Movimento dei Focolari

India / Nepal: Una rete di speranza durante la pandemia

Tante luci nell’incubo del Covid in India e Nepal: una rete di aiuti che si attiva per fornire ossigeno agli ospedali della città indiana di Mumbai ed il racconto di un papà guarito grazie a questo ossigeno; i giovani dei Focolari che procurano pasti per circa 100 famiglie indiane; la comunità del Movimento del Nepal che, grazie agli aiuti ricevuti, fornisce cibo, materiale scolastico, medicine e aiuti economici a persone in difficoltà. https://vimeo.com/619795840 (altro…)

Le Mariapoli nonostante il Covid

Le Mariapoli nonostante il Covid

Anche quest’anno in varie parti del mondo si sono svolte le Mariapoli, ovvero “Città di Maria”, che fin dagli inizi del Movimento dei Focolari radunano per alcuni giorni persone delle più varie provenienze, quanti vogliono conoscere spirito e stile di vita dei Focolari, incoraggiandoli a vivere un laboratorio di fraternità universale. “Eravamo di tutte le parti della Francia e tanti hanno espresso la loro gioia di ritrovare i rapporti “de visu” e di riscoprire che l’unità può essere vissuta nonostante l’avvenire incerto”. Con queste parole i e le focolarine in Francia raccontano i giorni vissuti alla Mariapoli di Ressins. L’appuntamento si è svolto in presenza ed è stato bello rivedersi dopo il lungo periodo del Covid. “Prendere slancio … per vivere la fraternità oggi”, questo il titolo dell’evento frequentato da più di 300 persone. Anche in Slovenia la Mariapoli dal titolo L’amore – medicina per tutto, si è svolta in presenza con 200 partecipanti. “Passeggiando con i figli – racconta Barbara, presente all’evento con i suoi tre figli piccoli, alla quale un anno fa le è stato scoperto un cancro – ho sentito la voce di Gesù che mi diceva: ‘Non ti ho mandato questa malattia perché non ti amo, ma perché ti amo ancora di più”. La malattia ha suscitato un grande amore tra lei e suo marito e loro straordinaria confidenza in Dio. Le parole di Chiara Lubich e le esperienze raccontate hanno aiutato a scoprire la preziosità dei rapporti, costruiti per amore. In Paraguay la Mariapoli si è svolta in modalità telematica. Le “grida dell’umanità sofferente”, il “grido del Creato” e “le grida delle nuove generazioni” sono state le tematiche affrontate. “Abbiamo potuto vedere le disuguaglianze e le intolleranze della nostra società e in che modo possiamo rispondere a queste grida di sofferenza” racconta Silvia. La gioia della Mariapoli si è sentita, non solo dai paraguaiani ma anche da persone di varie parti del mondo che hanno partecipato. Nella zona di San Paolo, in Brasile, la Mariapoli dal titolo Nuova cultura, stabilendo dialoghi, si è svolta online con più di 1300 persone collegate e oltre 4000 visualizzazioni su Youtube. Ecco alcune impressioni. “La tematica dell’ecologia con la presentazione del Dado della Terra ha allargato la mia visione di come curare e migliorare la nostra casa comune”. “Ciò che mi è successo oggi fà vedere l’agire di Dio. Mi sono alzata felice e pronta per amare di più! Sono andata al mercato e all’uscita mi sono trovata dinanzi mia sorella con la quale da 10 anni non ci parlavamo. Credevo di non riuscire a perdonarla invece ho detto il mio si a Gesù e sono andata a parlare con lei”. In Venezuela infine la Mariapoli è stata definita “un’oasi nel deserto” per via del Covid e dell’incertezza per il futuro. Scrivono dalla comunità locale: “Ci ha riempito di speranza e ha rafforzato in ogni cuore il riconoscerci famiglia di Chiara”. “Prometto di diventare un super eroe che sempre avrà cura del pianeta – racconta un bambino di 9 anni -, aiuterà tutte le persone e sarò un buon cittadino, dando esempio con la mia vita e facendo sempre del bene”. Una signora positiva al Covid che ha seguito dal suo letto racconta: “Eccomi! Ci sono anche io… la migliore esperienza che potevo vivere in questo momento è il sentirmi attorniata dall’amore di Dio attraverso tutti voi”.

 Lorenzo Russo

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Brasile: Direttamente a casa tua

Un delivery speciale, un’attività alternativa che la Spiga Dorata (Espiga Dourada), panificio alle porte della Mariapoli Ginetta (San Paolo, Brasile), ha creato per poter garantire il suo servizio quotidiano anche in tempo di pandemia. “Questa emergenza ha cambiato davvero tutto, ma allo stesso tempo ci ha donato una visione nuova, diversa, aggiungerei molto più bella, più libera. Ci siamo accorti delle nuove necessità che le persone hanno”. Sono le parole di Adriana Valle, focolarina italiana trapiantata in Brasile ormai da 41 anni. A pochi passi dalla Mariapoli Ginetta, la cittadella dei Focolari alle porte di San Paolo, Adriana è responsabile della Spiga Dorata (Espiga Dourada), attività messa in piedi nel 1988 sulla strada e, solo in seguito, trasformata in un vero panificio. Oggi come allora, questo luogo offre ai suoi clienti molto più del semplice pane: essere un punto di riferimento per tutti coloro che lo vogliono è una missione che nemmeno il covid è riuscito a frenare. “La pandemia è arrivata così all’improvviso da mettere in crisi tutti i nostri piani – continua Adriana. Malgrado fossimo tra le poche attività a poter rimanere aperte, le nuove direttive non ci consentivano di fare il nostro lavoro come sempre. Non potevamo avvicinarci alla gente, servire ai tavoli e il cliente poteva solo entrare e prendere il pane velocemente, privandosi anche di una chiacchierata. Molti non uscivano più di casa e allora ci siamo chiesti cosa potessimo fare per queste persone, per far arrivare loro i nostri prodotti e la nostra presenza in un periodo così difficile. È cosi che è nata l’idea di creare un delivery. Abbiamo ingaggiato un aderente del Movimento dei Focolari che in quel momento era senza lavoro e con un piccolo furgone abbiamo dato il via alle consegne. C’è stata una pioggia di prenotazioni. Abbiamo iniziato a creare nuovi prodotti, ad offrire anche un pasto caldo, fare dei pacchetti con i beni di prima necessità e ci siamo resi conto che, quando le persone ricevevano il loro, erano felici. Inoltre, grazie alla Provvidenza, siamo sempre riusciti a superare la crisi economica e questo ci ha permesso di tenere con noi tutti i nostri dipendenti”. Che tipo di esperienze avete vissuto in questo periodo? “Abbiamo assistito a veri miracoli d’amore in tempo di pandemia. Durante la festa della mamma dello scorso anno era ancora proibito incontrarsi e abbiamo ricevuto tantissime prenotazioni da parte dei figli dei nostri clienti i quali, non potendo far visita alle mamme, volevano inviare loro dei cesti in regalo. Conoscendo i gusti delle persone abbiamo preparato degli ordini ad hoc e scritto anche dei biglietti di auguri. Abbiamo lavorato giorno e notte in quel periodo e la stessa cosa è successa sotto Natale. Riempire la solitudine delle persone, anche solo con un sorriso, non ha prezzo. La pandemia ci ha permesso anche di approfondire la conoscenza con i nostri dipendenti. Molti prendevano i mezzi pubblici per venire al lavoro e questo era davvero un rischio per la loro salute. Allora alcuni giovani e alcuni focolarini si sono offerti di andarli a prendere al mattino e riportarli a casa alla sera. Si è creata una rete bellissima di aiuto e, attraverso questo servizio, avvicinandoci alla loro quotidianità, siamo venuti a conoscenza anche di alcune difficoltà che questi dipendenti vivevano. Ci siamo messi in moto per dare una mano, come si fa in una famiglia, e questo ha davvero coinvolto tutti. Perfino un nostro cliente non credente, sapendo delle difficoltà che hanno alcune persone che conosciamo, ogni mese ci lascia piccole offerte ed è così che, man mano, l’impasto continua a crescere e questo lievito che è l’amore, continua a diffondersi”. Adriana, cosa rappresenta per te oggi la Spiga Dorata? “Questo posto è nato per volere della gente e qui ciascuno può sempre sentirsi a casa. Il nostro è un luogo di passaggio per tantissime persone appartenenti a tutte le classi sociali. Imprenditori, persone facoltose ma anche operai, uomini e donne semplici. Tutti entrano qui e difficilmente lo fanno solo per acquistare qualcosa. A volte vengono per ricevere un buongiorno, per fare due chiacchiere, per chiedere un aiuto. Le persone più povere vengono all’alba per ritirare il pane del giorno prima che noi doniamo, coloro che invece hanno più possibilità magari lasciano un contributo”.

Maria Grazia Berretta

Vedi anche: Brasile: Le “ragazze del pane” | CollegamentoCH (focolare.org) (altro…)

Chiara Lubich: agire da figli di Dio

Stabilire rapporti che conducano alla pace è qualcosa di rivoluzionario. La pace è un aspetto caratteristico dei rapporti tipicamente cristiani che il credente cerca di instaurare con le persone con le quali sta in contatto o che incontra occasionalmente: sono rapporti di sincero amore senza falsità né inganno, senza alcuna forma di implicita violenza o di rivalità, o di concorrenza, o di egocentrismo. Lavorare e stabilire simili rapporti nel mondo è un fatto rivoluzionario. Le relazioni infatti che normalmente esistono nella società sono di tutt’altro tenore e, purtroppo, rimangono immutate. Gesù sapeva che la convivenza umana era tale e per questo ha chiesto ai suoi discepoli di far sempre il primo passo senza aspettare l’iniziativa e la risposta dell’altro, senza pretendere la reciprocità: “Io vi dico: amate i vostri nemici… Se date il saluto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?”[1]. “…saranno chiamati figli di Dio”. Ricevere un nome significa diventare ciò che il nome esprime. Paolo chiamava Dio “il Dio della pace” e salutando i cristiani diceva loro: “Il Dio della pace sia con tutti voi”[2]. Gli operatori di pace manifestano la loro parentela con Dio, agiscono da figli di Dio, testimoniano Dio che – come dice il Concilio – ha impresso nella società umana l’ordine, che ha come frutto la pace.

Chiara Lubich

(Chiara Lubich, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, Opere di Chiara Lubich, Città Nuova, 2017, pag. 197) [1]     Mt 5, 43.47 [2]     Cf. Fil 4, 9 (altro…)

Problem solvers tra Glasgow e la Serbia

Cosa accomuna un gruppo di capi di Stato e alcuni ragazzi in Serbia? Tutti cercano soluzioni ad un problema comune: proteggere il nostro pianeta che soffre. Mentre i grandi della Terra sono radunati nel Regno Unito per la COP26, alcuni giovanissimi serbi ci raccontano di una giornata ecologica che hanno vissuto. “È così che la nostra Storia dovrebbe finire? Il racconto della specie più intelligente condannata dall’essere troppo umana per riuscire a vedere il panorama globale e dal voler perseguire obiettivi a breve termine.” Con voce grave e potente David Attenborough, naturalista e divulgatore scientifico 95enne, ha pronunciato queste parole di fronte ai grandi della Terra durante la COP26. La “Conferenza delle Parti”, organizzata delle Nazioni Unite e iniziata lo scorso 31 ottobre, è incentrata come sempre sul tema del cambiamento climatico. Quest’anno in particolare è percepita da molti come la grande occasione per prendere importanti decisioni riguardo al tema dell’ecologia ed ecologia integrale. Secondo tanti esperti, se non si agisce subito in maniera decisa, sarà troppo tardi. I capi di Stato radunati a Glasgow hanno un grande potere di decisione; ma è anche vero che si respira la necessità di un cambiamento che veda tutti come protagonisti. Un cambiamento fondato da un lato sulla collaborazione tra Stati, dall’altro sulle azioni concrete a livello locale. Interessando ciascuno di noi. Proprio nel corso di questa seconda settimana di accordi e negoziati internazionali, abbiamo deciso di farvi conoscere una breve storia, inviataci da alcuni ragazzi del Movimento dei Focolari in Serbia. Durante una giornata ecologica organizzata alcune settimane fa, questi giovanissimi si sono messi al lavoro per cercare soluzioni intelligenti a problemi concreti, nel rispetto del Creato.  “Siamo i più grandi problem solvers (risolutori di problemi) mai esistiti sulla Terra. – ha continuato Attenborough nel suo discorso alla COP- (…) e la natura è il nostro alleato principale.” Anche questi ragazzi hanno ideato nuovi modi di risolvere i problemi che vivono, cercando di essere ecologici, sostenibili e rinnovabili. Uno dei primi giorni di lavoro della COP26, Papa Francesco ha twittato: “Non c’è più tempo per aspettare; sono troppi, ormai, i volti umani sofferenti di questa crisi climatica. Bisogna agire con urgenza, coraggio e responsabilità per preparare un futuro nel quale l’umanità sia in grado di prendersi cura di sé stessa e della natura.” Ognuno di noi può fare la propria parte, chi all’interno di una conferenza internazionale, chi attraverso un cambiamento della propria routine quotidiana. L’importante è iniziare, da subito, e insieme. Ecco il video della giornata ecologica organizzata da alcuni ragazzi del Movimento dei Focolari in Serbia. Attiva i sottotitoli in italiano o inglese!

Laura Salerno

Giornata Ecologica in Serbia (altro…)