4 Mag 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Ero uno dei bambini di Petite Flamme: la scuola mi ha messo in condizione di realizzare qualcosa nella vita», racconta Trésor, 29 anni, attualmente studente di matematica al College nazionale, attraverso un video proiettato durante la cerimonia che si è svolta lo scorso 29 aprile al museo ebraico di Berlino: «Quando ero piccolo mio padre era in guerra, mia madre non aveva niente da darci per farci crescere», aggiunge Jean Paul Ngandu Masamuna, 31 anni e settimo di nove figli, oggi ingegnere. «Dovevo lottare per la sopravvivenza. Petite Flamme mi ha dato da mangiare e la possibilità di studiare; i miei amici sono andati in Europa, ma ogni volta che parlo con loro mi dicono che non hanno nulla, che sono senza lavoro e senza documenti e che non hanno la libertà che ho io, i loro sogni non si sono realizzati. Amo vivere a Kinshasa con il mio popolo congolese, voglio restare e lavorare in Africa per salvare la vita di molte persone che soffrono». Petite Flamme, è un’organizzazione scolastica dei Focolari in Congo, che offre a tanti ragazzi la possibilità di costruirsi un futuro nel Paese d’origine, senza la necessità di dover emigrare.
L’immigrazione, la necessità di fermare le stragi in mare, l’urgenza di iniziative politiche della comunità internazionale in favore di certe regioni dell’Africa subsahariana e mediorientali, sono state al centro del dibattito svoltosi in occasione del “The Roland Berger HumanDignity Award”, a Berlino. Presenti all’evento: il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ed altri esponenti del mondo economico e politico. Il premio è promosso dalla “Roland Berger Foundation” che opera in Germania per il sostegno agli studenti provenienti da situazioni svantaggiate e per la difesa dei diritti umani. La fondazione ha consegnato alla scuola Petite Flamme il riconoscimento 2015, dedicato all’impegno per difendere la vita e la dignità dei rifugiati e alla prevenzione delle problematiche legate all’immigrazione. Tra i vincitori, oltre Petite Flamme, la Dr.ssa Katrine Camilleri, di Malta, impegnata da anni per il sostegno legale ai rifugiati e la Dr.ssa Alganesc Fessaha, presidente della Ong “Gandhi”, che offre assistenza umanitaria ai rifugiati africani.
«Tutto è iniziato da un’idea di Chiara Lubich – racconta Dada Diambu che, insieme a Odon Makela, coordina il progetto sul posto – quando, per far frante alla difficile situazione in cui si trovano molti bambini nel mondo, ha lanciato il progetto di “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove. Petite Flamme nasce nel 1996 per dare istruzione ai bambini di Ndolo, un quartiere di Kinshasa con una situazione di estrema povertà. I bambini sono malnutriti, per cui la priorità diventa un pasto caldo e le cure mediche necessarie. Negli anni a seguire si aprono nuovi centri, si amplia il ciclo scolastico e si estende l’intervento ad adolescenti e famiglie, si aprono classi per bambini ciechi e sordomuti. In seguito, si inizia l’esperienza del “doposcuola sotto l’albero”: 14 classi sotto 14 alberi in mancanza di altre strutture. Le sedi del progetto, sempre in evoluzione, si trovano nei quartieri più disagiati della periferia di Kinshasa; e poi a Idiofa, nel Bandundu a 750 km dalla capitale, a Kisandu nel Bas-Kongo e a Kikwit. Il progetto viene sostenuto da diversi enti e Ong e dall’Associazione per Famiglie Nuove onlus, che assicurano educazione, assistenza sanitaria, nutrizione, a 2400 bambini e ragazzi aiutandoli a diventare persone libere, perché possano uscire dalla miseria ed essere in grado di costruire una vita dignitosa per se stessi e per la comunità». «Durante la missione militare dell’Unione Europea “Eufor” che aveva per compito di assicurare le elezioni in Congo nel 2006 – spiega Monika-Maria Wolff, da moltissimi anni in Congo – il contrammiraglio Henning Bess, responsabile dei soldati tedeschi e vice comandante della missione – e presente alla cerimonia – venne a conoscere “Petite Flamme”. Da allora si impegna, insieme alla sua squadra, in aiuti molteplici e consistenti. Dopo la fine della missione il contrammiraglio ha continuato, con la moglie Julie Müller, a sostenere Petite Flamme, accanto al progetto del “sostegno a distanza” di Famiglie Nuove, con una rete di oltre 350 sostenitori tedeschi». Durante la cerimonia ha avuto luogo una tavola rotonda sugli esiti del recente Vertice speciale dell’Unione europea sull’immigrazione. Hanno partecipato Romano Prodi, il ministro degli esteri Steinmeier, un rappresentante del Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, giornalisti e membri di vari organismi umanitari. Emergevano due soluzioni come le uniche che possono portare rimedio sostenibile: che la comunità internazionale collabori in modo più compatto e deciso per la pace e che si sostengano iniziative mirate a risolvere– sull’esempio di Petite Flamme – il problema alle radici, che diano ai giovani modo di condurre una vita dignitosa all’interno del loro paese senza ricorrere alla fuga verso il nord e del benessere. Fotogallery (altro…)
29 Apr 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
«Si parla molto della costruzione di una comune casa europea, ma siamo convinti che questa opera così necessaria non sarà completa se non si penserà ad essa come a un particolare di quel “villaggio globale” che è la Terra in cui viviamo. Questo pensiero mi è suggerito anche dalla preoccupazione espressa nella sua lettera per le condizioni precarie del nostro ambiente naturale. (…). Si stanno infatti moltiplicando le analisi allarmate di scienziati, politici, enti internazionali sul nostro ecosistema. Da più parti si lanciano proposte per guarire il nostro mondo malato. (…) L’ecologia, in fondo, rappresenta una sfida che si può vincere solo cambiando mentalità e formando le coscienze. E’ ormai dimostrato da molti seri studi scientifici che non mancherebbero né le risorse tecniche né quelle economiche per migliorare l’ambiente. Ciò che invece manca è quel supplemento d’anima, quel nuovo amore per l’uomo, che ci fa sentire responsabili tutti verso tutti, nello sforzo comune di gestire le risorse della terra in modo intelligente, giusto, misurato (…). Questa della distribuzione dei beni nel mondo, dell’aiuto alle popolazioni più povere, della solidarietà del Nord per il Sud, dei ricchi per i poveri è l’altra faccia del problema ecologico. Se le immense risorse economiche destinate alle industrie belliche e ad una super produzione che richiede sempre più dei super-consumatori, senza parlare dello spreco dei beni nei Paesi ricchi, se queste enormi risorse servissero almeno in parte ad aiutare i Paesi più poveri a trovare una loro dignitosa via di sviluppo, come sarebbe più respirabile il clima, quante foreste si potrebbero risparmiare, quante zone sarebbero sottratte alla desertificazione e quante vite umane si salverebbero! (…) Eppure, senza una nuova coscienza di solidarietà universale non si farà mai un passo avanti. (…) Se l’uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in pace. Le persone religiose avvertono la “sofferenza” della terra quando l’uomo non l’ha usata secondo il piano di Dio, ma solo per egoismo, per un desiderio insaziabile di possesso. È questo egoismo e questo desiderio che contaminano l’ambiente ancor più e prima di qualsiasi altro inquinamento, che ne è solo la conseguenza. (…) Adesso tali conseguenze disastrose costringono a vedere la realtà tutti insieme nella prospettiva di un mondo unito: se non si affronta questo problema tutti insieme, non lo si risolverà. (…) Se si scopre che tutto il creato è dono di un Padre che ci vuol bene, sarà molto più facile trovare un rapporto armonioso con la natura. E se si scopre anche che questo dono è per tutti i membri della famiglia umana, e non solo per alcuni, si porrà più attenzione e rispetto per qualcosa che appartiene all’umanità intera presente e futura». Leggi tutto (altro…)
26 Apr 2015 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità
«La cosa cominciò, come la cose di Dio, da umile germe. Silvia Lubich era figlia di un commerciante di vino, ridotto dalla crisi economica della seconda guerra mondiale a modesto impiegato del Comune, e di una massaia di Trento che da giovane aveva lavorato alla tipografia di Cesare Battisti. Due cristiani di tipo trentino: semplici, diritti, senza tante storie. Essi avevano messo al mondo quattro figli, un maschio, il primogenito, e tre ragazze, di cui Silvia, nata il 22 gennaio 1920, era la maggiore; a tutti avevano impartito un’educazione cristiana, la quale forgiò Silvia a una pietà lineare sin dall’infanzia. Lineare, perché non consentiva compromessi: non consentiva che si dividesse il desiderio tra Dio e il mondo, che si pensasse al bene e al male, che si mostrasse una cosa e se ne celasse un’altra. C’era Dio: Dio era tutto: e dunque bisognava essere tutti di Dio: fare la volontà di Lui, sempre come un raggio di sole spiccato dal cielo per posare in terra». È l’incipit di Storia di Light, cioè la storia di Chiara Lubich scritta da uno dei protagonisti delle vicende descritte: Igino Giordani, personalità insigne della cultura e della politica italiana, cofondatore del Movimento dei Focolari. «Essere un capolavoro non è mai facile per nessuna opera», scrive Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, nell’introduzione alla prima puntata. «Figurarsi per un libro che deve contendersi questo primato con un altro centinaio, tanti quanti ne scrisse Giordani. Storia di Light, invece, non ha mai visto la luce. Non solo: è rimasto pressoché sconosciuto anche a coloro che – in questi anni – lo hanno custodito. Fu lo stesso Giordani a chiedere di attendere, quando – in realtà – qualsiasi autore vorrebbe perfettamente il contrario, cioè essere conosciuto soprattutto per i propri migliori lavori». «Storia di Light non è una ricerca condotta con le regole e il metodo della storiografia. Potremmo definirlo il racconto del prodigioso intervento suscitato dallo Spirito Santo – e visibile nella figura e nell’azione di Chiara Lubich – nella storia del Ventesimo secolo. In altre parole, è costituito da una serie di quadri narrativi in cui il disegno biografico di Chiara è intrecciato al disegno di Dio su un’umanità afflitta idealmente e sconvolta socialmente dalle divisioni e dalle guerre mondiali. Ecco perché, nella trama sottile della Storia di Light, riconosciamo alcuni elementi di base della complessa personalità di Giordani. Egli visse, da protagonista, tutti i principali drammi del Ventesimo secolo, ricevendone le ferite di guerra, subendo le persecuzioni ideologiche, accettando l’emarginazione civile. Fu uomo di fede, operante nella Chiesa e nella cultura, consapevole che il male radicale sarà sconfitto da un nuovo spirito cristiano, di cui si mise alla tenace ricerca. Incontrò Chiara Lubich, nel settembre del 1948, e colse in lei la luce (light) che era andato cercando. La seguì mettendo a disposizione della fondatrice del Movimento dei Focolari tutta la propria intelligenza e l’intera volontà. Non ebbe mai dubbi sulla forza e sulla preminenza della figura di Chiara per la Chiesa, per la società, per la storia contemporanea e in avvenire. Giordani, perciò, non poteva, neanche volendolo, scrivere una storia compiuta e distaccata, metodologicamente inappuntabile, di Chiara Lubich. Il suo coinvolgimento umano e spirituale non glielo poteva concedere». «L’Autore aveva scritto numerosi volumi sulle più grandi figure spirituali: Caterina da Siena, Ignazio di Loyola, Maddalena di Canossa, Contardo Ferrini, Francesco di Paola, Vincenzo de’ Paoli, Francesco di Sales, Francesco d’Assisi, solo per citare alcuni lavori monografici. Si tratta di una galleria di personalità straordinarie, di epoche e contesti differenti. Il posto d’onore, in questa ricca sequela, è assegnato a Chiara Lubich, della cui storia egli fece il suo “capolavoro”. Quando, a 54 anni, la storia lo chiamò all’appuntamento con Chiara, non si recò spiritualmente disarmato. Sapeva misurare la grandezza religiosa di un ideale, così come aveva gli strumenti per saggiare la magnitudine di un’intuizione mistica. Per tale ragione […] è verosimile che Giordani avvertì una sorta di supremo dovere affinché egli rendesse testimonianza della verità su chi fosse realmente Chiara. D’altronde, questo ruolo fu da lui assunto fin dai primi istanti della sua frequentazione con Chiara e il primo nucleo di focolarine. Con la sua erudizione, era in grado di svelare l’importanza e la novità della figura di Chiara alle giovani che la seguivano». «Giordani visse i momenti difficili in cui Chiara Lubich e i Focolari erano sotto la lente d’ingrandimento della Congregazione del Sant’Uffizio. Da tale periodo – siamo negli anni Cinquanta – e ancora per molti anni a venire, si produsse un diffuso atteggiamento prudenziale che induceva alla massima discrezione attorno alla figura di Chiara. Se era necessario contenere i sentimenti di affetto e di stima per Chiara, per Giordani non v’erano tuttavia dubbi che la verità su di lei andava scritta e tramandata. Di qui, Storia di Light, il suo “capolavoro”. Introduzione a Storia di Light (testo integrale) – pubblicato su Nuova Umanità, gennaio-marzo 2015 (altro…)
16 Apr 2015 | Chiara Lubich, Spiritualità
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L’Apostolo Paolo ha un modo di comportarsi, nella sua straordinaria missione, che si potrebbe esprimere così: farsi tutto a tutti. Egli, infatti, cerca di comprendere tutti, di entrare nella mentalità di ciascuno, per cui si fa giudeo coi giudei, e con i non giudei – coloro cioè che non avevano una legge rivelata da Dio – diventa come uno che non ha legge. Egli aderisce alle usanze giudaiche ogni volta che ciò serve a rimuovere ostacoli, a riconciliare animi, e, operando nel mondo greco-romano, assume le forme del vivere e della cultura congeniali a tale ambiente. Qui dice: «Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno». Di fronte all’Apostolo s’è spiegato come in ventaglio il grande orizzonte di libertà, che offre il Vangelo di Cristo: la libertà dal peccato, dalla legge, dalla morte, dall’impero di Satana, dalle barriere imposte dalla nazione, dalla classe, dal sesso, da ogni dispotismo umano, dai tabù dei cibi e dei comportamenti. Paolo vive queste libertà nel suo stesso essere e le offre col Vangelo alle comunità da lui fondate. Eppure, nella libera realtà del cristianesimo che egli annuncia, avverte l’esigenza, anzi l’imperativo, di farsi schiavo di qualcuno; dei suoi fratelli, di ogni prossimo. Egli legge questo suo imprescindibile dovere in Cristo, che s’è fatto crocifisso per raggiungere ogni uomo là dove si trova per farsi servitore di tutti. Dio, incarnandosi, s’è reso vicino ad ogni uomo ma, sulla croce, s’è fatto solidale con ciascuno di noi peccatori, con la nostra debolezza, con la nostra sofferenza, con le nostre angosce, con la nostra ignoranza, con i nostri abbandoni, con i nostri interrogativi, con i nostri pesi… Anche Paolo vuole vivere così, e per questo afferma: «Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno». Il perché della vita che hai e dei suoi giorni è arrivare a Dio. E non da solo, ma con i fratelli. Anche su di te, cristiano, infatti, è scesa una chiamata di Dio simile a quella rivolta a Paolo. Anche tu, come l’Apostolo, devi «guadagnare» qualcuno, «salvare ad ogni costo qualcuno» Ci sono quelli che ti sono accanto durante la tua giornata, che incontri per strada, con cui parli al telefono, per i quali lavori… Ama tutti. Ma preferisci questa volta i più deboli. Fatti «debole con i deboli, per guadagnare i deboli». Rivolgiti a chi è fiacco nella fede, agli indifferenti, ai lontani, a chi si professa ateo, a chi denigra la religione… Se ti farai uno con loro, anche nelle loro «debolezze», sperimenterai l’infallibile metodo apostolico di Paolo: li conquisterai! Hai una moglie che non ama affatto la Chiesa e le è piacevole stare ore e ore alla televisione? Falle compagnia, come puoi, quanto puoi, interessandoti a quanto più ama seguire… Hai un ragazzo che ha fatto del calcio il suo idolo, disinteressandosi d’ogni altra cosa sì da dimenticare come si prega? Appassionati di sport più di lui… Hai un amico che ama viaggiare, leggere, istruirsi ed ha gettato al vento ogni principio religioso? Cerca di capirlo nei suoi gusti, nelle sue esigenze e, se puoi, dagli una mano… Fatti uno, uno con tutti; in tutto, quanto puoi, tranne nel peccato. Se peccano, dissociati. Vedrai che il farsi uno con i prossimi non è tempo perso; è tutto guadagnato. Un giorno – e non sarà troppo lontano – essi vorranno sapere ciò che interessa a te. E, grati, scopriranno, adoreranno e ameranno quel Dio che è stato la molla di questo tuo comportamento cristiano. Chiara Lubich Fonte: www.centrochiaralubich.org (altro…)
12 Apr 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Spiritualità

Il Patriarca Bartolomeo
Un evento internazionale fatto di convegni e seminari in diverse capitali del mondo, per riflettere sulle prospettive che dal messaggio di unità portato da Chiara emergono oggi per la politica è stato il filo conduttore di molti degli appuntamenti che l’hanno ricordata. Ma il rapporto tra il carisma dell’unità e la politica non è l’unico aspetto sottolineato nel 7° anniversario di Chiara Lubich. Ad Istanbul il Patriarca Bartolomeo fa gli onori di casa per l’appuntamento – la presentazione dei libri di Chiara tradotti in greco – che coinvolge oltre un centinaio di rappresentanti del mondo ortodosso e cattolico. Nel suo discorso la indica come una delle «sante donne, che con il loro esempio, con il loro amore poggiato sulla filantropia divina e con la parola ispirata dallo Spirito Santo, continuamente sollecitano una “metanoia”, una conversione del cuore per tutta l’umanità sofferente».
Dentro le crisi – Una risposta alla crisi politica in atto in Congo sono sembrati i due incontri tenutisi nel Paese. A Lubumbashi sono intervenute 370 persone, cristiani e musulmani. I giovani dei Focolari hanno presentato in chiave artistica l’amore di Chiara per i poveri, il suo incontro con Igino Giordani, il suo «sogno»: l’unità della famiglia umana. La Messa è stata animata da una cinquantina di seminaristi. A Goma la giornata ha visto la partecipazione di 400 persone, con un folto gruppo di politici della provincia del Nord-Kivu e rappresentanti della società civile. Dopo l’incontro la RTNC ha diffuso l’evento in quattro lingue locali. E non sono mancate iniziative coraggiose in altri punti caldi del pianeta. In Nigeria, ad esempio, vari sono stati gli eventi: a Yola, dove numerosi sono i rifugiati, il vescovo ha celebrato la Messa per Chiara pregando per la pace; a Abuja e Lagos si sono tenute giornate preparate dai giovani per i giovani; a Onitsha un incontro con più di 300 persone fra adulti, giovani e bambini; a Jos, dove non si è potuta fare una grande giornata per un’esplosione avvenuta pochi giorni prima, un gruppo dei Focolari è andato a far visita ad un Istituto Penale Minorile. Il tema della pace è stato al centro anche della giornata organizzata a Bujumbura (Burundi) con oltre mille partecipanti. Nel programma, molte testimonianze hanno messo in rilievo la possibilità di vivere in armonia e costruire la pace anche dove non è facile. Presente la mattina l’arcivescovo mons. Evariste Ngoyagoye. In Centro America, il tema della politica rimane caldo. Dall’Honduras scrivono: «stanchi di una politica corrotta e bombardati da notizie violente che generano disanimo nella popolazione, abbiamo organizzato questo evento per dare il tipico apporto del carisma dell’unità, attraverso idee e testimonianze». Nel Salvador che attende la beatificazione di Romero, ci si è chiesti come si può vivere per l’unità pur in mezzo alla violenza. Tra le testimonianze, anche quella di Francesco, assalito da due ragazzi armati. È riuscito ad aprire con loro un dialogo parlando di Dio. I due delinquenti, spiazzati, hanno ritirato le armi e sono andati via. In Pakistan, a Karachi, Lahore, Rawalpindi, Dalwal – oltre mille persone in tutto – 4 celebrazioni con una voglia di speranza dopo i tragici eventi del 15 marzo a Yohannabad.
Nelle sedi istituzionali – A Seul numerosi deputati e persone impegnate nell’amministrazione pubblica si sono date appuntamento al Parlamento per un bilancio del percorso verso una politica di fraternità intrapreso dieci anni fa; a Madrid è stata la sede del Parlamento Europeo ad ospitare un seminario su «Un mondo, molti popoli abbracciando la diversità»; mentre Strasburgo (Francia), sede di istituzioni europee, ha ospitato tre giorni di eventi sul tema della fraternità come categoria politica. A Roma il convegno «Chiara Lubich: l’unità e la politica» si è svolto nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Numerosi i politici presenti alla tavola rotonda organizzata a Toronto, incentrata sulla visione di Chiara della politica. A Solingen (Germania), invece, tema centrale del convegno è stata la cultura della fraternità in tre campi molto attuali: i rifugiati, la pace, il dialogo con altre culture. Oltre cento i partecipanti di varie confessioni e religioni, e di diverse nazionalità. «Il pensare e l’agire politico di Chiara Lubich» è stato il tema intorno al quale si sono svolti i lavori di un altro evento dedicato a Chiara: il convegno di Curitiba (Brasile), dove è stato stampato anche un francobollo commemorativo. Il Parlamento della Provincia di Córdoba (Argentina) ha ricordato Chiara approvando il decreto di riconoscimento postumo alla sua opera. Approfondimenti sulla politica anche in altre città d’Italia, in Ungheria, Repubblica Ceca, Portogallo, Svezia, Usa, Honduras, Messico, Colombia, Tanzania, Kenya. In vari ambiti – Ma in occasione del 14 marzo 2015 per ricordare Chiara non si è parlato solo di politica. Arte e cultura sono state al centro di numerosi ed originali eventi. A Durban (Repubblica Sudafricana) si è svolta la terza edizione del «Chiara Lubich Memorial Lecture» con la partecipazione di Ela Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi; mentre a Maracaibo (Venezuela) l’Università Cattolica «Cecilio Acosta» (UNICA) ha realizzato un concorso per la IV Biennale d’Arte Chiara Lubich. Rivolto ad artisti professionisti, studenti e amatori, ha dato la possibilità di esporre le proprie opere nella Piazza della Repubblica. In vari Paesi preparare e realizzare gli eventi legati al 14 marzo ha dato l’occasione di riunirsi. Ne sono un esempio i due appuntamenti di Cuba: a L’Avana con oltre 200 persone e a Santiago de Cuba con 150: le comunità locali hanno preparato le giornate per presentare il Movimento dei Focolari e offerto le loro testimonianze sull’incidenza della spiritualità dell’unità in tanti ambiti della vita personale e sociale. A Cochabamba in Bolivia con 120 persone. A Città del Messico e il territorio di Nezahualcoyotl si è ricordata Chiara nel corso della Mariapoli. In Vietnam, sia a Ho Chi Minh City al sud, come nel piccolo villaggio di Ngo Khe (Ha Noi), al nord, si sono stretti intorno all’altare per rinnovare «davanti a Dio e a Chiara, il nostro impegno a portare avanti con fedeltà la sua consegna», scrivono. In Myanmar, a Yangon, dove la maggioranza dei membri dei Focolari non ha mai conosciuto Chiara di persona, ma si sente attirata dal suo carisma. Anche in Thailandia, sia a Bangkok che a Chiang Mai, la famiglia dei Focolari si è riunita. 600 persone in Slovacchia, tra Kosice e Bratislava. «Le testimonianze dei membri di altre Chiese – raccontano – e delle persone senza riferimenti religiosi, ci hanno fatto vedere come Chiara appartenga a tutti. Il rettore dell’Università di Trnava, Prof. Peter Blaho, che nel 2003 aveva conferito a Chiara il dottorato honoris causa in teologia, ha condiviso i ricordi dell’incontro con lei. A Fontem (Camerun) in 500 da tutti i villaggi circostanti la cittadella, a ricordare “Mafua Ndem”, Chiara Lubich. Il tema scelto era “L’ impatto dell’Ideale dell’Unità nei vari aspetti della vita sociale”. I giovani del collegio hanno presentato le loro esperienze sul “dado della pace”: «Da quando abbiamo introdotto il dado nelle nostre classi – scrivono – sono diminuiti i furti, l’assenteismo, il rendimento scolastico è migliorato, ognuno si cura degli oggetti dell’altro, c’è più tolleranza e ci perdoniamo più facilmente. È cresciuta la condivisione tra gli studenti….». Momenti di preghiera – Alle celebrazioni eucaristiche in varie parti del mondo molte le personalità civili e religiose presenti. Tra i numerosi interventi di Vescovi e Cardinali nelle diverse celebrazioni, riportiamo quella del card. Angelo Scola di Milano che ha detto tra l’altro: «Il nostro impegno di oggi è raccogliere con rinnovata consapevolezza il sogno che ha animato la vita e il pensiero di Chiara, costruendo spazi di fraternità ovunque ci troviamo e privilegiando le necessità del prossimo che ci sta accanto e di quello lontano che vive in Paesi dove ci sono guerra e violenza. Vorremmo, in questo modo, essere testimoni autentici del carisma che Dio ha dato a Chiara, essendo a servizio della Chiesa e dell’umanità». (altro…)
8 Apr 2015 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Ciao sono Abraham, vengo del Messico: un popolo di persone nobili e con tanta fede, un popolo con le braccia aperte al mondo». Esordisce così il suo racconto davanti a una platea di 300 giovani in un’aula del Parlamento italiano, riuniti in ricordo di Chiara Lubich e della sua profetica visione sulla politica. Abraham porta con sé il bagaglio di un Paese dilaniato dal narcotraffico e dai signori della morte. Lui stesso si è visto puntare una pistola alla testa dalla polizia perché scambiato per spacciatore, al posto di uno vero che gli stava a fianco e che la miseria aveva spinto su questa strada. «Nel 2006 – continua – è cominciata la lotta contro il narcotraffico, una guerra che in 8 anni ha lasciato più vittime della guerra del Vietnam, fra cui molti innocenti e gente che si batte per un impegno civile: giornalisti, attivisti ecc. Spesso il popolo decide di manifestare e il Governo sta perdendo credibilità in una forte crisi economica e sociale». «Abito a Città del Messico dove ogni giorno si presenta una nuova sfida; ciò nonostante credo in un mondo unito e nell’ideale della fraternità universale. Ma so che il cambiamento deve iniziare da me stesso, senza aspettarlo dagli altri, neanche dalle autorità». «Se fossi in voi che avete a cuore il bene comune in Messico – afferma Luigino Bruni rivolgendosi ai giovani – cercherei di guardare le cause di questa malattia, fra queste il capitalismo finanziario che aumenta le diseguaglianze. Sono forme di ricchezza che non includono più». «Il primo passo da fare quando si vuol cambiare un Paese è amarlo», sottolinea ancora l’economista, sollecitato dalla testimonianza di Abraham. «Ogni Paese ha una vocazione di bellezza, ha un suo genio, una sua identità, con ambivalenza». E poi un consiglio: studiare di più, imparare bene un mestiere! «Siete una minoranza? Non importa. Basta essere pochi, ma molto motivati. Il mondo lo cambiano le minoranze profetiche. E non smettete di credere che un mondo diverso è possibile. La prima lotta da fare quando si è giovani è non perdere la fede nell’ideale. Occorre credere l’impossibile per avere un possibile buono».

Al Senato Messicano
«Parecchie volte mi hanno offerto la droga, altre mi hanno derubato – continua Abraham – Tempo fa mentre tornavo a casa dopo la scuola, si è avvicinato un ragazzo per chiedermi una sigaretta; allo stesso tempo è arrivata la polizia per prenderci. Lui aveva la droga in tasca e io solo i libri nello zaino. Hanno cominciato a picchiarlo, mentre l’altro poliziotto mi ha puntato una pistola alla testa chiedendo dove avessi la droga. Quando i poliziotti sono andati via, ho aiutato questo ragazzo ad alzarsi, gli ho dato i pochi soldi che avevo. Lui mi ha dato un abbraccio e mi ha detto: sai che con questi soldi oggi mangerà la mia famiglia? Mi sono accorto come un piccolo atto di amore sprigioni una forza grandissima e non sappiamo fin dove può arrivare. Nonostante l’impotenza, voglio provare a vedere il mio vicino di casa e le persone che trovo per la strada con occhi nuovi e, con altri amici, voglio dare un contributo concreto». Nel desiderio di un maggiore impegno per il bene del proprio Paese, nonostante le tante difficoltà e lo scoraggiamento dei più, il 20 marzo scorso giovani di diverse organizzazioni si sono trovati al Senato Messicano per svolgere una giornata con i politici sul dialogo, molto importante in un mondo che attende risposte alle sfide più grandi. (altro…)