La questione operaia e il cristianesimo è l’opera più famosa nella storia del pensiero sociale della Chiesa. A scriverla non fu un docente universitario, né un capopopolo proveniente dalle masse lavoratrici, ma l’arcivescovo di Magonza, Wilhelm Emmanuel von Ketteler. La scrisse nel 1864, cioè qualche anno prima che Marx pubblicasse Il capitale. Molte delle tesi contenute in La questione operaia e il cristianesimo confluirono nella Rerum novarum di Leone XIII. Dunque l’opera di Ketteler anticipa tutto e tutti: è prima di Marx, precorre la Rerum novarum, inaugura il filone moderno della dottrina sociale della Chiesa. Come spesso accade, queste pietre miliari del cristianesimo – quando non sono dimenticate – sono più citate che lette. Nel caso di Ketteler, tale risultato è stato favorito dal fatto che l’unica traduzione in italiano di questo volume risale al lontano 1870, e che tale libro è oggi introvabile anche presso le biblioteche! Finalmente ora ne abbiamo una nuova edizione, con una nuova traduzione a cura del Centro Studi Igino Giordani. Non poteva che essere tale Centro Studi a condurre questa operazione impegnativa. Giordani fu tra i grandi divulgatori di Ketteler. Nella prima metà del Ventesimo secolo, egli presentava il pensiero del vescovo di Magonza per spiegare il punto di vista del cristianesimo sulla realtà politica ed economica del suo tempo, soprattutto nei confronti con il socialismo e il liberalismo. La questione operaia e il cristianesimo, infatti, presenta con ordine e precisione la posizione cristiana attorno ai temi della proprietà privata, del lavoro e dello sfruttamento. Pone al centro del discorso la dignità della persona, contro lo sfaldamento sociale preteso dal liberalismo individualista, e l’idolatria dello Stato voluto dal socialismo. In tal senso, l’insegnamento di Ketteler è attualissimo in tempi, come quelli di oggi, in cui di fronte alla globalizzazione si vorrebbe la rottura dei legami comunitari e/o l’assorbimento di ogni cosa nel grande minestrone della mondialità. A cura del Centro Studi Igino Giordaniwww.iginogiordani.info
È nello spirito di un fecondo lavoro ecumenico che si è svolto nella cittadina tedesca di Zwochau lo scorso 12 settembre, un incontro a cui hanno partecipato circa 80 cristiani di diverse denominazioni. Già nella sua visita a Zwochau nel 2013 la presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce, aveva espresso il desiderio di conoscere meglio Martin Lutero e i fedeli luterani; e più di recente, dallo scambio di lettere del maggio scorso tra il cardinale Marx – presidente della conferenza episcopale della chiesa cattolica in Germania – e il vescovo Bedford Strohm – responsabile del consiglio della chiesa evangelica in Germania -, era stata avanzata la proposta di portare avanti iniziative congiunte in vista dei 500 anni dalla Riforma di cui si farà memoria nel 2017. Due i filoni di riflessione pensati per la giornata. Il primo, guidato dal teologo luterano Florian Zobel, ha avuto al centro la figura di Lutero e la sua vita, evidenziandone anche diversi aspetti poco noti e concludendo con le parole di Papa Benedetto XVI, secondo cui “Per Lutero la teologia non era una questione accademica, ma la lotta interiore con se stesso. […] La domanda: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? […] Penso che questo sia il primo appello che dovremmo sentire nell’incontro con Martin Lutero”. Il secondo, tenuto dal teologo cattolico e ricercatore su Lutero Hubertus Blaumeiser, è stato incentrato sulla spiritualità del monaco riformatore e, in particolare, sulla “teologia della croce” e il significato di “Riforma” che ne consegue: “Non solamente una trasformazione, un cambiamento o miglioramento secondo i propri piani personali – ha affermato –, ma un nuovo inizio, partendo dalle radici. Vale a dire il ritorno alla Scrittura, […] cioè al vangelo della grazia di Dio e alla nuova scelta di una vita con e per Cristo Crocifisso”. Nel pomeriggio si è poi tenuta una tavola rotonda moderata da Hermann Schweers, con il pastore luterano Axel Meissner di Schkeuditz e con il vescovo emerito Joachim Reinelt di Dresda: numerosi e sentiti sono stati gli interventi del pubblico, toccando temi quali l’importanza del lavoro ecumenico in una società non credente e il significato di Riforma oggi. La giornata si è poi conclusa con una celebrazione ecumenica.
Il Pastore Jens-Martin Kruse. Foto: Harald Krille
Anche in Italia, comunque, il cammino ecumenico non è certo fermo: papa Francesco visiterà la Chiesa di Cristo – “casa” dei luterani di Roma – il prossimo 15 novembre, accolto dal pastore Jens-Martin Kruse, che in un’intervista all’agenzia Sir ha definito il papa: “Il nostro vescovo. Non in senso giuridico ma in senso simbolico. Noi luterani di Roma abbiamo sempre avuto un rapporto molto vicino con i Papi. Anche in questo momento, molto difficile per il mondo, secondo me il Papa è il portavoce dei cristiani”.(altro…)
Può lo sport contribuire a realizzare un mondo più unito? Può essere campo di azione e strumento di unità fra le persone e fra i popoli? Sono alcune delle domande che hanno innescato l’esperienza dei fondatori di Sportmeet, partendo dalla condivisione della comune passione per lo sport. «Non avendo la pretesa di avere la verità in tasca, ci siamo messi a cercare le persone, le esperienze del mondo sportivo che ci potessero aiutare in questo lavoro, da cui in questi anni sono emersi, in sintesi, tre elementi che tratteggiano l’identità di Sportmeet: l’alta considerazione dello sport come fenomeno significativo della società; la capacità e l’obiettivo di riunire le più diverse categorie di persone interessate allo sport; la sfida di coniugare teoria e pratica in un contesto che tiene tendenzialmente separati coloro che studiano e coloro che praticano lo sport». Questi alcuni stralci dell’intervento con cui Paolo Cipolli, presidente di Sportmeet for a United World ha aperto il settimo convegno organizzato dalla rete di Sportmeet a Krizevci (Croazia). Guardare, cioè, lo sport in dialogo con la cultura contemporanea, nella convinzione che può dare un suo contributo specifico, stimolante e positivo alla cultura, alla costruzione di cittadinanza attiva e responsabile. Un centinaio di partecipanti – presidi, insegnanti di scienze motorie, pedagogisti, atleti, responsabili di club sportivi, arbitri, educatori, studenti universitari, giornalisti sportivi quasi tutti di convinzioni non religiose – provenienti da varie regioni della Croazia e della Serbia, si sono dati appuntamento, dal 2 al 4 ottobre, presso la cittadella “Mariapoli Faro”, in Croazia. Presenti le istituzioni, regionali e locali che hanno patrocinato e finanziato il Convegno, la TV nazionale, la radio locale e l’atleta Branko Zorko, mezzofondista, tre volte campione olimpionico mondiale nella corsa dei 1500 metri, nativo del posto e da tempo in contatto con Sportmeet. Il tema “Tempo libero come risorsa per le giovani generazioni”, ha evidenziato i grandi cambiamenti ed i rischi derivanti dall’uso massiccio di internet e dalla diffusione delle nuove tecnologie, come ha sottolineato con chiarezza ed appassionata preoccupazione Mirna Andrijašević della Facoltà di Scienze Motorie di Zagabria. Alexandar Ivanosky della Facoltà privata di Sport e Salute di Belgrado (Serbia), ha sottolineato l’importanza della presenza degli adulti, chiamati alla sfida di ricercare con i ragazzi un approccio creativo – spesso soli davanti ai potenti stimoli della tecnologia e dei social network -. Milan Čapalija, psichiatra e Majda Fajdetić, pedagogista del Ministero dell’Istruzione di Zagabria, hanno messo in luce metodologie diverse di promozione di un’ azione pedagogica che possa rivalutare il contributo del gioco e dello sport. Diversi laboratori con esperienze di interazione pratica si sono conclusi con un momento di gioco insieme ai ragazzi della scuola media nella graziosa piazza centrale della città. Un banco di prova ed al tempo stesso un occasione per fare esperienza della caratteristica di Sportmeet: il dialogo come risorsa ed opportunità imprescindibile per promuovere una nuova cultura dello sport. A testimoniare il clima di stima e di fiducia cresciuto in questi anni, Alexandar Ivanosky (Serbia) metteva in luce le capacità dello sport croato di eccellere nei giochi di squadra e chiedeva una interazione ancora più stretta per condividere lo spirito di fraternità che anima questo gruppo nei Balcani e non solo. In finale si è annunciata la prossima Summer School 2016 che si svolgerà, dal 14 al 17 luglio, nella stessa città di Krizevci.(altro…)
Il musical “Life, love, light”, ispirato alla vita della beata Chiara Luce Badano, è arrivato in Perù: lo scorso 10 ottobre, pochi giorni dopo il quinto anniversario della beatificazione della giovane di Sassello, lo spettacolo è infatti andato in scena a Lima. I giovani peruviani del Movimento dei Focolari già mesi fa erano entrati in contatto con i loro coetanei spagnoli – che avevano portato in scena a Burgos quest’opera nella loro lingua – così da avere i materiali; e grazie alla collaborazione con la Comunità di Villaregia e le Misioneras Identes – dato che, ammettono, “l’opera superava le nostre forze” – ed alcuni professionisti hanno intrapreso la preparazione del musical. Sono stati 75 i giovani che hanno partecipato alla sua realizzazione, sia dei Focolari che delle altre realtà coinvolte. E non è mancata nemmeno una serie di “fortunate coincidenze” in cui questi ragazzi hanno visto la mano della Provvidenza: dalla disponibilità di una sala con centinaia di posti in un rinomato quartiere di Lima, ai pasti per tutta la squadra arrivati grazie alla generosità di un’aderente al Movimento, alle interviste rilasciate a due canali televisivi – di cui uno ha registrato lo spettacolo per trasmetterlo in differita. Anche i cinquecento spettatori non hanno fatto mancare la loro generosità: l’ingresso era libero, ma con l’invito ad offrire alimenti a lunga conservazione – che sono arrivati in grande quantità – da destinare alle persone assistite dalla Comunità di Villaregia. Di grande successo infine anche lo spettacolo propriamente detto che, nelle testimonianze dei partecipanti, ha permesso loro di scoprire e valorizzare molti talenti. Toccante soprattutto la testimonianza della madre di una ragazza di 13 anni, colpita da una grave forma di depressione, che ha affermato: “Avete cambiato la vita a mia figlia”.A chiudere la serata è stato il messaggio inviato dai genitori della giovane beata, Ruggero e Maria Teresa Badano, con i ringraziamenti per quanto realizzato: «La sua tensione alla santità e la fedeltà ai valori del Vangelo di Gesù – scrivono – hanno guidato Chiara Luce anche nei momenti più difficili della sua esistenza, e siamo convinti che saprà ispirarvi. Perché – come ripeteva la sua madre spirituale Chiara Lubich – “Avete una vita sola e vale la pena spenderla bene”». (altro…)
«Sono molto contento di essere qui nella cittadella di Loppiano. La ragione è che sono stato nominato dottore honoris causa e sono venuto per la cerimonia. Nello stesso tempo è una bellissima coincidenza: la cittadella di Loppiano celebra 50 anni della sua fondazione da parte di Chiara Lubich, di venerata memoria. Ed io come amico del Movimento dei Focolari partecipo alla gioia di questo anniversario. È normale e naturale che mi senta felice e commosso di avere il primo dottorato honoris causa che l’Istituto universitario Sophia ha voluto conferire a qualcuno. Sono il primo e ne sono felice! Ma la mia gioia e la mia felicità più grande e sentita, più che per il dottorato è per il messaggio che il Papa Francesco, mio fratello molto amato, ha voluto indirizzarmi. Attraverso questo il Papa ha voluto onorarmi ancora una volta. La sua alta persona ha voluto esprimere anche in questa occasione la determinazione di lavorare sempre di più per l’unità delle nostre chiese sorelle. Da parte del Patriarcato ecumenico, sono felice di poter assicurare Sua Santità, e voi tutti che mi ascoltate, della simile determinazione della nostra Chiesa di Costantinopoli per far progredire il dialogo ecumenico in genere, ma particolarmente tra la chiesa ortodossa e la chiesa cattolica. Perché noi siamo delle Chiese sorelle, abbiamo tante cose in comune, siamo molto più vicini che con altre chiese e denominazioni cristiane e perciò dobbiamo avanzare. Questo era il messaggio che il Papa ci ha dato venendo a Costantinopoli l’anno scorso per la nostra festa patronale. Questo è il desiderio comune che abbiamo espresso a Gerusalemme nel maggio 2014 quando ci siamo incontrati in Terra Santa per celebrare e sottolineare il 50° anniversario dell’incontro storico dei nostri predecessori.
Già all’inizio del suo Pontificato, quando ho avuto la gioia di essere presente al suo insediamento e abbiamo avuto una mezz’ora di incontro privato, ci siamo detti che dobbiamo lavorare e pregare intensamente per l’unità delle nostre chiese, per la ricomposizione dell’unità del corpo di Cristo che è la Chiesa. Questa sera avverto la sua determinazione, rinnovata attraverso il suo messaggio e mi sento felicissimo! Tornerò a Istanbul più forte, più sicuro che a Roma ho un fratello che desidera tanto lavorare con noi e pregare per far accelerare l’unità delle nostre Chiese». Stiamo avvicinandoci ai 50 anni del primo incontro tra il Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich ad Istanbul. Era il 13 giugno 1967…«Uno degli ideali del Movimento dei Focolari è l’unità della Chiesa. Chiara e i suoi collaboratori hanno lavorato molto. Lei ha visitato 23 volte Athenagoras a Costantinopoli. Poi ha incontrato Dimitrios e poi me. Nel 2008, ho visitato Chiara nell’ospedale Gemelli pochi giorni prima della sua morte. Sono sicuro che stasera Chiara è con noi, senz’altro è con noi, con la sua presenza spirituale e con la sua preghiera. Si rallegra con noi e prega per l’unità delle nostre Chiese. Tra un mese riceverò a Costantinopoli i vescovi amici del Movimento. Avremo una riunione a Halki nella scuola di teologia e lì avremo l’occasione di ricordare tutti insieme Chiara e pregare per il riposo della sua anima e per esprimere le nostre esperienze e la nostra volontà di lavorare per l’unità delle Chiese. Noi, come chiesa di Costantinopoli, siamo felici, siamo pronti ad accoglierli, a scambiare le nostre esperienze e ricambiare il bacio della pace tra Oriente e Occidente».