11 Gen 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Non è facile raccontarvi quello che stiamo vivendo nella mia regione, in Congo, dove un conflitto permanente sconvolge il Paese. Ho conosciuto l’Ideale dell’unità quando ero ancora una gen3 ed ero felice di far parte di una comunità che viveva il Vangelo. Poi, crescendo, quando sono entrata all’università ho incontrato un altro mondo. Ho visto persone arrivare ad ammazzarsi a causa delle differenze tribali ed etniche. Corruzione, frodi, menzogna e tanti altri mali sono il tessuto della vita quotidiana. Quando ho preso il diploma, ho trovato lavoro in un’ organizzazione non governativa che opera per i diritti delle donne congolesi e, in particolare, per quante hanno subito abusi sessuali. Per questo ho girato in tante regioni. Mi sono trovata davanti alla miseria di tanta gente, anche se il Congo è un Paese bellissimo e ricco di importanti risorse naturali. Vedevo crescere un clima generale di rassegnazione. Si sentiva dire: «Questo Paese è già morto, non vale la pena occuparsene…». Verso l’inizio del 2012, qualcosa di nuovo si è acceso dentro di me. Ho letto un testo di Chiara Lubich in cui ci invitava a non accontentarci delle piccole gioie, e a puntare in alto. Ho capito che, per me, voleva dire lavorare per il cambiamento del mio Paese. Così abbiamo fatto nascere un movimento di mobilitazione giovanile in città e abbiamo iniziato a diffondere informazione, le nostre analisi e riflesioni sulla situazione, progetti per reagire insieme. Abbiamo denunciato la mancanza di lavoro per tanti giovani, con una disoccupazione giovanile altissima. Poi, mentre si avvicinava l’anniversario dell’indipendenza del Congo (1960), abbiamo stampato dei volantini denunciando i problemi del presente: la crisi della giustizia, la gravissima disoccupazione e il paradosso tra le grandi risorse del Paese e la povertà della maggioranza. La sera della vigilia, mentre stavamo ancora distribuendo i volantini, sono stata arrestata per una settimana. Per non lasciarmi da sola, si sono fatti arrestare con me altri due giovani e, dopo qualche giorno, altri due. Ho subito decine di interrogatori. Sentivo che la minaccia di morte o di condanna si avvicinava ogni giorno di più. Ciò che mi ha sostenuto anche in quei momenti terribili, è stata l’unità che mi legava alle gen della mia città e ai giovani che mi sostenevano con la loro solidarietà. Una gen si avvicinava ogni giorno al luogo dove mi trovavo e mi gridava il sostegno di tutti. E poi, pensando che Gesù, anche sulla croce, non aveva smesso di essere Amore, ho continuato ad amare concretamente, preparando il cibo per gli altri detenuti e anche per le guardie. Con tanti giovani impegnati in questo movimento condivido la Parola di vita. La cosa più importante che ho capito è che per realizzare un vero cambiamento, la forza viene dall’amore. Agire con amore, senza violenza, significa agire a fianco di Dio. Cosa vogliamo? Il nostro scopo non è opporci ad un gruppo politico, ma lottare per costruire il Congo dei cittadini, consci dei loro diritti e dei propri doveri per sostenere nuovi leader che agiscano per la giustizia. E quali sono i risultati? Oggi il movimento esiste, è conosciuto nella nostra regione e in altri punti del Paese; abbiamo condotto più di 50 azioni e ottenuto alcune risposte concrete. E siamo ancora vivi, nonostante le minacce e tentativi di strumentalizzazione. Nella nostra città siamo il primo gruppo di giovani che, rispettando le leggi del Paese, osano denunciare, sostenere, prendere posizione su tanti problemi, anche gravi, come quello delle sanzioni contro militari implicati in crimini ed estorsioni. Sono convinta che sta crescendo una generazione sempre più numerosa di congolesi che riprende fiducia e si impegna per il Paese». (M.M. – Congo) (altro…)
9 Gen 2014 | Dialogo Interreligioso, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Ali: «Ho perso il lavoro e non sapevamo se saremmo stati in grado di comprare un montone, come esige la tradizione per la festa dell’Aid El Kebir (ricorrenza del sacrificio di Abramo), ormai vicina». Zohour: «Contemporaneamente, abbiamo ricevuto da una famiglia della comunità dei Focolari di Orano (Algeria), una somma per comprare una lavatrice, perché avevano visto che mi stancavo a lavare la biancheria, con due figli ancora piccoli. E proprio un negozio di Tangeri (Marocco) faceva dei buoni prezzi. Pensando alla festa dell’Aid El Kebir, ho proposto ad Ali di usare i soldi ricevuti per la lavatrice per acquistare il montone. Ma abbiamo riflettuto che dovevamo rispettare la destinazione per la quale li avevamo ricevuti. Siamo andati insieme nel negozio dove la vendevano al prezzo migliore e l’abbiamo comperata. Alla cassa ci hanno invitato a partecipare ad un sorteggio fra i clienti che avevano fatto acquisti. Tornati a casa, eravamo contenti di aver preso questa decisione insieme. Per l’animale, poi, ci siamo rimessi nelle mani di Dio». Ali: «Lo stesso pomeriggio ci hanno chiamato dal negozio per dirci che eravamo stati estratti a sorte ed avevamo vinto proprio un montone! Tre giorni dopo alla festa religiosa, abbiamo potuto così sacrificarlo con grande gioia, rispettando la tradizione. Questo fatto è stato per noi un segno della grandezza di Dio; del Suo amore, ogni volta che ci vogliamo bene e siamo uniti nel Suo nome, pronti a dar la vita l’uno per l’altro. In quella stessa settimana ho anche trovato un lavoro!». (altro…)
8 Gen 2014 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale

Villaggio Kanazogone
«Fin dalla sua fondazione nel 1860 – racconta il parroco p. Carolus Su Naing –, la parrocchia ha servito la chiesa locale interessandosi soprattutto dello sviluppo sociale e pastorale degli abitanti del luogo e, nel tempo, ha fondato altre 4 parrocchie: Pinle, Aima,Pein ne gone, Myitkalay e Wakema, dove abitano complessivamente circa 8.000 cattolici. Kanazogone ha avuto sempre un ruolo vitale nel prendersi cura delle persone più bisognose della regione. Quando, nel 2008, il ciclone “Nargis” si abbatté sulla regione del Delta, il nostro villaggio divenne il centro dei rifugiati: circa 3000 persone colpite dal ciclone». 
Silo per la pula del riso
Qual è la vostra situazione attuale, padre? «Kanazagone, non ha ancora oggi energia elettrica fornita dal comune – ci spiega il sacerdote focolarino –. Tutti gli abitanti del villaggio devono procurarsi con i propri mezzi una qualche forma di illuminazione utilizzando candele e batterie, soltanto alcune case hanno un proprio piccolo generatore a petrolio. Insieme ai capi del villaggio abbiamo recentemente discusso sulla necessità di avere un generatore più forte e potente che dia elettricità a tutte le famiglie del posto. L’installazione di un potente generatore di biogas servirà a migliorare la vita del villaggio e la capacità lavorativa dei suoi abitanti». Come funzionerà il generatore lo chiediamo allo svizzero Rolf Infanger, dei Focolari, impegnato in prima persona nel progetto: «Il generatore alimentato a biogas, fa lavorare una dinamo di 200 KW, sufficiente per l’intero villaggio. È un’invenzione del Myanmar. La novità sta nel fatto che il biogas è generato dalla combustione della pula di riso, un prodotto di scarto. La pula di riso che, in genere, viene gettata via, può essere usata in modo efficiente per produrre energia elettrica biogas. Inoltre, il supporto tecnico sarà assicurato dal produttore locale del motore. In Myanmar sono già in uso e con buon esito molti macchinari dello stesso tipo. Questa regione è circondata da campi di riso. La riseria dove il cereale viene elaborato si trova qui nel villaggio Il progetto, guidato dall’ingegnere inventore e dal capo del villaggio, è iniziato, nell’aprile 2013, con l’arrivo di un prestito di € 25.000. Occorre restituirlo entro 5 anni ma ad un tasso minimo. Facciamo la forte esperienza di avvertire che Dio ci guida e ci orienta a fare cose utili per la vita del villaggio». 
motore a biogas
Quali sono le vostre attese quando il generatore sarà in funzione? «Grazie alla fornitura di luce ed energia generate dall’impianto a biogas quanto sarà in funzione – assicura p. Su Naing –, le famiglie del villaggio miglioreranno la loro vita quotidiana. Il reddito degli abitanti aumenterà, dando loro la possibilità di lavorare a casa nelle prime ore della sera. La luce e l’energia fornite sosterranno le scuole e l’ambulatorio del villaggio in tempi normali e anche in periodi di emergenza. I bambini saranno facilitati nei loro compiti. La luce per strada darà un senso di sicurezza, favorendo la vita sociale». Se vuoi sostenere il progetto: Conto bancario Germania: Maria Schregel Hilfswerk e.V. Sparkasse Uelzen – IBAN: DE39 2585 0110 0009 0079 49 Swift: NOLADE21UEL (altro…)
7 Gen 2014 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Sono nato a Mosca in una famiglia appartenente alla chiesa russa ortodossa. Quando avevo tre anni, nel 1989, la mia famiglia ha conosciuto i focolarini che erano appena arrivati a Mosca. Mia madre e mia nonna sono rimaste colpite da queste persone autentiche e piene di novità della vita cristiana. La mamma si è consigliata con il parroco perché desiderava continuare l’amicizia con i focolarini e questi, informandosi su questa comunità non ortodossa, ha dato comunque la sua benedizione. Oggi, che la comunità dei Focolari a Mosca è cresciuta, la maggior parte dei suoi membri appartiene alla chiesa ortodossa. In questi venticinque anni la mia famiglia è rimasta in contatto con la comunità dei Focolari, facendone parte nello spirito di profonda unità, ma anche di libertà e rispetto reciproco.
L’anno di svolta nella mia vita è stato il 2000, quando avevo 13 anni. Allora c’è stato un incontro con Chiara Lubich in Polonia dove sono andato assieme ad un gruppo della Russia. È proprio in quei giorni che ho sentito una particolare unione con Dio, una grande maturazione della mia fede. Sono diventato fortemente cosciente dell’esistenza di Dio e della sua presenza costante e reale nella mia vita. Dopo qualche mese sono andato in Giappone con un piccolo gruppo dei ragazzi della Russia per partecipare in un incontro-conferenza internazionale dei ragazzi dei Focolari, assieme ai ragazzi buddisti giapponesi. Era la prima volta che incontravo i ragazzi che a quella giovane età cercavano di vivere seriamente il Vangelo, con lo spirito di unità e di condivisione. È nato in me un grande desiderio di continuare a vivere così anche con i miei coetanei a Mosca. Dopo questi due eventi in Polonia e in Giappone ho cominciato a sperimentare un profondo desiderio di crescere nel rapporto personale con Dio, avevo sete di Dio. Ho iniziato a frequentare la chiesa anche da solo, senza i miei genitori. Il parroco, che mi ha visto crescere, ha notato questo mio cambiamento e mi ha proposto di fare il chierichetto. Così per otto anni ho fatto questa bellissima esperienza di vicinanza al’altare e al sacerdote stesso. Come frutto di questa vita, da un lato nella chiesa ortodossa, dall’altro nella comunità dei Focolari, ho capito che non potevo fare a meno di seguire Dio che mi chiamava a lasciare tutto. Dopo aver lasciatola Russia nel 2010 per entrare in focolare, ho avuto la possibilità vivere in un modo nuovo la partecipazione alla celebrazione liturgica: ho cominciato a cantare nel coro. Era stato un desiderio un po’ dimenticato che avevo da bambino, che adesso vivo come un dono di Dio. Ora abito in focolare con altri focolarini che sono cattolici. Fra di noi cerchiamo di vivere l’amore scambievole nel quotidiano, che ci porta spesso a sperimentare la presenza spirituale di Gesù fra noi». (altro…)
6 Gen 2014 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
In occasione della IX Assemblea Generale di Religioni per la Pace, svoltasi A fine novembre 2013 a Vienna, Maria Voce è stata nominata fra i 62 co-Presidenti di questa organizzazione che da 43 anni promuove il dialogo fra persone di diverse fedi e culture. A conclusione dei lavori, Roberto Catalano – del centro dei Focolari per il dialogo interreligioso – le ha rivolto alcune domande sulla rilevanza del dialogo fra seguaci di diverse fedi e del ruolo che il Movimento dei Focolari ha e può avere in questo contesto. La riproponiamo in due puntate. Religioni per la Pace. Quale l’impressione di questa esperienza nella quale il Movimento dei Focolari è impegnato dal 1982? «Ne ho riportato un’impressione molto positiva. Rappresenta, infatti, una risposta alla necessità che le diverse religioni possano esprimere sostegno e aiuto alla pace. Ciò che mi pare molto importante è che rimanga questa ispirazione: che, cioè, ci sia sempre il valore dei principi religiosi per costruire la pace. […] La pace deve nascere da una visione dell’uomo e dell’umanità come famiglia che solo le religioni possono dare. […] Trovo logico che anche il nostro movimento ne faccia parte».
Quale impressione riguardo all’esperienza di dialogo del Movimento nel mondo? «Un’impressione straordinaria. Dappertutto dove c’è il nostro movimento ci sono persone di diverse religioni che ne fanno parte. Dico dappertutto, perché non si può pensare di escludere qualcuno dal nostro raggio di azione. Infatti, come Movimento dei Focolari abbiamo davanti a noi l’ut omnes – il ‘Che tutti siano uno’ come chiesto da Gesù al Padre – e nell’ut omnes ogni uomo trova un posto. Il contatto sul posto di lavoro, nelle famiglie, nelle piazze, dovunque, ci porta a incontrare persone di religioni diverse. Tuttavia, la cosa più bella è che con questi uomini e donne si costruisce un rapporto profondo […]. La sorpresa è vedere che, insieme ai cristiani, ci sono persone di diverse tradizioni religiose che fanno parte del nostro movimento. I cristiani sono i fratelli maggiori perché hanno cominciato prima, ma accolgono gli altri nella stessa famiglia. […] Grande parte dell’episcopato cattolico ha una grande stima dei Focolari, perché si rende conto della possibilità di instaurare rapporti con persone di diverse religioni. Questo per vescovi che si trovano ad operare in Paesi come l’India, per esempio, o altre parti dell’Asia, è molto importante. Significa, infatti, contare su qualcuno che propone un cristianesimo aperto, non chiuso a difendersi, un cristianesimo di dialogo e collaborazione e non di conquista». Seconda parte Leggi l’intervista integrale su Città Nuova online (altro…)
4 Gen 2014 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il card. Bea visita, nel 1965, il Centro Mariapoli di Rocca di Papa
Dal Trentino (nord Italia), quasi impercettibilmente, a fine degli anni ‘40 lo spirito dei Focolari varcò le frontiere della regione, attraverso l’invito ai focolarini di recarsi a Milano, Roma, Firenze, Sicilia, ecc. E, silenziosamente, fiorirono comunità cristiane sul tipo di quella sorta a Trento, dove dopo pochi mesi erano in 500 persone circa ad impegnarsi a vivere lo spirito evangelico a imitazione dei primi cristiani. Ma proprio in quegli anni di straordinario fervore d’irradiazione, la Chiesa cominciò a studiare il nascente movimento con interesse. Fu un lungo periodo di studio e di approfondimento, di sospensioni e dubbi. Furono anni, quelli Cinquanta e i primi Sessanta, vissuti nell’incertezza di un’approvazione che sembrava non arrivare mai. La spiritualità nascente, che trovava le sue radici nella Scrittura, metteva in rilievo parole poco sentite prima del Concilio Vaticano II; come: “unità”, “Gesù in mezzo” alla comunità, “Gesù abbandonato”, ecc. Per di più erano giovani laiche che cercavano di vivere le parole del Vangelo e non solo di leggerle e commentarle, il che appariva “protestante”. E il loro praticare la comunione dei beni per organizzare l’aiuto concreto ai poveri, ai più appariva “comunista”. Per loro, invece, si trattava di vivere come i primi cristiani e trovavano una particolare affinità con i secoli della Chiesa indivisa. Così in quegli anni Quaranta e Cinquanta, senza saperlo, i Focolari tessevano fili invisibili con le maggiori correnti che attraversavano il mondo cristiano e che saranno assunte nel Concilio Vaticano II. L’attenzione al Vangelo si ritrovava in perfetta sintonia con il movimento biblico; il voler vivere per l’unità legava i focolarini al movimento ecumenico (dal 1960). Poi si trovarono pronti, quando la congiuntura religiosa e sociale lo esigerà, al dialogo con fedeli di altre religioni e persone senza riferimento religioso ; e ancora, l’essere nati da una laica, per laici, li faceva essere in piena sintonia con l’emergere del laicato nella Chiesa. Questa nuova passione per l’unità sarà riconosciuta e accolta pienamente nel suo seno dalla Chiesa cattolica che, nel 1962, alla vigilia del Concilio, approvò il Movimento dei Focolari o Opera di Maria, nel suo nucleo centrale. (altro…)