5 Nov 2018 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Hanno scelto la Svezia, per il suo profondo significato nel cammino ecumenico, i 40 vescovi di diverse Chiese cristiane, amici dei Focolari che si riuniranno dal 6 al 9 novembre. L’incontro si svolgerà a due anni dall’evento di Lund che ha dato nuovo impulso al dialogo ecumenico: nella dichiarazione comune firmata da Papa Francesco e dal vescovo Munib Younan, allora Presidente della Federazione Luterana Mondiale, si legge tra l’altro: “Ci impegniamo a testimoniare insieme la grazia misericordiosa di Dio, reso visibile in Cristo crocifisso e risorto. (…) ci impegniamo a un’ulteriore crescita nella comunione radicata nel battesimo, mentre cerchiamo di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità conforme al volere di Cristo che desidera che siamo una cosa sola, perché il mondo creda (cfr. Gv 17,22)”. Intessere una comunione che diventi testimonianza è il significato di questi periodici convegni dei vescovi amici dei Focolari che desiderano anche approfondire la spiritualità dell’unità nata dal carisma di Chiara Lubich.
Dopo le tappe di Gerusalemme, Costantinopoli (Istanbul), Londra, Augsburg, Katowice e altre città significative per il cammino ecumenico, i partecipanti di 12 Chiese cristiane e provenienti da 18 Paesi si riuniranno per riflettere sul tema: “Il soffio dello Spirito, la Chiesa e il mondo di oggi”. Sarà presente Maria Voce, Presidente dei Focolari che svolgerà il tema: “Lo Spirito Santo anima della Chiesa, nell’esperienza e nel pensiero di Chiara Lubich”. Diverse le tematiche in campo: dalla sfida ecumenica oggi in diverse regioni geografiche, al senso della riconciliazione nella cultura contemporanea, al rinnovamento della Chiesa, alla sinodalità. Uno spazio sarà anche dedicato alla commemorazione congiunta della Riforma (2017) e al suo significato per le Chiese oggi. Stefania Tanesini (altro…)
3 Nov 2018 | Spiritualità
In Gesù, Dio si è fatto semplicemente nostro fratello; non si è limitato ad affiancarsi a noi, ma è entrato in noi, nel nostro cuore, nelle nostre ferite. Così ha fatto proprie le ferite dell’uomo, e così la ferita di Dio che brucia nell’uomo è divenuta, in quest’uomo Gesù di Nazareth, ferita di Dio. E quando egli dice: ‘lo sono la via’, non possiamo guardare che al suo costato aperto, alla sua ferita, e lì trovare la via. Questo non è certo facile né tantomeno ovvio. Ma se ci proviamo, se tentiamo, se ci arrischiamo, ci renderemo conto che la via è lui. (Da una omelia del 1993) In Gesù si fa manifesto che il Dio che fino ad ora nella storia del suo popolo sembra aver taciuto non si è addormentato, non è diventato muto. Egli viene, prende i suoi poveri, li accoglie. Non lo fa però con un’azione fulminea, frutto della sua onnipotenza, ma attraverso la via piccola, la via di Gesù, la via del nascondimento, del servizio: la via della croce. (Da un discorso alla radio del 17.9.1978) Gesù è stato accusato di essere amico dei pubblicani e dei peccatori, di aver vissuto in ‘cattiva compagnia’. Senz’altro il suo comportamento si espone a fraintendimenti, come se per lui si potesse parlare di semplice critica all’ordine stabilito, di semplice simpatica eccentricità, di semplice protesta contro l’establishment e i valori stabiliti. No: a Gesù, nel cui petto batte il cuore di Dio, interessa tutto, interessano tutti. La marginalità non gli interessa in quanto è marginalità, ma in quanto è parte del tutto. “Anch’egli è figlio di Abramo” (Lc 19,9): così Gesù stesso giustificò, di fronte ai cosiddetti ‘galantuomini’ e a quanti si ammantavano di un legalismo esteriore, la propria amicizia per Zaccheo, il pubblicano. (Da un articolo del dicembre 1973) (altro…)
1 Nov 2018 | Chiara Lubich, Spiritualità
«I santi sono dei grandi che, vista nel Signor la loro grandezza, giocano per Iddio, da figli suoi, ogni loro cosa. Danno senza richiedere. Danno la vita, l’anima, la gioia, ogni terreno legame, ogni ricchezza. Liberi e soli lanciati all’infinito attendono che l’Amore l’introduca nei Regni eterni; ma già da questa vita sentono empire il loro cuore d’amore, del vero amore, del solo amore che sazia, che consola di quell’amore che infrange le palpebre dell’anima e dona lacrime nuove. Ah! nessun uomo sa chi sia un santo. Ha dato ed ora riceve; e un flusso interminato passa fra Cielo e terra, lega la terra al Cielo e cola dagli abissi, ebbrezza rara, linfa celeste che non si ferma al santo, ma passa sugli stanchi, sui mortali, sui ciechi e paralitici nell’alma e sfonda e irrora, solleva e attrae e salva. Se vuoi saper l’amore chiedilo al santo». Chiara Lubich, “La dottrina spirituale”, Mondadori 2001, pag. 159-60 (altro…)
29 Ott 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Spiritualità
Face à un monde bouleversé par le développement technologique, l’explosion des moyens de communication et les tensions internationales, l’homme d’aujourd’hui est peu préparé à absorber autant de violence. Existera-t-il un homme monde modèle, qui ressente, qui ait senti en lui un terrible raz de marée qui menace d’engloutir ce qu’on avait cru jusqu’alors intangible ? Nous sommes au Golgotha, aux pieds du Crucifié qui expérimente un mystérieux et terrible abandon. Celui des hommes mais surtout celui de son Père du Ciel. « Mon Dieu, mon Dieu, pourquoi m’as-tu abandonné ? » Le cri de Jésus sur la croix est une réalité tellement inconcevable, inaudible, que durant des siècles, la chrétienté n’a pas eu le courage de l’approfondir, de s’engouffrer dans cet abîme de souffrance divine, privilégiant d’autres aspects de la passion. « J’ai attendu vingt siècles pour me révéler à toi. Si tu ne m’aimes pas, qui m’aimera ? » Telle est la question qui s’impose un jour à la jeune Chiara Lubich, initiatrice d’un mouvement de spiritualité qui allait devenir le mouvement international des Focolari. Dès l’aube de cette aventure spirituelle, elle avait ardemment demandé à Jésus : « Donne-moi la passion de ta passion. » Dans le cri de Jésus en croix, Chiara Lubich met en lumière l’amour le plus grand qui soit, la clé de l’unité, le visage de Dieu le plus en mesure de parler à l’humanité d’aujourd’hui. Nouvelle Cité
29 Ott 2018 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sono medico internista e appartengo alla Chiesa russo-ortodossa. Come persona e come credente sono stata formata dal mio parroco e dalla spiritualità di Chiara Lubich. Ero ancora molto giovane quando, a contatto con le focolarine di Mosca, ho avvertito la chiamata a seguire Dio in modo radicale e da sette anni vivo nel focolare di Belgrado (Serbia). In Serbia c’è una tradizione particolare, unica: la festa della Slava, che le famiglie celebrano nel giorno del santo protettore di quella famiglia: per il popolo serbo, la Slava è antica quanto il cristianesimo stesso. Nessuna nazione cristiana ha questo tipo di celebrazione, tranne gli ortodossi serbi. Per una famiglia serba, la Slava, come importanza, viene subito dopo la Pasqua e il Natale. I missionari cristiani ortodossi, che convertirono i serbi alla santa fede ortodossa, cristianizzarono anche le loro consuetudini. Divenendo cristiani ortodossi, i serbi accettarono il santo o i santi del giorno in cui venivano battezzati. Per quanto riguarda la cultura serba, la Slava è un elemento unico e ininterrotto attraverso tutta la storia del popolo serbo ortodosso. Poiché i serbi si trovano in una regione geografica tra l’Oriente e l’Occidente, tra culture diverse, la Slava è divenuta una festa identificata con il proprio nome e la propria esistenza. La sua osservanza è compiuta anche da organizzazioni culturali e sociali, da città e perfino da unità militari. Insieme ai parenti, si riuniscono in quel giorno amici e conoscenti; la casa è aperta a tutti quelli che arrivano. Il nostro focolare è composto da focolarine cattoliche di varie nazioni e da me. Da tempo sentivamo il desiderio di fare nostra questa bellissima tradizione del popolo serbo e viverla insieme ai nostri fratelli e sorelle. Nella scelta del santo protettore, nello spirito ecumenico del focolare, siamo state aiutate dal nostro amico monaco, padre Djordje, che ci ha proposto di festeggiare le sante donne “mironosice” (le “donne che si recarono al sepolcro con gli aromi”), alle quali la Chiesa ortodossa dedica una settimana intera a partire dalla seconda domenica dopo la Pasqua. Così da quattro anni abbiamo cominciato a celebrare la Slava del focolare. Tanti nostri amici ortodossi sono stati entusiasti della nostra decisione e ci aiutano a preparare il necessario per la festa. Ogni anno, per la domenica delle sante donne al sepolcro, accogliamo in focolare i nostri amici di varie Chiese, tra cui anche i nostri vicini di casa, qualche collega di lavoro, operaio o medico. Il momento principale – il rito del taglio del pane di Slava – viene celebrato dal nostro amico padre Djordje, davanti all’icona delle donne al sepolcro. Si inizia con una preghiera raccolta, accompagnata da canti, poi con commozione, tenendoci tutti per mano, preghiamo secondo la tradizione della festa di Slava. Dando la benedizione per la prima volta, padre Djordje ci ha indicato le sante donne del sepolcro come modelli e protettrici del focolare, incoraggiandoci, sull’esempio delle donne che seguirono Gesù, ad essere “come il sale che trasforma la società e tutti attorno”. Al rito segue l’agape, con varie specialità culinarie, in un’atmosfera di festa e comunione, come in una famiglia. Una nostra conoscente ci aveva detto che vede in questo passo “una vera inculturazione che apprezza e fa propria la cultura dell’altro: un cristianesimo vero”. Fonte: NU, Nuova Umanità, n. 231, p. 75. (altro…)
26 Ott 2018 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità

Foto d’archivio: Pasquale Foresi con i giovani del Movimento dei Focolari
Le pagine evangeliche di riferimento sono quelle del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, dense di espressioni dai molti significati, la cui lettura porta Chiara Lubich e le sue prime compagne di avventura a fare di esse la “magna charta” del nascente Movimento dei Focolari. «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». «Perché tutti siano una cosa sola». È una frase collegata col versetto precedente, dove Gesù prega anche per coloro che per la parola degli apostoli avranno creduto in lui. È perciò la Parola che fa uno. Unità delle menti attorno alla potenza unificante della Parola che è Cristo. Questa Parola passerà lungo il corso dei secoli, attraverso le culture più varie, potrà aprirsi a molte interpretazioni, ma rimarrà sempre una e farà uno quelli che la accoglieranno. Un’altra caratteristica di questa unità è che mentre, per esempio, nelle scuole filosofiche per rimanere uniti basta non allontanarsi dalle intuizioni fondamentali del maestro, l’unità cristiana è vitale. È unità della mente e del cuore, è famiglia. «Tutti». Indica la più assoluta e ampia universalità senza eccezioni […]. Nel versetto, “tutti” è legato a «una cosa sola». Sono due note caratteristiche della Chiesa: la cattolicità e l’unità. Paolo ribadisce questa vocazione cristiana all’unità quando scrive agli Efesini: «Un sol corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4, 4-6). Pasquale Foresi, Luce che si incarna. Commento ai 12 punti della spiritualità dell’unità, (Rome: Città Nuova Editrice, 2014) 131. (altro…)