5 Dic 2013 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Portare nella propria diocesi e nella propria Chiesa la ricchezza dell’esperienza fatta: questo l’intento dei 33 vescovi ortodossi, di antiche Chiese orientali, anglicani, metodisti, luterani e cattolici di diversi riti, al termine del 32° Convegno ecumenico promosso dal Movimento dei Focolari e svoltosi a Gerusalemme dal 18 al 22 novembre. Ad esplorare il tema del convegno “La reciprocità dell’amore tra i discepoli di Cristo” hanno contribuito approfondimenti teologici e spirituali, ma anche un fraterno e sincero scambio di esperienze tra i vescovi. Momento centrale dell’incontro: un patto stretto tra loro di tendere costantemente a vivere rapporti improntati al Comandamento Nuovo: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, perché“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete l’amore gli uni per gli altri” (Gv 13,31-35). Il luogo scelto, molto significativo: la chiesetta “In Gallicantu” che costeggia il sentiero che porta dal Cenacolo al torrente Cedron, secondo la tradizione percorso da Gesù dopo l’ultima cena. Legato, quindi, a quel suo comandamento dell’Amore e alla preghiera al Padre per l’unità dei suoi. Il Patriarca latino S. B. Faoud Twal, ha salutato un gruppo di vescovi durante la preparazione del Convegno. Di rilievo anche l’incontro con il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III. Egli ha considerato la venuta dei vescovi a Gerusalemme una benedizione. “Per i cristiani della Terra Santa – ha sottolineato – è un incoraggiamento incontrare vescovi uniti, pur di diverse Chiese. È anche un sostegno forte per noi, perché segno palese che non siamo dimenticati. Voi non solo parlate di dialogo ma siete un dialogo vivo”. Si sono approfonditi i due recenti documenti varati in ambito ecumenico: “La Chiesa: verso una visione comune” della commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, e il documento della commissione congiunta delle Chiese luterana e cattolica: “Dal conflitto alla comunione”, in vista del giubileo dei 500 anni della Riforma. I vescovi sono stati informati anche dell’esperienza di comunione e collaborazione nella rete di Insieme per l’Europa che vede il convergere di circa 300 movimenti e comunità cristiane di varie Chiese attorno ad attività comuni, nel rispetto delle rispettive peculiarità. Insieme per l’Europa è ritenuta da specialisti una reale speranza perché espressione del cosiddetto ecumenismo della vita, che il Concilio ha ritenuto la base di ogni altro tipo di ecumenismo. Il 21 novembre: i vescovi hanno reso partecipi della loro esperienza di comunione, ormai decennale, i 120 presenti, tra cui personalità religiose, rappresentanti di movimenti e comunità delle varie Chiese presenti in Terra Santa. Sono venuti a conoscenza a loro volta di iniziative costruttive, promosse spesso da laici, per migliorare i rapporti tra le Chiese e con le comunità non cristiane del loro Paese. Ogni giorno la visita a qualche luogo sacro, ha reso presente la vita di Gesù. In particolare a Betlemme, dove si era radunata anche la comunità locale del Movimento dei Focolari, che – come ha affermato Helmut Sievers – “ha fatto sperimentare a tutti la luminosa presenza del Salvatore nel mondo d’oggi”.
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4 Dic 2013 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Provvidenza Mio marito ha un’impresa edile e, poiché le banche hanno bloccato i finanziamenti, per due anni è rimasto senza lavoro. Tra ristrettezze economiche sempre più grandi e momenti di scoraggiamento, speravamo nella provvidenza di Dio. All’inizio dell’anno scolastico le bambine avevano bisogno dei libri e non sapevamo come fare. Una mattina arriva una nostra amica a dirci che, avendo ricevuto dei soldi inattesi, ha pensato che forse potevano esserci d’aiuto, sapendo il momento che stavamo attraversando: «Ce li ridarete quando potrete». Un mese fa sono stati sbloccati i mutui, ma la grave situazione economica ci impediva di pagare regolarmente i dipendenti. Un amico ha parlato con loro, a nostra insaputa, ed ha esposto il problema chiedendo se erano pronti a lavorare senza percepire la paga. Tutti hanno accettato. Si avvicinava Natale e ci è arrivato un pagamento arretrato del tutto inaspettato. Con grande gioia lo abbiamo diviso tra i dipendenti. Attraverso un parente, poi, la provvidenza non ci ha abbandonati. (E.M. – Italia)
La lampada Avevo sempre cercato un buon rapporto con mia suocera, persona molto difficile. Mio marito me lo aveva sempre detto, e se il rapporto con la madre era difficile per lui, figurarsi per me. Volevo ignorarla. Non ero in pace però: il Vangelo dice di “amare tutti”, e in quel “tutti” è compresa anche la suocera. E allora, una telefonata per sentire come stava, portarla in giro in macchina, invitarla a pranzo una volta la settimana… Un po’ alla volta sono cadute le barriere e sono diventata la sua confidente e accompagnatrice alle visite mediche, dove mi presentava come il suo angelo custode. A quasi ottant’anni ha cominciato ad interessarsi a una vicina sola che aveva bisogno di compagnia, e a preparare regolarmente dolci per la parrocchia. Mi diceva: «Da te ho capito quanto fa bene sentirsi ricordati». Un giorno mi ha confidato: «Questa lampada mi è molto cara perché me l’ha lasciata mio nonno. È uno dei pochi ricordi di famiglia: quando sarò morta sono contenta che resti a te…». Ora questa lampada è in casa nostra e ci ricorda che solo l’amore resta. (I.B. – Svizzera) Fonte: Il Vangelo del giorno, dicembre 2013, Città Nuova Editrice. (altro…)
3 Dic 2013 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Uno slancio considerevole per il movimento ecumenico. Questa è l’impressione del segretario generale del CEC, pastore Rev. Olav Fykse Tveit, al termine dei lavori della 10ª Assemblea Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, che si tiene ogni 7 anni. 2.760 i partecipanti registrati (delegati di Chiese, consiglieri, organizzazioni partner, visitatori, giornalisti e ospiti), ma in 5.000, di cui molti dalla Corea, si sono presentati per vivere questa esperienza ecumenica unica. Presenti, tra gli altri, Karekin II, Patriarca e Catholicos supremo di tutti gli armeni, l’arcivescovo di Canterbury Welby. Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I ha mandato un videomessaggio. La Chiesa cattolica, pur non essendo membro del Consiglio ecumenico delle Chiese, vi collabora attivamente tramite il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, presente a Busan con una delegazione qualificata. Il card. Kurt Koch ha letto un messaggio di Papa Francesco. In rappresentanza del Movimento dei Focolari – invitato come consultore insieme ad altri movimenti, gruppi e realtà ecumeniche – erano presenti Joan Back del Centro Uno, segreteria internazionale per il dialogo ecumenico dei Focolari e Peter Dettwiler, pastore riformato svizzero, incaricato per l’ecumenismo della Chiesa riformata del cantone di Zurigo. La collaborazione dei Focolari col CEC risale al 1967. Chiara Lubich fu invitata tre volte nella sede di Ginevra per condividere la spiritualità dell’unità, e ancora oggi viene riconosciuto l’importante contributo che essa può dare, come ha detto il Rev. Tveit, ringraziando la presidente dei Focolari Maria Voce per il messaggio inviato.

Joan Back e Peter Dettwiler (al centro) insieme ad un gruppo di partecipanti
“Una bellissima atmosfera di fraternità tra Chiese – ha sottolineato Joan Back -. Anche se non condividono identiche posizioni in materia di ecclesiologia o morale, possono incontrarsi, pregare e anche lavorare insieme”. È stato presentato, infatti, un documento di grande importanza: “La Chiesa: verso una visione comune” prodotto dal Dipartimento Fede e Costituzione, un testo di convergenza redatto da teologi di Chiese con ecclesiologie molte diverse fra loro. Migrazione, giovani generazioni, mondo multi religioso e crescita della realtà pentecostale, sono le sfide per l’ecumenismo messe in evidenza. Fra queste, alcuni sono temi oggetto di dichiarazioni ufficiali dell’Assemblea. Il messaggio conclusivo ha indicato la priorità per i prossimi 7 anni: “camminare insieme in un pellegrinaggio per la giustizia e la pace” . Esso riflette lo spirito dell’evento e gli impegni presi che “comprendono sempre i tre compiti: servizio, testimonianza missionaria e riflessione teologica”, ha spiegato Walter Altmann, pastore luterano in Brasile e moderatore uscente del Comitato Centrale. Al termine, i 150 componenti del Comitato Centrale appena insediati, hanno eletto all’unanimità l’anglicana Agnes Abuom di Nairobi (Kenia) come moderatrice. (altro…)
27 Nov 2013 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
Il 25 novembre, Maria Voce ha tenuto la Lectio Magistralis per l’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Roberto Bellarmino” della città di Capua. Ha svolto uno dei punti basilari della spiritualità dell’unità “Gesù Abbandonato, luce per la teologia”, alla presenza di Vescovi di diverse diocesi della regione Campania ed il Sindaco della città, Carmine Antropoli. La presidente dei Focolari traccia “gli aspetti salienti”, giacché – come lei stessa afferma – “non si può esaurire in breve tempo tutta la ricchezza della dottrina contenuta su questo argomento nella spiritualità di Chiara Lubich”. Ecco un brano della sua Lectio: «Vorrei partire dallo stralcio di una lettera che Chiara scrive ad una amica ancora nel lontano 1946. Stralcio emblematico, dove si legge: “Vedi (…), io sono un’anima che passa per questo mondo. Ho visto tante cose belle e buone e son sempre stata attratta solo da quelle. Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii. M’accorsi che era la Verità”. Gesù sulla croce. Venuto sulla terra per ricondurre gli uomini (che si erano allontanati da Dio con il peccato) nella piena comunione con Lui, prende su di sé ogni aspetto negativo dell’uomo: i suoi dolori, le sue angosce, la sua disperazione, le sue pene, i suoi peccati…, rendendosi Lui stesso, che era l’Innocente, simile all’uomo peccatore. “Per riportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del ‘volto’ del peccato” , dice Giovanni Paolo II.
Siamo agli inizi del Movimento, nel 1944, ancora in piena guerra mondiale. In una circostanza particolare un sacerdote dice a Chiara che, a suo parere, il dolore più grande di Gesù è stato quando in croce ha gridato: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46). È immediata la conclusione di Chiara: se è stato il culmine del dolore, è stato anche certamente il vertice del suo amore per noi. Da allora si sente chiamata ad essere, insieme alle sue prime compagne e, poi, a quanti avrebbero seguito il suo Ideale, la “risposta d’amore” a quel grido. Gesù Abbandonato le si manifesta, dunque, come “la viva dimostrazione dell’amore di Dio qui in terra”. Ben lo evidenzia un noto “canto” di lode e di gratitudine, sgorgato spontaneo dal suo cuore, dedicato proprio a Gesù Abbandonato: “Perché avessimo la Luce Ti facesti cieco. Perché avessimo l’unione provasti la separazione dal Padre. Perché possedessimo la Sapienza Ti facesti ‘ignoranza’. Perché ci rivestissimo dell’innocenza, divenisti ‘peccato’. Perché sperassimo quasi Ti disperasti… Perché Dio fosse in noi Lo provasti lontano da Te. Perché fosse nostro il Cielo sentisti l’Inferno. Per darci un lieto soggiorno sulla terra, tra cento fratelli e più, fosti estromesso dal Cielo e dalla terra, dagli uomini e dalla natura. Sei Dio, sei il mio Dio, il nostro Dio di amore infinito”.
Per questo amore infinito, che Gesù nell’abbandono in croce ha avuto per ogni uomo sulla terra, ogni nostro dolore è stato trasformato, ogni vuoto riempito, ogni peccato redento. La nostra lontananza da Dio è stata superata nella ritrovata comunione con Lui e fra noi. In Gesù Abbandonato è racchiusa, quindi, la chiave per penetrare e dare risposta al mistero più profondo che avvolge la vita dell’uomo e dell’intera umanità: il mistero del dolore, della sofferenza. E’ un grande mistero questo, che tocca profondamente il cuore di Chiara: “Gesù sulla terra… – scrive con commozione palpabile – Gesù nostro fratello… Gesù che muore fra ladri per noi: Lui, il Figlio di Dio, accomunato con gli altri. ‘(…) Se sei venuto fra noi, è perché la nostra debolezza ti ha attirato, la nostra miseria t’ha ferito a compassione’. Certo non c’è madre o padre terreno che attendano un figlio perduto e facciano ogni cosa per il suo ritorno come il Padre celeste”. Dal mistero vissuto da Gesù sulla croce, Chiara vede sprigionarsi una luce capace di illuminare e di dare senso ad ogni esperienza di dolore e di abbandono che l’uomo può vivere. E ne parla con semplicità, confidando che, da quando Gesù Abbandonato le si è manifestato, le è parso di scoprirlo dovunque: “Egli, il suo volto, il suo misterioso grido, sembrarono colorire ogni istante doloroso della nostra vita”. “Il buio, il senso di fallimento, l’aridità scomparivano – annota Chiara -. E si cominciava a capire quant’è dinamicamente divina la vita cristiana che non conosce noia, croce, dolore, se non di passaggio, e fa gustare la pienezza della vita, che vuole dire risurrezione, luce, speranza pur in mezzo alle tribolazioni”». A conclusione, l’arcivescovo di Capua, Salvatore Visco ha sottolineato “chi e cosa sia in realtà l’essenza di questa ricerca che (…) diventa personale cammino di scoperta, talvolta stupita, delle profondità di Dio. Credo che coloro che hanno proposto il tema (della Lectio Magistralis, NdR) abbiano tenuto conto non solo dello specifico dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari), ma anche il fine dello studio teologico che ha senso solo se viene illuminato dal mistero della morte e Risurrezione del Signore”. (Leggi il testo completo della Lectio in italiano) (altro…)
25 Nov 2013 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Bolívar, 3200 metri sul livello del mare. In questo paesino andino del Perù, lontano circa 25 ore di autobus da Lima, si é svolta per la prima volta la Mariapoli, nello scorso agosto 2013. “Un sogno che si è fatto realtà e che ci ha fatto sperimentare un amore speciale di Dio”, il commento di alcuni dei partecipanti. Per l’occasione, l’intero paese è stato coinvolto dalla novità dell’evento e coloro che provenivano da altre comunità sono stati ospiti degli abitanti. Impressionava vedere la dignità di queste persone, indossando vestiti tipici, i migliori che avevano, come nei giorni di festa. Alcuni dei 190 partecipanti, per poter partecipare con una quota, hanno messo in atto una pratica diffusa in quei luoghi, il “trueque” (interscambio di merci), contribuendo chi con due fascine di legna, chi con un sacco di patate o cipolle o altre verdure. La notevole presenza di giovani ed adolescenti – circa il 60% dei presenti – ha colorato le giornate in modo caratteristico. Scrivono Olga Maria e Walter, focolarini, che hanno partecipato all’organizzazione: “Quando abbiamo cominciato a cantare la prima canzone, pian piano si sono aggiunte alcune ragazze e alla fine tutta la sala partecipava e il palcoscenico era pieno di giovani e bambini felici”. Il programma era incentrato sull’arte di amare, con esempi ed esperienze di vita quotidiana. Un momento vissuto intensamente si è sviluppato attorno al tema del perdono, con una cerimonia penitenziale preceduta dalla lettura di uno scritto di Chiara Lubich.
L’ultimo giorno tutti, grandi e piccoli, hanno voluto comunicare per iscritto l’esperienza vissuta durante quei giorni. Laurita, quindicenne, scrive: “La Mariapoli per me è stata molto importante, perché abbiamo imparato ad amare, condividere, vedere nell’altro Gesù. Chiara ci insegna a vivere in famiglia”. Jhayro Jhulián, 7 anni: “D’ora in poi mi comporterò bene e ubbidirò ai miei genitori. Credo di più in Dio e andrò a Messa tutte le domeniche”. Deicy, 38 anni: “Questi giorni mi hanno aiutato a dare un nuovo corso alla mia vita, senza pensare solo ai miei problemi, ma puntando a servire gli altri e a seguire l’esempio di Gesù concretamente”. Edgar, 42 anni: “Ho imparato ad amare il prossimo e a perdonare. Mi sento più sereno e unito a Dio”. “Arrivando a Bolívar – concludono Olga Maria e Walter – ci era nata l’idea di disegnare sul muro della sala una grande città, nella quale, dopo ogni gesto d’amore compiuto dai partecipanti, si poteva dipingere un nuovo spazio. Al termine della Mariapoli la città era molto colorata e bella, frutto dell’amore reciproco che aveva contagiato tutti”. (altro…)
24 Nov 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Silvia, questo il nome di battesimo di Chiara Lubich, nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli, Gino, Liliana e Carla. Il padre Luigi, commerciante di vini, ex tipografo antifascista e socialista, irriducibile avversario politico di Benito Mussolini. La madre, Luigia, è animata da una forte fede tradizionale. Il fratello maggiore, Gino, dopo gli studi di medicina partecipa alla Resistenza nelle celebri Brigate Garibaldi, per poi dedicarsi al giornalismo, a scrivere sull’allora quotidiano del Partito Comunista, L’Unità. A 18 anni, Silvia ottiene a pieni voti il diploma di maestra elementare. Avrebbe desiderato studiare, e per questo tenta di essere ammessa all’Università Cattolica. Invano: finisce trentaquattresima su trentatré posti di ammissione gratuita disponibili. Sì, perché a casa Lubich non ci sono soldi sufficienti per permetterle di continuare gli studi in un’altra città. Silvia così è costretta a lavorare. Dall’anno scolastico 1940-1941 insegna all’Opera serafica di Trento.
Il punto di partenza decisivo della sua esperienza umano-divina si rivelerà, nel 1939, un viaggio: «Sono invitata ad un convegno di studentesse cattoliche a Loreto – scrive Chiara –, dove è custodita secondo la tradizione, in una grande chiesa-fortezza, la casetta della Sacra famiglia di Nazareth… Seguo in un college un corso con tutte le altre; ma, appena posso, corro lì. Mi inginocchio accanto al muro annerito dalle lampade. Qualcosa di nuovo e di divino m’avvolge, quasi mi schiaccia. Contemplo col pensiero la vita verginale dei tre (…). Ogni pensiero mi pesa addosso, mi stringe il cuore, le lacrime cadono senza controllo. Ad ogni intervallo del corso, corro sempre lì. È l’ultimo giorno. La chiesa è gremita di giovani. Mi passa un pensiero chiaro, che mai si cancellerà: sarai seguita da una schiera di vergini». Tornata a Trento, Chiara ritrova la sua scolaresca e il parroco che tanto l’aveva seguita in quei mesi. Questi, appena la vede raggiante, una ragazza veramente felice, le chiede se ha trovato la sua strada. La risposta di Chiara è apparentemente (per lui) deludente, perché la giovane donna sa dire solo quali sono le vocazioni che non avverte come “sue”, cioè quelle tradizionali: né convento, né matrimonio, né consacrazione nel mondo. Nulla di più. Negli anni dalla visita a Loreto del 1939, e fino al 1943, continua a studiare, lavorare e impegnarsi al servizio della Chiesa locale. All’atto di farsi terziaria francescana, aveva assunto il nome di Chiara.
Nel 1943, ormai ventitreenne, mentre si reca a prendere il latte a un paio di chilometri da casa, in località Madonna Bianca, al posto delle sorelline che avevano declinato l’invito della mamma per il troppo freddo, avverte, proprio sotto un ponte della ferrovia, che Dio la chiama: «Datti tutta a me». Chiara non perde tempo, e con una lettera chiede il permesso di compiere un atto di totale donazione a Dio, a un cappuccino sacerdote, padre Casimiro Bonetti. L’ottiene, dopo un colloquio approfondito. E il 7 dicembre 1943, alle 6 di mattina, si consacra. Quel giorno, Chiara non aveva in cuore nessuna intenzione di fondare qualcosa: semplicemente «sposava Dio». E questo era tutto per lei. Solo più tardi si attribuì a quella data l’inizio simbolico del Movimento dei Focolari. Continua: L’avventura dell’unità: Gli inizi/2 (altro…)