26 Ott 2015 | Chiesa, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità

Papa Francesco con gli uditori laici al Sinodo
Un’esperienza di Chiesa molto importante, un’opportunità unica nella vita che porteranno nel cuore: sintetizzano così la loro esperienza, María Angélica e Luis, di Bogotà, dentista lei, direttore del Dipartimento di Etica dell’università Gran Colombia lui, con due figli di 18 e 20 anni, che dal 4 al 25 ottobre hanno partecipato al Sinodo ordinario sulla famiglia “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Da oltre 20 anni lavorano per le famiglie legate al Movimento dei Focolari, accompagnandole sia nei percorsi di preparazione al matrimonio che negli anni seguenti, quando le crisi sempre in agguato rischiano di incrinare il sacramento e l’amore. Avete partecipato attivamente ai lavori dei circoli minori: quali momenti vi sono sembrati importanti per poter offrire un contributo al cammino del Sinodo? «Quella dei circoli minori è stata un’esperienza molto bella, perché potevamo portare le esperienze nostre e di altre famiglie, il trasmettere che noi vogliamo vivere come famiglia la dinamica dell’amore che si vive nella Trinità – in cui ognuna delle Tre divine Persone è Amore per l’altro -. Questo è stato uno dei nostri contributi. E pur affermando l’importanza dell’Eucarestia, abbiamo evidenziato il bisogno della presenza di Gesù tra i coniugi, per l’amore reciproco; e quindi abbiamo raccontato le volte che ci siamo chiesti perdono quando tra noi non c’era questa unità piena. Un altro contributo è stato il punto dei divorziati risposati. Era importante sentire l’amore particolare per ciascuna di queste famiglie. E nella misura in cui matura l’esperienza di fede anche in loro – accompagnandoli perché si arrivi a sentire che Gesù è anche nell’altro, nella Parola del Vangelo che si vive, nella comunità che vive l’amore reciproco – cresce l’esperienza di vita vicina a Gesù. Sentivamo che uno dei punti forti da proporre era l’amore a Gesù abbandonato e crocifisso, perché Lui ha assunto tutti i dolori dell’umanità: in Lui si ritrova chi è stato tradito, umiliato, chi si sente solo, abbandonato, chi si sente colpevole, chi non trova risposta alle sue domande. In Lui siamo tutti accolti perché Lui ha vissuto tutto questo, e in lui possiamo fare quest’unica comunione, dove tutti siamo in questo sì. È stata la nostra proposta: che non c’è differenza tra la famiglia che non ha sofferto il fallimento e quella che sì l’ha vissuto, perché in Lui ci sentiamo tutti accolti. Abbiamo raccontato le esperienze di tante famiglie, anche del Movimento, dove hanno vissuto e detto questo sì, con il dolore di non poter ricevere l’Eucarestia, ma consapevoli che anche loro sono chiamati alla santità. E quindi che non sono esclusi da questa chiamata. Come una volta disse papa Benedetto, l’offerta e il sacrificio che loro fanno, evidenziano la bellezza dell’indissolubilità del matrimonio, cioè loro sono costruttori anche di questa realtà (l’indissolubilità), e quindi danno un apporto grandissimo quando maturano in questo sì. A volte si tratta di comprendere il significato più profondo del sacramento. Per molta gente di questa epoca il sacramento del matrimonio non dice molto, anche perché non è stata data una formazione adeguata alla coppia, sia da parte delle parrocchie che dei movimenti. Invece fa parte del cammino che deve fare qualsiasi essere umano: scoprirsi come essere umano e scoprire la trascendenza dentro di sé. Bisogna scoprire come questo sacramento può aiutare a formare una famiglia e perché, attraverso la famiglia, siamo responsabili dei figli. Noi amiamo dire “come la famiglia, così la società”; cioè, la società è il risultato di ciò che è la famiglia».
Un giorno avete raccontato che uscendo da un circolo minore avete sentito il desiderio che i Vescovi capissero il vostro profondo amore per la chiesa… «La relazione e il dialogo con i vescovi in queste settimana è diventata sempre più vicina, nel conoscerci, ascoltarci, anche nel cercare di essere “madre” nei loro confronti, per esempio se avevano la tosse, il raffreddore… avevamo il desiderio che sentissero che anche noi famiglie amiamo la chiesa come la amano loro, soffriamo per la chiesa come soffrono loro, che anche noi diamo la vita per la chiesa. Siamo in questo stesso cammino. Come Chiara Lubich ci diceva, in questo grande mosaico ognuno è un tassello, ma ha il suo valore per costruire questa realtà unica che è la chiesa. Era molto importante poterselo dire, e anche sentirlo». In uno degli ultimi circoli minori c’è stato un vostro testo che è stato integrato nella relazione finale… «Sì, nell’ultimo circolo minore il relatore chiedeva che potessimo esprimere anche la nostra esperienza come famiglie. Così quello che ha proposto alla fine era arricchito anche da quanto ciascuno aveva detto. Non si notava la differenza tra quanto era stato proposto da una famiglia o da un padre sinodale: era la proposta di tutti, votata all’unanimità». Che augurio fareste alla conclusione del Sinodo? «Tantissimi auguri! Sperare che, poco a poco, tutte le famiglie possano scoprire la ricchezza che ciascuna contiene in sé, in qualunque stato o situazione si trovi – “regolare” o “irregolare” -, se vive essendo davvero famiglia, per far crescere la società intera: una crescita di umanità». (altro…)
24 Ott 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Una celebrazione solenne, presenti tutti i Padri sinodali, delegazioni, ambasciatori e Papa Francesco – con un discorso definito tra i più importanti del suo pontificato – quella del 17 ottobre in Aula Nervi, che ricordava i 50 anni dall’istituzione del Sinodo dei vescovi da parte di Paolo VI. «Un capolavoro», afferma la presidente dei Focolari Maria Voce riferendosi in un commento a caldo al discorso del Papa. «Ha mostrato che non può esistere un cammino della Chiesa se non sinodale. Mi ha colpito il suo sottolineare l’importanza del sensus fidei, cioè il senso della fede, e l’infallibilità del popolo di Dio che insieme ascolta lo Spirito Santo, esprimendo così la fede della Chiesa. E questo parte sempre dal basso. Così tutte le figure giuridiche collegiali nate dopo il Concilio Vaticano II – ci fa capire Papa Francesco – se non vivono questa sinodalità, partendo dalla gente a cui si rivolgono, non servono alla comunione. Sono maschere». «E poi il primato del servizio: “Non dimentichiamolo mai!”, dice il Papa. “Per i discepoli di Gesù, ieri oggi e sempre, l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della croce, secondo le parole del Maestro: ‘Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo’ (Mt 20,25-27). Tra voi non sarà così: in quest’espressione raggiungiamo il cuore stesso del mistero della Chiesa – ‘tra voi non sarà così’ – e riceviamo la luce necessaria per comprendere il servizio gerarchico”. E parla di “piramide capovolta”, un’espressione in cui da qualche tempo ci sforziamo di rispecchiarci, proprio nel senso in cui lui la spiega: “il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano “ministri”: perché, secondo il significato originario della parola, sono i più piccoli tra tutti”».

Foto SIR
Nel discorso emerge ancora una volta la sintonia tra papa Francesco e il patriarca Bartolomeo I: «L’impegno a edificare una Chiesa sinodale – missione alla quale tutti siamo chiamati, ciascuno nel ruolo che il Signore gli affida – è gravido di implicazioni ecumeniche. Per questa ragione, parlando a una delegazione del patriarcato di Costantinopoli, ho recentemente ribadito la convinzione che “l’attento esame di come si articolano nella vita della Chiesa il principio della sinodalità ed il servizio di colui che presiede offrirà un contributo significativo al progresso delle relazioni tra le nostre Chiese”». «Una sintonia – sottolinea Maria Voce – che non è solo a proposito dei problemi del creato, espressa nell’enciclica Laudato si’; è proprio questo sentire sinodale della Chiesa che spinge il Papa ad aprire una porta per dire: dobbiamo metterci insieme. Una responsabilità che lo spinge a cercare come fare per arrivare a dei passi concreti verso la piena comunione. Perché è solo nella piena comunione di tutti i cristiani che si esprime la sinodalità della Chiesa».
Infine, commenta Maria Voce, «la ricerca non del compromesso, ma di quello che lo Spirito Santo ci vuole dire, è una sfida che richiede una grande unità di tutta la Chiesa. Abbiamo parlato con diversi partecipanti al Sinodo sulla famiglia in corso in questi giorni, anche con la famiglia di focolarini sposati della Colombia, María Angélica e Luis Rojas, e tutti ci chiedevano di pregare. Allora intensifichiamo la preghiera come se fossimo noi lì a cercare di capire come venire incontro alle angosce e alle difficoltà della famiglia nel tempo moderno, e a guardare la famiglia nel disegno di Dio». La motivazione e le dense parole di Paolo VI che accompagnarono l’istituzione del Sinodo dei Vescovi il 15 settembre 1965 sono particolarmente importanti per il Movimento dei Focolari, proprio perché l’istituzione del Sinodo, spiega Maria Voce, «ha portato un’aria nuova nella Chiesa, una svolta: quella della collegialità, della comunione, del passaggio da un modo di condurre la Chiesa individuale, piuttosto gerarchico, ad un modo collegiale». «Come Movimento dei Focolari, come movimento dell’unità, non potevamo quindi non prendere in considerazione questo avvenimento, e ho accolto con gioia l’invito del cardinale Baldisseri a partecipare alla commemorazione». Con i Sinodi, infatti, si attua una sorta di prosecuzione del Concilio Vaticano II: «Paolo VI, evidentemente mosso dallo Spirito Santo, dopo aver fatto quell’esperienza conciliare così bella, che aveva portato alla Chiesa realtà nuove – basti pensare ai documenti Gaudium et Spes, Lumen Gentium, Nostra Aetate – aveva sentito che questa esperienza doveva continuare». “Sinodo”, infatti, vuol dire proprio “cammino insieme”, come hanno spiegato sia il card. Schönborn nel suo intervento sulla nascita del Sinodo dei vescovi e sui vari Sinodi, sia con forza il Papa. Significa, quindi, che «la Chiesa sta camminando, insieme. Non il Papa da solo, i vescovi da soli, il popolo di Dio da solo, i laici da soli: questo cammino lo fa la Chiesa, in cui tutti hanno qualcosa da dire e da dare». Leggi anche: comunicato stampa sulla partecipazione dei Focolari alla commemorazione del 50° del Sinodo dei vescovi. (altro…)
24 Ott 2015 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Abito a Nicosia (Cipro) e sono nata e cresciuta in una famiglia ortodossa che lo era piuttosto di nome. . .Non c’era profondità, non c’era un rapporto con Gesù. Anzi, Dio era l’alleato e il monopolio dei nostri genitori, nei casi in cui noi dovevamo obbedire ai loro comandi. Finito il liceo, ho vinto una borsa di studio per studiare odontoiatria a Budapest, in Ungheria. È stato difficile adattarmi a questa nuova realtà: per la prima volta da sola, lontana dalla mia famiglia, dovevo abituarmi a vivere con persone sconosciute. Allora era lontano lo spirito multiculturale che si respira adesso. Ero piena di pregiudizi e in una atteggiamento di rifiuto. In quell’anno ho incontrato grandi delusioni, anche con gli amici. Nel frattempo dentro di me è iniziata una ricerca profonda di una vita più autentica. Nel nuovo collegio ho conosciuto una ragazza ungherese. Mi aveva colpita la sua allegria, e anche l’accoglienza verso tutti. Si era addirittura offerta di aiutarmi con l’ungherese. Delusa dalle amicizie precedenti, il suo modo di fare mi ha incuriosito. Mi chiedevo: sarà sincera o farà finta? Ma… ho cominciato a fidarmi di lei. Condividevamo tutto: gioie, dolori, insuccessi. Anche beni materiali. Quando andava dalla sua famiglia, in un paesino a 50 km da Budapest, il fine settimana, mi portava spesso con lei, perché non sentissi la mancanza della mia famiglia. Era una famiglia di contadini, con un amore grande e una calda ospitalità. Ma c’era un punto di domanda: ogni giorno ad un’ora precisa e una sera alla settimana, lei spariva senza dare spiegazioni. Sapevo solo che era con altre amiche. Si trattava – ho poi scoperto – di alcune ragazze che formavano il gruppo delle giovani della nascente comunità del Focolare in Ungheria. In quei tempi – si era sotto il regime socialista -, qualsiasi persona che venisse scoperta coinvolta in un movimento religioso era perseguitata con gravi conseguenze, come per esempio la perdita del lavoro o del posto all’Università. Un giorno, però, lei ha sentito che poteva confidarsi con me: mi ha detto come aveva conosciuto il Movimento dei Focolari. Un sacerdote nel suo paesino le aveva raccontato la storia di Chiara Lubich, di una giovane come noi, della nostra età, e come l’avesse colpito il fatto che lei, durante la seconda guerra mondiale, vedendo che nella vita tutto crollava sotto le bombe e non rimaneva nessun ideale, ha voluto fare di Dio l’ideale della sua vita e vivere secondo la Sua volontà. E mi ha spiegato che si incontrava con queste amiche, e insieme cercavano di fare propio questo: mettere Dio al primo posto della loro vita, vivendo ogni giorno la Parola di Vita, una frase del Vangelo con una spiegazione di Chiara, scambiandosi poi le esperienze dalla vita quotidiana e facendosi cosi dono una all’altra!! Tutto questo mi ha toccato profondamente, ho cominciato a leggere il Nuovo Testamento che mai avevo aperto prima, e questo è stato decisivo per il mio futuro. La vita ha cominciato a cambiare: ogni persona che incontravo durante la giornata non potevo più né ignorarla, né giudicarla, né tantomeno sottovalutarla perché ormai in me era entrata un’altra mentalità: siamo tutti figli di un Unico Padre e quindi fratelli fra di noi. Ogni persona era candidata all’unità (chiesta da Gesù: Padre, che tutti siano uno): buona, cattiva, brutta, antipatica, grande o piccola. Dentro di me si è risvegliata la teologia patristica vissuta, e in particolare quel: “Vedo il mio fratello, vedo il mio Dio” di San Giovanni Crisostomo. Hanno cominciato a crollare i muri dei pregiudizi che avevo dentro di me. Capivo che il Vangelo non era qualcosa che si legge solo in chiesa e basta, ma che poteva portare una rivoluzione, se lo prendevamo sul serio e lo trasformavamo in vita ovunque: all’Università, nella fabbrica, nell’ospedale, in famiglia! In tutto questo entusiasmo e gioia che ormai riempiva la mia vita, c’era un grande dolore: le altre ragazze erano tutte cattoliche ed io ero l’unica ortodossa. Loro partecipavano ogni giorno alla santa Messa. Avevo il grande desiderio di essere con loro in quei momenti, ma mi hanno suggerito di cercare la mia chiesa ortodossa lì a Budapest, per poter andare alla Liturgia e ricevere l’Eucaristia. Questa separazione era dolorosa, ma Chiara invitava i membri del Movimento appartenenti ad altre Chiese cristiane ad amare la propria chiesa, così come lei aveva fatto con la sua. Questa spiegazione mi ha dato una grande pace e ancora una volta si é confermato in me che la sapienza, l’amore, e la discrezione che Chiara aveva nei confronti dei credenti delle altre Chiese non poteva che essere frutto di un intervento di Dio nella nostra epoca. Ho trovato la Chiesa ortodossa, che ho cominciato a conoscere. Sono andata ogni domenica e con la benedizione del sacerdote ho potuto prendere la comunione ogni volta che c’era la liturgia. In questo nuovo inizio non mi hanno mai lasciata da sola. Tante volte le altre ragazze cattoliche sono venute con me. La vita Liturgica e sacramentale non è stata più una cosa formale, ma la coltivazione di un rapporto d’amore con Gesù, l’attivazione della grazia di Dio nel mio cuore che mi ha aiutato nella lotta quotidiana e ha moltiplicato i frutti dell’amore, della gioia e della pace dentro di me». Esperienza raccontata a Istanbul, il 14 marzo 2015, in occasione della presentazione dei primi volumi di Chiara Lubich tradotti in greco. (altro…)
20 Ott 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolari nel Mondo
Convinto e attivo protagonista nel cammino ecumenico e nel dialogo tra persone di diverse religioni e promotore di giustizia, pace e rispetto dell’ambiente: sono alcune tra le motivazioni del dottorato Honoris Causa in Cultura dell’unità che lo IUS conferisce a Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli. È il primo dottorato h.c. del giovane centro accademico fondato da Chiara Lubich, che ha sede a Loppiano, la cittadella dei Focolari vicino Firenze. «Oggi il mondo ha bisogno di figure che cerchino l’unità della famiglia umana – ha spiegato il teologo Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario – e il Patriarca svolge un’azione costante e illuminata a servizio di una cultura che mira a riportare la fraternità al centro della storia dell’umanità». Bartolomeo I è figura di riferimento nel complesso panorama contemporaneo. Alcune tappe recenti lo hanno visto protagonista di un cammino d’unità su più fronti: la dichiarazione congiunta con Papa Francesco a conclusione del pellegrinaggio a Gerusalemme, il 25 maggio 2014; la sua presenza in Vaticano, l’8 giugno 2014, assieme al Presidente Abu Mazen e al Presidente Shimon Peres, per pregare con il Papa per la pace in Terra santa. Bartolomeo I è anche noto come leader spirituale del movimento cristiano per l’ambiente. Il suo pensiero è stato riportato ampiamente da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì. Il 3 dicembre prossimo, a margine della Conferenza ONU a Parigi sul cambiamento climatico, gli è stata affidata la predicazione nella celebrazione ecumenica per la salvaguardia del Creato presso la cattedrale di Notre-Dame. Tra il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e il Movimento dei Focolari intercorre una storia di lunga data, raccontata anche attraverso immagini inedite. Essa ha inizio con l’incontro tra il Patriarca Athenagoras I e Chiara Lubich. Sono stati ventitré gli incontri, tra il 1967 e il 1972, di Athenagoras I con la fondatrice dei Focolari, che è così diventata messaggera tra Papa Paolo VI e il Patriarca. I rapporti sono poi continuati con il suo successore Demetrio I. I contatti con l’attuale Patriarca ecumenico Bartolomeo I sono proseguiti nello stesso spirito di amicizia spirituale. Pochi giorni prima della morte di Chiara (14 marzo 2008) Sua Santità Bartolomeo I le ha fatto visita all’ospedale Gemelli di Roma: «Ho voluto venire qui per portare il saluto mio personale e del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera». Due anni dopo ha accolto al Fanar Maria Voce, neoeletta presidente dei Focolari: «Deo gratias per la vostra amicizia, per la vostra visita, per i frutti del vostro Movimento, per la continuazione di quest’opera di Dio che rende gloria al Suo nome». L’attuale evento – che s’inserisce nella cornice del 50° anniversario della nascita della cittadella di Loppiano – mette un altro tassello al rapporto di stima e collaborazione tra il Patriarcato di Costantinopoli e il Movimento dei Focolari. Il conferimento avrà luogo il 26 ottobre prossimo alle 17.00 all’Auditorium del Centro internazionale dei Focolari e sarà possibile seguire l’evento anche in diretta internet (www.loppiano.it). Leggi anche: Comunicato Stampa Patriarca Bartolomeo I – scheda biografica Rapporti fra il Patriarcato Ecumenico e il Movimento dei Focolari – scheda Istituto Universitario Sophia – scheda Loppiano – scheda (altro…)
19 Ott 2015 | Focolari nel Mondo
Il premio, assegnato dalla Schengen Peace Foundation, era stato attribuito a New Humanity – Ong che rappresenta il Movimento dei Focolari nelle organizzazioni internazionali – in occasione del Forum mondiale dei giovani per la pace che le due organizzazioni avevano collaborato ad organizzare insieme al Rowad American College lo scorso maggio al Cairo, parte del progetto Living Peace che coinvolge oltre 80 mila studenti e 200 scuole in tutto il mondo nel progettare ed implementare azioni di educazione alla pace. «Dopo essere rimasti così colpiti dallo straordinario lavoro volontario di tanti giovani membri del Movimento dei Focolari – ha scritto il presidente del Forum e della fondazione, Dominicus Rhode – abbiamo spontaneamente deciso di assegnare il Luxembourg Peace Prize 2015 a New Humanity». «È una grande gioia per noi, perché questa è la ragione per cui New Humanity è nata – ha affermato il presidente dell’organizzazione, Marco Desalvo, nel ritirare il premio -: contribuire alla creazione dell’unità della famiglia umana, rispettando l’identità di tutti, e promuovendo uno spirito universale di fraternità. Questo è un riconoscimento per il quale siamo grati, ma soprattutto un incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro». Nel presentare l’attività di New Humanity in zone «calde» come la Siria e il Medio Oriente, ma anche in tutta Europa, Desalvo – insieme alla vicepresidente Cecilia Landucci e alla rappresentante dei giovani, Anita Martinez – ha inoltre annunciato il lancio di una raccolta firme per una petizione da portare ai leader internazionali, fino alle Nazioni Unite: «In questo appello – ha precisato – chiediamo a tutti i governi di combattere la povertà estrema con un rinnovato impegno a ridurre le disuguaglianze, continuare gli sforzi per garantire a tutti l’istruzione di base, ridurre la spesa pubblica per gli armamenti così da liberare risorse per lo sviluppo, rivedere gli attuali sistemi di governo nel senso di un maggior controllo democratico delle politiche economiche e monetarie, e adottare nuovi sistemi di applicazione della legge per combattere la criminalità organizzata».
Il Forum Mondiale dei giovani per la Pace, all’interno del quale è stato consegnato il premio, è come una piattaforma a livello mondiale per migliorare lo scambio di buone pratiche tra associazioni e individui attivi nel settore della pace e riunisce un gran numero di professionisti di tutte le provenienze e da tutti gli angoli della Terra, che condividono la loro esperienza. Vari interventi intendevano rendere evidente come cercare alternative pacifiche ai conflitti hanno sempre risultati più efficaci, a tutti i livelli e sotto tutti i punti di vista, che le soluzioni di guerra. Sono anche state presentate testimonianze di rifugiati Siriani e di altri Paesi, di chi li ha accolti, e di altri che stanno portando il loro contributo, medico, artistico, spirituale per la pace. Il prossimo Forum si terrà a Florianopolis (Brasile) nel settembre 2016, e già è partito il lavoro di preparazione; un lavoro che è però il punto di arrivo di quello che è l’impegno nel quotidiano, come sottolineano le numerose impressioni e testimonianze raccolte dalle persone coinvolte. Una donna siriana, ad esempio, alla domanda su cosa direbbe agli amici dei Focolari che sono rimasti ad Aleppo, Damasco ed altre località della Siria, risponde: «La vita è preziosa. Se loro sono ancora in Siria, vuol dire che hanno ancora un dovere e un messaggio da portare lì. Chi attraversa ed esce dalla Siria, ha da continuare a lavorare, nello spirito di chi non può lasciare il Paese. Prego Dio continuamente di fermare la guerra e di salvarci da questa tragedia, per poter vivere in pace». (altro…)