La passione di educare

Nieves Tapia – direttrice del CLAYSS

Nieves Tapia – direttrice del CLAYSS
Migrazioni, terrorismo, questione ambientale, senso della vita nella musica e nelle parole della band internazionale con all’attivo oltre 1.400 spettacoli in tutto il mondo. Obiettivo? Ritrovare le ragioni personali e sociali per diventare donne e uomini di pace. Come sarebbe il mondo se lo si guardasse con gli occhi dell’altro, dove per “altro” s’intende il l’amico, il collega, l’immigrato, il nemico, chi la pensa diverso da me? “La paura e la diffidenza che i recenti attentati terroristici hanno alimentato e che sentiamo strisciare nelle nostre città sempre più disgregate ci dicono che c’è bisogno di ripartire da legami di fiducia personale e sociale per ritrovare la forza di costruire comunità e luoghi di pace”. Ne è convinta Sally McAllister, manager irlandese del Gen Verde, che il 12 e 13 dicembre prossimo presenterà a Loppiano (FI) “ON THE OTHER SIDE” il nuovo concerto che la band internazionale sta portando sui palcoscenici del mondo dopo l’uscita del CD omonimo, nel settembre scorso.
Silvana Veronesi, una delle prime e più strette collaboratrici della fondatrice dei Focolari, è scomparsa all’età di 86 anni. Ne dà comunicazione la presidente Maria Voce alle comunità del Movimento presenti nei cinque continenti: «L’accompagniamo con la certezza che sarà grande festa in Cielo». Risale al 1945 il suo primo incontro con Chiara Lubich. Aveva solo 16 anni ed era una giovane alla ricerca di qualcosa di grande per cui vivere. Da allora, affascinata dalla spiritualità dell’unità, entra a far parte del gruppo che, con Chiara, dà vita all’esperienza del Movimento dei Focolari. Nel 1949 si trasferisce a Firenze per frequentare la facoltà di Medicina. Con semplicità, testimonia la novità di vita a giovani e ragazze, facendo sorgere la prima comunità dei Focolari in Toscana. Sarà poi a Torino e a Milano

Silvana Veronesi con Chiara Lubich al Centro Gen Internazionale, giugno 1987. Foto © CSC Audiovisivi

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e il card. Kurt Koch – (C) CSC Audiovisivi
Ecumenismo della carità, della verità, pratico, spirituale sono le quattro dimensioni del cammino ecumenico secondo papa Francesco. Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, con un ampio, profondo, dettagliato intervento delinea l’obiettivo della piena unità delle chiese come prospettiva del dialogo ecumenico. Secondo papa Francesco, in linea con i suoi predecessori, “le divisioni sono uno scandalo, l’impegno ecumenico deve mirare infine alla celebrazione comune dell’Eucaristia e l’unità si realizza sempre nella diversità riconciliata”. L’unità è un processo avviato, è un cammino, la sua profonda convinzione ecumenica si basa sul fatto che: “L’unità non verrà come un miracolo alla fine: l’unità viene nel cammino, la fa lo Spirito Santo nel cammino”. Al primo posto il Papa non mette il dialogo teologico ma l’incontro fraterno nelle parole e nei gesti, nutrito di carità, fratellanza, amicizia, tramite l’incontro diretto di cristiani di diverse chiese perché “la verità è un incontro, un incontro tra persone. La verità non si fa in laboratorio, si fa nella vita, cercando Gesù per trovarlo”. Il dialogo teologico è importante ma lo intende come uno “scambio di doni”, che non è “un mero esercizio teorico”, ma permette “di conoscere a fondo le reciproche tradizioni per comprenderle e, talora, anche per apprendere da esse”. Soprattutto si può collaborare in modo pratico: pregare insieme, lavorare insieme, cercare la pace, custodire il creato, aiutare i poveri, difendere la libertà religiosa, il matrimonio e la famiglia. Ma l’unità non è frutto di uno sforzo comune, “è primariamente un dono di Dio per il quale dobbiamo incessantemente pregare”. Ecco allora l’ecumenismo spirituale e i cristiani devono pregare gli uni per gli altri. Sono molti oggi i cristiani perseguitati. Perché il Papa mette molto in evidenza l’importanza dell’ecumenismo del sangue? “Dobbiamo essere consapevoli che l’80 % degli uomini perseguitati nel nome della fede nel mondo sono cristiani. Ci sono più persecuzioni oggi che nei primi secoli del cristianesimo. È un fatto che deve provocare una grande solidarietà tra tutte le chiese perché i martiri non sono perseguitati perché cattolici, armeni, ortodossi, anglicani, pentecostali, luterani, ma perché sono cristiani. Il loro sangue non divide ma unisce. I martiri vivono già la prima comunione in cielo che noi dobbiamo ritrovare sulla terra. Loro ci aiuteranno per il cammino dell’unità”. Dopo 50 anni di preparazione, nel 2016 si svolgerà il Sinodo panortodosso. Che riflessi potrà avere sul movimento ecumenico? “Se le chiese ortodosse ritroveranno un po’ più di unità tra di loro questo sarà un grande aiuto anche per l’ecumenismo e aiuterà anche nel cammino per poter celebrare l’Eucaristia insieme tra cattolici e ortodossi. Sono convinto che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo sta dando tutto il suo cuore per questo Sinodo Panortodosso. Come Chiesa cattolica vogliamo aiutare per quanto possiamo e preghiamo intensamente”. Si è concluso il 34° convegno ecumenico dei vescovi promosso dal Movimento dei Focolari. Che apporto possono dare all’unità tra le chiese questo tipo di incontri? “Il ministero del vescovo è un ministero di unità nella propria chiesa e l’unità tra le chiese è, allo stesso tempo, un grande obbligo per tutti i cristiani perché è la volontà del nostro Signore. E tutti i vescovi vogliono essere obbedienti alla volontà di Dio. Incontri come questo possono aiutare a ritrovare l’unità di cui abbiamo molti diversi concetti nelle varie chiese. Cercare un consenso, dialogare è l’impegno più importante in questa stagione dell’ecumenismo. E sono molto grato ai Focolari per questo impegno nell’ecumenismo”. Dall’inviato Aurelio Molè (altro…)
«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo, per i Paesi che soffrono la guerra chiediamo la pace!». Sono le parole con cui papa Francesco ha preceduto l’apertura della Porta Santa della cattedrale di Bangui, il 29 novembre, attraversandola, subito dopo, da solo, con un gesto intenso e carico di significati. Mentre il Papa è ancora sul volo di ritorno, abbiamo raggiunto telefonicamente a Bangui Geneviève Sanzé, originaria della Repubblica Centrafricana, membro del Pontificio Consiglio per i laici, e che presta attualmente il suo servizio presso il Centro internazionale dei Focolari, in Italia. « Nessuno poteva immaginare quello che è successo nel popolo, ci ha riportato la gioia, la pace!», esordisce. Eppure le attese erano alte, sia da parte cristiana che musulmana: «Ora viene l’uomo di Dio, si diceva. È la chance suprema che Dio ci manda». Un viaggio rischioso, per motivi di sicurezza, ma «nonostante fossero tutti preoccupati e sia stato scoraggiato in tutti modi, il Papa è voluto proprio venire». «E il popolo sente che è venuto per loro, non per un compito o un evento speciale, ma come un padre che vuole incoraggiare – spiega Geneviève -. È stato dai cristiani, cattolici e protestanti, ma anche dai musulmani. Tutti abbiamo preparato il suo arrivo con entusiasmo, anche se cristiani da una parte, musulmani dall’altra, e il Papa è andato da tutti. Tanti pensavano che fosse meglio che annullasse la visita alla moschea, nel quartiere dove nessun cristiano può entrare. Invece è andato lo stesso. E anche lì è stato straordinario».
Papa Francesco, nella messa allo stadio ha invitato i «cari Centrafricani» a «guardare verso il futuro e, forti del cammino già percorso, decidere risolutamente di compiere una nuova tappa nella storia cristiana del vostro Paese» ed esortando ciascuno ad essere «artigiano del rinnovamento umano e spirituale». Il giorno prima aveva ricordato «l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine», e ancora che «dovunque, anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è Amore». Con queste parole nel cuore, Geneviève racconta di un episodio cui ha assistito con i propri occhi: «Durante la messa è entrato un musulmano, chiaramente riconoscibile, con un cartello con su scritto “Dio è grande”. I cristiani lo hanno applaudito e, andando verso di lui, lo hanno abbracciato. Vogliono vivere quello che il Papa chiede, questa responsabilità nell’amore e nella misericordia; questa porta aperta che ci riporta tutti in quella grazia. E lo hanno dimostrato con quel gesto». «Quando sono arrivata ho trovato cuori duri. Vedere in due giorni il cambiamento che c’è stato nel popolo è stato straordinario. Il gesto del Papa, poi, dell’apertura della Porta Santa, non è stato solo un atto, ma una vita che lui stesso ha testimoniato, nella misericordia con cui è andato verso tutti: ha portato questo amore di Dio a tutti».
«Il discorso della sindaco di Bangui (e presidente dello stato di transizione) – spiega ancora Geneviève – ha messo davanti al Papa tutti i peccati del nostro Paese, non ha tolto la sua responsabilità; ha chiesto perdono a Dio, chiedendo al Papa che, con la sua benedizione, invochi la grazia del perdono sulla nazione. Trovarsi in cattedrale, sapendo tutto quello che è successo, e vedere che proprio qui papa Francesco apre la porta della misericordia, è stato per me veramente eccezionale. Non ha detto tanto, ma ha saputo mettere il dito nel punto più debole, lanciando lì un appello a tutte le nazioni che fabbricano le armi. E ha chiamato Bangui la capitale spirituale del mondo. Sentire che un paese che ha versato così tanto sangue innocente viene chiamato capitale spirituale, è stato vedere Dio che viene incontro». (altro…)