordato di Gesù abbandonato e che potevo vivere la mia giornata per loro. Non è cambiato niente in loro, ma sentivo che ho potuto fare qualcosa”. E ancora: “Che gioia trovarmi per caso alla Messa col gruppo Irlandese nel mezzo della grande città (a Soho) . Regenerate continua!”. Rivedi la diretta su: http://www.livestream.com/regenerate2014 (in lingua originale) (altro…)