22 Set 2023 | Cultura, Sociale
Si è svolto di recente, a São Sebastião, in Brasile, il X Congresso Internazionale di Sportmeet for a United World che, a 20 anni dalla sua nascita, continua a promuovere una cultura ed una pratica dello sport capaci di contribuire alla pace, allo sviluppo e alla fraternità universale. Una rete mondiale di sportivi, operatori e professionisti dello sport, uomini e donne di ogni età, cultura, etnia, lingua e religione che vivono l’attività fisica e sportiva come realtà importanti e positive per la crescita integrale della persona umana e della comunità; gente animata dal desiderio di contribuire, attraverso lo sport, allo sviluppo, alla pace, alla costruzione di un mondo più unito. È questa la mission di Sportmeet for a United World, espressione nel mondo dello sport di quel rinnovamento spirituale e sociale che il Movimento dei Focolari vuole contribuire ad attuare. Rappresentata alle Nazioni Unite da New Humanity, ONG accreditata all’UNESCO, questa realtà un mese fa ha festeggiato i suoi 20 anni di vita a São Sebastião, in Brasile, dove si è tenuto il X Congresso Internazionale di Sportmeet for a United World. Ce ne ha parlato Federica Comazzi, presidente e coordinatrice internazionale. Federica, chi ha preso parte a questo incontro e in che modo sono state suddivise le attività? Quali gli obiettivi e le tematiche trattate? Il congresso è stato costruito in collaborazione con Ecoone, MPpU (Movimento Politico per l’Unità) e il Comune di São Sebastião (Brasile) il quale, attraverso l’assessorato allo sport, ha messo a disposizione il teatro comunale, l’alloggio e i trasporti. Nel collaborare con Ecoone e MPpU, Sportmeet si è sentito sostenuto da queste realtà che hanno arricchito il programma con i loro contributi, curato le relazioni con le autorità politiche e accademiche, offrendo un importante apporto nella stesura del manifesto conclusivo firmato a termine dell’evento. L’obiettivo è stato quello di dare avvio ad un percorso di ripensamento dello sport con una prospettiva socio-ambientale, partendo da una riflessione sulle luci e le ombre dello sport contemporaneo, illuminati da un principio comune a diversi popoli originari di differenti parti del mondo: il Ben Vivere (Teko Porã in Guarani, la lingua degli indigeni presenti nel territorio di São Sebastião e in altre zone del Sud America). Al congresso hanno partecipato un centinaio di persone di otto istituzioni attive nel campo educativo, del recupero dalle dipendenze, della promozione sociale nelle periferie delle grandi metropoli e nelle città di Brasile, Argentina, Colombia. Il programma si è sviluppato intorno alla presentazione di diverse relazioni. Nei pomeriggi si è lasciato spazio ad attività pratiche e di approfondimento della cultura locale. “Lo sport, che aiuta a costruire la fratellanza tra le persone, può anche contribuire a migliorare l’esistenza umana da un punto di vista socio-ambientale?” è una delle domande al centro del congresso. Dopo aver rivolto lo sguardo sulla natura e sulla realtà locale del Brasile, quale la risposta a questa domanda? È risultato del tutto evidente come la lotta alla povertà e un nuovo paradigma economico non basato esclusivamente sui parametri quantitativi della crescita si impongano non solo per necessità, ma anche come emergenza. In questo contesto si è evidenziato con grande chiarezza come il gioco e lo sport costituiscono una insostituibile forza dal potenziale enorme in termini di promozione umana e di diffusione di una cultura di condivisione delle risorse, elementi base per un’ecologia integrale che può salvare l’umanità dai disastri ambientali. La definizione di Ben Vivere ci aiuta a comprendere come la fraternità universale e il rispetto per la natura siano legati. Seppur non sia un principio chiuso e ben definito, poiché arricchito dallo sguardo di tanti popoli della terra, si definisce il Ben Vivere partendo da 3 armonie: con se stessi, con gli altri e con la natura. Lo sport di oggi, quello ufficiale promosso dal Movimento Olimpico, troppo spesso ha un approccio basato sullo sfruttamento delle risorse naturali e umane per un unico fine: il denaro. Vi è uno squilibrio tra queste armonie ed è chiaro come tale mancanza abbia portato questo grande contenitore a svuotarsi dei suoi valori. È necessario tornare ad un senso del gioco, come quello concepito antecedentemente al Movimento Olimpico stesso e vissuto nelle comunità indigene. Esso porta con sé un valore più profondo, simbolico, che ci porta a capire in profondità chi siamo. È necessario ripensare un gioco e uno sport che non abbiano come obiettivo primario l’interesse dell’individuo e che quindi non sfruttino le risorse, ma permettano l’incontro tra persone, natura e anime. Nel celebrare questi 20 anni di cammino di Sportmeet, quali sono le speranze per il futuro? L’esperienza fatta in Brasile è stato il primo incontro internazionale dopo la pandemia e ha messo in evidenza e confermato due tratti della mission di Sportmeet. In primo luogo, la dimensione accademica, da portare avanti con un nucleo di professori di diverse Università ed Istituzioni sparsi nei diversi continenti che hanno trovato risonanza nei valori e nelle esperienze di Sportmeet rispetto al loro lavoro. In secondo luogo, un ambito, non distaccato dal primo, di azione per il cambiamento socioculturale nello sport e attraverso lo sport, con la sfida di tenere in rete le persone delle diverse organizzazioni che hanno manifestato l’interesse e l’utilità di uno spazio comune anche per uscire dal rischio di isolamento autoreferenziale. La storia di Sportmeet ha messo in luce un elemento fondamentale: che cultura e vita devono procedere a braccetto e che possono arricchirsi ed alimentarsi vicendevolmente.
Maria Grazia Berretta
https://youtu.be/NtwiaVAYPdY (altro…)
20 Set 2023 | Chiesa, Spiritualità
Una nuova tappa per il Corso di Formazione alla Sinodalità avviato nel 2022 dal Centro Evangelii Gaudium (CEG), centro di formazione all’interno dell’Istituto Universitario Sophia (Loppiano – Italia) in sinergia con la Segreteria Generale del Sinodo. Formarsi alla sinodalità per essere “discepoli-missionari” al servizio della fraternità universale. È questo il focus del secondo anno del Corso di Formazione alla Sinodalità, percorso inaugurato il 12 settembre 2023 per l’anno 2023/2024: https://www.youtube.com/watch?v=v0set08JiKY Avviato dal Centro “Evangelii Gaudium” (CEG), centro di formazione teologico-pastorale presente all’interno dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Italia), con la preziosa collaborazione della Segreteria Generale del Sinodo, il corso avrà inizio il prossimo 6 novembre 2023. Per saperne di più abbiamo intervistato il Prof. Vincenzo Di Pilato, docente di teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica Pugliese in Italia e coordinatore del CEG. Professor Di Pilato, che esperienza è stata quella dello scorso anno e quali i frutti raccolti? Il primo anno del Corso online sulla sinodalità, conclusosi lo scorso maggio, è stato molto ricco e, direi, appassionante. I 248 iscritti appartengono al mondo anglofono (UK, Irlanda, USA, Canada), all’America Latina (Brasile e quasi tutti i Paesi di lingua spagnola), all’Asia (Singapore, Malesia, Filippine, Corea, India), all’Africa (Camerun, Sud Africa, Nigeria, Congo, Kenya, Burundi), a quasi tutti i Paesi europei. Tanti i rappresentanti delle chiese diocesane o nazionali impegnati nel processo sinodale, tra sacerdoti, religiose oltre a molti laici e laiche. In maggioranza erano cattolici di tutte le vocazioni: sacerdoti, suore, consacrati, laici, persino un vescovo, ma anche di altre Chiese sorelle. Nonostante i video e i testi delle lezioni fossero a disposizione su una piattaforma web (soprattutto per chi non poteva seguire a motivo del fuso orario disagevole), ci sono stati studenti dell’Asia che si sono collegati in diretta, alle tre del mattino (ora locale). È stata un’esperienza forte. A conclusione del Corso, presso il Centro di spiritualità “Vinea mea” di Loppiano (Italia), abbiamo poi vissuto in giugno con 130 di loro, il quarto e ultimo modulo in forma laboratoriale presenziale, riprendendo alcune tematiche: il clericalismo, i processi partecipativi e il discernimento comunitario. Diventa ormai chiaro che il Corso, che si aprirà per il secondo anno consecutivo, rappresenta il tentativo di rispondere, insieme ad altri nel mondo, all’appello che lo Spirito Santo, sin dai giorni della prima Pentecoste, ci rivolge ad “uscire” e che vogliamo favorire in piena comunione con il Papa. Tra le tantissime lettere ricevute, riporto quella di una incaricata a livello diocesano del cammino sinodale in Malesia: “Grazie mille per le meravigliose sessioni. Sono davvero grata per l’opportunità di imparare così tanto sulle origini della Chiesa sinodale e della sinodalità. Mi ha aperto davvero gli occhi sulla grande sapienza e sui suggerimenti offerti dallo Spirito Santo che guida la Chiesa. Onestamente, mentre ascoltavo le sessioni del primo modulo, mi sono sentita così povera, ma al contempo arricchita. Ed è questo il motivo per cui mi iscriverò alle prossime lezioni”. Quali tematiche verranno affrontate in questo nuovo percorso? Cercheremo di metterci anzitutto in sintonia con quanto emergerà dall’Assemblea sinodale del prossimo ottobre. Guardando al testo-base (Instrumentum laboris) su cui lavoreranno i membri dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo di ottobre in Vaticano e che ha raccolto i frutti del discernimento comunitario della fase di ascolto iniziata con la consultazione del popolo di Dio a livello locale, nazionale e continentale. Ci siamo resi conto che alcune tematiche apparivano più urgenti di altre. Come ad esempio: la ministerialità, i luoghi e il metodo della partecipazione, la formazione a diventare “discepoli-missionari” al servizio della fraternità universale. Ogni lezione della durata di 3 ore si svolgerà via web ogni lunedì dalle 18.00 alle 21.00 tra novembre 2023 e maggio 2024. Il corso sarà in italiano con traduzione in inglese, portoghese e spagnolo. Anche quest’anno concluderemo con un incontro residenziale in presenza qui in Italia sempre in forma laboratoriale. Le iscrizioni sono aperte a questo link: https://www.sophiauniversity.org/it/centro-evangelii-gaudium/. Il sostegno fattivo ricevuto dalla Segreteria Generale del Sinodo in questi due anni, ci incoraggia ad andare avanti nell’essere costruttori di unità nella Chiesa e nel mondo, secondo quella forma sinodale con cui Gesù ha vissuto la sua esistenza umano-divina con gli Apostoli e con tutti i suoi discepoli. L’ “uscire” a cui ci sospinge lo Spirito Santo, attraverso la limpida voce di Papa Francesco, non equivale, infatti, a disperdersi, a frammentarsi, ma è dilatare la nostra singola interiorità su quella di Gesù Abbandonato e Risorto che abbraccia tutto e tutti. Come recitava il titolo del Documento di lavoro per la tappa continentale del Sinodo, si tratta di “allargare lo spazio della propria tenda” (cf. Is 54,2).
Edito da Città Nuova, è stato di recente pubblicato il libro “Sinodalità e Partecipazione. Il soggetto ecclesiale della missione”, da lei curato che raccoglie interventi di illustri personalità del mondo ecclesiastico e teologico. Quale il contributo di questo testo alla luce dei documenti raccolti finora durante le varie tappe del Percorso Sinodale e alle porte della nuova tappa universale? Il libro raccoglie gli interventi offerti in occasione di un seminario di ricerca promosso dal CEG, svoltosi il 24 giugno 2023 al Centro di spiritualità “Vinea mea” di Loppiano (Italia) dal titolo: “Partecipare/presiedere/decidere. Radice sacramentale e dinamica comunionale nel cammino del popolo di Dio in missione”. Ha visto la partecipazione di oltre una trentina di studiosi tra teologi e canonisti ingaggiati nel rispondere all’invito – presente nell’Instrumentum laboris – a riequilibrare il rapporto tra due principi ecclesiologici fondamentali: quello di “autorità”, fortemente affermato nel Codice di diritto canonico vigente, e quello di “partecipazione”, che l’attuale Sinodo sta rilanciando come prassi ordinaria della vita della Chiesa. Come rendere, dunque, effettiva – abbiamo chiesto agli esperti presenti al Seminario – questa partecipazione attiva di ogni membro del popolo di Dio (fedeli e pastori) all’interno delle nostre assemblee? Resterà solo consultiva? O sarà anche deliberativa? Si tratterà di negoziare per una “concessione” giuridica o piuttosto di “riconoscere” la capacità decisionale del soggetto collettivo dell’agire ecclesiale così come emerge dall’ecclesiologia del Concilio Vaticano II? E sarà, pertanto, necessario un aggiornamento del Codice di diritto canonico? Come ha sottolineato il card. Mario Grech, Segretario generale del Sinodo, il cammino sinodale è entrato in una nuova fase: esso è chiamato a diventare dinamica generativa e non a ridursi semplicemente a un solenne momento celebrativo transitorio. Come può, infatti, la Chiesa mettersi in ascolto dello Spirito Santo senza ascoltare l’intero popolo santo di Dio? La risposta a questa domanda ha una ricaduta sulla prassi pastorale (si pensi ai vari Consigli parrocchiali, diocesani, ecc.) e sulla formazione, come pure sulla teologia e sul diritto canonico – come hanno poi esposto con chiarezza il card. Francesco Coccopalmerio, Severino Dianich, Alphonse Borras e P. Coda nei loro densi interventi contenuti nel libro appena pubblicato (https://edizionicittanuova.it/prodotto/sinodalita-e-partecipazione/).
Maria Grazia Berretta
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15 Set 2023 | Testimonianze di Vita, Vite vissute
Far sì che la nostra vita diventi una continua lode a Dio riconoscendo il suo amore e la grandezza delle sue opere nella nostra vita. È ciò a cui questo Salmo ci invita e rappresenta il fondamento di ogni preghiera, in particolare quando, nell’amare i fratelli e le sorelle che incontriamo, comprendiamo la pienezza della gratitudine. Un aiuto concreto per vicini e lontani La guerra in Ucraina seminava anche da noi apprensione e paura. Come risposta a questa ventata malefica, con l’avanzare dello scorso inverno, noi e altri amici della parrocchia ci eravamo impegnati a procurare del vestiario pesante e, per sopperire anche alla mancanza di elettricità, dei generatori e delle torce elettriche da inviare ai nostri vicini di frontiera. Ma da cosa nasce cosa e, guardandoci attorno, abbiamo allargato poi questa azione solidale anche ai poveri della nostra cittadina. Senza rendercene conto si è evidenziato uno spaccato di società a cui prima non avevamo fatto sufficientemente caso. Qualcuno ci ha fatto notare che ci voleva la guerra in Ucraina per aprirci gli occhi. Oggi, oltre a continuare le raccolte per le vittime della guerra, le nostre braccia lavorano per anche per questi prossimi più vicini che sono nel bisogno. (J.M. – Ungheria) Una speranza Nella sala d’aspetto di una autostazione, noto una signora giovane, bella, elegante. Sul volto i segni di una cupa sofferenza. Saliamo sullo stesso pullman. Dopo, allo sportello della stazione ferroviaria, prendiamo il biglietto per la stessa meta. Butto lì qualche frase di circostanza, mentre ci avviamo al nostro binario. Purtroppo, il nostro treno è appena partito; abbiamo davanti a noi due ore di attesa. Propongo alla signora di sederci in sala d’aspetto. Davanti al volto sempre teso di lei, metto da parte i problemi e la stanchezza e decido di ascoltarla. Mentre lei mi parla del travaglio che sta vivendo da mesi, mi trovo a rivivere un dramma già sperimentato. Gliene parlo. Più tardi, in viaggio, il discorso si fa così serrato che non ci accorgiamo di essere arrivate alla meta. Provo a salutarla, ma lei vuole accompagnarmi fino al luogo dove devo andare, pur di non interrompere la conversazione. Ora ha il volto disteso, il suo fardello si è alleggerito. Poi i saluti. Forse non la vedrò più, ma sono sicura che anche in lei è rimasta una speranza. (R.A. – Inghilterra) Di sorrisi si vive È gratificante per me, medico in cure palliative, essere accolto al mattino con un sorriso e i tratti distesi da chi la sera prima era timoroso di come avrebbe passato la notte per il dolore: sì, tutto è andato bene, e anch’io mi sento meglio. Non era scontato: gli oppiacei, infatti, sono farmaci ancora temuti perché poco conosciuti ed è stato necessario un dialogo aperto medico-paziente. Osservo la postura di un’altra ammalata, la cui mimica è ridotta a cenni degli occhi. “Ma signora, ha dolore?”. La chiusura delle palpebre è un assenso e mi chiedo: come non me ne sono accorta prima? Proposta e accettata la terapia, l’espressione sempre corrucciata di lei si distende, gli occhi sorridono. Nel trovarmi ad affrontare ogni giorno il mio limite può capitare anche a me di non sorridere. In quei momenti l’altro (un collega, un familiare, un operatore) mi fa da “specchio” e mi aiuta a guardarmi dentro. Ho bisogno di una buona dose di umiltà per imparare ad accettarmi. Ma poi sorrido di come sono e, transitata la nube, vedo la possibilità di ricominciare ad amare. (Paola – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta
(tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno IX – n.1° settembre-ottobre 2023) (altro…)
8 Set 2023 | Vite vissute
L’8 agosto 2023, all’età di 99 anni, Livia Groff, ved. Goller, focolarina sposata di Trento (Italia), della prima comunità dei Focolari formatasi intorno a Chiara Lubich, è tornata alla casa del Padre. La ricordiamo attraverso un breve estratto in cui ci racconta quella che è stata per lei la vera conversione.
“Se uno è in Cristo, egli è una creatura nuova” (2 Cor 5, 17). È questa la frase tratta dal Nuovo Testamento che Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, consegna come motto per la vita a Livia Groff ved. Goller che, a 99 anni, lo scorso 8 agosto, ha terminato il suo viaggio su questa terra. Nata il 25 maggio1924, terza di 7 sorelle, comincia da giovane a lavorare come commessa a Trento e a 21 anni su invito di un’amica, Doriana Zamboni, tra le prime compagne di Chiara Lubich, la incontra e aderisce al gruppo di ragazze attorno a lei, che prendono alla lettera le frasi del Vangelo, le mettono in pratica e si raccontano gli effetti del vivere quelle parole. Per Livia questo incontro è una vera folgorazione. La scoperta dell’amore di Dio e la scoperta di Gesù presente in ogni prossimo saranno la stella polare della sua vita e la guida certa in un cammino sempre condiviso insieme al marito, Olivo Goller, e i figli, Diego, Maria Elena e Andrea. Testimone di grande fortezza e vicinanza al prossimo, affronta le varie prove che la vita le mette davanti sostenuta dalla fede in Dio e nel suo amore. Per 37 anni si prende cura del marito Olivo che, a causa di un inspiegabile incidente stradale resta paralizzato alle gambe e non potrà più camminare per tutto il resto della vita. Un’altra grande prova arriva per lei all’età di 61 anni, quando la figlia Maria Elena muore improvvisamente a 33 anni per infarto, a Predazzo, vicino a Trento, dove insegna. Con grande coraggio e concretezza Livia ha sempre cercato di mettere Gesù al centro di ogni rapporto, e con estrema gentilezza ha saputo prendersi cura di chiunque incontrasse sul suo cammino, accompagnando i figli, Diego e Andrea, entrambi focolarini, nelle scelte della vita; sostenendo gli ammalati, da ministro straordinario dell’Eucarestia come aveva già fatto con il marito; invitando tanti alla preghiera. Una bellezza, che molti le riconoscevano, incarnata, che andava oltre lo stile, ma che celava in sé un segreto: guardare all’amore di Gesù in croce che grida l’abbandono, riconoscerlo nelle prove della vita e accettarlo senza esitazione. Condividiamo di seguito un breve estratto di un’intervista fatta a Livia Groff a Trento, datata 13 dicembre 2011, in cui racconta del suo primo incontro con Chiara Lubich e dell’inizio di un viaggio che le ha cambiato la vita. https://youtu.be/vmFJ5v15rLg (altro…)
31 Ago 2023 | Ecologia, Ecumenismo
Il Tempo del Creato è un tempo durante il quale i cristiani nel mondo si uniscono in preghiera e in azione per prendersi cura della casa comune. Un tempo di grazia che le Chiese cristiane indicano a tutti per rinnovare il rapporto con il Creatore e con il creato, attraverso la meditazione, la conversione e l’impegno comunitario. Questo periodo, che si apre il 1 settembre di ogni anno con una celebrazione ecumenica in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, termina il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, patrono dell’ecologia amato da molte confessioni cristiane. Il tema scelto per questo 2023 è “Che la giustizia e la pace scorrano” e prende ispirazione dalle parole del profeta Amos, “Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne.” (Amos 5: 24). La speranza, dunque, è che come un “fiume possente” questi due elementi, giustizia e pace, possano invadere di benessere e bellezza il nostro pianeta. Una sfida certamente che ci mobilita, alla quale ciascuno, come parte del popolo di Dio, è chiamato a rispondere impegnandosi in prima linea e nel suo piccolo, per creare ponti di dialogo, per la giustizia climatica ed ecologica, mettendosi in ascolto delle comunità più colpite dalla perdita della biodiversità. Tante le attività e le iniziative avviate in tutto in mondo in preparazione della giornata di apertura, come quella promossa dal Movimento Laudato Sì, che invita a pregare per la giustizia climatica e condividere questa preghiera con tutti i negoziatori e i leader politici della COP28 (https://laudatosimovement.org/it/prega-con-noi-per-la-giustizia-climatica/ ). Per partecipare all’ Incontro di Preghiera Ecumenica del 1 settembre sarà possibile registrarsi e accedere tramite il seguente link: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_s6x-_ULjRZWRyzUYGNAhAg#/registration. Per maggiori informazioni visitare il sito https://seasonofcreation.org/it/ https://youtu.be/k5s4vLjFqhc?si=OkbUO-c8R-OFI_lx (altro…)