20 Dic 2014 | Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Povertà in Centro America e nel Sud del continente, giovani, cultura digitale, la donna, le culture originarie, gli afrodiscendenti, movimenti sociali, le nuove prospettive teologiche del continente. Alcuni degli argomenti trattati durante il II Seminario di Antropologia Trinitaria, promosso dal Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), e che si é realizzato ad ottobre scorso a Cochabamba (Bolivia). Sotto il titolo “Una Antropologia Trinitaria da e per i nostri popoli. Alterità e pluralità”, il simposio è stato portato avanti da una équipe composta da teologi esperti dell’America Latina (gesuiti, conventuali, sacerdoti del clero e laici) e la presenza del teologo italiano Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia (IUS), ateneo internazionale dei Focolari, con sede presso la cittadella di Loppiano (Firenze). Da evidenziare la partecipazione attiva di 4 studenti dello IUS provenienti dalla Bolivia, Colombia e Argentina. Infatti, l’ateneo sta muovendo i primi passi per radicarsi anche in America Latina. Il primo giorno, si è tenuta una conferenza stampa online con giornalisti per presentare il primo libro dell’équipe che già ha lavorato l’anno scorso nel seminario realizzato nella cittadella argentina dei Focolari “Mariápolis Lia”. Presenti giornalisti di Brasile, Colombia, Paraguay, Cile, Ecuador, Perù, Bolivia e Argentina. Una nota singolare è stata la visita realizzata all’Istituto di Missionologia, di cui il direttore dott. Roberto Tomichá, aborigene francescano, è membro dell’équipe centrale di Antropologia Trinitaria. I congressisti hanno visitato il centro di studio che è stato pensato secondo categorie e parametri indigeni. Il quell’occasione il direttore, ha espresso la sua convinzione di trovare nell’antropologia trinitaria “il fondamento per la teologia dei popoli originari”. Affinché questo itinerario di riflessione comune, di pensiero e vita continui, si è deciso che sia il nascente Istituto Universitario Sophia latinoamericano a rappresentarli davanti al CELAM. In questo accordo ci sono i diversi atenei a cui appartengono i vari partecipanti. Trattandosi di teologi riconosciuti a livello latinoamericano e anche mondiale, hanno sorpreso tutti le loro impressioni che sottolineano “la profonda libertà e feconda creatività che sperimentiamo nell’équipe di lavoro, nella metodologia stabilita, e nell’orizzonte verso il futuro”. Il prossimo appuntamento sarà in Argentina nel 2015. (altro…)
15 Dic 2014 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Questo dado sia il segno che ci ricorda che la pace è un bene prezioso, da coltivare sempre, con l’impegno di tutti». Sono le parole del vicesindaco di Trieste, Fabiana Martini, nell’inaugurazione dell’aiuola e il “Dado della Pace”, il 21 novembre scorso. La struttura in acciaio e policarbonato, di 60 cm per lato, ubicata nel giardino pubblico “Muzio de Tommasini” della città, porta sulle sei facce i singolari motti: “ci aiutiamo a vicenda, perdono l’altro, amo per primo, ascolto l’altro, condivido con gli altri e accolgo tutti”. Promossa dal Comune di Trieste e realizzata dall’associazione Azione per un Mondo Unito (AMU), espressione sociale del Movimento dei Focolari, nel centenario dell’inizio della prima guerra mondiale, l’iniziativa è frutto di un progetto già avviato in altre città italiane come Trento e Rovigo, ma anche in paesi più lontani come l‘Ungheria ed il Pakistan. Quale l’obiettivo? Quello di favorire percorsi di educazione alla pace, coinvolgendo in particolare bambini e ragazzi delle scuole ma anche insegnanti, educatori, famiglie e tutti gli adulti di ogni età che desiderano impegnarsi su questo importante e sempre attuale fronte.
Alla partecipata e affollata cerimonia, condotta da Roberto Mosca di Azione per il Mondo Unito e allietata dalle musiche e dai canti di tanti bambini, ragazzi e giovani, hanno preso parte numerose classi di scuole di ogni ordine e grado e sono intervenuti anche, oltre al vicesindaco Fabiana Martini, gli assessori comunali ai Lavori pubblici, Andrea Dapretto, e all’Educazione, Antonella Grim, che hanno sottolineato la validità del progetto, nonché l’importanza e il valore di costruire relazioni vere e di pace. Chi passerà davanti alla nuova “aiuola della pace” con al centro il “dado della pace”, potrà farlo ruotare, per cominciare, quasi per gioco, a cercare di costruire un personale, ma sempre importante cammino di pace. Ispirato all’arte di amare proposta da Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, questo “gioco pedagogico” punta così a far mettere in pratica ogni giorno la frase che esce dal lancio del dado. L’iniziativa si sviluppa nell’ambito di un progetto didattico più ampio, che ha visto e vede impegnate diverse insegnanti, numerose classi di scuole, soprattutto materne ed elementari, che hanno già iniziato con i ragazzi un quotidiano percorso di sensibilizzazione alla pace e alla solidarietà. Fonte: Ufficio Stampa Comune di Trieste (altro…)
15 Dic 2014 | Cultura

Un’agenda per tutti coloro che hanno a cuore la preziosa realtà della famiglia. Ricca di esperienze, storie vere, scritti, citazioni e pensieri di personaggi di culture e tradizioni diverse da tutto il mondo, iniziative di solidarietà e… un pratico schema mensile per il bilancio familiare. Un’agenda frutto della vita di tante famiglie, che accompagna giorno per giorno, per attingere dalla famiglia l’energia e la forza “di quell’amore tipico che può sempre rinascere, dove ci si sa aprire ai bisogni dell’umanità…”. (Chiara Lubich). L’AGENDA DELLA FAMIGLIA SOSTIENE I PROGETTI DI SOSTEGNO A DISTANZA DI FAMIGLIE NUOVE
Città Nuova ed.
12 Dic 2014 | Cultura
The excerpts on the Eucharist from Chiara Lubich’s writings that are collected here reflect the deep union with God that she experienced both as an individual and as a living member of the Body of Christ which is the Church. Available from New City Press (NY). Orders and enquiries
12 Dic 2014 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Non un semplice doposcuola, o una mera opportunità di lavoro. Udisha è molto di più, un vero e proprio punto di riferimento per i bambini, le famiglie e l’intera comunità». Lo scrive Susanna Svaluto Moreolo, giovane volontaria italiana, la prima dall’Italia a prestare servizio presso questo progetto del Movimento dei Focolari a Goregaon, uno degli slum di Mumbai, 400mila abitanti, a 40 minuti di treno dal centro città. Udisha, in urdu “Il raggio di sole che porta una nuova alba” coinvolge ogni anno oltre 100 bambini, ragazzi e giovani (dai 4 ai 22 anni) e molte madri: sono 60 quelle inserite nei progetti di microcredito. È un progetto nato sulla base della spiritualità dell’unità, secondo la convinzione di Chiara Lubich che nel Vangelo vissuto è insita la più grande forza di trasformazione sociale. Concretamente, si tratta di attività di doposcuola, counseling, terapia occupazionale per i bambini e ragazzi; si contribuisce al pagamento delle tasse scolastiche; produzione e vendita di borse per l’attività di microcredito; giornate di convivialità e incontri organizzati con i genitori, e supporto economico per le famiglie. «Ciò che più mi ha colpito – continua Susanna, studentessa – è la consapevolezza, soprattutto da parte dei ragazzi, dell’opportunità che il progetto offre loro come studenti e come persone e, conseguentemente, il loro impegno e la loro attiva partecipazione al progetto stesso. I ragazzi trovano in Udisha una vera e propria seconda casa, delle persone con cui confidarsi e sul cui aiuto sanno di poter contare. Molto importante, sotto questo punto di vista, è la presenza di un counselor che fornisce un supporto psicoeducativo ai ragazzi e ai genitori».
I volontari svolgono la loro vita quotidiana a Udisha, e l’impressione è che il progetto ricopra «un ruolo centrale per coloro che ne fanno parte. Lo si coglie da come i bambini lavorano in gruppo tra loro e da come i più grandi sono responsabili verso i più piccoli, dalle madri che vengono a Udisha almeno tre volte al giorno per accompagnare i bambini, portare loro il pranzo e riprenderli, per poi tornare nuovamente per lavorare al progetto delle borse che le coinvolge direttamente. Significativo è anche il fatto che tra le insegnanti del doposcuola ci siano anche delle ragazze che in passato sono state destinatarie del progetto e che continuano a farne parte come volontarie». Un’esperienza in cui ciascuno può mettere al servizio degli altri ciò che sa fare meglio, nel caso di Susanna ad esempio, la danza: «Ho avuto modo di insegnare danza sia ai ragazzi che alle mamme, preparando con loro un’esibizione in occasione della festa dell’indipendenza. Questo mi ha coinvolto particolarmente, perché mi ha permesso di confrontarmi con delle donne, che hanno aderito con entusiasmo all’attività, facendomi comprendere l’importanza di creare degli spazi di svago, che consentano loro di dedicarsi del tempo e di evadere un po’ dalla routine quotidiana». Un’impressione prima di lasciare il subcontinente indiano? «Credo che l’esperienza a Udisha rappresenti una bellissima opportunità perché permette di vivere appieno la realtà indiana: l’ospitalità, la dignità, il cibo, l’aspetto religioso e il rispetto reciproco per le diverse religioni e culture, i rituali, i weekend passati con una famiglia indù e in generale con le famiglie di Udisha… rispetto alle paure che avevo prima di partire tutti questi aspetti hanno fatto sì che quelle paure venissero dimenticate». (altro…)
11 Dic 2014 | Cultura, Nuove Generazioni
Osservare, coinvolgere, pensare. Ma anche: agire, valutare, celebrare. Sono 6 azioni che riassumono i passi per elaborare un progetto sul territorio che coinvolga un’intera comunità a partire dai ragazzi. Come? Stimolando uno sguardo diverso nel proprio percorso quotidiano, ad esempio da casa propria a scuola, raccontando situazioni, fatti che segnalino un problema specifico. Da lì, la pianificazione di un intervento che rispetti gli indicatori “pro sociali” e di fraternità, intendendo per “pro sociali” quei comportamenti che, senza aspettarsi niente in cambio, favoriscono gli altri secondo i loro bisogni, aumentando la possibilità di generare una reciprocità positiva.
Questo è solo uno dei progetti e delle azioni in campo nel grande panorama dei Ragazzi per l’Unità: c’è Run4Unity, Super Soccer, il Cantiere Uomo Mondo, Coloriamo la Città, i Progetti-dare di Schoolmates e altro ancora in elaborazione, possibile grazie anche ad una rete di animatori, giovani e adulti. Nei giorni scorsi si sono radunati a Castel Gandolfo (27-30 novembre), un centinaio, provenienti in maggioranza dall’Italia, con rappresentanti da Francia, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Slovenia, Ungheria e con un po’ di chilometri in più da Guatemala, Paraguay e India. Ad unirli, la passione di formare le nuove generazioni, lavorando insieme. Non lesinano tempo ed energie, nella convinzione che «senza una adeguata opera di formazione, è illusorio pensare di poter realizzare un progetto serio e duraturo a servizio di una nuova umanità». Lo aveva detto papa Francesco, all’udienza generale col Movimento dei Focolari, nel consegnare la parola “fare scuola”. «Chiara Lubich aveva a suo tempo coniato un’espressione che rimane di grande attualità: oggi – diceva – occorre formare “uomini-mondo”, uomini e donne con l’anima, il cuore, la mente di Gesù e per questo capaci di riconoscere e di interpretare i bisogni, le preoccupazioni e le speranze che albergano nel cuore di ogni uomo». Ma per formare, bisogna formarsi: è per questo che ampio spazio è stato dato ad approfondire il pensiero di Chiara Lubich sull’educazione, e ad un approccio psico-pedagogico mirato a promuovere “Life Skills” (competenze per la vita) nel gruppo di adolescenti. Oltre all’educazione “tra pari”, di cui un adolescente ha necessario bisogno, rimane fondamentale il ruolo dell’animatore, un adulto che dà fiducia, che lascia spazio per la creatività, la libera iniziativa, la possibilità di sperimentare se stessi, di mettersi alla prova.
Ed è con questo sguardo che prendono vita anche le nuove iniziative, come Up2Me-Project, un progetto di educazione all’affettività e sessualità nell’età evolutiva, portato avanti in sinergia tra l’equipe dei Ragazzi per l’Unità e Famiglie Nuove, che si rivolge a preadolescenti e adolescenti. Il paradigma di riferimento è la persona-relazione, nella visione antropologica che scaturisce dal carisma dell’unità, cioè la persona nel suo essere in relazione con l’altro, nella capacità di amare ed essere amati, di donare e di accogliere. L’invito poi a cogliere i “segni dei tempi” nella rivoluzione digitale, e a immergersi in questa cultura senza ingenuità, viene da Jesús Morán in un momento di dialogo con gli animatori. E Maria Voce, nel rilanciare, a 30 anni dalla nascita del vasto movimento giovanile dei Focolari, il percorso dei Ragazzi per l’Unità invita ad «una maggiore attenzione alla povertà e alla sobrietà di vita» camminando insieme ai ragazzi per uscire dal rischio costante del consumismo che, per l’ultimo modello di smartphone, ti fa perdere magari di vista le grandi povertà materiali. (altro…)