23 Mar 2013 | Cultura, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sandra, fin da piccola, ha sempre mostrato una grande apertura verso gli altri. Glielo avevamo insegnato noi, suoi genitori, eppure quando un giorno ci chiese di ospitare a casa nostra una sua amica con delle difficoltà, rimanemmo un po’ perplessi. Sandra, però, era così determinata, da non poterle dire di no. Decidemmo quindi di lasciar cadere tutti i pregiudizi e di accogliere la sua amica come una figlia. Questa ragazza, sentendosi amata, pian piano cominciò a rivelarci i suoi problemi familiari. Rimase con noi qualche giorno e quando partì ci ringraziò molto. In realtà, eravamo noi grati a nostra figlia, che ci aveva dato modo di aprire il nostro cuore e di creare un rapporto profondo con la sua amica. Con lei, in seguito, nostra figlia ha organizzato aiuti per i terremotati, raccogliendo una grande quantità di abiti, giochi e uova di Pasqua. Nostro figlio Massimo, da piccolo, ci aveva sorpreso, quando, aprendo la porta di casa ad un povero con un bimbo piccolo, era corso in camera a prendere un modellino di macchina, il suo preferito, per donarlo a quel bambino. Divenuto grande, ci è sembrato di vederlo allontanarsi da noi, indifferente a quanto gli dicevamo, insofferente alla nostra disponibilità verso gli altri. Come genitori sapevamo di non doverlo assillare con prediche, sicuri che Dio avrebbe continuato a indicargli la giusta strada. L’anno scorso, al momento di imbarcarsi sull’aereo che l’avrebbe portato all’estero per un periodo di studio, ci ha consegnato una lettera per i suoi amici, dicendoci che potevamo leggerla anche noi. Era un modo per rivelarci i tesori del suo animo che non avevamo saputo vedere. Un dono inaspettato che colmava un vuoto nei nostri cuori. Avevamo sempre cercato di trasmettere ai nostri figli l’apertura verso tutti. Così era cominciata anche la storia dell’amicizia con Joe. Con una sonora scampanellata. Quando aprimmo la porta, ci eravamo trovati davanti un giovane nigeriano che voleva piazzare qualche oggetto. Come tanti suoi connazionali, viveva facendo il venditore ambulante. Comprammo qualcosa, uno strofinaccio per la cucina, un piccolo attrezzo. Ma ci sembrò poco. Lo facemmo entrare, ci scambiammo i numeri di telefono, promettendogli che l’avremmo invitato a uno dei nostri incontri in parrocchia. Avvicinandosi il giorno dell’incontro, ci ricordammo di Joe. Eravamo in dubbio se chiamarlo, ma lui rispose con entusiasmo, dicendo: “Tutti sembrano gentili all’inizio, ma poi subito ti dimenticano”. Da allora abbiamo intrecciato con lui un legame forte, condividendo le difficoltà e cercando per lui un lavoro, cosa non facile a causa della sua situazione irregolare. L’abbiamo aiutato a trovare un alloggio, sostenendolo in molti. Joe si è poi sposato, ha avuto un figlio. Quando ci ha chiesto di fare da padrini al piccolo, con commozione abbiamo ripensato alla nostra lunga amicizia, una delle tante nate aprendo la porta di casa». (Maria Luisa e Giovanni, Italia) Da “Una Buona Notizia, gente che crede gente che muove”, Città Nuova Editrice, Roma 2012, pag. 134-135. (altro…)
22 Mar 2013 | Cultura
Decadenza della democrazia? In realtà, è più esatto parlare di declino di una sua forma incompiuta. Finora, infatti, ogni democrazia ha proclamato uguaglianza e libertà per tutti, ma al massimo li assicurava per qualcuno. Nel volume alcune delle principali teorie contemporanee della democrazia (da Kelsen a Rawls, da Dewey a Habermas, da Dahl a Sandel) al vaglio del principio dell’interdipendenza. Il risultato avvalora la necessità di elaborare un pensiero politico che recuperi pienamente il significato profondo della relazione fraterna nella più grande comunità politica. Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, è docente di Teoria politica all’Istituto Universitario Sophia (Loppiano) e di Storia delle dottrine politiche alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino Angelicum. È autore di numerose monografie e pubblicazioni sulla storia del pensiero politico antico, medievale e moderno, e sulla teoria politica contemporanea. Fonte: Citta’ Nuova Online (altro…)
22 Mar 2013 | Cultura

Una vita trascorsa “al buio” eppure piena di Luce. È la storia di don Raffaele Alterio, sacerdote napoletano non vedente dal giorno della celebrazione della sua prima messa. Raggiunto il cinquantesimo anno di vita sacerdotale, ripercorre la sua storia: un mosaico di personaggi, fatti, gioie e difficoltà…. Una vita felice, gioiosa, pienamente realizzata nonostante la sua forte disabilità – e spiritualmente feconda che acquista nuovo slancio vitale con la conoscenza e l’adesione alla spiritualità del Movimento dei focolari. È la testimonianza di una eangelizzazione frutto prima di tutto dell’essere più del fare.
“Un libro che costituisce un vero sussidio nelle meditazioni quotidiane e nella riscoperta della più autentica e profonda dimensione umana” (dalla Prefazione al libro del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli)
Raffaele Alterio, sacerdote diocesano della parrocchia di Gesù Cristo Lavoratore (Casalatore, Napoli), ha pubblicato: Cinquant’anni di luce, la mia avventura di prete non vedente (2010).
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21 Mar 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Let’s Bridge, costruiamo ponti!
Si ispira all’esperienza del Genfest svoltosi a Budapest nel settembre 2012 la parola chiave dello spettacolo “Youth4Syria”, giovani per la Siria. “Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere innalzate le difese”; così recita l’Atto Costitutivo dell’ UNESCO, che, in virtù di principi e valori comuni, ha voluto conferire il proprio sostegno al Progetto Mondo Unito (United World Project), promosso dai Giovani per un Mondo Unito e presentato appunto durante il Genfest, cui è connessa l’idea di un Osservatorio sulla Fraternità. L’obiettivo è quello di rilevare iniziative volte alla costruzione della pace, della fraternità tra popoli di culture e religioni diverse e di rendere visibili le azioni in favore di un mondo più unito. Sulla base di questa unità di intenti nasce dunque “Youth4Syria”. Cuore della serata sarà l’incontro con Wael Salibe, giovane giornalista siriano, il quale racconterà la Siria di ieri e di oggi, attraverso esperienze personali e documenti audiovisivi. Seguirà un momento artistico realizzato grazie al concorso di diverse associazioni e da artisti che hanno aderito all’iniziativa; si succederanno brani strumentali, canti polifonici, poesie.
Sarà possibile seguire la diretta via streaming attraverso la pagina facebook Youth4Syria dove si potranno lasciare messaggi e commenti all’evento, alcuni dei quali verranno letti nel corso della serata. L’evento si svolgerà presso la Chiesa Collegiata di Deliceto (FG), alle ore 20. L’intera somma raccolta sarà devoluta in favore dei rifugiati siriani attraverso l’Associazione AMU-Azione per un Mondo Unito che già opera il Libano ed in Siria. Chiunque volesse inviare un’offerta anche dopo o a distanza, può farlo tramite: – conto corrente postale 81065005 intestato a Associazione Azione per un Mondo unito – conto corrente bancario, intestato come sopra, presso Banca Etica, filiale di Roma, IBAN IT16 G050 1803 2000 0000 0120 434, specificando come causale: Gen Siria (altro…)
21 Mar 2013 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Dopo cinque mesi di preparazione teorica presso l’Istituto Universitario Sophia (IUS) – racconta Cristina Viano vincitrice insieme a Jena Debbaneh della borsa di studio AIEC per una ricerca sull’impatto sulla povertà delle iniziative EdC–, la “Missione Edc in Serbia.” è stata un’ottima opportunità. Per intraprendere questo studio, infatti, è indispensabile entrare nella logica dell’Economia di Comunione: capire come queste imprese vivono la cultura del dare nel quotidiano e a quali bisogni concreti rispondono gli aiuti.
«Tre figure possono rappresentare idealmente – prosegue Cristina Viano – la varietà degli incontri con le aziende EdC che abbiamo incontrato in questo viaggio. Alcune famiglie di allevatori ci hanno ricordato le basi della comunione in economia e la semplicità dell’ambiente famigliare e comunitario in cui può svilupparsi, a partire dalla cooperazione tra piccoli produttori e dal dono non di utili, ma di parte degli animali allevati. Una realtà molto diversa: una grande azienda operante in campo agricolo, alimentare e commerciale, ha messo in luce i dilemmi e le sfide che comporta conciliare valori di comunione e crescita dimensionale, condivisione e investimenti, rapporti con la comunità locale e con le banche. Infine, la figura dell’imprenditore EdC, determinato nel garantire la qualità dei propri prodotti e del lavoro dei propri dipendenti, e nell’ampliare gradualmente la propria attività senza indebitarsi, anzi offrendo ai propri clienti dei crediti senza interessi in una solida fiducia reciproca. È evidente come ancora l’economia serba risenta delle conseguenze della guerra. In alcuni paesi la povertà è diffusa e la disoccupazione elevata. Per questo motivo la spontaneità, la coerenza, la passione che abbiamo incontrato nei tre esempi appena descritti, e in tanti altri nella regione della Vojvodina, sono testimonianze importanti. Ci è apparso ancora più evidente che fare economia di comunione non vuol dire limitarsi ad una donazione impersonale di denaro, o all’applicazione di un particolare sistema manageriale. Ma significa, innanzitutto, vivere appieno la propria realtà locale, avere l’energia per inventare un nuovo lavoro a partire da una piccola produzione familiare, farsi animatori di comunità in grado di offrire servizi e vicinanza a chi è in difficoltà».
«Vedere di persona la realtà – aggiunge Jena Debbaneh – è sempre molto diverso dal “leggerla” dai soli numeri. Abbiamo incontrato tante persone. Tutti erano pronti a condividere la loro storia: come e perché ricevono aiuti, per quanto tempo, e come li utilizzano. Era importante per noi capire le loro storie, per farci un’idea precisa di cos’è veramente un “aiuto”, ma anche i loro desideri per il futuro; le risposte denotavano sempre una certa fiducia nel futuro, il che ci fa pensare che queste persone non siano prigioniere di una “trappola della povertà”. Ricordo una famiglia residente nella campagna vicina a Belgrado. Le domande che avevamo in mente prima di far loro visita venivano meno davanti alla realtà della loro casa. Era evidente l’estrema povertà materiale, ma anche la gioia nell’ospitare e nel condividere cibo e bevande. Abbiamo ricevuto in abbondanza cibo, ma anche felicità e amore, comprendendo che questa famiglia donava e condivideva – come la vedova povera del Vangelo– , essendo in realtà ricchi perché sanno cosa vuol dire la “cultura del dare”. In questo viaggio – conclude Jena –, ho compreso cosa voleva dire e fare Chiara Lubich quando ha lanciato in Brasile nel 1991 l’Economia di Comunione: eliminare povertà e diseguaglianza, e per questo creare imprese con una cultura nuova. I poveri sono il fine dell’EdC e la loro inclusione nelle imprese è il mezzo per valutarne l’efficacia». Fonte: Edc online Leggi anche: Economia di Comunione: missione in Serbia (altro…)
16 Mar 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Spiritualità
«…Sogno, nella nostra Chiesa, un clima più aderente al suo essere Sposa di Cristo; una Chiesa che si mostri al mondo più bella, più santa, più carismatica, più conforme al modello Maria, quindi mariana, più dinamica, più familiare, più intima, più configurata a Cristo suo Sposo. La sogno faro dell’umanità. E sogno in essa una santità di popolo, mai vista. Sogno che quel sorgere – che oggi si costata – nella coscienza di milioni di persone d’una fraternità vissuta, sempre più ampia sulla terra, diventi domani, con gli anni del 2000, una realtà generale, universale. Sogno con ciò un retrocedere delle guerre, delle lotte, della fame, dei mille mali del mondo. Sogno un dialogo d’amore sempre più intenso fra le Chiese così da far vedere ormai vicina la composizione dell’unica Chiesa. Sogno l’approfondirsi d’un dialogo vivo e attivo fra le persone delle più varie religioni legate fra loro dall’amore, “regola d’oro” presente in tutti i loro libri sacri. Sogno un avvicinamento e arricchimento reciproco fra le varie culture nel mondo, sicché diano origine a una cultura mondiale che porti in primo piano quei valori che sono sempre stati la vera ricchezza dei singoli popoli e che questi s’impongano come saggezza globale. Sogno che lo Spirito Santo continui a inondare le Chiese e potenzi i “semi del Verbo” al di là di esse, cosicché il mondo sia invaso dalle continue novità di luce, di vita, di opere che solo Lui sa suscitare. Affinché uomini e donne sempre più numerosi s’avviino verso strade rette, convergano al loro Creatore, dispongano anima e cuore al suo servizio. Sogno rapporti evangelici non solo fra i singoli, ma fra gruppi, movimenti, associazioni religiose e laiche; fra i popoli, fra gli stati, sicché si trovi logico amare la patria altrui come la propria. E’ logico il tendere a una comunione di beni universale: almeno come punto d’arrivo. Sogno un mondo unito nella varietà delle genti… Sogno perciò già un anticipo di cieli nuovi e terre nuove come è possibile qui in terra. Sogno molto, ma abbiamo un millennio per vederlo realizzato». (tratto da Chiara Lubich, Attualità leggere il proprio tempo (a cura di Michele Zanzucchi), Città Nuova Editrice, Roma 2013) (altro…)