Movimento dei Focolari
50° dei Focolari in Africa

Fidelia e i 1083 studenti

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«Mi chiamo Fidelia, sono congolese e vivo nella Repubblica Centrafricana da 4 anni. Lavoro come direttrice di una scuola; quest’anno abbiamo 1083 alunni dai 3 ai 18 anni. Lavorare con i bambini mi mette sempre davanti il Vangelo, come viverlo con loro?  Cerco di avere sempre presenti  le parole di Gesù: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”(Mc 9,37). Un giorno, avevo così tanto da fare che, per lavorare in pace, mi sono chiusa in ufficio. Poco tempo dopo, bussa alla porta un bambino di 6 anni. Dopo un primo momento di esitazione, mi sono ricordata di un altro passo del Vangelo che riguarda i piccoli: “Se non vi convertirete e non diventerete come questi bambini non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 18,3). Allora ho aperto la porta. Il bambino voleva dirmi che da una settimana non veniva a scuola  perché i genitori si erano separati: “Non volevo andare né con il papà, né con la mamma e sono rimasto con la nonna”. E ancora: “Tu ci hai insegnato ad amare sempre tutti anche i nemici. Allora sono venuto a dirti: puoi fare qualcosa per me?”. Gli ho chiesto il numero di telefono dei genitori. Dapprima ho chiamato la mamma con la quale c’è stato un lungo colloquio, poi ho parlato col papà. Nessuno dei due voleva perdonare l’altro o accettarne gli errori. Ci sono state molte telefonate ed è passato del tempo, ma, alla fine, si sono riconciliati, anzi sono voluti venire proprio davanti a me per chiedersi scusa reciprocamente. Adesso sono di nuovo tutti insieme ed è una grande gioia per il bambino e anche per me».   (altro…)

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Congo, sfide della nuova evangelizzazione

Il contributo della presenza femminile al recente Sinodo per la nuova evangelizzazione (7-28 ottobre) si è espresso anche attraverso la voce della professoressa Ernestine Sikujua Kinyabuuma del Congo. Membro del Movimento dei Focolari, la docente africana mette in evidenza l’importanza della nuova evangelizzazione in Africa, dove la fede è viva ma ancora giovane, bisognosa di consolidamento. «Nel mondo africano – spiega – l’uomo è come diviso in se stesso. In lui agiscono due forze spesso inconciliabili: la cultura tradizionale e la religione. Un altro fenomeno è la proliferazione delle così dette “chiese di risveglio” con la presentazione di un vangelo di prosperità che promette successo. Non si sa più discernere quali siano i valori del cristianesimo e l’influenza del mondo occidentale. L’uomo africano è alla ricerca del rapporto con Dio, ma un’insufficiente base catechistica lo porta a ricercare un’altra forza superiore che gli dia protezione, prosperità». Ernestine è insegnante, sempre a contatto con gli studenti. Nel suo intervento al Sinodo ha detto di rendersi conto che i giovani, nonostante vivano immersi nella cultura della “facilità”, sono alla ricerca di un grande ideale e di una vita radicale basata sul Vangelo. Ha presentato alcune delle esperienze dei giovani dei Focolari che testimoniano la vita quotidiana basata sulla Parola di Dio vissuta. Molti non rimangono indifferenti ed entrano in contatto con i valori cristiani. «In mezzo ai cambiamenti dovuti alla globalizzazione, l’Africa attraversa una crisi su tutti i piani: politico, economico e culturale. Per questo, alla ricerca di una via d’uscita, le persone reagiscono in modo vario» – ha spiegato nel suo intervento, raccontando alcune esperienze realizzate con la comunità locale dei Focolari, illuminate dal desiderio di vivere la frase di Gesù “qualsiasi cosa avrete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatta a me” (Mt 25,40). Insieme hanno realizzato la ristrutturazione di tre blocchi di dormitori nella prigione centrale di Lubumbashi con l’aiuto di una ONG internazionale, la creazione di un laboratorio di sartoria in modo che i prigionieri possano imparare un mestiere e un negozio dove si vendono i prodotti alimentari e di prima necessità a basso costo per favorire la sopravvivenza di tanti carcerati e per combattere l’aumento dei prezzi al consumo. In un’intervista rilasciata alla radio italiana Inblu, aggiungeva: «Un’esperienza, nuova, ricca e bellissima, perché mi ha fatto entrare nel cuore della chiesa». E alla domanda “Perché la nuova evangelizzazione è una sfida che riguarda anche l’Africa e, in particolare, il suo Paese, la Repubblica Democratica del Congo?”, Ernestine risponde: «In Europa ci sono stati 2000 anni di evangelizzazione, da noi al massimo 2 secoli. Per esempio nel mondo scientifico, dove io lavoro, si sente tanto il fatto che l’uomo africano entra in chiesa, ma poi quando esce va a cercare le “forze soprannaturali” per avere più successo nel lavoro, per essere più intelligente… Quindi per noi il messaggio della nuova evangelizzazione è molto importante per far capire che in Gesù si trovano tutte le risposte che l’uomo attende. Ma c’è questo dualismo: si prega, si cerca una relazione personale con Dio, ma poi si va a cercarLo da altre parti. Il nostro cardinale ha presentato la nuova evangelizzazione spiegando che ci vuole l’inculturazione del popolo, perché se le nostre culture accolgono il Vangelo che le illumina, capiremo che lì ci sono tutte le risposte e che non occorre cercarle altrove». (altro…)

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Evangelizzare noi stessi e gli altri

«Nel ’78 sono partita per la missione in Congo. È stato per me un momento duro. L’Africa, la foresta equatoriale, un mondo tutto nuovo da scoprire e da amare». Così inizia il racconto di suor Valeria dell’ordine di San Giuseppe di Cuneo. L’occasione è stata il Convegno “Carismi per la nuova Evangelizzazione” tenutosi lo scorso 17 marzo a Torino. Il racconto di suor Valeria s’intreccia con quello di suor Nicoletta, anche lei dello stesso ordine. Arrivata a Lolo – piccola diocesi ai margini della foresta equatoriale della R.D.C. –, anche suor Nicoletta “scopre un posto abitato da gente semplice”, soprattutto pescatori ed agricoltori. Dall’altra parte del fiume, suor Valeria da qualche tempo ha avviato una serie di incontri con il gruppo delle Famiglie Nuove dei Focolari. Quel loro essere “sereni, impegnati e uniti” affascina anche suor Nicoletta che decide di invitare a Lolo suor Valeria e le famiglie perché raccontino la loro esperienza. «Sentii allora un forte invito a vivere io pure l’Ideale dell’unità», racconta suor Nicoletta. Anche le famiglie di Lolo cominciano a riunirsi, la Parola di Vita inizia ad essere tradotta, la sua potenza è più forte di ogni tradizione ancestrale che separa la vita dell’uomo da quella della donna. Nonostante le difficoltà, le due suore riescono a trovare momenti di condivisione: si raccontano i frutti della vita del Vangelo. Il vescovo e la superiora generale le incoraggiano ad andare avanti. Nel 1988 a Lolo si svolge la prima Mariapoli con un centinaio di persone. Ad oggi, nonostante sia terminata la missione, il Vescovo ha fatto sapere che molte di queste famiglie sono tutt’ora molto impegnate in diocesi. Da pochi mesi le due suore sono nella stessa comunità, in Italia: «Ci aiutiamo a vivere l’Ideale dell’unità che dà una luce nuova al Carisma del nostro Fondatore Jean Pierre Médaille, il quale già nel 1650 invitava a vivere la comunione con Dio, tra noi e con ogni prossimo; una comunione fondata sulla Parola di Gesù: “Che tutti siano uno” (Giov. 17,21).» “Questa è nuova evangelizzazione: amare, e con la nostra vita dire: Dio ti ama!” – aggiunge suor Valeria; e racconta di un “gruppo di ragazze della scuola media con le quali ci troviamo una volta al mese per portare avanti un cammino di vita cristiana basato sulla Parola di Dio”. Lo portano avanti insieme, lei, una suora di S. Giuseppe, una Figlia di Maria Ausiliatrice e una suora del Cottolengo. “C’è molta comunione tra di noi – conclude – e viene in evidenza la bellezza di ogni carisma”. (altro…)