30 Nov 2017 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Giunge inattesa la benedizione di papa Francesco agli abitanti della Mariapoli Victoria, una piccola oasi di pace nella città di Man, in Costa d’Avorio, che nei giorni scorsi ha celebrato il Giubileo d’argento. Con un “grazie per l’opera di Evangelizzazione compiuta in questo luogo” Francesco invita a “perseverare coraggiosamente nel servizio dell’unità e della concordia tra gli uomini”, e a proseguire “sul cammino di una fraternità sempre più universale”. Di episodi di fraternità, questo luogo è costellato, a partire dai giorni – passati alla storia – della guerra civile (2002-2003) quando gli abitanti – anche bianchi ed europei, gente di cui si poteva diffidare – hanno deciso di restare, nonostante le autorità invitassero gli stranieri a lasciare il Paese. La testimonianza è stata quella di amare fino alla fine, di aprire le porte per proteggere le persone – 3500 ne sono passate in quei mesi – senza guardare se fossero musulmani o cristiani. Gente che ha rischiato la vita, come Salvatore, Rino, Charles, messi al muro, pronti ad essere uccisi: “Non vi resta che pregare!”, gli hanno detto. Ma se la sono cavata. Adesso la città e il Paese hanno voltato pagina, anche se non c’è una piena riconciliazione politica.
Ma la Mariapoli Victoria non è soltanto l’oasi di pace nel tempo della guerra. È un laboratorio sociale. Con i tre giorni di festa (17-19 novembre) per celebrare i 25 anni, si è voluto dar spazio non solo ai discorsi – e lì il rito è imprescindibile – ma ai fatti. La visita alle attività della cittadella è stato infatti il primo degli appuntamenti in programma: a gruppi gli ospiti hanno visitato il Centro Medico Sociale – nato come un dispensario e negli anni progressivamente rinnovato e ingrandito, con servizi ambulatoriali in day hospital, un dentista, un fisioterapista -, il centro nutrizionale – dove si contrasta la piaga della malnutrizione infantile e si insegnano alle mamme i principi della corretta alimentazione -, il centro informatico – che da semplice internet point è diventato punto di alfabetizzazione informatica e di corsi sempre più specializzanti nell’ambito della comunicazione – e ancora le altre attività imprenditoriali come la falegnameria e la tipografia. In preparazione al 25°, e per coinvolgere la fascia dei teen agers, si è svolto nei mesi precedenti un torneo di calcio – sport molto amato anche da quelle parti – all’insegna della fraternità e del fair play. Non è scontato: infatti due squadre sono state eliminate nel corso della gara. Domenica 19 finalmente la premiazione della squadra vincitrice, non solo per i gol segnati, ma per i punti fair-play acquisiti.
Simbolica a riguardo, l’inaugurazione di una stele nella “Piazza della Fraternità Universale” con un grande dado della pace ben visibile anche da lontano e che riassume l’identità della cittadella, dove la dimensione del rispetto e dell’amore per l’altro vuole trasferirsi in tutti gli aspetti del vivere: dal lavoro allo sport, dalla religione alla famiglia. Celebrazioni ufficiali poi alla parrocchia di S. Maria di Doyagouiné – Maria Regina dell’Africa – affidata ai Focolari fin dagli anni ‘70, molto prima della nascita della cittadella. Presenti, oltre al nunzio apostolico in Costa d’Avorio mons. Joseph Spiteri e al vescovo di Man, Gaspar Bebi Gneba, anche numerose autorità civili: il viceprefetto di Man, madame Djerehe Claude e l’ex ministro Mabri Toikeusse, che è anche presidente della camera regionale e il Re dei Capi tradizionali del Tonpki, Gué Pascal. Hanno espresso la riconoscenza della autorità ivoriane per l’assistenza alla popolazione durante la crisi e in generale per l’azione dei Focolari verso le popolazioni vulnerabili. E anche l’ambasciatore italiano Stefano Lo Savio ha voluto essere presente con un caloroso messaggio. Adesso si guarda avanti. Tre sono le parole chiave a fare da guida nel percorso: accoglienza, formazione, attenzione ai poveri. E alcune piste sono tracciate: con i giovani la musica e lo sport; il rilancio dell’accoglienza per gruppi, insegnanti, famiglie, persone di passaggio che possano fare un’esperienza in loco di una o più settimane; le attività di formazione spirituale e professionale con i vari seminari per imprenditori, giornalisti. Mentre la cittadella si avvia a diventare un centro di formazione globale. Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
29 Nov 2017 | Parola di Vita, Spiritualità
Una giovane donna, nella sua casa della Palestina, in una anonima periferia del potente impero romano, riceve una visita inaspettata e sconvolgente: un messaggero di Dio le porta un invito e aspetta una sua risposta. “Rallegrati!” le dice l’Angelo salutandola; poi le rivela l’amore gratuito di Dio per lei e le chiede di collaborare al compimento del Suo disegno sull’umanità. Maria accoglie, nello stupore e nella gioia, il dono di questo incontro personale con il Signore e si dona totalmente a sua volta a questo progetto ancora sconosciuto, per la piena fiducia che ripone nell’amore di Dio. Con il suo “Eccomi!” generoso e totale, Maria si mette con decisione al servizio di Lui e degli uomini indicando a tutti, col suo esempio, un modo luminoso di adesione alla volontà di Dio. “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” Meditando su questa frase del Vangelo, Chiara Lubich ha scritto: “Per adempiere i suoi disegni Dio ha bisogno solo di persone che si consegnino a Lui con tutta l’umiltà e la disponibilità d’una serva. Maria – vera rappresentante dell’umanità di cui assume il destino – con questo atteggiamento lascia a Dio tutto lo spazio per la sua attività creatrice. Ma, siccome «servo del Signore» oltre che un’espressione d’umiltà, era anche un titolo di nobiltà, che veniva attribuito ai grandi servitori della storia della salvezza, come Abramo, Mosè, Davide e i Profeti, Maria con queste parole afferma tutta la sua grandezza”.[1] “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” Anche noi possiamo scoprire la presenza di Dio nella nostra vita ed ascoltare quella “parola” che rivolge a noi, per invitarci a realizzare nella storia, qui e adesso, un tassello del Suo disegno d’amore. La nostra fragilità ed un senso di inadeguatezza potrebbero bloccarci. Facciamo nostra, allora, la parola dell’Angelo: “Nulla è impossibile a Dio”[2] e diamo fiducia alla Sua potenza più che alle nostre forze. E’ un’esperienza che ci libera dai condizionamenti e dalla presunzione di bastare a noi stessi, fa emergere le nostre migliori energie e le risorse che non pensavamo di avere e ci rende finalmente capaci di amare a nostra volta. Racconta una coppia di sposi: “Fin dall’inizio del nostro matrimonio, abbiamo aperto la nostra casa ai familiari dei bambini ricoverati negli ospedali della nostra città. Sono passate da casa nostra oltre cento famiglie, ma abbiamo sempre cercato di essere famiglia per loro. Spesso la Provvidenza ci ha aiutato a sostenere anche economicamente questa accoglienza, ma doveva arrivare prima la nostra disponibilità; ultimamente abbiamo ricevuto una somma di denaro ed abbiamo pensato di tenerla da parte, sicuri che sarebbe stata utile per qualcuno. Infatti, poco dopo è arrivata un’altra richiesta. E’ tutto un gioco d’amore con Dio e noi dobbiamo solo essere docili e stare al gioco”. “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” Per vivere questa frase del Vangelo, può aiutarci il suggerimento di Chiara di accogliere la Parola di Dio come ha fatto Maria: “ … con totale disponibilità, sapendo che non è parola d’uomo. Essendo Parola di Dio, contiene in sé una presenza di Cristo. Accogli dunque Cristo in te nella sua Parola. E con attivissima prontezza mettila in pratica, momento per momento. Se così farai, il mondo rivedrà Cristo passare per le vie delle nostre moderne città, Cristo in te, vestito come tutti, che lavora negli uffici, nelle scuole, nei più vari ambienti, in mezzo a tutti.”[3] In questo periodo di preparazione al Natale, cerchiamo anche noi, come ha fatto Maria, un po’ di tempo per stare a “tu per tu” con il Signore, magari leggendo una pagina del Vangelo. Proviamo a riconoscere la Sua voce nella nostra coscienza, illuminata così dalla Parola e resa sensibile alle necessità dei fratelli che incontriamo. Chiediamoci: in che modo posso essere una presenza di Gesù oggi, per contribuire, lì dove vivo, a fare della convivenza umana una famiglia? L’ “eccomi” con cui risponderemo permetterà a Dio di seminare pace intorno a noi e di far crescere la gioia nel nostro cuore. Letizia Magri ______________________________________________ [1] Cfr. Chiara Lubich , Non perdere l’occasione, Citta Nuova, 25, [1981], 22, p. 40. [2] Cfr. Lc 1,37 [3] Cfr. Chiara Lubich , Non perdere l’occasione, Citta Nuova, 25, [1981], 22, pp. 40-41. (altro…)
28 Nov 2017 | Centro internazionale, Cultura, Ecumenismo, Spiritualità
La parola chiave è cammino. Perché «la verità si cerca camminando». Si entusiasma Emmaus, come la chiamano i suoi compagni di movimento, quando descrive la visione di Papa Bergoglio sull’ecumenismo. Le brillano gli occhi di fronte ad una realtà ecclesiale la cui vocazione è proprio l’unità. Nei percorsi tracciati dalla sua fondatrice, Chiara Lubich. Uno dei pochissimi movimenti, nati in seno alla Chiesa cattolica, che accetta come appartenenti anche i fedeli di altre chiese. Una vera rarità in tempi di frammentazione. «Penso che il cattolicesimo vero sia quello che Dio pensa, un insieme di comunità ognuna con la propria identità. Penso che si arriverà, perché si deve arrivare, a che tutti siano uno. L’ha chiesto Gesù. Non una sola Chiesa cattolica; cattolica nel senso di universale sì, ma non una sola Chiesa romana o una sola Chiesa di Costantinopoli». Le sue parole risuonano come una provocazione. «Certo, è provocatorio!» risponde. Nella sua «provocazione» sembra si senta confermata dal Papa argentino.In occasione dell’ultima vigilia di Pentecoste, lo scorso 3 giugno, il Pontefice ha convocato i movimenti carismatici, cattolici e non cattolici. Prima di iniziare, il Papa ha chiesto in modo particolare di Maria Voce. Un sacerdote è andato a cercarla. Lei si è aggiunta al gruppo dei leader seduti sul palco. Alla fine del suo intervento, il Papa le si è avvicinato e, con sua grande sorpresa, l’ha presa per mano: «Vieni, Maria…». Non ha aggiunto altro. E, insieme, hanno lasciato l’assemblea. «Dal primo momento, quando il Papa, affacciandosi al balcone per salutare la folla, si è presentato come Vescovo e non come Pontefice, ho capito che era già un segno di questa capacità di rapportarsi con le altre chiese». Jorge Mario Bergoglio – ricorda Voce – aveva un’esperienza vissuta di ecumenismo con altre Chiese a Buenos Aires. In quel passato, Maria Voce individua il germe di quanto è successo dopo, durante il pontificato, giunto alla sua massima espressione con la presenza del Papa, quasi un anno fa, agli atti commemorativi del quinto centenario della Riforma protestante di Martin Lutero a Lund (Svezia). «A Lund è successa una cosa enorme, due capi di Chiesa, dello stesso livello di autorità, si sono incontrati, hanno firmato una dichiarazione». La sfida è quella di replicare l’atteggiamento del Papa e unirsi allo «spirito di Lund». «Se Giovanni Paolo II sarà sempre ricordato per lo “spirito di Assisi”, il Papa attuale deve essere ricordato per lo “spirito di Lund”».

Ottmaring, Germania: María Voce, durante un incontro con un gruppo della Chiesa evangelica, 1 novembre 2009. Foto: Alpha y Omega
Questo ottimismo ha dei limiti. Maria Voce riconosce che, «purtroppo», esistono ancora atteggiamenti del passato fra i cattolici. Quelli che pensano che «la Chiesa siamo noi» e tutti gli altri sono fuori. Un atteggiamento perpetuato nel tempo che ha portato ad una certa fatica spirituale. «Abbiamo rallentato la storia. Non siamo caduti in un immobilismo in senso concreto, ma forse, per paura, abbiamo rallentato dei processi storici. Non direi la Chiesa intera, ma molti dei suoi membri». «Siamo fratelli, legati dal Battesimo, anche loro vivono lo stesso Vangelo che vivo io. Chi sono io per permettermi di dire che lui vale meno di me di fronte a Dio? Il Papa sta dando un grande impulso in questo senso». Come procedere? Per Maria Voce, in molti modi. Tra questi, rivalutare i grandi personaggi della storia delle Chiese, come Lutero; apprezzare il martirio dei cristiani che offrono la loro vita a qualsiasi Chiesa appartengano, e cercare forme per esprimere la propria fede in modi «più accettabili per tutti». Ma, soprattutto, vivere concretamente la fede condivisa. Perché la nuova tappa del dialogo portata avanti da Francesco si realizza camminando, non stando fermi. La scommessa porta con sé dei rischi. Uno di essi è la mancanza di formazione. Come leader di un movimento ampiamente esteso e radicato a livello mondiale, Voce constata un evidente difetto nella catechesi dei cattolici. «È giusto stare attenti alla formazione, ma bisogna rischiare, se non si rischia non si va avanti. Questo è il cammino di ecumenismo straordinario che il Papa sta portando avanti. Noi sentiamo che dobbiamo aiutarlo a che questo ecumenismo diventi vitale, concreto». Non si tratta di cadere nella confusione. O di perdere la propria identità. Ma di condividere i momenti, anche le cerimonie liturgiche, evitando le mescolanze, alzando la voce della preghiera condivisa. Per questo sottolinea: «In questo cammino c’è ancora qualcosa da fare? Finché ci saranno nel mondo posti dove i cristiani si combattono fra loro o cercano di prevalere gli uni sugli altri, o sono divisi, c’è molto da fare». (altro…)