27 Set 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
L’impegno comune per la pace. Ecco cosa ha fatto scattare immediata l’intesa tra la delegazione dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) e il Nobel per la Pace 1987 Óscar Arias Sánchez, già presidente del Costa Rica. Arias si trovava a Roma per una conferenza della Comunità di Sant’Egidio sul Trattato internazionale sul commercio delle armi adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e per l’udienza con Papa Francesco. Obiettivo dell’incontro era trovare forme di collaborazione con la “Fondazione Arias per la pace e sviluppo umano”, giacché anche i GMU lavorano per la pace e la fraternità. I giovani presenti, di varie nazionalità, hanno quindi tracciato la storia di questo lavoro per la pace, partendo dalla consegna delle 350 mila firme raccolte durante la guerra fredda alle Ambasciate dell’USSR e Stati Uniti a Ginevra (novembre 1985), il lancio del Time-Out da Chiara Lubich (settembre 1990) durante la crisi del Golfo Persico, il premio Unesco per l’Educazione alla pace, ricevuto da Chiara Lubich (dicembre 1996), l’annuale appuntamento della Settimana Mondo Unito, il Genfest di Budapest del 2012, nel quale è stato lanciato lo United World Project (Progetto Mondo Unito) e il recente viaggio di Maria Voce ad Amman, in Giordania, per incontrare le comunità dei Focolari in Medio Oriente, con il successivo concerto per la pace tenuto dai GMU di paesi in conflitto. Il premio Nobel ha presentato ai giovani ciò che la “Fondazione Arias per la Pace e il Progresso tra gli uomini” ha realizzato dalla sua nascita in poi, le loro difficoltà attuali e i loro sogni. Per esempio, visto che già esistono molti musei della guerra, costruire un “Museo della Pace”. Inoltre Óscar Arias Sánchez ha proposto loro di collaborare con il progetto, recentemente approvato dall´ONU, “Arms Trade Treaty” (Trattato sul Commercio delle Armi) finalizzato all’arresto della commercializzazione di armi di piccolo calibro che, secondo lui, sono la causa del maggior numero di vittime a livello mondiale.
Sostenuto dalla sua esperienza di Presidente di una nazione che per costituzione non ha un esercito militare, ha affermato che la diminuzione della corsa agli armamenti permetterebbe a tanti Paesi di condividere risorse economiche da destinare alla soluzione di questioni sociali come: l’accesso all’educazione, ai servizi sanitari, alla salvaguardia dell’ambiente e, non ultimo, a risolvere il dramma della povertà nel mondo. Concludendo ha sottolineato la necessità che i giovani si impegnino nello studio per prepararsi a costruire un cultura di pace e fraternità, e questo perché: “in un mondo dove sembrano prevalere l’egoismo e l’avarizia – ha aggiunto – i giovani sono i primi ad essere chiamati ad innestare nuovi valori nella società, come la solidarietà, il soffrire insieme, la generosità e l’amore”. “Prima di salutarci, in un’atmosfera più che cordiale – racconta Olga del Costa Rica – ha voluto aderire personalmente al nostro progetto (UWP) firmando l’impegno a vivere la cultura della fraternità, unendosi così agli altri 62.000 firmatari di tutto il mondo che hanno fatto loro questo progetto”. Non succede tutti i giorni di potersi incontrare con una persona di questo livello – aggiunge Iggy, neozelandese: colto, saggio, pragmatico, ma soprattutto un uomo molto semplice. Con lui mi sono davvero sentito come in famiglia”. La conversazione si è protratta per un’ora nella quale si sono potuti condividere obiettivi ed iniziative. Prossimo importante appuntamento per i Giovani per un Mondo Unito è il forum dei giovani all’Unesco il prossimo ottobre. “Sarà una scuola – concludono i giovani, che parteciperanno a nome dei GMU, sezione giovanile di New Umanity – per raccontare il nostro ideale di fraternità”. (altro…)
25 Set 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Sono passati tre anni da quel 25 settembre del 2010 in cui Chiara Luce Badano è stata proclamata beata nel Santuario Divino Amore di Roma. Sembra ieri, tanto sono vividi i ricordi di quello straordinario evento che pareva la realizzazione della lettera scritta da Chiara Luce ai suoi amici: «Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Oh, come avrei voluto fermare quel treno in corsa che m’allontanava sempre più! (…) Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela». Vorremmo ricordare la realizzazione dello “splendido disegno” che Chiara Luce ha realizzato in vita, con alcune parole dei genitori Maria Teresa e Ruggero, tratte dal libro di Franz Coriasco In viaggio con i Badano. «Avete mai pensato, nei suoi ultimi mesi, di avere a che fare con una santa?».
Maria Teresa: «No, non ci abbiamo mai pensato, neanche lontanamente. Si viveva in una continua “straordinaria normalità”, anche se ormai Chiara aveva perso l’uso delle gambe ed era costretta a letto. C’era una grazia, evidentemente, che magari sul momento non avevamo neanche il tempo di realizzare pienamente, ma che vivevamo ogni giorno. Che è continuata anche dopo, e continua adesso. Era, se così possiamo dire, la “specialità” di Chiara: non essersi fatta santa fra atroci sofferenze (che pure ci sono state), ma essersi fatta santa nella gioia di amare Dio». Ruggero: «Insomma, ripensando al periodo della malattia di Chiara non possiamo non ripetere ogni volta che davvero sono stati i due anni della nostra vita più benedetti da Dio». (Tratto da F. Coriasco, In viaggio con i Badano. Chiara Luce e la sua famiglia: i segreti di un segreto, Città Nuova, Roma, 2011). (altro…)
24 Set 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Lavoro in una scuola elementare come insegnante di sostegno. Nella mia classe c’è F., un bimbo con l’apparecchio acustico. Ha problemi di comportamento e difficoltà nel rapportarsi con i compagni, i quali a loro volta gli fanno dispetti e lo escludono nei giochi. In generale, nella classe c’è rivalità tra i bambini, che fanno a gara per sottolineare l’errore o il difetto di chi si mostra più debole. Così ho pensato di coinvolgerli in un’attività che li gratificasse, aiutandoli a vedere il buono che c’è in ognuno di loro, e sperando che vedessero il buono anche in F. Nasce così la “Posta dell’Amicizia”: una mattina sulla cattedra è comparsa una scatola colorata dotata di fessura come la buchetta della posta. Sul coperchio della scatola ho incollato una vignetta di Gibi e DoppiaW che si dicevano sorridendo “Ho una sorpresa per te!”. Ho proposto ai bambini di utilizzare la scatola durante la settimana per dirsi l’un l’altro le cose buone che avevano vissuto o gli aspetti positivi che avevano osservato nell’uno o nell’altro durante la giornata. Le lettere potevano essere anonime o firmate, indirizzate a chiunque. Potevano mandarsi disegni, poesie, piccoli regalini. Abbiamo deciso di partecipare anche noi maestre per scrivere a quei bambini che, quasi sicuramente, non avrebbero ricevuto niente. La posta sarebbe stata letta insieme alla fine di ogni settimana. I bambini hanno accettato la proposta con entusiasmo e si sono lanciati nella scrittura di lettere, bigliettini e poesie. Alla fine della prima settimana tutta la classe fremeva d’impazienza. L’apertura della posta è stato un momento di condivisione in cui finalmente tutti si sono concentrati sul positivo e non sul negativo. Ogni bambino ha ricevuto una lettera e si è dichiarato pronto a rispondere al mittente. Noi insegnanti, avendo controllato in precedenza chi aveva ricevuto qualcosa e chi no, abbiamo scritto a qualcuno brevi pensieri e ad altri abbiamo consegnato, piegata a bigliettino, una striscia di Gibi e DoppiaW. I destinatari delle strisce hanno chiesto su questi simpatici personaggi ed ho potuto spiegare sul significato delle strisce. Ne è nato un dialogo bello e profondo. Da quel momento, ricevere la striscia a fumetti sarebbe diventato un privilegio, un dono speciale che tutti conservavano gelosamente.
Nelle settimane successive l’atmosfera in classe è notevolmente cambiata: i bambini erano più gentili fra loro, un po’ per il desiderio di ricevere lettere, un po’ per i legami positivi nati dai complimenti ricevuti dai compagni. F., invece, ha faticato più degli altri a trarre giovamento dalla “posta dell’amicizia”: rifiutava di scrivere lettere agli altri, dicendo che sicuramente non ne avrebbe ricevute da nessuno, tranne che dalle maestre. E così è stato per le prime due settimane. Nella terza, però, una bambina gli ha scritto un biglietto dicendogli che lui era suo amico perché le prestava le cose. F. è scoppiato a piangere e ha strappato il biglietto con rabbia. La settimana successiva però mi ha chiesto aiuto per scrivere alcune lettere; e in quella seguente ha ricevuto altri biglietti pieni di complimenti che l’hanno riempito di stupore. Allora, ha deciso di scrivere a tutti un biglietto di saluto. Per lui, così selettivo nei suoi rapporti, è stato un grande passo che l’ha riempito di emozione. La “posta dell’amicizia” ha continuato ad essere utilizzata fino alla fine dell’anno, diventando parte integrante della nostra vita scolastica, veicolo di affetto e di reciprocità per tutti». (M. T. – Italia) (altro…)
21 Set 2013 | Chiesa, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
“Desidero incontrarvi a Cagliari!”. Sono rivolte in particolare ai giovani queste parole pronunciate da papa Francesco lo scorso 15 maggio in Piazza San Pietro, ma tutte le componenti sociali del popolo sardo si stanno preparando da tempo a stringersi attorno al Vescovo di Roma. “Oggi la nostra terra ha particolarmente bisogno di speranza”, affermano i vescovi della Sardegna in una lettera inviata ai fedeli l’8 settembre, “e papa Francesco viene a ripeterci: “non lasciatevi rubare la speranza” (Omelia del 24-3-13).
Ricordando le crescenti difficoltà che su fronti sempre più numerosi si trova a vivere questo popolo coraggioso, i vescovi ringraziano il Papa che, con il suo pellegrinaggio “ci prende per mano e ci guida ai piedi di Maria, perché tutti possiamo sempre riscoprirla come modello di vita cristiana e Madre della Speranza”. Scrivono dalla Sardegna: “I giovani in particolare lo attendono con grande entusiasmo e speranza. Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da momenti profondi di riflessione, confronto, lavoro di gruppo. Un percorso fatto di tappe, che ha evidenziato l’importanza del servizio, del dono verso l’altro, del rispondere ad una chiamata”. Mettere in particolare evidenza ragioni ed esperienze che permettano di alimentare la speranza è dunque uno dei cardini del programma: così, ad esempio, a nome degli imprenditori dell’isola, viene presentata al Papa la vicenda della Cooperativa Primavera 83, azienda cagliaritana di servizi sociali che aderisce al progetto dell’Economia di Comunione, attenta alla solidarietà ed alla qualità del lavoro; in questi anni, in controtendenza, ha visto aumentare il fatturato.
La comunità dei Focolari è presente e attiva con esperienze di solidarietà e sostegno anche nel territorio minerario del Sulcis (Iglesias), permeato dal dolore a causa del dramma della disoccupazione. Esperienze e dialogo profondo si alternano a preghiera e riflessione e a momenti gioiosi di festa. È stata affidata al gruppo musicale internazionale Gen Rosso la preparazione e l’animazione dell’incontro del Papa con i giovani; nei giorni precedenti i 18 artisti del gruppo, provenienti da nove nazioni diverse, hanno proposto tre laboratori tematici: comunicazione, coreografia e canto. “Due giorni di workshop – scrivono – ai quali tanti giovani hanno aderito; un’esplosione di gioia e di festa che prepara al grande evento” per accogliere il Pontefice con la loro performance, artisti e giovani insieme, ed arricchire il programma con canti, coreografie e brani musicali.
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18 Set 2013 | Centro internazionale, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
Dove arrivano i cerchi di un sassolino gettato nel lago? Riportiamo alcuni flash, che mettono in evidenza come l’amore vissuto porta ad un cambiamento radicale nella vita anche nei piccoli e come l’impegno ad amare tutti li sostiene nella loro crescita rimanendo, poi, come un segno distintivo. “Mi chiamo Karam e ho 12 anni. Quando ho conosciuto il Focolare avevo 5 anni e sono stato un gen 4. Tra le più belle cose che ho imparato mi viene in mente il “dado dell’amore”. Ogni giorno giocavo con il dado e cercavo di vivere la faccia che ne usciva. Tra le mie prime esperienze, mi ricordo quando un giorno a scuola, c’era un bambino che nessuno voleva bene e c’erano tre altri bambini che lo prendevano in giro, ed io ero uno di questi tre. Un giorno ho gettato il dado ed era uscita la frase: “amare il nemico”. Allora sono andato a scuola e mi sono riconciliato con quel bambino. Gli altri due che lo prendevano in giro si sono stupiti per quello che avevo fatto. Ho parlato loro del dado dell’amore e di come tante cose erano cambiate nella mia vita dopo che ho cominciato a vivere il Vangelo attraverso questo strumento. Ogni giorno allora lanciamo il dado insieme e cerchiamo di vivere la frase che esce. E insieme a noi c’era anche quel bambino che prendevamo in giro. Adesso sono un gen 3 e ancora oggi ogni giorno gioco con il dado dell’amore e questo mi aiuta tanto da ragazzo a vivere il vangelo il modo concreto negli ambienti in cui mi trovo.
Dopo una carrellata di testimonianze dai ragazzi, anche i bambini, (i gen4), hanno dato il loro contributo. Tutti loro sono venuti con le proprie famiglie per i vari incontri con la presidente ed il copresidente dei Focolari durante la loro recente visita in Giordania. “Mi chiamo Marian e insieme a Fadi mio fratello, abbiamo fatto una piccola esperienza. Ci piace tanto guardare in tv il cartone animato che si chiama “Barni”. Un giorno, mentre lo guardavamo, abbiamo visto che “Barni” doveva venire qui ad Amman per fare una serata di festa per i bambini ed eravamo entusiasti di poter partecipare a questa festa. Il biglietto però era un po’ costoso. Allora insieme alla mamma e altre due sorelline, ci siamo messi d’accordo di non andare a questa serata di festa per vedere “Barni”, e dare ai poveri gli stessi soldi che avremmo speso per i biglietti”.
Uno di loro poi prova a chiedere a Maria Voce: “Cosa possiamo fare noi gen 4 della Giordania per fermare i problemi politici del mondo e così lasciarlo più pulito e più bello?” E Maria Voce risponde: «Potete fare tantissimo, perché il mondo non è solo quello lontano, il mondo è anche quello della nostra casa, della nostra scuola, nei posti dove andiamo a giocare, nelle piazze… Allora se noi curiamo questi posti, curiamo il mondo. Se quando qualcuno viene a vedere dove noi giochiamo e trova un posto bello e armonioso, pensa: “si vede che le persone che giocano qui si vogliono bene, guarda come è bello, tutto ordinato, perché non facciamo anche noi cosi?” e così fanno anche loro, e poi altri.. altri… Voi siete come quelli che gettano un sassolino in un lago. Ci si può chiedere: “Che cos’è un sassolino? È niente”. Però, dove cade quel sassolino si forma un cerchio, poi intorno a quel cerchio, un altro più grande, poi un altro più grande, fino ad arrivare a tutto il mondo. Quindi questo è importantissimo. Se voi non cominciate, gli altri non cominciano”. (altro…)
11 Set 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
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«Sono tornata a casa ricca, con ciascuno di voi dentro di me», scrive una giovane della Sicilia ai coetanei con cui ha costruito il Meeting di Caserta 2013 (29 luglio – 2 agosto). «Lavorare fianco a fianco, spendersi insieme, capire l’altro, lottare, sognare, fare le ore piccole, stancarsi, scoraggiarsi e sempre ricominciare, crederci. Tutto questo fatto INSIEME ci ha uniti profondamente per l’Italia. Impossibile tornare indietro!». Il Meeting “LEGALITA’ – Protagonisti della nostra terra”, si è rivelato uno spartiacque per consapevolezza e impegno. A distanza di molti chilometri, sono riecheggiate le parole di papa Francesco a Rio: «Attraverso di voi giovani entra il futuro nel mondo. Non state alla finestra della vita!». Questa la convinzione: «per innescare un cambiamento occorre cominciare da noi». Per i 500 giovani dal Trentino e Lombardia fino a Calabria e Sicilia, Caserta è stata occasione d’incontrare la piaga dell’illegalità diffusa che attraversa l’Italia, di scontrarsi con essa in un territorio che ne sembra paradigma, di imparare a penetrarla e ad amarla. Invito e provocazione emersi dal dialogo con il giornalista siciliano Roberto Mazzarella.
I tre forum pomeridiani, Legalità e ambiente, Legalità e Accoglienza Legalità e Lavoro, hanno visto un dialogo serrato tra giovani e relatori, testimoni in prima fila nella lotta per la Legalità. Tra questi Enrico Fontana, responsabile rapporto ecomafia di Legambiente; don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e estremo difensore della legalità nella “terra dei fuochi”; il dott. Antonio Marfella, oncologo; Ivan Vitali, economista e direttore dell’Associazione “conVoi”. «La legalità non è l’obiettivo. Non è neppure un valore, ma un prerequisito, uno strumento per raggiungere il fine che è la giustizia». Parole di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, accolte quasi con un fremito dai presenti. Come coniugare amore e legalità?, chiedono i giovani. Scandisce parole forti: «non c’è legalità senza uguaglianza», «se le persone non sono rispettate nei loro diritti e dignità, la legalità diventa strumento di potere e di esclusione». Ancora: «La denuncia, se fondata, è anche annuncio di salvezza», ma «il peccato di oggi si chiama delega»; ciascuno invece «deve assumersi la propria responsabilità», terza gamba della democrazia. «Quanto siamo disposti a pagare per le nostre scelte, per essere coerenti con i nostri ideali?» si sono chiesti i giovani a voce alta. La risposta si è misurata con le realtà vissute nelle mattine negli 11 campi di lavoro in terreni confiscati alla camorra: occorre fare comunità, essere il noi che costruisce legalità. Un noi testimoniato da Giuseppe Gatti (Sostituto Procuratore DDA di Bari) e Gianni Bianco (Giornalista RAI) coautori di La legalità del NOI.

Talk by sociologist Vera Araujo
Vera Araujo, sociologa, del Movimento dei Focolari ha coniato un’espressione comprensiva dei contenuti e delle esperienze del Meeting: la cultura della relazione, che presuppone e supera la legalità stessa, ma esige azione e interazione per costruire comunità laddove si trovano le “periferie dell’esistenza”. Un manifesto in cinque punti, firmato dai 500 partecipanti, ha riassunto gli impegni presi. Prossimo appuntamento “LoppianoLab 2013” (20-22 settembre) “Custodire l’Italia, generare insieme il futuro” e l’adesione all’iniziativa “Slot-machine” per premiare le virtù civili di quei locali che hanno rinunciato al gioco d’azzardo, che da fine settembre attraverserà molte città dell’Italia. A Caserta è rimasto un segno della vitalità di questo Meeting: un murales di 120 mq. dove 160 giovani a turno, in 90 ore, hanno raffigurato l’esplosione di colori a partire da un semplice tubetto. Di Victoria Gómez
Foto galleria di Flickr: http://www.flickr.com/photos/99423333@N08/ (altro…)