9 Nov 2012 | Centro internazionale, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Dalla chiesa riformata e dalle chiese libere, metodisti e cattolici, personalità del mondo ecumenico, pastori e pastoresse, parroci, assistenti pastorali, membri di diversi movimenti da tutte le regioni linguistiche della Svizzera. 250 persone, al di là di ogni previsione, affollano la sala dell’Hotel Kreuz a Berna dove, l’8 novembre, si è svolto un simposio ecumenico organizzato dal Movimento dei Focolari dal titolo “Ecumenismo: dove sta andando?”. Al tavolo dei relatori tre ospiti di riguardo: un cardinale, una donna laica, un pastore riformato. Da Roma sono venuti infatti il card. Koch, svizzero, ora presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani e la presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce; a fare gli onori di casa, Gottfried Locher, presidente della Federazione delle chiese evangeliche della Svizzera (Fces) . Le loro relazioni indagano vari aspetti dell’impegno ecumenico con approcci diversi e una convinzione comune forte: il cammino ecumenico è irreversibile ed irrinunciabile, nonostante i segnali di stanchezza che a volte lo caratterizzano, facendolo apparire talora una missione impossibile. “Finché lotteremo per l’unità – afferma la presidente della Comunità di lavoro delle chiese cristiane in Svizzera (Clcc), Rita Famos – siamo sulla via giusta, vuol dire che non abbiamo deposto le armi. Oggi vogliamo stimolare il dialogo fra chi spera sognando, con chi lotta per l’unità”. In effetti uno dei “pericoli” nel cammino ecumenico è quello di “abituarsi alle differenze pensando di stare bene senza l’altra Chiesa”, sostiene Locher. Forse “ci siamo messi comodi”, non troviamo più che “questa divisione è scandalosa”. Da qui il suo invito a “costruire più unità lì dove per ora è possibile”, a partire dalle chiese riformate cantonali spesso tanto indipendenti fra di loro, per trovare più comunione e una voce, un messaggio comune in quanto chiesa riformata Svizzera nei temi importanti. Forte il suo richiamo costante alla forza trasformante della Parola.
Tanti sono i protagonisti di questo percorso che vive ora momenti di entusiasmo, ora fasi di stallo. Fra questi i papi, come ricorda il card. Koch citando la passione ecumenica che ha portato ad esempio Giovanni XXIII ad istituire nel 1960 il segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani – l’attuale Pontificio consiglio da lui presieduto -; che ha visto Paolo VI molto vicino al mondo dell’ortodossia di Costantinopoli con la cancellazione, tra l’altro degli anatemi reciproci che hanno “espulso il veleno della scomunica” dopo 900 anni, e lo hanno portato ad incontrare il primate anglicano Ramsey. E poi Giovanni Paolo II coi suoi tanti gesti concreti per l’ecumenismo, fino a Benedetto XVI, che nel suo primo messaggio ha affermato di voler lavorare con tutte le forze per l’unità dei cristiani. Non solo l’ecumenismo promosso dai responsabili delle Chiese, né solo quello portato avanti dai teologi; c’è, ed è vitale, un ecumenismo della base, un ecumenismo della vita, un ecumenismo di popolo. Ed è quello di cui parla Maria Voce che racconta – citando esperienze concrete di bambini e di adulti in diversi paesi – quanto l’accento posto sulla vita della Parola, la fede nella promessa di Gesù di essere presente “dove due o più sono uniti” nel Suo nome (Mt 18,20), l’amore a Gesù crocifisso e abbandonato simbolo di ogni disunità, punti forti della spiritualità dei Focolari, si siano rivelati “ecumenici” attraverso la vita; quanto abbiano aperto, cioè, campi di dialogo fra cristiani di diverse chiese (attualmente 350) che ritrovano ora in un punto, ora nell’altro, aspetti fondamentali del loro credo. Un “ecumenismo dal basso che non si oppone a quello dall’alto. È un tipo di dialogo che può servire come humus, sul quale gli altri possono fiorire e svilupparsi”, sostiene la presidente dei Focolari.
Tanti sono i dialoghi esistenti fra le Chiese, tanti i tipi di dialogo, diversi i livelli raggiunti. E le difficoltà, che non mancano, spesso fanno vedere lontana la meta del testamento di Gesù realizzato. A volte si perde di vista la strada da intraprendere, ci si allontana più che avvicinarsi. In sala viene ricordato che Gesù, nella sua preghiera, non ha comandato l’unità: l’ha chiesta al Padre. Quello a cui noi cristiani siamo dunque chiamati è collaborare con passione e pazienza; ma l’unità è un dono di Dio da invocare insieme. Così come insieme dobbiamo sentire il dolore della divisione, insieme riconoscere la colpa della disunità, insieme lavorare perché “tutti siano uno”. Una società sempre più scristianizzata esige la testimonianza e l’impegno di cristiani uniti. Anche questa è convinzione comune. di Aurora Nicosia, inviata (Fonte: Città Nuova online) (altro…)
31 Ott 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il 31 ottobre i cristiani evangelici tedeschi e i protestanti in tutto il mondo celebrano il ‘Giorno della Riforma’. Si ricorda l’inizio della Riforma di Lutero che, nel 1517, secondo una tradizione, affisse 95 tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg (Germania). Molte sono le celebrazioni liturgiche, letture bibliche, concerti musicali che si svolgono in questo giorno. In Svizzera, invece, lo si festeggia la prima domenica di novembre. Il 27 ottobre del 2002, Chiara Lubich è invitata a parlare nella cattedrale riformata di S. Pierre a Ginevra, culla della Riforma protestante di Calvino, introdotta dall’allora presidente della Chiesa protestante di Ginevra, il pastore Joël Stroudinsk: «Tra alcuni giorni il protestantesimo nella sua diversità festeggerà la Riforma. All’infuori di ciò che costituisce la sua specificità, essa è oggi condivisa da altre confessioni cristiane, rappresentate qui, questa mattina, nella loro diversità. È la passione del Vangelo. La volontà di iscrivere la forza di una parola che trasforma il mondo nella propria esistenza e nel quotidiano, nei suoi molteplici aspetti sociali, economici, politici. È la sfida che la signora Chiara Lubich… ha messo in rilievo. È con spirito di riconoscenza e di comunione che l’accogliamo stamane in questo luogo».

Chiara Lubich a Ginevra nella cattedrale riformata di S.Pierre (27.10.2002)
Davanti alla cattedrale gremita da più di 1500 persone, Chiara inizia il suo discorso con queste parole: «Il 3 novembre prossimo si celebrerà qui a Ginevra l’anniversario della Riforma, una festa religiosa che auguro ricca dei migliori doni spirituali a tutti i cristiani delle Chiese Riformate, miei amatissimi fratelli e sorelle. In quel giorno risuonerà quindi forte una parola: “riforma”, appunto. Riforma, espressione che dice desiderio di rinnovamento, cambiamento, rinascita quasi. Parola speciale, attraente, che significa vita, più vita. Parola che può suscitare anche una domanda: il sostantivo “riforma”, l’aggettivo “riformata”, valgono unicamente per la Chiesa che ha in Ginevra il suo centro? O non sono parole applicabili in qualche modo a tutte le Chiese? Anzi non erano forse tipiche della Chiesa da sempre?». «Dice – continua Chiara – il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: “La Chiesa peregrinante è chiamata da Cristo a questa continua riforma di cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno”([1]). E, se osserviamo bene la storia della Chiesa, e in particolare gli anni in cui noi cristiani eravamo ancora uniti, vediamo che Gesù, con lo Spirito Santo, ha sempre pensato, voluto, orientato la sua Sposa verso una continua riforma, sollecitandone un costante rinnovamento. Per questo ha mandato sulla terra, di tempo in tempo, doni, carismi dello Spirito Santo che hanno suscitato correnti spirituali nuove o nuove Famiglie religiose. E con esse ha riofferto lo spettacolo, in uomini e donne, di una vita evangelica totalitaria e radicale». E conclude: «Carissimi fratelli e sorelle, l’abbiamo capito: il tempo presente domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità lacerata da secoli. E’ questa la riforma delle riforme che il Cielo ci chiede; è il primo e necessario passo verso la fraternità universale con tutti gli altri: uomini e donne del mondo. Il mondo infatti crederà se noi saremo uniti. Lo ha detto Gesù: “Che tutti siano uno (…) affinché il mondo creda” (cf Gv 17,21). Dio questo vuole! Credetemi! E lo ripete e lo grida con le presenti circostanze che permette. Che egli ci dia la grazia, se non di veder realizzato tutto questo, almeno di prepararlo[2]».
[1] Unitatis Redintegratio
6.
[2] Chiara Lubich, Il dialogo è vita, Città Nuova Editrice, R
oma, 2007, p.37, 43-44
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22 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il dott. Rowan Williams al Sinodo dei vescovi
«È stato sicuramente un altro fatto inedito: un Arcivescovo di Canterbury che rivolge un intervento al Sinodo dei Vescovi a Roma; e che intervento è stato! Invitato dal Papa a parlare al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, Rowan Williams si è concentrato non su nuove strategie o metodi di evangelizzazione, ma sulla formazione in noi cristiani di quella Nuova Umanità alla quale Cristo chiama la sua Chiesa: una formazione in ciascuno di noi che rifletta l’Uomo Nuovo, Gesù Cristo, e che sia costruita attraverso una vita di contemplazione disciplinata. Nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, il dott. Williams ha ricordato al Sinodo uno dei più importanti aspetti della teologia del Vaticano II, ossia il suo rinnovamento dell’antropologia cristiana: una visione dell’umanità fatta a immagine di Dio, e della grazia “che perfeziona e trasfigura quell’immagine così a lungo oppressa dalla nostra abituale ‘inumanità’”. Questo, per i membri del Movimento dei Focolari, richiama immediatamente la chiamata di Chiara Lubich verso una nuova e piena antropologia cristiana. Adesso, la cosa che maggiormente ispira, è l’invito dell’Arcivescovo a vedere Dio, non solo come il “Primo Teologo”, come formulato da Santa Edith Stein, ma come “il primo contemplativo, l’eterno paradigma di quell’attenzione generosa verso l’altro che porta non la morte ma la vita”. La posizione contemplativa comunque non significa per noi una ricerca di un’esperienza privata di santità; assolutamente no. In “questo sguardo dimentico di sé, rivolto verso la luce di Dio in Cristo, noi impariamo a guardarci l’un l’altro”, trovo particolarmente stimolante il fatto che qui Rowan Williams sembri offrire un ponte tra la personale ricerca di santità dei mistici medievali da una parte, e dall’altra, l’insistenza di Chiara Lubich sul bisogno di una spiritualità comunitaria: solo spendendo tempo guardando a Dio-in-Cristo possiamo essere riportati alla nostra vera umanità; ma in quel guardare dobbiamo giungere faccia a faccia con il nostro fratello e sorella (anche il mondo intero) in Cristo, e diventeremo uno. 
Lambeth Palace, settembre 2011. Da sinistra – il Cardinal M. Vlk, l’Arcivescovo Rowan Williams, Maria Voce e Mons. A. Bortolaso
È precisamente in quelle persone e in quelle comunità impegnate in questo sforzo, suggerisce ancora il dott. Williams, incluso il Movimento dei Focolari, che possiamo incontrare questa Nuova Umanità. Solo come Cristiani di tutte le tradizioni impegnati in questo lavoro insieme, la loro testimonianza sarà credibile in un mondo diviso; e solo così il mondo, e specialmente chi è al di fuori dell’istituzione della Chiesa, sarà attratto e vorrà unirsi in questa entusiasmante impresa che trasforma la vita». Vescovo Robin Smith (altro…)
13 Ott 2012 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità
L’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII apriva il Concilio Vaticano II. Cinquant’anni dopo, la stessa data è scelta per una solenne commemorazione e per l’apertura dell’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI con la lettera apostolica Porta fidei “per riscoprire il cammino della fede” e “mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo” (n.2). Per il Movimento dei Focolari gli anni del Concilio coincidono con una particolare accoglienza della sua spiritualità tra cristiani di diverse Chiese. Già nel 1961 Chiara Lubich era stata invitata cinque volte in Germania per condividere la vita del Vangelo vissuto dal Movimento con fratelli e sorelle delle Chiese evangeliche. È l’anno in cui fonda a Roma il Centro “Uno”, la segreteria per l’ecumenismo del Movimento dei Focolari che nel 1962 promuove un primo incontro ecumenico a Roma. Ne seguono molti altri e il 9 giugno 1965, per la prima volta, un gruppo di evangelici–luterani viene nominato ufficialmente in un’udienza pubblica in San Pietro. Paolo VI dice tra l’altro: “La loro visita ci onora e ci reca gioia”. Gli evangelici parlano di un “profondo incontro in Cristo”.

1964: Il canonico Bernard Pawley con la moglie Margaret e figli in visita al Centro Mariapoli di Rocca di Papa, accolti da Chiara e alcune delle prime focolarine.
Nel suo agire ecumenico Chiara Lubich è stata sempre incoraggiata dal cardinale Agostino Bea– allora presidente del Segretariato per l’unione dei cristiani in Vaticano. Alcuni degli ‘osservatori’ inviati dalle varie Chiese al Concilio Vaticano II, vogliono incontrarla per approfondire la conoscenza della spiritualità dell’unità. Tra loro il canonico anglicano Bernard Pawley, che rimane colpito dalla forza rinnovatrice della spiritualità di Chiara, da lui definita come una “polla d’acqua viva, scaturita dal Vangelo”. È convinto che il ruolo del Movimento dei Focolari sia quello di fare da “ponte evangelico” sul quale anglicani e cattolici possano incontrarsi e si prodiga per farla conoscere. Nella seconda sessione del Concilio Vaticano II (1963), tra l’altro, organizza un pranzo con gli altri “osservatori” durante il quale Chiara incontra il teologo riformato Lukas Vischer del Consiglio ecumenico delle Chiese, con cui si avvia una lunga amicizia e ne segue un primo invito al CEC a Ginevra nel 1967. Si stabiliscono rapporti anche con altri rappresentanti, tra cui padre Vitalj Borovojdella Chiesa russo-ortodossa. 
Con il Patriarca Athenagoras a Istanbul
Sempre negli anni conciliari, Padre Angelo Beghetto, ministro provinciale dei Frati Conventuali di Oriente e Terra Santa, a Istanbul parla al Patriarca Atenagora I della spiritualità dell’unità che si sta diffondendo nelle varie Chiese. Prepara così i 25 incontri che dal 1967 al 1972 Chiara Lubich avrà con questo grande profeta ecumenico. Aggiorna Paolo VI e in seguito Giovanni Paolo II del suo agire ecumenico e viene sempre incoraggiata a proseguire. Nel 2004, in occasione del 40° anniversario della promulgazione della Unitatis redintegratio, il documento conciliare sull’ecumenismo, Chiara Lubich è invitata dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani a parlare della spiritualità dell’unità: «Avendo messo, a base della nostra vita e di tutti i nostri incontri fraterni, la mutua e radicale, continua carità – sottolinea –, Gesù era così presente in mezzo a noi da farci dire con san Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rm 8,35). “Nessuno potrà separarci” perché è Cristo che ci lega». E continua: «”Dialogo del popolo”, che non è un dialogo della base, che si contrappone o giustappone a quello dei cosiddetti vertici o responsabili di Chiese, ma un dialogo al quale tutti i cristiani possono partecipare. Questo popolo è come un lievito nel movimento ecumenico che ravviva fra tutti il senso che, essendo cristiani, battezzati, nella possibilità di amarci, tutti possono contribuire alla realizzazione del Testamento di Gesù». 
Chiara Lubich con l’arcivescovo Rowan Williams, Londra 2004.
Cinquant’anni dopo l’inizio del Concilio, tanti sono i frutti raccolti. Al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e alla celebrazione del 50° dell’inizio del Vaticano II sono presenti i “delegati fraterni”, rappresentanti di quindici Chiese. Onorano i festeggiamenti Sua Santità il Patriarca Bartolomeo I e l’arcivescovo di Canterbury, il dott. Rowan Williams. Quest’ultimo è stato invitato a rivolgere la parola nell’Aula Sinodale. Nel suo intervento del 10 ottobre 2012 ha affermato: “Ci siamo abituati a parlare dell’importanza decisiva dell’ecumenismo spirituale”; ricordando inoltre che “l’imperativo fondamentale nella spiritualità di Chiara Lubich era di “diventare una cosa sola”, una cosa sola con il Cristo crocifisso e abbandonato, una cosa sola, per mezzo di lui, con il Padre, una cosa sola con tutti coloro che sono stati chiamati a questa unità e, in tal modo, una cosa sola con i bisogni più profondi del mondo”. 
Chiara Lubich con il Patriarca Bartolomeo I
Il Patriarca Bartolomeo I, alla fine della Messa di apertura dell’Anno della Fede l’11 ottobre in piazza San Pietro, ha evidenziato con forza: “Proseguendo insieme questo cammino, offriamo grazie e gloria al Dio vivente – Padre, Figlio e Spirito Santo – perché l’assemblea stessa dei Vescovi ha riconosciuto l’importanza della riflessione e del dialogo sincero tra le nostre ‘chiese sorelle’. Ci uniamo nella ‘speranza che venga rimossa la barriera tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, e che si abbia finalmente una sola dimora solidamente fondata sulla pietra angolare, Cristo Gesù, il quale di entrambe farà una cosa sola”. Testimonianze, le loro, di come per un annuncio credibile del Vangelo di Gesù Cristo oggi, il mondo abbia bisogno di vedere cristiani uniti nel nome di Gesù, “affinché il mondo creda” (cfr. Gv17). A cura del Centro “Uno” segreteria internazionale dei Focolari per il dialogo ecumenico
Foto galleria (Area Stampa)
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11 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Una celebrazione piena di «segni che evocano il Concilio», così mons. Rino Fisichella presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione ha descritto i vari momenti della celebrazione di inaugurazione del Sinodo e dell’Anno della fede, presieduta dal Papa, che si è tenuta giovedì 11 ottobre in piazza San Pietro. Il primo di questi momenti si è svolto con la lettura di brani delle quattro Costituzioni Conciliari, testi che hanno segnato i lavori del Concilio e il rinnovamento nella vita della Chiesa. In seguito, si è ripetuta la lunga processione che nell’immaginario collettivo riporta al 12 ottobre del 1962, con tutti i padri sinodali, insieme ai 14 padri che sono riusciti, nonostante l’età, a giungere a Roma, sul totale dei 70 ancora viventi. Come a chiusura del Concilio Paolo VI consegnò dei messaggi al popolo di Dio, quegli stessi messaggi conciliari sono stati consegnati da papa Benedetto XVI a personalità di tutto il mondo: ai governanti; agli uomini di scienza e di pensiero; agli artisti; alle donne; ai lavoratori; ai poveri, ammalati e sofferenti; ai catechisti e ai giovani. Tra questi ultimi, uno per continente, anche due giovani del Movimento dei Focolari: Chiara Azwaka (Congo) e Ivan Luna (Filippine). Alcuni numeri del Sinodo: 262 partecipanti (il numero più alto nella storia di tutte le assemblee), 103 Padri sinodali vengono dall’Europa; 63 dall’America; 50 dall’Africa; 39 dall’Asia e 7 dall’Oceania.
Significativa la partecipazione ai lavori di 45 esperti e di 49 uditori: uomini e donne che portano l’esperienza viva dei laici e che sono stati scelti tra tanti specialisti e persone impegnate nell’evangelizzazione in tutti e cinque i continenti. Tra gli ‘auditores’: Maria Voce (Movimento dei Focolari), Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito), Chiara Amirante (Nuovi Orizzonti), Franco Miano (Azione Cattolica), Marco Impagliazzo (S. Egidio), Enzo Bianchi (Bose). L’importanza dei movimenti ecclesiali come strumenti per la nuova evangelizzazione è stata sottolineata da mons. Rylko nel suo discorso dell’8 ottobre.
Significativa, inoltre, la presenza dei delegati fraterni di altre Chiese e comunità ecclesiali e il notevole contributo ecumenico, dato dalla partecipazione dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, Rowan Williams, intervenuto il 10 ottobre per illustrare il tema sinodale dal punto di vista anglicano; e del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Al Sinodo ci sono tre invitati speciali: fratello Alois, priore di Taizé, con l’esperienza di evangelizzazione dei giovani in un ambiente ecumenico; il reverendo Lamar Vest, statunitense, presidente dell’American Bible Society; e Werner Arber, Premio Nobel per la medicina nel 1978, protestante, professore di microbiologia nel Biozentrum dell’Università svizzera di Basilea e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, che il 12 ottobre fornirà alcune riflessioni sul rapporto tra scienza e fede. Oltre agli speakers abituali nelle diverse lingue ve n’è uno di lingua araba. Questa decisione si colloca in continuità col recente viaggio del Papa in Libano e con la pubblicazione dell’esortazione postsinodale Ecclesia in Medio Oriente» Nello stesso giorno, si è ricordato l’apertura ufficiale del Sinodo e dell’Anno della fede in tutto il mondo. (altro…)
11 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Leyland è una simpatica città del Lancashire (GB), nei pressi di Preston, cresciuta rapidamente dopo gli anni ’50 con l’espansione dell’industria automobilistica ed altre industrie. Convivono da trecento anni, cattolici, anglicani, metodisti ed altri cristiani di varie Chiese. “Negli anni ‘80 – racconta John – alcuni della parrocchia di Santa Maria hanno partecipato ad una Mariapoli e ne sono rimasti così bene impressionati che, in seguito, vi hanno invitato altri parrocchiani. Per trovare i fondi per la partecipazione, vendevano panini dopo lo Messa…! Altri, incuriositi, hanno offerto i loro talenti organizzando feste, serate musicali, quiz, produzioni teatrali, che non solo sono serviti a raccogliere fondi, ma anche a radunare i membri della parrocchia. Così, ogni anno il numero dei partecipanti alla Mariapoli è cresciuto e, al ritorno, hanno cercato di vivere nella loro comunità ecclesiale lo spirito di unità sperimentato”.
“L’evangelizzazione non è una teoria – è Leslie che continua – ma un modo di vita che coinvolge tutti: quelli che frequentano regolarmente la Chiesa, quelli che vengono di rado e anche coloro a cui la religione non interessa affatto. Ogni persona viene apprezzata per sè stessa e contribuisce all’impresa comune, come Julie, che non parla e si muove con difficoltà ma che aiuta per le pulizie della parrocchia, dando coraggio e speranza a chi lavora con lei. Julie, che ha trovato la fede da pochi anni, è un simbolo di ciò che succede qui: accogliere tutti, accogliere i poveri ed i bisognosi, prendersi cura dei malati, degli anziani, tutto con spirito di gioia. La Chiesa è aperta a tutti. Una volta ha accolto persino il funerale di un indù, dato che la famiglia non sapeva dove tenerlo. Per l’occasione sono venuti tanti amici e parenti, rimasti colpiti dall’accoglienza che hanno trovato”. “Quest’anno c’erano 200 cresimandi – continua John – e la preparazione ai Sacramenti ha richiesto un lavoro immenso, ma il rapporto d’unità tra gli animatori ha fatto superare tutti gli ostacoli. Come servizio alla popolazione facciamo delle cerimonie speciali per bambini in carrozzella di età pre-scolare e anche per quelli che li curano. Raggiungiamo così tante persone che non frequentano la Chiesa. Con la Società di S. Vincenzo ci prendiamo cura degli anziani, degli ammalati, dei soli, facendo loro compagnia e portando anche aiuto materiali, spesso frutto della comunione con altre parrocchie vicine. Recentemente è stato istituito il ‘Fondo Newman’, sponsorizzato dalla nostra parrocchia con lo scopo di aiutare le persone in necessità. Esso copre, ad esempio, le spese di trasporto scolastico dei bambini che abitano nei dintorni. Gestisce anche la comunione dei beni e la successiva distribuzione di mobili ed indumenti a famiglie in necessità”.
“Il Consiglio pastorale – continua ancora John – è attento alla popolazione e sostiene tutte le iniziative rivolte alla partecipazione e comunione tra tutti grazie all’aiuto di tanti animatori volontari. Collaboriamo, poi, con altre 10 chiese vicine. Il gruppo ecumenico nato spontaneamente è molto attivo. Quando è morta la moglie di un predicatore laico metodista, la prima persona che hanno chiamato è stato il nostro parroco. Molti cattolici poi sono andati al suo funerale nella Chiesa metodista. Rapporti come questi sono all’ordine del giorno. Fuori della nostra Chiesa – conclude – c’è una scritta in latino che dice: ‘Dove c’è carità e amore, lì c’è Dio’. Tutto un programma! Infatti, vorremmo che la nostra parrocchia sia una scintilla di luce per il mondo che la circonda”. (altro…)