Movimento dei Focolari

Ecuador: LINK CULTURES – Un Camino para la Paz

Si inizierà con la Scuola Itinerante (dal 1° al 6 maggio), durante la quale i giovani visiteranno alcune regioni dell’Ecuador per poter fare un’esperienza diretta di interculturalità in varie comunità ecuadoriane, lavorare e vivere con le persone del luogo, conoscere la realtà più profonda del Paese sudamericano. I partecipanti potranno scegliere tra due diverse proposte: Costa-Sierra e Oriente-Sierra. La prima, comprende le provincie di Esmeraldas e Imbabura, nelle quali i giovani partecipanti entreranno in contatto con le comunità di Gualapuro, Agato e Peguche; la seconda, include le provincie di Pastaza, Tungurahua e Bolívar, per incontrare le comunità di Shiwacocha, Kisapincha, Salasaka e Bolívar. Ogni percorso ha come scopo la costruzione di rapporti a vari livelli: con la natura, con gli altri e anche con sé stessi. In questo modo i giovani, con le persone del luogo, saranno protagonisti di veri e propri laboratori di convivenza nei quali si potrà condividere, imparare, sperimentare e saranno testimoni del lavoro di queste comunità e di un vero scambio di doni tra culture. L’edizione 2016 della Settimana Mondo Unito, avrà a Quito, capitale dell’Ecuador, il fulcro di tutte le manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente nel mondo. Il 7 maggio si realizzerà un Festival per la Pace nell’area turistica Metà del Mondo, icona dell’Ecuador riconosciuta a livello internazionale: sarà un grande evento che vedrà la partecipazione di giovani di varie culture, fedi, ceti sociali, con il fine di mettere in evidenza la fraternità in un contesto interculturale e di impegnarsi a vivere la pace e l’unità nel rispetto delle differenze, attraverso la pratica della Regola d’Oro che invita a “Fare agli altri ciò che vorresti facessero a te”. I Giovani per un Mondo Unito dell’Ecuador hanno inoltre promosso due concorsi, uno di musica e uno di fotografia e il loro sogno punta in alto: far nascere una “Scuola di Pace” permanente. Informationi: info@mundounido2016.com Sito web ufficiale: www.mundounido2016.com (altro…)

1° maggio a Loppiano

1° maggio a Loppiano

Loppiano_RunIL PROGRAMMA DELLA GIORNATA dalle 9.00 Check-in 10.00 World Flow – colori, musica e balli dal mondo 11.00 PROGRAMMA IN AUDITORIUM Musica, testimonianze, coreografie QUI: INIZIA DOVE SEI FUORI: UNA CITTA’ NON BASTA OLTRE: BE THE FLOW 13.30-15.00 Visita alla EXPO E ALLA CITTADELLA 15.30-16.30 FLOW RUN 17.00 PREGHIERA PER LA PACE CONCLUSIONE Per saperne di più:www.primomaggio.it Prenota QUI Diretta streaming da Loppiano

Burundi, per ricostruire la pace

Burundi, per ricostruire la pace

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Foto: Shutterstock

«La violenza ha toccato da vicino anche la mia vita. In un contesto così difficile, il desiderio di lavorare per la ricostruzione della mia terra è una passione che cresce ogni giorno. È questo desiderio che mi ha portato in Italia per studiare presso l’Istituto Universitario Sophia (IUS), di cui avevo sentito parlare nel mio Paese. Il modo in cui si affrontano le diversità a Sophia mi serve per affrontare le diversità del Burundi e qui ho capito che non devo attendere di concludere i miei studi per dare il mio contributo». È così che il giovane si impegna a lavorare per la pace. «Ho la possibilità di trovarmi con tanti connazionali in Italia e ogni volta cerco di esprimere le mie convinzioni, nello spirito di fraternità, con gli strumenti che ho acquisito nello studio e nella vita che mi permettono di dialogare valorizzando il positivo dell’altro. Questo mio atteggiamento ha attirato l’attenzione di chi ha diverse opinioni sulla realtà del Burundi: sono membri dell’opposizione, membri del partito al potere e anche della società civile. Quando mi tocca intervenire, non parlo della mia appartenenza politica, ma esprimo quello che sento dentro di me, facendo riferimento al Papa quando afferma che “la violenza non è mai una via della pace”». «Una volta ho evidenziato, appunto, che tra noi c’erano rappresentanti del governo, dell’opposizione, della società civile, del partito al potere, etc. E che il programma quella volta prevedeva di concludere prendendo la birra insieme, come segno di riconciliazione e secondo la nostra cultura. Ho aggiunto che qui, lontano dai conflitti, siamo seduti l’uno accanto all’altro e, anche se discutiamo con passione, ci salutiamo sia all’arrivo che alla partenza, mentre a Bujumbura si ammazzano… Allora ho fatto la mia proposta: Perché non fare arrivare a tutti questa nostra testimonianza? Perché non dire anche ai nostri connazionali in patria che dialogare e discutere si può, ma senza ammazzarci? Qui abbiamo dimostrato che il dialogo è possibile, ho aggiunto». «Dopo quell’intervento ho pensato che non sarei stato compreso o che mi avrebbero preso per un sognatore che vive nell’utopia». Invece, con sua sorpresa, viene preso molto sul serio. «Ci siamo trovati ancora con una ventina di esperti della situazione burundese. Eravamo rappresentanti dei diversi interessi in questione e l’obiettivo era quello di discutere sulle modalità per un dialogo inclusivo tra governo, opposizione, società civile, gruppi armati, etc., in vista della pacificazione del Paese. È stata un’occasione importante di ascolto, utile per esprimere insieme e con serenità alcune proposte da trasmettere al governo». «Ho potuto costatare che l’esperienza di Sophia porta frutti che ci superano – conclude – . Più che mai sono convinto che possiamo portare la luce che viene dal Vangelo nelle diverse situazioni difficili che vivono i nostri Paesi. Spero di continuare a dare il mio piccolo contributo per la costruzione della pace, non solo in Burundi, ma nel mondo». (altro…)

Lettera aperta dal Belgio

Lettera aperta dal Belgio

Samuel«Il 22 marzo rimarrà per sempre una data marcata dagli atti vigliacchi nell’aeroporto e nella metropolitana di Bruxelles. Atti di individui che non sono riusciti a vedere l’amore per il prossimo come priorità nella loro vita, proprio nei giorni che precedono la Pasqua, festa che ci insegna che l’Amore vince tutto. È stata una settimana in cui emozioni di odio profondo si alternavano con una sensazione che Dio richiede di amare l’altro. Non è certo facile in momenti come questi. C’è nella nostra natura la voglia di trovare un colpevole. È questo che sta succedendo anche qui in Belgio. Ci si domanda dove si è sbagliato, e chi è responsabile per la radicalizzazione di queste persone. Anche per me è stata una settimana piena di domande nuove. È come scrivere continuamente delle lettere a Dio ed ogni giorno correre alla casella della posta per guardare se c’è già la Sua risposta. Peggio ancora quando i tuoi amici più stretti ti chiedono perché difendi ancora i musulmani: “È colpa loro”, dicono. “Li rimandiamo a casa”. “Perché dare ai profughi delle possibilità, se loro poi ci fanno fuori?” Mi sono accorto che ci vuole un esercizio da rifare ogni volta. Si tratta di entrare nella pelle dei miei amici, che non hanno la fortuna di sperimentare che Dio è accanto a loro e che Lui è l’unico che può offrire una risposta. Una risposta d’amore. Loro sentono la paura, che li spinge a far prevalere la propria sicurezza e il proprio futuro. Il mio sforzo di questa settimana era di far vedere loro l’altra parte della storia: “Quelle persone (i terroristi) non sono musulmani. L’Islam impersona valori che irradiano l’Amore”. Ma quando fai questo esercizio, trovi subito tanta resistenza. La ferita è ancora fresca. Speravo di essere in grado di sanare adeguatamente le ferite, ma la guarigione è un processo e dunque ci vuole del tempo. Tornando a casa questo Venerdì Santo ero stanco e quasi stufo di curare “i feriti”. Posso ben immaginare che sia stata una settimana molto dura per le persone impegnate in prima linea nei soccorsi. Si dice che i giovani di oggi non osano manifestare la loro fede. Non osiamo più parlare delle cose in cui crediamo per paura di essere scartati dalla società. Non osiamo più fare ciò che sentiamo sia bene fare. Forse non è paura di esprimersi ma stanchezza, conseguenza del fatto che credere negli ideali cristiani è un’avventura faticosa. La fede in Belgio è una cosa ormai eccezionale, e devi sforzarti ogni volta per sostenere i tuoi valori. I giovani scelgono di non credere più, per evitare le critiche. E qui capivo di nuovo la forza dell’ideale di pace e di unità che Chiara Lubich ci ha insegnato. Può essere come un “caffè” per la nostra stanchezza. Ci aiuta a sorridere quando qualcuno pone una domanda critica, dandoci l’opportunità di condividere il nostro messaggio. Per quello sto alla sequela di Gesù! Vorrei chiedere a Dio un fuoco più grande di prima, che accenda delle candele nel cuore dei giovani. Che ci renda capaci di guardarsi positivamente, invece che criticarsi l’un l’altro. In modo che uno spiraglio verso il basso diventi un spiraglio verso l’alto e la fede diventi una festa anziché una preoccupazione. Dove ognuno possa trovare la chiave per costruire un mondo in cui attentati come quelli del 22 marzo non accadano più». (altro…)