Al funerale del card. Miloslav Vlk – Praga, 25 marzo 2017. «Porto un saluto a nome dei vescovi amici dei Focolari – vescovi cattolici e di altre Chiese in tante nazioni del mondo. Per noi il card. Miloslav è stato un amico, un fratello e anche un padre. «Egli ha incarnato Gesù in molti modi», ha scritto in questi giorni un vescovo luterano. Nei nostri incontri di vescovi ci ha fatto sperimentare la freschezza del Vangelo vissuto e la gioia di essere, attorno a Gesù, una famiglia di veri fratelli. Nello spirito del Concilio Vaticano II, ha promosso in maniera instancabile l’unità dei cristiani e la comunione tra i vescovi e col Papa.Grazie, Miloslav, per averci mostrato, con la tua testimonianza eroica, cosa vuol dire mettere Dio al primo posto e qual è il segreto per rendere la Chiesa sempre più bella, una e viva!» (altro…)
Da bambino sogna di fare il pilota, ma l’attrazione verso il sacerdozio lo accompagna fin dagli 11 anni. Nato il 17 maggio 1932 a Líšnice, provincia di Písek, nella Boemia del Sud, dal 1952 al 1953 fa l’operaio. Dal 1960, dopo la laurea, lavora come archivista ma presto abbandona l’attività per studiare teologia. Nel 1968 viene ordinato sacerdote. Agli inizi degli anni ‘60, durante un viaggio nell’allora DDR (Germania dell’Est), incontra a Erfurt alcuni laici e sacerdoti che vivono la spiritualità del Movimento dei Focolari. È colpito dalla presenza di Gesù fra questo gruppo di cristiani, presenza che Egli promette “quando due o più sono uniti nel mio nome” (cf Mt 18,20). Questa esperienza di comunione lo accompagnerà sempre. La sua opera pastorale a Ceské Budejovice infastidisce l’apparato statale comunista, che nel 1971 lo trasferisce nelle parrocchie della Selva Boema. Sette anni più tardi, a causa dell’ascendente che ha soprattutto sui giovani, gli viene ritirato anche il permesso di svolgere l’ufficio sacerdotale. «Ho perso la licenza, non posso più celebrare la Messa – spiega ai suoi parrocchiani –. Ho parlato e predicato della croce e mi sono raccomandato di portarla. Adesso è il momento per me di prenderla». Ridotto ufficialmente allo stato laicale, Chiara Lubich accoglie la sua richiesta di vivere nel focolare di Praga che si era aperto nell’81. Come lavoro fa il lavavetri per 10 anni. Più volte racconterà: «Non potevo predicare né distribuire i sacramenti pubblicamente, ma guardando la croce ho capito che il mio Sommo Sacerdote, Gesù, quando era sulla croce non riusciva quasi a parlare e aveva le mani inchiodate. Mi sono convinto: “Adesso sei vicino al tuo Sommo Sacerdote” e ho abbracciato Gesù Abbandonato. La spiritualità dei Focolari mi ha guidato in questa direzione. Ho capito la forza di cui parla Isaia 53: “L’uomo del dolore”. (…) Ho vissuto per lungo tempo in questa luce: tutto ciò che è brutto può servire alla mia edificazione. Ho compreso, senza esagerare, che questi dieci anni da lavavetri sono stati gli anni più benedetti della mia vita». È solito ripetere: «Ritengo un miracolo che Dio abbia diffuso la spiritualità dell’unità nel mondo socialista, dove tutto era sorvegliato. Lui conosce sempre i “varchi”». Con la “Rivoluzione di velluto”, nel 1989 ridiviene parroco. Nel 1990 è nominato vescovo di Ceské Budejovice e l’anno successivo Arcivescovo di Praga. Dal 1992 al 2000 guida la Conferenza Episcopale Ceca e dal 1993 al 2001 diviene Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. Il 26 novembre 1994 è creato cardinale. Dopo la morte del Vescovo Klaus Hemmerle nel gennaio del ‘94, iniziatore con Chiara Lubich della branca dei Vescovi amici del Movimento dei Focolari, la fondatrice invita l’Arcivescovo di Praga ad assumere il ruolo di moderatore. Succedere a mons. Hemmerle, grande teologo e figura carismatica, gli sembra impegnativo, ma Chiara Lubich lo rassicura: «Non tema, Eccellenza, Ella non sarà solo. Andrete avanti a corpo». Il cardinale svolge questo incarico per 18 anni, convocando e sostenendo numerosi incontri internazionali di Vescovi, cattolici e anche di varie Chiese, tenuti a Castel Gandolfo (Roma), Istanbul, Gerusalemme, Beirut, Augsburg, Wittenberg, Londra, Ginevra, El Cairo, per nominarne solo alcuni. La partecipazione dei Vescovi all’Opera di Maria è di natura squisitamente spirituale, e non interferisce in alcun modo nei loro doveri di vescovi, come stabiliti dalla Chiesa. Essi riconoscono che la spiritualità dell’unità è «in profonda sintonia col Carisma episcopale, rafforza la collegialità effettiva ed affettiva e l’unità col Santo Padre e fra i Vescovi, e infine conduce ad attuare gli insegnamenti del Concilio Vaticano II sulla Chiesa–comunione». Così si legge nel regolamento della branca dei «Vescovi amici dell’Opera di Maria», riconosciuti come tali da Giovanni Paolo II ed approvati dal Pontificio Consiglio per i Laici con lettera del 14 febbraio 1998. Hanno espresso il loro apprezzamento per queste iniziative anche i capi di varie Chiese Cristiane. Telegramma di cordoglio di Papa FrancescoLeggi anche:News.va Corriere della sera(altro…)
Organizza: Medicina Dialogo Comunione Partecipanti: studenti e giovani professionisti area bio-medica (Con possibilità di borse di studio per i giovani) Info:segr.med@focolare.orgwww.mdc-net.org(altro…)
La prima proiezione del documentario «Border Men» sarà nelle Filippine, il 20 febbraio prossimo, in occasione del 50° anniversario dell’arrivo del Movimento dei Focolari in Asia. Uno dei protagonisti del film, infatti, è Guido Mirti (Cengia), che nel 1966 ha anche raggiunto le Filippine, aprendo le piste per la diffusione della spiritualità dell’unità nel continente.«Border Men» èla storia di due persone che varcano i confini stabiliti, saldamente custoditi dalla Guerra Fredda per portare un messaggio di fraternità. Ma anche la storia del grido di dolore di tanti cristiani perseguitati in varie nazioni dell’Est Europa. Ed infine, la storia di una spiritualità, quella del Movimento dei Focolari, suscitata da Dio anche per entrare nel mondo ateo. Uno dei protagonisti del documentario Guido Mirti, focolarino italiano più conosciuto con il nome di “Cengia”, che dal 1955 al 1963 – anno della sua incarcerazione a Praga e conseguente espulsione dal Paese-, intraprende ufficialmente come commerciante una serie di viaggi in Cecoslovacchia, Ungheria, e DDR, tessendo rapporti con esponenti cattolici perseguitati dal regime comunista.
La regista Cinzia Panero con alcuni degli attori.
Il documentario sarà ultimato in lingua italiana, tedesca, slovacca e ungherese entro marzo. Viene sostenuto dal finanziamento del progetto europeo Youth in Action, dalla ONG New Humanity, dalle fondazioni Renovabis e Kirche in Not. «L’idea di realizzare questo documentario» racconta la regista Cinzia Panero «è nata dal desiderio di rendere pubblica una parte affascinante ed originale della storia del Movimento dei Focolari e del suo contributo nei processi storici dell’oltrecortina. Rientra nel progetto “Bridges in Europe: past and future”, che arriva così al terzo documentario, dopo “Medici della DDR” e “YOLO”, sulla storia del Card. emerito di Praga Mons. Miloslav Vlk. L’obiettivo è anche quello di offrire alle nuove generazioni una chiave di lettura particolare: quella dell’amore evangelico, universalmente applicabile ad ogni contesto sociale e storico con effetti sorprendenti». «Nello scrivere e poi girare le scene del documentario – continua la regista – ho anche io in prima persona potuto sperimentare la forza di questo Amore, che ha spalancato alla gratuità il cuore di molte persone ed istituzioni. Sarebbe un lungo elenco di ringraziamenti, cosa che avverrà nei titoli di coda del documentario. Qui vorrei solo accennare ai 50 attori, professionisti e non, che nella torrida estate hanno spesso avuto coraggio di indossare per ore cappotti, scarpe, vestiti invernali. Oppure alla piena disponibilità dell’Hotel Swingcity che ha curato nei minimi particolari l’allestimento di una camera. Per non dimenticare le costumiste, che hanno ideato e cucito i vestiti di 5 prigionieri. Ma ognuna delle 70 persone che hanno contribuito alla realizzazione delle riprese con finanziamenti, attrezzature, consulenza si è sentita coinvolta in un progetto in cui venivano evidenziati valori come la condivisione, la donazione, la fedeltà, il coraggio delle scelte. «Border Men» è un messaggio per tutti noi: essere sempre, ovunque siamo, persone in dialogo». Maria Chiara De Lorenzo Per informazioni sul documentario: border.men.info@gmail.com Guarda il trailer in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=zMk6KAdlXwc (altro…)
Un evento internazionale fatto di convegni e seminari in diverse capitali del mondo, per riflettere sulle prospettive che dal messaggio di unità portato da Chiara emergono oggi per la politica è stato il filo conduttore di molti degli appuntamenti che l’hanno ricordata. Ma il rapporto tra il carisma dell’unità e la politica non è l’unico aspetto sottolineato nel 7° anniversario di Chiara Lubich. Ad Istanbulil Patriarca Bartolomeo fa gli onori di casa per l’appuntamento – la presentazione dei libri di Chiara tradotti in greco – che coinvolge oltre un centinaio di rappresentanti del mondo ortodosso e cattolico. Nel suo discorso la indica come una delle «sante donne, che con il loro esempio, con il loro amore poggiato sulla filantropia divina e con la parola ispirata dallo Spirito Santo, continuamente sollecitano una “metanoia”, una conversione del cuore per tutta l’umanità sofferente».Dentro le crisi – Una risposta alla crisi politica in atto in Congo sono sembrati i due incontri tenutisi nel Paese. A Lubumbashi sono intervenute 370 persone, cristiani e musulmani. I giovani dei Focolari hanno presentato in chiave artistica l’amore di Chiara per i poveri, il suo incontro con Igino Giordani, il suo «sogno»: l’unità della famiglia umana. La Messa è stata animata da una cinquantina di seminaristi. A Goma la giornata ha visto la partecipazione di 400 persone, con un folto gruppo di politici della provincia del Nord-Kivu e rappresentanti della società civile. Dopo l’incontro la RTNC ha diffuso l’evento in quattro lingue locali. E non sono mancate iniziative coraggiose in altri punti caldi del pianeta. In Nigeria, ad esempio, vari sono stati gli eventi: a Yola, dove numerosi sono i rifugiati, il vescovo ha celebrato la Messa per Chiara pregando per la pace; a Abuja e Lagos si sono tenute giornate preparate dai giovani per i giovani; a Onitsha un incontro con più di 300 persone fra adulti, giovani e bambini; a Jos, dove non si è potuta fare una grande giornata per un’esplosione avvenuta pochi giorni prima, un gruppo dei Focolari è andato a far visita ad un Istituto Penale Minorile. Il tema della pace è stato al centro anche della giornata organizzata a Bujumbura (Burundi) con oltre mille partecipanti. Nel programma, molte testimonianze hanno messo in rilievo la possibilità di vivere in armonia e costruire la pace anche dove non è facile. Presente la mattina l’arcivescovo mons. Evariste Ngoyagoye. In Centro America, il tema della politica rimane caldo. Dall’Honduras scrivono: «stanchi di una politica corrotta e bombardati da notizie violente che generano disanimo nella popolazione, abbiamo organizzato questo evento per dare il tipico apporto del carisma dell’unità, attraverso idee e testimonianze». Nel Salvador che attende la beatificazione di Romero, ci si è chiesti come si può vivere per l’unità pur in mezzo alla violenza. Tra le testimonianze, anche quella di Francesco, assalito da due ragazzi armati. È riuscito ad aprire con loro un dialogo parlando di Dio. I due delinquenti, spiazzati, hanno ritirato le armi e sono andati via. In Pakistan, a Karachi, Lahore, Rawalpindi, Dalwal – oltre mille persone in tutto – 4 celebrazioni con una voglia di speranza dopo i tragici eventi del 15 marzo a Yohannabad.Nelle sedi istituzionali – A Seul numerosi deputati e persone impegnate nell’amministrazione pubblica si sono date appuntamento al Parlamento per un bilancio del percorso verso una politica di fraternità intrapreso dieci anni fa; a Madrid è stata la sede del Parlamento Europeo ad ospitare un seminario su «Un mondo, molti popoli abbracciando la diversità»; mentre Strasburgo (Francia), sede di istituzioni europee, ha ospitato tre giorni di eventi sul tema della fraternità come categoria politica. A Roma il convegno «Chiara Lubich: l’unità e la politica» si è svolto nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Numerosi i politici presenti alla tavola rotonda organizzata a Toronto, incentrata sulla visione di Chiara della politica. A Solingen (Germania), invece, tema centrale del convegno è stata la cultura della fraternità in tre campi molto attuali: i rifugiati, la pace, il dialogo con altre culture. Oltre cento i partecipanti di varie confessioni e religioni, e di diverse nazionalità. «Il pensare e l’agire politico di Chiara Lubich» è stato il tema intorno al quale si sono svolti i lavori di un altro evento dedicato a Chiara: il convegno di Curitiba (Brasile), dove è stato stampato anche un francobollo commemorativo. Il Parlamento della Provincia di Córdoba (Argentina) ha ricordato Chiara approvando il decreto di riconoscimento postumo alla sua opera. Approfondimenti sulla politica anche in altre città d’Italia, in Ungheria, Repubblica Ceca, Portogallo, Svezia, Usa, Honduras, Messico, Colombia, Tanzania, Kenya. In vari ambiti – Ma in occasione del 14 marzo 2015 per ricordare Chiara non si è parlato solo di politica. Arte e cultura sono state al centro di numerosi ed originali eventi. A Durban (Repubblica Sudafricana) si è svolta la terza edizione del «Chiara Lubich Memorial Lecture» con la partecipazione di Ela Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi; mentre a Maracaibo (Venezuela) l’Università Cattolica «Cecilio Acosta» (UNICA) ha realizzato un concorso per la IV Biennale d’Arte Chiara Lubich. Rivolto ad artisti professionisti, studenti e amatori, ha dato la possibilità di esporre le proprie opere nella Piazza della Repubblica. In vari Paesi preparare e realizzare gli eventi legati al 14 marzo ha dato l’occasione di riunirsi. Ne sono un esempio i due appuntamenti di Cuba: a L’Avana con oltre 200 persone e a Santiago de Cuba con 150: le comunità locali hanno preparato le giornate per presentare il Movimento dei Focolari e offerto le loro testimonianze sull’incidenza della spiritualità dell’unità in tanti ambiti della vita personale e sociale. A Cochabamba in Bolivia con 120 persone. A Città del Messico e il territorio di Nezahualcoyotl si è ricordata Chiara nel corso della Mariapoli. In Vietnam, sia a Ho Chi Minh City al sud, come nel piccolo villaggio di Ngo Khe (Ha Noi), al nord, si sono stretti intorno all’altare per rinnovare «davanti a Dio e a Chiara, il nostro impegno a portare avanti con fedeltà la sua consegna», scrivono. In Myanmar, a Yangon, dove la maggioranza dei membri dei Focolari non ha mai conosciuto Chiara di persona, ma si sente attirata dal suo carisma. Anche in Thailandia, sia a Bangkok che a Chiang Mai, la famiglia dei Focolari si è riunita. 600 persone in Slovacchia, tra Kosice e Bratislava. «Le testimonianze dei membri di altre Chiese – raccontano – e delle persone senza riferimenti religiosi, ci hanno fatto vedere come Chiara appartenga a tutti. Il rettore dell’Università di Trnava, Prof. Peter Blaho, che nel 2003 aveva conferito a Chiara il dottorato honoris causa in teologia, ha condiviso i ricordi dell’incontro con lei. A Fontem (Camerun) in 500 da tutti i villaggi circostanti la cittadella, a ricordare “Mafua Ndem”, Chiara Lubich. Il tema scelto era “L’ impatto dell’Ideale dell’Unità nei vari aspetti della vita sociale”. I giovani del collegio hanno presentato le loro esperienze sul “dado della pace”: «Da quando abbiamo introdotto il dado nelle nostre classi – scrivono – sono diminuiti i furti, l’assenteismo, il rendimento scolastico è migliorato, ognuno si cura degli oggetti dell’altro, c’è più tolleranza e ci perdoniamo più facilmente. È cresciuta la condivisione tra gli studenti….».Momenti di preghiera – Alle celebrazioni eucaristiche in varie parti del mondo molte le personalità civili e religiose presenti. Tra i numerosi interventi di Vescovi e Cardinali nelle diverse celebrazioni, riportiamo quella del card. Angelo Scola di Milano che ha detto tra l’altro: «Il nostro impegno di oggi è raccogliere con rinnovata consapevolezza il sogno che ha animato la vita e il pensiero di Chiara, costruendo spazi di fraternità ovunque ci troviamo e privilegiando le necessità del prossimo che ci sta accanto e di quello lontano che vive in Paesi dove ci sono guerra e violenza. Vorremmo, in questo modo, essere testimoni autentici del carisma che Dio ha dato a Chiara, essendo a servizio della Chiesa e dell’umanità». (altro…)