24 Dic 2016 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità
Natale, Natale, quante volte t’abbiamo festeggiato con gioia pura e calore unico! Ma il nostro cuore è così indurito dal freddo del mondo, che tu non sei riuscito a marcarlo come si doveva del tuo misterioso incredibile messaggio: DIO CI AMA, ad uno ad uno e tutti insieme. Il Suo amore ci ha avvolto fino al punto da far decidere la Trinità beata a mandare fra noi, fatto uomo, il Figlio Dio, perché il nostro breve cammino terreno fosse illuminato già sin d’ora dalla Luce che non ha tramonto. E l’assurdo morire in questa vita si trasformasse in semplice passaggio alla vita più piena ed eterna! Che almeno quest’anno tu, Natale, dica ai nostri cuori quanto vuoi dire e noi eccoci pronti ad accogliere la tua voce. Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
22 Dic 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Dalla notte tra il 20 e il 21 dicembre, paradossalmente in contemporanea con l’arrivo dell’inverno, arriva la primavera del sito dell’intero Gruppo editoriale Città Nuova.
Un anno dopo il cambio sulla carta – mensile e non più quindicinale, ma con più pagine, contributi digitali esclusivi e dossier su gravi temi d’attualità, e una nuova, apprezzata grafica –, il gruppo editoriale Città Nuova presenta il suo nuovo spazio digitale, con il quale si potrà accedere a notizie e approfondimenti da computer, tablet e cellulare. Città Nuova a casa, per strada, nell’autobus… E poi il servizio abbonamenti e vendite di libri e riviste è tutto nuovo e più efficace. Con lo slogan “cultura e informazione”, compiamo così un passo in avanti, realizzato grazie al progetto grafico di Humus Design e al supporto di ingegneria digitale della società Seed. L’apparizione della nuova piattaforma completa la proposta informativa e formativa del Gruppo. Il nuovo sito si affianca ai libri e alle riviste (Città Nuova, Nuova Umanità, Sophia, Unità e Carismi, Gen’s, Big, Teens, Il Vangelo del giorno). Lo stile è quello conosciuto e apprezzato dai nostri lettori: informato, partecipato, sereno, dialogante, professionale, familiare, per un sito rinnovato nella struttura e nell’estetica. L’abbiamo organizzato in sei aree: Fatti: politica, economia, lavoro, diritti, sociale, solidarietà, educazione, cultura e scienza, oltre alle Storie (racconti, esperienze, vita vera); Idee: con Pensieri d’autore (gli articoli delle firme di Città Nuova), Focus (i dossier tematici, le raccolte di articoli), Due punti (lo stesso tema trattato da differenti punti di vista), Studi (gli approfondimenti); Nella città: cittadinanza attiva, famiglia, educazione, ambiente e La Rosa dei venti (cioè le pagine regionali); Io, Dio e l’altro: spiritualità, Chiesa, religioni, Focolari; Nona ora: tempo libero, sport, cinema, spettacolo, teatro, letteratura, arte, comunicazione; Mondo: i Paesi (il punto di vista locale dai nostri inviati nel mondo) e gli Scenari globali. In più abbiamo, anche questi in parte già rinnovati, i blog degli autori, le loro voci. L’offerta verrà poi ampliata con le opzioni social, su Facebook e Twitter in particolare. Sulla carta e sul web continueremo la nostra sessantennale avventura, cercando di dare spazio ai temi che più ci sembrano confacenti alla nostra fonte ispiratrice, al “carisma dell’unità” di Chiara Lubich, declinato in un’attualità sempre più inquietante, ma anche ricca di nuove speranze. Ecco allora l’impegno giornalistico e culturale nel campo delle migrazioni che generano solidarietà e paura; della povertà che colpisce ormai un terzo dell’Italia; della pace che continuiamo a cercare pur nel mezzo di una Terza guerra mondiale; della famiglia che pare scossa da attacchi sempre più forti ma che vive e vivrà ed è il primo luogo dove si apprende e sperimenta l’inclusione e l’accoglienza reciproca; della donna (e dell’uomo) che cercano una convivenza più equilibrata e reciprocamente valorizzante; della crisi non solo economica ma anche culturale che attanaglia la nostra società; della molteplice e multiforme dimensione spirituale dell’esistenza umana… Il tutto con l’intero nostro patrimonio, ma anche con nuove rubriche, nuove proposte, nuove firme, con più possibilità di essere attivi e interattivi. Il sito è nuovo, e quindi vi chiediamo la pazienza di sopportare errori e incompletezze che via via verranno corretti. Lo riempiremo e lo miglioreremo col vostro aiuto nei prossimi mesi (segnalazioni a segr.redazione@cittanuova.it), aggiungendo anche nuove firme e rubriche, sempre in modo coordinato con le riviste cartacee, in primis Città Nuova, e con il settore libri. Contiamo, sulla vostra partecipazione attiva, con commenti, lettere, articoli, foto. Buona lettura! Dal sito Città Nuova cultura e informazione
21 Dic 2016 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Aletta (la seconda a destra) con Chiara Lubich (la prima a sinistra)
Nata a Martignano (Trento) il 27 novembre 1924, Vittoria Salizzoni, trasferitasi per un periodo con la famiglia in Francia, ancora tredicenne avverte la chiamata di Dio: un guizzo interiore che per il momento cerca di accantonare. A 21 anni conosce Chiara Lubich e rimane affascinata dalla novità di vita di cui lei è portatrice. Non ha più dubbi: la via con la quale rispondere alla “chiamata”, percepita fin da ragazzina, è il focolare. Aletta (così Chiara la chiama per invitarla a dare un colpo d’ala, senza guardare indietro), per vent’anni è vicina a lei nello scoprire e attuare i tratti del Carisma che lo Spirito Santo andava rivelando. Fra questi, oltre alla specifica spiritualità dell’unità che lo caratterizza, i principali aspetti concreti del vivere cristiano. Uno di questi, che particolarmente si adatta alla figura di Aletta, è la cura della salute e la salvaguardia dell’ambiente. Aspetto questo che le viene spiegato un giorno da Chiara stessa: «È tutta l’umanità di Gesù; la vita di Gesù in quanto uomo. Gesù è nato da donna come noi, ha avuto freddo, ha avuto fame, ha pianto, ha conosciuto l’affetto umano … Ha dato da mangiare agli affamati, moltiplicato i pani e i pesci, ha guarito tanti ammalati, ha salvato anime. Ma soprattutto ha avuto tanto amore per l’uomo e per la sua sofferenza … La sofferenza, la morte e la resurrezione sono anch’esse espressioni di questo aspetto». Negli anni ‘60 -’70 Chiara le chiede di andare ad aprire il focolare a Istanbul, dove Aletta avrà numerosi e profondi contatti col Patriarca Athenagoras I. Così, per varie volte, ha l’occasione di accompagnarla nelle sue visite al Patriarca. Nella permanenza in quelle terre, Aletta scopre la bellezza della Chiesa ortodossa e delle Chiese d’Oriente, nelle quali vede sottolineata il tradurre la verità in vita, esaltando l’amore. I contatti da lei stabiliti sono i prodromi di un dialogo che sarà fecondo e che continua tuttora con l’attuale Patriarca ecumenico, Bartolomeo I.
Dopo la morte di Athenagoras, Aletta si trasferisce in Libano. Sono anni tormentati dalla guerra civile che, col suo susseguirsi dei bombardamenti, ripete la lezione dei primi tempi a Trento: “tutto crolla, solo Dio rimane”. Condivide con la gente del posto la precarietà e il rischio di quei lunghi anni di guerra, sorreggendo, consolando, infondendo speranza. Difficoltà e pericoli non impediscono il diffondersi del carisma dell’unità, non solo in Libano ma anche in tutto il Medio Oriente, che Aletta visita periodicamente. Nel 1990 ritorna a Roma per restarvi. «Nei primi anni di Piazza Cappuccini – racconta Palmira, anche lei del primo gruppo di focolarine di Trento – andavamo con Aletta nelle valli ad incontrare le prime comunità che andavano formandosi. Era come un angelo, e si capisce perché Chiara l’ha chiamata subito Aletta. E come l’ala di un angelo è stata, per Chiara e per tutti noi, in questi suoi oltre 70 anni di vita in focolare. Parlava poco, ma quel che diceva metteva subito nell’essenziale. Ciò che la caratterizzava era la semplicità, una innata serenità; un equilibrio psicofisico invidiabile». Dieci giorni prima della sua dipartita, Aletta registra un video-messaggio ai giovani del Movimento, i gen, riuniti in congresso: «Voglio salutare tutti i gen del mondo per il loro 50° di vita. Che vadano avanti, sono giovani, hanno forze ancora, possono fare tutto quello che vogliono!». La presidente dei Focolari, Maria Voce, nel dare l’annuncio al Movimento nel mondo della partenza di Aletta, scrive: «Accompagniamo nella gioia e con immensa gratitudine il ritorno di Aletta alla casa del Padre. Non potremmo avere un modello migliore di chi come lei ha dato la vita senza risparmio». A cura di Anna Friso (altro…)
19 Dic 2016 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Mi è stato chiesto di presentare una relazione sulla testimonianza cristiana di fronte alla tradizione africana. Non è stato facile per me, per due semplici motivi: il primo è che sono un Bangwa, il secondo è che non sono solo un cristiano, ma sono anche il Vescovo di Mamfe». A parlare è Mons. Andrew Fuanya Nkea, nell’ambito di un simposio sul dialogo tra religione tradizionale africana e cristianesimo in occasione dei 50 anni di presenza del Movimento dei Focolari a Fontem. 51 anni, originario di Widikum (Camerun), studi di Filosofia e Teologia, sacerdote dal 1992, parroco, segretario della Diocesi, professore e formatore, infine Segretario Generale della Catholic University of Cameroon, ultimo incarico prima della nomina, voluta dal Santo Padre, nel 2013, a Vescovo Coadiutore della diocesi di Mamfe. Mons. Andrew Fuanya è la dimostrazione tangibile di un possibile superamento del dualismo tra le due tradizioni, senza incorrere nel rischio di un sincretismo religioso. «Ho deciso di dare un taglio più pratico che teorico alla mia relazione», afferma, ripercorrendo la storia dei rapporti tra la cultura Bangwa (in particolare nella zona sud-ovest del Camerun, il distretto di Lebialem) e il cristianesimo, segnati da un incontro, divenuto una sorta di spartiacque tra un “prima” e un “dopo”: quello con il Movimento dei Focolari. Il cristianesimo, portato dai primi missionari giunti in Camerun negli anni Venti, aveva messo la popolazione davanti a un bivio: «O diventavi cristiano evitando tutti gli aspetti della religione tradizionale, o praticavi la religione Bangwa, rimanendo un pagano, buono soltanto come legna da ardere all’inferno». Poco o nessun dialogo tra cristianesimo e cultura del posto: gli strumenti musicali tipici erano banditi nelle chiese, come le preghiere tradizionali. Nonostante le rigidità e i metodi inflessibili dei primi missionari, molte persone avevano abbracciato il cristianesimo, pur tra difficoltà e una forte opposizione della loro comunità. La novità
rappresentata dalla prima visita di Chiara Lubich al palazzo reale del Fon di Fontem, nel 1966, è sintetizzata in un’immagine, utilizzata dalla fondatrice dei Focolari, per descrivere la prima scintilla, l’ispirazione del dialogo interreligioso che si sarebbe sviluppato in seguito: «All’improvviso ebbi una forte impressione di Dio come di un enorme sole, che abbraccia tutti, noi e loro, con il Suo amore». Un’era nuova era cominciata, sospinta dal vento post conciliare e dalla straordinaria storia di amicizia tra i primi focolarini arrivati sul posto (molti dei quali medici, accorsi per sconfiggere la malattia del sonno che stava decimando la popolazione) e il popolo Bangwa. Da allora, i rapporti tra i fedeli delle due religioni sono caratterizzati da un profondo e reciproco rispetto, che ha ridato dignità alla cultura tradizionale, vera matrice identitaria anche dei cristiani. Spiega il vescovo: vi sono tradizioni religiose locali che i cristiani hanno mantenuto (la preghiera ai defunti, affinché intercedano per la famiglia, o il “Cry die”, dedicato a loro); altre invece sono divenute estranee alla loro fede (poligamia, sacrificio di animali, stregonerie). La nuova inculturazione, conclude il Vescovo, secondo lo spirito del Vaticano II, non proviene da una imposizione o da una rigida uniformità, ma si ispira ai valori del dialogo e della collaborazione, alla ricerca dei “semi del Verbo” sparsi in ogni tradizione. «La sfida dei cristiani di Lebialem per i prossimi 50 anni sarà riconoscere che la loro credibilità dipenderà da quanto saranno capaci di amare tutti, indipendentemente dalla religione cui appartengono». Solo così saranno autenticamente cristiani e insieme autenticamente africani. Chiara Favotti Intervento integrale di Mons. Andrew F. Nkea (inglese) (altro…)
16 Dic 2016 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Sonia è della Slovacchia, ha 5 anni e frequenta la scuola materna. Un giorno dice alla mamma che, a scuola, ha trovato un’amica. “E come si chiama?”. “Non lo so, lei non parla; mi sono avvicinata perché ho visto che era sempre da sola e che nessuno voleva giocare con lei”. La mamma va a prendere Sonia per il pranzo. Ma l’insegnante: “La lasci qui! Ci aiuta con una ragazzina rom che prima non parlava per niente, e adesso, grazie a lei, ha iniziato a parlare e collaborare anche con gli altri”. Quando torna da scuola, la mamma le chiede: “Ti ha già detto qualcosa la tua amica?”. “No, solo mi sorride quando le dico che le voglio bene”. La mamma rimane in silenzio. E la bambina: “Sai, l’amore riscalda ognuno”.
Dal Camerun scrive Kevin: «Un giorno alla scuola durante l’intervallo avevo chiesto ad un mio compagno di scuola se avesse qualcosa da mangiare. Avevo fame e non avevo nulla. Lui ha rifiutato. Il giorno dopo ho portato un po’ di pane e quando lui è venuto a chiedermelo, ho rifiutato a mia volta. Il giorno seguente, gettando il dado dell’amore è uscito: “Amare i nemici“. Mi sono ricordato di quel mio compagno. A scuola cercavo di parlargli ma non mi rispondeva. Allora mi sono seduto davanti casa aspettandolo e quando è passato, l’ho chiamato, gli sono andato incontro e alla domanda sul perché non dovevo parlargli più, ha risposto: “Hai rifiutato di condividere con me il pane che avevi portato”. Subito gli ho detto: “Riconciliamoci!” e gli ho offerto della frutta di guaiava che avevo con me e così abbiamo ricominciato a parlarci diventando amici di nuovo». Dall’Italia, Marco racconta: «Un giorno all’asilo i bambini mi prendevano in giro perché sono grasso. A me dispiaceva tanto essere preso in giro e qualche volta ho pianto. Allora sono andato dalla Suora e invece di accusarli ho detto a lei questo mio dolore. Ho capito che dovevo perdonarli e così ho fatto, perché un Gen4 è uno che, come ha fatto Gesù, perdona e ama tutti». Carmen abita in un quartiere di baracche, nella periferia di Città del Messico. Spesso la sera lo zio torna a casa ubriaco. Carmen ha paura e si nasconde. «Ma l’altra sera non mi sono nascosta – racconta – l’ho aspettato e l’ho aiutato ad entrare. Non avevo paura, perché so che la Madonna ha cura di me».
E Bartek, dalla Polonia: «Per la festa del bambino ho ricevuto in regalo dalla maestra Ela, una cioccolata ed un lecca-lecca. In classe con me c’è Asia, una ragazza che non piace a nessuno. Io mi sono ricordato che la mattina lanciando il dado era uscito: “Amare i nemici” e ho dato ad Asia il lecca-lecca e mezza cioccolata. Lei era stupita, mi ha ringraziato e poi se ne è andata. Adesso siamo grandi amici». «Nel centro di Napoli (Italia), i Gesù bambini che abbiamo fatto e che offriamo alle persone, vanno a ruba e tanti si accalcano intorno alla bancarella, anche solo per dire la loro adesione all’iniziativa. Una maestra, non credente, che ha tanti problemi, tiene il Gesù bambino fra le mani e lo guarda: “Questo sarà il mio Natale!”. Un bambino corre a casa, svuota il suo salvadanaio, ed arriva con tutti gli spiccioli ad acquistare il suo».
A cura dei Centri Gen4
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12 Dic 2016 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Attraverso il Movimento dei Focolari Dio ha visitato il popolo Bangwa […] Hanno vissuto il patto dell’amore scambievole con il popolo Bangwa e insegnato la spiritualità dell’unità e la fraternità universale […] Hanno ridotto la mortalità infantile dal 90% a praticamente lo zero; hanno lavorato duramente per eliminare la mortifera mosca Tsetse che faceva di Fontem una valle di morte; migliaia di persone non avrebbero avuto una buona formazione scolastica senza di loro; hanno messo alla portata di tutti buone condizioni sanitarie […] Ora è il momento di celebrare l’amore di Dio per tutto il popolo di Lebialem». Questi alcuni passaggi della lettera con cui mons. Andrew Nkea, vescovo di Mamfe, aveva indetto il 2016 come anno giubilare di ringraziamento a Dio per l’arrivo dei Focolari tra il popolo Bangwa. Assieme ad una preghiera da recitare ogni giorno, la lettera ripercorre i momenti salienti di questi 50 anni, ricordandone i protagonisti e quanti nel corso di questa storia hanno dato la vita. Essa esprime anche il sentire dei Fon – re dei territori della regione –, dei responsabili delle istituzioni e di tutta la popolazione. Risale al 1966 l’arrivo dei primi focolarini medici a Fontem. Rispondere all’emergenza in cui si trovava allora il popolo Bangwa diventò una priorità per tutto il Movimento dei Focolari. Chiara Lubich vi fece la prima visita nello stesso anno, accolta con grande festa dal re, il Fon Defang, dai notabili e da tutto il popolo. Vi ritornerà altre due volte. Nel maggio 2000 così si rivolge ai Bangwa radunati nella grande spianata davanti al palazzo del Fon: «Non mi sento di staccarmi da voi senza avere fatto un patto solenne. Un patto d’amore vicendevole, forte e vincolante. È come una specie di giuramento, in cui ci impegniamo ad essere sempre nella piena pace fra noi e a ricomporla ogni volta si fosse incrinata».

Fontem: Il comitato che ha preparato il Giubileo
A conclusione di quest’anno giubilare, dal 14 al 17 dicembre 2016, si terrà la celebrazione solenne del 50º, alla cui preparazione sono stati parte attiva i Fon e i responsabili delle istituzioni, e che nell’ottobre scorso ha acquisito dimensione nazionale con la sua presentazione, a Yaoundé, al Primo Ministro Philémon Yang. In programma il giubileo del college Our Lady Seat of Wisdom, che con 500 allievi all’anno è tra i cinque migliori istituti pre-universitari nel sistema anglofono del Camerun; testimonianze sulla vita e il lavoro dei Focolari a Fontem; una Conferenza Internazionale sul Dialogo Interreligioso tra Cristianesimo e Religione tradizionale africana, nell’esperienza degli ultimi 50 anni tra il popolo Bangwa. Oggi è forse l’inculturazione del cristianesimo a venire più in evidenza. Per il filosofo e teologo africano Martin Nkafu, direttore del Dipartimento delle Scienze Umane e Sociali dell’Area Internazionale di Ricerca alla Pontificia Università Lateranense di Roma, «il cristianesimo non ha cambiato la mentalità della gente; nell’aderire a Cristo, il Bangwa mantiene la sua personalità, la sua cultura, una visione integra della realtà, e ciò gli permette – per usare le parole di Giovanni Paolo II a Nairobi nel 1982 – di potere essere autenticamente africano e profondamente cristiano».
Tra le iniziative realizzate durante l’anno, il pellegrinaggio dei Fon a Roma nel settembre scorso, per celebrare il Giubileo della Misericordia con papa Francesco e ripercorrere i luoghi di Mafua Ndem, la “regina inviata da Dio”, come fu intitolata Chiara Lubich dal Fon Lucas Njifua Fontem in occasione del suo ultimo viaggio in Camerun. Ma anche un concorso dal titolo “L’intervento di Dio nella storia e vita del popolo Nweh Mundani”, promosso lungo tutto l’anno tra le scuole elementari e secondarie del distretto, con poesie, canzoni, composizioni letterarie e quiz; hanno partecipato con i propri lavori 700 ragazzi di 21 scuole, con il coinvolgimento di altri 4000. La ricorrenza mobilita e collega anche i Bangwa che negli ultimi decenni hanno lasciato il Camerun. Una Commissione per lo Sviluppo, con esponenti in Camerun e in altri Paesi, ha iniziato un dialogo con gli enti dello Stato in vista di azioni concrete nel campo dell’educazione, della salute, della gioventù e della condizione della donna. La celebrazione di questo 50º è seguita con partecipazione dai Focolari nel mondo. La presidente Maria Voce ha accompagnato da vicino il cammino di preparazione, mentre a Fontem saranno presenti il copresidente Jesús Morán e i consiglieri centrali per l’Africa. Fonte: Servizio Informazione Focolari (SIF) (altro…)